Chi ha troppi libri li conosce bene: sono i pesciolini d'argento. Piccoli insetti casalinghi che io ho visto per la prima volta ch'ero ragazzo, quando a casa i libri che portavo cominciarono a diventare tanti. Ne arrivarono anche alcuni in spessi cartoncini, presi da un deposito di via Consalvo. Ho sempre pensato che l'invasione fosse partita da quel lontano pomeriggio estivo di oltre trent'anni fa. Poi i pesciolini d'argento, le diverse generazioni di pesciolini d'argento, mi hanno accompagnato nei vari traslochi che ho fatto, tirandomi dietro, come il guscio di una lumaca, tutta questa carta inchiostrata e incollata che mi circonda. All'inizio, quando ne feci l'improvvisa conoscenza, mi spaventarono quasi. Era il naturale ribrezzo che ispirano gli insetti casalinghi. Pensavo quasi che mordessero. Invece sono animali molto miti, si spaventano per la luce e quindi vanno in giro di notte, si nutrono delle copertine dei libri (ho scoperto che preferiscono quelle azzurre ruvide dell'Adelphi) e con il passare dei decenni hanno morsicchiato con avidità il "Taccuino di un vecchio sporcaccione" di Charles Bukowski (edizioni Guanda, però) e la sovraccopertina nera di "La moneta di ferro" di Jorge Luis Borges (edito da Rizzoli). Li considero ormai quasi due trofei, i libri rosicchiati, ovvio.
All'inizio temevo che si moltiplicassero come le blatte che di notte, in qualche casa che ho abitato, ho visto passeggiare a gregge ("Sembrano pecore nere" diceva mia madre). Invece il pesciolino d'argento (che non raggiunge mai dimesioni spaventose) è un animale solitario e poco prolifico. Preistorico, dai tempi preistorici, lunghi. Credo che viva una sola stagione o poco più. Qualche volta ho visto aggirarsi dei pesciolini anche in bagno, negli angoli più umidi e pieni di appetitose e minuscole schifezze che a loro piacciono. Normalmente li schiaccio con il piede quando ne vedo per terra. Càpita, durante gli improvvisi risvegli notturni, per impellenze urinarie, in genere, dopo abbondanti bevute serali, frequenti in questa stagione. Quando ne trovo nei libri, sui dorsi dei libri, mi limito a buttarli giù dalla finestra, anche se, poveretti, tentano di rimanere attaccati al loro cibo, che è anche la loro casa, con tutte le zampette possibili.
Il nome scientifico, datogli da Linneo nel Settecento, è addirittura lezioso: Lepisma saccharina. Appartiene alla categoria dei Tisanuri, nome quasi giapponese. Mi sono messo a cercare con Google e ho trovato di tutto. Wikipedia è abbastanza dettagliata. Scrive:
Il pesciolino d'argento (Lepisma saccharina, Linneus, 1758) è un insetto lucifugo, veloce e privo di ali; è sinantropico, ovvero lo si trova nelle abitazioni umane, ed è molto diffuso. L'aspetto del corpo dell'insetto, argenteo e oblungo, giustifica il suo nome comune. Il nome scientifico, invece, è legato al fatto che questo insetto si nutre di carboidrati come lo zucchero o gli amidi. Appartiene all'ordine Zygentoma o Thysanura, ed esiste sul nostro pianeta da oltre trecento milioni di anni.
Trecento milioni di anni. Alla faccia dell'evoluzione. E' rimasto un essere miserabile. Ma saperlo così antico mi induce alla tenerezza. L'intruso sono io, in pratica. Sul cibo aggiunge:
Il cibo preferito del pesciolino d'argento sono le sostanze che contengono amido o polisaccaridi come la destrina usata negli adesivi: l'insetto ama quindi la colla, le legature dei libri, le foto, i francobolli, lo zucchero, i capelli, la forfora e la polvere. Non disdegna neppure cotone, lino, seta, insetti morti o persino la sua stessa exuvia (la pelle persa nella muta). In caso non trovi altro cibo, il pesciolino d'argento può arrivare a rovinare capi in pelle (cinture, scarpe) o indumenti in fibra sintetica. Tuttavia, può restare senza cibo per mesi senza soffrirne.
Visto che ci sono copio anche le voci "Habitat", "Riproduzione" e "Disinfestazione":
I pesciolini d'argento sono piuttosto comuni nelle dimore umane. Si trovano spesso, fra l'altro, sotto i frigoriferi, nei bagni ben riscaldati, nelle fessure e nelle crepe delle tegole. Amano rosicchiare libri, tappezzerie e tessuti. Possono essere talvolta confusi con un'altra specie con abitudini e aspetto molto simili, la Thermobia domestica, che però preferisce ambienti più caldi, come forni di panetterie.
A causa delle abitudini notturne dei pesciolini d'argento, il loro comportamento sessuale è stato scoperto solo di recente. Per tutto il processo dell'accoppiamento, il maschio e la femmina corrono tutt'in giro. Il maschio depone una spermatofora, una capsula di seme coperte da filamenti simili a quelli di una ragnatela o di un bozzolo. La femmina trova la capsula e la raccoglie, dando luogo a una "inseminazione indiretta".
Il pesciolino d'argento viene spesso considerato insetto infestante, sebbene i danni provocati da questo animaletto siano trascurabili e la sua presenza non comporti alcun pericolo per la salute. Negli edifici, i pesciolini d'argento sopravvivono solo in presenza di umidità e di fessure in cui nascondersi; eliminando almeno una di queste condizioni, spariranno. Altre misure che si possono mettere in atto per eliminare i pesciolini d'argento (o almeno decimarne temporaneamente la popolazione) includono: una miscela 1:1 di borace e zucchero è un'esca efficace per uccidere i pesciolini d'argento; l'odore di soluzioni a base di ammoniaca dovrebbe scacciare i pesciolini d'argento nell'arco di 24 ore; per catturare i pesciolini d'argento, spruzzare intonaco su uno strofinaccio umido e bianco, e lasciarlo per tutta la notte in un angolo, vicino alla tana dei pesciolini; un'altra tecnica consiste nel lasciare nei pressi della tana degli insetti, sempre di notte, una patata grattuggiata, la mattina dopo la patata può essere gettata via insieme ai pesciolini che vi saranno rimasti; per allontanarle dai libri è sufficiente inserire tra i volumi qualche foglia di alloro.
'Sta faccenda dell'alloro, è molto poetica, però. Ho anche scoperto che c'è chi li alleva. Un tizio che in un sito scrive:
Questi insetti li avrete già notati in casa vostra quali ospiti indesiderati (per lo più nel bagno, o dove abbonda vecchia carta "dimenticata"). Si tratta di insetti molto primitivi con un ciclo vitale piuttosto lento e poco produttivo, tuttavia grazie al loro colore iridescente ed ai loro movimenti rapidi sono in grado di scatenare l'istinto di caccia anche nel più schizzinoso o debilitato dei rettili (a me hanno salvato un'Anolis carolinensis che improvvisamente aveva deciso che grillini, larvette e mosche non gli andavano più ed era rimasto digiuno per 15 giorni). Visto quindi il poco spazio richiesto e le cure nulle penso sarebbe sempre bene tenerne un piccolo allevamento d'emergenza. Per inciso ne esistono anche molte varietà selvatiche (le trovate nella lettiera dei boschi, come i collemboli) che potete tranquillamente inserire in terrari ricchi in vegetazione ove formeranno spontaneamente (predatori permettendo) una piccola colonia.
Come ho detto molte case offrono spontaneamente "pesciolini d'argento", se no recatevi in cantina, meglio se ci avete lasciato qualche vecchia collezione di fumetti, sarà lì che li troverete intenti a fare banchetto!
Allevarli: basta una vaschetta con un po' di sabbia sul fondo (da inumidire con parsimonia di tanto in tanto). Il luogo ideale dove tenere la vaschetta sarebbe nell'armadietto sotto il lavandino del bagno o della cucina (parenti permettendo). Come cibo stracciate pezzi di carta ed aggiungete un po' di mangime in scaglie per pesci. Noterete le ooteche in primavera ed estate da cui nasceranno piccole copie dei genitori. Sembrerebbe tutto molto facile, purtroppo il ciclo vitale delle Lepisma nelle mie mani è risultato annuale (benchè la letteratura riporti fino a 3 anni di vita) ed i nuovi nati piuttosto scarsi, quindi non avrete mai un contenitore brulicante di prede.
Se avete avuto la pazienza di arrivare a leggere fin qui, ma se siete degli appassionati divoratori di libri l'avrete fatto, incuriositi da questo vostro rivale che letteralmente li mangia i libri, senza dare il minimo segno di evoluzione intellettuale, così credo, ma dopo aver letto la "Guida galattica per gli autostoppisti" di Douglas Adams (fatelo anche voi, è divertentissimo) ho qualche dubbio sulla superiorità dell'intelligenza umana, insomma, se avete avuto la pazienza di leggere e di non aver perso il filo come ho fatto io, insomma voglio solo dire che stamattina, poco dopo le sette ne ho ammazzato uno di questi pesciolini d'argento. Erano anni che li lasciavo vivere tranquillamente. Ma saranno state le grandi pulizie che ho fatto nei giorni scorsi che gli hanno messo a soqquadro case cartacee e abitudini preistoriche. Sia come sia, stamattina, quando m'ero appena seduto al desk con il Mac che troneggia bianco tra una selva di scatole metalliche e fili neri di altri aggeggi inutili (cordless, modem e altre cose di cui ignoro nome e funzioni), m'ero appena seduto e stavo aggiornando il blog con la frase di Oscar Wilde. E' stato allora che l'ho visto. Velocissimo è uscito da sotto una di queste scatole metalliche nere, dove s'era nascosto. Questa prima volta è stato più veloce di me e s'è infilato sotto qualcosa. Ho sollevato un po' di oggetti. Niente. Vabbé, mi son detto, l'hai fatta franca. Però il fatto che fosse uscito dalle sue tradizionali residenze di cellulosa, per cibernetizzarsi con computer e modem qualche inquietudine me l'aveva messa nel cervello. E poi mai s'era avvicinato alla mia tana. Un'invasione di campo. Ecco.
Mentre mi aggiravo in queste paranoie e ficcavo il naso nei blog linkati, l'impavido essere preistorico è ricomparso, non so da dove. Forse ha trovato casa nel sotto-desk dove ho accumulato cd-rom con appetitose custodie di cartoncino. E' stato un attimo che con lo scatolino rigido di plastica degli occhiali l'ho scamazzato. Precisamente gli ho scamazzato la parte posteriore del piccolo corpo. Si è agitato meno di due secondi. Fine.
Questo è stato l'avvenimento di oggi, mi son detto. Ero soddisfatto, ma a poco a poco ha cominciato a farsi strada nel mio umore un senso di pietà e di commiserazione, buddista. Poveraccio, che mi ha fatto di male? Da quando, anni fa, ho letto "Piccolo karma" di quello straordinario e sottovalutato scrittore che è Carlo Coccioli, ho maturato una visione molto commiserevole e compassionevole dell'universo, umano, animale (soprattutto verso gli animali piccoli con i quali ci accaniamo bestialmente, non parlo di cani e gatti viziati peggio di figli unici di famiglie borghesi). Ricordo che Coccioli descrive l'incontro con un ragno, un innocuo ragno, ma brutto come tutti i ragni, nel lavandino del suo bagno in una di quelle case di legno perse sul confine tra Messico e Stati Uniti. Non ricordo più se l'ammazzò e poi se ne pentì o se lo lasciò vivere. Ma quelle pagine hanno cambiato il mio rapporto con questi tranquilli esseri ai quali la prevalenza dell'uomo ha distrutto l'habibat. Stanno aspettando che ci autodistruggiamo per riprendere la loro storia di milioni e milioni di anni. Alla faccia nostra. E dei libri sanno cosa farne: mangiarli.