lunedì, 30 giugno 2008

goetheSe si dovessero studiare tutte le leggi, non ci sarebbe più tempo per trasgredirle.

Johann Wolfgang Goethe

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categoria:giustizia
domenica, 29 giugno 2008
SpaghettiIn genere sono paziente. M'incazzo un po' per gli eventuali ritardi, ma poi, quando arriva il piatto che ho ordinato, mi passa tutto. In genere ho molto rispetto per i lavoratori della ristorazione. Raramente alzo la voce. Neanche oggi, a pranzo, l'ho fatto, ma ho fatto qualcosa che non mi era mai capitato di fare. Un po' ne sono fiero, un po' me ne dispiace,
Ebbene eravamo andati, pieni di buona volontà e con cospicuo appetito, a goderci un pranzo di pesce a Pozzuoli, in un ristorante noto e che avevamo apprezzato anche altre volte, pure di recente. Tralascio quanto sia stracolma di monnezza la città e come le mosche siano le padrone delle strade. Nonostante questo, tutta la famigliola Roquentin ha scelto di mangiare a un tavolo fuori, rinunciando all'aria condizionata. Le mosche non ci davano tregua, ma avevamo deciso noi di stare fuori, al caldo. Inutile recriminare.
Bene. Abbiamo ordinato: tutta la serie di antipasti, un primo e basta. Semmai poi si vede. Acqua minerale, ché, con questo caldo, di giorno pure il vino bianco è insopportabile. Abbiamo persino convenuto (con qualche resistenza di P.) di prendere tutti lo stesso tipo di pasta (con condimenti diversi, però), per aiutare la cucina a stare nei tempi, ricevendo il ringrazimento complimentoso del cameriere che ha preso le ordinazioni. Bene, bene.
Gli antipasti arrivano. Buoni, bene. Niente di originale, ma buoni davvero. Notevole la fritturina di piccoli gamberi (quelli usati di solito per le pizzelle) e calamarelle. Aspettiamo i primi. Aspettiamo un quarto d'ora. Finiamo l'acqua nelle bottiglie che ormai andava intiepidendosi. Aspettiamo mezz'ora. Ci portano le posate per il primo, ordiniamo dell'altra acqua. Già I. è nervosa e chiede al cameriere quando c'è ancora da aspettare. Qualche minuto. Io mi ostino a essere paziente. Il ristorante non è neanche tanto pieno. Arrivano pizze e secondi ad altri tavoli. Persino dolci e macedonie. Aspettiamo quaranta minuti. Con il caldo anche l'acqua delle seconde bottiglie s'è intiepidita. Aspettiamo un'ora, dico un'ora. Siamo ormai in piena digestione degli antipasti, mi è passata la fame. Aspettiamo un'ora e un venti. Basta, mi alzo. Vado alla cassa e chiedo di pagare gli antipasti e andare via. S'intravede il cameriere delle ordinazioni che mi dice: i primi sono pronti. No, grazie. Mentre il cassiere inpassibile prepara lo scontrino, il cameriere esce di corsa con in mano due dei piatti ordinati (erano anche molto appetitosi, a dire il vero), ma mantengo il punto. No grazie, mi è passato l'appetito e fare aspettare un'ora e mezza è un atto di inciviltà.
Pago e vado via.
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categoria:cucina, attese, napoletana
domenica, 29 giugno 2008

Il San Girolamo del CaravaggioI privilegi di pochi non costituiscono legge.

San Girolamo

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categoria:giustizia
sabato, 28 giugno 2008
AsparagiGli scienziati della Nasa (verso i quali da bambino avevo un'ammirazione sconfinata e mitologica, sono cresciuto con gli sbarchi sulla Luna), studiando i dati della sonda Phoenix mandata a esplorare Marte hanno fatto alcune scoperte riassunte in articolo che potete trovare su www.repubblica.it.
Riporto la parte più straordinaria. "Abbiamo trovato quelli che sembrano essere i requisiti base, cioè le sostanze nutrienti per sostenere la vita nel passato, nel presente o nel futuro", ha dichiarato lo scienziato Sam Kounaves. Questo, però non significa che esista la prova della esistenza in passato di vita sul Pianeta Rosso. "E' il tipo di suolo che potrebbe essere trovato nel vostro giardino, ricco cioè di sostanze alcaline - ha aggiunto lo scienziato - E' un suolo dove potrebbero crescere degli asparagi. Sono dati molto eccitanti per noi".
Dati eccitanti? Mammamia, tutto 'sto casino per coltivare asparagi? E i marziani? E l'invasione degli ultracorpi con i suoi baccelloni? E Blade Runner con i suoi replicanti? Ela saga di Guerre stellari?
Vuoi vedere che tutte 'ste esplorazioni galattiche finiscono dal verdummaro?

E le zucchine? Sono coltivabili su Venere? E i meloni dove li andremo a raccogliere?
Aridàteme "Mars Attack" di Tim Burton. Oppure Achille Campanile, almeno lui collegava l'asparago con l'immortalità dell'anima.
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categoria:scienza
sabato, 28 giugno 2008

Elias CanettiSi faccia avanti chi ha imparato dalle esperienze altrui. E dalle proprie?

Elias Canetti

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categoria:esperienza
venerdì, 27 giugno 2008

MurphyLe decisioni giuste vengono dall'esperienza. L'esperienza viene dalle decisioni sbagliate.

Arthur Bloch

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categoria:esperienza
giovedì, 26 giugno 2008

Riccardo BacchelliL'esperienza è quel che ci rimane dopo aver perso tutto il resto.

Riccardo Bacchelli

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categoria:esperienza
mercoledì, 25 giugno 2008
GiustiziaCome al solito Giuseppe D'Avanzo sa spiegare dove andremo a finire e dove siamo già andati a finire. E' uno che non gliele manda a dire.
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categoria:politica, giustizia, giornalismo
mercoledì, 25 giugno 2008

Giovanni AnsaldoL'esperienza, per sua norma e regola, è la somma delle conoscenze, che permette di commettere nuovi errori, differenti dagli antichi.

Giovanni Ansaldo

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categoria:esperienza
martedì, 24 giugno 2008

Oscar WildePer riacquistare la giovinezza basta solo ripeterne le follie.

Oscar Wilde

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categoria:gioventù
martedì, 24 giugno 2008

Sandro PennaForse la giovinezza è solo questo
perenne amare i sensi e non pentirsi.

Sandro Penna

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categoria:poesia, gioventù
lunedì, 23 giugno 2008

Pier Paolo PasoliniI giovani italiani nel loro insieme costituiscono una piaga sociale forse ormai insanabile: sono o infelici o criminali (o criminaloidi) o estremistici o conformisti: e tutto in una misura sconosciuta fino a oggi.

Pier Paolo Pasolini

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categoria:gioventù
lunedì, 23 giugno 2008

NietzscheI giovani amano l'interessante e lo strano, ed è indifferente che esso sia vero o falso.

Friedrich Nietzsche

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categoria:gioventù
domenica, 22 giugno 2008
Deus IraePhilip K. Dick è un altro di quegli autori di cui sono stato per un lungo periodo infatuato, accumulando in pratica quasi tutti i suoi libri e leggendone tantissimi. Il suo romanzo migliore resta, senza dubbio, "Ubik", anche se lo scrittore americano è più famoso per "Ma gli androidi sognano pecore elettriche?", dal quale Ridley Scott ha tratto "Blade runner". Anche altri romanzi hanno ispirato dei film e molti altri, che sono rimasti solo libri, sono dei piccoli capolavori. Io, a parte "Ubik", ho sempre preferito il Dick meno "psichedelico" e "teologico", quello meno tormentato e che vira piacevolmente al fantastico.
Forse è per questo che non mi ha divertito "Deus Iare", scritto nel 1976 insieme a Roger Zelazny, del quale ho letto, se non sbaglio (ma posso sbagliarmi perché non ricordo più nulla), "Il signore dei sogni". Non posso dire se il romanzo di Zelazny mi sia piaciuto o no, perché, appunto, forse non l'ho neanche letto. E se, avendolo letto, non ricordo neanche se l'ho letto fa capire quanto mi sia rimasto appiccicato al cervello. Nulla.
Sia come sia "Deus Irae" è una consistente palla. Sconclusionato in alcune parti, con personaggi tutti grotteschi ed evanescenti, disturbati. Lo scenario è quello apocalittico di un pianeta, la Terra, ridotto a un privitivismo postnucleare dallo scoppio di un conflitto atomico. Così ci sono creature mutanti come dei lucertoli parlanti, l'Urverme, le blatte sono diventate mammiferi e ci sono macchine pensanti pure loro con una coscienza incasinata. Il protagonista è Tibor, un inc, che sta per incompleto: un pittore focomelico che deve dipingere un affreso con il volto della nuova cattiva divinità. il Deus Irae. Va alla sua ricerca su un carruocciolo trainato da una mucca, fa strani incontri, ed è seguito da un altro tipo che deve aiutarlo e osteggiarlo. Il tutto è farcito con discussioni teologiche da bar sport.
A un certo punto il mio cervello non ce l'ha fatta più e, proseguendo per inerzia, ho cercato si focalizzare solo gli episodi più stravaganti. Con Dick ho sempre il dubbio che le traduzioni non gli facciano onore, ma per "Deus Irae", probabilmente, è lo stesso Dick che non fa completamente onore a se stesso. E non bastano un'introduzione e una postfazione per aiutare a capire. Anzi, e con questo chiudo, da tempo provo un forte fastidio verso tutti gli esegeti di Dick. Sono molesti. Tendono a un estremismo filologico laddove non è necessario, fino a farlo sconfinare in un feticismo collezionistico. E spesso ti confondono le idee. Ma non per questo smetterò di leggere Dick.
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categoria:libri
domenica, 22 giugno 2008

Izrail MetterLa cosa più difficile, ricordando la gioventù, è pulirsi i piedi sulla soglia, entrarvi privi dell'esperienza di oggi e dei pensieri attuali.

Izrail M. Metter

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categoria:gioventù
domenica, 22 giugno 2008

Sàndor MàraiLa gioventù si aspetta sempre un sacrificio da coloro nei quali ha riposto le proprie speranze.

Sàndor Màrai

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categoria:gioventù
sabato, 21 giugno 2008

Hermann HesseLa gioventù vuole giocare, la vecchiaia vuole lavorare.

Hermann Hesse

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categoria:gioventù
sabato, 21 giugno 2008

goetheSe la gioventù è un difetto, è un difetto che si abbandona prestissimo.

Johann Wolfgang Goethe

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categoria:gioventù
venerdì, 20 giugno 2008

Francesco De GregoriAvevo pochi anni e vent'anni sembran pochi
poi ti volti a guardarli e non li trovi più.

Francesco De Gregori

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categoria:musica, poesia, gioventù
venerdì, 20 giugno 2008

Josip BrodskijGuardi un punto invisibile e perfetto:
quasi la gioventù.

Iosif Brodskij

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categoria:poesia, gioventù
giovedì, 19 giugno 2008

Stanislaw Jerzy LecSe un uomo che non sa contare trova un quadrifoglio, ha diritto alla fortuna?

Stanislaw Jerzy Lec

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categoria:fortuna
mercoledì, 18 giugno 2008

Il trenoRischio di essere noioso a scrivere di Georges Simenon, ma "Il treno" (pubblicato da Adelphi) è proprio bello, con un finale improvviso, asciutto che ti colpisce come uno sparo. E' una storia di amore e di guerra. La Francia invasa dai tedeschi. Un uomo comune costretto ad abbandonare il suo piccolo paese e a separarsi dalla moglie incinta e dalla piccola figlia. Un lungo viaggio in treno in un vagone merci. L'incontro con una donna misteriosa. La passione che scoppia tra i due. La vita in un campo a La Rochelle. Il ritorno a casa. Tutto il paesaggio letterario (umano, naturale, sentimentale) che le pagine di Simenon promanano. E per la prima volta il maestro di Maigret non sfuma sull'erotismo, come si faceva nei vecchi film in bianco e nero. E una delle poche volte in cui fa parlare il protagonista in prima persona, il quale affida il racconto a un taccuino segreto.

La guerra e gli uomini, con la loro capacità di adattarsi a ogni male. La guerra e un uomo che vive quell'esperienza tragica come l'unica parentesi di felicità in una vita banale, abitudinaria, da piccolo borghese benestante. E una compiutezza narrativa rara.

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categoria:libri
mercoledì, 18 giugno 2008

MurphyQuando la fortuna bussa alla tua porta avrai la cuffia del walkman.

Arthur Bloch

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categoria:fortuna
martedì, 17 giugno 2008

Oscar WildeChi è fedele conosce il lato superficiale dell'amore: è l'infedele a conoscerne le tragedie.

Oscar Wilde

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categoria:tradimento
martedì, 17 giugno 2008

Ardengo SofficiNon mi piace che la polizia s'immischi in cose amorose; ma semmai, nel caso di una donna colta in flagrante adulterio, si cominci coll'arrestare il marito.

Ardengo Soffici

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categoria:tradimento
lunedì, 16 giugno 2008

Arthur SchnitzlerTradire per un preciso motivo, significa già quasi essere fedele.

Arthur Schnitzler

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categoria:tradimento
lunedì, 16 giugno 2008

Adam Phillips

Tradire noi stessi è una gran bella soddisfazione.

Adam Phillips

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categoria:tradimento
domenica, 15 giugno 2008
Ancora un giornoQuando pensi di aver letto tutto di Ryszard Kapuscinski ecco che spunta un nuovo libro. E nel caso di "Ancora un giorno" (appena stampato a Feltrinelli) non si tratta di una pur godibile operazione editoriale, come altri precedenti volumetti del grande inviato polacco, ma è un libro vero e proprio, scritto nel 1976 e rivisto nel 2000.
Ancora l'Africa, come in "Ebano", secondo me, il testo più riuscito di Kapuscinski. "Ancora un giorno" racconta delle fasi finali della guerra civile in Angola, nel 1975, quando l'ex-colonia portoghese riacquistò l'indipendenza, diventando la nazione che non era mai stata.
Tra 1974 e 1976 nel mondo accadde di tutto. Di fatto ci fu l'ultima fase della decolonizzazione. Con la rivoluzione dei garofani a Lisbona crollò il regime fascista più longevo d'Europa. Riacqustirono l'indipendenza paesi come l'Angola, appunto, il Mozambico e altri ancora. Poi morì Francisco Franco e la Spagna passò alla democrazia e lasciò libere un po' di sue colonie. In Grecia, sempre in quegli anni, finì il regime dei colonnelli. E, in Italia, nelle amministrative del 1975, ci fu la grande avanzata delle sinistre e anche Napoli ebbe un sindaco comunista, come il leggendario Maurizio Valenzi.
C'erano ancora i blocchi: Usa contro Urss, imperialisti contro sovietici. E a farne le spese erano aree geografiche come, appunto, l'Angola, dove il tribalismo e le conseguenze dello schiavismo s'intrecciavano con la lotta tra i blocchi, Tutto questo è, però, sullo sfondo del racconto di Kapuscinski, che, quando fu proclamata l'indipendenza era lì, a Luanda.
La storia, per chi conosce i suoi precedenti libri, diventa anche qui un racconto in diretta dove l'autore riesce a mettere insieme, molto spesso, la cronaca, l'approfondimento sociale, le descrizioni umane e anche il racconto letterario.
La prima parte dove è ricostruita la lenta agonia di Luanda, con la partenza dei portoghesi, è sicuramente la più bella, con passaggi da realismo magico, come quando la città di pietra si trasforma in città di legno, perché i coloni che aspettano di tornare in madrepatria mettono tutti i propri averi in gigantesche e infinite casse. E' un'immagine potente e anche un po' umoristica che Kapuscinski rappresenta con una freddezza da cronista, appena appena venata di meraviglia (e di profumi che gli fanno venire in mente i boschi della sua Polonia).
Segue il racconto di spedizioni sul fronte. Un fronte militare da guerriglia dove non c'è una linea, ma punti, a volte individuali, di crisi, sparpagliati in uno spazio sterminato. Qui è inserita la breve storia di Carlotta (la soldatessa che è ritratta in copertina): un personaggio che conquista l'autore e un po' resta nel cuore del lettore. Poi c'è l'assedio finale di Luanda e la rivincita dell'Mpla di Neto, appoggiato dai cubani. Ma Kapuscinski era già ripartito, stanco di guerra, di sete, di morti e del caldo africano.
La debolezza di "Ancora un giorno" è la rigidità con cui il giornalista si attiene, troppo spesso, ai fatti da ricostruire. Qui e là c'è un po' di pathos, ma Kapuscinski sembra troppo preso dalla rappresentazione del conflitto. Non c'è la tranquillità analitica, che dà profondità, come accade molto più spesso in "Ebano". Ma meno male che c'è (o meglio c'era, pace all'anima sua) anche Kapuscinski.
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categoria:libri
domenica, 15 giugno 2008
Monnezza
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categoria:napoletana
domenica, 15 giugno 2008

LaRochefoucauldIn genere si tiene conto del primo legame amoroso di una donna soltanto quando ne ha un secondo.

François de La Rochefoucauld

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categoria:tradimento
domenica, 15 giugno 2008

Adam PhillipsNon si può promettere di essere infedeli senza mancare alla parola data.

Adam Phillips

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categoria:tradimento
sabato, 14 giugno 2008
Zingari felici
L'esasperazione del politicamente corretto è ridicola e qualche volta induce in errore. Prendiamo gli zingari, ad esempio. Da qualche tempo chiamarli zingari, come sono sempre stati chiamati, senza nessuna sfumatura dispregiativa, è diventato dispregiativo, appunto, se non razzista. Eppure è un termine neutro. Come lo è stato negro, fino a tutti gli anni Ottanta del Novecento, usato per definire i neri. In italiano non è mai esistita la diffenza tra black (nero) e nigger (negro). Negro era una forma arcaica per nero, quasi poetica. Poi l'uso delle parole cambia, in questo caso anche grazie ai telefilm americani. E va bene.
Invece per gli zingari da tempo sono invalse varie tendenze. O li si chiama nomadi o slavi o rom. Tutte sbagliate. I più pigri e smanettoni possono rassicurarsi consultando persino Wikipedia. Ma, per consolidare la loro indolenza, qualche commento me lo concedo. Allora, non tutti gli zingari sono più nomadi, da secoli. In molte parti d'Italia (ma non tutte, per fortuna) sono costretti a vivere in campi schifosi. Però tendono alla stanzialità. Gli zingari in Europa, Italia compresa, sono arrivati nell'XI secolo (anno Mille per capirci) da diverse aree dell'India. Molti sono più italiani di me e di voi, con tanto di documenti. Quindi definirli nomadi non è sempre corretto. Ne conosco diversi napoletanissimi. Gli zingari quindi non sono tutti slavi o rumeni, come si dice sbrigativamente in questo periodo. Tra l'altro non saprei dire se i rumeni siano slavi. I serbi sì, ma forse neanche gli ungheresi sono slavi. Insomma è una semplificazione che induce in errore.
Ma lo è ancora di più chiamarli, tutti assieme, rom. I rom sono una parte degli zingari, che si dividono in molte etnie. Le principali sono appunto i rom, i sinti e i kalé, che vivono soprattutto in Spagna. Però la parola rom ha preso rapidamnete piede, anche perché è giornalisticamente utile: è corta e entra in qualsiasi titolo, fatta com'è di tre sole lettere. Ma è sbagliata, perché, appunto, gli zingari possono essere rom, sinti e altro. Rom è usata soprattutto perché fa più politicamente corretto e anche un po' fine.
Però, che vi devo dire?, a me piace zingari. Mi ricorda quelli felici di Claudio Lolli e Carmen, la sigaraia di Bizet. L'amour est un enfant de Bohème. Con tutto quello che ne consegue.
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categoria:parole, politica, comunicazione, razzismo, superficialità, buonsenso
sabato, 14 giugno 2008

krausIl tradimento è più di un legame: crea legami.

Karl Kraus

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categoria:tradimento
sabato, 14 giugno 2008

Adam PhillipsCi sono quelli che considerano tradimento ballare con un altro; ci sono quelli per cui conta solo il sesso, e tutto il resto si può fare impunemente. Se non avessimo delle regole personali, come potremmo riconoscere le nostre infedeltà? In amore siamo tutti ortodossi.

Adam Phillips

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categoria:tradimento
venerdì, 13 giugno 2008
EspressoPosso testimoniare è così. A me basta l'aroma del caffè per svegliarmi. E' scientifico. Lo dicono pure i giapponesi che hanno trafficato con i topolini.
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categoria:piaceri
venerdì, 13 giugno 2008
Gli uomini dimenticati da DioC'è stato un periodo in cui ho letto molta letteratura nordafricana, africana o comunque di paesi del cosiddetto Terzo Mondo. Per quanto m'impegnassi poco mi piacevano. Tranne qualche eccezione. Mi stuzzicava talvolta l'esotismo, ma poi mi stancavano. E' stato allora che ho letto pure "Un complotto di saltimbanchi" dell'egiziano Albert Cossery, pubblicato da Zanzibar. Onestamente, non ricordavo neanche di averlo letto, fino a quando non ho messo mano a "Gli uomini dimenticati da Dio" (edito da Rizzoli e scritto nel 1941). Cossery vive da tempo immemorabile a Parigi. E' stato amico di Albert Camus ed Henry Miller, due delle mie prime passioni letterarie.
Si tratta di cinque racconti ambientati tra i poveracci egiziani. La fame, l'elemosina, le prepotenze quotidiane, gli amori. C'è questo dentro, anche in modo piuttosto abbondante. Ma il realismo, che potrebbe far pensare a Nagib Mahfuz, è mitigato (o impreziosito) da una buona dose di simbolismo e da una scrittura a tratti nevrotica. Non sono granché, ma avrebbero potuto essere qualcosa di meglio se fossero stati tradotti con un'attenzione maggiore. Non conosco l'originale, ma dalla versione in italiano (fatta da Fabrizio Ascari) posso capire che è stata un'operazione penalizzante. Tradurre non è un esercizio meccanico. E' anche un po' tradire, adattare alla lingua in cui si traduce. Certe scelte lessicali lasciano perplessi, come se si fosse voluto dare una patina di antico ai racconti perché scritti oltre sessant'anni fa. Per non parlare di diverse sciatterie nella costruzione delle frasi, Questa trascuratezza mi ha disturbato per tutta la lettura e non mi ha fatto apprezzare al meglio i testi.
Una sola nota curiosa: i personaggi di Cossery pisciano in continuazione. Dovunque. E' vero, in Nordafrica la puzza di urina è persistente. Ma quanto bevono 'sti egiziani di Cossery. E con tutto il caldo che fa, non sudano a sufficienza? Bah, sarà un vezzo dell'autore. Anche perché, nella prefazione, Emanuele Trevi, sottolineando la proverbiale laconicità di Cossery (autore abbastanza parsimonioso), scrive che a un intervistatore che gli chiese che cosa facesse appena sveglio, lui rispose secco: "Pisciare". Urgesi controllo urologico, con l'età sarà di sicuro peggiorato. Nato nel 1913, Cossery va per il secolo tondo.
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categoria:libri
venerdì, 13 giugno 2008

Jean JosipoviciLe nature infedeli stentano a perdonare una infedeltà.

Jean Josipovici

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categoria:tradimento
venerdì, 13 giugno 2008

Adam PhillipsLa maggior parte dei tradimenti non sono brutti, lo sembrano soltanto.

Adam Phillips

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categoria:tradimento
giovedì, 12 giugno 2008
TeepeeI. è al pranzo di fine anno scolastico, in un ristorante in riva al mare, sebbene il tempo non sia bello.
A. dorme ancora.
P. sta facendo la prova d'inglese.
Io, dopo la palestra, ascolto musica dei nativi americani, i pellerossa.
Be', è proprio il caso che mi faccia un caffè.
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categoria:sospensioni
giovedì, 12 giugno 2008

Ennio FlaianoIl traffico ha reso impossibile l'adulterio nelle ore di punta.

Ennio Flaiano

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categoria:tradimento
giovedì, 12 giugno 2008

Adam PhillipsNon siamo mai infedeli, è solo che siamo fedeli in un modo che non ci convince.

Adam Phillips

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categoria:tradimento
mercoledì, 11 giugno 2008

LaRochefoucauldSi tradisce più spesso per debolezza che per deliberato disegno di tradire.

François de La Rochefoucaud

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categoria:tradimento
mercoledì, 11 giugno 2008

Adam PhillipsMonogamia e infedeltà: la differenza tra promettere e promettere bene.

Adam Phillips

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categoria:tradimento
martedì, 10 giugno 2008

Il porto delle nebbie"Il porto delle nebbie" di Georges Simenon (Adelphi) è una tra le inchieste di Maigret più famose e celebrate. Forse un po' troppo, rispetto ad altri polizieschi. Comunque è notevole, più per le atmosfere che per il plot e il suo scioglimento. Siamo sempre di fronte a un romanzo che non si mette da parte fino a che non si è arrivati all'ultima pagina. L'ho letto con molte aspettative e dalle prime pagine mi sembrava di essere di fronte a un capolavoro come "L'uomo che guardava passare i treni". Purtroppo non è così, sempre che si possa usare l'avverbio "purtroppo" dinanzi a libri di questo livello.

La tecnica narrativa è affilatissima (il romanzo è dei primi anni Trenta). Vorrei solo sottolineare un passagio che può far capire l'abilità di Simenon. Allora, a un certo punto, l'autore introduce un elemento che dà una svolta (una delle più importanti) alla storia e lo fa con poche righe. Ebbene, Maigret sta chiacchierando con il sindaco del paesino normanno dove la vicenda si svolge. E' un uomo molto ricco e abbastanza pieno di sé che tratta il commissario dall'alto in basso. Sulla vicenda su cui indaga aleggia l'ombra di un ex galeotto, Louis. Mentre parla con il sindaco, Maigret avverte una presenza insolita nella casa del notabile. E, all'improssivo, invita proprio Louis a uscire allo scoperto. E' una botta inaspettata. Il seguito della vicenda chiarirà la presunta intrusione. Ma quello che conta è il modo in cui Simenon narra (un modo usato da tanti altri, ma non altrettanto bene). E' una tecnica basata sul racconto in terza persona che però non abbandona mai lo sguardo soggettivo del personaggio principale. Maigret è sempre al centro del racconto: quello che lui fa il lettore sa. Ma il lettore non conosce i suoi pensieri: il commissario elabora senza che il narratore ne faccia partecipe il lettore. Però, qui e là, sono lasciate delle tracce che, quando arriva la "sorpresa" acquistano il valore dell'anticipazione. Anche se siamo sempre accanto a Maigret sappiamo sempre che lui può stupirci. Un trucchetto. Ma la vera letteratura è fatta di trucchi. Chi non sa stupir vada alla striglia, diceva il poeta.

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categoria:libri
martedì, 10 giugno 2008

Nietzsche1. La virtù rimane il vizio più costoso: e deve rimanerlo!

2. Quando la virtù ha dormito, si alza più fresca.

3. Si viene puniti soprattutto per le proprie virtù.

Friedrich Nietzsche

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categoria:bene
lunedì, 09 giugno 2008

goetheLa devozione non è un fine, ma solo un mezzo per arrivare, nella più pura calma spirituale, alla più alta cultura.

Johann Wolfgang Goethe

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categoria:religione
domenica, 08 giugno 2008
Racconti quotidianiE meno male che c'è Andrea Camilleri, con la sua fluviale produzione editoriale. Siamo appena a giugno è sono già state mandate in libreria sei sue opere (tra inediti e riedizioni).  Mentre si annuncia (prenotabile anche su ibs) un nuovo libretto Sellerio. L'anno passato ne sono usciti dieci. Quasi uno al mese. Be', per un 83enne è un record. Cu' salute, si direbbe a Napoli. Anche perché sono romanzi e racconti di livello (sebbene mai, considerando quel tanto che ho letto finora, mai da capolavoro). Non siamo vicini a Georges Simenon, ma molto al di sopra di tanto (troppo!) ciarpame che il marketting (con due "t", non ho sbagliato) ci ammannisce come opere imperdibili.
A poca distanza dell'ultima avventura di Montalbano di cui ho già parlato (eccovela), mi sono divertito a leggere in poche ore il centinaio scarso di pagine di "Racconti quotidiani" (edito da Mondadori), fresco fresco di scaffale librario, che raccoglie una ventina di testi giornalistici pubblicato alla fine degli anni Novanta su alcuni quotidiani ("Il Messaggero", "La Repubblica" e "La Stampa").
Anche in questi scritti evenemenziali Camilleri riesce a essere spassoso. Non in tutti, ma in molti. In uno confessa il suo debito con Simenon, scoperto da bambino, insieme a Joseph Conrad, nel "tettomorto", e poi studiato, nei sui segreti tecnici, quando ha partecipato alla realizzazione della serie televisiva dedicata al commissario Maigret, con Gino Cervi. Tutti questi interventi (non chiamiamoli racconti, per piacere) giornalistici racchiudono un perla. A volte un ricordo personale, altre una battuta spiritosa, talatre una considerazione fuori dal comune. Per un articolo su un quotidiano basta e avanza. Leggerli di seguito in un volumetto è divertente. Ne vale la pena. Però, mi chiedo, tornando alla considerazione iniziale: ma si rischia di intasare gli scaffali delle libreria? Fin quando si vende, va tutto bene. Non tutto il marketting viene per nuocere.
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categoria:libri
domenica, 08 giugno 2008

Emil CioranCiò che consente a un'opera di durare, ciò che le impedisce di essere datata, è la sua ferocia. Affermazione gratuita? Pensate al Vangelo, libro aggressivo, libro velenoso se mai ve ne fu.

Emil Cioran

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categoria:cristianesimo
sabato, 07 giugno 2008
FirminoEffettivamente è un libro scadente. Dico "Firmino" di Sam Savage (Einaudi). Una paraboletta insulsa e noiosa assai. Un ratto che ama i libri, si sente solo, passa il suo tempo osservando alcuni uomini in un quartiere di Boston che sta per essere demolito, vede film pornografici negli Stati Uniti dei primi anni Sessanta, incontra uno scrittore sfigato di fantascienza, 'nzevato e amante delle catastrofi che lo "civilizza". Insomma, se sto a sintetizzarlo lo rendo anche migliore e più interessante di quanto sia, perché è di una mosceria rara. Un romanzo modesto per accontentare chi pensa che leggere libri renda diversi, migliori e in perpetua lotta con il mondo dei non-lettori. Piaceri presentuosi che avrebbero necessitato di codici letterari più adeguati, semmai ce ne fosse bisogno con tutto quello che c'è da leggere nelle letterature vere.
L'ho finito di leggere solo per non pentirmi di aver speso 14 euro, attratto dal can can mediatico e dalla, ormai calante, serietà del marchio Einaudi. Quando l'ho cominciato ho scoperto che sarebbe un plagio di un libro scritto da un napoletano, Claudio Ciccarone, "La bibliotecaria". Non conosco l'originale. A sentire le contestazioni mi sembra più una chiacchiera. Lo spunto, a quanto ho capito, è simile. In "Firmino" il protagonista è un ratto, in "La bibliotecaria" una tarma. Cose così. Piccola roba per un piccolo libro.
Mi stupisce altro: il tono impudico usato da quattro famosi scrittori, autori di alcune frasi che in quarta di copertina fanno da strillo per promozionare il libretto di Sam Savage: Niccolò Ammanniti, Alessandro Baricco (che tira in ballo Disney e Borges), Valeria Parrella (elamadonna!) e Domenico Starnone (i buoni libri, come questo di Savage lasciano "il miele in bocca e un po' d'amaro nelle viscere"). Senza scuorno, davvero.
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categoria:libri
sabato, 07 giugno 2008

MurphyIl vetro rovente ha esattamente lo stesso aspetto del vetro freddo.

Arthur Bloch

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categoria:
venerdì, 06 giugno 2008

E' una settimana che gira tutto storto. Piccoli nervosismi, spese improvvise e impreviste, rotture di scatole, traffico, stress, lavoro interminabile, appuntamenti uno dentro l'altro, oggetti che non si trovano. E non è ancora finita, temo.

Poi, mentre ci do dentro con la synchro, in palestra, spuntano i Rem.

 

Aggiornamento ore 15,29

Ho trovato la spiegazione della catena di incidenti, smarrimenti e incazzature che si stanno susseguendo da giorni. Non trovo più il cornetto di corallo che avevo nel portadocumenti. Ecco tutto. Non è vero, ma ci credo.

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categoria:musica, lavoro
venerdì, 06 giugno 2008

Oscar WildeIl vizio supremo è la superficialità. Ogni cosa che è compresa fino in fondo, è giusta.

Oscar Wilde

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categoria:superficialità
giovedì, 05 giugno 2008

Ha già il senso del profondo chi sa di essere superficiale.

Ugo Bernasconi

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categoria:superficialità
mercoledì, 04 giugno 2008
Cerco un dipinto. Di un terrazzo napoletano. Fine Ottocento. L'ho visto in qualche mostra o in qualche catalogo. Lo cerco perché è la mia idea di Napoli. La mia idea di Napoli di quando ero ragazzo, o anche giovane universitario, di quando non ci abitavo. L'idea di Napoli: il tufo giallo, un pergolato, piccolo, una donna che cerca sollievo al caldo, il sole, l'eco del mare che diventa profumo salmastro che arriva fino all'ultimo piano. L'idea di Napoli. La mia  idea di Napoli. Napoli. Un verso di Salvatore Di Giacomo masticato come un pomodoro seccato dal fuoco di agosto. Questa è una parte di Napoli, di questa città che stasera guardo dalla finestra. Ferma, silenziosa, immobile. Napoli. Ferma, silenziosa, immobile. Come nave dipinta su oceano dipinto. Senza vecchi marinari. Con il mare oscurato. Senza una luce. Senza una voce. Il terrazzo, uno di questi che vedo o immagino, che salgono dal Calascione verso Pizzofalcone. I gabbiani riposano. Una donna fuma una sigaretta sul balcone, appoggiata alla ringhiera. Da qualche parte una rosa è fiorita.
Napoli, il tufo. Il sole. Un dipinto che cerco.
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categoria:napoletana, sospensioni
mercoledì, 04 giugno 2008

Cessate di arrabbiarvi e seguite la corrente. Se i vostri pensieri sono legati perdono freschezza.

Seng T'san

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categoria:ira
martedì, 03 giugno 2008

Alexander PopeAdirarsi significa far pagare a noi stessi le colpe altrui.

Alexander Pope

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categoria:ira
lunedì, 02 giugno 2008
Locandina Gomorra"Gomorra" di Matteo Garrone mi ha deluso e un po' anche annoiato. Sono andato a vederlo solo stasera, carico di ottime aspettative. Critici ai quali mi affido (e che sbagliano di rado) l'hanno definito un capolavoro. Era piaciuto a chiunque chiedessi (e di cui mi fidassi e non mi fidassi), forse tranne a uno che se l'era cavata svicolando con un "non è il mio genere" (l'aveva visto per lavoro). E io sono tra quelli ai quali il libro di Roberto Saviano, con tutti i suoi limiti letterari, è piaciuto,
Insomma ero molto ben disposto. Sono andato a vederlo al Modernissimo, in una sala non piena e molto mista, con gente che rideva ogni volta che i personaggi dicevano una parolaccia (come se si fosse trattato di una battuta del Bagaglino) e telefonini che squillavano (e il chiamato rispondeva e parlava sottovoce, ma tutti sentivano lo stesso): insomma gente poco abituata a stare in sala e molto sul divano di casa, ma che non poteva perdere l'evento. Quest'atmosfera, dopo l'iniziale fastidio, mi ha incusiorito e persino un po' divertito, forse più del film.
Di Garrone mi è molto piaciuto  "L'imbalsamatore", un po' meno "Primo amore". Sono entrambi dei bei film. Ma "Gomorra" no. Arrivo anche a pensare che non era nelle corde di Garrone, ma che l'abbia allettato l'idea di far parte di un progetto importante e di successo popolare.
Che cosa non mi è piaciuto del film? Rispondo molto a caldo, l'ho finito di vedere meno di un'ora fa. E' scritto male. Ha una pessima sceneggiatura. Non stupisce E' didascalico. L'unica scena che ti coglie di sorpresa è quella dell'assassinio dei cinesi, nell'episodio del sarto del vestito della Johansson. Il sarto nascosto nel cofano dell'auto, con mezza testa fuori dall'abitacolo chiacchiera di involtini primavera e, inaspettata, arriva una scarica di proiettili. L'auto sbanda e finisce in un deposito di statue, fracassandone a decine (resta in piedi, e s'intravede, anche una dell'onnipresente Padre Pio). Per il resto, chi ha letto il libro sa già tutto. Ma anche chi non l'ha letto ha poco da stupirsi. Ogni azione, e si tratta pressocché di omicidi, viene quasi sempre annunciata e spiegata prima. Sai sempre che cosa succederà. Tra l'altro, l'intreccio dei vari episodi rallenta molto la partenza del film, con una seconda parte molto più scorrevole della prima. E poi Garrone tende al teratologico, al gusto per il mostruoso, il deformato, il grottesco. Del "guardate che schifo". Uno schifo che nessuno nega, ma che non può diventare un noioso elenco. Dopo un quarto d'ora il brutto non lo vedi più. Non ti scandalizza più. Diventa cartapesta. Gli ambienti (le Vele di Scampia, il litorale domizio) e le facce che sono insopportabilmente monotone nel loro squallore patibolare, sono resi nella loro crudezza, ma è una crudezza piatta che non provoca curiosità. E comunque sono cornice e non sostanza.
Ho avuto l'impressione che Garrone abbia voluto svolgere un bel compito. Pulito, mettendoci poco della sua esasperante visionarietà e della sua capacità di scandagliare anche ellitticamente psicologie complesse. E poi gli attori. Quelli davvero quasi tutti bravi. Servillo, bravissimo, forse eduardeggiava nel tono impostato della voce, un faro nella babele afasica (questa sì interessante, ma alla fine pur'essa pallosa) .
I cinefili di sicuro hanno saputo trovare effetti virtuosistici. Il pubblico medio (e medio-basso)  sarà stato catturato dal presunto realismo. Va tutto benissimo. Però, a me, durante la visione, veniva in mente continuamente "American Gangster" di Ridley Scott: non è un capolavoro, ma è un gran bel film che non ti annoia mai.
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categoria:cinema, napoletana
lunedì, 02 giugno 2008

NietzscheLa collera prosciuga l'anima e ne porta alla luce il sedimento. Pertanto, quando non si può arrivare in altro modo alla chiarezza, bisogna saper fare andare in collera chi ci sta intorno, i nostri seguaci e i nostri avversari, per apprendere tutto ciò che accade e viene pensato contro di noi nel profondo.

Friedrich Nietzsche

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categoria:ira
domenica, 01 giugno 2008

Axel MuntheChi temerà il lampo della Tua folgore, o Signore, se il tuono della tua collera può essere placato dal cinguettio di un uccello?

Axel Munthe

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categoria:ira