sabato, 31 maggio 2008
ElectriClerkIl Primo Levi scrittore di racconti di fantascienza, più scienza che fanta, è davvero una bella scoperta. Indubbiamente Levi ha pagato il prezzo del successo di "Se questo è un uomo", un successo che l'ha fatto identificare come l'autore di una sola grande opera. Così centellinare i racconti di "Vizio di forma" (Einaudi) dà un piacere aggiuntivo: quella della scoperta di un autore "nuovo". E pensare che sono storie scritte quarant'anni fa. Ce ne sono di straordinarie, alcune molto tristi e un poco catastrofiche, come l'ultima, "Ottima è l'acqua" ("Il Mare dei Caraibi non ha più onde" sigilla un day after vischioso). Altre ironiche che profetizzano (con il vizio di forma dovuta agli anni trascorsi, ormai) molti mali della società contemporanea. E, come scarto dell'inevitabile fenomenologia della lettura, c'è un effetto vintage, che dà ai testi una sfumatura alla "Brazil" di Terry Gilliam.
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categoria:libri
sabato, 31 maggio 2008

Welles, il terzo uomoIn Italia per 30 anni sotto i Borgia ci sono stati guerra, terrore, criminalità, spargimenti di sangue. Ma hanno prodotto Michelangelo, Leonardo, il Rinascimento. In Svizzera vivevano in amore fraterno, avevano 500 anni di pace e democrazia. E cosa hanno prodotto? L'orologio a cucù.

Orson Welles

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categoria:cinema, genialità
venerdì, 30 maggio 2008

Stanislaw Jerzy LecIl momento in cui si riconosce la propria mancanza di talento è un lampo di genio.

Stanislaw Jerzy Lec

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categoria:genialità
giovedì, 29 maggio 2008

HofmannsthalIl genio crea concordanza tra il mondo in cui vive e il mondo che vive in lui.

Hugo von Hofmannsthal

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categoria:genialità
mercoledì, 28 maggio 2008
Il campo del vasaioHo preso "Il campo del vasaio" (Sellerio) di Andrea Camilleri perchè ero lontano da casa, con molto tempo a disposizione e senza niente da leggere. Sono entrato in una libreria e sono voluto andare  sul sicuro. Non ho sbagliato.  La trama di questo nuovo poliziesco vigatese è ben costruita, Montalbano è quello che è. Camilleri  è addirittura citazionista (e autocitazionista) colto, tra Vangeli e altro. Si legge che è una bellezza. Però.
Però, tutto l'andazzo spinto sul lessico siciliano comincia a dannoiarmi pesantemente. Vabbé, l'abbiamo capito che Sicilia è, ma per trame così sempre più poliziesche perché mantenere tutto quell'italiano dialettizzato? E' un vezzo, un manierismo che tra l'altro spinge Camilleri sempre più nel campo del virtuosismo. E' sempre piacevole, ma, per la lingua, s'è atrofizzato l'effetto sorpresa. Sarà per questo che, nella postfazione, l'ottimo Salvatore Silvano Nigro nota come Montalbamo comincia a scrivere da solo, con lettere in italiano. "Inaudito" scherza. Io spero invece che sia una scelta consapevole. Un Montalbano senza tutta quella sicilianità ormai posticcia, da trucco da opera dei pupi, potrebbe riacquistare smalto tra i lettori  più esigenti.
Comunque meglio un Camilleri con tutto il suo marketing dialettale che tanti scrittorucoli di gialli.
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categoria:libri
mercoledì, 28 maggio 2008

Ennio FlaianoIl peggio che può capitare a un genio è di essere compreso.

Ennio Flaiano

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categoria:genialità
martedì, 27 maggio 2008
Metrò collinareIn metrò di fronte a me era seduto un tizio, trentenne, occhiali sfumati, un braccialetto di padre Pio. Faceva caldo e lui si sventagliava energicamente con una copia di "Il rovescio e il diritto" di Albert Camus. Next stop Montedonzelli. E' sceso al Museo.
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categoria:napoletana
martedì, 27 maggio 2008

Stanislaw Jerzy LecL'uomo che è un genio e non lo sa - forse non lo è.

Stanislaw Jerzy Lec

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categoria:genialità
lunedì, 26 maggio 2008

goetheI sensi non ingannano, inganna il giudizio.

Johann Wolfgang Goethe

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categoria:sensi
domenica, 25 maggio 2008

ColetteCaverna di odori, di colori, sordo rifugio dove si rotola voluttuosamente un potente arabesco di carne, monogramma simbolico dell'inesorabile. In questa parola, l'Inesorabile, io comprendo quel fascio di forze al quale abbiamo saputo dare solo il nome di sensi. I Sensi? Perché non il Senso?

Colette

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categoria:sensi
sabato, 24 maggio 2008

Roland BarthesAgli inizi dell'epoca moderna, nel secolo d'Ignazio, un fatto comincia a modificare, sembra, l'esercizio dell'immaginazione: un rimaneggiamento della gerarchia dei cinque sensi. Nel Medioevo, ci dicono gli storici, il senso più sottile, il senso percettivo per eccellenza, quello che stabilisce il più ricco contatto col mondo, è l'udito; la vista viene solo in terza posizione, dopo il tatto. Poi c'è un rovesciamento: l'occhio diviene l'organo fondamentale della percezione (come attesterà il barocco, che è arte della vista). Questo mutamento ha una grande importanza religiosa. Il primato dell'udito, ancora vivissimo nel XVI secolo, era garantito teologicamente: la Chiesa fonda la sua autorità sulla parola, la fede è audizione: "auditum verbi Dei, id est fidem".

Roland Barthes

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categoria:sensi
venerdì, 23 maggio 2008

Max StirnerL'uomo, attraverso l'abitudine, si assicura contro l'invadenza delle cose, del mondo e costruisce un mondo suo proprio, nel quale egli solo si sente a suo agio e a casa sua, insomma si edifica un cielo.

Max Stirner

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categoria:abitudine
giovedì, 22 maggio 2008
BoschSi fa presto a dire Camorra. A Napoli tutto diventa Camorra. Un marchio, un pregiudizio, un alibi, una fuga e una realtà schifosa e complessa. La Camorra c'è ed è forte, implacabile e pervade la mente. Se volessimo ragionarci in profondità staremmo qui per giorni e mesi. E' che in queste settimane, per la periodica emergenza della monnezza e la bacchetta magica del nuovo governo, per i roghi dei campi Rom a Ponticelli, per l'uscita del film di Matteo Garrone, tratto da "Gomorra", per tutto questo Camorra è una parola sulla bocca di tutti.
Napoli uguale Camorra è l'equazione della semplificazione. La Camorra brucia i rifiuti, la Camorra brucia i Rom. E' tutto facile e siamo tutti tranquilli. Abbiamo capito e possiamo ritornare a coltivare il nostro orticello, se l'abbiamo. Invece no. La Camorra è un Sistema, la Camorra è una mentalità, la Camorra è le camorre.
Il parcheggiatore abusivo è un camorrista? Nel senso tecnico no, magari è l'ultimo anello di una catena, un poveraccio che aspira ad entrare nel Sistema, ma è un fesso, sicuramente ha una mentalità camorristica. Gli incendiari di Ponticelli sono camorristi? Se lo sono, si tratta di infimi gregari. E' anche la tesi del questore di Napoli, che qualcosa più di me e degli indignati speciali ne capisce. Di sicuro quei ragazzi di Ponticelli hanno una mentalità camorristica. Risolvere una questione sociale e umana complessa come la presenza dei nomadi con il fuoco e i sassi è il frutto di una mentalità camorristica.
La Camorra è un'altra cosa. Due anni di chiacchiere sul libro di Roberto Saviano sembra che non abbiano insegnato niente a nessuno. Napoli è vittima due volte, della Camorra (con la criminalità predatoria a fare da contorno e la mentalità camorristica a fare da humus) e dell'alibi camorristico. Qui c'è la camorra, che possiamo fare? E' un ritornello che ripetono tutti: politici, imprenditori, commercianti, giovani e vecchi. Rassegnarsi è facile, nascondere e nascondersi è fatale, mortale. I risultati li vediamo.
C'è la Camorra e ci sono tante camorre. Il clan dei Casalesi è molto diverso da quelli della città. I Casalesi sono organizzati, si proclamano imprenditori, è a loro modo lo sono, imprenditori criminali, accumulatori originari (secondo la vulgata marxiana) che in un paio di generazioni ripuliscono tutti i loro beni e i loro lignaggi. Esigono il silenzio. Combattano i riflettori.  Temono la parola più della pistola. Sono mafiosi. Non si mostrano.
I clan napoletani sono invece forme di guapparia, che esistono perché sono visibili, si mostrano, agiscono a volto scoperto, sono fossili di un sistema ottocentesco, legato in gran parte al contrabbando e alla contraffazione, un sistema illegale e immorale di arricchimento e sfruttamento, popolare e autosufficiente, che ha bisogno di una mentalità camorristica, radice e frutto, nutrimento e merda. Non sempre è così. La faida di Scampia è in gran parte giocata sul traffico della droga e sul suo controllo, ha molte articolazioni imprenditoriali. Però i suoi affiliati agiscono ancora con forme guappesche.
E' molto raro che il Sistema uccida. La Camorra non vuole polizia e carabinieri tra le palle. E quando li vede arrivare dopo un reato, omicidio  o quello che volete, si piega e aspetta che passi la bufera che, però non deve durare più di tanto, altrimenti diventa un danno. La caccia al Rom deve durare due giorni, altrimenti si trasforma in danno economico.
Potremmo, ripeto, stare a discutere per giorni. Però non facciamoci abbagliare da una parola che diventa un passepartout. La usiamo a proposito, ce ne abboffiamo e poi la abbandoniamo a se stessa assieme a quello che significa. E 'a Camorra sta sempre ccà.
giovedì, 22 maggio 2008

ShakespeareQuel mostro, l'abitudine, che divora ogni sentimento il quale ci metta in guardia contro i malanni che s'annidano nell'abitudine stessa, si dimostra purtuttavia un angelo in questo, che riveste d'una livrea assai facile a indossarsi anche la pratica delle azioni buone e belle.

William Shakespeare

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categoria:abitudine
mercoledì, 21 maggio 2008
Ratatouille
Nel gomitolo inestricabile dei sogni di ieri notte c'era anche un ratto che grufolava in un cumulo di monnezza. Ma che significa? Da dove arriva questa strana immagine? Bah.
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categoria:sogni, animali, nausea
mercoledì, 21 maggio 2008

PuskinL'abitudine è un surrogato della felicità.

Aleksandr Sergeevic Puskin

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categoria:abitudine
martedì, 20 maggio 2008
Punta Licosa
C'è del pesce, così mi aveva detto I. al telefono. Senza pensarci troppo e senza dirglielo, tornando casa, dopo una giornata piena piena di lavoro, ma pure divertente e gratificante, càpita ogni tanto, ho preso una bottiglia di vino. Bianco, se c'è del pesce a cena il bianco ci vuole, il bianco. E poi, con tutto 'sto bafuogno che mi ha oppresso, con un'allergia scatenata che manco 'o spray ce fa coccosa. Ma po' quanno chiove l'acqua te 'nfonne e va, tanto chest'aria s'adda cagnà. Ma quanno chiove? Ha piovuto di notte, capisco ora a guardare giù il cortile dalla finestra, la finestra sul cortile. Ha piovuto e ora c'è un bel vento di maggio, che immagino fresco e che arriccia le onde del Golfo di quel triangolo di paradiso che vedo dalla finestra (la finestra sull'azzurro). Evviva maggio. Torna maggio e torna ammore e pure il gonfalon selvaggio del lieto Folgòre. Sto facendo una gran confusione, ma è per confondervi. Apposta.
Non c'era il pesce, ma pollo al curry e riso basmati. Il bianco ci va bene lo stesso. E abbiamo mangiato in quattro, aggrappati al tavolino della cucina, senza stare nemmeno ad apparecchiare, come si fa la sera da noi: ma non siamo quasi mai tutt'e quattro. Le forchette, i piatti, i bicchieri e il Kràtos di Maffini, il bianco. Ci sono pochi bianchi che mi piacciono davvero. E forse maggio (torna maggio e torna ammore) è il mese ideale per il vino bianco. Poi con il caldo carcareànte di luglio e agosto trionfa la birra. C'era il pollo al curry e andava bene. Chiacchiere alleggerite dal vino. Ha bevuto anche A. Un poco. La bottiglia, a tre, subito finisce. Ed è finita.
Bevo Falanghina di solito. Quella che fanno a Cellole (Casertano domizio, quasi Lazio), alla falde del Massico. Ma ho scoperto questo Fiano cilentano da un paio d'anni. Forse meno. Lo produce Luigi Maffini di Castellabbate. Come indicazione geografica ha Paestum, che là sta. E il nome greco (il potente, ha subito tradotto mia figlia liceale) mescola tutto in una luce mediterranea e ruffiana, ai miei occhi.
Il Kràtos è legato, per me, sempre al luogo dove l'ho bevuto per la prima volta. A Punta Licosa. Incanto tra collina e mare, rocce e pini, sirene (Leucosia, la mia Partenope e Ligea che Ulisse incontrò, s'incantò e passò) e naufragi. E Punta Licosa m'è riappasa stamattina dopo una notte agitata da risvegli e sete (al pollo al curry ho aggiunto un po' di fette di capicollo). Però c'era maggio ad aspettarmi per regalarmi un raggio di sole che illumina le mie dita che, a coppia, battono sulla tastiera queste parole.

Playlist: "I've seen that Face before" (Grace Jones), "Lover man" (Billie Holiday), "Panama" (Ivano Fossati), "Venus" (Bananarama), "Occhi di ragazza" (Gianni Morandi: quante primavere che verranno sono già negli occhi tuoi) e "The Geese and the Ghost, pt. 1" (Anthony Phillips: se avrete la pazienza di ascoltarlo per tutti i suoi otto minuti e oltre).
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categoria:mare, piaceri, cucina, vino, napoletana
martedì, 20 maggio 2008

Hermann HesseLe cattive abitudini, una volta contratte, non si possono cambiare, come una camicia.

Hermann Hesse

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categoria:abitudine
lunedì, 19 maggio 2008

Roberto GervasoTemendo il peggio, l'uomo s'abitua al peggio.

Roberto Gervaso

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categoria:abitudine
domenica, 18 maggio 2008

Gesualdo BufalinoTale è la forza dell'abitudine che ci si abitua perfino a vivere.

Gesualdo Bufalino

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categoria:abitudine
sabato, 17 maggio 2008

MurphyNulla ha tanto bisogno di essere cambiato quanto le abitudini degli altri.

Arthur Bloch

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categoria:abitudine
venerdì, 16 maggio 2008

BalzacNessuno osa dire addio alle proprie abitudini. Più di un suicida s'è fermato sulle soglie della morte pensando al caffè dove andava a giocare tutte le sere la sua partita a domino.

Honoré de Balzac

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categoria:abitudine
giovedì, 15 maggio 2008

Emil CioranGli zingari, popolo autenticamente eletto, non portano la responsabilità di alcun evento e di alcuna istituzione. Essi hanno trionfato sulla terra per la loro attenzione di non fondarvi niente.

Emil Cioran

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categoria:cultura, civiltà
mercoledì, 14 maggio 2008
Toy per la mungitura dello schiavoIncuriosito dalla ricerca su Google che aveva portato qualche stravagante navigatore su questo blog, sono andato a vedere dove parlavo di "mungitura schiavo", una coppia di parole che mi faceva immaginare tecniche erotiche molto fetish. Quando ne avevo scritto? Non ricordavo. Così ho digitato la chiave di ricerca e ho scoperto che Google rimandava a un mio post in cui citavo Erodoto, un passo sulla mungitura delle cavalle da parte di schiavi degli sciti.
Però non mi sono fermato lì e ho aperto il primo indirizzo (il primo di oltre tremila) e sono arrivato qui.
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categoria:sesso, puttanate
mercoledì, 14 maggio 2008
La pazza di IttevillePrima che il commissario Maigret vincesse la sua battaglia letteraria e diventasse l'investigatore di Georges Simenon, il commissario per eccellenza, aveva un rivale, un giovane rivale, chiamato con una sigla, quasi fosse un precursore di James Bond. Si chiamava G.7. Un investigatore al quale il grande scrittore franco-belga dedicò qualche storia. Ora l'Adelphi ha tradotto un racconto "La pazza di Itteville". Una sessantina di pagine rapide rapide per riconciliarsi con la letteratura. Il testo, a suo tempo, nel 1931 (Simenon aveva appena 28 anni), inaugurava una collana di libri illustrati. Il testo era accompagnato da foto. Ma la serie si fermò al primo volume, che rimase quindi unico. Poco male, lo scrittore stava già trionfando con Maigret che l'avrebbe accompagnato per quarant'anni.
La storia? E' un piccolo gioiello a incastro. C'è una giovane donna bionda che non sta bene di testa (la pazza) e un medico tutto d'un pezzo. E ci sono dei cadaveri che vengono scambiati o che scompaiono. Una notte d'aprile buia e tempestosa a una cinquantina di chilometri da Parigi. Gendarmi, immensi campi di grano, fango, spaventapasseri. E un ricattatore venuto dall'est. Vi ho detto troppo.
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categoria:libri
mercoledì, 14 maggio 2008

Oscar WildeOggi dovrei andare a trovare il mio dottore, ma non ne ho voglia, perché non mi sento molto bene. Ho voglia di vedere i dottori solo quando sono in perfetta salute; in quel caso ti sono di conforto, ma quando stai male sono assolutamente deprimenti.

Oscar Wilde

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categoria:salute
martedì, 13 maggio 2008

Ezra PoundLa salute uccide un'infinità di bacilli.

Ezra Pound

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categoria:salute
lunedì, 12 maggio 2008

JungMostratemi un uomo sano e ve lo curerò.

Carl Gustav Jung

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categoria:salute, psicanalisi
domenica, 11 maggio 2008

Sosa

Roberto Carlos Sosa ha giocato la sua ultima partita con il Napoli. Grande festa al San Paolo. Doppia festa perché gli azzurri hanno castigato il Milan per 3-1. Una goduria incredibile. Peccato per una nota stonata, una macchia nera: la maglietta che Sosa "El Pampa" ha indossato durante il giro a bordo campo per ringraziare i tifosi. "Onore ai diffidati" c'era scritto. I diffidati sono gli ultrà condannati a non frequentare lo stadio. La peggio feccia acchiappata con il coltello e la mazza in mano. Si può anche capire che nel bordello della festa, l'argentino non si sia accorto di cosa fosse scritto sulla maglietta che qualche sconsiderato gli passava. L'ha infilata innocentemente. Ma chi era accanto a lui, dirigenti e compagni di squadra, non l'hanno visto? Non l'hanno avvertito? Non hanno provveduto con prontezza a togliergliela? Perché?

E' un episodio grave, che già vedo minimizzato dai tifosi e dalla stampa sportiva. E' questo che fa male, molto male al calcio, questa tolleranza che strizza l'occhio e fa finta di niente, che mette tra parentesi quello che non piace, che sorride come di fronte a una presunta monelleria, che dice non roviniamo la festa. La festa è già rovinata.

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categoria:puttanate, stupidità
domenica, 11 maggio 2008

Cormac McCarthyIl desiderio che alligna nel vostro cuore è di sentir raccontare di qualche mistero. Il mistero è che non c'è nessun mistero.

Cormac McCarthy

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categoria:mistero
sabato, 10 maggio 2008
Città e dintrniGiovedì mattina ascoltavo la radio in macchina. L'ascolto solo in macchina. Ricordo ancora il luogo, scendevo la rampa che immette nella bretella per l'autostrada, ero in pratica a San Giovanni a Teduccio, uscivo dalla città, quando la radio ha detto che nella notte era morto Luigi Malerba. E no, e no, mi sono detto. Non vedevo e sentivo Malerba da molti anni. L'ho conosciuto mentre andavano nelle Langhe. Eravamo seduti accanto nel pulmann. Gli fui simpatico a prima vista, perché uscì dal guscio della sua ritrosia protettiva e chiacchierammo. Da allora c'eravamo sentiti molte altre volte. Lui mi spediva i suoi romanzi con la dedica. Un giorno andai a casa sua, vicino piazza Navona, gli portai un volume-strenna con la biografia di Vincenzo Gemito scritta da Salvatore Di Giacomo. Chissà se l'ha mai letta.
E no, e no, mi sono detto, quando ho sentito la notizia alla radio, continuando a guidare. Proprio adesso. Non è che c'è un momento sbagliato per morire (o giusto, come per Cotenna di Bufalo nel "Piccolo grande uomo"). Malerba aveva 81 anni. Non ci sentivamo, ma i suoi libri continuavano ad arrivarmi. Lui si ricordava ancora di me, evidentemente. Proprio adesso, proprio adesso che stavo leggendo un suo libro, "Città e dintorni" (Mondadori) che Malerba aveva pubblicato sette anni fa, raccogliendo alcuni scritti di viaggio, di geografia e di "ambiente", usciti via via su quotidiani, settimanali, mensili e altrove. Ho letto tanti libri di Malerba e tanti altri ne ho ancora, che voglio leggere.
Avevo messo mano a "Città e dintorni", che stava tra le letture urgenti da sette anni, appunto (potete immaginare, quindi, quanto siano affollate le mie urgenze; del resto non dico), perché è da un po' che mi arrovello sul modo di raccontare luoghi e viaggi. Ne ho altri nella lista delle urgenze. Ci vorranno decenni.
Giovedì mattina avevo letto solo una cinquantina di pagine. Mi sono affrettato a finirlo, per un omaggio a Malerba. E i suoi resoconti hanno avuto un'altra sfumatura, una sfumatura triste. E' un libro che paga il prezzo della sua eterogeneità. Parla di Roma, dell'Umbria, della Grecia, del Nordamerica, di Parigi, di Marsiglia, di Berlino, della Scandinavia e di altre città e dintorni. Sono testi venati di malinconia per la devastazione dell'arte (soprattutto di quella medievale che lui amava tanto) e di un'inesauribile curiosità verso il mondo che da secoli si è ristretto e lascia ormai spazi residui all'avventura.
Talvolta questi scritti nascono come recensione di opere contemporanee o da qualche rilettura di un classico (fosse anche Pausania o i mirabili narratori delle "Navigazioni" di Ramusio). Da essi Malerba sa trarre spunti e visioni originali e anche divertenti. Io sono stato colpito dai resoconti dalle città greche dell'Asia Minore, dalla New York dei ponti arrugginiti, dal ghetto nero di Chicago, dalla California in preda alla paura dell'Aids e dei barboni. Sono in gran parte testi pubblicati negli anni Novanta, ma non hanno perduto la loro freschezza, semmai hanno acquistato una prospettiva diacronica che li rendono quasi racconti.
La scrittura di Malerba è acuminata. E' sempre stato un giocoliere della parola, ma in questi testi, dove prevale la necessità della comunicazione, le descrizioni e i ragionamenti sono spesso conclusi con uno scatto di irrrealtà e un umorismo paradossale. "Bisogna essere comprensivi con i turisti" scrive parlando delle orde becere e ricche che invadono Roma. "Ho visto turisti americani visitare la Galleria Borghese e fermarsi ammirati davanti a un famoso quadro di Caravaggio avendo sul naso gli occhiali neri da sole. L'arte del Caravaggio non ne ha sofferto: i turisti passano e l'arte resta". E, altrove, dopo aver raccontato l'ambizione scatenata di Vancouver, sulla costa pacifica del Canada, di acquistare un'allure e una dimensione newyorchesi, con i suoi grattacieli che lasciano indifferenti gli straniti e sparuti discendenti dei pellerossa, conclude: "Vancouver è soltanto un nome. La città di Vancouver non esiste, io lo so perché ci sono stato".
Ci mancherà il tuo occhio e il tuo alfabeto della resistenza.
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categoria:libri, addii
sabato, 10 maggio 2008
Prestigiacomo e CarfagnaIl caustico professor Giovanni Sartori ingarra il problema. Si domanda, alla fine di questo articolo, ma Silvio Berlusconi affiderebbe le proprie aziende ai ministri del governo che ha messo insieme per gestire in cinque anni l'Azienda Italia? E ha taciuto della sexy Mara Carfagna, bacchettando solo la sopravvalutata Stefania Prestigiacomo che ha, secondo me, un tono di voce ancora più molesto di quello di Rosa Russo Iervolino.
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categoria:politica
sabato, 10 maggio 2008

goetheI misteri non sono ancora miracoli.

Johann Wolfgang Goethe

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categoria:mistero
venerdì, 09 maggio 2008
NunziatellaPoco fa, era già sera, risalendo via Morelli ho sentito in lontananza le note di una tromba, alle mie spalle. Mi sono girato un po' attorno, senza fermarmi. La strada era tranquilla, poche auto. All'imbocco del mio vicolo, davanti alla Feltrinelli, c'era poca gente. Girando verso casa, ho risentito la tromba e ho visto. Ho visto la finestra da dove venivano le note lanciate nella sera napoletana: da una finestra illuminata e aperta della Nunziatella, spalancata sul mare che da lassù doveva essere un massa mobile, ormai blu tenebroso, solcata da poche scie e punteggiata dalle rare luci dei gozzi che pescano nel golfo delle sirene. Quel palazzo rosso, che corona il becco di Pizzofalcone, incombe sulla mia casa, lo vedo dai miei balconi. Mi fa compagnia e mi fa sognare le sue mille vite. Le vite di ragazzi che si sono succedute lungo i secoli. Regole militari, grandi stanze, studi e sciabole, gavettoni e nonnismo, dolori e sogni, divise e berretti, letti da rifare e attenti-riposo.  La gioventù dorata del Sud è passata per quei corridoi.
E poco fa, la tromba, sfuggita al rispetto del silenzio, lanciava la sua musica magra e potente alla città che tornava a casa o si preparava a vivere il lato oscuro della luna.
Ho comprato una bottiglia di vino rosso, sud-tirolese.
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categoria:napoletana
venerdì, 09 maggio 2008

Emil CioranMistero - parola di cui ci serviamo per ingannare gli altri, per convincerli che siamo più profondi di loro.

Emil Cioran

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categoria:mistero
giovedì, 08 maggio 2008

Devo a Bukaniere e a Ross il reingresso nella hit parade degli animali ritrovati dell'onisco, di cui ignoravo il nome. Da bambino ne ho catturati tanti. Ora sfruculiando la Rete ho trovato subito immagini e testi (pochi e sintetici), come questo che (per i pigri) riporto, comunque.

L’onisco è un animale che appartiene al tipo degli Artropodi, alla classe dei  Crostacei ed all’ordine degli Isopodi. Gli Artropodi sono invertebrati con arti articolati. Nell’ambito degli Artropodi i Crostacei si distinguono perché possiedono il dermatoscheletro (strato esterno del corpo costituito da chitina) particolarmente resistente che spesso è ricoperto di calcare (carapace). Questa è un’ottima tattica contro i nemici perché, formando una pallina liscia e dura, è difficile colpirlo e le parti delicate, come le zampe, le antenne e il ventre, sono riparate perfettamente. Questa stessa tattica serve anche per difendersi da un nemico invisibile: la siccità. I porcellini di terra infatti, anche se vivono sulla terra, sono dei crostacei e come tali amanti dell’acqua. Arrotolandosi su se stessi limitano la traspirazione e il prosciugamento del corpo.
Un altro curioso comportamento che dipende dalla siccità deriva dal fatto che essi fuggono dalla luce quando l’ambiente è umido, mentre vengono attirati da questa quando è secco. Perciò, quando il loro rifugio sotterraneo si asciuga troppo, emergono perché attratti dalla luce e vagano fino a che, trovato un nuovo ambiente umido, tornano ad essere amanti del buio e così sprofondano nel nuovo nascondiglio.
L’onisco viene inoltre definito “fossile vivente” in quanto  è un animale che ha mantenuto le caratteristiche morfologiche che avevano i suoi antenati vissuti milioni di anni fa. Infatti le prime tracce di onischi terrestri fossili risalgono all’Eocene (circa 50 milioni di anni fa) e sono state reperite nell’ambra, resina fossile di una conifera che viveva in un’area oggi nei pressi delle sponde del Mar Baltico.

Posso solo aggiugere che ha un nome molto bello, esotico, sembra latino-americano. Forse per questo io, da bambino, l'associavo, per la capacità di chiudersi a palla, a un armadillo.

Comunque eccolo:

Onisco

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categoria:animali
giovedì, 08 maggio 2008

MurphyNel migliore dei casi uno regala quello che gli piacerebbe per sé, ma di qualità lievemente inferiore.

Arthur Bloch

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categoria:piaceri, amicizia, consumismo, lusso
mercoledì, 07 maggio 2008
Ho cercato nei dizionari di napoletano che ho a casa (pochi in verità, perché in queste cose vado a memoria), ma non ho trovata la rìscula (o rìscola), che altro non è che il lombrico. Animale, come le povere lucertole, vittima dei giochi dei bambini nelle campagne giuglianesi dove venivo su da malandrino eseniniano. 'A rìscula era una vittima inerte, un po' fessa, ma interessante assai. Bastava infilare le mani nella ricca terra grassa e prima o poi se ne trovavano a gruppi.Oppure i lombrichi si annidavano sotto qualche sasso umido e fresco. 'A riscula era viscida, spesso, non aveva né capo né coda, somigliava al sesso di noi bambini, ma ovviamente più lungo e secco. E non a caso 'a rìscula era un modo da parte degli adulti o dei compagni più grandi per sminuire scherzosamente i nostri piscitielli imberbi. "Ma che tieni? Na rìscula, E cacciala 'sta rìscula, facce vede' si ì crisciuta". 'A riscula.
Ma il lombrico vero e proprio era misterioso, perché se lo facevamo a pezzi non moriva, riscresceva, come le code delle lucertole, si diceva, anche se io non ho mai visto una lucertola con la coda ricresciuta. Sapevamo anche che poteva riprodursi da solo che era, come avremmo imparato in seguito, ermafrodito. Ma di un ermafroditismo imperfetto, perché ha bisogno di un compagno per generare lombrichini.

Anche Wikipedia è laconica sui lombrichi. Ecco cosa scrive:

Il lombrico è un anellide appartenente alla sottoclasse oligochaeta.

I lombrichi strisciano nel terreno, inghiottendo il terriccio e digerendone le componenti organiche. Per questa ragione svolgono un ruolo molto importante nell'aerazione dei terreni e nella formazione dell'humus. Sul lato superiore del canale digerente è presente una doccia, detta tiflosole, che permette un miglior rimescolamento del terriccio e fornisce una superficie maggiore per l'assorbimento delle sostanze nutritive.

I lombrichi sono ermafroditi insufficienti. Gli apparati riproduttori maschili e femminili si trovano in segmenti diversi. Un ispessimento detto clitello, ricco di ghiandole mucipare, permette l’adesione dei due individui, che si accoppiano disponendosi in versi opposti. Possono riprodursi asessualmente rigenerando le parti mancanati nel caso in cui il corpo venga spezzato in varie parti. Se sufficientemente grande dai metameri possono ricrescere tutti gli organi vitali.

Ora chissà se ce ne saranno ancora di rìscuole nella terra avvelenata dalla monnezza. Digeriscono anche quella? Speriamo di sì. Per salvare il mondo può bastare un lombrico, nu pescetiello 'e criaturo.

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categoria:animali, memoria, sesso, napoletana
mercoledì, 07 maggio 2008

Oscar WildeE la gente che vive nel mondo dell'azione non capisce che esiste un altro mondo in cui vivono coloro che non sono liberi: un mondo in cui non accadono altro che emozioni, e nel quale pertanto le emozioni hanno un potere, una proporzione, una permanenza tale da superare ogni possibilità di descrizione.

Oscar Wilde

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categoria:emozioni
martedì, 06 maggio 2008

Ezra PoundSolo l'emozione resiste.

Ezra Pound

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categoria:emozioni
lunedì, 05 maggio 2008

NothombÈ un luogo comune credere che intelligenza ed emozione siano in contrasto. L'intelligenza commuove, siamo d'accordo. Allora, perché l'emozione non dovrebbe essere una risorsa dell'intelligenza?

Amélie Nothomb

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categoria:emozioni
domenica, 04 maggio 2008

VauvenarguesPochi sono i mali senza rimedio: fa più vittime la disperazione che la speranza.

Luc de Clapiers de Vauvenargues

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sabato, 03 maggio 2008

Stanislaw Jerzy LecNon abbandonarti mai alla disperazione - non mantiene le promesse.

Stanislaw Jerzy Lec

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categoria:dolore
venerdì, 02 maggio 2008
Un affare di StatoAttorno al caso Moro è cresciuta negli anni una pubblicistica e una bibliografia enorme. In trent'anni era inevitabile. S'è scritto e s'è girato di tutto e di più. Alle scadenze rituali degli anniversari a cifra tonda, libri, documentari, memorie e film si moltiplicano. Esistono diverse scuole di pensiero sul sequestro e l'assassinio del presidente della Democrazia Cristiana. Ai due estremi ci sono quella minimalista e quella complottista. In mezzo c'è una miriade di varianti. I minimalisti sostengono che si conosce quasi tutto, se non tutto tutto, di quei 55 giorni che segnarono la crisi politica più forte del Dopoguerra. Si tratterebbe di un caso politico-militare. Le Brigate Rosse agirono per conto proprio e il sequestro s'inserisce in uno scontro sociale in atto da un decennio. E' una tesi sostenuta innanzitutto da Mario Moretti, il capo del gruppo terroristico, che guidò il rapimento, condusse gli interrogatori e alla fine uccise, insieme a Germano Maccari, Aldo Moro. Lo sostiene nel libro-intervista realizzato con Rossana Rossanda e Carla Mosca. Le Br, come ha sintetizzato con una bella immagine proprio la Rossanda, fanno parte dell'album di famiglia della sinistra italiana (e io aggiungerei europea). Quella minimalista è, in genere, la linea di chi in quegli anni militava nella sinistra extraparlamentare. Gente che conosceva i meccanismi mentali e le analisi politiche aberranti delle Br, che ha sfiorato il fiancheggiamento o frequentava gente che nelle Br c'è finita davvero.
I complottisti, invece, sono più numerosi e nelle posizioni estreme sostengono di tutto e di più. L'esempio più clamoroso è il film "Piazza delle cinque lune" che ipotizza un complotto nel quale mancano solo i marziani. A sostenere questa posizione, con innumerevoli sfumature, ci sono molti militanti del Pci (per i quali le Br hanno distrutto la solidarietà nazionale, prodromo del compromesso storico: gente al soldo degli americani per evitare che il Pci entrasse nelle stanze del potere), una fetta dell'ex-Dc, una parte della famiglia e addirittura alcuni brigatisti del gruppo storico, come Alberto Franceschini, che in quei giorni però era in carcere e poco sa di quanto realmente accadde, molti che in quegli anni credevano realmente nella rivoluzione e vedevano i terroristi come degli alieni, degli infiltrati che avevano il compito di distruggere il movimento. Tra i complottisti vanno annoverati soprattutto tutto coloro (e sono una vasta genìa) per i quali la realtà è solo un velo che nasconde sempre dei misteri, coloro che pensano che ci stanno sempre facendo fessi. Sono tantissimi i complottisti, sono quelli che pensano che lady Diana sia stata uccisa dai servizi segreti britannici, perché morire in un semplice incidente stradale era troppo banale per la principessa del gossip, quelli che sostengono che Mozart sia stato avvelenato dall'invidioso Salieri, che le Torri Gemelle le ha fatto crollare Bush per scatenare una guerra contro Saddam, che Gesù non è morto sulla Croce e ha figliato come nel bestseller di Dan Brown, che, insomma, la verità stia sempre altrove, un altrove che non siamo in grado di conoscere. Insomma quelli.
"Un affare di Stato" di Andrea Colombo (Cairo editore) va ascritto alla tendenza minimalista. Colombo per anni è stato il notista politico de "il Manifesto". Ora scrive su "Liberazione". E' un libro documentato, ma tutto focalizzato sui aspetti politici della vicenda: i contrasti tra la linea della fermezza e quella della trattativa, l'analisi delle lettere di Moro dalla prigione del popolo, il retroterra ideologico delle Brigate Rosse. E' un testo freddo, a tratti anche un po' noioso, sicuramente prolisso per chi conosce quegli anni e ha letto altri libri, ma efficace per chi vuole farsi un'idea generale e, soprattutto, ripeto, politica. Ed è necessario per tanti. Proprio ieri in Rete c'era un video girato tra gli studenti liceali che ignoravano chi fosse Moro. Per qualcuno era un pittore.
Colombo en passant sfata molte leggende metropolitane, come quella secondo cui il covo di via Gradoli era stato fatto scoprire volontariamente da non si sa chi. Una tesi che si basa su un elemento, ormai smentito da oltre dieci anni, ovvero che la cornetta della doccia del bagno fosse stata messa in modo da creare una perdita d'acqua volontaria (chi conosce l'episodio sa di cosa parlo). Ci sono video e foto che dimostrano che non è così. Eppure su dettagli del genere si costruiscono castelli di ipotesi che tengono banco da sempre e tornano a inquinare le ricostruzioni serie. Per esempio per anni si è discusso del quarto uomo della casa dove era tenuto prigioniero Moro. Si è ipotizzato un grande vecchio. Poi s'è scoperto che era un brigatista minore, di cui gli altri terroristi non facevano il nome perché era latitante e non volevano che fosse arrestato: era Maccari, poi arrestato e morto in carcere nel 2001. E' vero che talvolta i brigatisti omettono o non parlano. Cosa nascondono? Probabilmente coprono compagni in libertà, banalmente. Sulla storia del falso comunicato del 18 aprile, quello che annunciava l'esecuzione della sentenza e spediva carabinieri e poliziotti nel lago della Duchessa s'è detto di tutto. Ma da anni è noto che fu fabbricato da alcuni delinquenti comuni per incassare un riscatto che il Vaticano (e altri) avevano messo assieme per liberare Moro. Per non dire della famosa seduta spiritica, alla quale avrebbe partecipato anche Romano Prodi (allora non ancora sceso nell'agone politico) e dove fu fatto il nome di Gradoli, interprato come la cittadina laziale e non la strada dove effettivamente c'era un covo brigatista. Colombo spiega che la tesi spiritista, sostenuta ancora oggi con forza da molti, sia stata una necessaria bugia per coprire una fonte importante che aveva rivelato l'esistenza del covo (dove vivevano Moretti e la Balzerani). Che poi le forze dell'ordine erano peggio del gruppo Tnt di Alan Ford è un altro discorso. Misero a soqquadro un tranquillo paesino, invece di sfogliare lo stradario di Roma, come fece invece la moglie di Moro, alla quale i solerti investigatori avevano detto che la strada non esisteva. Insomma ci sono storie di tutti i tipi fiorite attorno al caso Moro. Colombo se smonta parecchie. Però il suo racconto non piglia. E forse questa una spiegazione del successo delle tendenze complottiste. Il mistero è più accattivante. La verità meno.
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categoria:politica, libri, storia
venerdì, 02 maggio 2008

Thomas BernhardEsistere, in sostanza, non significa nient'altro che questo: essere disperati.

Thomas Bernhard

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categoria:dolore
giovedì, 01 maggio 2008

AudenQui lo spirito disperato
Pensa alla propria fine in terza persona,
Un granello che scende
Alle frivole dimore dove le balene si concedono
I loro mastodontici spassi.

Wystan Hugo Auden

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categoria:poesia, dolore