mercoledì, 30 aprile 2008

LaRochefoucauldSi può essere più furbi di un altro, ma non più furbi di tutti gli altri.

François de La Rochefoufauld

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martedì, 29 aprile 2008

Ugo OjettiL'astuto è un uomo intelligente che ha paura d'essere un imbecille.

Ugo Ojetti

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categoria:buonsenso
lunedì, 28 aprile 2008

Un lancio dell'Ansa.

NAPOLI, 28 APRILE - L'assessore alla Formazione della Regione Campania, Corrado Gabriele (Prc), da qualche giorno in visita in Palestina, lancia l'allarme sulla situazione igienico-sanitaria che si registra nella striscia di Gaza.  «Da circa una settimana l'erogazione della corrente elettrica nella striscia di Gaza è stata ridotta del 70%. L'energia arriva a giorni alterni nelle zone provocando la chiusura di ospedali e bloccando l'approvvigionamento dei beni di prima necessità», denuncia Gabriele.  Per l'assessore Gabriele sono preoccupanti anche gli effetti della mancata raccolta dei rifiuti solidi urbani, bloccata ormai da circa un mese.  «Appare più che evidente che in queste condizioni di palese assedio militare - dice Gabriele - e di totale disumanità sia difficile costruire una grammatica di pace fra i due popoli».

Avete letto bene. Un assessore campano si preoccupa della raccolta dei rifiuti nella striscia di Gaza. E lancia l'allarme: "Non li raccolgono da un mese". Scusi, assessore, una domanda: ma da quando non li raccolgono a Quarto, a Pozzuoli, a San Giorgio a Cremano, in numerosi paesi della sua regione e in alcuni quartieri di Napoli? Da quando? E poi ci meravigliamo che il Popolo della Libertà conquista persino Roma. Questi sono fuori di testa. Sono teste di Gaza.

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lunedì, 28 aprile 2008

LaRochefoucauldIl vero modo per farsi ingannare è credersi più furbi degli altri.

François de La Rochefoucauld

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domenica, 27 aprile 2008
Blu
Ci sono dei libri che vengono loro da te, che non vai a cercare. E che, una volta incontrati, s'impongono e si fanno leggere rapidamente, costringendo a mettere da parte altri impegni. Mi è accaduto così con "Blu" di Michel Pastoureau (edito da Ponte alle Grazie). E' un libro di storia molto originale. E' la storia di un colore, il blu, appunto. Pastoureau è uno storico del simbolismo in Occidente, insegna alla Ecole pratique des hautes études francese, per la precisione. Ha scritto altri libri sui colori, in generale, in questo (tra l'altro, pubblicato in Italia già sei anni fa con un'edizione illustrata) si concentra sul blu.
Pastoureau, di cui finora non sapevo nulla, fa parte, immagino, di quella genìa di storici francesi che hanno appreso dagli Annalisti la curiosità per quanto la storia ufficiale (almeno nella concezione, crociana e italiana, che se ne aveva fino a metà degli anni Cinquanta e che perdura nell'opinione comune). Leggere "Blu" è stata una bella avventura. Ho imparato molto su qualcosa che fa parte della nostra vita quotidiana, ma che trascuriamo. Innanzitutto che il blu non è sempre esistito (nella cultura e nella società occidentale). Cioé esisteva in natura, ma non era considerato un colore nell'abbigliamento e nell'arte, soprattutto. Per greci e romani il blu non faceva parte dello spettro dei colori. Per i romani era addirittura il colore dei barbari. Quindi era pure disprezzato. Quest'associazione cromatica nasceva dall'impossibilità nei paesi mediterranei di produrre il blu. Nei paesi nordici lo realizzavano con un'erba, il guado, ma non era di buona qualità e persistenza, opaco, sbiadito. In Oriente con le foglie di un'altra pianta realizzavano l'indaco (da India, ovviamente), ottimo ma costosissimo. I colori predominanti in Europa sono stati fino a gran parte del Medioevo, il rosso, il bianco e il nero. Con il primo a dominare e a fare da termine di confronto e di contrasto con gli altri.
La rivoluzione del blu nasce nel tardo Medioevo, in un modo che Pastoureau non sa spiegare completamente: le fonti, testi di tintori e altro, sono rare e lacunose, piene di simbolismi e regole tecniche e religiose. E' nei primi secoli del II millennio che il colore dei vestiti di Maria Vergine diventa, piano piano, ma con forza, proprio il blu. Diventerà anche il colore dei reali di Francia e da lì verrebbe l'ascesa irresistibile fino ai jeans, tanto da diventare il colore preferito degli adulti (fino ai dieci anni il più amato è il rosso) in Occidente, Spagna e America Latina a parte, dove si predilige il rosso. In Giappone gradiscono il bianco. In Africa i colori sono percepiti con caratteristiche molto complesse e non esclusivamente visive. I colori per un africano possono essere secchi o umidi, teneri o duri, lisci o rugosi, sordi o sonori, allegri o tristi, ma anche maschili o femminili, giovani o anziani, ricchi o poveri. E hanno un numero molto ampio di termini per definire il bruno.
Una bella botta al trionfo del blu la dà anche la Riforma protestante. Poi l'arrivo di erbe coloranti, a basso costo, dall'America farà il resto. Il blu diventà un colore pressocché universale nell'esercito, nella moda e anche nella poesia: indicherà sia la felicità (immagino con le sfumature più chiare) che la malinconia (si pensi al blues, la musica). Per gli anglosassoni, vedere nero si dice "in the blue", sebbene esista anche la "blue hour", l'ora passata al bar dopo l'ufficio, prima di rientrare a casa.
Pastoureau intreccia molte discipline, senza pedanteria: filologia, scienza, psicologia, economia, letteratura (notevole l'influsso della moda blu lanciata dal Werther di Goethe), simbologia, liturgia, linguistica, arte, sport. Per esempio la Nazionale francese di calcio è comunemente definita i "bleus". Pastoureau smonta anche la credenza secondo la quale l'uso dell'azzurro per tutte le Nazionali sportive italiane sia legato ai Savoia. Non c'è mai stato un legame tra la dinastia piemontese e questo colore, come invece si dice da sempre. Non esistono documenti scritti e araldici che lo provino. Secondo Pastoureau la scelta sarebbe stata casuale. E' un colore che si è imposto perché ritenuto fortunato, poiché si vinsero le prime partite con quella maglietta.
Le scoperte per il lettore sono davvero tante, tra le quali l'esistenza di un giallo di Napoli (antimoniato di piombo) che ignoravo. C'è anche un elogio del fiammingo Jan Vermeer ("non solo il più grande del suo secolo, ma forse anche il più grande di tutti i tempi"), il "pittore del blu", che mi ha spinto a sfruculiare un po' di cataloghi e siti: voglio saperne di più. Mi sarebbe piaciuta invece una maggiore distinzione tra blu, azzurro, celeste, colori che noi (almeno in Italia) percepiamo come afferenti a una stessa area cromatica, ma diversi anche simbolicamente. In "Blu" c'è una forte insistenza, ma è naturale, sulla Francia, con un capitolo sulla bandiera. La nascita del tricolore blu-bianco-rosso è davvero interessante, sebbene, come accade spesso per simboli molto potenti, è controversa e si perde nella leggenda, ma questo rafforza proprio la sua natura simbolica.

Ovviamente da leggere ascoltando "Nel blu dipinto di blu" di Domenico Modugno, che Pastoureau non cita, credo per dimenticanza e non per sciovinismo.
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categoria:libri, arte, storia, scienza, colori, cristianesimo, civiltà
domenica, 27 aprile 2008

goetheE' caratteristico della sfrontatezza riuscire divertente sul momento, ma, quando sia riferita, apparire offensiva e urtante.

Johann Wolfgang Goethe

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categoria:carattere
sabato, 26 aprile 2008

MurphyIl disordine si espande fino a occupare tutto lo spazio disponibile.

Arthur Bloch

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categoria:caso
venerdì, 25 aprile 2008

Oscar WildeLa carità crea una moltitudine di peccati.

Oscar Wilde

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categoria:ricchezza
giovedì, 24 aprile 2008

NietzscheSi devono sopprimere i mendicanti: perché dare loro qualcosa manda in collera, e manda in collera non dar loro nulla.

Friedrich Nietzsche

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categoria:ricchezza
mercoledì, 23 aprile 2008

E da quel punto in poi sentimmo sotto di noi svolgersi il sentimento, largo e intento, ad una tutta sua meditazione, noncurante che sopra la sua pelle si ballasse. E lo scandaglio calava dalle prore poi ritornava su, chiedendosi: perché perché ritorno? Tornare per raccontare il furore e il gelo. E gli diceva torna, abbiamo un solo limite: l'amore che ci divide, come la ragione, perché con la ragione si sopravvive a tutto. E i sogni si allontanano come i cavalli scossi, caduti i sognatori, bocconi tra le fragole. L'amore colloquiale e lei continua a dirsi: si sopravvive a tutto per innamorarsi. Sterminandola l'Invincibile Armata.

Mi apparisti vestita. Più che tu non lo fossi. Mi dicesti: sospira. La totale pienezza di te. E declinava di te, in te stessa, l'attività assoluta. Era una lotta contro la natura che è dimessa al vento, succube alla furia. Ma tu non soccombevi. Eri impennata sulla tua forma finita e creata. E la tua finitezza superavi. E il vero cominciava, certo imbruniva. Perdonare la vista e scoprire le gambe. Per distinguere meglio.

Son lenti affluenti i suoi pianti a dirotto. Che s'inclina e che sbrina via. Come piove controsole. Chi ne parlò, certo che ne parlò. L'ha sempre saputo e l'ha sempre ignorato, per il doppio del gioco l'ha molto multiplicato. C'è un centro sopra il ponte. Le dita si sfioreranno. Come ondeggia, come ondeggia, come ondeggia.

Le quattro meno un quarto della notte, il sonno se n'è andato all'improvviso, si ferma il borbottio delle guanciotte. Seduta in mezzo al letto lei promette cosa non farà più. Cosa farà di meno, con leggero margine d'incerto? Sono come le amarezze. Pesi falsi senza pietà. Non sa se più e meno. Nel rispetto timido che ha di sè. Con un cordiale e umile sospiro. Non si resiste più e non è più questione tra il giulivo e triste. Con un prudente margine d'incerto. Le tre e quarantacinque della notte. Nella notte sonno sperso. Con che garbo, con che umile sospiro. Cosa farà di nuovo? Cosa farà di meno?

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categoria:musica, poesia
mercoledì, 23 aprile 2008

Mino MaccariIl mendicante a cui stai per fare la limosina ha cinque milioni di depositi in banca.

Mino Maccari

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categoria:ricchezza
martedì, 22 aprile 2008

krausCi sono delle persone che per tutta la loro vita serbano rancore a un mendicante perché non gli hanno dato niente.

Karl Kraus

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categoria:ricchezza
lunedì, 21 aprile 2008

GibranSei caritatatevole, certo, quando tu doni: ma mentre doni, gira il tuo capo in modo che tu non veda l'imbarazzo di colui che riceve.

Gibran K. Gibran

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categoria:ricchezza
domenica, 20 aprile 2008

E' considerato un libro minore di Primo Levi, ma "Storie naturali" (edito nel 1967 da Einaudi) è stato una felice scoperta. E' una raccolta di quindici racconti. Levi lo pubblicò con uno pseudonimo, Damiano Malabaila, perché lo riteneva un esperimento. Fino ad allora aveva scritto solo due libri (e che libri) catalogati come memorialistica e temeva di disorientare il lettore, affrontando la letteratura vera e propria. Fu un gesto di pudore, perché nella quarta di copertina offriva tutti gli elementi che lo identificassero.

Le storie sono naturali perché usano la biologia, la chimica e la fisica per affrontare questioni di etica, metafisica e filosofia in genere. Ma c'è anche un bel po' di fantascienza. Cinque racconti hanno per protagonista Simpson, venditore in Italia di tecnologia d'avanguardia per conto della Natca di Fort Kiddiwance. Sono racconti degni, se non migliori, di quelli di Philip Dick. Levi li sparge a caso tra gli altri, cosicché quando si incontra Simpson sembra di ritrovare un amico. Simpson vende macchine per produrre automaticamente poesie di ogni stile, altre che clonano documenti, ma vengono usate per replicare anche persone. In "Trattamento di quiescenza" propone un casco che oggi definiremmo per la realtà virtuale e che anticipa quello del film "Strange days". Altrove impara il linguaggio di api, libellule e formiche e assolda gli insetti come propri operai.

Ci sono altre storie (alcune in forma teatrale) sui centuari, su strani esperimenti, sull'ibernazione, e sulla creazione dell'uomo. Sono tutti ironici e molti anche grotteschi. Primo Levi dimostra mantiene una freddezza narrativa e un'asetticità di stile che ricorda il migliore Calvino. A questo punto vado avanti con i suoi libri, tanto ho con me i due volumi delle "Opere", curate da Marco Belpoliti. Oltre tremila pagine, in tutto.

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categoria:libri
domenica, 20 aprile 2008

 


I
l  video è banalmente didascalico, ma non ho  trovato di meglio su YouTube. "Stanze come questa" la più bella canzone-anti-canzone di Lucio Battisti e Pasquale Panella. La canzone.
Alzati che passa la canzone intellettuale, ehm. Puoi anche solo muoverti sulla sedia. Perché il posto è qui, è qui quel lavorio dell'erba simile al pensiero.

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categoria:musica
domenica, 20 aprile 2008

Drummond de AndradeLa carità sarebbe perfetta se non suscitasse soddisfazione in chi la pratica.

Carlos Drummond de Andrade

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categoria:ricchezza
sabato, 19 aprile 2008

NietzscheSe le elemosine venissero date solo per compassione, i mendicanti sarebbero tutti quanti morti di fame.

Friedrich Nietzsche

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categoria:ricchezza
venerdì, 18 aprile 2008
La proposta del rettore dell'Università di Bari di intitolare l'ateneo pugliese ad Aldo Moro, nel trentennale della sua morte, è stata bocciata dai docenti della facoltà di Giurisprudenza. La prestigiosa università del Sud è intitolata  a Benito Mussolini, che la inaugurò nel 1925. Il nome non è stato mai abrogato, anche se, a poco a poco, è caduto in disuso.
Con i tempi che corrono potrebbero anche ripristinarlo. L'ultima parola spetta al ministro, immagino del nuovo governo.
Ne parla "repubblica.it" in questo articolo.
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categoria:puttanate
venerdì, 18 aprile 2008

Bruce ChatwinUn uomo è la somma delle sue cose, anche se alcuni fortunati sono la somma di un'assenza di cose.

Bruce Chatwin

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categoria:consumismo
giovedì, 17 aprile 2008

Ezra PoundMarx non riuscì a rendersi conto sufficientemente della differenza radicale tra la proprietà e il capitale: proprietà un possesso, capitale un diritto sul lavoro degli altri, spesso selvaggiamente esecutorio.

Ezra Pound

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categoria:consumismo, capitalismo
mercoledì, 16 aprile 2008
Una pizza, un cuoppo di paranza (alici, merluzzetti e triglie) in due e un bottiglia di falanghina, sul Lungomare, vista sul Golfo e sui Suv in sosta abusiva. Il sole di aprile, caldo ma non carcareànte. Accanto una coppia di anziani tedeschi che mangiano spaghetti alla bolognese. Ecco, ti riconcili con Napoli, con la vita, con l'Italia. Alla faccia 'e chi ce vo' male. V'ate 'nfracetà all'Idroscalo, ca chello v'ammèretate.
Comunque sia, in questi giorni ho letto rapidamente un libro sul tarallaro più famoso del mondo. L'ha scritto Massimo Andrei, attore e regista. S'intitola "Fortunato" e l'ha pubblicato quel grand'uomo che è Tullio Pironti. Lunga vita al viceré di piazza Dante che è un mio amico e un mio mito. Tullio, 'a faccia lloro.
Fortunato era Fortunato Bisaccia, il tarallaro della canzone di Pino Daniele. Fortunato tene 'a robba bella, 'nzogna 'nzò! 'Nzogna che sta per sugna. Fortunato Bisaccia è morto nel 1995, era un venditore ambulante del centro storico. Un personaggio della Napoli immortale che meritava un libro (forse un libro migliore, ma tant'è, meglio che niente). Uomo del popolo, uomo di Napoli. Lavoratore e povero. Figlio di N.N., sebbene il padre, lui, lo  conoscesse, ma rispettava la sua riservatezza: un cocchiere che portava la bella madre, vedova, da Sorrento alla metropoli. Soldato in Russia, Fortunato, e camminatore, con il suo carrozzino, tra la Pignasecca e oltre. Guitto e moralista. Napoletano oltre lo stereotipo. Vivo.
Andrei lo racconta con qualche sproloquio di troppo, qualche paraustiello superfluo, ma va bene lo stesso. Il libro si legge rapidamente. La curiosità è più forte delle considerazioni di usurata sociologia. Tanti piccoli episodi, effemeridi di una vitalità che altrove è difficile trovare.
Per me è stato un tuffo nel passato. Anche se di Fortunato non ho un ricordo preciso. L'avrò intravisto. Sarà stato come Eugenio cu' 'e lente, il posteggiatore dei pullman, il cantore delle trapenarelle, che invece ho conosciuto bene. Era di Giugliano, era. E, come diceva lui, Eugenio 'e Cucciariello, 'e meglio cantante stanno a Giugliano e 'e tirapistole stanno a Casale. Fortunato viveva di taralli, lo sfizio più popolare di Napoli, da Mergellina a Porta Capuana.
'Nzogna 'nzò.
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categoria:libri, napoletana
mercoledì, 16 aprile 2008

Bruce ChatwinTutte le civiltà sono per loro stessa natura "orientate verso le cose", e il principale problema della loro stabilità consiste nell'escogitare nuove equazioni fra l'impulso di ammassare cose e l'impulso di sbarazzarsene.

Bruce Chatwin

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categoria:consumismo
martedì, 15 aprile 2008

M. è stato un mio amico di vagabondaggi in autostop quando eravamo giovani e gli squattrinati potevano girare l'Italia e l'Europa con poche lire in tasca e panini da ingollare e birre per neutralizzare il sudore, la polvere e i gas di scarico. M. è rimasto un mio amico, anche se non ci vediamo mai, anche se negli ultimi vent'anni ci saremmo incontrati tre o quattro volte. M. ed io avevamo vent'anni e vent'anni sembran pochi, poi ti volti a guardarli e non li trovi più, come faceva una canzone che allora credevamo non ci riguardasse, ma già ci immalinconiva. E oggi la mia malinconia è grande.

E' grande perché mi ha telefonato V., un altro mio amico. Come M. e me è di Giugliano, uno dei vertici del triangolo della morte e dei veleni. V. mi ha parlato delle elezioni, soprattutto delle Comunali per le quali anche s'è votato a Giugliano. Lui, V., s'è candidato con la Sinistra Arcobaleno. Mi ha chiamato perché voleva sfogare la sua amerezza, prima che cominciasse lo spoglio che avrebbe strozzato i suoi sogni. Anche con lui non mi vedo che una volta ogni tre o quattro anni. Ma mi tempesta di mail sulla nostra Giugliano devastata, sulla comune battaglia contro chi ha distrutto la mia e la sua terra, la nostra terra. E ora V. paventa distruzioni ancora più gravi e profonde. Non lo chiamano veleno.

Ma è veleno. Prima di riattaccare V. mi ha detto, en passant, che M. era stato ricoverato in ospedale perché gli devono asportare un rene. Come, M.? Ma se è sempre stato l'immagine della salute? M., quando passavamo le nostre estati da fricchettoni tra l'autostrada e il West, aveva un look alla Neil Young. M. ha gli occhi come David Bowie, di due colori diversi, e faceva molta più acchiappanza di tutti noi in quegli anni on the road. Gli hanno trovato una brutta cisti a un rene. "E' la quinta persona che conosco alla quale tolgono un rene" ha aggiunto V. "Ecco quello che ci hanno fatto".

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categoria:politica
martedì, 15 aprile 2008

NietzscheSolo per tre rispetti mi sembra che le masse meritino uno sguardo: innanzitutto come copie evanescenti dei grandi uomini, fatte su carta cattiva e con lastre logore, poi come ostacoli contro i grandi, e infine come strumenti dei grandi; per il resto, che se le prenda il diavolo e le statistiche!

Friedrich Nietzsche

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categoria:politica
lunedì, 14 aprile 2008

LaRochefoucauldLa vera eloquenza consiste nel dire il necessario e soltanto il necessario.

François de La Rochefoucauld

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categoria:parole
domenica, 13 aprile 2008

VoltaireA vergogna degli uomini, sta il fatto che le leggi del gioco sono le sole che siano dappertutto giuste, chiare, inviolabili ed osservate.

Voltaire

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categoria:gioco
sabato, 12 aprile 2008
Yves Bonnefoy è considerato uno dei maggiori poeti viventi. Dai versi che ho letto, senza molto approfondire, ho avuto l'impressione di una densità che si riesce a sciogliere solo dopo numerose letture. Diciamo che non so molto di lui, e che "Nell'insidia della soglia" mi è bastata. Poi m'è capitato tra le mani "Il grande spazio" (edito da Moretti & Vitali) e mi ha incuriosito. E' un volumetto molto originale e in parte, quella meno intellettuale, molto godibile. E' composto da una prima parte in cui Bonnefoy mette in fila piccole prose ispirate al Louvre, alla sua mole, ad alcune opere, agli archivi, ai depositi, ai visitatori, alle loro domande, ai loro percorsi, alla Grecia, all'Egitto. Sono prose poetiche, molto belle, nate per realizzare un film che poi ha ultilizato altro e questi testi erano rimasti appesi. Pubblicarli come un'opera a sé stante è stata una buona idea. Ci sono molti spunti e immagini di cui riporterò, dopo, qualche esempio.
Poi c'è una lunga intervista di Daniel Bergez, nella quale il poeta filosofeggia un po' troppo su Rembrandt, i fiamminghi e Picasso. E' una prosa a tratti fastidiosa, mi ha addirittura innervosito, tanto che ho dovuto sospendere la lettura: un concettualismo psicologico-esistenziale sfiancante. Salvo solo la conclusione: la critica è il prisma che analizza la luce. Il libro si chiude con un saggio di Flavio Ermini di cui si poteva perfino fare a meno.
La prima parte, quella in cui Bonnefoy fa quello che sa fare, è davvero notevole. Al celebre scriba egiziano, che tutti abbiamo visto in foto o dal vivo a Parigi, dedica poche frasi che terminano così: "Sotto i palmizi della morte, e mentre le foglie di loto della morte piano e tiepide lambiscono le sue caviglie, l'Egitto non ha pensato che a fare della giornata della vita una brocca d'acqua fresca, una cesta di frutta, un dir di sì dello sguardo alla linea nuda di una spalla". In francese quest'ultima immagine è ancora più bella: "un acquiescement du regard à la ligne d'une épaule", un'acquiescenza, un'accettazione, un concedersi dello sguardo.
E più avanti la luce delle vetrate nei cortili lo fa scatenare. Il passo è lungo, ma merita: "Qui, a un tratto, è l'alba, violenza estrema. Sulla stele di Hammurabi è il dio della giustizia che parla al re, ma dietro le sue spalle [di nuovo le spalle] si alzano fiamme guizzanti, la legge, anche lei è un fuoco, saccheggia le vite al pari degli incendi che devastano le città espugnate. E il toro di Khorsabad ricorda solo le guerre che ci sono volute alla società per sopravvivere. Babilonia è libera, ma solo perché Samaria è distrutta. E' un sole con ancora gli orli di tenebra quello che sale in cielo in queste pietre [qui gravit le ciel dans ces pierres]".
L'ultima citazione è dedicata a un'arte a torto giudicata minore.  Un'illuminazione racchiusa in una parentesi tonda: "E' facile provare amicizia per una litografia, e ancor più per un'acquaforte. E' come se qualcuno ci venisse vicino".

Leggete ascoltando Gavin Bryars.
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categoria:poesia, libri, arte
sabato, 12 aprile 2008

I bambini non giocano mai per distrarsi, ma per concentrarsi.

Fernando Savater

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categoria:gioco
venerdì, 11 aprile 2008

Cormac McCarthyGli uomini sono nati per giocare. Nient'altro. Tutti i bambini sanno che il gioco è più nobile del lavoro. Sanno anche che il valore o merito di un gioco non sta nel gioco stesso, ma piuttosto nel valore di ciò che è messo in gioco. I giochi d'azzardo richiedono una posta per avere senso. I giochi sportivi coinvolgono l'abilità e la forza dei contendenti, e l'umililiazione della sconfitta e l'orgoglio della vittoria sono di per sé una posta sufficiente poiché pertengono al valore degli antagonisti e li definiscono. Ma, sia questione d'azzardo o di valore, tutti i giochi aspirano alla condizione di guerra, perché in essa la posta inghiotte gioco, giocatore, tutto quanto.

Cormac McCarthy

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categoria:gioco
giovedì, 10 aprile 2008

Giorgio ManganelliNon si può esagerare un gioco; il gioco è già esagerato, è assurdo.

Giorgio Manganelli

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categoria:gioco
mercoledì, 09 aprile 2008

Per "La tregua" vale lo stesso discorso di "Se questo è un uomo". Come si può aggiungere qualcosa di nuovo su opere che ormai si sono radicate nell'immaginario collettivo? Basta godersele, con tutti i pregi e le rare ingenuità. E' la forza del racconto quando racconta la vita. Come scrive lo stesso Levi nella prefazione del 1947 a "Se questo è un uomo", "mi pare superfluo aggiungere che nessuno dei fatti è inventato".

Forse dirò qualcosa di già ampiamente scritto, ma l'unica piccola riflessione che m'è venuta, sprofondando in questo viaggio doloroso e affamato, ma comunque picaresco e spesso anche allegro, è stato paragonarlo all'Odissea, mentre "Se questo è un uomo" è un'lliade delle atrocità, con un doppio assedio, quello delle guardie naziste e dei kapò e quella delle coscienze, più feroce di tutto. Il Levi della "Tregua" è comunque un narratore rassenerato che può doversi la libertà dei grandi spazi, del viaggio in terre sconosciute, che brama il ritorno, ma sa mettere in scena personaggi forti e indimenticabili, come l'amico romano Cesare, che sembra un Ulisse in sedicesimo, o il greco di Salonicco, Mordo Nahum. A lui è affidata la chiave di questo romanzo del ritorno alla libertà. E' lui che dice: "La guerra è sempre".

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categoria:libri
mercoledì, 09 aprile 2008

Hermann HesseUn ragazzino non va mai a passeggio. Va nel bosco come brigante, cavaliere o indiano, scende al fiume come barcaiolo o pescatore o mugnaio e attraversa i campi a caccia di farfalle e di lucertole. La passeggiata è degna di un adulto che non sa mai cosa fare.

Hermann Hesse

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categoria:gioco
martedì, 08 aprile 2008

Nessuna donna può sopportare un marito che gioca, a meno che non vinca.

Thomas Robert Dewar

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categoria:gioco
lunedì, 07 aprile 2008

Un'ora fa, alle undici e mezza, il mare di Napoli aveva gli scintillii del vento e i bagliori del cielo. Un ricamo che nessuna immagine può restituire nella sua verità elementare. E' il mare di aprile, fresco come un giovane che si avvia ai carcareànti pomeriggi d'agosto. E tanti ragazzi, che avevano fatto filone, erano sugli scogli di via Caracciolo a prendere il sole e a vestirsi di calore.

Non c'era musica più adatta che l'Introitus del Requiem di Mozart. E quella ha mandato l'iPod. Et lux perpetua luceat eis. Sembra un azzardo, ma Napoli è questa. E' la morte luminosa. Qui la fine non ha i colori tetri delle brume romantiche, non c'è nero, può mancare anche il rosso. Qui la morte è celeste. Ti colpisce nella luce terrestre per donarti quella eterna. La morte non è uguale dovunque. Qui è più atroce, più beffarda e forse più felice. E' un azzardo. Sempre.

Tanti anni fa, mia madre, in gita a Capri, fu portata alla Grotta Azzurra. Immersa in quella magia liquida ed evanescente, impalpabile e densa, seduta sulla punta della barca, si godeva il collaudato trucco del marinaio che con un colpo di remo crea una scia di stelline sulla superficie opaca e specchiante dell'acqua immobile. Si chiese, nella sua ritrovata ingenuità adolescente: "Ma si mo' carìmmo dint'all'acqua, iammo deritto deritto 'mparaviso?". La flemma del barcaiolo non ne fu intaccata: "Signò mantenìteve cchiù bona cu' 'e mane, pe' piacere".

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categoria:napoletana
lunedì, 07 aprile 2008

MurphyQuando il gioco si fa duro, se ne vanno tutti.

Arthur Bloch

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categoria:gioco
domenica, 06 aprile 2008
caravaggiosette
Guardate la mano. E' la mano di chi sta per cadere. Ma un angelo lo afferra a volo. Guardate, è Caravaggio. Le sciabolate di luce. Sono "Le sette opere della Misericordia". Un particolare.
Andate al Pio Monte, a via Tribunali. Vedrete anche l'obelisco di san Gennaro, in quella bomboniera che è piazza Cardinale Riario Sforza. Un angolo di Napoli dove gotico e barocco diventano Novecento, fratelli nel caos delle auto e dei motociclisti senza casco. Napoli.
Io ci sono andato stamattina, ripetendo un pellegrinaggio che non facevo da anni. E' gratis. E' un Caravaggio gratis. Cose che succedono, che succedono a Napoli. Per vederlo in una piccola chiesa, tutta cupola e tutto Seicento, non pagate. Ma avete tempo fino alle 14,30. Nessuno vi fa fretta. Forse solo lo stomaco. Ma a quattro passi avete Di Matteo, Sorbillo e soprattutto Vesi.
E' un miracolo dell'uomo e del genio. E' un miracolo Caravaggio e quanto lo circonda. Poche sedie, che fanno vecchia canonica, un giovane guardiano con l'orecchino. C'è anche un Luca Giordano. E avete la Misericordia. Non cadrete, l'angelo dell'arte vi sorreggerà. Ma la vostra mano si tenderà lo stesso. Per mimesi.

Ascoltate "Rani Myaleg" di Bellemou Messaoud.
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categoria:arte, napoletana
domenica, 06 aprile 2008

Marc AugéIl gioco è il modello ridotto dell'avventura.

Marc Augé

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categoria:gioco
sabato, 05 aprile 2008

Giorgio ManganelliMa non è la meta di tutte le nostre disperazioni, sciogliersi nel gioco?

Giorgio Manganelli

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categoria:gioco
venerdì, 04 aprile 2008

Oscar WildeLe persone sono, per la maggior parte, altre persone. I loro pensieri sono opinioni di qualcun altro, le loro vite sono una parodia, le loro passioni sono citazioni.

Oscar Wilde

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categoria:citazioni
venerdì, 04 aprile 2008

Voltaire"Perché", replicò il sapiente, "bisogna pur citare, quello che non si capisce per niente, nella lingua che meno s'intende".

Voltaire

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categoria:citazioni
giovedì, 03 aprile 2008

VauvenarguesUna massima che abbia bisogno di essere spiegata non vale niente.

Luc de Clapiers de Vaunevargues

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categoria:citazioni
giovedì, 03 aprile 2008

Stanislaw Jerzy LecHo incontrato un tale così ignorante che doveva inventarsi da solo le citazioni dei classici.

Stanislaw Jerzy Lec

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categoria:citazioni
mercoledì, 02 aprile 2008

krausL'aforisma non coincide mai con la verità: o è una mezza verità o una verità e mezza.

Karl Kraus

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categoria:citazioni
mercoledì, 02 aprile 2008

Hermann HesseL'aforisma è una sorta di gemma, tanto più preziosa quanto più rara, e godibile solo in dosi minime.

Hermann Hesse

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categoria:citazioni
martedì, 01 aprile 2008

Ivan KlimaGli incontri di Philip Roth con altri scrittori (raccolti in "Chiacchiere di bottega", Einaudi) sono sempre ricchi di spunti. La classe non è acqua. Ho appena finito di leggere l'introduzione alla conversazione con Ivan Klima, scrittore praghese che ha pagato a lungo la sua dissidenza, finendo spazzino per anni e anni, senza però che la sua straordinaria vitalità venisse intaccata. Qualcosa di suo è stato tradotto in Italia, ma non l'ho letto. 

Di queste pagine introduttive mi ha colpito un episodio al quale ha assistito lo stesso Roth, nel novembre del 1989, quando la cortina di ferro dei paesi del blocco sovietico stava crollando rovinosamente. Lo scrittore americano a passeggio per le strade della capitale boema è colpito da gruppi di persone che, mentre vanno a fare la spesa o a lavorare, si fermano davanti alle vetrine dei negozi per ascoltare una trasmissione radio. Il programma non è altro che un discorso in ceco e Roth immagina, dal "ritmo a staccato del suo monologo, con attacchi, pause e salti di tono", che si tratti dell'esibizione di un comico. Perché la gente ride e l'allegria alla fine culmina in uno scroscio di applausi. Più avanti vede altra gente che assiste alla stessa esibizione ma in tv. E scopre che si tratta del segretario generale del Partito comunista ceco, Milos Jakes. E' la ripresa di un discorso fatto in ristretto circolo di esponenti del partito, filmato un mese prima di nascosto dallo staff della televisione ceca, in pratica un fuori onda. Ora era trasmesso in pubblico per far divertire i praghesi. "Ciò di cui ridevano" scrive Roth "era la dogmatica, arcigna retorica di partito, e il maldestro, primitivo ceco di Jakes - le frasi deplorabilmente aggrovigliate, i grotteschi strafalcioni, gli eufemismi, le scappatoie e le menzogne, il puro jerkish [è il nome di una lingua inventata dagli americani per la comunicazione tra esseri umani e scimpanzé e consta di 225 parole] che, solo qualche mese prima, aveva riempito così tante persone di vergogna e disgusto".

Conclude Roth: "Mentre osservavo la gente riprendere la strada sogghignando, pensai che questo dovrebbe essere lo scopo più alta della risata, la sua sacramentale ragion d'essere: seppellire di ridicolo la malvagità". Insomma, una risata vi seppellirà, come scrivevano i libertari dell'ala creativa del movimento del 77.

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categoria:politica, libri
martedì, 01 aprile 2008

Con questo nome, "Politometro", pensavo che fosse un modo per misurare l'altezza di Antonio Polito. Sono un ingenuo, sotto sotto. Quando ho capito di che si trattava, ho resistito alla tentazione che in me provoca qualsiasi test, più cretino è più mi stuzzica. Mi sono detto: lo faccio, ma lo piazzo sul blog solo se non esce la solita posizione banale, a metà strada tra Bertinotti e Veltroni. Confesso che non ho barato. Ed essere più vicino a Boselli che a Uòlter mi rincuora. Anche se non voterò mai e poi mai i socialisti. Questa vicinanza, però, mi fa sentire più laico (anche se un tempo mi sarei sentito più laido, e neanche mi dispiacerebbe, oggi).

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categoria:politica, puttanate
martedì, 01 aprile 2008
Se questo è un uomoChe cosa posso aggiungere, dopo una bibliografia infinita, su "Se questo è un uomo" di Primo Levi (Einaudi), che è a giusta ragione diventato un classico contemporaneo, letto e riletto persino nelle scuole medie? Niente. E poco e niente vado a scrivere.
Leggerlo in età matura è un'esperienza che immagino diversa che farla da ragazzi, magari costretti. Anche se, nel mio caso personale, non c'è controprova. Mannaggia, non c'è mai una controprova nella vita. Solo in certi romanzi e nei passatempi mentali che riempiono la testa se ci sdraiamo sull'erba e guardiamo le nuvole.
E' un libro importante, nella sua apparente semplicità. Feroce nella sua rappresentazione fredda, umana nei sentimenti, bestiale nei comportamenti. Che cosa diventa un uomo quando non è più considerato un uomo? Diventa un prigioniero. La fame, la lotta darwiniana per la sopravvivenza, la sporcizia, il freddo, lo sfinimento del lavoro forzato, la violenza gratuita e feroce, la merda che non ha più odore, la malattia, la morte. Il bianco feroce della neve, il grigio fetido del fango.
Forse val la pena riportare solo una frase, tra le tante che feriscono e fanno pensare. Poi, per chi non l'ha ancora letto (e saranno pochi, e io fino a ieri tra quelli) sarà proprio il caso di leggerlo.

"Nessuno deve uscire di qui, che potrebbe portare al mondo, insieme col segno impresso nella carne, la mala novella di quanto, ad Auschwitz, è bastato animo all'uomo di fare all'uomo".
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categoria:libri
martedì, 01 aprile 2008

Roberto GervasoQuando uno scrittore diventa un classico non c'è più bisogno di leggerlo: basta citarlo.

Roberto Gervaso

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categoria:citazioni
martedì, 01 aprile 2008

Gustave FlaubertAh! Ecco la questione! Ecco la questione: "That is the question!", come leggevo recentemente sul giornale.

Gustave Flaubert

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categoria:citazioni