martedì, 30 settembre 2008

San Girolamo

Ho letto troppi libri. Ho acquisito il diritto all'oblio.

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categoria:libri
martedì, 30 settembre 2008


Nei momenti di sconforto, ci vogliono la voce e la forza di una grande donna per riaccendere la speranza. Todo cambia.
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categoria:musica, speranza
martedì, 30 settembre 2008

Emil CioranUna civiltà che cominciò con le cattedrali doveva finire con l'ermetismo della schizofrenia.

Emil Cioran

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categoria:follia
martedì, 30 settembre 2008

Saul BellowMa anche la ricerca della salute mentale può essere una forma di pazzia.

Saul Bellow

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categoria:follia
lunedì, 29 settembre 2008


Prima o poi dovevo cascarci nel didascalismo vintage.
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categoria:musica
lunedì, 29 settembre 2008

AudenGli esseri umani sono, di necessità, attori che non riescono a immedesimarsi in qualcosa se non tramite una prestabilita finzione; e li si potrebbe dividere non in ipocriti e sinceri, ma piuttosto in uomini normali che sanno di recitare e pazzi che non lo sanno.

Wystan Hugo Auden

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categoria:follia
lunedì, 29 settembre 2008

Giorgio ManganelliUn matto è un capolavoro inutile.

Giorgio Manganelli

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categoria:follia
domenica, 28 settembre 2008

FitzcarraldoWerner Herzog s'è infognato in Amazzonia per il suo visionario "Fitzcarraldo". E' il febbraio del 1981. Piove e piove. Lui dorme in letti che deve prima liberare dagli escrementi di ratti. Camisea è un inferno grigio e umido. Nelle pagine del suo taccuino ("La conquista dell'inutile") si succedono impressioni sconsolate e vitalistiche, mescolate nello stesso fango. Ormai è sempre più convinto che l'unico a poter vestire i candidi abiti di Fitzcarraldo non può che essere Klaus Kinski.

A Iquitos, Herzog scrive: "Descrivendo la pioggia si descrive un intero continente".

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categoria:natura, cinema
domenica, 28 settembre 2008

Alessandro ManzoniIl primo svegliarsi, dopo una sciagura, e in un impiccio, è un momento molto amaro. La mente, appena risentita, ricorre all'idee abituali della vita tranquilla antecedente; ma il pensiero del nuovo stato di cose le si affaccia subito sgarbatamente; e il dispiacere ne è più vivo in quel paragone istantaneo.

Alessandro Manzoni

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categoria:riflessioni, dolore, coscienza, stupidità
sabato, 27 settembre 2008

Mino MaccariToccatevi sempre, non ve ne pentirete.

Mino Maccari

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categoria:esperienza
venerdì, 26 settembre 2008
Foce del Volturno
Su repubblica.it c'è un video di un intervento pubblico durante il quale Roberto Saviano espone, condividendola o comunque interrogandosi su di essa, una tesi dei padri comboniani sulla strage di sei africani (e un italiano) a Castelvolturno. I padri comboniani da anni lavorano tra gli immigrati della Domiziana. La loro lettura della strage, ripresa da Saviano, parte da una premessa: se la camorra volesse, in una settimana, i nigeriani andrebbero via da Castelvolturno. La camorra avrebbe intenzione di trasformare il litorale domizio in una specie di "nuova Posillipo" (ce ne vorrebbe, eh e quanto costerebbe?). E' un sogno largamente condiviso, anche dal sindaco di centrosinistra di Castelvolturno che ha parlato con Gian Antonio Stella di una Malibù italiana. Così, secondo il ragionamento dei comboniani e ripreso da Saviano, la strage sarebbe stato un segnale per dire: questo è un territorio in cui non vi autorizziamo più a vivere.
Se fosse davvero così sarebbe davvero un errore tattico della camorra che potrebbe trasformarsi in una strategia perdente. Azioni del genere significano solo che hanno perso la testa. Perché i Casalesi, come dice la loro storia, come confermano le inchieste della magistratura e come ha detto altre volte lo stesso Saviano, tutto vogliono tranne che su di loro vengano accesi i riflettori, per poter gestire in silenzio i loro sporchi affari. Allora, se possono cacciare gli immigrati senza clamore in una settimana per aver lo spazio per realizzare il loro sogno californiano, perché fare una strage e tirarsi addosso polizia, carabinieri, finanzieri ed esercito?
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categoria:giornalismo, dubbi, napoletana, cristianesimo, inferno
venerdì, 26 settembre 2008

Stanislaw Jerzy LecÈ terribile quando un solo padrone ha molti schiavi. Ma è forse anche peggio quando un solo schiavo ha molti padroni.

Stanislaw Jerzy Lec

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categoria:politica, ricchezza
giovedì, 25 settembre 2008
FitzcarraldoBe', ho deciso che, invece di darne conto alla fine, de "La conquista dell'inutile" di Werner Herzog vi do qualche cenno in corso di lettura. Letteralmente impantanato tra Iquitos e dintorni, per le riprese (non ancora cominciate) di "Fitzcarraldo", il regista tedesco è affascinato dagli animali, ossessionato dalle tarantole, a caccia di serpenti velenosi, conquistato da tutte le creature dell'Amazzonia, uomini compresi. Così registra, dopo la donna che allattava il maialino, il gesto analogo di una neomanna che "allatta un cucciolo di cane dopo che il suo bambino è morto in seguito a un'infezione di parassiti". E' davvero un mondo circonfuso e annebbiato di realismo magico quello in cui ci si immerge. Si ritrova tanta letteratura sudamericana, molto Alvaro Mutis, per esempio.
Rimandendo in tema, Herzog, poco più avanti, scrive che Claudia Cardinale (protagonista del film accanto a Klaus Kinski) "ha il seno più bello del mondo: la cosa è stata stabilita ufficialmente in una controversia giudiziaria" (siamo nel dicembre del 1980).
Terzo fotogramma. Sempre Iquitos, primo gennaio 1981. Arriva Mick Jagger che aveva una parte in "Fitzcarraldo" che poi fu tagliata. Scrive Herzog nel taccuino: "Mick è venuto da noi in taxi, ma siccome l'autista si è rifiutato di procedere per gli ultimi cento metri tra le buche piene di fango, nemmeno al doppio della tariffa, l'ho trovato che camminava a tentoni al buio, in smoking e scarpe di ginnastica".
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categoria:cinema
giovedì, 25 settembre 2008

Mae WestErrare è umano. Ma ti fa sentire divino.

Mae West

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categoria:cinema, errori
mercoledì, 24 settembre 2008

Giuseppe PrezzoliniL'errore è una molla dell'azione potente come e più della verità.

Giuseppe Prezzolini

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categoria:errori
martedì, 23 settembre 2008

FitzcarraldoDurante le riprese e, prima ancora, durante i sopralluoghi in Amazzonia per "Fitzcarraldo", Werner Herzog tenne un diario che ha pubblicato un paio di anni fa con il titolo "La conquista dell'inutile" (Mondadori). Lo sto leggendo. E avrei voluto parlarne alla fine della lettura. Già altre volte ero stato tentato di commentare o riportare alcuni passi, alcune descrizioni della vita degli indios in quei primissimi anni Ottanta. Non l'ho fatto per pigrizia e perché volevo parlare del libro, del film e di Herzog diffusamente a fine lettura.

Ma poi, a furia di imbattermi in immagini forti, ho pensato che qualcuna, almeno questa che mi accingo a ricopiare, valesse la pena di essere proposta già adesso. Poi, magari, anzi sicuramente, farò un post conclusivo sul libro, quando finirò di leggerlo.

Racconta Herzog, in viaggio tra Pucallpa e Yarinacocha: "Un tizio giovane stringeva tra le mani cinque piccoli alligatori e voleva vendermeli. All'inizio avevo creduto che fossero morti, perché li teneva per il collo e le teste ciondolavano flosce, ma di sicuro erano soltanto storditi, infatti il venditore, per dimostrarmi che erano ancora vivi, ha insistito per avvicinare la fiamma del suo accendino alle code, e loro si sono contorti come serpenti. Una giovane donna allattava un maiale appena nato rimasto orfano. Ai maiali, una volta cresciuti, legano sulla schiena delle bisacce per trasportare i carichi, e a quel punto devono marciare. Le donne indigene amano i denti d'oro. Contro la foresta vergine, le potenze del cielo sono impotenti".

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categoria:cinema, animali
martedì, 23 settembre 2008

MurphyNessuno nota gli errori grossi.

Arthur Bloch

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categoria:errori
lunedì, 22 settembre 2008
Protesta degli africani a CastelvolturnoDa quando a Castelvolturno s'è scatenato quell'inferno che i giornali e le tv hanno raccontato (sei africani uccisi da sicari della camorra e, il giorno dopo, la rivolta dei neri con auto distrutte e vetrine infrante), mi è girata per la mente una domanda: ma come mai nessuno dice chiaramente che quasi tutta quella gente venuta dall'Africa e che vive tra Lago Patria e Mondragone, è clandestina e che molti, troppi,  vivono di espedienti (se va bene) o alimentano i profitti della criminalità, con spaccio di droga e prostituzione? Perché nessuno, nemmeno la destra più bieca, lo dice chiaramente? Loro, gli immigrati africani, lo ammettono, lo confessano, anzi rivendicano il loro status di clandestini come una medaglia. Ma quale paese civile, umano, rispettoso di diritti, doveri e bisogni può tollerare tutto questo? Lì non abitano solo loro e solo i camorristi. C'è gente normale, che prova a condurre la propria vita onestamente, assediata da questa miseria umana e materiale.
Conoscete quelle terre, conoscete quella strada, la Domiziana? Io sì, molto bene. Le puttane sono ad aspettare i clienti già dalle prime ore del mattino e stanno lì tutto il giorno. E vanno a scopare infrattandosi tra immondizia e sterpi o, se va bene, in case abusive in costruzione in attesa di un condono, case che i loro stessi connazionali hanno tirato su a beneficio della camorra.
E' un inferno, anche senza le stragi di camorra, per loro e per gli italiani che hanno la sfortuna di esserci nati e cresciuti in queste terre. Da vent'anni, dalla metà degli anni Ottanta, quando è cominciata l'immigrazione degli africani tra Baia Verde e Varcaturo, l'area domizia, che già era stata saccheggiata dall'abusivismo e ingravidata di rifiuti tossici, è diventata la nostra Africa. Un paesaggio da day after con un litorale di sabbia dorata, un tempo splendido, bagnato ora dal mare più inquinato d'Europa, grazie agli scarichi di fabbrichette di presunti imprenditori nutriti dai finanziamenti pubblici.
Nessuno racconta questo. Tutti a rammaricarsi per la tragedia. Lacrime di coccodrillo.
E poi la rivolta. Nessuno che ha invocato misure severe contro chi rovesciava auto e metteva a ferro e a fuoco una strada. Ci siamo, giustamente, indignati contro la devastazione dei vagoni per Roma da parte degli ultrà del Napoli (un'indignazione già dimenticata e che sarà rispolverata al prossimo raid di altra teppaglia da stadio). E chi scatena la propria violenza contro chi quasi sicuramente non c'entrava nulla (come molto probabilmente non c'entravano nulla con lo spaccio di droga le sei vittime della strade del 18 settembre) ha diritto all'impunità, alla nostra pelosa solidarietà?
La violenza chiama violenza, triste slogan degli anni di piombo. Il silenzio è peggio. La compassione lacrimosa davanti al televisore, seduti sui nostri comodi divani, è miserevole.
lunedì, 22 settembre 2008

goetheCi sono persone che non sbagliano mai perché non si propongono mai niente di ragionevole.

Johann Wolfgang Goethe

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categoria:errori
domenica, 21 settembre 2008
Grazie al mio spacciatore di vino ho scoperto il Pian di Nova.

Pian di NovaE allora come si fa a non essere filotoscano. Non c'era modo migliore per festeggiare l'autunno
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categoria:vino
domenica, 21 settembre 2008

Murphy1. Quando un corpo è immerso nell'acqua, suona il telefono.

2. Il telefono non suona mai quando non hai niente da fare.

3. I numeri sbagliati non sono mai occupati.

Arthur Bloch

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categoria:telefono
sabato, 20 settembre 2008
LilithPrimo Levi pubblica "Lilìt e altri racconti" (Einaudi) nel 1981. E' una raccolta di testi già usciti su riviste e quotidiani, dal 1975 all'anno di pubblicazione. Sono divisi in tre sezioni: "Passato prossimo", Futuro anteriore" e "Presente indicativo". Sono quasi tutti molto belli. Soprattutto quelli della prima sezione, in gran parte dedicata all'integrazione di "Se questo è un uomo" e "La tregua".
Primo Levi ha una capacità narrativa semplice e complessa nello stesso tempo. In ogni racconto senti quante letture e quanta vita ci sono dietro. Poco intellettualismo e laddove ne si intuisce un pizzico è molto abilmente dissimulato. Ed è straordinaria la capacità di Levi, rara nella letteratura italiana, di raccontare la vita materiale o quelle legate al lavoro o alla scienza.
Tra tutti, il più bello è senz'altro "Lilìt" che racconta dell'altra moglie di Adamo. Levi ricorda due versioni ebraiche della leggenda. Nella prima, Lilìt è una proto-femminista fatta come Adamo, con l'argilla (e non generata da una costola, come Eva). Lilìt non accettava di stare sotto il marito nemmeno durante l'amplesso. Si rivolse a Dio che diede ragione ad Adamo. Lei si ribellò e fu trasformata in diavolessa.
La seconda versione è ancora più bella. Lilìt sarebbe la moglie di Dio, il quale l'avrebbe sposata dopo che la prima moglie Shekinà lo aveva abbandonato, accompagnando gli ebrei nella diaspora seguita alla distruzione del Tempio di Gerusalemme. Lilìt era già la diavolessa di cui s'è detto, ma Dio la sposa lo stesso perché non sopporta la solitudine. I due litigano, però, sempre. E il male del mondo scaturisce da questa unione litigiosa. Scrive Primo Levi: "Finché Dio continuerà a peccare con Lilìt, sulla Terra ci saranno sangue e dolore; ma un giorno verrà un potente, quello che tutti aspettano, farà morire Lilìt, e metterà fine alla lussuria di Dio e al nostro esilio".
Verrà qualcuno più potente di Dio.
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categoria:
sabato, 20 settembre 2008

Ezra PoundIl tempo libero non lo si guadagna semplicemente rimanendo senza lavoro. Tempo libero vuol dire tempo privo di ansietà. Qualsiasi tempo libero non assolutamente ossessionato dalla preoccupazione può diventare un mezzo di "vita migliore".

Ezra Pound

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categoria:ozio
venerdì, 19 settembre 2008
San Gennaro
San Gennà, comme a ogn'anno, nuie aspettammo.

Aggiornamento delle ore 10,05

(ANSA) - NAPOLI, 19 SET - Si è ripetuto a Napoli il miracolo di San Gennaro. Alle 9.43 è stato dato l'annuncio dell'avvenuta liquefazione del sangue del patrono, nella cattedrale di Napoli gremita da migliaia di fedeli per la festa liturgica del santo. Il rito è presieduto dal cardinale Crescenzio Sepe. Il ripetersi del miracolo è stato salutato da un lungo applauso.

Aggiornamento delle ore 10,45

da: www.corrieredelmezzogiorno.corriere.it


NAPOLI - Si è ripetuto a Napoli il miracolo di San Gennaro. Alle 9.43 è stato dato l’annuncio dell’avvenuta liquefazione del sangue del patrono, nella cattedrale di Napoli gremita da migliaia di fedeli per la festa liturgica del santo. Il rito è presieduto dal cardinale Crescenzio Sepe. Il ripetersi del miracolo è stato salutato da un lungo applauso. Poi, come di consueto, canti e sventolio di fazzoletti bianchi per esprimere la gioia del prodigio.
L’annuncio dell’avvenuta liquefazione del sangue è stato dato ai fedeli dal cardinale Sepe. Lo stesso arcivescovo ha precisato che, contrariamente al solito, il sangue era già sciolto quando le ampolle sono state estratte dalla cassaforte della «Cappella del Tesoro», intorno alle 9,30. La notizia del miracolo si è subito diffusa anche all’esterno del Duomo, dove un gruppo di fedeli ha fatto esplodere dei fuochi d’artificio. La celebrazione liturgica prosegue, in cattedrale: tra i presenti il governatore della Campania, Antonio Bassolino e il sindaco di Napoli Rosa Iervolino.

Quando il sangue del santo è già sciolto, quando viene estratto dalla cassaforte della Cappella del Tesoro non è un buon segno. Il miracolo c'è stato, ma è un miracolo "ammonitorio".
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categoria:mistero, napoletana
venerdì, 19 settembre 2008

NietzscheL'ozio è il padre di ogni filosofia. Quindi: è la filosofia un vizio?

Friedrich Nietzsche

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categoria:ozio
giovedì, 18 settembre 2008

Henry MillerIl tempo libero può essere una malattia non meno grave del lavoro.

Henry Miller

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categoria:ozio
mercoledì, 17 settembre 2008

Jerome K. JeromeE' impossibile godere pienamente dell'ozio se non si hanno tante cose da fare.

Jerome K. Jerome

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categoria:ozio
martedì, 16 settembre 2008
Lo conoscevano soprattutto per "Una storia disonesta", la ballata uscita nel fatidico '77, in cui sdoganava gioiosamente lo spinello, ma beffardamente se la prendeva con il moralismo di sinistra. Era un cantante anomalo, il trasteverino Stefano Rosso. Ieri sera è morto e non aveva ancora sessant'anni. Nell'epoca dei cantautori a tutto tondo lui si ritagliò uno spazio piccolo che fu anche breve: un paio di dischi e poi un ritorno, qualche anno dopo, fuori tempo massimo, troppo pensoso e per niente brillante. Però, alla fine degli anni Settanta, provò a cantare in modo un po' laterale certe tendenze di un movimento che fu baraccone e libertario. Non fu programmatico come Claudio Lolli con "Ho visto anche degli zingari felici". Ma era divertente. Più che per "due amici, una chitarra e uno spinello", voglio ricordarlo con quella che, secondo me, è la sua canzone più bella: "Letto 26". Ermetica, vagamente degregoriana nel testo, ma spiritosa e piena di sottintesi, occhiolini, linguacce e cazzi suoi. Via della Scala è sempre là e io dal letto 26, malato di pazienza sto.
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categoria:musica, addii
martedì, 16 settembre 2008

Drummond de AndradeL'ozio, padre di tutti i vizi, genera anche alcuni piaceri.

Carlos Drummond de Andrade 

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categoria:ozio
lunedì, 15 settembre 2008
Walter VeltroniUè, nessun moralismo. Però due domande questa notizia me le fa spuntare sulla punta della tastiera. In breve (se non avete voglia di leggere tutto il link), il segretario del Pd, Walter Veltroni ha comprato un appartamentino a Manhattan, NYC. Niente di straordinario, a confronto delle ville faraoniche del Caimano che potrebbe comprare un grattacielo tutt'intero a New York e forse se n'è già accattati da tempo un bel po'. Nella casetta (60 mq) di Uòlter ci abita, per ora, la figliola. Beata lei. Veltroni ha spiegato che ha potuto comprare la casa grazie ai diritti d'autore del suo libro, "La scoperta dell'alba", pubblicato da Rizzoli.
La prima domanda. Ma quanto gli ha dato la Rizzoli, per un libro che non ha strafatto e che, se non avesse scritto lui, sarebbe rimasto felicemente inedito, senza lacun danno per le patrie lettere? Allora il buon Roberto Saviano che ha stravenduto a NYC può comprarsi una suite o, veltronianamente, un loft. Inutile che si lamenti l'autore di "Gomorra" che non trova casa a Napoli. Ma vai nella Grande Mela, guaglio'.
La seconda domanda (un po' scema). Ma Veltroni non aveva detto che dopo la politica sarebbe andato in Africa? Bisogna prestargli un atlante aggiornato o fargli scaricare l'ultima versione aggiornata di Google Earth. L'Africa sta da un'altra parte. Mo' pure Francesco De Gregori deve riscrivere la canzone: va' in America, Celestino.
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categoria:politica
lunedì, 15 settembre 2008

Massimo CacciariMa l'otium è un lavoro al quadrato: vi è un lavoro che ti dà da vivere, e che devi o dovresti svolgere con la massima responsabilità - e inoltre il lavoro dell'otium: pensare a te stesso, cercare di conoscerti. E guardare alle stelle. Guai a mettere il primo lavoro contro l'altro. Ma guai anche a non riconoscerne il differente valore.

Massimo Cacciari

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categoria:ozio
domenica, 14 settembre 2008

Alessandro ManzoniIl dire espressamente: non ho paura, è come non dir nulla.

Alessandro Manzoni

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categoria:paura
sabato, 13 settembre 2008
VarcaturoL'estate sta finendo. Per molti è già finita. E si pensa all'anno prossimo. Ma a stroncare ogni velleità di vacanze esotiche arrivano gli estratti-conto della carta di credito, le note gentilmente minacciose della banca, le avvilenti notizie dei tg sulla crisi economica prossima ventura (come se non ci fossimo dentro, capo e collo, da un po' di anni).
E allora, ma quali mari del Sud, quali Caraibi, ma quale Grecia, ma quale Cilento. E' meglio un Varca tour. Un euro e dieci centesimi (se non è già aumentata) per la Tangenziale, dieci euro (se non aumenteranno) a cranio per la discesa a mare e il lettino, la "marenna" da casa, Tony Tammaro a pompa nell'iPod, ed è fatta. Be', dando un'occhiata ai portafogli e alle spese che ci precipiteranno addosso, tra capo e collo, forse neanche il Varca tour potremo permetterci l'anno prossimo. Qui, sul balcone (è vero, è un po' stretto e troppo azzeccato a quelli degli altri), tre sdraio c'entrano. E da mezzogiorno batte un sole africano.
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categoria:mare, viaggi, napoletana
sabato, 13 settembre 2008

Thomas HarrisLa paura nasce dall'immaginazione: è una condanna, è il prezzo dell'immaginazione.

Thomas Harris

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categoria:paura
venerdì, 12 settembre 2008
Antonio BassolinoI sondaggi vannno preso con le molle. Ma quando intercettano un sentire comune, diffuso nell'aria e persino nei gesti e negli sguardi, qualche conferma la danno. Secondo quello pubblicato sul sito del "Corriere del Mezzogiorno", Antonio Bassolino è il presidente regionale meno amato dai suoi governati. Siamo al di sotto di qualsiasi soglia di riscatto. E'  l'autunno del patriarca, dell'uomo che ha generato e cavalcato la felice stagione del Rinascimento che poi s'è trasformato in cartapesta, in carta straccia, in monnezza.
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categoria:politica, napoletana
venerdì, 12 settembre 2008

DickLa paura può portare a commettere più errori dell'odio o dell'invidia. Se hai paura, non ti butterai mai completamente nelle braccia della vita. La paura ti spinge sempre a frenarti in qualcosa.

Philip K. Dick

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categoria:paura
giovedì, 11 settembre 2008

Ci hanno avvelenato.

Così.

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categoria:napoletana
giovedì, 11 settembre 2008

Adam PhillipsIl fatto che la gelosia tenga in piedi il desiderio - o che almeno lo alimenti - ci fa capire quanto il desiderio sia precario.

Adam Phillips

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categoria:gelosia
mercoledì, 10 settembre 2008
La chiave a stellaL'etica del lavoro, di quello manuale soprattutto, si va perdendo. Forse s'è già in gran parte perduta. Ma non era così alla fine degli anni Settanta, quando Primo Levi ha pubblicato "La chiave a stella" (Einaudi). Un altro bel libro dello scrittore piemontese, con al centro non solo Tino Faussone, loquace montatore di derrick, piloni e gru in tutto il mondo, dalla Russia all'India, dall'Africa all'Alaska, ma lo stesso Levi, come accade in quasi tutto quello che l'autore di "Se questo è un uomo" scrive.
Nonostante il linguaggio tecnico, che qui e là è trattato con ironia dallo stesso autore, "La chiave a stella" è una piacevolissima lettura. Il lavoro ben fatto, il lavoro non alienato che consente di creare, costruire qualcosa quasi dall'inizio alla fine. Ci sono tanti spunti modernissimi, sotto la scorza di un argomento datato, nella presunta epoca del terziario avanzato. Lo spunto principale, secondo me, è l'umanità che certe persone più sensibili e capaci sanno trasferire alle cose, con un "sentimento creaturale" che è  completamente scomparso in Occidente.
A me, però, ha colpito un particolare tecnico-narrativo che Levi, abilmente, ha lasciato sottotraccia. "La chiave a stella" è un libro conradiano. Non solo perché alla fine è riportato un passo della "Nota" a "Tifone" dello scrittore anglo-polacco, ma anche per la finzione che vede il narratore farsi protagonista-ascoltatore di un altro narratore parlante, e inoltre per un tono avventuroso che Faussone sa iniettare nelle vene del romanzo.
E infine il lavoro è sempre una linea d'ombra. Ogni lavoro che si ama.
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categoria:libri, lavoro
mercoledì, 10 settembre 2008

LaRochefoucauldLa gelosia nasce sempre con l'amore, ma non sempre muore con esso.

François de La Rochefoucauld

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categoria:gelosia
martedì, 09 settembre 2008
Ero tentato, anzi ero convinto, di non scrivere un rigo sui dieci anni che ci separano dalla morte di Lucio Battisti, S'è detto già tanto e se ne dirà tanto anche oggi. E pure io ho detto tanto su questo blog, anche di recente. Però.
Però, stamattina in palestra c'erano poche persone, i soliti. A un certo punto la radio ha mandato "La canzone del sole". Ed è stato un coro spontaneo: le bionde trecce, gli occhi azzurri e poi. Ognuno per sé, tutti per Lucio. Poi, finita la canzone, che solo qualche intrepido ha cantato (direi ha mormorato) per intero nella fatica degli attrezzi, dopo il silenzio. Dopo.
Dopo, quando ho tirato fuori l'iPod mentre sudavo sulle macchine per la cardio, ho aspettato un paio di canzoni prima che lo Shuffle mi proponesse qualcosa di Battisti. Ed ecco "Stanze come questa", la mia preferita in assoluto. E ho scoperto un sottile legame proprio con "La canzone del sole".

Il posto è qui.
è qui quel lavorio
dell'erba, simile al pensiero
che contiene nel vello
quell'orma del tuo corpo
ed uno stelo sconvolto
dal tuo gomito che avrebbe
dimenticato d'essere carnale,
per non dimenticarlo in generale.
Qui si incavano,
senza corpi a pesare,
le nostre impronte a muoversi, a sedere.
 
Così gli fa cantare il sommo Panella.

Le biciclette abbandonate sopra il prato e poi
noi due distesi all'ombra
un fiore in bocca può servire sai
più allegro tutto sembra
e d'improvviso quel silenzio tra noi
e quel tuo sguardo strano
ti cade il fiore dalla bocca e poi...
oh no ferma ti prego la mano
dove sei stata cosa hai fatto mai?


Così Battisti cantava le parole di Mogol. Tutto si tiene.
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categoria:musica, anniversari, miti
martedì, 09 settembre 2008

krausLa gelosia è un abbaiare di cani che attira i ladri.

Karl Kraus

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categoria:gelosia
lunedì, 08 settembre 2008

Alphonse KarrLa gelosia è un misto d'amore, d'odio, d'avarizia e d'orgoglio.

Alphonse Karr

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categoria:gelosia
domenica, 07 settembre 2008

Il cane di RourkeMa guardatelo, poverino. Si chiama Loki ed è il chihuahua di Mickey Rourke. Pancia da obeso, eterna posizione da riposo, sguardo distrutto. A Venezia la star americana ha voluto per lui una camera tutta sua, con tanto di tata. E nessuno che s'è peritato di chiamare la protezione animali. Lui sogna che il Leone d'oro prima o poi se lo mangi il suo padrone.

La foto è tratta da www.repubblica.it

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categoria:cinema, animali
domenica, 07 settembre 2008
Con l'aria che tira, presto ci ridurremo tutti così. Un euro e mezzo al giorno. Ma sarà davvero un male?

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categoria:ricchezza, capitalismo
domenica, 07 settembre 2008

Charles-Joseph de LigneEssere geloso di qualcuno significa nominare il proprio successore.

Charles-Joseph de Ligne

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categoria:gelosia
sabato, 06 settembre 2008
blatta
Non so che cavolo hanno combinato qualche anno fa quelli della disinfestazione pubblica, ma sta di fatto che il mio quartiere ogni estate è invaso dagli scarafaggi. Blatte piccole, ma che di sera spadroneggiano anche nella chiccamente zellosa via Chiaia. Da qualche tempo si arrampiacano fino ai piani alti. Ed è capitato che, da quando siamo tornati dalle vacanze, se ci si sveglia di notte s'incappa in qualche scarrafunciello maligno che, dopo l'abbaglio della luce improvvisamente accesa, se ne scappa in un angolo irrangiungibile, come un povero Gregor Samsa. Così abbiamo deciso di comprare dei potenti insetticida, trappoline con esche appetitose e un "flit" con tanto di beccuccio secco e lungo come uno spaghetto.
Ora voglio vedere dove se la svignano. Quando ne incoccerò qualcuno, impugnerò l'arma potente e lo farò fuori. "Schiatta schifoso scarafaggio" gli griderò "sporco beatles, a me me piàceno 'e Rolling Stones".
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categoria:animali
sabato, 06 settembre 2008

Emil CioranNella ricerca del tormento, nell'accanimento alla sofferenza, solo il geloso può competere con il martire. Eppure, si canonizza l'uno e si ridicolizza l'altro.

Emil Cioran

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categoria:gelosia
venerdì, 05 settembre 2008

LaRochefoucauldLa gelosia si nutre di dubbi, e diventa furore o finisce non appena si passa dal dubbio alla certezza.

François de La Rochefoucauld

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categoria:gelosia
giovedì, 04 settembre 2008

Alphonse KarrLa gelosia è una passione così fatta, che viene un momento in cui, sulla traccia di un tradimento, s'intravede, si presenta una gioia tale nella vendetta, che restiamo delusi scoprendo innocente la donna della quale avevamo dubitato.

Alphonse Karr

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categoria:gelosia
mercoledì, 03 settembre 2008

Charles-Joseph de LigneConviene amare la moglie di un geloso. Egli serve a farle la guardia anche a vostro vantaggio.

Charles-Joseph de Ligne

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categoria:gelosia
martedì, 02 settembre 2008
Le notti biancheHo letto "Le notti bianche" di Fedor Dostoevskij (Mondadori) spinto dal ricordo del recente viaggio a San Pietroburgo. Cercavo le immagini della città russa che, in alcune zone, non è molto cambiata dall'epoca di Dostoevskij. Ci sono stato (ed era la seconda volta) lo scorso luglio in piena stagione delle notti bianche, quando la sera si prolunga all'infinito. come un'agonia brillante e opaca allo stesso tempo. Cercavo nel libro giovanile del grande scrittore quell'atmosfera. Ho trovato un'opera intensa, in puro stile delirante, introspettivo, ansioso, imperdibile. Ma ho trovato anche la Fontanka, il lungo canale che dalla periferia porta alla Prospettiva Nevskij, anzi la supera e prosegue verso altri canali, fiumi, mari. La Fontanka, con i suoi palazzi signorili, leziosi e colorati, ora restaurati o in restauro dopo la notte sovietica, con i suoi palazzoni zaristi dove ci si inoltra come in vicoli napoletani, da un cortile all'altro, con la paura che dall'ombra esca qualche figuro alla Raskol'nikov, la Fontanka l'ho percorsa spesso. Dal mio albergo portava, con una lunga passeggiata, fino alla Prospettiva. Ma la Fontanka è anche molto vicina ai luoghi dostoevskijani più noti. Piazza Sennaja, per esempio, attorno alla quale è ambientato "Delitto e castigo". C'è anche una casa, una delle tante, dove Dostoevskij è vissuto. Molto più avanti, quasi all'incrocio con la Prospettiva, ma dal lato opposto rispetto a piazza Sennaja, c'è un altro quartiere legato allo scrittore. C'è il suo museo che ho visitato. La sua casa, in pratica, con i mobili e tutto. Sembra di entrare nei suoi romanzi. Di fronte ha un palazzone enorme che lo scrittore doveva avere sempre fisso negli occhi. Lì attorno c'è una sua brutta statua, un albergo che porta il suo nome, una bellissima chiesa e un ricco mercato con caviale e frutta del Caucaso.
Delle "Notti bianchi" c'è poco da dire. Nel senso che c'è in nuce tutto il Dostoevskij maggiore. E' banale dirlo, ma è così. Si tira via in poche ore. Il protagonista è un sognatore schilleriano che incontra, proprio sulla Fontanka, una diciassettenne. Niente a che vedere con "Lolita", eh. Lei è innamorata di un altro che da un anno è a Mosca e non risponde alle sue lettere, e piange, la piccola sventurata. Lui s'innamora di lei. Quando sembra quasi fatta torna l'altro. Tutto in quattro notti. Poi ci sono nonne cieche, vecchie cameriere scontrose o sorde. E quella volontà, pre-nicciana, di vivere una vita piena quando si è costretti a condurne una grama, nutrita di letture eroiche e cavalleresche. La grande forza di Dostoevskij, diceva André Gide in uno scritto che è posto in appendice all'edizione che ho letto io, è semplice da spiegare: nei suoi romanzi "la vita intima" è "più importante dei rapporti degli uomini tra loro". Il grande romanzo ottocentesco francese, balzachiano soprattutto, si occupava invece "delle relazioni degli uomini fra loro, rapporti passionali o intellettuali, rapporti di famiglia, di società, di classi sociali, ma mai, dei rapporti dell'individuo con se stesso o con Dio". E, conclude Gide, questo rende Dostoevskij grande per alcuni e insopportabile per molti altri.
Ancora una nota illuminate di Gide: "le grandi figure di primo piano, egli non le dipinge, per così dire, ma le lascia dipingersi da sole, nel corso del libro, in un ritratto incessantemente mutevole, mai finito. I suoi principali personaggi restano sempre in formazione, sempre mal sciolti dall'ombra. Osservo di sfuggita come profondamente egli differisca qui da Balzac la cui principale preoccupazione sembra essere sempre la perfetta consequenzialità del personaggio. Questo disegna come David, mentre quello dipinge come Rembrandt, e le sue pitture sono di un'arte così possente e spesso perfetta che, anche se non ci fossero dietro a esse e attorno a esse tali profondità di pensiero, credo bene che Dostoevskij rimarrebbe ancora il più grande di tutti i romanzieri".
A San Pietroburgo, in un lungo pomeriggio di pioggia, mentre ci accompagnava in macchina per i luoghi meno noti della città baltica, ho chiesto a una donna che ha voluto farci da cicerone perché Dostoevskij non era tra gli scrittori che lei più amasse. "Perché ce lo facevano studiare troppo a scuola" mi ha risposto.
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categoria:viaggi, libri
martedì, 02 settembre 2008

Emil CioranVi sono anime che Dio stesso non potrebbe salvare, dovesse mettersi in ginocchio e pregare per loro.

Emil Cioran

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categoria:religione
lunedì, 01 settembre 2008

Elias CanettiGli uomini possono salvarsi fra loro. Per questo, Dio si traveste da uomo.

Elias Canetti

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categoria:religione