lunedì, 28 luglio 2008
ManiAmo la Grecia. E' la meta (quasi esclusiva) delle mie estati. Sogno persino di andarci a vivere, quando avrò smesso di vendere le mie giornate a un padrone. Amo pure i libri di viaggi. Così "Mani" (Adelphi) di Patrick Leigh Fermor poteva essere l'ideale lettura prima di partire per la punta dei Balcani, il Peloponneso, anzi per la punta del Peloponneso, il Mani, una delle poche zone della Grecia continentale che non ho visitato. In parte è stato così, una godibile avventura di parole.
Fermor è uno scrittore che ha molto influenzato Bruce Chatwin, che si faceva influenzare dai tipi più stravaganti e originali. Fermor ha vissuto molto in Grecia, forse ci vive ancora, a Kardamyli (nel Mani), dove s'è fatto seppellire Chatwin. Se non è morto, ha 93 anni. Dico se, perché sull'aletta del volume è scritto che è nato nel 1915 e l'edizione che ho è di quattro anni fa. Durante la seconda guerra mondiale Fermor ha organizzato la resistenza a Creta contro gli occupanti tedeschi.
Questo è lui. Il libro è invece un curioso e straordinario zibaldone non solo sull'aspra e desolata regione del Peloponneso, ma anche sul mondo ellenico, classico e moderno, acheo e, soprattutto, bizantino e poi turchizzato. E' una raccolta, attraverso l'espediente narrativo del viaggio, di aneddoti, impressioni, genealogie, incontri, considerazioni sull'arte bizantina e sull'iconografia sacra, sui patrioti manioti, sulla natura, insomma su tutto quello che gli capita sott'occhio o che un dettaglio gli porta alla mente. E' un testo molto documentato in alcune parti, in altre lo stesso Fermor confessa di aver scopiazzato (nel senso buono). Ci sono pagine memorabili e suggestive. Mi hanno divertito molto quelle sulle guerre tra i signorotti del Mani, i nickliani, che per dominare anche fisicamente i villaggi costruivano torri strette e lunghe sempre più alte, una vicina all'altra (tipo quelle bolognesi o di San Gimignano). Bella anche la parte in cui ricostruisce la comunità maniota in Corsica. Quello che ho trovato noioso è l'atteggiamento tutto inglese di ammannire al povero lettore lunghe descrizioni di luoghi e paesaggi (soprattutto naturali) con dovizia di suggestioni, colori, sfumature, sensazioni che non ti fanno capire niente e manco ti interessano. E', a voler essere benevoli, prosa d'arte. Sono sempre tentato di saltarle. Comunque mi distraggo. Altre volte Fermor si sbizzarrisce in lunghi giri del mondo attraverso le parole, inseguendo, per esempio, il rincorrersi dei canti dei galli attraverso i quattro punti cardinali fino a coprire tutta la superficie del pianeta, con grande sfoggio di riferimenti geografici esotici. E' capace di andare avanti per diverse pagine. Esercizi di virtuosismo.
Però è un libro da leggere. A me ha fatto passare la voglia di andare nel Mani, dove inizialmente immaginavo di passare la mia vacanza. Perché? Proprio per i paesaggi di cui parla, troppo desolati. Fermor rende interessante il Mani per la sua storia. Ma io ho voglia di stare disteso su una spiaggia di sabbia o di piccoli sassolini, con un mare azzurro che ti allarga le pupille solo per consentire al sole di trafiggertele ferocemente. Solo allora appaiono i demoni meridiani.
Oggi parto.
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categoria:viaggi, libri
lunedì, 28 luglio 2008
The party is overDi tutta la caciara, anche mediatica, sull'elezione del nuovo segretario di Rifondazione Comunista (un partito che in coalizione con altri tre non è riuscito neanche ad entrare in Parlamento) mi ha colpito solo una frase, pronunciata da Nichi Vendola a commento della sua sconfitta. Ha detto, più o meno: "i comunisti sono abituati alla sconfitta". Ha anche aggiunto che i comunisti stanno con gli sconfitti. E ha un po' riscattato il senso della prima parte della frase, che trovo tremenda, sebbene molto chiarificatrice del coma profondo in cui è sprofondata la cosiddetta sinistra antagonista. Ragionandoci sopra l'ho trovata malinconica, Ma non era questo il senso che voleva darle chi l'ha pronunciata.
Vendola ha perfezionato il famoso motto olimpico di De Coubertin: l'importante non è vincere, nemmeno partecipare, ma perdere. In quella poche parole c'è molto. C'è un grande percorso politico che ormai va affidato agli storici. Non si può più tenerlo esposto come la mummia di Lenin. C'è però anche l'attrazione fatale per la sconfitta. E' questo l'aspetto peggiore di un proclama, che sfuggito dal seno in un'ora tragica ha il pregio di spiegare una verità profonda: alla sinistra che si proclama comunista piace perdere, si trova a suo agio solo all'opposizione. E' il suo carattere. La lotta e non il governo. Quando i comunisti (e i presunti comunisti) hanno governato hanno saputo costruire soltanto dei gulag. Mi piace pensare che è questa consapevolezza ad aver spinto Vendola a fare una confessione amara e vera. Si rassegni, l'aspetta una lunga traversata del deserto. Saranno i testimoni di un tempo passato: una reliquia che la storia ha dissacrato. E loro non se ne accorgono.
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lunedì, 28 luglio 2008

goetheIntendere presto qualcosa è una naturale proprietà della mente, ma far bene qualcosa richiede l'esercizio di tutta la vita.

Johann Wolfgang Goethe

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categoria:genialità
domenica, 27 luglio 2008

Stanislaw Jerzy LecAnche la leggerezza ha il suo peso.

Stanislaw Jerzy Lec

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categoria:superficialità
sabato, 26 luglio 2008

NietzscheIl cristianesimo fece bere a Eros il veleno: - in realtà egli non ne morì, ma degenerò in vizio.

Friedrich Nietzsche

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categoria:vizio
venerdì, 25 luglio 2008

LaRochefoucauldQuando i vizi ci abbandonano, ci lusinghiamo credendo di averli abbandonati noi.

François de La Rochefoucauld

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categoria:vizio
giovedì, 24 luglio 2008
Non resisto ai giochi inutili. Se non sono inutili che giochi sono? Quindi mi dedico a un gioco che ho trovato sul blog di Lazzarella (tanto lei dice che la imito sempre, appaghiamo la sua vanità, tanto che ci costa?).

Si tratta di questo: bisogna rispondere a 16 domande senza adoperare parole, ma usando la prima immagine che si trova su Google Immagini quando si digita la risposta che si vorrebbe dare.

Procedo.

1. La mia età al prossimo compleanno.


Cinquanta euro2. Un posto che vorrei visitare

Dune3. Il mio posto preferito

La strada
4. Il mio oggetto preferito
Libro
5. Il mio cibo preferito

Alici6. Il mio animale preferito

Aquila7. Il mio colore preferito

Il colore
8. Il posto in cui sono nato

Il paese9. Il posto in cui vivo

La piazza
10. Il nome di un animale domestico che ho avuto

I volti11. Il mio nickname sul blog

Roquentin
12. Il mio vero nome

Nome
13. Il nome della mia nonna paterna

Emilia
14. Il nome della mia nonna materna

La spiaggia
15. Una mia brutta abitudine

Registro
16. La mia vacanza preferita

Manhattan
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categoria:puttanate
giovedì, 24 luglio 2008

Ennio FlaianoCerti vizi sono più noiosi della stessa virtù. Soltanto per questo la virtù spesso trionfa.

Ennio Flaiano

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categoria:vizio
mercoledì, 23 luglio 2008
rem
Dopo una giornata di mare, stasera conto di stare con loro, oltremare.
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categoria:musica
mercoledì, 23 luglio 2008

Oscar WildeI peccati della carne non sono nulla. Sono malattie che i dottori dovrebbero curare, semmai fossero da curare. Solo i peccati dell'anima sono vergognosi.

Oscar Wilde

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categoria:peccato
mercoledì, 23 luglio 2008
Mae West

Fra due peccati ho sempre scelto quello che non avevo ancora provato.

Mae West

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categoria:peccato
martedì, 22 luglio 2008

Stasera sarà a Napoli e io andrò ad ascoltarla. Stasera, all'ex Ospedale Militare nei Quartieri spagnoli. E spero che canti anche "Galopa murrieta".

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categoria:musica
martedì, 22 luglio 2008

NovalisPer l'uomo veramente religioso niente è peccato.

Novalis

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categoria:peccato
martedì, 22 luglio 2008

MolièreE peccare in silenzio non è peccato affatto.

Molière

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categoria:peccato
lunedì, 21 luglio 2008
L
Dove sono? Ma dove sono andato?
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categoria:viaggi
lunedì, 21 luglio 2008

Mino MaccariPrima di commettere un peccato, provvedi a pentirtene.

Mino Maccari

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categoria:peccato
lunedì, 21 luglio 2008

krausLe pene servono a spaventare coloro che non vogliono commettere peccati.

Karl Kraus

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categoria:peccato
domenica, 20 luglio 2008
LEra da tempo che mi ripromettevo di leggere "L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello" di Oliver Sacks (Adelphi). Forse solo per il titolo che fa il paio con "L'insostenibile leggerezza dell'essere" di Milan Kundera, con il quale, ovviamente con c'entra assolutamente nulla (giusto la casa editrice italiana). Ma non tergiversiamo. Per chi non ne ha mai sentito parlare è una raccolta di casi clinici di neurologia, raccontati in prima persona da Sacks che mescola medicina e narrazione in modo non sempre raffinato, ma sicuramente efficace, accontentando i lettori come me, a digiuno di argomenti scientifici. Ci sono persone che hanno perso la memoria, altre che vivono in uno stato di perenne eccitazione, autistici e altri pazienti.
Io mi lascio quasi sempre condizionare dai libri che leggo e che, come questo, mi piacciono. Soprattutto dai libri medici. Per questo non sarei mai stato un buon medico. Leggendo di persone che hanno avuto danni cerebrali, tumori al cervello che alterano la percezione e l'Io, ho cominciato a fissarmi, da ipocondriaco insospettabile quale sono, a volte: vuoi vedere che certi errori di digitazione nascono da problemi al cervello? e poi questo dolore al gomito destro, inspiegabile ortopedicamente, che mi tormenta da molti mesi non è che nasconde un danno (forse piccolo) alla massa cerebrale? Cose così. Addirittura in certi passaggi ho cominciato ad avvertire in forma leggera i problemi che Sacks descriveva. In altri sentivo il mio cervello alleggerirsi, come se riempisse d'aria, come se i neuroni fossero più liberi, impertinenti e svagati. Tanto che avevo deciso di smettere. Ma poi ho continuato ed è stato meglio.
Ogni caso proposto dall'autore mi è sembrato degno di un romanzo a parte. Alcune storie appaiono incredibili. E Sacks sa rintracciare anche dei riferimenti letterari (Borges in molti casi, ma anche Dostoevskij, Thomas Mann o il filosofo esistenzialista danese Kierkegaard). Ogni caso un romanzo, mi ripetevo. E così, verso la fine, mi sono imbattuto nel caso dei gemelli autistici che giocavano con la matematica, ripetendosi i numeri primi, quelli a sei cifre per cominciare, e poi, con la complicità e lo stimolo cognitivo di Sacks, quelli a cifre sempre più alte. Leggendo mi è venuto subito in mente "La solitudine dei numeri primi" di Paolo Giordano, vincitore dell'ultimo premio Strega. E' un romanzo che non ho letto. Conosco parte di quello che hanno scritto i giornali. Però quel poco mi fa pensare che Giordano potrebbe essersi ispirato a questo testo, con le debite differenze. Due personaggi isolati (uno che passa per deficiente), solitari, ma uniti tanto da sembrare gemelli. E poi i "numeri primi" del titolo. Non mi pare di aver ritracciato in nessuna recensione (non ne ho letto tante, ripeto) qualcuno che lo sottolinei. Eppure, questo di Sacks è un libro famoso, forse più citato che letto. Ba', sarà pure, ma è certo che non ho nessuna voglia di sciropparmi il romanzo di Giordano per capire se ho ragione.

p.s. Eventuali errori di digitazione sono imputabili alla mia "malattia neurologica". Segnalatemeli, li userò come prova quando andrò da un medico. Grazie.
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categoria:libri
domenica, 20 luglio 2008

JoyceSentiva il bisogno di peccare con una della sua specie, di costringere un'altra creatura a peccare con lui e ad esultare insieme nel peccato.

James Joyce

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categoria:peccato
domenica, 20 luglio 2008

Elias CanettiE qual è il peccato originale degli animali? Perché gli animali subiscono la morte?

Elias Canetti

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categoria:peccato
sabato, 19 luglio 2008
Roberto Bracco

Peccato de penziero nun se conta:
si vuo' ca me cunfesso overamente,
peccammo nzieme: nun te costa niente.

Roberto Bracco

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categoria:poesia, peccato
sabato, 19 luglio 2008

Mille e una notte di PasoliniGli uomini si sono immaginati di noi una certa cosa, e con tutta l'anima insistono nell'accusa. Suvvia! Facciamo realtà del loro sospetto, per liberarli della colpa della calunnia: pecchiamo una volta e poi pentiamoci! 

Dalla "Storia di Qamar az-Zamàas, figlio di Shahriman" nelle Mille e una notte

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categoria:peccato
venerdì, 18 luglio 2008
Il sistema periodicoLa lettura continuativa e parallela (ad altri libri) delle opere di Primo Levi si sta rivelando una grande e piacevole sorpresa. "Il sistema periodico" (Einaudi, come gli altri), poi, è davvero un piccolo capolavoro. Descrivere testi ultranoti come quelli di Levi è un esercizio superfluo e a rischio. Se n'è scritto tanto e chi vuole può andare a leggere commenti e studi ben più approfonditi e autorevoli di questa breve nota (a mo' di epicedio). In breve, "Il sistema periodico" è un libro di racconti dove la chimica (Levi era un chimico) è il pretesto per raccontare la propria vita (nella misura in cui ogni testo è autobiografico), la Storia e le storie, la vita, da quella di un atomo a quella di un popolo. Alcuni racconti s'intrecciano tra di loro, come ho scoperto che Levi sa fare con maestria.
Voglio solo accennare a un episodio marginale che fa riferimento ad altri libri. Tanto di Levi proverò a parlare anche in altri prossimi post, a mano a mano che leggerò gli altri suoi libri, perché lo farò.
Ho messo mano finalmente alle sue opere dopo aver letto in "Chiacchiere di bottega" di Philip Roth la descrizione dell'incontro tra lo stesso Roth e Levi. Un incontro in cui lo scrittore americano non nascondeva la propria ammirazione per il collega italiano. Quando, a suo tempo, avevo visto il film di Denys Arcand, "Le invasioni barbariche" mi ero meravigliato e compiaciuto che tra le opere di riferimento del colto protagonista ci fosse "Se questo è un uomo". Mi dissi: eppure non ho ancora letto niente di Levi, prima o poi devo farlo. Alla luce di quanto sto leggendo, il poi è stato troppo lungo. Una curiosità forte verso lo scrittore ebreo di Torino mi era venuto già qualche anno prima, quando avevo letto "I migliori anni della nostra vita" di Ernesto Ferrero, che è stato a lungo redattore e dirigente dell'Einaudi. In quel libro autobiografico Ferreo racconta dal di dentro uomini e idee della grande e un tempo gloriosa casa editrice di via Biancamano. Sfilano personaggi (ma in realtà persone) come lo stesso Giulio Einaudi, principe collerico e scherzoso, Italo Calvino, Roberto Cerati, Giulio Bollati, Natalia Ginzburg e ovviamente Primo Levi. Sono un grande ammiratore di Calvino ("Le città invisibili" è fisso da decenni sul mio comodino), una passione che mi deriva dalla venerazione verso il sublime Borges (resiste nonostante gli anni). Ebbene, Ferrero smonta un po' Calvino. Dalle sue pagine viene fuori un uomo timido, silenzioso, troopo immerso nelle acque della letteratura. Sotto sotto, Ferrero lascia passare l'idea che forse è sopravvalutato. Chi giganteggia, nonostante la riservatezza, è proprio Primo Levi. La gerarchia del mio pantheon letterario subì uno scossone. Ora mi rendo conto quanto quell'impressione fosse giusta.
Levi racconta l'uomo e la vita. Per conoscerli e farli conoscere. E la letteratura è solo uno strumento e non un fine.
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categoria:libri
venerdì, 18 luglio 2008
Spaccanapoli
L'aveva promesso e l'ha fatto. Chapeau. Berlusconi di Napoli liberata dalla monnezza aveva fatto un punto d'onore. E oggi viene ad annunciare che la spazzatura dalle strade è scomparsa. Ha ragione. E' vero. Resistono delle sacche in alcune zone (Gianturco, Scampia, qui e là a Soccavo e in alcune aree più decentrate della provincia). Girare per credere. Io l'ho fatto e ho ritrovato la Napoli mediamente zozza com'è dai tempi dei greci fondatori. Viene da chiedersi: durerà e quanto durerà? Berlusconi e i suoi uomini dicono che la normalità è ritrovata e ora tocca agli enti locali saperla gestire. Con tre discariche aperte e funzionanti contemporaneamente in Campania si sta tranquilli per molti mesi e intanto stanno lavorando per aprirne altre, per allargare finalmente le aree dove si fa la differenziata, attivare il termovalorizzatore di Acerra.
Contro Berlusconi si può dire tutto quello che si vuole. E Roquentin l'ha fatto, lo fa e lo farà. Per tutte quelle ragioni politiche, sociali, culturali, economiche, morali e pure estetiche che conosciamo e che ci ripetiamo, come una setta di carbonari, da 14 anni. Ma qui ha vinto e per la sinistra campana, chiacchierona e litigiosa (se non qua e là collusa), è una clamorosa figura di merda. Per i napoletani, anche quelli di sinistra come Roquentin, non resta che applaudirlo. A malincuore, però soddisfatti. Perché il problema era togliere i rifiuti dalla strada. E a me, come a tutti, non deve interessare di che colore sia il gatto, importa che acchiappi i topi.
Ora si misuri sulla crisi dell'economia e vediamo se riesce a vincere. Ma questo è un altro capitolo.
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categoria:politica, napoletana
venerdì, 18 luglio 2008

WodehouseTutto quello che c'è di divertente nella vita o è immorale, o illegale o fa ingrassare.

Pelhan G. Wodehouse

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categoria:piaceri
giovedì, 17 luglio 2008

Ezra PoundSono un uomo civilizzato: posso sopportare qualsiasi cosa che mi faccia divertire.

Ezra Pound

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categoria:piaceri
mercoledì, 16 luglio 2008

Ramon Gomez de la SernaNulla dà al bambino tanta tristezza come veder la giostra perdere velocità.

Ramon Gomez de la Serna

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categoria:piaceri
martedì, 15 luglio 2008

VermentinoHo resistito, ho resistito, ho resistito, proponendomi un insolito (per me e per i tempi) fioretto di luglio, ma poi ho ceduto e, tornando a casa da un Coroglio senza bagno, mi sono concesso un Vermentino, Monteoro, che non conoscevo, ma era quello che la mia gola riarsa invocava. Non c'erano a tavola le pietanze giuste, ché 'sto vino qua pretende frutti di mare carni bianche. Ho portato su melanzane a barchetta e I. aveva preparato cervellatine al forno con le patate. Se n'è sceso che era una bellezza, comunque e grazie a Bacco. E poi, mentre scorrevano le solite notizie del Tg3, m'è calata la palpebra, ma per poco. Risveglio tranquillo dopo una ventina di minuti di pennica. Un caffè e via a dar conto dell'eterna Napoli, ma soddisfatto per la mia sregolatezza. Semel in anno licet insanire.

Fedor M. DostoevskijA onor del vero avevo già in parte trasgredito, ma con leggeri sensi di colpa, nei giorni passati. C'era un magnifico barolo che mi tentava. La notte bianca di San Pietroburgo era lunga e fresca, il cibo, parte italiano e parte russo, invitante. E mi aspettava un omaggio al vecchio Fedor: vedere dalla finestra della casa dove diede vita ai Demoni, un palazzone rosso dal portone basso. Mi dovevo rifare. Perché la casa, nei pressi di piazza Sennaia, che ispirò Dostoevskij quando immortalava Raskol'nikov, la casa con la scala dei tredici scalini che Rodja saliva come un gatto, quella casa lì aveva il portone sbarrato e gli inquilini indifferenti. Così va la vita e così andava la letteratura.

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categoria:vino
martedì, 15 luglio 2008

Martin AmisAi giorni nostri, i parchi di divertimento Disney sono il perfetto prototipo del piacere: due ore di coda per godersi due attimi di puro terrore. Il nostro concetto di divertimento è ormai questo.

Martin Amis

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categoria:piaceri
lunedì, 14 luglio 2008
Grecia, una gara di sesso orale nove prostitute arrestate 
ATENE - L'isola che diede i natali al celebre poeta Ugo Foscolo è ancora fonte di ispirazione. Si tratta sempre di amorosi sensi, ma non in corrispondenza. Non c'è nulla di trascendentale, infatti, in quello che è accaduto lo scorso fine settimana nella tranquilla isola greca. Nove prostitute inglesi sono state arrestate per comportamenti osceni dopo aver preso parte ad una competizione di sesso orale.

Le donne erano in vacanza sull'isola, ma al riposo hanno preferito il singolare concorso e sono state pagate per sfidarsi nel sesso orale sulla spiaggia di Laganas a sud dell'isola ionica.

L'evento ha coinvolto sei uomini britannici e sei greci, tra cui due proprietari di un bar. Sembra che un video, destinato a circolare in internet, abbia immortalato questa gara vagamente "dionisiaca". Le baccanti sono tornate.

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categoria:notizie, sesso
lunedì, 14 luglio 2008

Stanislaw Jerzy LecDi solito la retroguardia della vecchia avanguardia è l'avanguardia della nuova retroguardia.

Stanislaw Jerzy Lec

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categoria:arte
domenica, 13 luglio 2008

LaRochefoucauldTroviamo dotate di buon senso soltanto le persone che la pensano come noi.

François de La Rochefoucauld

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categoria:buonsenso
giovedì, 10 luglio 2008

Emil CioranLe dottrine muoiono a causa di ciò che aveva assicurato il loro successo: lo stile. Perché rivivano, dobbiamo ripensarle nel loro gergo oppure immaginarle prima della loro elaborazione, nella loro realtà originaria e informe.

Emil Cioran

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categoria:pensiero
mercoledì, 09 luglio 2008
Berlusconi - GuzzantiI migliori alleati di Berlusconi sono i comici di sinistra, tutta quella vociante chietta smammata dalla tv e che ritiene ogni occasione buona per sfogare la propria rabbia sterile e per autoaccreditarsi come pensatori politici. Ancora non ho letto molto sulle scatenate dichiarazioni di Sabina Guzzanti alla manifestazione No Cav, ma quello che ho sbirciato m’è bastato per capire che, per dirla con Nanni Moretti, con questa gente non si va da nessuna parte.
Le battute da osteria su Mara Carfagna e su Benedetto XVI fanno più bene a Berlusconi e alla Chiesa reazionaria di qualsiasi iniezione di fiducia elettorale. Nessun moralismo, per carità. Però non si può dare della pompinara da un palco di piazza Navona a una ministra senza scatenare l’indignazione di tutti. L’opposizione non si misura con il turpiloquio. Perché ora è facile per la destra ritorcere tutto contro la volgare sinistra comunista. Siamo al Bagaglino. Anzi peggio.
Per il Cav ogni pulpito è buono per far sterzare violentemente la nostra incapiente democrazia verso una postdemocrazia plebiscitaria e autoritaria, da fascismo morbido. Ma ogni pulpito è buono per questi guitti per ritagliarsi qualche titolo di giornale, proclamando il loro vittimismo più che la voglia di smascherare il re nudo.
La vera colpa, però, è della sinistra democratica, di un Pd, ancora sotto la botta elettorale impressionato, che stenta ad articolare un’opposizione politica, capace di esprimere le ragioni di un Paese stremato e di risvegliare da un falso sogno i milioni di italiani racchiusi in una bolla catodica. Siamo già dentro un incubo, economico soprattutto.
Purtroppo quando il gioco si fa duro in Italia scendono in campo i comici, veri giullari del sovrano. Più la Guzzanti e Grillo strepitano più diventa forte il signore di Arcore.
Chi sa articolare un'analisi meglio di quanto abbia fatto io è Edmondo Berselli, qui.
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categoria:politica, nausea, comico, buonsenso
mercoledì, 09 luglio 2008

MarinettiAbbiate fiducia nel progresso che ha sempre ragione anche quando ha torto.

Filippo Tommaso Marinetti

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categoria:progresso
martedì, 08 luglio 2008
Berlusconi e BushTalvolta gli scappa persino a George Dubliù Bush, o a chi per lui. Leggete qua.
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categoria:politica
martedì, 08 luglio 2008

Alessandro ManzoniNon sempre ciò che viene dopo è progresso.

Alessandro Manzoni

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categoria:progresso
lunedì, 07 luglio 2008
In questi giorni di fuoco africano, Napoli mostra ancora di più la sua faccia fetida e plebea. Fa caldo, troppo caldo. I freni inibitori non funzionano più. La sporcizia etica e materiale tracima, dalle coscienze e dalle case. Chiaia, ad esempio, il quartiere sedicente borghese, è una zuzzimma incredibile. Merde di cane dovunque, polvere di cantieri interminabili, isole pedonali ridotte a circuiti per moto, motorini e persino auto, scarafaggi che pascolano davanti al teatro Sannazaro tra i tavolini già di prima mattina, senza aspettare il fresco della sera. Trentadue gradi all'ombra segna il barometro di una farmacia. E la monnezza che, anche quando l'hanno raccolta, permane con scie che 'nzevano basoli, asfalto e sampietrini. Per tacere del mare, dei cumuli di spazzatura tra le scogliere e via Caracciolo, o della spiaggia della Rotonda Diaz, la Mappatella beach, piena di cartacce, plastica e resti infami, con i bidoncini per i rifiuti stracolmi e vomitanti.
L'estate napoletana. Una nausea. Fuitevenne o tappatevi in casa.
A Napoli la plebe è plebe. E tale resterà perché davanti a sé non ha modelli da imitare per uscire dalla propria condizione fetente. Non ha modelli, perché anche la borghesia, qui, è plebea. E' una vecchia storia, la ripetiamo come una cantilena. La borghesia napoletana è pavida e collusa, inetta: la classe digerente. Ma dico di più: a Napoli esiste solo una borghesia dei soldi, predatoria, capace di arricchirsi con i finanziamenti statali, non c'è una borghesia dell'etica, dei comportamenti civili. Napoli è l'unica città coloniale, diceva Scarfoglio, senza il quartiere europeo. E in più di un secolo se qualcosa è cambiato è in peggio. Moralmente c'è una sola classe: la plebe, sporca, lurida, monnezzara per vocazione.
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categoria:nausea, napoletana
lunedì, 07 luglio 2008

goetheIl secolo ha progredito; ma ogni individuo ricomincia daccapo.

Johann Wolfgang Goethe

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categoria:progresso
domenica, 06 luglio 2008

Il mondo meccanico è braccato dal mondo elettronico: la meccanica in quanto prolungamento del sistema muscolare è in difficoltà rispetto alle forze dell'elettronica in quanto prolungamento del sistema cerebrale. Il pene è l'ultimo patetico prolungamento del mondo animale.

Valerio Dehò

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categoria:natura, progresso
sabato, 05 luglio 2008
Gino Severini, La famiglia del povero Pulcinella-1923
Leggendo "Pulcinella" di Romeo De Maio (vecchia edizione Sansoni, rintracciabile ormai solo sulle bancarelle) ho avuto questa impressione: la complessità della maschera napoletana è raccontata con una prosa che sembra pangrattato, la sostanziosità del pane, della filologia in questo caso (vasta in uno studioso del calibro di De Maio), è ridotta a polvere.
Provo a spiegarmi, al di là della sbilenca metafora.
Da studente universitario (decenni fa, non molti, ma decenni) ho apprezzato altri libri del professore: da "Società e vita religiosa a Napoli nell'età moderna" e "Pittura e Controriforma a Napoli". La sua prosa piena di citazioni sotterranee e di riferimenti inediti che si allacciavano tra di loro, scavalcando i secoli, mi conquistavano. Apprezzavo ancora di più le note, piene di notizie bibliografiche che erano spunti e nutrimento per la tesi che andavo scrivendo (sul teatro sacro nella Napoli barocca; ero giovane, abbiate indulgenza per me e per il mio relatore, pace all'anima sua). Su Pulcinella, quindi, mi aspettavo di più. Sarà che questo libro me lo trezzeàvo da anni (forse da un decennio, ma abbondante), così mi ha deluso: m'è parso mirabile nella vastità delle conoscenze, eppure inconsistente nel riferirle. De Maio pretende troppo dal lettore. Spazia dai miti greci a Gino Severini, da Tiepolo (in abbondanza) a Stravinskij, alla complessa precettistica sei-settecentesca in gran parte abbandonata alla polveri e agli insetti delle biblioteche. Insomma, con tutto quello che aveva in mano, con un po' di pazienza e di considerazione dei limiti di chi legge, De Maio poteva tirare fuori una grande opera definitiva. Vasta. Invece è come un vecchio ellepì ascoltato a 78 giri. Nelle orecchie  resta uno stridio di voci e qualche grande battuta di Pulcinella, che avremmo preferito goderci con tranquillità. Peccato.
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categoria:libri, teatro, napoletana
sabato, 05 luglio 2008
Basilico
Quando ho un leggero mal di testa, come stamattina, il mio olfatto diventa molto più sensibile. Sono infastidito da tutti gli odori, che sento in modo molto definito e penetrante, come colpi di fioretto fin dentro al cervello. Naturalmente sento di più le puzze: l'odore della nicotina, i gas di scarico delle auto, le scie chimiche dei detersivi, i fiéti metropolitani. Talvolta avverto, ben distinto, qualche profumo. Così, poco fa, mentre uscivo dalla palestra, nella piazzetta che fu secentesca, piena di finestre e porte, di chiese sconsacrate e di garage per motociclette, di sarti e e di antiquari, di tufo e tufo di mura che si fa fatica a mantenere stuccate e colorate, giallo, rosso e tanto grigio, mentre uscivo in questo angolo della Napoli decadente e leziosa, dove affacciano balconcini di cucine di anziane signore, gerani e begonie, qui dove troneggia qualche terrazzo e la Napoli che si ritiene borghese si abbronza su sdraio dai cuscini bianchi e su lettini di plastica rossa (in fondo il mare è lì in fondo, a poche centinaia di metri, dietro i palazzi di via Morelli), mentre uscivo dalla palestra le mie narici hanno percepito un lieve, ma netto, profumo di basilico, 'a vasenicòla. Sua Maestà il basilico.
Per me è uno dei profumi più belli dell'estate. Spaghetti, pomodoro e basilico e puoi sorridere alla vita. Dicono che abbia poteri afrodisiaci, ma vai a vedere. A me basta il profumo che ricorda spiagge e taverne di mare. Nel nostro Sud. Magari ad Acciaroli, dove cresce negli orti fino ad altezze sproporziante e, nei pomeriggi di canicola e di pennica, le sue scie voluttuose alleggeriscono il carcareàre del sole che rende roventi persino le bianche mura delle case affittate ai villeggianti.
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categoria:natura, cucina, napoletana
sabato, 05 luglio 2008

Elias CanettiIl progresso ha i suoi svantaggi: di tanto in tanto esplode.

Elias Canetti

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categoria:progresso
venerdì, 04 luglio 2008
La pelle che ci separaPer fortuna che esistono i libri che ti vengono incontro e ti catturano. Libri come "La pelle che ci separa" di Kym Ragusa (edito da Nutrimenti). Per fortuna. Perché è un testo che riesce a prendere anche lettori smaliziati e con la scorza dura come la mia. Ignoravo tutto dell'autrice e del libro. Mi ha incuriosito, inizialmente, perché parlava di Harlem. E io ho una fissa ossessiva per New York. Poi leggendo la quarta di copertina ho saputo che si trattava di un "memoir" (racconto autobiografico che non è autobiografia, ma quasi letteratura, anzi nei casi migliori vera letteratura) e che l'autrice era afroamericana (da parte di madre) e italoamericana (da parte di padre). Anzi da parte di madre la faccenda è più complessa perché, per effetto di diversi incroci tra africani, tedeschi e cinesi, pelle, capelli e occhi della famiglia materna di Kym creano un bel casino, tanto che alcuni parenti erano considerati quasi bianchi e sicuramente erano più bianchi di molti del ramo paterno, siculo-calabrese.
Tutto questo arravogliarsi sui colori della pelle è il centro del libro, già dal titolo. E' il dramma sul quale si arrovella l'autrice, ma senza cadere nel patetico o nel declamatorio, piuttosto raccontando la vita di due nuclei familiari, tra i quali si trova divisa, come Persefone, sei mesi sulla terra, sei mesi nell'Ade. E' proprio il mito greco a fare da prologo e conclusione al libro che mi ha conquistato dalle prime pagine (diciamo dalle seconde, che all'inizio m'è sembrato troppo legato a certe regole di scuole di scrittura). Ragusa è anche regista e lo si capisce da come dà risalto alle immagini: analizza fotografie dalle quali risale alla vita, fotograta con parole la vita mettendo a fuoco dettagli pieni di significato.
E poi parla degli anni Settanta, di un'adolescenza in quel periodo che in America è stato frenetico: dalla fine della guerra nel Vietnam alle culture psichedeliche, dalla moda afro alla crescente presenza di latinos nelle metropoli. Tutto questo è sullo sfondo e a volte in primo piano, ma non devia lo sguardo di una bambina che scopre come la pelle (e il razzismo) separi, laddove potrebbe unire. E che capisce come ci siano infinite pelli, colori mutevoli. Perché dipende anche da che parte si guarda. Infatti non è solo razzista la comunità italoamericana verso neri e ispanici, ma lo è anche la comunità nera verso gli italiani e gli ispanici, ma persino verso i neri che hanno la pelle più chiara.
Non voglio dire molto altro, perché ci sarebbe da dire tanto. Ma più scrivo più tolgo il piacere della scoperta a chi, magari, ha voglia di leggere "La pelle che ci separa".
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categoria:libri
venerdì, 04 luglio 2008

MurphyIl progresso andava forse bene una volta, ma è durato troppo.

Arthur Bloch

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categoria:progresso
giovedì, 03 luglio 2008

Jean BaudrillardNon siamo più nella crescita, siamo nell'escrescenza.

Jean Baudrillard

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categoria:progresso
mercoledì, 02 luglio 2008
Carte napoletaneMia madre barava con i solitari. Negli ultimi anni della sua vita, quando era soddisfatta di quello che lei aveva fatto per noi e noi avevamo fatto per lei, per il suo orgoglio di donna semplice e austera (e un po' incazzosa), negli ultimi anni mia madre passava il suo tempo a fare solitari, sempre lo stesso, quello classico, a leggere giornali popolari piene di storie che oggi chiameremmo splatter e ad addormentarsi davanti alla tv. Con i solitari barava e io la prendevo giro. Ma lei mi mandava via con un gesto infastidito (o, nei momenti più sereni, si voltava a sorridermi come se fosse lei la figlia, scoperta a fare una marachella, e io il padre severo) e continuava a barare. Giudicavo questo imbroglio a se stessa come qualcosa di assurdo e infantile. Poi con il tempo, maturando, ho capito che in fondo aveva ragione lei. Per due buoni motivi.
Innanzitutto, perché dispiacersi per un gioco andato male, se il gioco poteva essere aggiustato e andare bene con il minimo sforzo? Sempre un gioco era. E' la vita che va affrontata con maggiore serietà.
La vita, appunto. Mia madre, nella sua semplicità che discendeva da superstizioni antiche, più radicate della naturale fede cattolica, attribuiva ai solitari dei poteri, comunque, divinatori. Se un solitario non riusciva era un brutto segno. Qualcosa sarebbe andato storto. Lei affidava alle carte desideri semplici e faceva domande concrete. Quando le carte non giravano nel verso giusto, la fortuna faceva i capricci. E allora lei dava un'aggiustatina al caso.
In fondo è un grande insegnamento, a pensarci, e non un autoimbroglio. Il caso da solo non risolve niente. C'è la necessità, avrebbe detto Monod. Appunto, la necessità che il solitario riuscisse e desse auspici fausti. E lei, mia madre, che cosa faceva, se non aiutare la fortuna? Lo diceva pure Machiavelli, che la povera donna manco sapeva chi fosse. Se la fortuna non arriva bisogna andarle incontro, magari pure raggirandola.

Anche io in palestra un po' imbroglio, come mia madre faceva con le carte. Lo so che arronzare qualche esercizio è solo a mio danno. Se non rispetto le schede del trainer che vado a fare in palestra di prima mattina? A buttare soldi e tempo? Già, è vero. C'è la necessità. Però io, invertendo i ragionamenti che mia madre non ha mai fatto, ma ha applicato istintivamente, mi aiuto con il caso. Sarebbe meglio dire con l'indolenza. Certi esercizi li faccio per bene, per altri opero qualche cambiamento. Il fine qual è? Stare bene. E io bene sto.
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categoria:gioco, napoletana, fortuna
mercoledì, 02 luglio 2008

Stanislaw Jerzy LecCi saranno sempre eschimesi pronti a dettare le norme su come devono comportarsi gli abitanti del Congo durante la calura.

Stanislaw Jerzy Lec

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categoria:giustizia
martedì, 01 luglio 2008
Ha cominciato a piovere a Battipaglia. Prima, lontani, dei fulmini senza tuoni. Veloci e lunghi nel cielo grigio. Un temporale che è continuato fino a quando eravamo, dopo l'inevitabile coda per lavori, ad Angri, ormai. E il Vesuvio, con la sua sagoma insolita da quella prospettiva poco oleografica, si stagliava nella luce ritrovata, finalmente nitida. La quiete dopo la tempesta. A ovest l'azzurro avanzava timido.Sull'arida schiena del formidabil monte, sterminator Vesevo, fin sotto alla cima, nera di cenere e di fuochi spenti, c'erano large macchie chiare, che non distinguevamo bene. A Torre del Greco le abbiamo individuate. Era ginestra. Una vasta distesa gialla di ginestre.

Ginestra
E tu, lenta ginestra,
Che di selve odorate
Queste campagne dispogliate adorni,
Anche tu presto alla crudel possanza
Soccomberai del sotterraneo foco,
Che ritornando al loco
Già noto, stenderà l’avaro lembo
Su tue molli foreste. E piegherai
Sotto il fascio mortal non renitente
Il tuo capo innocente.


Leopardi l'ho amato all'Università. Al liceo avevo un professore che preferiva Foscolo. Ci fece il lavaggio del cervello, facendosi quasi schifare il pessimismo cosmico del grande poeta, tutto a favore dell'eroismo inquieto del fratello di Giovanni. Poi tutto torna. E si ristabiliscono le proporzioni. E Leopardi e il suo smarrimento sublimato nei versi trasformano la nostra percezione. Lui ha capito e ci insegna a capire quello che l'occhio si limita a vedere. Lui vedeva di più. Come tutti i poeti.
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categoria:poesia, napoletana
martedì, 01 luglio 2008

Curzio MalaparteLa legge in Italia è come l'onore delle puttane.

Curzio Malaparte

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categoria:giustizia