Il punto esclamativo, quando si affloscia, diventa interrogativo.
Stanislaw Jerzy Lec
Il punto esclamativo, quando si affloscia, diventa interrogativo.
Stanislaw Jerzy Lec
Se ci sono i ricchi, la colpa è dei poveri.
Max Stirner
La ricchezza non rende più facile la vita, solo alcuni aspetti. Ho avuto momenti di grande confusione perché mi rendevo conto di essere diventato ricco ma dentro di me continuavo a sentire e a pensare come un povero.
Bruce Springsteen
E' così ricco che ha novantadue carte di credito nel portafogli. Il giorno che gli succede qualcosa, l'America fallisce.
Neil Simon
La pornografia scritta non ha più molto senso. Vive in un limbo (per uno strano refuso, avevo scritto lombo), tra velleità letterarie e necessità arrapanti. La pornografia visiva (cinema, video, fotografia) nella sua crudezza ha spinto sempre più quella che si legge verso derive pseudoletterarie. L'ultima frontiera (e l'ultimo affare) è ora la pornografia omo. E' un buon mercato, sufficientemente sdoganato e molto appetibile, per le note propensioni alla spesa dei gay. Basta smanettare su Google e si trova di tutto, anche gratis. Sulla pornografia tout court potremmo stare a intrattenerci per ore, tirando in ballo anche Roland Barthes (in qualche frammento amoroso diceva che oggi la vera pornografia è quella dei sentimenti, è l'amore, non il sesso), ma questo è un post frettoloso su una raccolta di racconti curata da Antonio Veneziani, "La manutenzione della carne" (bel titolo, davvero), edito dalla Coniglio. Sono messi insieme 24 testi di altrettanti autori. Ne conosco un paio, non di più. L'ignoranza è mia, l'ammetto. Non frequento questo mondo, che, a leggere le brevi noti biografiche, viaggia quasi tutto tra antologie, siti ed editori specializzati. Di nome conosco solo Renzo Paris (autore di libri su Moravia e qui di un racconto su Apollinaire, troppo letterario per i miei gusti e un po' sghembo rispetto al resto del libro) e Riccardo Reim (curatore di libri, che per questa antologia ha scritto un bel racconto sul caso Ermanno Lavorini, che per me è stata la riscoperta di un episodio di cui molto si parlò durante la mia infanzia e di cui solo leggendo questo racconto, in gran parte immaginario, ho ricostruito paure, altrui, e curiosità, mie). Gli altri autori non li conoscevo.
Come per tutte le antologie ci sono cose buone, altre decenti, molta scemenza. Devo dire che in generale laddove le velleità letterarie sono messe tra parentesi e il porno dilaga l'autore ottiene risultati migliori. Come si dice a Napoli, 'o cazzo nun vo' penzieri. Tirando in ballo di nuovo Barthes, sono convinto che l'erotismo è una forma di pornografia intaccata, incompleta e incompiuta. Sono per l'esplicitezza, lo sapete e l'ho scritto tante volte. Vuoi farmi arrapare? E allora dai, non stare a menarmela più di tanto.
In alcuni racconti si parla d'incesto (in quello di Roger Nicotera, se non ricordo male) e in tanti di educazioni sessuali legate all'infanzia e all'adolescenza (mi vengono in mente quelli di Fabiomassimo Lozzi e quello di Antonella Lattanzi, ma ce ne sono altri). C'è anche un racconto, sospeso tra apollineo e dionisiaco, ambientanto nell'isola di Delos, in Grecia, con un finale splatter (l'ha scritto Ivo Scanner). Ma quello che colpisce dell'immaginario e della capacità descrittiva (in campo porno, ovvio) degli omosessuali (per chi, come me, omosessuale non è, e quindi è interessato all'aspetto tecnico) è l'insistenza su alcuni dettagli, che si ripetono come un refrain, che, a ogni ripetizione, prima fanno sorridere, poi scocciano. Insomma: i cazzi sono quasi sempre asinini, i ragazzi sono spesso e volentieri degli efebi, i pompini sono sempre profondi fino ad arrivare alle tonsille, l'odore è frequentemente acre e sa di piscio e di merda. Non mi scandalizzo, figuratevi, chi frequenta questo blog ne ha lette di tutti i colori, tanto che molte pagine sono state censurate da pc pudichi. E' che, per grazia di Dio, ognuno si eccita come vuole. E' che questi stimoli con me non attaccano. Ma poi mi è venuto in soccorso per la terza volta l'amato Barthes, che, scrivendo di Sade, spiegò, più o meno, che la forza del Marchese stava nell'iterazione e nella moltiplicazione estenuanti delle combinazioni, che lui descriveva con freddezza di scienziato. Si torna sempre lì, a più di due secoli fa. E' che la pornografia scritta, tolta l'ambizione e i trucchi pseudoletterari, non diventa neanche una pippa. Funziona il meccanismo opposto: ovvero, seguendo Céline e Philip Roth, la letteratura diventa pornografia, scrittura che scava dentro i tuoi desideri.
La ricchezza assomiglia all'acqua di mare: quanto più se ne beve, tanto più si ha sete.
Arthur Schopenhauer
Pagherei per essere ricco.
Maurizio Sangalli
La ricchezza procaccia onori.
Publio Ovidio Nasone
Ha imparato a scrivere il proprio nome quando d'improvviso si è trovato nella necessità di dover firmare assegni.
William Somerset Maugham
La ricchezza è una convinzione; la povertà una certezza.
Leo Longanesi
La pecora dal vello d'oro non era ricca.
Stanislaw Jerzy Lec

Le immagini del Peloponneso in fiamme, la conta dei morti nei roghi (sono cinquanta finora), l'elenco delle zone devastate, mi riempiono di sconforto. Sono appena tornato da quella terra che, nonostante tutte le incazzature che mi procura quando sono là, sento profondamente mia. Che amo per la sua Storia e per la sua natura. E anche per la sua gente. Sono a casa appena da qualche giorno. E ricordo, quando sulla strada che dalle Meteore a Grevena, nel Nord, lontano dal Peloponneso, siamo passati accanto a un enorme rogo che stavano spegnendo. Il fuoco stava distruggendo tutto, le fiamme erano accanto alla strada che noi dovevamo attraversare. I pompieri stavano facendo il loro lavoro, nessuno ci ha fermati. In quei pochi secondi che è durato il passaggio nell'inferno, avevo il cuore in gola, non paura, ero lucido, ma ho sentito che il calore del rogo attraversava la carrozzeria dell'auto e mi riscaldava la gamba sinistra fresca per l'aria condizionata.
Il Peloponneso è stata la regione del primo viaggio che ho fatto in Grecia con tutta la mia famiglia, dopo quelli della mia gioventù negli anni Settanta e Ottanta. Il Peloponneso è stata la terra con la quale ho ritrovato la Grecia, tornandoci poi tante altre volte. Il Peloponneso è stato Nauplia, il moussaka della mia vita, in una taberna in un vicolo che dalla piazza risaliva verso la cittadella, è stato Poulithra, frazione sonnacchiosa, sassosa e verdemarino di Leonidio, la Leonidio che sedusse pure Henry Miller, il Peloponneso è stato Monemvassia in mezzo all'Egeo, le colline aspre della Laconia, è stato una brutta città chiamata Neapolis e un'isoletta da sogno caraibico chiamata Elafonissos, è stato un estiatorio turistico a Skala, ma anche e soprattutto Sparta, più levantina che ellenica, bianca e bassa, dall'Acropoli scomparsa dove ho parlato ai miei ragazzi di Elena e Menelao, il Peloponneso è stato Mystras franca e bizantina, promessa di Rinascimento (e un pranzo all'ombra di un platano), è stato il Taigeto che non finiva mai e ora brucia come una torcia, è stato Koroni (bianca) e Methoni (veneziana), è stato i mojito di Finikoundas ascoltando Pino Daniele in un bar tedesco-napoletano, Finikoundas in fondo alla Messenia, è stato Pylos e la spiaggia rotonda e ventosa di Voidokilia (che appare improvvisa dietro le dune, dopo che hai attraversato la palude), è stato i bar di Patrasso, quando aspetti la nave del ritorno. E quante altre cose non è stato ancora: Olimpia, il Mani, la Kardamyli che conserva quello che resta di Bruce Chatwin, l'Argolide con le sue antiche città dalle mura ciclopide. Il Peloponneso.
Il Peloponneso che sta bruciando. E il mio omaggio, oggi pomeriggio, è stato comprare Tucidide, "La guerra del Peloponneso", per continuare il viaggio cominciato con Erodoto. Per vedere altre fiamme. Quelle che bruciano l'anima.
Se puoi contare i tuoi soldi, non hai un miliardo di dollari.
Paul Getty
L'uomo molto ricco deve parlare sempre di poesia o di musica ed esprimere pensieri elevati, cercando di mettere a disagio le persone che vorrebbero ammirarlo per la sua ricchezza soltanto.
Ennio Flaiano
Premessa. Considero Roberto De Simone uno dei geni napoletani. Ecclettico, forse anche un po' dispersivo, antropologo e musicista, letterato e organizzatore culturale, polemico talvolta forzatamente pro domo sua, ma geniale. E' anche vero che dopo "La Gatta Cenerentola" non è riuscito a raggiungere, con altre opere, la stessa popolarità e universalità. Non sono in grado di giudicare la sua opera di regista e direttore d'Opera, ma ho apprezzato molto i suoi lavori sulle Fiabe Campane e la versione in napoletano novecentesco del Pentamerone di Giambattista Basile. Ha fatto molto anche per tentare una standardizzazione filologica e linquisticamente coerente del dialetto napoletano. Secondo me ha fatto scorrere la sua genialità in troppi rivoli e, ultimamente, sta vestendo spesso i panni della Pizia di Durrenmatt, scocciata e stizzita verso la fracetùmma di Napoli.
Detto questo, passo al libretto di racconti che ha pubblicato con Einaudi, "Novelle K 666", con il sottotitolo che racchiude tutto: "Tra Mozart e Napoli". Queste due parole (Mozart e Napoli) per me sono delle calamite incredibili, anche da sole, figuriamoci accoppiate. Confesso subito che del libro mi sono piaciute molte cose, altre mi hanno dato invece fastidio. Cominiciamo da quanto mi ha disturbato. Innanzitutto i due "racconti" finali: in uno ricostruisce i suoi anni come direttore del Conservatorio di San Pietro a Majella e in un altro simula, a mo' di atto unico teatrale, un talk show per i 250 anni della nascita di Mozart. Nel primo, De Simone, ha voluto malinconicamnte togliersi qualche sassolino dalla scarpa e attaccarsi al petto qualche medaglia. Sinceramente poteva risparmiarcelo. Sappiamo quanto vale e certi esercizi di presunzione in forma letteraria sono stucchevoli. L'atto unico invece è ancor più stucchevole per l'elementarietà parodistica che vuole sfottere, quasi goliardicamente, il sistema tv. Lasciamo questo lavoro ad altri, che lo fanno meglio.
Veniamo a quello che mi è piaciuto. E' presto detto: gli altri sei racconti. De Simone mescola in maniera pregevole, anche se con uno stile polveroso (ma fa parte del gioco e anche di una parte della sua natura), ricordi e invenzioni personali, misteri di Napoli, musica, magia, vecchi personaggi nobili e popolari, strade e piazze, politica e sesso, creando storie che sembrano dei colti feuilleton contemporanei. Si mescolano i fujenti e Sylvie Vartan, le ciaramelle e il cimitero delle Fontanelle, i marchettari degli anni Settanta (pasoliniani e marottiani, allo stesso tempo) e il teatro die Pupi. De Simone è personaggio di se stesso e attraversa questi racconti con un passo incantanto e puntiglioso. Racconta anche pezzi della sua vita, divulgando con naturalezza dettagli scabrosi (reali o inventati, conta poco distinguere). Alla fine restano impressi luoghi e nomi di Napoli e l'infinita magia di una città segreta, che mette sempre in colloquio i morti con i vivi, i fantasmi con il sesso, il cielo con l'inferno, il sangue con le note strazianti di una sonata di Mozart, di un adagio in cui perdersi, in vita.
"La lepre ama la polenta". Lo dice il cuoco.
Stanislaw Jerzy Lec
Perché gli uomini non sono più cannibali? Be', bisogna pur credere in un qualche progresso della cucina.
Stanislaw Jerzy Lec
Certi rimorsi pesano ma con civetteria.
Leo Longanesi
La coscienza nasce a volte dai suoi rimorsi.
Stanislaw Jerzy Lec
Quando in logica si adopera un trucco, chi mai si può imbrogliare se non noi stessi?
Ludwig Wittgenstein
In questa vacanze ho letto meno libri del solito. Anche perché gran parte del tempo l'ho dedicato a "Comma 22" di Joseph Heller (edizioni Bompiani). E' un classico del Novecento americano. Scritto negli anni Cinquanta, racconta di un gruppo di piloti aeronautici americani che durante la Seconda guerra mondiale sono di stanza nell'isola di Pianosa. E' un gruppo sgangheratissimo e il libro che ne viene fuori è grottesco, surreale, comico, ma soprattutto è un tremendo atto d'accusa della studipità militare, tante che "Comma 22" è diventato la Bibbia dell'antimilitarismo.
Avevo il libro da oltre vent'anni. Mo' lo leggo, mo' lo leggo, mi dicevo, e non lo leggevo mai. Questa volta, complice il riordino delle mie librerie, con l'esplusione di oltre mille volumi che non avrei letto mai e che mi procuravano una rinite allergica solo a guardarli, è venuto fuori il romanzo di Heller. E me lo sono portato in Grecia. Di Heller avevo letto a sedici anni "E' successo qualcosa". Mi piacque e mi fece scoprire precocemente la complessa e insolita tecnica narrativa di questo maestro americano. Solo oltre trent'anni dopo ho affrontato "Comma 22". Chissà come sarebbe andata se avessi fatto il contrario? Sia come sia è un gran bel libro. Ci sono pagine che fanno scompisciare dal ridere, dei personaggi come Milo, oltre al protagonista Yossarian, l'assiro, che sono indimenticabile, archetipi dei mali della società che è venuta fuori dal neocapitalismo consumista, che noi tutti stiamo subendo più che vivendo. Generali, colonnelli e maggiori sono esempi di imbecillità criminale. Istigano alla diserzione cosciente e allo sberleffo fetente. Però fanno pure ridere.
L'edizione di "Comma 22" che ho letto è scritta con caratteri molto piccoli e conta oltre 500 pagine. Ed è per questo che gli ho dovuto dedicare quasi tutta la vacanza greca. Ma ne è valsa la pena. La partenza del romanzo è un po' farraginosa, ma quando si fa l'abitudine allo stile e soprattutto s'imparano a conoscere i personaggi diventa tutto trascinante. Ci sono dei capitoli un po' mosci. Secondo me, una dieta di un centinaio di pagine gli avrebbe fatto bene. Naturalmente parlo con il senno di poi, cioè di 50 anni dopo la sua prima edizione.

Quasi mai leggo i romanzi dai quali sono stati tratti dei film che ho già visto. Preferisco, ammesso che ne valga la pena, leggere prima il romanzo e poi vedere il film. La curiosità di leggere il romanzo dopo il aver visto il film m'è venuta la prima volta quando vidi "Il silenzio degli innocenti"di Jonathan Demme. E leggere il libro dopo non fu un errore. Anzi, il romanzo di Thomas Harris dedicato ad Hannibal Lecter resta il migliore che abbia scritto. Ma non divaghiamo. "La venticinquesima ora" di Spike Lee è uno dei film che amo di più. E il romanzo di David Benioff da cui è tratto (edito da Neri Pozza) è anch'esso un bel libro. Ci sono molte differenze. Innanzitutto l'attentato alle Torri Gemelli dlel'11 settembre 2001. Benioff ha scritto il romanzo prima, Spike Lee ha girato il film dopo. E la scena in cui i due amici di Monty guardano dalla finestra Ground Zero di notte è tra le più forti del film. Anche il monologo è diverso. Quello del film mi sembra più forte, ma è naturale se non altro perché è rafforzato dalle immagini e dalla faccia di Edward Norton. Il finale, ovvero la vita alternativa se Monty non fosse andato a consegnarsi al carcere di Otisville, nel libro forse è più radicale, sia perché non prevede il nuovo incontro con Naturelle (la bella compagna portoricana di Monty), sia perché lascia il dubbio sulle decisioni di Monty.
Sto parlando del libro come se tutti avessero già visto il film. Chi non l'ha visto può andarsi a documentare su Google, o meglio affitti il dvd da Blockbuster e troverà refrigerio e bellezza in queste serate d'agosto.

Il terzo libro che ho letto è "Fight Club" di Chuck Palahniuk (edito da Mondadori). Anche qui vale il discorso romanzo-film che ho fatto per "La venticinquesima ora", solo che il libro è, secondo me, meno bello del film di Fincher. Se questo è il miglior Palahniuk, per me è un autore sopravvalutato. Non dico che il romanzo non prenda, ma lo scrittura è decisamente sopra le righe. Cosa vuole fare, Palahniuk? Vuole scandalizzare i borghesi? Roba che piace ai ventenni. Ma per chi ne ha lette e viste tante è poca roba. E i trucchetti li smascheri al primo giro.
Alcuni capitoli catturano molto. E' bella anche la caratterizzazione di alcuni personaggi. E' fastidioso lo stile ripetitivo, oltre alla struttura narrativa, che a detta di Fernanda Pivano che ha scritto una postfazione pressocché inutile, ricorda vagamente quella di William Burroughs. Appunto, chi volete che si scandalizzi più? Chi comincia a leggere ora, i ventenni. Però l'idea tutta forza, dolore e sangue del Fight Club e quella anarchica del Progetto Caos sono belle. Ci sono molti spunti originali, forti. Come quello die giovani sani, tra cui il protagonista (che nel film è ancora una volta Edward Norton, con il suo alter ego psicopatico Brad Pitt), che s'infilano nei gruppi di autocoscienza di malati terminali. Libro (a 11 anni dall'uscita) e film (a 8) sono ormai dei cult. Però, a me, il romanzo ha lasciato un senso di imperfezione, di esagerazione. Palahniuk, come capita a tutti gli esordienti di talento, ha voluto strafare. Poi forse, da autore-cult, ha cominciato pure a peggiorare, facendo prevalere il personaggio sullo scrittore, la maschera sul volto.
Comunque voglio rivedere il film, che, quando l'ho visto per la prima e unica volta, mi ha molto impressionato. Forse a rivederlo ridimensiono tutto.
Anche la mancanza di precedenti costituisce un precedente.
Stanislaw Jerzy Lec
Le leggi della logica razionale non hanno alcun effetto sulle folle.
Gustave Le Bon
Thassos è stata una bella scoperta. Peccato che domani mattina si parta e si faccia rotta verso l'Italia. Verde, belle spiagge (Golden beach e Paradise beach). Si mangia anche bene. Ci sono resti archeologici (una tranquilla agorà con platani secolari dalla fresca ombra, un ristoro alla calura), un paesino discreto, turistico, ma che consente di ritagliarsi degli spazi tranquilli che si trasformano in veri osservatori della vacanza. Facilmente raggiungibile: da Keramoti c'è un ferry boat ogni mezz'ora e la traversata dura 35 minuti. Be', proprio un bel finale. In una second life posso pure ritornarci a Thassos. In questa vita mi attirano altri luoghi e anche (perché no?) altre Itache greche.
Dopo tanto sole e mare, ci siamo presi una giornata di tregua. Cioè solo sole, ché fa un caldo bestiale. E così siamo a Kavàla. Domani andremo all'isola di Thassos che sta qui di fronte, a un'ora e un quarto di traghetto. Dicono che in questi giorni di Ferragosto sia impossibile trovare un posto per dormire. Poco male, andremo a vedere. Ci sono navi ogni mezz'ora. Se non troveremo nulla per due-tre giorni torneremo in continente. Un giorno e via.
Intanto siamo a Kavàla, che non è neanche tanto male. Un quartiere antico turcheggiante (a dividerci dalla Turchia c'è solo la Tracia), un kastro bizantino, i resti di un acquedotto pur'esso bizantino, tanti locali e baretti. Ce ne sta uno che si chiama Mao ed è divertente, almeno a vederlo nel pomeriggio, tutto vuoto e tutto pieno di ritratti del Grande Timoniere.
A proposito di Grandi, venendo qui dalla penisola calcidica, abbiamo visto i cartelli che indicavano il sito archeologico dell'antica Stagira, la città natale di Aristotele. I. si è emozionata. Non ci siamo fermati. Lungo la strada belle spiagge e meravigliose calette invitanti. Ma noi puntavamo dritto. Siamo finiti in un albergo un po' fané e con la rete del materasso che cigola come un gatto in amore solo a sedervisi, un'aria condizionata che fa le bizze, ma che ce ne frega: ci staremo per una sola notte.
Siamo così vicini alla Bulgaria che, scartata l'ipotesi-Istanbul, m'è venuta voglia di farci un salto. Ma appena lo dico mi guardano tutti storto. Non subiscono il fascino di Sofia. O del Mistero delle Voci Bulgare. Ve lo ricordate Elio e le Storie Tese? Bulgaria, sciatalgia.
A parte la scoperta della cozze fritte (e ieri sera ne ho mangiate di magnifiche in un ristorante in riva al mare), anche a Sithonia si conferma la regola che vuole i greci completamente inadatti a cucinare pesce. Quel gran ben di dio che Posiedone gli ha fornito gratis, dico i pesci, lo sprecano. Non lo sanno cucinare, non lo sanno cucinare. Se provi a dire che la pezzogna, una magnifica pezzogna, la vuoi all'acqua pazza fanno la faccia del vigile milanese di Totò. E hanno pure ragione, perchè anche in inglese non significa nulla, per loro. La pezzogna alla crazy water ha qualcosa di osceno, come uno striptease che non riesce bene. In greco è meglio non provarci, ché ad acqua ci arrivo (si dice nerò), ma pazza non so proprio come si dice. E così la pezzogna alla pazza nerò sembra una hit mancata di Patty Pravo.
Per questo stasera ordino capretto, katsiki.
L'acqua, di mare in questo caso, è dovunque strepitosa. Oggi abbiamo sperimentato Kalamitsi, sulla costa sud-orientale. Forse, al ritorno, posterò qualche foto.
Le spiagge di Sithonia sono tutte uguali e tutte belle, c'è solo l'imbarazzo della scelta. Sabbia candida o sassolini piccolissimi, acqua cristallina, accessibilità facile facile (praticamente sulla strada), taberna vicina, quasi sempre docce gratuite, beach bar, se vuoi affittare ombrellone e due lettini paghi al massimo sei euro per tutto. Così ogni giorno cambiamo solo per il gusto di cambiare, perché le differenze sono quasi impercettibili. Stamattina siamo stati a Toroni. Domani andremo a Tristinika o a Porto Koufo. Insomma, uno sballo anche per uno che come me della Grecia ne ha viste tante e ne ha fatto la seconda patria e la meta preferita delle vacanze. Anche se credo che l'anno prossimo cambio paese.
Perché? Ma perché i greci sono sempre meno gradevoli. La Grecia è bella di giorno, con il sole carcareante, i demoni meridiani. E' un paese di luce. La notte diventa tutto pessimo. I paesini, come Nea Marmaras, accendono le loro insegne pezzotte e molto global, i negozi vendono la loro paccottaglia uguale dovunque, da Cancun a Istanbul, i giro-pytas, le taverne e gli estiatori offrono i loro piatti sempre uguali. Di notte la Grecia di questi paesotti cresciuti dal nulla diventa insopportabile, così mi rifugio in un Internet Cafè, invaso da giovanissimi adoratori di videogiochi. Mi faccio spazio, mi siedo e non vedo più attorno a me questa marea balcanica.
Perché dovete sapere che la penisola calcidica è da qualche anno la meta preferita da serbi, rumeni, bulgari, ungheresi, cechi e persino albanesi. Mi chiedo: ma se questa zona è tra le più care della Grecia, e la Grecia, da quando c'è l'euro, è impazzita più dell'Italia, tutti 'sti ex-socialisti da dove prendono i loro soldi? Hanno anche belle auto. Insomma, sono davvero dei piccoli Abramovic (o come si chiama lui), speculatori sui cadaveri della fu cortina di ferro. E poi sono taciturni e diffidenti. Non familiarizzano, soprattutto con noi italiani (che siamo pochi). Nell'edificio dov'è la nostra domatio ci sono serbi, cechi, rumeni, bulgari e meno male che stasera ho visto parcheggiata anche una macchina con targa francese. Più in là ho visto una targa austriaca. E ogni tanto vedo dei Suv albanesi. Balcani e vacanze balcanizzate. La palazzina è costruita quasi in centro, ma qui è tutto centro, più o meno. La casa è appesa su una salita che non puoi fare in discesa con l'auto, tanto è ripida. A guardare dall'alto ha la pendenza di certe favelas sudamericane. Le case hanno tetti a spiovente marroni, molti di legno, con balconate molte carine. Ma nel complesso spira l'aria di un'edilizia predatoria, una mondragonizzazione strisciante. Insomma, di questa casa dove stiamo non so dire neanche quanti piani abbia e quanti appartamenti ci siano. Ha varie entrate, scale e balconcini che sembrano pensati da Escher, ma un Escher che s'è scolata una bottiglia intera di ouzo.
C'è nella palazzina anche una coppia ceca che ha una vecchia Alfa rossa, di quelle che vedi solo a Casapesenna o a Camposcino. ma ben tenuta e linda. Ha un solo difetto è sempre parcheggiata dove vorrei mettere io la mia auto. Ma a che ora tornano dal mare? Ma ci vanno? Andranno sempre a piedi alla spiaggetta del paese, vicino al campo di calcio? Ba'. Ma io dico: se sono cechi ma chi gliel'ha data la patente? Forse l'Alfa è trascinata da una muta di pastori tedeschi addestrati per i non vedenti. Ba'. Vaneggio. E l'ouzo, io, l'ho bevuto solo a pranzo, allungato con l'acqua per mandar giù un pranzetto dove spiccava una zuppetta di cozze sgusciate. Piatto delizioso, in verità. Una zuppetta rossa con le cozze, pezzetti di feta, cipolline triturate, un po' di peperone e qualcosa di piccante. Buona.
Ieri abbiamo fatto l'escursione con il catamarano al Monte Athos, che si può vedere solo da lontano, per chi non ha il permesso speciale che bisogna chiedere con molto anticipo. Il catamarano era pieno di russi. Per loro è, probabilmente, come per i cattolici andare a Lourdes. Sono arrivati al porto di partenza, Ormos Panagià (Baia della Vergine, più o meno) con dei pullman turistici. Scattavano foto e facevano riprese a ripetizione. Al Monte Athos, come sapete, non possono entrare le donne. Fino a poco tempo fa non potevano neanche avere animali femmine. Da poco fanno eccezione per le galline, per procurarsi le uova. Ma come fanno con i pesci? Forse pensano che sono tutti maschi, i pesci. Ci hanno fatto scendere a Ouranopolis (Città del cielo), dove si mangia e si comprano souvenir in due ore. Lì abbiamo mangiato le cozze indorate e fritte. Molto buone pure quelle.
Tra un po' me ne vado a mare. Ho trovato una cartolina di un posto incredibile, dal nome impronunciabile, che si trova sulla costa orientale di Sithonia. Mi sono fatto spiegare dov'è e mi ci sto avviando, anche per sfuggire alle inquietanti e feroci zanzare che sono accampate in questo Internet Cafè, molto lustro e moderno, ma sempre ellenico, quindi nido di voraci insetti appostati da prima mattina. Zanzare morte di fame e assetate di sangue, del mio sangue.
Ieri ha piovuto come il giorno del Diluvio universale. Mai vista tant'acqua. Ma è sempre così. I greci sono esagerati. Pensano di aver inventato tutto. Pure l'arca di Noè. Pure l'uomo stesso. Perché ieri, in una giornata nervosissima (che volete? la pioggia mi rende nervoso se sono in Grecia per godermi il sole carcareante e i demoni meridiani), ieri, in una giornata nervosissima (sempre la stessa, eh), abbiamo deciso che senza il mare la cosa migliore era andarci a sotterrare per una mezz'oretta nella grotta di Petralona, poco distante da qui. Poco? Con la pioggia e le strade elleniche e i cartelli stradali scritti con il loro alfabeto da liceali pippaioli ci abbiamo messo un tempo interminabile che ho passato smadonnando contro tutta la stirpe achea, da Omero a Papandreu, da Alessandro Magno a Theodorakis e Zorba. Insomma ci siamo persi diverse volte seguendo le indicazioni di un posto che si chiama Nea Triglia. Ma vedi come vanno a chiamare un posto? Ma la triglia qui non la chiamano barbounia? Che c'entrano le triglie? E poi eravamo in campagna. Magari la dovevano chiamare Nea Prugna. Comunque siamo arrivati a questa grotta. Qui, dicono le guide, hanno trovato il cranio di un uomo vissuto 700mila anni fa. Alla faccia dell'ouzo. Insomma se la batte con gli africani 'sto omminicchio. E hanno trovato pure ossa di elefanti, rinoceronti, iene e altre bestie equatoriali. Ma non è che è tutto un bluff e le hanno prese dall'Africa? Secondo me sì. Questi discendono da Ulisse che era un imbroglione. Prendete Omero, non si sa se è mai esistito, figuriamoci mo' chi le ha scritte l'Iliade e l'Odissea. Sono imbroglioni, sono imbroglioni. C'è pure un professore che dice che siccome la coccia di morte che hanno trovato a Pietralona sarebbe più vecchia di quelle africane, l'uomo è nato in Grecia. L'hanno inventato loro. Tutto loro hanno inventato: gli dei dell'Olimpo e le Olimpiadi, la poesia epica, gli amori saffici, la filosofia, la storia, la geografia, l'olio d'oliva e le colonne d'Ercole, la fisica e la metafisica, il formaggio di pecora, lo spiedino di carne, la ricchionamma antica di Patroclo e forse pure la sfogliatella di Pintauro. Hanno vinto il campionato europeo di calcio tre anni fa. E si atteggiano come chissà che. Ma noi, se è per questo, abbiamo vinto i Mondiali di un anno fa. Sono stati capaci di far passare per un atto di eroismo persino tutti i paccheri che presero da Serse alle Termopili.
Sono insopportabili. Ma mi piacciono per questo. Sono come i napoletani, che dai greci discendono. Cioè i greci hanno inventato pure i napoletani. Mannaggia a loro, mi hanno fatto. NeaPolis-Napoli. E ho detto tutto.

Non so dire se questa sia la spiaggia dove sono stato stamattina. Diciamo che ci somiglia molto. E comunque datemi un po' di tempo che ci vado. Se dico che è un mare da cartolina non mi crederete. E volete mettere il vantaggio di vedere in giro pochi italiani? L'unico problemi sono i greci. Da qualche anno sono diventati avidi ed esosi. Oltre che dei pezzottatori dei peggiori comportamenti italioti. Ma basta distendersi al sole, mettere l'iPod, socchiudere gli occhi o aprire un libro e, pof, è fatta. Spariscono.
Ma mi piace ritrovarli la sera, in luoghi pezzottatissimi e laidi, come Nea Marmaras, devastati dalla loro avidità. Mi piace perché, platonicamente, il brutto deve esistere per far risaltare il bello. Ma mi divertono questi contrasti urbani e di cattiva "civilizzazione" perché fanno capire dell'uomo e della direzione che sta prendendo il nostro mondo molto di più di qualsiasi oasi incontaminata. Sono autentici non luoghi pieni gente ad agosto e poi svuotati e sporchi, come un preservativo usato, d'inverno.
Le alici e il mare. E pure la skordalia: terribile, ma buona, a base di aglio e patate. Calamari fritti, buoni pure quelli. E' la spiaggia calcidica. Una penisola, questa nomata Sithonia, la più bella dicono, esclusa l'inaccessibile Monte Athos, riservata a monaci e a presidenti della Camera rifondaroli in via di conversione all'ortodossia bizantina, una volta abbandonata quella comunista.
Io sono laido e laico e vado appresso a demoni meridiani (e sapete di cosa parlo), che qui hanno fattezze bulgare, rumene, serbe, ceche, balcaniche comunque. E' la conseguenza dell'allargamento dell'Unione e dell'arricchimento predatorio dei nuovi borghesi del fu Socialismo reale, fin troppo reale, per loro, che ora vogliono musica house o, nell'ipotesi migliore, R&B. E vai. Ma da dove prenderanno i soldi? Piccoli presidenti del Chelsea crescono.
Italiani pochi. In pratica solo io e famiglia. Gli ultimi italiani che hanno visto da queste parti sono stati i Romani che hanno costruito la via Egnatia (ma l'hanno costruita loro?). O forse i veneziani, finti crociati, veri saccheggiatori, che si sono accasati da queste parti nel Medioevo, pre-ottomano.
Meglio le alici. E l'ouzo. La birra anche, ma tenderò a diminuirne le razioni, ora troppo abbondanti.
Alla faccia delle secce sono a Nea Marmaras, nella penisola calcidica. Ho preso la nave a volo, come sempre, alla faccia di chi prenota alle agenzie di viaggio. Cabina e tutto il resto. Una notte a Salonicco, citta' straordinaria e da rivedere. Forse mi allungo a Istanbul. Abbiamo trovato, senza prenotare, un appartamento fino al 13 agosto (e se avessimo voluto anche fino alla fine della vacanza) senza aver prenotato e pagando la meta' di quanto ci avrebbe chiesto un'agenzia di viaggio.
Che devo dirvi? A qualcuno piace freddo.
Ouzo, dolmates, tsatsiki, melitsosalata, souvlaki, polpette aromatiche. Ma da domani si passa al pesce, alici fritte come se piovesse.