lunedì, 14 settembre 2009
I labirinti di AtenePer rifarmi della mancata vacanza annuale in Grecia, mi sono concesso questi “Labirinti di Atene” di Petros Markaris, del quale avevo già letto “Ultime dalla notte”, a Skyros, sette anni fa, senza entusiasmo.
Sono otto racconti. Solo il primo, dosatamente scanzonato e più lungo degli altri, è un vero e proprio poliziesco con il commissario Charitos in azione. Tutti affrontano un tema cruciale per l’Europa: il rapporto con i migranti. Per la Grecia l’immigrazione è un fenomeno tutto balcanico. Il crollo dei regimi socialisti dell’Europa dell’Est ha riempito le città greche di bulgari, serbi, russi, rumeni, qualche africano, e soprattutto albanesi. Lavoratori, ma anche prostitute e magnaccia, mendicanti e pusher. C’è persino qualche ricco turista (soprattutto in Macedonia: ne ho incontrati tanti due anni fa a Sithonia). Il tono di Markaris è sempre caritatevole. E’ povera gente, in genere, fa capire lo scrittore.
Stilisticamente Markaris s’è divertito. “Estremi” è un racconto scritto come una serie di fotogrammi cinematografici che non inquadrano mai la faccia del protagonista, solo piedi, mani e altre estremità. “Senza scenografia” è tutto dialogo, tranne il finale in forma di confessione.
A parte questo, che lo rende una lettura non banale e non riducibile esclusivamente alla moda del cosiddetto noir mediterraneo (con Vazquez Montalban, Camilleri, Izzo e Markaris, appunto), a parte questo, mi ha stuzzicato la riproposizione minuziosa della topografia ateniese. Sebbene tra i nomi citati abbia identificato solo Omonia, Ermou e Syndagma, mi è bastato per attenuare la nostalgia.
postato da: roquentin alle ore 15:05 | Permalink | commenti (4)
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