Ironizzare sulle altrui frasi illuminanti, usando la tecnica del vanveva e applicandole a noi stessi, quando non ci riguardano affatto, è una delizia da non sottovalutare.
Alberto Bevilacqua
Ironizzare sulle altrui frasi illuminanti, usando la tecnica del vanveva e applicandole a noi stessi, quando non ci riguardano affatto, è una delizia da non sottovalutare.
Alberto Bevilacqua
Scrivere un aforisma, per chi lo sa fare, è spesso difficile. Ben più facile è scrivere un aforisma per chi non lo sa fare.
Karl Kraus
Madre dell'eccesso non è la gioia, ma la mancanza di gioia.
Friedrich Nietzsche

Di quell'impastamento musicale che fu, decenni fa, il rock progressivo, ho amato giusto un pezzettino, il cosiddetto folk rock. E neanche tutto. Qualcosa che mi appassionò per caso, senza neanche conoscerne il vero significato. Suoni sì, parole niente o poche. Significante puro, senza sovrastrutture di significato. Ammetto che ero un ragazzo, o poco più, e in fatto di gusti musicali tale sono rimasto, nel senso che mi sono intignato su quelle cose e via andare.
Ieri mattina, c'era meno sole di stamattina. Andavo verso la Stazione Marittina. Una nave mi aspettava, ma non partivo. Parlavo. Da casa al Molo Beverello è una breve passeggiata: ecco i negozi e non ti sembra più di stare a casa, i turisti a frotte, piazza Plebiscito di sguincio, la Galleria pure di sguincio, il San Carlo, Palazzo Reale e i Cavalli di Bronzo, il Maschio Angioino, dietro il mare, accanto gli interminabili scavi del metrò, con le vecchie botteghe cinquecentesche che Carlo V coprì con la colmata per creare Largo di Castello (ora piazza Municipio) e sottrarre al mare il maniero dei francesi, simbolo tra i più incongrui della Napoli angelica e nera, barocca e sanguionolenta, refattaria al gotico e alla spiritualità, carne e zandraglia, risate plebee a bocca sdentata e armonie di Pergolesi, Stabat Mater e pigli'o cane, acchiappa 'o cane, 'a capa d' 'o cane, 'o cane, 'o cane.
Ecco, vi porto a sperdere. Perché volevo dire altro. L'iPod selezionava, da una playlist tutta forestica, "Losing my religion" per partire con Michael Stipe e i Rem (tra parentesi, ho scaricato da iTunes store l'ultimo album: dirovvi) . E poi, giusto per farvi capire, "I got a name" di Jim Croce, una unplugged "Love minus zero/No Limit" di Bob Dylan. Tracy Chapman, con "Across the lines", mi ha acchiappato che avevo appena attraversato le strisce pedonali di via Verdi. Prima che, tra gli aliscafi e i taxi in attesa dei clienti, mi afferrassero in sequenza "Stand by me" (solo quel casinista esaltato di Celentano poteva trasformare in una tirata devozionale una delle più belle canzoni d'amore) di Ben E. King e "Respect" di Aretha Franklin, prima c'era stata "Cup of wonder" dei Jethro Tull, da "Songs from the wood", che non è neanche il brano che più mi piace dell'album: "Walk the lines of nature's palm / crossed with silver and with gold. / Pass the cup and pass the lady, pass the plate to all who hunger. / Pass the wit of ancient wisdom, pass the cup of crimson wonder".
E, fermandomi sulla passerella provvisoria, mi sono messo un po' a guardare gli scavi. C'è chi fruga nella terra e chi fruga nella propria testa.
Sono passati più di trent'anni da quando è uscito quel disco dei Jethro Tull. Non so se possiedo ancora l'album in vinile. Ho di sicuro il cd. L'elleppì è girato per mesi e mesi sullo stereo. Poi ho scoperto che era una specie di manifesto ecologico, in anni in cui il verde non era né ambientalista né tantomeno padano. Il retro della copertina era una bella invenzione.

Ricordava il mio vecchio stereo con la testina appesantita da un gettone telefonico attaccato con il nastro adesivo per evitare che saltasse nei solchi. Del disco mi piacevano più "Velvet green" e "The Whistler". Ma quell'estate del 1977, in vacanza dai cortei liceali, dai bisogni del nascente proletariato metropolitano, aspettando la prima Grecia, Ian Anderson ha riempito le mie lunghe giornate torride. Gira, gira e gira.
Il ricordo di quella musica è però legato a un libro che leggevo con i Jethro Tull di sottofondo. Fino a qualche anno fa ho sempre letto con la musica quasi a palla. Ora non ci riesco più. La musica non mi fa concentrare sulle pagine, foss'anche l'adorato Mozart, anzi soprattutto l'adorato Mozart. Allora no, e tra un folk e un rock mi sciroppai tutto "L'avventuroso Simplicissimus" di Hans J. C. Grimmelshausen. Un mattone di 600 pagine, formato grande, scritto piccolo.

Certe follie si possono fare solo a diciotto anni. Ovviamente di quella straordinaria cavalcata ricordo poco e niente. Simplicissimus era un picaro molto pensoso, immerso e perso nella Germania della Guerra dei Trent'anni, che finisce per farsi eremita, se non ricordo male. E' un classico della letteratura tedesca. Pieno XVII secolo. E pensare che allora non conoscevo capisaldi come il "Don Chisciotte" e "Gargantua e Pantagruel", che ho letto dopo. Però quella musica e quelle storie silvestri si sposavano che era una meraviglia. E forse per strade sotterranee, suggerite da quelle note e quelle pagine, ho finito per laurearmi con una tesi sul barocco napoletano (che per ostinazione inconscia ho nutrito con suggestioni sul barocco tedesco di Walter Benjamin).
E oggi, di prima mattina, andando a ficcare il naso nei blog, ho scoperto un accenno (giusto un accenno) ai Jethro Tull.
Certe suggestioni fluttano nell'aere. Sarà la primavera. Era ora.
La gioia rincorre la gioia e non riesce ad afferrarla, e proprio in questo consiste la gioia vera.
E. T. A. Hoffmann
Niuno stato è così misero, il quale non possa peggiorare.
Giacomo Leopardi
Mitico, lo riciclo anch'io dagli altri blog e da YouTube. E sì, almeno sorridiamo e balliamo con i Village People. Comunque vada sarà un successo.
Per saperne di più clicca qui.
Aggiornamento ore 20.
I Village People hanno fatto togliere il video da Youtube.
Nuovo aggiornamento: 28 marzo, ore 20,20
Ho ritrovato il video, sempre su Youtube. Alla faccia dei Village.
Bene, hai rotto il muro con la testa. E che farai nella cella accanto?
Stanislaw Jerzy Lec
E lle dicette quanno fuie a mmare
chest'è la barca si vuo' navigare.
Roberto De Simone
(da "La Gatta Cenerentola")
Più di vent'anni fa lessi "Il rifiugio" di Aharon Appelfeld, scrittore israeliano di origine rumena. Ricordo solo che era ambientato in un albergo austriaco, prima della guerra. Nient'altro. Non mi piacque neanche tanto. Ora sto leggendo una lunga intervista che gli ha fatto, giusto vent'anni fa, Philip Roth e poi raccolta in "Chiacchiere di bottega" (Einaudi). Ho già letto l'intervista a Primo Levi e ho deciso che è giunta l'ora, finalmente, di leggere le opere di Levi, pure quelle a prendere polvere negli scaffali da troppo tempo.
Il libro di Roth merita. Per adesso ho letto un'intervista e un po', ma lo sto centellinando come un bicchiere di grappa o di calvados. Intanto vi propongo un passo di Appelfeld sul rapporto tra memoria e scrittura: "Descrivere le cose come sono accadute significa rendersi schiavi della memoria, che nel processo creativo è solo un elemento di secondaria importanza. Per me creare significa ordinare, scegliere e smistare le parole, e trovare il ritmo adatto all'opera. E' vero che i materiali sono materiali derivati dalla mia vita, ma alla fine quella che nasce è una creatura indipendente"
La conversione al cattolicesimo di Magdi Allam ha tenuto banco sui giornali di Pasqua. Io la penso come Claudio Magris.
Signò, nun peggio, dicette 'a capa 'e morte ca ruciuliava p' 'o sciummo.
Proverbio napoletano
Il profumo eran fiori pestati sui sassi.
Cesare Pavese
E va bene, visto che ci tenete tanto: Buona Pasqua a tutti. E visto che mi trovo anche buona Pasquetta.
...grandinando di fior purpuree piogge.
Giambattista Marino
L'acre sentore erotico della rosa canina dopo la pioggia.
Seamus Heaney
Una radice è un fiore che disdegna la fama.
Gibran K. Gibran
Ebbene, passando passando, dopo la pizza, davanti a una salumeria-rosticceria, di fronte, quasi, alla chiesa barocca di San Paolo Maggiore, ho chiesto al salumiere-rosticcere, vedendo esposti in vetrina, uno al fianco dell'altro, il casatiello e il tòrtano, quale fosse la differenza. L'uomo, paziente e, al momento, poco attrassato di clienti, mi ha fornito una rapida ed esauriente spiegazione diacronica e sincronica.
Ebbene, ha detto, in origine il casatiello era fatto con sugna e pepe, senza neanche il formaggio, come io ricordavo. Sugna e pepe, come un tarallo. Sugna e pepe e basta. Semplice e pesante. Da cui, ha chiosato I., l'espressione riferita a persona noiosa e pesante: "è proprio nu casatiello". Mentre il tòrtano cittadino (che in provincia è diverso per la consistenza più panosa dell'impasto e per l'intrecciatura del medesimo) è fatto con salumi, formaggio, uova sode a spicchi e cìcoli (per i foresteri: dicesi cìcoli ciò che resta della spremitura del grasso di maiale per fare la sugna: colesterolo allo stato puro). Con il tempo il casatiello è cambiato. Attualmente è un tòrtano con le uova sode a mo' di decoro. Quindi, ne deduco, che uova sode a parte, tra casatiello e tòrtano c'è solo una differenza lessicale.
E vabbè, ve lo dico, tanto potrei fare un elenco infinito di classici che mi sono conservato per la vecchiaia. Ebbene non ho letto né "Guerra e pace" e nemmanco "Anna Karenina". Del grande Lev Tolstoj ho letto (e pure un sacco di tempo fa) "La morte di Ivan Ilich" e "La sonata a Kreutzer". Bellissimi entrambi. Però non ho mai avuto il coraggio di precipitarmi dentro i quattro tomi di "Guerra e pace". Quasi trent'anni fa ho comprato l'edizione Einaudi, collana "Gli struzzi", e là sta: a prendere polvere nello scaffale, insieme a tanti capolavori che aspetto di avere la ciorta di spezzarmi una gamba (a furia di scriverlo, prima o poi succederà, mannaggia a me) per poterli finalmente leggere. Con Dostoevskij sono stato più dilegente. E' vero non ho ancora letto "I fratelli Karamazov", però mi sono sciroppato "I demoni", "Umiliati e offesi", "Delitto e castigo", "Memorie del sottosuolo" e qualche cosa di più piccolo, compreso "Il giocatore". E poi quando sono stato a San Pietroburgo ho pure provato a visitare la sua casa (era chiusa, meno male), che poi era uno scatinato. Insomma con i russi ho un garnde senso di colpa. E' che non sopporto i nomi russi, loro, il patronimico e i diminutivi. Mi confondono. Scambio un personaggio per un altro e mi accorgo dello zarro dopo duecento pagine. Ché quelli, come sapete, la prendono per le lunghe. E che fai quando ti accorgi dell'errore? Torni indietro? Macché, è andata. Però di Alexander Solzenicyn ho letto molto. Ero ragazzo e, a parte "Acipelago Gulag" che mi sconvolse, ho letto persino "Il primo cerchio" (due tomi, Oscar Mondadori) e qualcos'altro che aveva a che fare con la prima guerra mondiale, una cosa pallosissima, credo che sia "Agosto 1914". Era agosto, ma ricordo solo chiacchiere e neve. Agosto, poi. Ci vuole un coraggio a intitolare un libro così. Poi, molti anni fa, l'ho pure inseguito per via del Corso, a Roma. A Solzenicyn, dico. E gli ho anche stretto la mano. Ma è davvero un tipo sprùceto. E' che ha sofferto tanto, poveretto, e ha fatto soffrire tanto i suoi lettori, s'è vendicato.
Una rosa che si sfogli a pie' d'un muro ricorda il sangue rappreso.
Corrado Alvaro
COLOMBO (SRI LANKA) - Arthur C. Clarke, uno dei più grandi scrittori di fantascienza di tutti i tempi è morto all'età di 90 anni. Residente in una villa alle porte di Colombo, Clarke avrebbe da tempo sofferto di problemi respiratori. Autore di oltre cento libri fra romanzi e saggi di divulgazione scientifica, tradotti in tutto il mondo, Italia compresa, lo scrittore amava immaginare il futuro. In un’intervista concessa lo scorso anno alla rivista italiana Newton, Clarke aveva sostenuto che nel 2090 gli uomini avrebbero raggiunto «l’immortalità elettronica». «Ci sarà un download del nostro cervello - aveva detto Clarke - e tutto ciò che vi è dentro continuerà a vivere». (da www.corriere.it)
L'aria malinconica non è di buon gusto; ci vuole l'aria annoiata. Se siete malinconico, è segno che qualche cosa vi manca, che non siete riuscito in qualche cosa. È segno manifesto d'inferiorità. Invece, se siete annoiato, è inferiore ciò che ha cercato vanamente di piacervi.
Stendhal
I pavoni indifferenti, i pavoni bianchi sono fuggiti,
I pavoni bianchi sono sfuggiti alla noia del risveglio;
Non vedo i pavoni bianchi, i pavoni d'oggi,
I pavoni che passano nel mio sonno,
I pavoni indifferenti, i pavoni d'oggi,
Raggiungere svogliati lo stagno senza sole,
Sento i pavoni bianchi, i pavoni della noia,
Attendere svogliati il tempo senza sole.
Maurice Maeterlinck
La noia segue l'ordine e precede le bufere.
Leo Longanesi
La domenica mattina è di solito consacrata alla passeggiata sul Lungomare, fino al mercatino delle pulci di viale Dohrn (quando c'è). Stamattina abbiamo voluto cambiare itinerario, puntando verso il centro antico, i cosiddetti Decumani, che è piuttosto una meta infrasettimanale o serale. Ma arrivati a piazza Carità, abbiamo deciso di andare a dare un'occhiata a vico San Liborio. Un mio amico mi aveva parlato, qualche giorno fa, dell'osteria di don Antonio, taverna senza insegna, mi aveva avvisato. Ovviamente non l'ho trovata. Solo porte sbarrate e qualche basso aperto. I bassi di San Liborio sono quelli di Filumena Marturano: "Dint'a nu vascio 'e chille, 'o vico San Liborio, ce stev'io c' 'a famiglia mia. Quant'èramo? Na folla!".
Abbiamo tagliato per la Pignasecca che è un eterno mercato, specialmente la domenica mattina. La Pignasecca, spiego per i forestieri, è una strada che collega piazza Carità con Montesanto. C'è il popolare ospedale dei Pellegrini, con una bellissima chiesa intitolata alla Trinità, ma soprattutto c'è l'umanità più pittoresca di Napoli, l'oleografia moderna, fatta di botteghe, bancarelle, piccoli delinquenti, vecchie beghine, mezepruvàse, mariarche, ragazzi sui motorini, molti immigrati (cinesi pannazzari, giovani indiani, badanti ucraine e puttane brasiliane che parlano con l'accento più schietto delle vasciaiòle). E' Napoli, insomma. Vi si aggirano anche dei turisti curiosi, con le narici divaricate per inebriarsi di ogni fiéto da portare in Germania (un po' di pazienza, herr und froilen, ca ve mannàmmo le ecoballe), con gli occhi sbarrati più degli obiettivi delle loro fotocamere digitali. Il nome Pignasecca ha una discendenza leggendaria. Racconta sinteticamente nella sua ottocentesca "Guida sacra della città di Napoli" il "prete napolitano" Gennaro Aspreno Galante: "Era in questa piazza un pino, sul quale le piche depositavano oggetti preziosi che rubavano dalle case circostanti; invano la civile autorità cercava dei ladri, finché avendo l'Arcivescovo emanata la scomunica agli autori de' furti, che fu affissa al pino, questo immanente seccò, donde il nome di Pigna-secca". Sempre ad uso dei forestieri va spiegato che le piche sono le gazze. E ciò dimostra che Napoli è una città dove si possono scomunicare persino gli uccelli.
Be', non abbiamo resistito alla tentazione di approfittare di questo mercato domenicale. I pescivendoli vendevano orate, spigole, gamberi, murene ("si possono fare fritte o con il pomodoro") e frutti di mare a prezzi che a Chiaia (leggi via Alabardieri e via Cavallerizza) neanche te li fanno annusare. Giusto per provare abbiamo comprato maruzzielli e soprattutto telline. Poi, continuando verso Montesanto, siamo entrati in una salumeria che esponeva zeppole di San Giuseppe e tòrtani. Quest'anno la Pasqua anticipata ha creato un ingorgo in pasticceria e rosticceria con un eccessivo e contiguo proliferare di pastiere, tòrtani e zeppole. Abbiamo comprato un mezzo tòrtano (anche qui, come nella sana provincia, lo chiamano tòrtano e non casatiello come i piccolo-borghesi di Vomero e Chiaia). E, prima che ci mettessimo a tavola, mia figlia, appena sveglia dopo i bagordi del sabato sera, ne ha approfittato: "Ma quant'è buono 'sto tortano, ma quant'è buono". I. ha preparato gli spaghetti con le telline e i maruzzielli.
Aggiornamento ore 19.02
A gentile richiesta mostro il tòrtano. E' una foto pescata con Google.

La noia opera miracoli: trasforma la vacuità in sostanza, è essa stessa vuoto nutritivo.
Emil Cioran
Sono finito a Toledo, come sempre, trovando comunque un motivo, una scusa, un obbligo, una via di fuga. E visto che c'ero ed era sabato mattina, mi sono fermato da Pintauro, attratto dalla sfogliatella riccia, of course. Ma anche da un'altra traccia proustiana. 'Ncapa a mme 'e madeleine so' na pasticceria sana sana, na sinfonia. I veterani di questo blog sanno cosa penso della sfogliatella riccia, della sua forma erotica e della sua carica sessuale. Chi non lo sa vada a sfruculiare nel tag "napoletana" (o "sesso", a piacere).
La varietà è tanto nemica della noia che anche la stessa varietà della noia è un rimedio o un alleviamento di essa, come vediamo tutto il giorno nelle persone di mondo.
Giacomo Leopardi
C'è solo una cosa peggiore della noia: la paura della noia. Ed è questa paura che provo tutte le volte che apro un romanzo. Non so che farmene della vita dell'eroe, non vi aderisco, non ci credo in alcun modo.
Emil Cioran
La noia è un caldo panno grigio, rivestito all'interno di una fodera di seta dai più sgargianti colori. In questo panno ci avvolgiamo quando sogniamo. Allora siamo di casa negli arabeschi della fodera. Ma sotto quel panno il dormiente sembra grigio e annoiato. E quando poi al risveglio vuol narrare quel che ha sognato, non comunica che questa noia. E chi mai potrebbe infatti con un gesto rivoltare la fodera del tempo? Eppure, raccontare dei sogni non significa altro che questo.
Walter Benjamin
Annoiarsi è masticare tempo.
Emil Cioran
Nello sconfortante panorama letterario italiano, Andrea Camilleri svetta come un gigante. Magari troppo prolifico, ma, vivaddio, ce ne fossero tanti di autori come lui, ci divertiremmo di più. Ho letto molti suoi romanzi: i polizieschi di Montalbano e quelli non polizieschi. All'inizio me la spassavo, poi è inevitabilmente subentrata una forma crescente di assuefazione e il piacere è andato scemando. Però va detto che quando prendi tra le mani un romanzo di Camilleri lo porti sempre a termine, e rapidamente. E non è poco, anzi è molto.
Di solito la madre, più che amare il figlio si ama nel figlio.
Friedrich Nietzsche
da: www.corriere.it
AMSTERDAM (OLANDA) - Si potrà fare sesso senza problemi, anche di giorno, ma guai a fumarsi una sigaretta dopo il rapporto e a gettare il mozzicone per terra: allora potrebbe arrivare una salatissima multa. Una bozza di regolamento messa a punto dagli esperti della polizia olandese - che dovrebbe entrare in vigore dopo l'estate - parla chiaro: appartarsi in un giardino pubblico e lasciarsi andare a libere effusioni, dal petting al rapporto sessuale completo, d'ora in poi non dovrà più essere considerato un comportamento perseguibile, almeno in Olanda.
LE REGOLE - Gli amanti del sesso nei giardini pubblici dovranno però rispettare alcune semplici regole: rispettare gli orari, appartandosi solo dal tardo pomeriggio in poi; piazzare la coperta lontano dall'area giochi riservata ai bambini; gettare i preservativi e l'eventuale sigaretta negli appositi cestini. La polizia invita dunque tutte le più grandi città d'Olanda - da Rotterdam a L'Aja a Utrecht - a seguire l'esempio di Amsterdam, dove già il libero sesso in alcuni parchi pubblici è permesso. Di fronte a coppie o più persone che si appartano - si legge nella bozza di regolamento inviata alle principali amministrazioni comunali - «i pubblici ufficiali non devono nella maniera più assoluta disturbare le attività, fintanto che non arrechino disturbo agli altri». Azioni «correttive» da parte degli agenti potranno essere prese «solo in presenza di comportamenti offensivi visibili da pubblico passaggio».
IL SOSTEGNO DEI GAY - A esultare sono soprattutto le principali associazioni gay: «Vietare non è mai servito a nulla, e ora stare nei parchi sarà più sicuro», affermano, sottolineando come numerosi sono stati ultimamente i casi di aggressione nei confronti di omosessuali colpevoli solo di essersi appartati in un parco. Un po' meno contenti sono invece i proprietari dei cani che, grazie al nuovo regolamento, vedono inasprite le sanzioni verso chi porta a spasso il proprio amico a quattro zampe senza guinzaglio.

Da qualche giorno sono tornato in palestra, dopo più di un anno di colpevole assenza. Gli effetti si vedono tutti. Una panza cardinalizia che fa la sua porca figura sotto la t-shirt. Ma sono in buona compagnia. A parte qualche fanatico del muscolo, all'orario in cui vado io, di prima mattina, siamo tutti sull'irrecuparabile.
Stamattina, il proprietario, che, nonostante io abbia frequentato la palestra per diversi anni, non mi conosceva, anche perché in passato non si faceva mai vedere, stamattina mi si è avvicinato, s'è presentato, mi ha chiesto se volessi fare qualche test. Ovviamente mi ha fatto notare la panza. Mi ha chiesto quanti anni avessi. Gliel'ho detto. E poi se n'è uscito con un detto napoletano che io non sapevo. "L'ommo a quarant'anni lascia 'a fessa e piglia 'a cantina". Be', ho risposto senza esitazione, si possono fare tutt'e due le cose.
Ma non è finita, quando scendevo le scale che da Cappella Vecchia portano a via Morelli ho incontrato A., che andava in palestra. Non ci vedevamo da tempo. Come stai? Bene, tu? Sembri ringiovanito. Sì, però la panza. Ma non si vede, e poi, la panza è sostanza.
Vabbuò, ho capito. Stamattina, che piove pure, non è cosa. Ma almeno mettetevi d'accordo. E sapete che vi dico? A pranzo mi aspetta una lasagna.
Un uomo che è stato l'indiscusso favorito di sua madre mantiene per tutta la vita l'atteggiamento interiore di un conquistatore, quella fiducia nel successo che di frequente porta al successo effettivo.
Erich Fromm
Quando nasce il pessimismo? Quando si incontrano due diversi ottimismi.
Stanislaw Jerzy Lec
Avevo letto un po' di articoli che ne parlavano bene. Ero diffidente, però. Non ho mai apprezzato il gruppo bolognese di Wu Ming, già quando si faceva chiamare Luther Blissett. Avevo letto "Q", quand'era uscito, e mi era sembrata una pisciata abnorme e lunga. Per fortuna ho dimenticato tutto e avevo dimenticato persino di averlo letto. Allora non ero selettivo nelle letture come sto sforzandomi di essere da qualche tempo, con l'avanzare degli anni. Questa sorta di situazionisti della letteratura in sedicesimo, godono, però, di buona stampa, anche nella Rete che abbonda di scriventi che scambiano i post per letteratura, le sbriciolature mentali per memoir, i paraculi per innovatori. Vedi alla voce bufale.
Ma l'argomento mi interessava. "Previsioni del tempo" (stampato dalle Edizioni Ambiente in una collana di noir di ecomafia) racconta, hanno scritto i trombettieri del marketing, del traffico di rifiuti tossici in Campania. Buono, mi son detto. Sull'argomento ho già letto alcune cose (capisci a me), vuoi vedere che questi son più bravi. Be', era meglio che li risparmiavo quei dieci euro che ho speso alla Feltrinelli. E' una stronzata con il fiocco, bugiarda e presuntuosa. 'Sti ragasuoli sono cresciuti tra Dams e dintorni e pensano che la scrittura sia alchimia tra alto e basso, procedure per accumulo, mettendo più che togliendo. In parte è anche così, ma quando sei Rabelais, altrimenti sei ridicolo. E in questo caso, inutile. Poi, come si dice dalle mie parti, per fare le salsicce ci vuole la carne.
Andiamo per ordine. La storia riguarda Napoli ma solo come riferimento lontano. L'intreccio (molto, molto rudimentale) si svolge sull'Appennino emiliano. Solo l'ultimo capitoletto, a mo' di necessità da sbrigare in fretta per non essere accusati di millantato credito, parla degli intrecci tra camorra e industria per lo smaltimento di rifiuti tossici in Campania. Poche paginette piene di leggerezze risapute.
Ci sono due protagonisti napoletani che trasportano su un Tir un carico di quarti di maiale che non dovrebbe essere commercializzato. Lo devono consegnare a un gruppo di balcanici guidati da un kossovaro che sarebbe la versione elegante di Ezio Greggio. Sono seguiti da una coppia di poliziotti gay. Che poi non si capisce se li seguono o no. L'autista del Tir ha circa settant'anni, se ho capito bene certi flashback, e soffre pure di colite. Poco realistico, quale camorrista gli affiderebbe un incarico del genere? Ma soprassediamo. Piove sempre e il romanzo è all'ottanta per cento il racconto di questo viaggio, con tanti lampi descrittivi del tempo, dei luoghi e di altre amenità che riesci a sopportare se stai leggendo la "Recherche" di Proust o Dostoevskij che la prendono naturaliter per le lunghe, ma in uno rabberciato romanzetto rompono le palle e puzzano di riempitivo, perché "Previsioni del tempo" è un raccontino striminzito che ti stanno spacciando per romanzo. Certe furberie ormai le scoprono persino i lettori di bocca buona, attenti. Attorno a questo viaggio circolano esseri strani, animali, forse pantere, cinghiali. E qua e là riemergono ricordi crudeli legati a porcili e idiosincrasie per la lettera "c". Tutta roba che non viene mai spiegata. Viene lasciata ad aleggiare. O forse sono io che non ho capito niente, perché dopo trenta pagine ho cominciato a sbadigliare per lo stile ingenuamente scattante, per le frasi brevi e le banalità lunghe. Nessuna capacità di costruire personaggi che attraggano la curiosità. Tutta un'infarcitura di marche di auto e di telefonini. Questi apprendisti stregoni della scrittura pensano che la contemporaneità sia infilare ogni paio di pagine qualcuno che scrive sms, rompa un TomTom (in questo caso con la voce di Mike Bongiorno, l'unica ideuzza che strappa un sorriso), possegga un Suv. E' gente andrebbe messa a pane e Simenon per mesi interi. Anzi di più, a pane e Beckett.
Ultima nota. Di questa serie di eco-noir avevo già letto (e stroncato, vedi post di qualche mese fa) il libro dell'ottima Simona Vinci, "Rovine". Un testo molto al di sotto delle capacità narrative della scrittrice. Mi viene allora un sospetto: ma che sia una collana di marchette? O comunque di libri scritti con la mano sinistra? Soprattutto da chi non possiede la mano destra?
Il massimo grado di realtà si darà sentendo tutto in tutte le maniere (in tutti tempi).
Fernando Pessoa
Un vetro
nella polvere riflette il sole,
frammento di una bottiglia
che non seppe mai d'esistere.
Allen Ginsberg
Il Festival del 1968, il primo presentato da Pippo Baudo, quarant'anni fa, l'anno dopo la morte di Luigi Tenco, fu vinto da una delle più belle canzoni italiane, "Canzone per te". La eseguivano in coppia, si usava così allora, l'autore Sergio Endrigo e il sudamericano Roberto Carlos. Ma quell'anno sul palco del Casinò di Sanremo passarano almeno altre due canzoni straordinarie che hanno avuto negli anni l'omaggio di molte cover: "La voce del silenzio" (la cantavano Tony Del Monaco e Dionne Warwick) che è stata riproposta da tantissimi, Mina compresa, e "Quando m'innamoro" (cantata da Anna Identici e i Sandpipers) che in inglese suona "A Man without Love". A bocce ferme, vale la pena ascoltare la candida (prima che diventasse un'icona delle feste dell'Unità) Identici.
Fuori del Casinò, quell'anno, accadeva di tutto. Altri casini.
La realtà è quella cosa che, anche se si smette di credervi, non scompare.
Philip K. Dick
Se piove a gocce rade e leggere camminate al centro della strada, non sotto i balconi. Senza ombrello vi bagnate di meno. Quando, tanti anni fa, andai a Cuba, mi stupii che tutti camminavano tranquilli sotto la pioggia battente, abbondante e improvvisa. Sembravano non curarsene, e non se ne curavano, tanto il sole ardente dei Caraibi li avrebbe asciugati. Ora anch'io lascio sempre più spesso l'ombrello a casa. E' un impiccio, lo perdo appena càpita e quelli che vendono i pachistani all'angolo di via Chiaia e piazza Trieste e Trento si rompono al primo colpo di vento. Meglio un cappellino o un cappuccio di lana. Meglio.
Il Reale mi dà l'asma.
Emil Cioran
Forse dimoriamo collettivamente in una specie di ologramma al laser, creature reali in un quasi-mondo artificiale, un palcoscenico all'interno dei cui artefatti e delle cui creature si muove una mente destinata a rimanere sconosciuta?
Philip K. Dick
Ogni volta che la gente è d'accordo con me provo la sensazione d'aver torto.
Oscar Wilde
Chi pensa profondamente sa di aver sempre torto, comunque agisca e giudichi.
Le liti non durerebbero a lungo se il torto fosse solo da una parte.