Si può essere più furbi di un altro, ma non più furbi di tutti gli altri.
François de La Rochefoufauld
Si può essere più furbi di un altro, ma non più furbi di tutti gli altri.
François de La Rochefoufauld
L'astuto è un uomo intelligente che ha paura d'essere un imbecille.
Ugo Ojetti
Un lancio dell'Ansa.
NAPOLI, 28 APRILE - L'assessore alla Formazione della Regione Campania, Corrado Gabriele (Prc), da qualche giorno in visita in Palestina, lancia l'allarme sulla situazione igienico-sanitaria che si registra nella striscia di Gaza. «Da circa una settimana l'erogazione della corrente elettrica nella striscia di Gaza è stata ridotta del 70%. L'energia arriva a giorni alterni nelle zone provocando la chiusura di ospedali e bloccando l'approvvigionamento dei beni di prima necessità», denuncia Gabriele. Per l'assessore Gabriele sono preoccupanti anche gli effetti della mancata raccolta dei rifiuti solidi urbani, bloccata ormai da circa un mese. «Appare più che evidente che in queste condizioni di palese assedio militare - dice Gabriele - e di totale disumanità sia difficile costruire una grammatica di pace fra i due popoli».
Avete letto bene. Un assessore campano si preoccupa della raccolta dei rifiuti nella striscia di Gaza. E lancia l'allarme: "Non li raccolgono da un mese". Scusi, assessore, una domanda: ma da quando non li raccolgono a Quarto, a Pozzuoli, a San Giorgio a Cremano, in numerosi paesi della sua regione e in alcuni quartieri di Napoli? Da quando? E poi ci meravigliamo che il Popolo della Libertà conquista persino Roma. Questi sono fuori di testa. Sono teste di Gaza.
Il vero modo per farsi ingannare è credersi più furbi degli altri.
François de La Rochefoucauld
E' caratteristico della sfrontatezza riuscire divertente sul momento, ma, quando sia riferita, apparire offensiva e urtante.
Johann Wolfgang Goethe
Il disordine si espande fino a occupare tutto lo spazio disponibile.
Arthur Bloch
La carità crea una moltitudine di peccati.
Oscar Wilde
Si devono sopprimere i mendicanti: perché dare loro qualcosa manda in collera, e manda in collera non dar loro nulla.
Friedrich Nietzsche
E da quel punto in poi sentimmo sotto di noi svolgersi il sentimento, largo e intento, ad una tutta sua meditazione, noncurante che sopra la sua pelle si ballasse. E lo scandaglio calava dalle prore poi ritornava su, chiedendosi: perché perché ritorno? Tornare per raccontare il furore e il gelo. E gli diceva torna, abbiamo un solo limite: l'amore che ci divide, come la ragione, perché con la ragione si sopravvive a tutto. E i sogni si allontanano come i cavalli scossi, caduti i sognatori, bocconi tra le fragole. L'amore colloquiale e lei continua a dirsi: si sopravvive a tutto per innamorarsi. Sterminandola l'Invincibile Armata.
Mi apparisti vestita. Più che tu non lo fossi. Mi dicesti: sospira. La totale pienezza di te. E declinava di te, in te stessa, l'attività assoluta. Era una lotta contro la natura che è dimessa al vento, succube alla furia. Ma tu non soccombevi. Eri impennata sulla tua forma finita e creata. E la tua finitezza superavi. E il vero cominciava, certo imbruniva. Perdonare la vista e scoprire le gambe. Per distinguere meglio.
Son lenti affluenti i suoi pianti a dirotto. Che s'inclina e che sbrina via. Come piove controsole. Chi ne parlò, certo che ne parlò. L'ha sempre saputo e l'ha sempre ignorato, per il doppio del gioco l'ha molto multiplicato. C'è un centro sopra il ponte. Le dita si sfioreranno. Come ondeggia, come ondeggia, come ondeggia.
Le quattro meno un quarto della notte, il sonno se n'è andato all'improvviso, si ferma il borbottio delle guanciotte. Seduta in mezzo al letto lei promette cosa non farà più. Cosa farà di meno, con leggero margine d'incerto? Sono come le amarezze. Pesi falsi senza pietà. Non sa se più e meno. Nel rispetto timido che ha di sè. Con un cordiale e umile sospiro. Non si resiste più e non è più questione tra il giulivo e triste. Con un prudente margine d'incerto. Le tre e quarantacinque della notte. Nella notte sonno sperso. Con che garbo, con che umile sospiro. Cosa farà di nuovo? Cosa farà di meno?
Il mendicante a cui stai per fare la limosina ha cinque milioni di depositi in banca.
Mino Maccari
Ci sono delle persone che per tutta la loro vita serbano rancore a un mendicante perché non gli hanno dato niente.
Karl Kraus
Sei caritatatevole, certo, quando tu doni: ma mentre doni, gira il tuo capo in modo che tu non veda l'imbarazzo di colui che riceve.
Gibran K. Gibran
E' considerato un libro minore di Primo Levi, ma "Storie naturali" (edito nel 1967 da Einaudi) è stato una felice scoperta. E' una raccolta di quindici racconti. Levi lo pubblicò con uno pseudonimo, Damiano Malabaila, perché lo riteneva un esperimento. Fino ad allora aveva scritto solo due libri (e che libri) catalogati come memorialistica e temeva di disorientare il lettore, affrontando la letteratura vera e propria. Fu un gesto di pudore, perché nella quarta di copertina offriva tutti gli elementi che lo identificassero.
Le storie sono naturali perché usano la biologia, la chimica e la fisica per affrontare questioni di etica, metafisica e filosofia in genere. Ma c'è anche un bel po' di fantascienza. Cinque racconti hanno per protagonista Simpson, venditore in Italia di tecnologia d'avanguardia per conto della Natca di Fort Kiddiwance. Sono racconti degni, se non migliori, di quelli di Philip Dick. Levi li sparge a caso tra gli altri, cosicché quando si incontra Simpson sembra di ritrovare un amico. Simpson vende macchine per produrre automaticamente poesie di ogni stile, altre che clonano documenti, ma vengono usate per replicare anche persone. In "Trattamento di quiescenza" propone un casco che oggi definiremmo per la realtà virtuale e che anticipa quello del film "Strange days". Altrove impara il linguaggio di api, libellule e formiche e assolda gli insetti come propri operai.
Ci sono altre storie (alcune in forma teatrale) sui centuari, su strani esperimenti, sull'ibernazione, e sulla creazione dell'uomo. Sono tutti ironici e molti anche grotteschi. Primo Levi dimostra mantiene una freddezza narrativa e un'asetticità di stile che ricorda il migliore Calvino. A questo punto vado avanti con i suoi libri, tanto ho con me i due volumi delle "Opere", curate da Marco Belpoliti. Oltre tremila pagine, in tutto.
Il video è banalmente didascalico, ma non ho trovato di meglio su YouTube. "Stanze come questa" la più bella canzone-anti-canzone di Lucio Battisti e Pasquale Panella. La canzone.
Alzati che passa la canzone intellettuale, ehm. Puoi anche solo muoverti sulla sedia. Perché il posto è qui, è qui quel lavorio dell'erba simile al pensiero.
La carità sarebbe perfetta se non suscitasse soddisfazione in chi la pratica.
Carlos Drummond de Andrade
Se le elemosine venissero date solo per compassione, i mendicanti sarebbero tutti quanti morti di fame.
Friedrich Nietzsche
Un uomo è la somma delle sue cose, anche se alcuni fortunati sono la somma di un'assenza di cose.
Bruce Chatwin
Marx non riuscì a rendersi conto sufficientemente della differenza radicale tra la proprietà e il capitale: proprietà un possesso, capitale un diritto sul lavoro degli altri, spesso selvaggiamente esecutorio.
Ezra Pound
Tutte le civiltà sono per loro stessa natura "orientate verso le cose", e il principale problema della loro stabilità consiste nell'escogitare nuove equazioni fra l'impulso di ammassare cose e l'impulso di sbarazzarsene.
Bruce Chatwin
M. è stato un mio amico di vagabondaggi in autostop quando eravamo giovani e gli squattrinati potevano girare l'Italia e l'Europa con poche lire in tasca e panini da ingollare e birre per neutralizzare il sudore, la polvere e i gas di scarico. M. è rimasto un mio amico, anche se non ci vediamo mai, anche se negli ultimi vent'anni ci saremmo incontrati tre o quattro volte. M. ed io avevamo vent'anni e vent'anni sembran pochi, poi ti volti a guardarli e non li trovi più, come faceva una canzone che allora credevamo non ci riguardasse, ma già ci immalinconiva. E oggi la mia malinconia è grande.
E' grande perché mi ha telefonato V., un altro mio amico. Come M. e me è di Giugliano, uno dei vertici del triangolo della morte e dei veleni. V. mi ha parlato delle elezioni, soprattutto delle Comunali per le quali anche s'è votato a Giugliano. Lui, V., s'è candidato con la Sinistra Arcobaleno. Mi ha chiamato perché voleva sfogare la sua amerezza, prima che cominciasse lo spoglio che avrebbe strozzato i suoi sogni. Anche con lui non mi vedo che una volta ogni tre o quattro anni. Ma mi tempesta di mail sulla nostra Giugliano devastata, sulla comune battaglia contro chi ha distrutto la mia e la sua terra, la nostra terra. E ora V. paventa distruzioni ancora più gravi e profonde. Non lo chiamano veleno.
Ma è veleno. Prima di riattaccare V. mi ha detto, en passant, che M. era stato ricoverato in ospedale perché gli devono asportare un rene. Come, M.? Ma se è sempre stato l'immagine della salute? M., quando passavamo le nostre estati da fricchettoni tra l'autostrada e il West, aveva un look alla Neil Young. M. ha gli occhi come David Bowie, di due colori diversi, e faceva molta più acchiappanza di tutti noi in quegli anni on the road. Gli hanno trovato una brutta cisti a un rene. "E' la quinta persona che conosco alla quale tolgono un rene" ha aggiunto V. "Ecco quello che ci hanno fatto".
Solo per tre rispetti mi sembra che le masse meritino uno sguardo: innanzitutto come copie evanescenti dei grandi uomini, fatte su carta cattiva e con lastre logore, poi come ostacoli contro i grandi, e infine come strumenti dei grandi; per il resto, che se le prenda il diavolo e le statistiche!
Friedrich Nietzsche
La vera eloquenza consiste nel dire il necessario e soltanto il necessario.
François de La Rochefoucauld
A vergogna degli uomini, sta il fatto che le leggi del gioco sono le sole che siano dappertutto giuste, chiare, inviolabili ed osservate.
Voltaire
I bambini non giocano mai per distrarsi, ma per concentrarsi.
Fernando Savater
Gli uomini sono nati per giocare. Nient'altro. Tutti i bambini sanno che il gioco è più nobile del lavoro. Sanno anche che il valore o merito di un gioco non sta nel gioco stesso, ma piuttosto nel valore di ciò che è messo in gioco. I giochi d'azzardo richiedono una posta per avere senso. I giochi sportivi coinvolgono l'abilità e la forza dei contendenti, e l'umililiazione della sconfitta e l'orgoglio della vittoria sono di per sé una posta sufficiente poiché pertengono al valore degli antagonisti e li definiscono. Ma, sia questione d'azzardo o di valore, tutti i giochi aspirano alla condizione di guerra, perché in essa la posta inghiotte gioco, giocatore, tutto quanto.
Cormac McCarthy
Non si può esagerare un gioco; il gioco è già esagerato, è assurdo.
Giorgio Manganelli
Per "La tregua" vale lo stesso discorso di "Se questo è un uomo". Come si può aggiungere qualcosa di nuovo su opere che ormai si sono radicate nell'immaginario collettivo? Basta godersele, con tutti i pregi e le rare ingenuità. E' la forza del racconto quando racconta la vita. Come scrive lo stesso Levi nella prefazione del 1947 a "Se questo è un uomo", "mi pare superfluo aggiungere che nessuno dei fatti è inventato".
Forse dirò qualcosa di già ampiamente scritto, ma l'unica piccola riflessione che m'è venuta, sprofondando in questo viaggio doloroso e affamato, ma comunque picaresco e spesso anche allegro, è stato paragonarlo all'Odissea, mentre "Se questo è un uomo" è un'lliade delle atrocità, con un doppio assedio, quello delle guardie naziste e dei kapò e quella delle coscienze, più feroce di tutto. Il Levi della "Tregua" è comunque un narratore rassenerato che può doversi la libertà dei grandi spazi, del viaggio in terre sconosciute, che brama il ritorno, ma sa mettere in scena personaggi forti e indimenticabili, come l'amico romano Cesare, che sembra un Ulisse in sedicesimo, o il greco di Salonicco, Mordo Nahum. A lui è affidata la chiave di questo romanzo del ritorno alla libertà. E' lui che dice: "La guerra è sempre".
Un ragazzino non va mai a passeggio. Va nel bosco come brigante, cavaliere o indiano, scende al fiume come barcaiolo o pescatore o mugnaio e attraversa i campi a caccia di farfalle e di lucertole. La passeggiata è degna di un adulto che non sa mai cosa fare.
Hermann Hesse
Nessuna donna può sopportare un marito che gioca, a meno che non vinca.
Thomas Robert Dewar
Un'ora fa, alle undici e mezza, il mare di Napoli aveva gli scintillii del vento e i bagliori del cielo. Un ricamo che nessuna immagine può restituire nella sua verità elementare. E' il mare di aprile, fresco come un giovane che si avvia ai carcareànti pomeriggi d'agosto. E tanti ragazzi, che avevano fatto filone, erano sugli scogli di via Caracciolo a prendere il sole e a vestirsi di calore.
Non c'era musica più adatta che l'Introitus del Requiem di Mozart. E quella ha mandato l'iPod. Et lux perpetua luceat eis. Sembra un azzardo, ma Napoli è questa. E' la morte luminosa. Qui la fine non ha i colori tetri delle brume romantiche, non c'è nero, può mancare anche il rosso. Qui la morte è celeste. Ti colpisce nella luce terrestre per donarti quella eterna. La morte non è uguale dovunque. Qui è più atroce, più beffarda e forse più felice. E' un azzardo. Sempre.
Tanti anni fa, mia madre, in gita a Capri, fu portata alla Grotta Azzurra. Immersa in quella magia liquida ed evanescente, impalpabile e densa, seduta sulla punta della barca, si godeva il collaudato trucco del marinaio che con un colpo di remo crea una scia di stelline sulla superficie opaca e specchiante dell'acqua immobile. Si chiese, nella sua ritrovata ingenuità adolescente: "Ma si mo' carìmmo dint'all'acqua, iammo deritto deritto 'mparaviso?". La flemma del barcaiolo non ne fu intaccata: "Signò mantenìteve cchiù bona cu' 'e mane, pe' piacere".
Quando il gioco si fa duro, se ne vanno tutti.
Arthur Bloch

Il gioco è il modello ridotto dell'avventura.
Marc Augé
Ma non è la meta di tutte le nostre disperazioni, sciogliersi nel gioco?
Giorgio Manganelli
Le persone sono, per la maggior parte, altre persone. I loro pensieri sono opinioni di qualcun altro, le loro vite sono una parodia, le loro passioni sono citazioni.
Oscar Wilde
"Perché", replicò il sapiente, "bisogna pur citare, quello che non si capisce per niente, nella lingua che meno s'intende".
Voltaire
Una massima che abbia bisogno di essere spiegata non vale niente.
Luc de Clapiers de Vaunevargues
Ho incontrato un tale così ignorante che doveva inventarsi da solo le citazioni dei classici.
Stanislaw Jerzy Lec
L'aforisma non coincide mai con la verità: o è una mezza verità o una verità e mezza.
Karl Kraus
L'aforisma è una sorta di gemma, tanto più preziosa quanto più rara, e godibile solo in dosi minime.
Hermann Hesse
Gli incontri di Philip Roth con altri scrittori (raccolti in "Chiacchiere di bottega", Einaudi) sono sempre ricchi di spunti. La classe non è acqua. Ho appena finito di leggere l'introduzione alla conversazione con Ivan Klima, scrittore praghese che ha pagato a lungo la sua dissidenza, finendo spazzino per anni e anni, senza però che la sua straordinaria vitalità venisse intaccata. Qualcosa di suo è stato tradotto in Italia, ma non l'ho letto.
Di queste pagine introduttive mi ha colpito un episodio al quale ha assistito lo stesso Roth, nel novembre del 1989, quando la cortina di ferro dei paesi del blocco sovietico stava crollando rovinosamente. Lo scrittore americano a passeggio per le strade della capitale boema è colpito da gruppi di persone che, mentre vanno a fare la spesa o a lavorare, si fermano davanti alle vetrine dei negozi per ascoltare una trasmissione radio. Il programma non è altro che un discorso in ceco e Roth immagina, dal "ritmo a staccato del suo monologo, con attacchi, pause e salti di tono", che si tratti dell'esibizione di un comico. Perché la gente ride e l'allegria alla fine culmina in uno scroscio di applausi. Più avanti vede altra gente che assiste alla stessa esibizione ma in tv. E scopre che si tratta del segretario generale del Partito comunista ceco, Milos Jakes. E' la ripresa di un discorso fatto in ristretto circolo di esponenti del partito, filmato un mese prima di nascosto dallo staff della televisione ceca, in pratica un fuori onda. Ora era trasmesso in pubblico per far divertire i praghesi. "Ciò di cui ridevano" scrive Roth "era la dogmatica, arcigna retorica di partito, e il maldestro, primitivo ceco di Jakes - le frasi deplorabilmente aggrovigliate, i grotteschi strafalcioni, gli eufemismi, le scappatoie e le menzogne, il puro jerkish [è il nome di una lingua inventata dagli americani per la comunicazione tra esseri umani e scimpanzé e consta di 225 parole] che, solo qualche mese prima, aveva riempito così tante persone di vergogna e disgusto".
Conclude Roth: "Mentre osservavo la gente riprendere la strada sogghignando, pensai che questo dovrebbe essere lo scopo più alta della risata, la sua sacramentale ragion d'essere: seppellire di ridicolo la malvagità". Insomma, una risata vi seppellirà, come scrivevano i libertari dell'ala creativa del movimento del 77.
Con questo nome, "Politometro", pensavo che fosse un modo per misurare l'altezza di Antonio Polito. Sono un ingenuo, sotto sotto. Quando ho capito di che si trattava, ho resistito alla tentazione che in me provoca qualsiasi test, più cretino è più mi stuzzica. Mi sono detto: lo faccio, ma lo piazzo sul blog solo se non esce la solita posizione banale, a metà strada tra Bertinotti e Veltroni. Confesso che non ho barato. Ed essere più vicino a Boselli che a Uòlter mi rincuora. Anche se non voterò mai e poi mai i socialisti. Questa vicinanza, però, mi fa sentire più laico (anche se un tempo mi sarei sentito più laido, e neanche mi dispiacerebbe, oggi).
Che cosa posso aggiungere, dopo una bibliografia infinita, su "Se questo è un uomo" di Primo Levi (Einaudi), che è a giusta ragione diventato un classico contemporaneo, letto e riletto persino nelle scuole medie? Niente. E poco e niente vado a scrivere.
Quando uno scrittore diventa un classico non c'è più bisogno di leggerlo: basta citarlo.
Roberto Gervaso
Ah! Ecco la questione! Ecco la questione: "That is the question!", come leggevo recentemente sul giornale.
Gustave Flaubert