
Giovedì mattina ascoltavo la radio in macchina. L'ascolto solo in macchina. Ricordo ancora il luogo, scendevo la rampa che immette nella bretella per l'autostrada, ero in pratica a San Giovanni a Teduccio, uscivo dalla città, quando la radio ha detto che nella notte era morto Luigi Malerba. E no, e no, mi sono detto. Non vedevo e sentivo Malerba da molti anni. L'ho conosciuto mentre andavano nelle Langhe. Eravamo seduti accanto nel pulmann. Gli fui simpatico a prima vista, perché uscì dal guscio della sua ritrosia protettiva e chiacchierammo. Da allora c'eravamo sentiti molte altre volte. Lui mi spediva i suoi romanzi con la dedica. Un giorno andai a casa sua, vicino piazza Navona, gli portai un volume-strenna con la biografia di Vincenzo Gemito scritta da Salvatore Di Giacomo. Chissà se l'ha mai letta.
E no, e no, mi sono detto, quando ho sentito la notizia alla radio, continuando a guidare. Proprio adesso. Non è che c'è un momento sbagliato per morire (o giusto, come per Cotenna di Bufalo nel "Piccolo grande uomo"). Malerba aveva 81 anni. Non ci sentivamo, ma i suoi libri continuavano ad arrivarmi. Lui si ricordava ancora di me, evidentemente. Proprio adesso, proprio adesso che stavo leggendo un suo libro, "Città e dintorni" (Mondadori) che Malerba aveva pubblicato sette anni fa, raccogliendo alcuni scritti di viaggio, di geografia e di "ambiente", usciti via via su quotidiani, settimanali, mensili e altrove. Ho letto tanti libri di Malerba e tanti altri ne ho ancora, che voglio leggere.
Avevo messo mano a "Città e dintorni", che stava tra le letture urgenti da sette anni, appunto (potete immaginare, quindi, quanto siano affollate le mie urgenze; del resto non dico), perché è da un po' che mi arrovello sul modo di raccontare luoghi e viaggi. Ne ho altri nella lista delle urgenze. Ci vorranno decenni.
Giovedì mattina avevo letto solo una cinquantina di pagine. Mi sono affrettato a finirlo, per un omaggio a Malerba. E i suoi resoconti hanno avuto un'altra sfumatura, una sfumatura triste. E' un libro che paga il prezzo della sua eterogeneità. Parla di Roma, dell'Umbria, della Grecia, del Nordamerica, di Parigi, di Marsiglia, di Berlino, della Scandinavia e di altre città e dintorni. Sono testi venati di malinconia per la devastazione dell'arte (soprattutto di quella medievale che lui amava tanto) e di un'inesauribile curiosità verso il mondo che da secoli si è ristretto e lascia ormai spazi residui all'avventura.
Talvolta questi scritti nascono come recensione di opere contemporanee o da qualche rilettura di un classico (fosse anche Pausania o i mirabili narratori delle "Navigazioni" di Ramusio). Da essi Malerba sa trarre spunti e visioni originali e anche divertenti. Io sono stato colpito dai resoconti dalle città greche dell'Asia Minore, dalla New York dei ponti arrugginiti, dal ghetto nero di Chicago, dalla California in preda alla paura dell'Aids e dei barboni. Sono in gran parte testi pubblicati negli anni Novanta, ma non hanno perduto la loro freschezza, semmai hanno acquistato una prospettiva diacronica che li rendono quasi racconti.
La scrittura di Malerba è acuminata. E' sempre stato un giocoliere della parola, ma in questi testi, dove prevale la necessità della comunicazione, le descrizioni e i ragionamenti sono spesso conclusi con uno scatto di irrrealtà e un umorismo paradossale. "Bisogna essere comprensivi con i turisti" scrive parlando delle orde becere e ricche che invadono Roma. "Ho visto turisti americani visitare la Galleria Borghese e fermarsi ammirati davanti a un famoso quadro di Caravaggio avendo sul naso gli occhiali neri da sole. L'arte del Caravaggio non ne ha sofferto: i turisti passano e l'arte resta". E, altrove, dopo aver raccontato l'ambizione scatenata di Vancouver, sulla costa pacifica del Canada, di acquistare un'allure e una dimensione newyorchesi, con i suoi grattacieli che lasciano indifferenti gli straniti e sparuti discendenti dei pellerossa, conclude: "Vancouver è soltanto un nome. La città di Vancouver non esiste, io lo so perché ci sono stato".
Ci mancherà il tuo occhio e il tuo alfabeto della resistenza.