lunedì, 31 dicembre 2007
termometroQuattro giorni a letto con la febbre fissa a 38 (a volte anche più alta, mai più bassa), buttata giù solo a sprazzi, quattro notti quasi insonni, bollenti, aggrovigliate tra incubi e ossessioni, tutto questo mi ha sfiancato. Faccio fatica a ricominciare, a formulare un pensiero più lungo di quattro parole, individuo con lentezza persino le lettere della tastiera, anche perché ho ancora qualche decimo di febbre. Ma basta, apriti sesamo, voglio uscire. Mi sono vestito, addio pigiama. Stasera voglio essere al concerto di piazza Plebiscito. Ci sono Khaled e Bregovic. E no, e no. Passi per il cenone che sarà spartano. Pane e cicorie, più o meno. Sempre meglio che pane a acqua che mi hanno accompagnato tra sforzi e nausea in questo fine anno. Ma il concerto non voglio perdermelo.
E' che, come mi ha suggerito un'amica a telefono, ho buttato fuori tutto il male dell'anno passato, è stato un espurgo. Speriamo che abbia ragione.
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categoria:nausea
lunedì, 31 dicembre 2007
Il migliori libri che ho letto nel 2007, ma che non sono usciti necessariamente nel 2007.

1. Paul Auster, Il libro delle illusioni (Einaudi)
2. Alan Bennett, La sovrana lettrice (Adelphi)
3. Erodoto, Storie (Mondadori)
4. Goffredo Parise, Guerre politiche (Adelphi)
5. Philip Roth, Everyman (Einaudi)

6. Pino Corrias, Vicini da morire (Mondadori)
7. Elena Ferrante, La figlia oscura (e/o)
8. Joseph Heller, Comma 22 (Bompiani)
9. William Langewiesche, Il bazar atomico (Adelphi)
10. Jean-Marie-Gustave Le Clezio, L'africano (Instar)
11. Georges Simenon, Il piccolo libraio di Archangelsk (Adelphi)
12. Charles Simmons, Acqua di mare (Rizzoli).
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categoria:letture
lunedì, 31 dicembre 2007

Josip BrodskijPiù difficile che sparire è riaffiorare.

Josif Brodskij

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categoria:libertà
domenica, 30 dicembre 2007

Stanislaw Jerzy LecSesamo apriti - voglio uscire!

Stanislaw Jerzy Lec

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categoria:libertà
sabato, 29 dicembre 2007

Emil CioranMille anni di guerra hanno consolidato l'Occidente; un secolo di "psicologia" lo ha ridotto allo stremo.

Emil Cioran

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categoria:psicanalisi
venerdì, 28 dicembre 2007

Hermann HesseCon la psicologia si possono scrivere libri, ma non penetrare nel cuore dell'uomo.

Hermann Hesse

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categoria:psicanalisi
giovedì, 27 dicembre 2007

Emil CioranChe lo vogliamo o no, siamo tutti psicoanalisti, amanti dei misteri del cuore e della mutanda, palombari degli orrori. Guai allo spirito dagli abissi chiari!

Emil Cioran

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categoria:psicanalisi
mercoledì, 26 dicembre 2007

Vicini da morirePino Corrias è davvero bravo. Sa raccontare la cronaca come pochi. Sa costruire e ricostruire storie e psicologie, sa far parlare chi ha qualcosa di serio e di attinente da dire, così da dare profondità alle vicende cotte, mangiate e digerite dal circo mediatico. A me della faccenda crudele di Erba, il massacro di cui sono accusati Olindo Romano e Rosa Bazzi, me ne fregava poco. Il recente arresto di Azouz Marzouk, genero, marito, padre e vicino delle quattro vittime mi ha fatto nascere un po' di curiosità, così ho deciso di affrontare "Vicini da morire" (Mondadori), scritto da Corrias. E ho fatto bene, perché è senz'altro un libro da leggere. Per le qualità che elencavo sopra e perché Corrias sa legare tutta la strage alla nostra vita quotidiana sfilacciata in un corsa verso il nulla, riempito da un consumismo cialtrone e un incantamento gossiparo fasullo. Sulla scena del delitto non compaiono solo vittime e assassini, gente della porta accanto, vicini da morire, con un carico di feroce banalità. Non ci sono solo loro, spunta tutto un mondo che della realtà fa reality, come Fabrizio Corona, Lele Mora. Cinici e avidi, come cinici e avidi sono coloro che restano infatuati dalle gesta che hanno per protagonisti i loro eroi catodici e di cartapesta.

Ma quel che conta è l'acuta capacità di Corrias di raccontare la grande paura che sta dilagando nelle nostre città, nella nostra provincia, nelle nostre coscienze. Paura che diventa prima disprezzo e poi matura in odio. Sangue, violenza e pazzia non sono più storie viste alla tv, ma la vita di chi ci scivola accanto. Paura del diverso, dello straniero che si fa razzismo e alimenta, in un circolo vizioso, la paura.

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categoria:letture
mercoledì, 26 dicembre 2007

MurphySe puoi tenere la testa a posto quando tutti attorno a te l'hanno persa, non hai capito il problema.

Arthur Bloch

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categoria:confusione
martedì, 25 dicembre 2007
GrouchoGrazie, ho trascorso una serata veramente meravigliosa. Ma non è questa.
Groucho Marx
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categoria:cinema, piaceri
lunedì, 24 dicembre 2007


Lo so che non è proprio natalizio. Ma dedicategli un po' di tempo.
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categoria:nausea, napoletana
lunedì, 24 dicembre 2007

Corrado AlvaroDicono della sessualità che si scatena nelle feste. Non è proprio questo: è la gioia di confondersi, in un freno rotto, il piacere di rimpastarsi in una materia vivente, l'abolizione di ogni antipatia nel ritrovarsi e nel fondersi in una solidarietà di natura animale.

Corrado Alvaro

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categoria:piaceri
domenica, 23 dicembre 2007

Adam PhillipsNessuno è disposto a riconoscere troppo apertamente il desiderio di essere lodato, e tanto meno quell'attitudine a lodare se stessi che chiamiano vanità.

Adam Phillips

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categoria:vanità
sabato, 22 dicembre 2007
CervoSul sito di "Repubblica" c'è un servizio molto interessante sul recupero delle foto cancellate dalle memorie digitali. Per farla breve, esistono dei programmi per recuperarle. Recita la lunga didascalia alla prima foto del servzio: "Foto cancellate dalla schede di memoria? Non sempre è così. Nei siti di vendita delle offerte è comune trovare fotografie digitali e carte di memoria d'occasione. Nonostante i proprietari degli oggetti si prendano cura della cancellazione dei dati, questi possono essere facilmente recuperati tramite numerosi software. Una prova di tutto ciò? La società O&O Software ha acquistato 15 carte memorie su eBay, recuperando così 3100 fotografie ancora registrate su 83 schede. In questa galleria alcuni scatti che gli autori credevano scomparsi definitivamente e che invece circolano sul web. Immagini private e spesso buffe".  Le foto sono, effettivamente, di tutti i tipi. E i volti sono resi irriconoscibili con delle pecette, che fanno molto rivista pornosoft degli anni belli. Ma non si tratta quasi mai di foto erotiche. Ce n'è qualcuna, più che altro ironica. C'è gente al barbecue, foto tra amici e foto di caccia. Come quella che vedete. Ma guardatela bene. Hanno messo la pecetta anche al cervo (o daino? Non sono pratico di bestie boscherecce). Al cervo? Per renderlo irriconoscibile? Il politicamente corretto non si ferma neanche davanti al ridicolo. 
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categoria:puttanate
sabato, 22 dicembre 2007

NietzscheCi si sbaglierà raramente, attribuendo le azioni estreme alla vanità, quelle mediocri all'abitubine e quelle meschine alla paura.

Friedrich Nietzsche

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categoria:vanità
venerdì, 21 dicembre 2007
La kryptonite nella borsaIl primo pensiero, quando lo finisci di leggere è: si poteva fare di più. Perché "La kryptonite nella borsa" di Ivan Cotroneo, stampato da Bompiani. è, a conti fatti, un libro divertente e che si legge affezionandosi ai personaggi. Non m'era piaciuto (e l'ho scritto in un vecchio post) il precedente romanzo "Cronaca di un disamore". Questo invece è spassoso. E' ambientato a Napoli nei primi anni Settanta. E' la storia del piccolo Peppino e della sua famiglia che vive nella zona tra il Rettifilo, via Duomo e via Foria. E' una famiglia un po' sgangherata, ma tipicamente napoletana, dove ci sono matrimoni riparatori, corna che portano dallo psicanalista, parmigiane di melanzane, mazze e panelle, minigonne, pantaloni a zampa d'elefante, zie e zii, soprannomi, domeniche a Edenlandia, sogni e frustrazioni. Non è una swinging Naples, anche se viene presentata così. Piuttosto è una via di mezzo tra un passato gravoso di regole e tradizioni e un presente di Beatles e canne.
Il titolo è legato a Gennaro, il personaggio più divertente e tormentato. Gennaro è convinto di essere Superman, ma è solo un diverso. Si veste con calzamaglia e mantellina e controlla le borse di tutte le donne che passano a Sant'Agostino alla Zecca, compresa la mamma di Peppino, per vedere se nella borsa hanno della pericolosa kryptonite. Muore all'inizio del romanzo, più o meno, lanciandosi sotto il 111 barrato dell'Atan. Ma non scompare, anzi a lui è affidato un fiabesco finale da supereroe.
Ci sono degli epiisodi che strappano qualche sorriso e pochini che fanno veramente ridere. Per chi quegli anni li ha vissuti (anche se di striscio, come me) ci sono molte strizzatine d'occhio ruffiane al paesaggio antropologico-commerciale. Alcune un po' ingenue, come le sottolineature delle marche di quegli anni: di auto, liquori, dolci. E' poco per creare un clima realmente vintage. A volte Cotroneo prende delle sbandate, come in alcuni intermezzi affidati ai temi di Peppino: sono delle copie ripulite di quelli di "Io speriamo che me la cavo", purtroppo.
Tra gli episodi che mi hanno più divertito c'è quello degli studenti greci che bloccano il traffico ai Quattro Palazzi (piazza Nicola Amore, per i non napoletani) danzando il sirtaki. Malinconico il balletto con il giovane Riccardo Muti, detto il Musichiere, che viene snobbato per un twist. Sono davvero molti le occasioni nelle quali Cotroneo poteva dare di più. La trama è esilina. E', appunto, quasi sempre una giustapposizione di sketch familiari.
Il romanzo comincia a fine settembre del 1973 e va avanti un po' a flash-back. Il 1973 è stato un anno particolare per Napoli. Ma Cotroneo ignora, non so se volutamente (l'avrebbe fatto capire), un avvenimento che resta legato inesorabilmente a quell'anno: l'epidemia di colera. E' strano assai che non se ne accenni neanche lontanamente. Un'ambientazione molto rigorosa toponomasticamente e cronologicamente come fa a prescindere dal colera? Se Cotroneo voleva cassarlo di proposito (come ha fatto) poteva essere più vago nei riferimenti temporali.

Ho scritto ascoltando Peppino Gagliardi e Gianfranco Manfredi (due estremi degli anni Settanta): "La ballata dell'uomo in più", "Gocce di mare", "Un tranquillo festival pop di paura" e "Nella diversità".
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categoria:letture, napoletana
venerdì, 21 dicembre 2007

LamartineLa vanità è il più sciocco e il più crudele dei vizi, perché fa arrossire della felicità!

Alphonse de Lamartine

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categoria:vanità
giovedì, 20 dicembre 2007

Adesivo FerrariScambio di battute colto al volo. Nel corridoio ci sono gli uomini delle pulizie.
Il più anziano al più giovane: "I vigili stanno mettendo le multe alle auto in sosta sotto il palazzo. Tu con quale macchina sei venuto a lavorare?".
Il più giovane: "Con il Ferrari. Come sempre. E tu come sei venuto?".
"Con il Berlucchi".

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categoria:napoletana
giovedì, 20 dicembre 2007

LaRochefoucauldL'adulazione è una moneta falsa che ha corso solo grazie alla nostra vanità.

François de La Rochefoucauld

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categoria:vanità
mercoledì, 19 dicembre 2007

Volevo un gatto neroda www.corriere.it

LECCE - Quel gatto nero non le ha certo portato fortuna. Nel 1969 fu la regina dell'Antoniano di Bologna e a soli quattro anni furoreggiò vincendo lo Zecchino d'oro con la canzone «Volevo un gatto nero», autentico successo, anche internazionale. Oggi quella bimba bionda che arrossiva davanti a Mago Zurlì torna agli onori della cronaca ma per una vicenda di tutt'altro tenore: l'ex piccola diva, Vincenza Pastorelli, 42 anni, è stata arrestata dai carabinieri a Lecce per una vicenda di sfruttamento della prostituzione. Insieme con lei è finito in manette Pasquale Trevisi, suo convivente, di 29 anni. Sono entrambi accusati di favoreggiamento e di sfruttamento della prostituzione e di spaccio di cocaina ed eroina. 

CENTRI MASSAGGI - I carabinieri della Compagnia di Campi Salentina (Lecce) hanno appurato, che dopo una serie di annunci fatti pubblicare sui quotidiani leccesi, la coppia aveva gestito a Guagnano ed a Lecce, due case d'appuntamento, nelle quali si prostituivano quattro ragazze di Lecce, Bari, Gallipoli e Parabita, ed all'interno dei quali Trevisi avrebbe confezionato dosi di cocaina ed eroina, che poi vendeva fuori dalle case di appuntamento. Per le prestazioni, i clienti, di ogni età e fascia sociale, pagavano dai 60 ai 150 euro. In un giorno, l'incasso era anche di 1.000 euro, metà dei quali spettavano alla tenutaria, che pagava le spese dell'appartamento. Nelle case d'appuntamento camuffate da centri massaggi, la donna leggeva anche le carte ai clienti che volevano «previsioni» sul futuro. Dalle indagini, i militari hanno avuto il sospetto che la donna stesse organizzando un giro di prostituzione anche a Stradella o nella vicina Pavia, dove si era trasferita. Le due case di Guagnano e Lecce sono state chiuse a fine agosto, quando la donna ha vinto la cattedra a Stradella, ed ha interrotto il rapporto col fidanzato. Per circa un mese, le due case sono state gestite dalle prostitute, che riconoscevano la percentuale alla Pastorelli, alla quale il contante veniva inviato con vaglia postali. Le richieste della donna erano sempre maggiore, e per aver i soldi, al telefono minacciava le prostitute.

Sic transit gloria mundi e altre glorie. Però, si comincia cantando volevo un gatto nero, e poi? Poi fate voi. Non vi manca la fantasia.

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categoria:puttanate
mercoledì, 19 dicembre 2007

NietzscheChi nega la propria vanità, di solito la possiede in forma così brutale da chiudere istintivamente gli occhi davanti ad essa, per non dover disprezzare se stesso.

Friedrich Nietzsche

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categoria:valore
martedì, 18 dicembre 2007

Nome di battaglia MaraLa bibliografia sulle Brigate Rosse diventa di mese in mese sempre più cospicua. Nell'imminenza del trentesimo anniversario del sequestro e dell'uccisione di Aldo Moro si attende una valanga. Gran parte dei libri che sono usciti negli anni è divisa tra serie ricostruzioni e molta inutile paccottiglia complottista, di cui è superfluo parlare. "Nome di battaglia Mara", scritto da una giornalista di "Liberazione", Stefania Podda, e pubblicato da Sperling & Kupfer sfugge a queste classificazioni perché, nella sua semplicità, è un testo serio. Racconta i primi anni delle Brigate Rosse, incentrando la ricostruzione attorno a Margherita Cagol, nome di battaglia Mara, la moglie di Renato Curcio, uccisa in un conflitto a fuoco con i carabinieri, il 5 giugno del 1975, in una cascina del Piemonte, la Spiotta, durante il rapimento dell'industriale Gancia.

E' una ricostruzione asciutta, in cui il racconto non esce mai dai binari naturali della cronaca precisa, fondata sulle testimonianze, sui documenti d'epoca, sugli atti giudiziari, ma senza strafare e appesantire tutto. Quello che colpisce favorevolmente è la capacità della Podda di stare fuori dalla retorica e dalla dietrologia. Sarebbe stato facile scivolare nel giustificazionismo, perché le Br di quegli anni non avevano ancora intrapreso la svolta militarista attribuita poi a Mario Moretti. La Cagol, Curcio e Franceschini erano ancora circonfusi da un'aura di rivoluzionari sentimentali, un po' casinisti (durante il rapimento del giudice Sossi finirono per spararsi tra di loro, il cosiddetto fuoco amico) e con un piede ancora nel movimento. Podda si limita a raccontare un pezzo della nostra storia che ha ancora molti aspetti oscuri. E prova a indirizzare quel pezzo della nostra cronaca ancora viva verso la Storia. Senza curve pericolose.

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categoria:letture
martedì, 18 dicembre 2007

LaRochefoucauldQuel che ci rende insopportabile la vanità degli altri è che essa offende la nostra.

François de La Rochefoucauld

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categoria:vanità
lunedì, 17 dicembre 2007

Anime del Purgatorio

Cercavo una foto migliore per far vedere a Spikette le anime del Purgatorio, o anime purganti napoletane. Ma questa è quella più aderente che ho trovato con Google. Ebbene, in questo clima natalizio un po' impoverito (ma ne parlerò dopo), un mio post, vecchio di due anni, è tornato di attualità grazie a Spikette e stanno fioccando commenti. E proprio Spikette mi chiedeva che cosa fossero le anime purganti che vanno messe sul presepe. Eccole qua.

Le anime del purgatorio sono statuine che vengono collocate negli altarini agli angoli delle strade, come sono quelle della foto. Con tanto di lumini e candele (ora elettriche) e un crocifisso. Vanno messe anche nel presepe. La regola vorrebbe che fossero collocate il giorno dell'Epifania. Pochi giorni per chi, come me,  smonta tutto proprio a cavallo della fine delle vacanze natalizie. Un tempo si era soliti togliere il presepe e al suo posto (un tavolino, un comò, il focolare) mettere l'anima purgante almeno fino a Candelora, il 2 febbraio, quando secondo la leggenda si sarebbe finalmente fuori dall'inverno.

A Napoli c'è una chiesa intitolata alle Anime del Purgatorio. E' a via Tribunali, in pieno Centro antico. Meriggio le ha dedicato un intenso post.

Comunque dal mio vecchio post voglio recuperare anche una filastrocca che l'abilità di navigatrice di Aliante (si naviga anche se si hanno le ali) tirò fuori e che ben si adatta a questi giorni di crisi e pochi denari:

Mo' vene Natale e nun tengo denare
‘o meglio pizzo è ‘o fuculare.
Mo' vene Natale ‘e renza ‘e renza,
‘o putecaro me fà ‘a credenza,
‘o canteniere me dà ‘o vino
facimme Natale 'ngrazia ‘e Ddio.
Mo' vene Natale e nun tengo denare
me fumo na pippa e me vaco a cuccà.
A mezzanotte sparano ‘e botte
me metto 'o cappotto
e m'e vaco a vede’.

Buon Natale a tutti.

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categoria:religione, napoletana
lunedì, 17 dicembre 2007

George C. LichtenbergI santi di legno scolpito hanno certo fatto più per il mondo che quelli in carne ed ossa.

Georg Christoph Lichtenberg

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categoria:religione
domenica, 16 dicembre 2007
Un caso bruciatoHo una passione per Graham Greene che è nata nell'adolescenza e si rinnova di decennio in decennio. Forse non ho letto i suoi romanzi più importanti (secondo la critica), ma ho letto quei quattro o cinque che lo hanno reso famoso, almeno per cinefili e affini. Parlo di "Il nostro agente all'Avana", di "Il console onorario" e soprattutto di "Il terzo uomo" che nasce prima come sceneggiatura cinematografica e poi diventa romanzo. Ora ho finito di leggere "Un caso bruciato" (edito da Mondadori). Ed è stata una bella, sana e robusta lettura. Ovviamente dentro c'è tutto Greene con il suo fascino di anglicano convertito al cattolicesimo, di spia di Sua Maestà Britannica (ma forse era solo un vanto o una burla), di ozioso vacanziere a Capri, ma soprattutto di tormentato viaggiatore.
"Un caso bruciato" è un libro conradiano, ma di un Conrad che sta vivendo la decolonizzazione della fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta. E' un "Cuore di tenebra" in parte ribaltata, dove ci sono tanti tanti inconcludenti e tanti cattivi banalissimi, come banale può essere il male, a sentire Hannah Arendt. E' ambientato nel Congo ancora belga o francese. E anche la mente di Greene è ancora molto colonialista. I neri sono ancora figure sbiadite, poveracci animisti più che vittime. Spettatori della loro storia. Ma il libro non vuol parlare di loro. Il protagonista è Querry, famoso architetto che, all'apice della carriera ha perso l'ispirazione e ha deciso di andare a finire i propri giorni nel posto più lontano possibile, laddove finiscono strade e fiumi navigabili. Vive così in un lebbrosario. E' un caso bruciato nell'anima, invece che nel corpo. Caso bruciato ("burnt-out case") è chi guarisce dalla lebbra ma resta irrimediabilmente sfigurato nel corpo, nel volto, negli arti. Querry è bruciato nello spirito. Non crede più a niente. Ma a poco a poco è coinvolto nella vita del lebbrosario (finirà per progettare un semplice ma utilissimo ospedale), dei missionari e delle suore, ma soprattutto dei pochi abitanti bianchi di quel angolo sperduto della terra.
C'è una trama, seppure esile, che non permette di dare troppi dettagli, quindi sono costretto ad essere evasivo. Il finale è un crescendo di bugie, equivoci, desideri, pioggia tropicale e notte di lampi. Ci sono personaggi costruiti rapidamente e con i controcazzi, da vero maestro della narrazione. Ci sono tanti dialoghi sulla fede, sull'amore, sul male, sullo scetticismo. Roba forse un po' datata e sicuramente ossessiva nei romanzi di Greene, tanto che può essere un marchio di fabbrica, come le psicologie piccolo-borghesi dei romanzi di Georges Simenon. Sai che 'ste cose pervadono i romanzi di Greene, sai che sono sempre le stesse cose, ma vai lo stesso a cercarle. Come si va ad accarezzare una cicatrice sul proprio corpo. Per compagnia. Per rassicurarsi.
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categoria:letture
domenica, 16 dicembre 2007

Hermann HesseTutti gli uomini sono santi se prendono davvero sul serio i loro pensieri e le loro azioni.

Hermann Hesse

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categoria:religione
sabato, 15 dicembre 2007
Emil CioranLa santità - ispirazione ininterrotta - è l'arte di lasciarsi morire di fame senza... morire, una sfida lanciata alle viscere, e come una dimostrazione della incompatibilità tra estasi e digestione. Un'umanità che si rimpinza produce scettici, mai santi.
Emil Cioran
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categoria:religione
venerdì, 14 dicembre 2007

MurphySe metti un bicchiere di vino in un barile di monnezza, ottieni monnezza. Se metti un bicchiere di monnezza in un barile di vino, ottieni monnezza.

Arthur Bloch 

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categoria:nausea
giovedì, 13 dicembre 2007

Eccolo, Mimmo Taurino. "'A fella 'e carne", "E' fernuta 'a zezzenella", "Facimme ammore", "'A mucca pazza". E, alla fine, cliccate sul video del ciccione in costume da bagno e ascoltate la "Zezzenella" per intero. Buon divertimento.
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categoria:musica, napoletana
giovedì, 13 dicembre 2007
Oscar WildeChi vuole una maschera la deve portare.
Oscar Wilde
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categoria:ipocrisia
mercoledì, 12 dicembre 2007
NietzscheTra i moralisti e i santi nulla è più raro dell'onestà; forse essi dicono il contrario, forse persino lo credono. Se infatti una fede è più utile, più efficace, più convincente di una ipocrisia consapevole, l'ipocrisia diventa subito, per istinto, innocenza: primo principio per comprendere i grandi santi.
Friedrich Nietzsche
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categoria:ipocrisia
martedì, 11 dicembre 2007

 

E poi dite che Mimmo Taurino non ha ragione.

A me me piace, a me me piace 'a fella 'e carne....

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categoria:musica, piaceri, sesso
martedì, 11 dicembre 2007

Cercavo la scena del "Cacciatore" di Cimino nella quale De Niro e gli altri cantano, gridando più che intonando, "Can't take my eyes off of you". Invece mi sono imbattuto in questa cover vintage dei Boys Gang Town. E' imperdibile, bellissima e tamarissima con la negretta che fa la smorfiosa tra i due frelluocchi con i pettorali, gli addominali e i baffetti da perfetti gay. E le loro mossettine? Ricordano i balletti del sabato sera in tv, ma con una strizzatina d'occhio a una morbosità facile facile, da trasgressione dei poveri, ma allisciata e cellofanata, rigorosamente pre-Aids. Da salvare nel mare magnum di YouTube.

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categoria:musica
martedì, 11 dicembre 2007
Maglia dellUn avvocato turco, Barsia Kaska, ha chiesto alla Uefa di togliere all'Inter i tre  punti conquistati a San Siro  per la vittoria contro il Fenerbahce. Il motivo sembra una boutade, una battuta di Crozza. La squadra di Mancini ha giocato non con la solita casacca nerazzurra, ma con quella che ha sfoderato per il centenario della sua fondazione: una maglia bianca con una grande croce rossa al centro, che, nelle intenzioni della società calcistica, ricorda lo stemma di Milano, ma per l'azzeccagarbugli del Bosforo è invece il simbolo dei Templari. Quindi durante la partita ci sarebbe stata un'offesa gravissima contro i giocatori turchi, islamici, perché quella croce dei Templari è un simbolo delle Crociate, di aggressione e di arrogante espressione di superiorità razzista. Avete letto bene. In altri tempi ce ne saremmo tutti usciti con una fragorosa risata e un bel  "vaffa" al leguleio in cerca di un po' di pubblicità. Ma in Turchia c'è chi l'ha preso sul serio. Un noto commentatore, tale Mehemt Y. Yilmaz, ha ripreso la notizia chiedendosi perché la Uefa ha permesso tanto. Scusate, cari turchi, ma siete caduti con la capa per terra? Avete battuto e state sragionando?
La questione generale non è nuova. La novità sta nel dilagare in ogni campo delle proteste, anche violente e assassine, di richieste assurde di fanatici islamici, fatte in nome di una presunta offesa alla loro religione. Io mi chiedo: se il Fenerbahce avesse giocato con la mezzaluna sulla propria maglietta a qualcuno in Italia sarebbe importato qualcosa? Forse si sarebbe alzato un Calderoli o un Borghezio. Ma l'avremmo rincorso con sghignazzate.
E' anche vero che in Europa si enfatizzano tutte queste notizie, che magari laddove nascono sono ridimensionate, ma intanto, scherzando scherzando, si rischia di essere intimiditi su tutto, anche su fatti minimi e che ai laici come me farebbero sorridere. Si è cominciato con la fatwa contro Salman Rushdie, ormai tantissimi anni fa. Hanno rotto le scatole sulle vignette danesi. Volevano uccidere una ingenua maestra inglese che aveva consentito ai bambini sudanesi di chiamare un orsetto di peluche con il nome di Maometto. Sono ossessionati, accecati, insopportabili. Ora che faranno vorranno una versione purgata della Divina Commedia, chiederanno di dare una spalmata di calce a tutti i capolavori medievali e rinascimentali che dipingono il Profeta come un nemico della Chiesa?
E da noi c'è anche chi, tutto sommato, sta pure a giustificarli a 'sti fanatici. Dicono: in fondo, se loro la ritengono un'offesa perché non accontentarli? E no. Quando si arriva alle maglie di una squadra di calcio siamo oltre ogni limite di buonsenso. E che faranno dopo? Vieteranno a Svezia, Norvegia, Finlandia, Svizzera, Grecia e tutti gli altri altri paesi che hanno una croce nella propria bandiera a cambiare vessillo a non farla sventolare da nessuna parte? E da noi, spunterà qualcuno ancora più cretino di loro, a dire che loro nella bandiera hanno la mezzaluna. Faremo (e in parte facciamo) a gara a chi è più imbecille.
Diamoci un taglio per piacere. Qui non c'è nessuna forma di politicamente corretto che tenga. Siamo alle barzellette. Esiste una disciplina del sapere, molto elementare, che i fanatici musulmani sembrano ignorare: la Storia. Ed esiste una parola che loro invocano quando gli fa comodo: tolleranza, ma che dimostrano di non avere nei confronti degli altri. Neanche durante una partita di pallone. I greci antichi, che i grandi pensatori arabi ci hanno fortunatamente tramandato, durante le Olimpiadi interrompevano qualsiasi conflitto. Loro, invece, non prendono mai fiato.
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categoria:religione, puttanate, razzismo, nausea
martedì, 11 dicembre 2007

LucaGuardatevi dal lievito dei farisei, che è l'ipocrisia. Non c'è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. Pertanto ciò che avete detto nelle tenebre, sarà udito in piena luce: e ciò che avrete detto all'orecchio nelle stanze più interne, sarà annunziato sui tetti.

Dal Vangelo di Luca, 12, 2-3

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categoria:ipocrisia
lunedì, 10 dicembre 2007
Specchi oppostiI libri scritti dai giornalisti musicali sono spesso una sola. Promettono tanto e non sanno dire nulla. Non c’è analisi. E’ quasi sempre un misto di enfasi trattenuta da fan che non vuol tradirsi e di incapacità a spiegare la parte più importante di una canzone, quella maggiormente ignota ai più: la musica. “Specchi opposti” di Ivano Rebustini (edizioni Arcana) non sfugge a questa amara regola. Ne leggo pochi di libri sui cantautori e sulla musica. Proprio per i limiti di cui sopra. Preferisco ascoltare le  canzoni. Ma sono stato attirato da questo libro perché è dedicato ai cinque dischi di Lucio Battisti e Pasquale Panella. E sapete quanto mi genufletta, come davanti a una santa reliquia, di fronte a queste perle brillanti della canzonetta scanzonettata.
Capisco che spiegare la musica ai profani (come sono la maggioranza degli italiani, me compreso) sia tout court difficile. A volte può essere persino noiosissimo. Così tutti quelli che scrivono di canzoni ripiegano o sul biografico o sull’analisi dei testi. Ora immaginate di fare l’analisi dei testi di Panella. Roba da stroncare le velleità del critico letterario (di quelli veri) più scafato. Io che critico non sono, sogno sempre di poter un giorno analizzarli come si fa con Dante, il cavalier Marino e Montale. Ma ne devo mangiare ancora di sale, nonostante la mia testa canuta. Ahimé.
Detto questo, il libro di Rebustini, che, apprendo solo dall’aletta di copertina, ha scritto il primo articolo di musica nel 1975 (azz), è qualcosa che fa mettere le mani nei capelli. Innanzitutto, facendo un po’ di conti, le pagine dedicate ai cinque dischi sono appena 68, mentre al solo “E già” (disco interlocutorio, ma non banale, anzi, fatto da Battisti assieme alla moglie, dopo la separazione professionale da Mogol) ne sono dedicate 42, scritte tra l'altro da un altro: Luca Bernini che, viste le cifre, poteva anche meritarsi il nome in copertina. Fate un po’ voi i conti. Questo è niente, però. Rebustini non fa altro che riportare i versi di Panella, con striminziti raccordi che non spiegano un fico secco. Ogni tanto fa qualche battutella inutile. E sta sempre a fare l’anagrafe dei vari musicisti che hanno collaborato al disco. Questo ha suonato con quest’altro, Tizio ha fatto il produttore o il bassista a Sempronio. Embè? E’ soprattutto incredibilmente ripetitivo. Completano il libro, altri capitoletti superflui e due interviste: a Stefano Bartezzaghi e allo stesso Panella (chiamato affettuosamente Lino) che danno l’impressione di sfotticchiare l’intervistatore, senza esagerare. O è solo una mia impressione.
Panella merita ben altro. E anche la memoria di Battisti.
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categoria:musica, letture
lunedì, 10 dicembre 2007

LaRochefoucauldL'ipocrisia è un omaggio che il vizio rende alla virtù.

François de La Rochefoucauld

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categoria:ipocrisia
domenica, 09 dicembre 2007

JoyceSi abbassò al peccato dell'ipocrisia con gli altri, scettico di quella innocenza che riusciva a ingannare tanto facilmente.

James Joyce

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categoria:ipocrisia
sabato, 08 dicembre 2007
PatrimonioUn altro straordinario libro di Philip Roth. "Patrimonio" (edito da Einaudi) è del 1991 e l'hanno tradotto solo ora. Forse leggerlo dopo lo straziante "Everyman" aggiunge, più che togliere, forza al libro. "Patrimonio" è una storia vera, un memoir. Racconta della malattia e della morte, nel 1988, di Hermann Roth, il padre di Philip. Ha 86 anni e un cancro al cervello. Il figlio gli sta vicino e riscopre la grande vitalità di un uomo che non si rassegna mai. Anche se il patrimonio che gli lascerà è qualcosa di innominabile, in realtà è la materia, la vita e la memoria: "Non devi dimenticare nulla". Quattro parole che sono l'esistenza.
Hermann ricorda e pensa al futuro. Vorrebbe solo un paio d'anni, ma riflettendoci bene anche qualcosa di più. Philip diventa il padre, anzi la madre di suo padre. Insieme vedono le partite di baseball, ricordano persone di Newark scompase. Sullo sfondo il sucesso letterario del figlio. Sono due uomini: uno vecchio e l'altro che scopre che cos'è la vecchiaia, che, come diceva Woody Allen, è sempre meglio della sua alternativa.
Non è un libro straziante (forse solo qua e là), ma per chi ha assistito alla fine di un genitore può portare alle lacrime, sebbene non sia mai, ma poprio mai, patetico. Anzi Roth riesce a essere più freddo del solito, perché è un grande scrittore, sicuramente tra i più grandi che esistono e resistono.
E' inutile dire di più. Quando un romanzo è forte e semplice come "Patrimonio" non ci sono molte parole per descriverlo. Si rovinerebbe un'emozione, solo tentando di razionalizzarla. Per saperlo fare bene bisognerebbe essere Philip Roth.
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categoria:letture
sabato, 08 dicembre 2007

E' così ipocrita che arriva perfino ad ammettere la sua ipocrisia.

Dino Basili

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categoria:ipocrisia
venerdì, 07 dicembre 2007

Giuseppe PontiggiaCamping - Una volta si diceva campeggio, che evocava pascoli, prati, istantanee. Camping invece evoca automobili, code, tessere, servizi e docce in comune. È un termine più adeguato.

Giuseppe Pontiggia

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categoria:viaggi
giovedì, 06 dicembre 2007
La zingaraOggi era il giorno. Stamattina era la mattina. Napoli ha indossato uno dei suoi abiti migliori: il sole, il freddo, la luce, la gente, l'aria di Natale, ma senza il caos solito. Era una giornata quasi marottiana. E' stato lui, Giuseppe Marotta, a dire che il Natale a Napoli è speciale.  Natale a Napoli, scriveva, si può dire anche Napoli a Napoli. Oggi era il giorno. Stamattina era la mattina per andare a comprare un pezzo per il mio presepe, che, assieme all'albero, allestirò dopodomani, giorno dell'Immacolata, consacrato ai pastori. Oggi era il giorno, Stamattina era la mattina e via andare. Destinazione San Gregorio Armeno. Obiettivo comprare "La zingara", ché ancora mi mancava. Lo sapete, perché l'ho scritto, ogni anno io compro un pezzo nuovo per il presepe. E quest'anno in cui si celebra la caccia al rom, ho comprato "La zingara" che vedete qui accanto. Propetamente essa. E' un pezzo da otto. Cercavo quella da dieci, da mettere davanti alla grotta, ma il mio artigiano di fiducia aveva solo quella da dodici (troppo grande) e questa. Cercavo anche i due carabinieri, ma li aveva finiti. Li avrei presi anche da otto, ché quelli da dieci che avevo prima sono un po' ciaccati. La donna delle pulizie l'anno passato ha rotto il fucile di uno dei due.
Ho girato tra negozi e bancarelle. Non c'era nemmanco troppa folla. Molte scolaresche, tantissimi curiosi, molti turisti. Ho trovato solo carabinieri senza fucili. C'erano anche dei gruppi con un carabiniere che arrestava Pulcinella. Li ho guardati solo per curiosità. Avevano anche una terribile divisa azzurra. E che sono vigili urbani? Erano ben fatti. Ma non li ho presi. Niente carabinieri con il fucile. Buon segno per la zingara, che non troverà rompiballe che la mandano via, almeno per questo Natale.
La statuina che ho preso ha una fattura molto popolare, come piace a me. Quelli troppi realistici non li amo. Tranne forse i pezzi principali: Maria, Giuseppe e il Bambino. Gli altri devono essere di terracotta ma un po' rozzi nella lavorazione. Per essere un pastore da otto è anche ben fatta questa zingara. Va benissimo com'è. La piazzerò un po' lontano dalla Grotta. Per quest'anno è meglio che "La zingara" stia in disparte. La metterò vicino al Ponte. O magari deciderà mio figlio che si prende sempre l'ultima parola e se, qualche volta, nelle interminabili discussioni che facciamo su dove collocare i pastori, fa finta di darmela vinta, ne approfitta quando non ci sono per rimettere le cose a posto secondo il suo criterio.
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categoria:piaceri, napoletana
giovedì, 06 dicembre 2007

Ennio FlaianoLe vacanze segrete sono le migliori.

Ennio Flaiano

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categoria:viaggi
mercoledì, 05 dicembre 2007

MurphyQuando fate le valigie per le vacanze, prendete la metà dei vestiti e il doppio dei soldi.

Arthur Bloch

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categoria:viaggi
martedì, 04 dicembre 2007

Arthur RimbaudÈ  ritrovata!
- Che? - L'Eternità.
È il mare sciolto
Nel sole.

Arthur Rimbaud

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categoria:tempo
lunedì, 03 dicembre 2007

NietzscheSe un giorno o una notte un demone strisciasse dentro la tua più solitaria solitudine e ti dicesse: "Questa vita, questa che adesso tu vivi ed hai vissuto, dovrai viverla ancora una volta e un numero infinito di volte; e non vi sarà niente di nuovo, ma tutto ritornerà, ogni dolore e ogni piacere, ogni pensiero e ogni sospiro, ogni cosa piccola o grande, e tutto nello stesso ordine, anche questo ragno, e questo chiaro di luna tra gli alberi, ed anche questo momento, ed io stesso. L'eterna clessidra dell'esistenza sarà sempre di nuovo rovesciata, e tu con essa, piccolo granello di polvere". Non ti getteresti per terra digrignando i denti e maledicendo il demone che così ti ha parlato? Oppure hai vissuto una volta un momento meraviglioso, in cui potresti rispondergli: "Tu sei un dio, e non ho mai udita voce più divina!".

Friedrich Nietzsche

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categoria:tempo
domenica, 02 dicembre 2007
AzuozPiù che un sopravvissuto Azouz, il tunisino di Erba, sembra anche lui una vittima. Alla strage della sua famiglia è scampato, ma non è riuscito a sfuggire al suo passato che non passa, al traffico di droga che l'aveva mandato in carcere e poi fatto uscire con l'indulto.
Mi fa pena e mi dà fastidio. Non ho mai sopportato la sua baldanza da bullo di provincia, la sua faccia tosta da invocatore della pena di morte, la sua strafottenza di ospite ben pagato di talk show e la stucchevole frequentazione del mondo smandrappato di Vallettopoli. Era trattato da tronista, da divetto tv usa e getta. Un Taricone preso non dalla casa del Grande fratello ma dalla vita vera, e pronto per andare a finirci in un reality (pensate che botta di share il suo arresto in diretta da Simona Ventura, una volta tornato dall'isola dei morti di fama in Honduras). Ma una scia di sangue lo segue, è l'odore della morte che ha sulla pelle. Per questo mi fa pena.
A disgustarmi è invece tutto il maneggio dell'informazione che l'ha circondato e lo circonda. Prima assassino, e prima ancora ex detenuto per reati di droga, poi vittima, ancora oggetto del desiderio di femmine cresciute a pane e televisione, infine di nuovo presunto spacciatore di erba (a Erba che cosa volete che si venda?), eroina e cocaina, e delle intercettazioni ambientali sembrano inchiodarlo alle sue responsabilità. Vedremo. Lo processeranno.
Il tunisino della Brianza finirà come il marziano a Roma di Flaiano. Dopo il processo a fine gennaio, o quando tutto alla fine sarà chiuso, o quando arriverà un delitto ancora più strepitoso sarà dimenticato. I media che stanno aspettando, secondo voi? Che l'americana di Perugia, Amanda, e, in subordine, il suo Raffaele, esca di galera per portarla subito in uno studio tv. Vespa ha pronto il plastico, Mentana le sue domande a raffica, Fabrizio Corona una t-shirt da indossare. E soldi. E' tutta fiction, tutto diventa falso, lontano, per essere cotto, mangiato e digerito. E' vero? E' falso? E' reale? E' reality? Che ce ne importa: è la televisione.
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categoria:nausea
domenica, 02 dicembre 2007

E' la scena risolutiva tra Orson Welles e Joseph Cotten. E' "Il terzo uomo" di Carol Reed. E' del 1949. L'ho visto in tv qualche giorno fa. Finalmente in italiano, con il doppiaggio dell'epoca. Grande. Io avevo visto qualche anno fa l'originale in inglese, sottotitolato. Ho il dvd. E' appena finita la seconda guerra mondiale. E Vienna è divisa, come Berlino, tra gli eserciti alleati. E' tra le macerie che nasce il male che ancora viviamo. Tutto è denaro e deve produrre denaro. Una scena profetica, un film profetico, un romanzo straordinario scritto da Graham Greene.
Guardatelo, saranno cinque minuti ben spesi.
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categoria:cinema
domenica, 02 dicembre 2007

Stanislaw Jerzy LecAnche l'eternità era un tempo più duratura.

Stanislaw Jerzy Lec

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categoria:tempo
sabato, 01 dicembre 2007
San Pietro Martire
"Viaggio a Napoli" di Ernesto Grassi (ripubblicato dalla Stamperia del Valentino) è un libro del 1937, settant'anni fa. Sono pezzi di giornalismo un po' d'antan, ben scritti, ma inevitabilmente datati. Questa natura vintage rende, però, il libro molto gradevole, perché gradevole è lo stile di Grassi, uno dei giornalisti più famosi della Napoli degli anni Trenta. Fu anche vicedirettore del "Mattino". Leggero, ma non fatuo. Grassi mescola giornalismo, letteratura e teatro. Non raggiunge il massimo in nessuno dei tre. Be', forse come giornalista funziona bene. Comunque è capace di restituire dal di dentro la Napoli di quegli anni, con la capacità di rappresentare i vari mondi che convivevano nella città del Tirreno, come la chiama lui, con un tratto empatico, anche se sempre paternalistico da buon borghese.
C'è il mondo dei mosconi, degli aristocratici che vanno al San Carlo e all'ippodromo di Agnano. C'è il povero maestro delle guarattelle che il questore ha smammato dalla Villa Comunale. Ci sono gli scugnizzi che mangiano le sfogliatelle di Pintauro. Ci sono gli alpini in gita a Napoli. Il fotografo ambulante. Il tassista. Le suore che accudiscono i più poveri. Un vecchio giornalista di fine Ottocento rinchiuso in un ospizio che ricorda il tempo dei duelli.
Ma io sono stato colpito da alcuni aspetti molto secondari, diciamo frammenti che hanno colpito la mia immaginazione per motivi molto personali. Innanzitutto il racconto della visita alla Manifattura Tabacchi. C'è una scena molto napoletana: le sigaraie che lavorano recitando il rosario. Trasformare la Carmen di Bizet in una beghina può succedere solo a Napoli. E ci riuscivano. Però questo pezzo di bravura di Grassi mi ha colpito anche per altro. La Manifattura Tabacchi era nel chiostro di San Pietro Martire, a Porta di Massa, di fronte a Mezzocannone. San Pietro Martire è dai primi anni Ottanta (facciamo il 1983) la sede della facoltà di Lettere della Federico II. Ci ho passato gli ultimi mesi della mia università. Ci sono tornato raramente, perciò nei miei ricordi è un luogo nuovo, lindo, che finalmente metteva fine al randagismo di noi studenti che seguivamo i corsi in aule sparse molto distanti tra di loro. Era sempre una corsa. Entra ed esci. Spesso in ritardo, soprattutto se pioveva. O in ritardo arrivavano i docenti. Eravamo sballottati tra i vari edifici di Mezzocannone per i corsi di Italianistica, il cortile delle Statue a via Paladino, dove si seguiva Storia della Filosofia, il palazzone di via Marchese Campodisola dove c'erano Giuseppe Galasso con Storia moderna e Boris Ulianich con Storia del Cristianesimo. Storia contemporanea si seguiva in una stradina a sinistra della Borsa, di fronte alla chiesetta di Sant'Aspreno, Geografia nel chiostro di San Marcellino. Non ricordo più dove si tenevano i corsi di Storia Medievale con Mario Del Treppo: forse alla Centrale su Corso Umberto. Un casino. Il chiostro di San Pietro Martire all'Università ridava allora un senso al suo stesso nome e semplificava le nostre giornate. Avevo sempre saputo che era la Manifattura Tabacchi, anche se non ricordo di averla mai vista in funzione e non so quando fu chiusa. Leggere Grassi mi ha fatto vedere quelle aule con un occhio molto diverso, ottocentesco, operaio.
Un altro episodio della storia napoletana a me ignoto era che il teatro San Carlo fu inaugurato con un'opera di Pietro Metastasio, musicata da Antonio Caldara: l'"Achille in Sciro", ovvero Skyros, l'isola greca in mezzo all'Egeo, dove ho passato due vacanze e che mi è rimasta nel cuore per la sua bellezza serena, per niente turistica, un po' ruvida, piratesca e molto popolare, sebbene frequentata da ricchi ateniesi, difficile da raggiungere. Skyros. Ora scopro che c'è qualcosa che la lega a Napoli.
Infine c'è un'immagine. Grassi va dai cocchieri della Sanità. Tra di loro c'è un ometto, "fulvo e lentigginoso" che "aspira il fumo dalla cannuccia curva della sua pipa (di quelle fresche, che si trovano solo a Taverna Penta) e soffia nella narice di un sauro". Perché lo fa? Gli cura il catarro, scrive Grassi: "la pipa, evidentemente, ha delle virtù anti-reumatiche: traspira un vapore di aspirina". Dar da fumare ai cavalli. Oggi con tutte le crociate anti-tabacco e gli ambientalisti sempre con le orecchie appizzate il povero ometto lentigginoso lo arresterebbero direttamente.
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categoria:letture, napoletana
sabato, 01 dicembre 2007

KhayyamSe debbo lasciarlo, che importa che creato o eterno sia il mondo?

Omar Khayyam

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categoria:tempo