giovedì, 31 maggio 2007
da www.repubblica.it

ROMA - Nell'atmosfera di Roma c'è della cocaina in sospensione: non si tratta dell'ennesima leggenda metropolitana, ma di un serissimo allarme lanciato dal Consiglio nazionale delle ricerche. Ad appestare l'aria della capitale non ci sono dunque solo i gas elle auto e delle industrie, ma anche le droghe. Lo rivela uno studio condotto proprio dal Cnr, presentato oggi. Il primo di questo tipo realizzato al mondo, almeno relativamente all'atmosfera: perché varie rilevazioni sui fiumi, o sulle banconote, compiute nella grandi città del mondo occidentale, hanno già dato risultati analoghi.

La ricerca si inquadra in una valutazione più ampia dei composti tossici presenti nelle polveri sottili che inquinano l'amosfera ed è stata condotta in due aree urbane italiane, Roma e Taranto, e ad Algeri. I risultati hanno evidenziato, oltre alla presenza di cocaina e di sostanze tossiche conosciute come il benzopirene (un idrocarburo cancerogeno presente nel fumo di sigaretta e negli scarichi degli autoveicoli), quella di cannabinolo (il principale componente attivo della marijuana), hashish e altre droghe, anche se meno dannose, come nicotina e caffeina.

Le concentrazioni più elevate di cocaina sono state riscontrate al centro di Roma, in particolare nell'area dell'università La Sapienza. Su questo, però, gli autori dello studio invitano alla prudenza: "A causa del limitato numero di misure eseguite - spiega il ricercatore responsabile, Angelo Cecinato - non si può dire con certezza che il quartiere universitario sia quello più inquinato da cocaina. Né possiamo affermare tout court che vi siano più diffusi il consumo e lo smercio di droghe: le cause di questa concentrazione sono tutte da indagare".

Da quanto emerge dalla ricerca, comunque, tracce di varie sostanze stupefacenti, cocaina e cannabinolo, sono state osservate anche in aree extraurbane e nei parchi cittadini, dove sembrano più alte che nelle strade di traffico. La cocaina appare in concentrazioni molto più basse nella città di Taranto, mentre risulta assente ad Algeri. Al contrario, nicotina e caffeina risultano presenti in tutte le aree studiate, "dimostrando l'estrema diffusione del consumo di queste sostanze e la loro permanenza nell'area", spiega ancora Cecinato.

L'analisi dell'evoluzione stagionale della cocaina in aria indica infine che le concentrazioni massime (a Roma, circa 0,1 nanogrammi per metro cubo) si raggiungono nei mesi invernali. "Probabilmente - conclude Cecinato - per la più frequente e intensa stabilità atmosferica, ossia a causa dell'inversione termica al suolo che 'blocca' le emissioni inquinanti negli stadi più bassi dell'atmosfera, impedendone la dispersione".
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categoria:notizie
giovedì, 31 maggio 2007

BoccaloneNon fa male leggere certi libri fuori tempo massimo. Magari anche quasi trent'anni dopo il necessario. Si acquista una distanza indispensabile per dargli il giusto risalto. Non allarmatevi, non sto per propinarvi una pallosissima lettura critica. E' che, due giorni fa mi è finito sotto gli occhi "Boccalone" di Enrico Palandri che avevo in casa da quasi vent'anni e non avevo ancora letto, anzi l'avevo dato per disperso. E' l'edizione del 1988 della Feltrinelli. "Boccalone" era uscito per L'Erba Voglio nel 1979 e la copertina che vedete accanto è quella dell'edizione del 2002 della Bompiani. Un romanzo quindi che ha avuto molte vite e molte rinascite, di cui, in certe fasi e in certi ambienti si  è discusso tanto, persino con troppi elogi. Mi ero riproposto, da quasi vent'anni, di leggerlo. E prima o poi doveva capitare. E' capitato ora.

Palandri, per chi non ha mai sentito parlare del romanzo, pubblicò "Boccalone" a ventitré anni. E, sulla scia tondelliana, si iscrisse alla categoria critica dei giovani scrittori, alla quale è rimasto legato, nei frettolosi commenti giornalistici, abbontantemente dopo aver girato la boa dei quaranta. Oggi di anni ne avrà una cinquantina. Il romanzo racconta un anno, il 1977, di uno studente bolognese, passato tra sbronze, risate, pianti, amicizie, canne, letture, viaggi, politica (poca) e amori (uno solo, e forte). E' un romanzo molto ingenuo a leggerlo oggi, però mantiene una sua freschezza, se si ha la voglia e la forza di leggerlo tutto di seguito, altrimenti si rischia la noia. "Boccalone" non è da ascrivere negli annali della letteratura, neanche in quelli della narrativa più significativa del  Novecento italiano, è piuttosto un documento: la testimonianza delle sgangheratezze e delle passioni, dei desideri e delle velleità di una generazione che si è sfilacciata troppo presto nella vita quotidiana. E non poteva che essere così per coloro che volevano portare la fantasia al potere, e poi hanno visto che altri ci sono andati di persona, che s'illudevano che una risata avrebbe seppellito la vecchia piccola borghesia, che si è invece dimostrata più forte di quanto si pensasse, che volevano la vita e non il potere. Credo che alla fine non abbiano avuto né l'una né l'altro. 

Chi è quasi coetaneo di Palandri e quegli anni li ha vissuti, anche se in luoghi e contesti diversi,  in "Boccalone" ritrova un pizzico di giovinezza, dell'allegria e dell'angoscia di quegli anni e della giovinezza tout court. La scrittura ha dei vezzi giovalinistici, ma in realtà giovanili. Oggi sembrano giovalinistici, allora erano giovanili. A ritrovarli dopo tanto tempo danno prima fastidio e poi, quando ci si abitua, fanno sorridere.

Potrei stare qui a fare tante comparazioni, nel bene e nel male, ma a che servirebbero? Voglio solo sottolineare il trucchetto che spesso Palandri adopera commentando la scrittura del romanzo in diretta. Qua e là, fa entrare nel racconto se stesso che giudica quanto scrive. E' un gioco di specchi che accentua l'autobiografismo del libro, sebbene abbia come sottotitolo "storia vera piena di bugie".

L'edizione del 1988 che ho letto ha una postfazione dell'autore, forse un po' troppo distaccata e colta. Del resto non poteva che essere così, dieci anni dopo. Vent'anni fa.

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categoria:letture
giovedì, 31 maggio 2007

Stanislaw Jerzy LecPer essere se stessi, bisogna essere qualcuno.

Stanislaw Jerzy Lec

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categoria:identità
giovedì, 31 maggio 2007

AudenPerché l'io è un sogno
Finché il bisogno del prossimo lo crea con un nome;
Non c'è punto medio per l'uomo; i suoi specchi deformano;
Anche le sue Arcadie più verdi hanno fantasmi;
Le sue Utopie inducono a giovinezza eterna
O a suicidio.
Wystan Hugo Auden

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categoria:poesia, identità
mercoledì, 30 maggio 2007

Josip BrodskijLa luce raccoglie più di quello che ha seminato.

Josip Brodskij

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categoria:natura
martedì, 29 maggio 2007

Mangiatori di maccheroni

La prima parte della nuova raccolta di poesie di Raffaele Crovi, "La vita sopravvissuta" (Einaudi) ha per soggetto vari luoghi d'Italia. C'è anche una poesia su Napoli che trasforma il luogo comune in un'amara considerazione, sorridente all'apparenza, e tenera.

Eccovela:

Città estrosa,
generosa,
con gente che osa,
sciantosa,
Napoli scaltra
che sa corteggiare
la vita e la memoria,
che sfida il destino e la Storia:
alleva cittadini pensanti
che sanno immaginare
e guardare avanti.
A un turista stupito
della sua beltà
in disordine,
un tassista ilare,
per niente avvilito,
precisò che Napoli
è una città dove bisogna
"imparare a nascerci";
e un'erbivendola,
con sulla faccia tre nei,
che occupava, festosa,
un crocevia,
a me che mi mostravo incapace
di cogliere il nesso
dei molti suicidi partenopei,
"signò" ha chiarito
"è per eccesso
di euforia".

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categoria:poesia, napoletana
martedì, 29 maggio 2007

ContropiedeLa tesi è che c'è un rapporto diretto tra i metodi del gioco del calcio e i sistemi produttivi. Da questa tesi discende anche un corollario: le varie Nazionali di calcio vincono i Mondiali quando i propri paesi si trovano di fronte a crisi sociali o di fronte ad avvenimenti epocali. La tesi viene argomentata in modo convincente e convince. Il corollario invece ha delle pezze d'appoggio molto deboli e non convince. Daniele Camlli ha scritto questo libricino ("Contropiede", edito da Nottetempo) che, con un pizzico di orgoglio definisce pamphlet, quasi per gioco. Ma nel primo tempo della sua personale partita va in gol, nel secondo fa autogol.

L'analisi dimostrativa del legame tra sistemi produttivi e gioco del calcio si basa su uno schema molto semplice. Il calcio nasce nel 1848, in Inghilterra, con l'affermazione del capitalismo, E' lo stesso anno della pubblicazione del "Manifesto del partito comunista" di Marx ed Engels. Fino agli anni Settanta del Novecento fino a quando domina il sistema di produzione fordista, quello della classica di montaggio, il calcio adotta il marcamento a uomo. Con la crisi del sistema fordista e l'entrata nel post-fordismo, ovvero della società dei consumi, della produzione personalizzata e della diffusione del pensiero strutturalista, il calcio, sulla scia degli olandesi, vede la diffusione del gioco a zona, dove ogni calciatore è parte di una struttura generale che è la squadra e non è fossilizzato in un solo ruolo, diremmo oggi che è flessibile.

Il ragionamento di Camilli è sostenuto da pezze d'appoggio convincenti. Laddove scivola è nella seconda parte del libricino, quando come scrivevo, prova a collegare le vittorie dei Mondiali alle fasi critiche vissute dai paesi vincitori. Che sia una tesi debole lo ammette, con un sospiro lo stesso autore, quando, facendo un po' di conti, dice che a vincere i Campionati del Mondo sono state quasi sempre le stesse squadre, quindi gira e rigira si parla solo di Brasile, Italia, Germania, Argentina, Uruguay, Inghilterra e Francia. E' poca roba per stabilire una teoria. Ma soprattutto, gira e rigira, in ogni anno si trova un legame, vicino o lontano, con una crisi. Faccio solo un esempio: l'Italia del 1982. Ma quale crisi attraversavamo? Secondo Camilli la chiusura del ciclo del 68 e della guerra civile strisciante della strategia della tensione. Mi sembra una crisi ben lunga. Debole, sempre rimanendo all'Italia, anche la controprova della sua tesi per la vittoria del 2006: le volontà secessionste. Ma se fosse stato per quelle avremmo dovuto vincere tre o quattro Mondiali di seguito.

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categoria:letture
martedì, 29 maggio 2007

In giornate di sole e di vento che trasporta di corsa nuvole bianche nel cielo, in giornate come queste c'è una sola musica da ascoltare.

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categoria:musica
martedì, 29 maggio 2007

Corrado AlvaroSi sa che la luce isola l'uomo, che dove la luce è più grande l'uomo è più solitario e più suo, più distinti gli alberi e l'architettura più ordinata, più chiari e dritti anche i pensieri, più realistica e umana l'arte.

Corrado Alvaro

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categoria:natura
lunedì, 28 maggio 2007
Ci volevano Mozart e del Morellino di Scansano per chiudere una giornata di corse e rincorse, di tasti invertiti e di parole ripetute, di Shakespeare, di tubettoni alle cozze, di taxi, di pioggia, di starnuti, di Skàrmeta, di bouquinistes napoletani, di tanghi, di malinconiche canzoni di Sergio Endrigo, di De Mita, di iperventilazione, di Niffoi, di calcio, di cuore e di elezioni, ci volevano Mozart e il Morellino di Scansano.
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categoria:sospensioni
lunedì, 28 maggio 2007

Il papavero


ROMA - L'emergenza rifiuti in Campania è giá costata anche molte vite e molti danni per la salute della gente. Danni come tumori al polmone e al fegato, linfomi e sarcomi, malformazioni congenite cresciute dell'84%. Fino ad un'impennata di mortalità del +12% per le donne e del +9% per gli uomini. Numeri, statistiche, cifre, percentuali, messi nero su bianco da un team di circa 30 ricercatori, in uno studio scientifico commissionato dalla Protezione Civile, il cui rapporto finale lungo cento pagine uscirá prima dell'estate. Si tratta di una ricerca redatto da scienziati dell'Organizzazione Mondiale della Sanitá (Oms), del Centro Europeo Ambiente e Salute, dell'Istituto Superiore di Sanitá (Iss), del Dipartimento Ambiente e Connessa Prevenzione Primaria, dell'Istituto Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), dell'Osservatorio Epidemiologico della Regione Campania e dell'Agenzia Regionale Protezione Ambiente (Arpa) della Campania.
Partito nell'aprile del 2004, lo studio fotografa la situazione dal 1995 al 2002, attraverso ricerche effettuate su dati epidemiologici raccolti in quegli anni, e dice a chiare lettere che «sono state rilevate numerose associazioni positive e statisticamente significative (cioè non imputabili al caso) fra salute e rifiuti». Molte parti di questo studio hanno trovato spazio in prestigiose pubblicazioni scientifiche come la britannica «The Lancet Oncology» o l'Annals New York Academy of Science. O sono state oggetto di relazioni a congressi nazionali e internazionali, nel corso dei lavori di ricerca.
IL RISCHIO DALLE DISCARICHE ABUSIVE - Pietro Comba, dell'Istituto Superiore di Sanitá, e Fabrizio Bianchi della sezione di Epidemiologia dell'Istituto di fisiologia clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche, due dei ricercatori che hanno preso parte alla ricerca. Comba e Bianchi hanno sottolineato all'Adnkronos che che i rischi ed i problemi per la salute non nascono dalle «discariche ben fatte cioè progettate e gestite a norma, o da inceneritori ben fatti cioè progettati e gestiti a norma. I rischi per la salute arrivano, come dimostrato dallo studio, da discariche illegali o abusive non costruite a norma e dove si fa stoccaggio incontrollato di rifiuti anche tossici». «La tutela della salute della popolazione della Campania -sottolinea Comba- è subordinata al ripristino della legalitá. Che significa una razionale programmazione di tutto il ciclo dei rifiuti, dalla riduzione di produzione da parte del cittadino, al riuso, alla raccolta differenziata, al riciclo e non solo. Ma significa anche la realizzazione di discariche ben fatte e di inceneritori che rispettino le normative dell'Ue, dove si bruciano combustibili appropriati e che siano condotte da personale adeguatamente formato».
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categoria:nausea, napoletana
lunedì, 28 maggio 2007

StevensonE' l'incanto del mare che mi ha dato alla testa.

Robert Louis Stevenson

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categoria:mare
lunedì, 28 maggio 2007
Arthur RimbaudSe desidero un'acqua d'Europa, è la pozzanghera
nera e gelida, quando, nell'ora del crepuscolo,
un bimbo malinconico abbandona, in ginocchio,
un battello leggero come farfalla di maggio.
Arthur Rimbaud
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categoria:mare, poesia
domenica, 27 maggio 2007

Avevo ventIl trentennale del 1977 ha scatenato gli editori. E tra i libri che sono usciti, o meglio tra quelli che ho letto (quasi tutti), questo di Enrico Franceschini, "Avevo vent'anni" (Feltrinelli), è quello che mi è piaciuto di più. Lascio perdere, per carità di patria, gli altri (specialmente quello di Lucia Annunziata). Franceschini, che oggi ha 51 anni ed è corrispondente da Londra di "Repubblica", ha rintracciato quaranta persone, sparse in tutt'Italia (e anche fuori) che trent'anni fa facevano parte del Collettivo di Giurisprudenza dell'Università di Bologna. Ha parlato con loro e ne sono venuti fuori quaranta piccole confessioni tra amarcord, come eravamo e come siamo. Ma senza piagnistei, recriminazioni e discorsi da vecchie zitelle.

All'inizio il libro sembra un po' ripetitivo, ma poi tutto quel coro, un po' intrecciato, come una Spoon River nella quale è morta la gioventù, ma quasi mai il sentirsi giovani, definisce un mondo di sogni e di politica, che è stato anche il mio. Anche se io ero a Napoli, frequentavo ancora il liceo e di anni ne avevo solo 18. Due anni e molti chilometri che facevano quasi una differnza incolmabile. Quasi tutti i narratori non cadono nella trappola del reducismo. Anzi guardano quegli anni con il distacco che consente un'analisi anche fredda, ma non spassionata. Quello del 77 è stato movimento profondamente diverso dal 68. Contava la vita e non il potere, almeno per la maggioranza di chi vi prese parte. Erano sogni e disilussioni. Quasi tutti spiegano che seppure si sentivano comunisti, lo erano in senso libertario, contro qualsiasi ditattura foss'anche del proletariato e contro tutte le ipocrisie borghesi, fosser'anche quelle della rossa e dotta Bologna.

Non dormono sulla collina, molti fanno gli avvocati, altri i professori, chi ha lavorato per Publitalia, chi, come Franceschini, è un giornalista si successo, chi fa l'insegnante di diritto, chi s'è perso, chi s'è ritrovato. L'ho letto tutto d'un fiato questo libro. In molte pagine mi sono identificato, in altre meno. Ho comunque rivissuto tutto un mondo che, come dicono tanti, non è morto, almeno dentro di noi. Avevamo vent'anni e continuiamo ad averli. Io, poi, me avevo diciotto.

Be', leggetelo. E ne riparliamo.

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categoria:letture
domenica, 27 maggio 2007

L'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica, diceva Walter Benjamin. Andy Warhol la mise in pratica.

Mao-Warhol

Ma poi il trucco, arte ben più antica, mostra che è riproducibile non solo l'opera d'arte.

Chen Mao

Chen Yan, la donna di 51 sosia perfetta di Mao Zedong. La donna è stata scoperta da un'estetista mentre impersonava Mao in uno spettacolo tramesso da una Tv locale. E' la prima sosia donna del defunto presidente cinese. Unica differenza sostanziale, l'altezza: Chen infatti è alta 1,55 metri, mentre Mao era alto un metro e ottanta. La donna deve quindi indossare un paio di scarpe speciali quando si cala nei panni di Mao. (da www.repubblica.it)

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categoria:arte
domenica, 27 maggio 2007

Alvaro MutisIl mare è un nemico monotono, ostinato e crudele con il quale non dovremmo aver avuto mai alcuna relazione.

Alvaro Mutis

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categoria:mare
domenica, 27 maggio 2007

Thomas MannChe uomini sono quelli che danno la preferenza alla monotonia del mare? Sono quelli, mi sembra, che hanno visto troppo a fondo nelle complicazioni delle cose intime per non dover desiderare in quelle esterne per lo meno una cosa: la semplicità.

Thomas Mann

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categoria:mare
sabato, 26 maggio 2007

da www.corriere.it

LONDRA – La forte impronta personale è certamente una delle principali ragioni del successo dello strumento blog. Non a caso, la formula del diario online è tuttora la più diffusa e la valvola di sfogo individuale trova una finestra sul web. La stessa etimologia web-log fa riferimento al diario di bordo in cui registrare gli accadimenti giorno per giorno. Nel blog si rispecchia così il flusso di esperienze quotidiane, dalle conquiste alle delusioni, dalla sfera sentimentale a quella lavorativa. Nonostante ciò, il blog è un mezzo di comunicazione aperto a tutti e, come tale, si discosta dal «caro diario»; soprattutto nelle conseguenze pubbliche. Attenzione, quindi, a scrivere cattiverie sul proprio partner o sul proprio capo: potrebbe essere molto rischioso.

IL RISCHIO SVELATO – Secondo uno studio inglese, commissionato dalla società per le risorse umane Croner su un campione di duemila blogger, circa il 40 per cento ha ammesso di scrivere online anche commenti piuttosto scomodi, senza considerarne il possibile impatto. Attacchi personali, critiche e incomprensioni vengono rigettate nella rete, talvolta senza neppure una ricerca dell'anonimato; ma la minaccia delle ripercussione non è solo ideale. Già alcuni episodi di licenziamento hanno catturato l'attenzione internazionale, ma non sono casi isolati.
LA FASE DI APPRENDIMENTO – Come pubblicato su Bbc, dallo studio è emerso un interessante parallelo tra il blog e l'email negli anni novanta: quello che oggi ci appare come il principale servizio internet utilizzato da chiunque, quando è stato introdotto ha modificato e influenzato i rapporti sociali. Le email inviate ai colleghi, con particolari scottanti o commenti relativi al capoufficio, si trasformano rapidamente da comunicazioni private a motivo di ritorsioni personali. Lo stesso è accaduto anche per il cellulare e i messaggi di testo. Ma con la padronanza del mezzo, oggi, risultano sempre più rare le situazioni di imbarazzo personale e professionale, ma di certo non esiste un vaccino. Nessuna novità per il blog, solo un altro strumento da utilizzare con attenzione.
Marina Rossi
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categoria:notizie
sabato, 26 maggio 2007

Villa Liternoda www.repubblica.it

E' un'immagine dell'enorme discarica di Villa Literno: un cimitero per 1,5 milioni di balle di spazzatura su una superficie di 610mila metri quadrati (circa cento campi da calcio).

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categoria:nausea, napoletana
sabato, 26 maggio 2007
Maurice MaeterlinckAttenzione! L'ombra dei grandi velieri passa sulle dalie delle foreste sottomarine;
E per un attimo io sono all'ombra delle balene che vanno verso il polo.
Maurice Maeterlinck

 

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categoria:mare, poesia
sabato, 26 maggio 2007

Lope de Vega… quando al mare si affida
la luna barcarola
senza le nubi del color d'Angola…

Lope de Vega

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categoria:mare, poesia
venerdì, 25 maggio 2007

Da "Le città invisibili" di Italo Calvino

Le città invisibili
Leonia

La città di Leonia rifà se stessa tutti i giorni: ogni mattina la popolazione si risveglia tra lenzuola fresche, si lava con saponette appena sgusciate dall'involucro, indossa vestaglie nuove fiammanti, estrae dal più perfezionato frigorifero barattoli di latta ancora intonsi, ascoltando le ultime filastrocche che dall'ultimo modello d'apparecchio.
Sui marciapiedi, avviluppati in tersi sacchi di plastica, i resti di Leonia d'ieri aspettano il carro dello spazzaturaio. Non solo i tubi di dentifricio schiacciati, lampadine fulminate, giornali, contenitori, materiali d'imballaggio, ma anche scaldabagni, enciclopedie, pianoforti, servizi di porcellana: più che dalle cose di ogni giorno vengono fabbricate vendute comprate, l'opulenza di Leonia si misura dalle cose che ogni giorno vengono buttate via per far posto alle nuove. Tanto che ci si chiede se la vera passione di Leonia sia davvero come dicono il godere delle cose nuove e diverse, o non piuttosto l'espellere, l'allontanare da sé, il mondarsi d'una ricorrente impurit à. Certo è che gli spazzaturai sono accolti come angeli, e il loro compito di rimuovere i resti dell'esistenza di ieri è circondato d'un rispetto silenzioso, come un rito che ispira devozione, o forse solo perché una volta buttata via la roba nessuno vuole più averci da pensare.
Dove portino ogni giorno il loro carico gli spazzaturai nessuno se lo chiede: fuori dalla città, certo; ma ogni anno la città s'espande, e gli immondezzai devono arrestrare più lontano; l'imponenza del gettito aumenta e le cataste s'inalzano, si stratificano, si dispiegano su un perimetro più vasto. Aggiungi che più l'arte di Leonia eccelle nel fabbricare nuovi materiali, più la spazzatura migliora la sua sostanza, resiste al tempo, alle intemperie, a fermantazioni e combustioni. E' una fortezza di rimasugli indistruttibili che circonda Leonia, la sovrasta da ogni lato come un acrocoro di montagne.
Il risutlato è questo: che più Leonia espelle roba più ne accumula; le squame del suo passato si saldano in una corazza che non si può togliere; rinnovandosi ogni giorno la citt à conserva tutta se stessa nella sola forma definitiva: quella delle spazzature d'ieri che s'ammucchiano sulle spazzature dell'altroieri e di tutti i suoi giorni e anni e lustri. Il pattume di Leonia a poco a poco invaderebbe il mondo, se sullo sterminato immondezzaio non stessero premendo, al di là dell'estremo crinale, immondezzai d'altre citt à, che anch'esse respingono lontano da sé le montagne di rifiuti. Forse il mondo intero, oltre i confini di Leonia, è ricoperto da crateri di spazzatura, ognuno con al centro una metropoli in eruzione ininterrotta. I confini tra le città estranee e nemiche sono bastioni infetti in cui i detriti dell'una e dell'altra si puntellano a vicenda, si sovrastano, si mescolano.
Più ne cresce l'altezza, più incombe il pericolo delle frane: basta che un barattolo, un vecchio pneumatico, un fiasco spagliato rotoli dalla parte di Leonia e una valanga di scarpe spaiate, calendari d'anni trascorsi, fiori secchi sommergerà la città nel proprio passato che invano tentava di respingere, mescolato con quello delle altre città limitrofe, finalmente monde: un cataclisma spianerà la sordida catena montuosa, cancellerà ogni traccia della metropoli sempre vestita a nuovo. Già dalle città vicine sono pronti coi rulli compressori per spianare il suolo, estendersi nel nuovo territorio, ingrandire se stesse, allontanare i nuovi immondezzai.

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categoria:riciclaggi, nausea, napoletana
venerdì, 25 maggio 2007

Peter HoegIn mare aperto non ci sono punti di riferimento, c'è solo un amorfo, caotico spostamento di masse d'acqua senza direzione che si accumulano, si frangono e rotolano, mentre la superficie è a sua volta rotta da sottosistemi che interferiscono e creano mulinelli, scompaiono e ricompaiono e alla fine svaniscono senza lasciare traccia. Lentamente questo disordine penetrerà nel labirinto del mio orecchio e distruggerà il senso dell'orientamento, si aprirà la strada nelle mie cellule e ne modificherà la concentrazione di sale e quindi la conduttività del sistema nervoso, lasciandomi sorda, cieca e indifesa.

Peter Hoeg

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categoria:mare
venerdì, 25 maggio 2007

Jean GenetL'idea di omicidio evoca spesso l'idea di mare, di marinai.

Jean Genet

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categoria:mare
giovedì, 24 maggio 2007

La lotaLa lota, il sudiciume, la monnezza. Napoli finisce, rosso barrato, là dove c'è la lota. Anzi è sopra la lota. Il veleno, la diossina, il male non più oscuro. Il colera, il colera, moriremo tutti, gridano a San Giorgio a Cremano.

 Leggete anche qui:

http://www.elpais.com/articulo/internacional/Colera/Colera/Moriremos/todos/elpepuinteur/20070523elpepuint_13/Tes

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categoria:nausea, napoletana
giovedì, 24 maggio 2007

LLa commercializzazione del cordoglio produce spesso e volentieri qualche libro inutile, altri passabili e altri buoni. "L'altro" di Ryszard Kapuscinski (edito a tambur battente da Feltrinelli) è ascrivibile alla seconda categoria. Il grande reporter polacco, recentemente scomparso, ha scritto di meglio.

Per inciso, trovo patetiche le rivelazioni uscite fuori in questi giorni che lo davano per spia al servizio dei servizi segreti del suo paese. Secondo le carte lui avrebbe dato solo notizie scarse  e poco interessanti, una sorta di obolo da pagare per poter svolgere il proprio lavoro di inviato nel Terzo Mondo.

"L'altro" raccoglie sei conferenze tenute da Kapuscinski in tempi e luoghi diversi, ma tutte incentrate sul tema dell'altro. Sono lezioni anche un po' ripetitive, però alcuni concetti forti sono interessanti. C'è innanzitutto la ripresa del pensiero di Lévinas sulla necessità dell'uomo di andare incontro all'altro. C'è la memoria dei suoi viaggi che l'hanno portato a conoscere l'altro (inteso come non europeo) in modo diretto e personale. C'è un concetto completamente opposto a quello famoso di Bruce Chatwin del nomadismo come carattistica fondamentale e irrinunciabile dell'uomo. Per Kapuscinski l'uomo è sedentario e tende a diffidare del movimento, dello spostamento, della migrazione. Lo fa solo in caso di estrema necessità, essendo fortemente legato alla terra e all'agricoltura. Non so se è proprio così. Credo che con certezza non lo possa dire nessuno, nessuno che io abbia letto, almeno. Io, di primo acchito, avrei pensato l'opposto. Lui stesso Kapuscinski mi sembra un esempio di nomadismo. Senza farla molto lunga, ho sempre letto che l'uomo primitivo nasce nomade, perché cacciatore e quindi disposto a seguire le mandrie da cacciare. L'agricoltura venne dopo.

Tutto 'sto ragionamento nel libretto non c'è. Ci sono molte altre belle intuizioni, che poi si possono ritrovare meglio nei suoi libri più importanti. Queste mi sembrano delle effemeridi, belle, ma sempre effemeridi. Com'è un'effemeride questo post.

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categoria:letture
giovedì, 24 maggio 2007

Francis Scott FitzgeraldSi legge ogni giorno dell'ondata di violenza che invade le grandi metropoli; ma almeno un'onda è qualcosa di tangibile da cui ci si può difendere. Ciò che più temo sono le insondabili profondità, il montare improvviso della marea, le forme segrete delle cose che, nascoste da una calma di superficie, vanno alla deriva nelle ovattate oscurità del mare.

Francis Scott Fitzgerald

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categoria:mare
giovedì, 24 maggio 2007
Paolo ConteLa paura che ci fa
quel mare scuro che si muove anche di notte
e non sta fermo mai.
Paolo Conte
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categoria:mare, musica
mercoledì, 23 maggio 2007

Cima delle nobildonneFaccio fatica a scriverlo. Mi sembra di commettere un sacrilegio. E' troppo duro. Dopo aver atteso 21 anni per leggerlo, dopo aver amato (e amare ancora) in modo sviscerato "Horcynus Orca" che, a 16 anni, mi ha dato l'imprinting dei gusti letterari, dopo aver letto tanto su "Cima delle nobildonne" di Stefano D'Arrigo (riedito nel 2006 da Rizzoli dopo anni e anni di assenza dagli scaffali delle librerie), dopo aver cercato di farmelo piacere a forza, una volta arrivato all'ultimo rigo non sono riuscito a togliermi dalla testa un solo feroce pensiero: ma quanto è brutto questo romanzo. Lo dico come un amante tradito, come un bambino che scopre che il gioco tanto desiderato non gli piace. E per questo esagero. Ma penso anche, per amore letterario, che sono stato io a non capire, a non aver letto con l'approccio giusto, che mi sono lasciato condizionare dal desiderio e dal ricordo del passato capolavoro, tanto diverso, che l'ho letto distrattamente, appesantito da un coriaceo mal di testa che mi perseguita da una settimana. Mi dico tutto questo, quasi a cercare un sollievo al cordoglio.

Vabbè, la sto facendo tragica. Non voglio neanche starvi a raccontare trama e personaggi, andateveli a prendere su Google. Dico solo un paio di cose che mi sono piaciute. Innanzitutto la lunga introduzione di Walter Pedullà, che è stato amico di D'Arrigo e ne è il maggiore cantore e studioso. E' una sorta di backstage, molto personale, della scrittura del libro. Pedullà, con un linguaggio a tratti immaginifico, ma tutto sommato piacevole e divertente oltre che coinvolgente, fa venir fuori in una cinquantina di pagine il ritratto privato di uno scrittore molto riservato e reticente. Quando leggevo queste pagine mi sembravano un pesante balzello da pagare prima del romanzo vero e proprio (come sono tutte le lunghe introduzioni), ma poi, a libro letto, è risultato un elemento a favore.

Il linguaggio di D'Arrigo è freddo e controllato, e questo è il secondo elemento positivo, perché a dispetto di una storia e di un intreccio praticamente inesistente, riesce a stupire per la sua quasi abissale distanza dal barocco, ibrido, abbondante linguaggio di "Horcynus Orca". D'Arrigo in questo suo secondo romanzo sembra, a una prima impressione, incurante della  forma. Invece tutte le ripetizioni lessicali, gli aggrovigliamenti sintattici, sono un elemento esenziale per un libro scritto sui pensieri e su piccoli spostamenti dei pensieri.

Non so se avrò mai la forza di rileggerlo con un atteggiamento meno esigente, perché forse potrei capirlo e apprezzarlo di più e nella sua natura più profonda e magari bella. Non arriva alle 200 pagine e questo, chissà, potrebbe essere uno stimolo. Però, ora, penso che sarà più facile che rilegga "Horcynus Orca" che supera abbondantemente le mille pagine.

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categoria:letture
mercoledì, 23 maggio 2007

Giorgio Napolitano

da www.ilsole24ore.com

Roma, 22 maggio 2007
Caro Direttore,
raccolgo le preoccupazioni e l'invito che Guido Gentili mi ha rivolto dall'autorevole tribuna del suo giornale.
Fin dal giugno dello scorso anno, poco dopo l'inizio del mio mandato, in occasione della mia prima visita a Napoli, sollecitai, di fronte al penoso trascinarsi dell'emergenza rifiuti, "un'azione risoluta - senza cedere alla disinformazione e alla demagogia - contro cieche resistenze a decisioni improrogabili e contro palesi illegalismi".
Da allora molti sforzi sono stati compiuti, da parte del Commissario nominato dal governo, e alcuni risultati sono stati acquisiti: ma non in misura sufficiente a evitare che la situazione si aggravasse fino al punto da risultare ormai "tragica" come l'ha definita il sindaco Iervolino.
E dunque ora - non solo da napoletano che vive l'angoscia della sua città, ma nella consapevolezza delle responsabilità che mi competono nell'interesse generale delle popolazioni e delle istituzioni - desidero rivolgere un estremo energico appello.
Lo rivolgo alle autorità di governo perché si proceda senza alcun ulteriore tentennamento all'attuazione del decreto sottoposto alla mia firma l'11 maggio scorso. Lo rivolgo a quanti, investiti di funzioni parlamentari, fanno ostacolo alle scelte individuate nel decreto. Lo rivolgo agli amministratori locali, a quanti tra loro, in nome di ragioni particolari anche comprensibili, alimentano polemiche e capeggiano contestazioni. Nulla può coprire un complessivo, fatale ritardo - provincia per provincia - nell'indicare soluzioni valide per un problema elementare e vitale che solo in Campania è rimasto irrisolto fino a dar luogo a rischi gravissimi per la collettività.
E rivolgo infine il mio appello ai cittadini della mia regione: non è il momento di un processo alle responsabilità, non è il momento di abbandonarsi a ogni sorta di timori e di chiusure respingendo decisioni divenute oggi indispensabili e senza concrete alternative se non si vuol vedere Napoli e la Campania precipitare in un disastro ecologico e sanitario, con pesanti ripercussioni sulle prospettive dell'economia e del lavoro. Per non parlare di assurdi atti di vandalismo, che possono solo innescare ulteriori rischi per la sanità pubblica.
Faccia ciascuno la sua parte con senso di responsabilità. E si faccia sentire com'è necessario - anche a tutela dell'immagine del paese - l'autorità dello Stato.

Giorgio Napolitano

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categoria:napoletana
mercoledì, 23 maggio 2007

BalzacRimaneva per giornate disteso sulla sabbia. Poeta a sua insaputa. Il tremolare dell'acqua diventava un avvenimento.

Honoré de Balzac

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mercoledì, 23 maggio 2007

AriostoSotto le vele aperte il mar s'imbruna…

Ludovico Ariosto

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categoria:mare
martedì, 22 maggio 2007

ErodotoDopo certe giornate, giornate come questa, per esempio, l'unica voglia che resiste e che insiste, come un pensiero sotterraneo, dopo certe giornate, giornate come questa, l'unica voglia è quella di distendersi sul letto a leggere qualche pagina delle "Storie" di Erodoto. Leggere di altri incendi, di altre pire, di altri dèi, di altri guerrieri. Duemila e cinquecento anni fa. Leggere.

O, l'altra voglia, che voglio dirvi, l'altra voglia è sprofondare nel divano e farsi accompagnare nelle braccia di Morfeo, braccia capienti, che da qualche sera mi accolgono per lunghe, rassicuranti e rigeneranti dormite, tra le capienti braccia di Morfeo, mentre scivola sullo schermo un fim di Totò, anche senza Peppino.

Eroi, scivolati via da un canto dantesco, o da un ricordo ellenico, di un'isola ellenica, di un porto, di una baia che ha accolto il viaggio di Achille e non quello di Ulisse. Altri eroi, quasi divini. Che dint'o viento se ne vanno. Dopo un fumo velenoso che mi ha bruciato le narici e forse mi ha colpito e ferito i polmoni. E' solo un pensiero, o una memoria di intrighi di corti di satrapi orientali, di re dei re della lontana e perduta Persia, è solo un pensiero che vuole portarmi nella notte. Con un rullo di tamburi e dei fiati che virano su un valzer incongruo e la fuga di un piano.

Reduce da certe periferie. Ho scoperto sirene, cavalcavie, murales, vecchi contadini di città che coltivano angurie là dove il fumo porta la peste. 'A peste. E 'a peste è solo una canzone.

In certe sere, sere come queste, ho bisogno del futuro anteriore di Erodoto. Ho bisogno di qualcuno che mi racconti una storia. Una storia che cominci con queste parole: 'Nce steva na vota nu viecchio e na vecchia, aret'a nu specchio, aret'a nu monte, statte zitto ca mo' t'o conto. E io sto zitto.

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categoria:sospensioni
martedì, 22 maggio 2007
Non buttare rifiutida www.ansa.it

NAPOLI - Il sindaco di Frattamaggiore (Napoli), Francesco Russo, ha firmato l'ordinanza con la quale ha disposto la chiusura delle scuole della città a causa dell'emergenza rifiuti. A restare a casa, da domani, saranno diecimila alunni delle scuole elementari e medie, ma anche quelli che frequentano i due istituti tecnici e i due licei della città della provincia settentrionale di Napoli. "E' stata una decisione difficile da prendere, ma non potevo fare diversamente" ha precisato il sindaco sottolineando che "sono troppi i rischi per la salute dei cittadini e, in qualità di responsabile della sanità pubblica, non potevo non adottare un provvedimento del genere per tutelare gli alunni, ma anche tutti quelli che lavorano nelle scuole". "Tra qualche giorno, con la chiusura della discarica di Villaricca, rischiamo di vivere una situazione drammatica" ha aggiunto Francesco Russo per il quale "tutti devono assumersi le proprie responsabilità, ma è chiaro che, se non si sbloccano le discariche, noi sindaci possiamo fare ben poco per superare l'emergenza di questi giorni".
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categoria:notizie, napoletana
martedì, 22 maggio 2007
ApollinaireMare, io sono come te, pieno di voci ostili
e i miei vascelli canori si chiamano anni.
Guillaume Apollinaire
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categoria:mare, poesia
martedì, 22 maggio 2007

StevensonPrua verso il mare! Al diavolo il tesoro!

Robert Louis Stevenson

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categoria:mare
lunedì, 21 maggio 2007

Siamo nel tempo dell'iniquità e non nel Mistero dell'iniquità, e vi resteremo senza apocalisse.

Dante Troisi

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categoria:male
lunedì, 21 maggio 2007

Niccolò TommaseoFar del male al proprio simile è facil cosa; il duro sta nello sbrigarsi delle conseguenze del male fatto.

Niccolò Tommaseo

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categoria:male
lunedì, 21 maggio 2007

Wislawa SzymborskaIl bene e il male -
ne sapevano poco, ma tutto:
quando il male trionfa, il bene si cela;
quando il bene si mostra, il male attende nascosto.

Wislawa Szymborska

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categoria:male
domenica, 20 maggio 2007

SartreLa cosa più noiosa del male è che uno ci si abitua.

Jean-Paul Sartre

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categoria:male
domenica, 20 maggio 2007

SadeLa prosperità del crimine è una prova a cui la virtù è sottoposta dalla provvidenza.

Donatien-Alphonse-François de Sade

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categoria:male
domenica, 20 maggio 2007

NietzscheBisogna avere coraggio in corpo per permettersi una cattiveria. I "buoni" sono per questo troppo vigliacchi.

Friedrich Nietzsche

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categoria:male
sabato, 19 maggio 2007

Alessandro ManzoniIl vero male non è quello che si soffre ma quello che si fa.

Alessandro Manzoni

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categoria:male
sabato, 19 maggio 2007

Giacomo LeopardiTutto è male. Cioè, tutto quello che è, è male. Che ciascuna cosa esista è un male, ciascuna cosa esiste a fin di male, l'esistenza è un male e ordinata al male.

Giacomo Leopardi

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categoria:male
sabato, 19 maggio 2007

LaRochefoucauldTutti abbiamo forza sufficiente per sopportare i mali altrui.

François de La Rochefoucauld

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categoria:male
venerdì, 18 maggio 2007

Maigret in Corte d'Sto giallo qua di Maigret l'avevo trascurato un po'. Era messo da parte da sei o sette mesi. M'ero dimenticato di averlo. Poi l'ho ritrovato, mentre cercavo altro e l'ho cominciato a leggere. Il primo istinto, quello di metterlo da parte, era stato previdente. Perché "Maigret in Corte d'Assise" di Georges Simenon (come sempre edito da Adelphi) non mi ha entusiasmato come gli altri. Sia chiaro siamo sempre a livelli alti, ma nel 1959, quando questo poliziesco è stato scritto, Simenon e Maigret erano ormai stanchi l'uno dell'altro. Al commissario del Quai d'Orfévres mancano solo due anni per la pensione. Il suo mondo, quello dove poteva indagare a modo suo, è cambiato. Lui si sente a disagio. Ma l'interesse che lo muove, capire cosa agita gli animi umani, resta intatto.

Il romanzo ha tutta una prima parte che si svolge in tribunale, dove Maigret deve testimoniare su un duplice di delitto particolarmente efferato perché l'assassino ha ucciso anche una bambina. La sua testimonianza sarà decisiva per ribaltare un verdetto già scritto. Ma l'assassino non c'è ancora. E tutta la seconda parte è un intrecciarsi di pedinamenti che il commissario controlla in gran parte per telefono, con uno scioglimento nel quale appare finalmente il mondo che più amo di Simenon: quella provincia umana, troppo umana, che sui sa descrivere senza parole superflue, creando personaggi come un pittore che tira fuori dall'anonimato con poche pennellate, volti minori, ma indimenticabili. I personaggi, come spesso accade nei suoi romanzi, sono  appesantiti da molti cliché. Non manca la moglie adultera, il fratello delinquente, e il povero accusato, buon diavolo contro cui la vita si è accanita per colpa della sua bontà. Bisogna accettare questa tendenza di Simenon a ridurre talvolta i personaggi a figurine, come carte di un tressette sempre diverso. Fa parte del gioco. Ne fa parte anche una esplicita e sorniona misoginia sorridente, quella di un uomo che ha molto amato le donne. 

Sul romanzo pesa tutta la prima parte, molto cupa. Il libro è tecnicamente innovativo rispetto agli altri gialli di Maigret. Insolito. Simenon ha voluto confrontarsi con altri maestri del poliziesco più giovani, con il giallo americano che si scioglie molto spesso nelle aule dei tribunali, con scontri tra avvocato e magistrati, tra accusa e difesa. Lo fa per una buona parte del libro, quasi a voler dimostrare con nonchalance che lo sa fare e lo sa fare bene. Poi torna alla sua Parigi piovosa, ai suoi ritmi. Ma Maigret è ormai stanco e sogna la casa che ha comprato per la vecchiaia, una casa che somiglia a un'antica canonica,  a Meurg. Dove vuole rifugiarsi, ma dove forse il proprio sogno può diventare un incubo. 

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categoria:letture
venerdì, 18 maggio 2007

krausIl male non cresce mai così bene come quando ha un ideale davanti a sé.

Karl Kraus

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categoria:male
venerdì, 18 maggio 2007

Antonio FogazzaroNon è normale fare del male senza provare soddisfazione.

Antonio Fogazzaro

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categoria:male
venerdì, 18 maggio 2007

EpicuroNessuno, vedendo il male, lo preferisce, ma ne rimane ingannato, parendogli un bene rispetto a un male peggiore.

Epicuro

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categoria:male
giovedì, 17 maggio 2007

Pink MartiniOra che è sera, ora che è piovuto, ora che qualche colpo di tosse nervosa mi fa sospettare che oggi mi sia vestito troppo leggero, ora che un mal di testa da trabbazzo mi martella in mezzo alla testa, ora che ascolto dal Mac "Hey Eugene!", il terzo disco, appena appena comprato da iTunes, dei very glam Pink Martini (mammamia, quanto sono bravi, patinati, ma da sballo), ora tutta la giornata, ma soprattutto la mattina mi scorre davanti con una sola immagine forte, anzi no, con della musica e un profumo, che fanno ricordare che maggio si' tu, come dice una delle più sentimentali canzoni napoletane. Era il profumo delle rose nelle aiuole residue davanti al Maschio Angioino. Roselline rosse, ambulanti africani che vendevano borse pezzottate di Prada e Dolce&Gabbana sulla passerella che dà sugli invadenti scavi di piazza Municipio. L'iPod, generosamente, mandava "Yalambali" di Ramata Diakité. E di fronte, sotto un sole che splendeva e un cielo che in fondo diventava livido, c'erano tre gigantesche navi da crociera. La colonna sonora era Ben Harper, allora, "Two Hands of a Prayer",  adatta alle facce di turiste indiane, con tanto di coloratissimi sari. Un po' sperdute, è vero. Ma i loro maschi sciamavano per il marciapiede tra il Mercadante e le stradine che portano a piazza Francese. Erano stati abbindolati o rischiavano di essere conquistati dai venditori napoletani  di orologi e di giacconi di non si sa quale pelle. C'era anche qualche muscoloso americano, cranio rasato. A quello sarebbe stato duro fare un pacco, se non altro per le conseguenze. "Bone Chaim" cantava Tom Wait, dopo la luna che bussa di Loredana Berté.

People are strange. Molto strana, per fotuna. E quando, prima, molto prima, tra le auto che, uscendo dalla galleria Vittoria, imboccano via Arcoleo come se fossero a Monza e ignorano le strisce pedonali ormai quasi scomparse, allora mi ha commosso e distratto la ciaramella che, come il sottile e un po' stizzoso richiamo, integra con una sua sgusciante melodia la "Giuglianese" del Gruppo operaio 'e Zezi. Mi ha anche un po' esaltato. E poi per prepararmi al colpo gobbo delle rose smarrite in una città che ha altri effluvi stava arrivando la versione per bandoneon solista di "Oblivion". La musica di stamattina.

Ora ci sono i Pink Martini. E consola, perché la cefalea là sta e chi la muove, stasera. 

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categoria:musica, napoletana
giovedì, 17 maggio 2007

DickPensi che la salvezza funzioni senza la dannazione? Pensi che possa esistere la virtù senza il peccato? È questo il problema, con voialtri atei: non riuscite a concepire il meccanismo del male. Cerca di vedere le cose dalla parte opposta e goditi la vita, uomo.

Philip K. Dick

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categoria:male
giovedì, 17 maggio 2007

Mandell CreightonNessuno fa più male di chi va in giro a fare il bene.

Mandell Creighton

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categoria:male
giovedì, 17 maggio 2007

Alessandro ManzoniQuelli che fanno il bene, lo fanno all'ingrosso: quand'hanno provata quella soddisfazione, n'hanno abbastanza, e non si voglion seccare a star dietro a tutte le conseguenze; ma coloro che hanno quel gusto di fare il male, ci mettono più diligenza, ci stanno dietro fino alla fine, non prendon mai requie, perché hanno quel canchero che li rode.

Alessandro Manzoni

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categoria:male
mercoledì, 16 maggio 2007

Joseph ConradNon è necessario credere in una forza soprannaturale del male: gli uomini da soli sono perfettamente capaci di qualsiasi malvagità.

Joseph Conrad

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categoria:male
mercoledì, 16 maggio 2007

Paulo CoelhoNessuno conosce le conseguenze delle proprie crudeltà.

Paulo Coelho

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categoria:male
mercoledì, 16 maggio 2007

Alessandro ManzoniMa noi uomini siam in generale fatti così: ci rivoltiamo sdegnati e furiosi contro i mali mezzani, e ci curviamo in silenzio sotto gli estremi; sopportiamo, non rassegnati ma stupidi, il colmo di ciò che da principio avevamo chiamato insopportabile.

Alessandro Manzoni

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categoria:male
martedì, 15 maggio 2007

Roghi di rifiuti

da www.ansa.it

ORE 12.21

NAPOLI - Una cinquantina di no global ha assaltato questa mattina la sede del commissariato per l'emergenza rifiuti a Napoli. I manifestanti, secondo quanto riferito da fonti del commissariato, hanno forzato le porte degli uffici, spintonato il personale della vigilanza e cercato di raggiungere il sub commissario Marta De Gennaro, senza però riuscirci.  I no global hanno occupato alcuni locali dell'edificio in via Medina, a due passi dalla questura. Il personale della digos sta seguendo la vicenda e anche il prefetto di Napoli Alessandro Pansa è in stretto contatto con il commissario Guido Bertolaso. Fonti del commissariato hanno definiscono "gravissimo" l'episodio, sottolineando che i manifestanti si trovano ancora all'interno della struttura.

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categoria:notizie, nausea, napoletana
martedì, 15 maggio 2007

Baldassarre CastiglioneNon eleggono mai gli uomini il male con opinion che sia male, ma s'ingannano per una certa similitudine di bene.

Baldassarre Castiglione

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categoria:male
martedì, 15 maggio 2007

Alessandro ManzoniPerché la disgrazia non è il patire, e l'esser poveri; la disgrazia è il far del male.

Alessandro Manzoni

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categoria:male
martedì, 15 maggio 2007

Paulo Coelho"Il male non è ciò che entra nella bocca di un uomo", disse l'Alchimista. "Il male è ciò che ne esce".

Paulo Coelho

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categoria:male
lunedì, 14 maggio 2007

Il nuotatoreQuando un libro molto lodato e di un autore altrettanto lodato non mi entusiasma, mi chiedo se dipenda da me, se la colpa non sia mia che non riesco a capire, ad apprezzare, ad immedesimarsi. Può essere e può non essere. E' quello che mi domando anche ora, dopo aver finito di leggere "Il nuotatore" di John Cheever (edito nel 2000 da Fandango). Di Cheever ho letto, più di vent'anni fa, un romanzo breve, di cui non ricordo neanche più il titolo. Mi piacque, anche se non mi entusiasmò. Ricordo che parlava della provincia americana e forse di un lago. Credo di averlo ancora da qualche parte. Pochi anni fa ho letto anche i racconti di "Il rumore della pioggia a Roma" che invece mi sono piaciuti.

"Il nuotatore" raccoglie tre racconti, tra i quali quello meglio riuscito che dà il titolo al libretto, tratti da "The Stories of John Cheever" che nel 1978 valse allo scrittore americano  il premio Pulitzer. Da "Il nuotatore" fu anche tratto un film, interpretato da Burt Lancaster che in Italia uscì con il titolo "Un uomo a nudo". Racconta di un tizio che attraversa a nuoto la sua contea, passando di piscina in piscina. Un'impresa stramba che lo porta a descrivere più che a commentare quanto vede delle famiglie benestanti, i loro vizi e le loro virtù. Alla fine lui sarà veramente a nudo, agli occhi dei lettori. Il secondo racconto, "Una giornata qualisiasi", è incentrato su una giornata qualsiasi, appunto, di un una ricca famiglia qualsiasi. E' il più loffio dei tre. L'ultimo, "Una radio straordinaria", ha per protagonista una coppia newyorchese che attraverso la radio, una radio straordinaria, riesce a sentire quanto avviene negli appartamenti vicini. La donna è sconvolta da quanto ascolta, dai drammi familiari. Sembra quasi una "Finestra sul cortile" , diciamo un orecchio sul cortile. Il finale mostra che dall'ipocrisie e dalle piccole tragedie quotidiane nessuno è immune.

Lo stile di Cheever è molto pulito. Freddo. Asciutto. Volutamente e insistentemente basso. Se la storia ingrana l'effetto è straordinario. In caso contrario sono quadretto dei quali si dimentica subito tutto. Fotogrammi che colpiscono l'occhio, ma che non cambiano la nostra percezione del mondo. Però, mi chiedo: ma non è che sono io che non lo capisco a fondo?

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categoria:letture
lunedì, 14 maggio 2007

Octavio PazNel momento in cui gli europei scoprivano che le versioni della realtà delle altre civiltà non erano disprezzabili, le verità del cristianesimo incominciavano a impallidire.

Octavio Paz

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categoria:cristianesimo
lunedì, 14 maggio 2007

NietzscheLa chiesa è proprio ciò contro cui Gesù predicò - e contro cui insegnò a lottare i suoi discepoli.

Friedrich Nietzsche

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categoria:cristianesimo
domenica, 13 maggio 2007
Il piccolo libraioRischio di passare per monomaniaco, ma non me ne frega niente. Ogni volta che leggo un romanzo di Georges Simenon sto qua a farvene un panegirico. Succederebbe anche con quest'ultimo che ho letto, pubblicato da poco da Adelphi, "Il piccolo libraio di Archangelsk", per questo me la sbrigo con poche ma sentite parole. E' sicuramente tra i più belli che ho letto di Simenon. E non mi stanco di usare un aggettivo semplice e sentito: bello. Fa parte di quelli senza il commissario Maigret ed è ambientato in un paesino della provincia francese.
Un piccolo librario di origine russa, Jonas, sposa Gina, una leggera ragazza più giovane di lui di sedici anni. La donna lo tradisce, lui è geloso, ma non le dice mai niente per non ferirla facendo accrescere la sua vergogna. La storia comincia con una menzogna inutile (appartemente inutile e svagata) e con la fuga di Gina, l'ultima fuga, quella definitiva. Jonas dice a tutti i conoscenti, che di Gina sanno vita morte e miracoli, una bugia. Su questa menzogna detta per proteggere l'amata fedigrafa sarà costruito un castello accusatorio contro il piccolo libraio. Il finale è un doppio salto mortale con avvitamento. Mentre si spera in un lieto fine.
Simenon meglio che altrove riesce a penetrare nella psicologia complessa del personaggio, più di qualsiasi analista o mastrogiorgio, con la sua scrittura sgravata da qualsiasi peso. Alla fine ci si appassiona, teneramente, a questo personaggio, arrivato in Francia da bambino con i genitori, esuli russi, e lasciato solo da ragazzo, quando i suoi ritornarono in patria per ritrovare una parte della famiglia lasciata là. Jonas sentirà sempre il bisogno di una comunità di cui sentirsi parte e da cui sentirsi accettato, la troverà tra i commercianti del Vieux-Marché, nella quale s'integrerà benissimo, nonostante il suo carattere solitario. E il tradimento di questa comunità lo costringerà a lasciare vuoto il suo nido.
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domenica, 13 maggio 2007

Oscar WildeCristo non fu soltanto il supremo individualista, ma il primo individualista della storia.

Oscar Wilde

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domenica, 13 maggio 2007

Alessandro ManzoniE' una delle facoltà singolari e incomunicabili della religione cristiana, il poter indirizzare e consolare chiunque, in qualsivoglia congiuntura, a qualsivoglia termine, ricorra ad essa. Se al passato c'è rimedio, esso lo prescrive, lo somministra, dà lume e vigore per metterlo in opera, a qualunque costo; se non c'è, essa dà il modo di far realmente e in effetto, ciò che si dice in proverbio, di necessità virtù.

Alessandro Manzoni

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categoria:cristianesimo
sabato, 12 maggio 2007

Ludwig WittgensteinSe il cristianesimo è la verità, allora tutta la filosofia che ne è tratta è falsa.

Ludwig Wittgenstein

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categoria:cristianesimo
sabato, 12 maggio 2007

San PaoloSe Cristo non è risorto, è vana la nostra fede.

San Paolo

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categoria:cristianesimo
venerdì, 11 maggio 2007

krausIl cristianesimo ha arricchito il pasto erotico con lo hors-d'oeuvre della curiosità e lo ha rovinato con il dessert del rimorso.

Karl Kraus

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venerdì, 11 maggio 2007

Graham GreeneMi definisco un cattolico agnostico. Cos'è per me la religione? Penso che si tratti di un mistero... un mistero che non può essere distrutto. Nemmeno dalla Chiesa.

Graham Greene

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categoria:cristianesimo
giovedì, 10 maggio 2007
Labbra nereda www.corriere.it

 Un preservativo al sapore di fragola per prevenire il cancro alla gola? Un momento: non è uno scherzo; è davvero così ed ecco perché. Già da tempo si sospettava un legame fra sesso orale e tumori orofaringei: ora c’è la prova definitiva che con fellatio e cunnilingus, praticati con più partner, si può trasmettere il virus del papilloma umano (Hpv) e che l’Hpv rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo di queste neoplasie, più dell’alcol e del fumo. Ne parla l’ultimo numero della più famosa rivista medica del mondo, il New England Journal of Medicine che pubblica uno studio condotto sul cento persone con tumori delle tonsille, della gola e della lingua.

SEI PARTNER - I ricercatori americani del Johns Hopkins Kimmel Cancer Center di Baltimora hanno osservato che i malati, in precedenza infettati dal virus, presentavano un rischio di sviluppare il cancro 32 volte maggiore rispetto a chi non aveva l’Hpv , rischio ben più alto di quello che corrono i fumatori (triplicato rispetto a chi non fuma) e i forti bevitori (due volte e mezzo rispetto a chi non beve). I pazienti che avevano avuto più di sei partner per il sesso orale durante la loro vita avevano una probabilità di andare incontro a un tumore da Hpv 8,6 volte maggiore rispetto agli altri. «Comunque – commenta l’autrice dello studio Maura Gillison – vale la pena di ricordare che questi tumori sono rari e che infettarsi con il virus non vuol dire andare necessariamente incontro alla malattia. Anzi chi si ammala rappresenta una percentuale molto piccola». L’esperta ricorda che il preservativo (magari al gusto di frutta, si potrebbe aggiungere) può aiutare, almeno nel caso della fellatio, a ridurre il rischio per gli uomini che sono i più colpiti.

CEPPI CATTIVI - L’Hpv può essere trasmesso anche attraverso il bacio (ma questa modalità non è stata presa in considerazione dallo studio) e il contatto della pelle e si ritrova nei liquidi del corpo. Il virus è ubiquitario: si ritiene che una buona fetta della popolazione mondiale, uomini e donne indifferentemente, si infettino nel corso della vita, ma nella maggior parte dei casi l’infezione si risolve con pochi sintomi. Soltanto alcune persone che si contagiano con certi ceppi di virus cosiddetti ad alto rischio, come per esempio l’Hpv 16, possono ammalarsi seriamente. I tumori legati all’Hpv, oltre al cavo orale, interessano gli organi genitali e soprattutto il collo dell’utero. I tumori del cavo orale da Hpv sono in aumento e rappresentano il 60 per cento di tutte le neoplasie della cavità orale e della faringe.
 
IL VACCINO – Negli Stati Uniti, in Europa e da poco anche in Italia è in commercio un vaccino anti-papilloma virus che si è rivelato efficace nel prevenire le infezioni genitali nelle donne, ma non è stato ancora dimostrato se funziona anche nei maschi. E non si sa se è efficace nella prevenzione dei tumori alla gola che sono più comuni fra gli uomini. Attualmente la ricerca dell’Hpv viene aggiunta al Pap test negli screening per il tumore della collo dell’utero, ma non ci sono screening per i tumori del cavo orale, a parte l’ispezione durante le visite odontoiatriche di routine. E del resto gli esperti ritengono che sia ancora troppo presto per raccomandare un test. In futuro si potrebbe pensare di metterne a punto uno per la ricerca dell’Hpv nella saliva.
Adriana Bazzi
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categoria:notizie, sesso
giovedì, 10 maggio 2007

goetheLa religione cristiana era nelle intenzioni una rivoluzione politica che, fallita, divenne poi morale.

Johann Wolfgang Goethe

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categoria:cristianesimo
giovedì, 10 maggio 2007

Bruno ForteIl cristianesimo non è una dottrina, non è una morale; è, innanzi tutto, una persona: il Cristo che si offre a noi, che rispetta la gratuità e la libertà del nostro assenso, ma che, nel momento in cui gli diciamo di sì e lo incontriamo nella nostra vicenda umana, cambia profondamente la nostra vita.

Bruno Forte

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categoria:cristianesimo
mercoledì, 09 maggio 2007

da www.repubblica.it

Salina, così muore la spiaggia del "Postino"
Mare e barche distruggono l'ultimo set di Troisi

di LUIGI BARRICA


<B>Salina, così muore la spiaggia del "Postino"  <br>Mare e barche distruggono l'ultimo set di Troisi  </B>

SALINA (ISOLE EOLIE) - Nell'immaginario della gente rimarrà per sempre la spiaggia de Il postino, l'ultimo film girato da Massimo Troisi prima di morire. È su quei ciottoli che il postino Troisi e il poeta Philippe Noiret scagliare i ciottoli nel mare di Salina, suggello di un'amicizia cementata dai versi. Sono passati 13 anni dalle riprese di quel film e oggi la spiaggia di Pollara, a Malfa, comune dell'isola di Salina, è pressoché scomparsa.

Divorata dall'inesorabile processo di erosione del mare ma anche dal ripetuto crollo dei massi che, staccandosi dal costone sovrastante, l'hanno ormai quasi seppellita: nel '94, quando il film è stato girato, la spiaggia era larga 10 metri, oggi poco più di 4. Un disastro ecologico annunciato da ripetuti segnali d'allarme, ma nessuno è mai corso ai ripari. "Anzi, sembra proprio che si faccia a gara per sconvolgere quella baia - dice Fabrizio Leofante di Italia Nostra - Abbiamo documentato con una serie di fotografie i tanti turisti che, prima di lasciare Salina, si portano a casa come souvenir sacchi di sabbia e pietruzze prelevati proprio da quei luoghi senza che nessuno intervenga".

Ma la "cala Troisi", così è stata ribattezzata, sta scomparendo anche per un'altra ragione. Le migliaia di barche che affollano quello specchio di mare si fermano a pochi metri dalla spiaggia, e con il movimento delle eliche risucchiano e trascinano porzioni di sabbia sottraendole alla spiaggia, accelerandone così l'erosione. "Eppure esistono ordinanze della Capitaneria di Porto di Lipari, in forza delle quali a Pollara le imbarcazioni devono fermarsi ad almeno 150 metri dalla battigia - dice il sindaco di Malfa Virgilio Ciampi - Tutto però è stato sempre ignorato e noi ne paghiamo le conseguenze. Ho chiesto la messa in sicurezza del costone al governo Berlusconi, al governatore della Sicilia Cuffaro, alla Provincia. Ho ottenuto solo promesse e chiacchiere da quanti, onorevoli e senatori di entrambi gli schieramenti, si sono alternati in vacanza nella nostra Salina. Nessuno ha fatto niente". Oggi il costone che sovrasta Pollara è un serio pericolo soprattutto per quanti si stendono al sole durante la stagione estiva. "Sono parecchi i feriti che abbiamo contato in questi ultimi anni: almeno una trentina - dicono alla guardia medica dell'isola - Tutti colpiti da frane e massi che si staccano da quelle parete, ed alcuni di loro hanno riportato anche conseguenze serie". "E io da quegli stessi turisti feriti vengo citato per danni - continua Ciampi - Eppure esistono cartelli che vietano l'accesso a quella spiaggia. Ma se la gente arriva dal mare, non posso certo fermarli".

"Dispiace che un pezzo di isola se ne vada in questo modo - aggiunge Maria Grazia Cucinotta, "Beatrice" ne Il postino - A parte il ricordo del film, spiace constatare che la natura non venga tutelata. Quanto a me, quel film è stata la chiave che mi ha aperto la porta del successo: sono tornata a Salina di recente e sono andata nello stesso albergo che mi ospitò durante le riprese, ho ritrovato tutta la magia della mia Sicilia".

Io ci sono stato quattro anni fa, a giugno. Ricordo la tranquillità e le meduse. Il più delle volte, però, ci fermavamo sulle rocce del minuscolo attracco, più scomode, ma che ci consentivano di vedere la spiaggia nella sua bellezza. Una bellezza che la foto che segue, maldestramente scattata, non riesce a riprodurre.

Pollara a Salina, giugno 2003Ma il film lo ricordo benissimo. Le pedalate, il dialogo con Neruda e la metafora involontaria sul mondo. La faccia scavata di Massimo. Non posso farci niente quel film, ancora oggi, tredici anni dopo, commuove la mia pellaccia cinica. Direbbe Arkadin: brindiamo al carattere. Qualunque sia.

Il postino di Troisi

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categoria:cinema
mercoledì, 09 maggio 2007

Carlo FormentiOccorre respingere la lettura sacrificale del messaggio cristiano: la morte di Cristo non è il sacrificio che redime le colpe del genere umano, essa anzi coincide con il tramonto definitivo del dispositivo sacrificale.

Carlo Formenti

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categoria:cristianesimo
mercoledì, 09 maggio 2007

Oscar WildeUna volta almeno nell'esistenza, ogni uomo cammina al fianco di Cristo sulla via di Emmaus.

Oscar Wilde

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categoria:cristianesimo
martedì, 08 maggio 2007

Carlo CoccioliAvrei voluto amare Gesù senza la croce.

Carlo Coccioli

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categoria:cristianesimo
martedì, 08 maggio 2007

Oscar WildeIn verità, il fascino di Cristo consiste nella sua assoluta somiglianza a un'opera d'arte.

Oscar Wilde

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categoria:cristianesimo
lunedì, 07 maggio 2007

Potevo farlo anchNon sono mai stato un grande competente d'arte, soprattutto di quella contemporanea. Distinguo Picasso da Giotto, all'università ho fatto un'indigestione di pittura barocca (soprattutto sacra), vado alle mostre, conosco i nomi e le opere degli artisti più popolari, ma non so addentrarmi in spiegazioni chiarificatrici sul perché un quadro, una scultura o un'opera qualsiasi mi piaccia. L'arte concettuale mi seduce a pelle e da tempo avevo intuito che per capirla bisogna guardare all'idea e non alla tecnica. Tutto bene quindi quando nelle prime pagine, già un po' troppo maldestramente spiritose e spiraliformi,  di "Lo potevo fare anch'io" di Francesco Bonami (Mondadori), ho ritrovato la correttezza di questo mio naturale approccio. Ho deciso così di leggerlo fino alla fine in modo da avere una bussola per orientarmi nell'arte contemporanea.

Bonami, che non conoscevo, si presentava bene. E' stato direttore della Biennale dell'arte di Venezia nel 2003, è direttore di varie rassegne, curatore di diversi progetti d'arte pubblica, collabora a "Il riformista", a "Vanity Fair" e alla "Gazzetta dello Sport". E questa eterogenea tripletta doveva già insospettirmi. Ma, pagina dopo pagina, sono stato catturato della sindrome della famosa gag di Totò su Pasquale: vediamo questo dove vuole arrivare. Be', dico subito che Bonami non arriva da nessuna parte. L'ha capito lui stesso, tanto che nel finale si autoincensa con queste parole: "Il giudizio più sincero insomma lo potranno dare solo coloro ai quali magari capiterà di leggere questo testo fra cinquant'anni, sperando che nel frattempo non si stato dimenticato". Cinquant'anni? E chi si crede di essere Proust?

Vabbe', entriamo nel merito, per quanto sia possibile. Questo libro è composto da una serie di ritrattini di maestri (o presunti maestri) dell'arte contemporanea. Si parte da Duchamp e dal suo rivoluzionario orinatoio e si arriva alla Transavanguardia e a Cattelan. Su molti artisti censiti da Bonami, secondo il suo legittimo gusto e le sue altrettanto legittime convinzioni, ho imparato un po' di cose. Mi aspettavo di saperne di più. Il titolo, "Potevo farlo anch'io", riprende il pensiero che molte persone, ingenue in fatti d'arte, hanno di fronte alle opere contemporanee. Bonami accenna, più che spiegare come sarebbe stato necessario, alle ragioni che fanno sì che non tutti possono riprodurre l'arte nell'epoca della riproducibilità tecnica dell'opera d'arte (gigionando anch'io, parafrasando con Walter Benjamin). Dietro c'è sempre un'idea, una riflessione sulla realtà che viene semplicemente mostrata, ma trasformata, anche talvolta con il secco atto di mostrarla. Un po' come, azzardo io e non Bonami, il Pierre Menard di Borges che riscrive il Don Chisciotte tale e quale, parola per parola, facendone un'opera completamente diversa. Per capirci dovremmo fare un discorso interminabile e legato, caso per caso, ai singoli artisti, fossero Warhol, Hirst, Koons, Kapoor, Haring e via elencando. Io ho appreso cose molto interessanti su artisti di cui sapevo poco e stentavo a interpretare: il tedesco Gerhard Richter, l'inglese Lucian Freud e il giapponese Takashi Murakami (che stranamente è scivolato via dall'indice dei nomi). E' divertente il ritrattino che viene fatto di Beuys. Bonami lo smonta e lo esalta. Qua e là ci sono degli spunti azzeccati, ma per tutto il resto le spiritosaggini sono insopportabili (ci torno tra un po').

Tra gli italiani, Bonami salva solo il quotatissimo Maurizio Cattelan, quello dei bambini impiccati, del papa schiacciato dal meteorite, anche se ne fa un santino che sembra uscito dai romanzi di Tiziano Sclavi, il creatore di Dylan Dog. Scamazza invece con un piede i quattro moschettieri della Transavanguardia di Achille Bonito Oliva (Chia, Clemente, Cucchi e Paladino).

Veniamo alle stronzate. Lo stile di Bonami vuole essere brillante, ma troppe volte, a furia di giocare con le parole, gli escono delle battute goliardiche che avranno fatto ridere solo lui, quando seduto davanti al monitor le avrà scritte. Ne riporto solo una: "Se uno vede l'autoritratto nudo di Giorgio De Chirico, del 1945, non può certo dire: 'Che fisico!', al massimo: 'Che metafisico!'". Capito a che livello siamo? Neanche il Bagaglino. Poi è fastidiosissimo quando cita, ogni volta che può Roberto D'Agostino, soprattutto quando si tratta di parlare degli anni Ottanta appiattendoli sull'"edonismo reaganiano".  Ho il sospetto che lo faccia perché D'Agostino, nella sua vanità, ogni volta che si trova citato da qualche parte, riporta subito il testo sul suo stracliccato sito Dagospia, che, come sappiamo, è un grande volano di gossip e anche di popolarità e di vendite di libro.

Per finire due strafalcioni, due zarri diremmo a Napoli. A pagina 155 ribattezza il Pierino dei film sboccati Alberto Vitali. Alvaro, si chiama Alvaro. Rimandato. Ne saprà molto di arte, ma lasci stare i film di serie B, anzi ci aiuti a dimenticarli. L'apoteosi Bonami la tocca quando scrive a pagina 113: "La Transavanguardia diventa come il 3-2 contro la Germania della nazionale italiana ai mondiali del Messico del 1970, un ricordo da rispolverare quando le cose non girano più come dovrebbero". Il 3-2? Un avvertimento ai redattori della "Gazzetta dello Sport" che gli passano i pezzi: state attenti a quello che vi manda Bonami. Il 3-2? Ma quella partita, che tutti hanno visto e rivisto, è finita 4-3. E' stata definita la partita del secolo. E tu, caro magister artorum sbagli il risultato? Ci hanno fatto pure un film. Bonami, Bonami, meriteresti un Tapiro di cartone, ma basta un modo di dire che abbiamo a Napoli: "Si nun si' scarparo, pecché rump'o cazzo a 'e semmenzelle?" (trad.: Se non sei un calzolaio perché ti accanisci contro i chiodini?). Pensa all'arte tua.

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categoria:letture, arte
lunedì, 07 maggio 2007

NietzscheIl paese dove cresce il peggiore di tutti gli alberi, la croce, in nulla è degno di lode!

Friedrich Nietzsche

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categoria:cristianesimo
lunedì, 07 maggio 2007

Bruno ForteCristianesimo non è uscire dall'umile presente degli uomini verso l'Eterno, bensì esattamente l'opposto: è il farsi presente dell'Eterno nelle umili e quotidiane storie degli uomini.

Bruno Forte

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categoria:cristianesimo
domenica, 06 maggio 2007
La classe digerente

Quella che vedete sopra è una delle foto che ho scattato stamattina, intorno alle 12, a via Alabardieri, la strada che porta da piazza dei Martiri a via Bisignano, nel borgo di Chiaia, una zona definita il salotto di Napoli. Questo nauseante mucchio informe è composto, se guardate bene (io ho scelto l'immagine meno vomitevole), da resti dell'immondizia dei ristoranti, quello che i clienti non hanno mangiato e che gli inservienti hanno scaricato per strada, tra la vetrina di Armani e l'accorsato Farinella, poco lontano da Umberto (locale storico di Napoli) e quasi di fronte al nuovo hotel Alabardieri (quattro stelle). 

Si intravedono cornicioni di pizza, bottiglie di birra, piatti di plastica, salse, maccheroni, bucce di ananas. E' il vomito dei ristoranti. E fa vomitare. Già a vederlo in foto è un mucchio schifoso, ma vi garantisco che a passarci vicino l'odore rendeva tutto più appestante. Chi usciva dalla vicina libreria Feltrinelli si tappava il naso e cercava di distogliere lo sguardo. Il salotto di Napoli e i resti della cosiddetta movida dei chiattilli.

Anche via Bisignano era piena di cartacce, bottiglie vuote buttate dovunque, bicchieri lasciati dove capitava, residui alimentari che ingrassavano i piccioni. Quando sono ripassato alle 15, il mucchio non c'era più.

Questa è Napoli, la parte borghese, quella che fa finta che i lazzari sono altri, solo perché non ha l'abitudine di guardarsi allo specchio. Questi sono i resti della nostra classe digerente: il vomito. Vomito che produce vomito.

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categoria:natura, napoletana
domenica, 06 maggio 2007

Miguel de UnamunoL'uomo, per il semplice fatto di essere uomo, di avere coscienza di sé, è, in confronto all'asino o al granchio, un animale malato. La coscienza è malattia.

Miguel de Unamuno

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categoria:coscienza
domenica, 06 maggio 2007

Signori e signore, le gemelle Kessler. Mamma mia bella, ma le ricordate? Mitiche, loro e le Canzonissime. E questo motivetto prototormentone? Quelli belli come noi che sono tanti. 

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categoria:musica, nostalgia
sabato, 05 maggio 2007

Gabriel Garcia Marquez

Da qualche mese, per lavoro, giro tanto per le strade e i quartieri di Napoli, a piedi, in moto (come passeggero), in tram, in taxi. Giro. E vedo tante cose. Spesso con l'iPod a pompa. Giro e vedo. E c'è sempre qualcosa che mi fa pensare. E' un esercizio che pratico automaticamente. Le meglio idee le ho avute camminando.

Questo preamboletto mi serviva per prendere alla larga un'immagine che da ieri mattina mi chiede di essere descritta. E' un'immagine molto semplice. Alla fermata dei bus di fronte al teatro San Carlo c'era una giovane donna che leggeva avidamente un libro, mentre aspettava l'arrivo del mezzo. Per un riflesso condizionato ho guardato per vedere di cosa si trattasse. Non resisto, lo faccio sempre e la persona scrutata, quando se ne accorge, per il suo riflesso condizionato, tende a nascondere il libro. Lo faccio anch'io quando sono oggetto della curiosità altrui. Eppure dovremmo condividere questi momenti. La giovane donna comunque non si è accorta della mia rapida occhiata. Era avvinta dalla lettura. Mi è sembrato di riconoscere "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez, l'edizione tascabile di Mondadori, con in copertina uno di quei bei fiori tropicali che da anni siamo stati abitati ad abbinare alle opere dello scrittore colombiano.

E' scattata la molla del ricordo. Anch'io, ormai trent'anni fa, quando questa giovane donne forse non era ancora nata, ho letto la saga dei Buendia con la sua stessa avidità. La cominciai e non me ne staccai più, fino a che non l'ebbi finita. Leggevo a casa, in pullman, alla fermata dei pullman. Dovunque mi trovassi. Ricordo come fosse ieri una mattina al capolinea dell'ex-Tpn, in quel caos molto mediorientale che stava accanto alla Pretura e che ora hanno ridotto in un grande spazio pavimentato, vuoto, che copre un parcheggio sotterraneo.

Una parentesi pindarica (si può dire? L'ho detto).  Ormai a Napoli, dopo il successo di piazza Plebiscito, ridotta a spazio zen, vuoto e animato solo dagli scugnizzi che giocano a pallone di sera e dalle moto che l'attraversano all'improvviso e, a Natale, dall'arte concettuale, dopo piazza Plebiscito ormai tutti gli arredatori urbani stanno riempendo di spazi vuoti la città, dalla piazza Dante della brava Gae Aulenti all'ex-capolinea delle cafoniere (la piazza, se non sbaglio, è intitolata a Enrico De Nicola), a chissà quante altre. Cos'è una risposta indiretta al pieno che caratterizza Napoli? Mi sono perso qualche puntata del dibattito tra sociologi e architetti.

Bah, torniamo a "Cent'anni di solitudine". Insomma, io lo lessi tutto di seguito e ho ancora impressa nella memoria la situazione in cui mi trovavo quando lo finii. Ero in un pullman dell'ex-Tpn, una cafoniera appunto, che era appena partito dal capolinea e stava risalendo verso Secondigliano per riportarmi a casa. Ero seduto su quei terribili sedili rossi imbottiti e sempre appiccicosi d'estate. Guardai fuori dal finestrino. Le case, le auto, le insegne, i pochi alberi, la gente per strada che camminava. Pensavo alla seconda opportunità sulla Terra per le stirpi condannate a cent'anni di solitudine (e a scrivere questa frase ancora oggi sono percorso da un brivido, come quando ripenso alle ultime parole di "Horcynus Orca" di Stefano D'Arrigo, al dolidoli degli sbarbatelli e al remo che affonda nell'acqua, sempre più dentro, dove il mare è mare, mannaggia a me che divago, mannaggia). Pensavo e vedevo. E fui preso dalla voglia di ricominciare daccapo il romanzo, come per un'infantile coazione a ripetere, a riprovare un piacere che vuoi che non finisca mai. Lo ricominciai, ma mi fermai, qualche giorno dopo, verso la metà, alla morte del capostipite, quando sogna di attraversare una serie interminabile di stanze, e, dopo il suo ultimo respiro, su Macondo comincia a cadere una pioggerellina di fiori bianchi e gialli (o erano solo gialli?). Ci provai a rileggerlo. Ma fui agguantato da "Lo cunto de li cunti" di Giambattista Basile. E questa è un'altra storia.

Ora di "Cent'anni di solitudine" conservo l'edizione dell'Universale Feltrinelli, quella credo introvabile con il vascello arenato tra le grandi pietre del fiume. Non è proprio la copia che lessi come un bambino incantato dalle favole ('Nce steva na vota nu viecchio e na vecchia...), perché allora prestavo ancora i libri e, come tutti quelli che ho affidato a mani altrui, anche il romanzo di Garcia Marquez non è mai tornato a casa. Ne comprai un'altra copia, uguale. Ma ho anche l'edizione rilegata della Mondadori e ben due copie della riedizione vintage della Feltrinelli, la prima edizione con la copertina dura, viola con il nome dell'autore in verde e il titolo del romanzo in arancione. E ovviamente i Meridiani con tutte le opere di Garcia Marquez. Una mania e una coazione a possedere. Come faccio solo per altre poche cose. Mi capita pure con "Finzioni" di Jorge Luis Borges che conservo in quasi tutte le edizioni italiane (ho letto l'Oscar Mondadori con il quadro di Dalì in copertina). Ma anche questa è un'altra storia, e mo' basta ca tengo che fà.

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categoria:letture, napoletana
sabato, 05 maggio 2007

Mark TwainSe avessi un cane bastardo che ragiona come la coscienza di uomo, l'avvelenerei.

Mark Twain

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categoria:coscienza
sabato, 05 maggio 2007

Rainer Maria RilkeE' possibile che, nonostante le invenzioni e il progresso tecnico, nonostante la civiltà, la religione e la saggezza mondana, si sia rimasti alla superficie dell'esistenza.

Rainer Maria Rilke

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categoria:coscienza
venerdì, 04 maggio 2007
da: www.repubblica.it

NICOSIA (Cipro) - Fate la guerra, non fate l'amore. O, almeno, fatelo nei modi più tradizionali possibili. Il vecchio adagio figlio della rivoluzione sessuale e pacifista anni '60 viene rovesciato proprio nella terra che, secondo la mitologia greca, ha visto nascere la dea dell'amore Afrodite: l'isola di Cipro. Dove le autorità locali hanno messo fuori legge un nuovo modello di vibratore. Motivo? Il telecomando senza fili che lo aziona, che ha un raggio di azione di sei metri, ed è per questo accusato di essere "una minaccia alla sicurezza nazionale". Le onde radio che emette, insomma, interferirebbero con i sistemi militari.
Il "sex toy", secondo quanto riferisce il quotidiano "Cyprus Mail", si chiama Love Bug (Cimice d'amore), è venduto via e-mail al prezzo di 30 sterline (44 euro) dalla compagnia britannica Ann Summers. E' piccolo, una specie di ovetto grigio dall'aria innocua e anonima. Eppure: "Immaginate la scena, cenetta romantica a due nel vostro ristorante preferito quando all'improvviso... swoosh, vibrazioni talmente divine da..." così recita la descrizione riportata su uno sfondo rosa shocking nel sito della Ann Summers. Ma attenzione alla misteriosa avvertenza in fondo: "Non si può usare a Cipro".
Scoperta l'esistenza del divieto, i giornalisti locali hanno cominciato a tempestare di domande le autorità delle telecomunicazioni dell'isola, soprattutto per scoprire perché - se il vibratore è in libera vendita in tutti gli altri Paesi dell'Unione europea - non può essere acquistato a Cipro che fa parte dell'Ue da tre anni. Nessuno, però, è stato in grado di dare una risposta esauriente, e molti anzi si sono dichiarati sorpresi dalla messa al bando del Love Bug.
Con grande aplomb, invece, l'ha presa Lizzie Eddleston, portavoce della Ann Summers, la quale parlando al "Cyprus Mail" ha confermato l'esistenza del divieto. "Sfortunatamente - ha detto - il nostro Love Bug non si può usare sulla bella isola di Cipro perché sembra che interferisca con alcune frequenze radio. Ma non è un problema - ha assicurato -. La gamma dei toys della Ann Summers è molto vasta".
Sicuramente, almeno a sentire le rassicurazioni della Eddleston, le signore cipriote troveranno qualcosa di loro gradimento che non disturbi i militari.
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categoria:notizie, sesso
venerdì, 04 maggio 2007

Odette ToulemondeAvevo sempre lasciato perdere i libri di Eric-Emmanuel Schmitt. Avevo visto il film con Omar Sharif tratto dal suo "Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano". Non mi era dispiaciuto, ma neanche entusiasmato, così avevo lasciato scivolare le opere di Schmitt nell'indifferenza, appena appena un po' curiosa. Intanto in Italia lo si traduceva e stampava a getto continuo. Ora mi hanno regalato "Odette Toulemonde", l'ultimo suo volume, pubblicato dalle edizioni e/o e che raccoglie otto racconti, otto storie di donne, tutte dal tono leggermente favolistico. Me l'ero immaginato come il film su quella sciroccata di Amélie. E un po', ma solo un po' e solo in qualcuno dei racconti, è così. Però nel complesso è decisamente un libro piacevole da leggere. Non tutte le storie sono ben riuscite, ma la maggioranza regge alla grande. Sono piccoli meccanismi ad orologeria, come devono essere i racconti e dei quali si può rivelare poco. Scrittura fluida, qualche strizzatina d'occhio al lettore più smaliziato. Una tecnica accurata di comunicazione, dialoghi mai sgranati. Insomma, roba che cominci a leggere e poi arrivi alla fine senza quasi accorgertene e con un sorriso di compiacimento sulle labbra. Io, diffidente per natura e ancor di più con un autore che mi sembrava troppo ammiccante verso il popolare colto, mi ero detto: "Leggo uno dei racconti, poi, se non mi piace, lascio perdere". Invece li ho letti tutti.

Dal racconto che dà il titolo al libro, "Odette Toulemonde" è tratto un film. Anzi è più corretto scrivere che Schmitt ha tratto un racconto dal film che ha diretto. E' anche il racconto più lungo, complesso e strutturato. Ed è un elogio della letteratura popolare che viene troppo facilmente bollata come consolatoria. Dice Odette al suo amato scrittore Balsan che chi scrive rivolgendosi alle persone che hanno letto tanti libri è solo uno snob. Be', non è male come spunto di riflessione. Lo stesso cognome di Odette, Toulemonde, richiama il lettore comune. In francese significa "tutti", ovvero l'ognuno, l'Everyman dell'ultimo romanzo di Philip Roth, che ha tutt'altro spessore ed è fin troppo colto, ma non snob.

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categoria:letture
venerdì, 04 maggio 2007

Blaise PascalL'uomo non è che un fuscello, il più debole della natura, ma è un fuscello che pensa. Non è necessario che l'universo intero si armi per spezzarlo, bastano un po' di vapore, una goccia d'acqua, per ucciderlo. Ma anche quando l'universo lo spezzasse, l'uomo rimarrebbe ancora più nobile di ciò che lo uccide, poiché sa di morire, mentre del vantaggio che l'universo ha su di lui, l'universo stesso non sa niente.

Blaise Pascal

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categoria:coscienza
venerdì, 04 maggio 2007

Henry MillerVivendo in piena coscienza la materia grigia trapassa in luce.

Henry Miller

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categoria:coscienza
giovedì, 03 maggio 2007

Marx-EngelsLa coscienza non può essere qualcosa diverso dall'essere coscienti e l'essere coscienti degli uomini è il processo reale della loro vita.

Karl Marx e Friedrich Engels

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categoria:coscienza
giovedì, 03 maggio 2007

Leo LonganesiUna personalità complessa: si scrive lettere anonime per guidare la propria coscienza.

Leo Longanesi

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categoria:coscienza
mercoledì, 02 maggio 2007

Stanislaw Jerzy LecAveva la coscienza pulita. Mai usata.

Stanislaw Jerzy Lec

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categoria:coscienza
mercoledì, 02 maggio 2007

Ludwig FeuerbachO coscienza, quali atrocità hai sulla tua coscienza!

Ludwig Feuerbach

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categoria:coscienza
martedì, 01 maggio 2007
da www.corriere.it

LONDRA – Non è vero che i cavernicoli facevano sesso solo per riprodursi. Come noi, forse anche più di noi, lo facevano per puro piacere, con l’ausilio di «sex toys», pratiche di «bondage» e travestitismo. Lo ha scoperto un gruppo di scienziati dell’università di Bradford, capitanati da Timothy Taylor, uno studioso di archeologia che ha passato la vita a studiare centinaia di dati relativi alla vita sessuale dei nostri antenati. Taylor ha raccontato al Sunday Times: «Finora si pensava genericamente che il sesso, fra i nostri antenati, fosse eterosessuale ed esclusivamente a scopi riproduttivi. E si pensava che questo fosse l’atteggiamento “naturale” verso l’interazione sessuale. Oggi, grazie a questa scoperta, possiamo formulare una nuova teoria».
Una statua della fertilità, studiata nella ricerca, e risalente a più di 30mila anni fa, riporterebbe segni evidenti che dimostrano come il sesso aveva ben altri scopi oltre a quelli meramente biologici. Un antico fallo in pietra, ritrovato in una caverna in Germania e studiato attentamente, dimostrerebbe come gli scambi di coppie e i «giocattoli sessuali» fossero normali anche allora. La teoria, elaborata da Taylor e pubblicata nel «Manuale dell’evoluzione della sessualità umana», edito da Haworth Press, avanza l’ipotesi che l’atteggiamento verso il sesso, anche nei cavernicoli, rispecchiava una complessa rete di emozioni. Il fatto che, a differenza delle scimmie, il sesso dei nostri antenati (Taylor si riferisce ai primi ominidi che esistevano dai 300mila ai 100mila anni fa) non fosse così facile da dintinguere, ha fatto diventare importantissime le relazioni sessuali nei rapporti sociali tra i diversi clan. «Il sesso vis-à-vis, ovvero faccia a faccia, diventò la relazione interpersonale più importante all’interno delle comunità degli uomini delle caverne, fulcro di comunicazione e di grande inventiva», ha dichiarato Taylor. Lo scienziato ha poi aggiunto che anche la monogamia è un concetto «piuttosto recente», che arrivò con la fine della vita nomade e l’introduzione dell’agricoltura. Prima, il sesso era libero per donne e uomini, forse di più di come lo è adesso.

Deborah Bonetti
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categoria:sesso
martedì, 01 maggio 2007
MaracastroVoglio dire solo poche parole su un libricino che racchiude un racconto molto spassoso. E' "Cuba libre" di Giuseppe Montesano, edito dalla neonata casa editrice Cento Autori. Basterebbe scrivere che è divertente, aggiungere un leggetelo e fate voi. Per stuzzicarvi, preciso solo che Montesano trasferisce all'Avana un po' della sua fauna napoletana, vera perché esagerata, riconoscibile perché irreale, iperrealista perché sgangherata. Il sogno da azzeccagarbugli della postmodernità è quello di poter intitolare a Diego Armando Maradona lo stadio San Paolo di Fuorigrotta. C'è un solo problema, Diego è vivo e per poter dare il suo nome allo stadio che ha visto la sua gloria c'è bisogno che lui muoia. Questo è lo spunto di una belluina trasferta caraibica che alla fine napoletanizzerà l'isola di Castro, con effetti irresistibili. Il racconto ve lo dovete leggere, per questo non dico di più. Anzi, per farvi incannarirvi vi sussurro che in scena entra pure il lider maximo. Qualcosa succederà, di molto più clamoroso dell'intitolazione di uno stadio.

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categoria:letture
martedì, 01 maggio 2007

Denis DiderotTutto è avvenuto in noi perché noi siamo noi, sempre noi, e mai gli stessi neanche per un minuto.

Denis Diderot

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categoria:coscienza
martedì, 01 maggio 2007

DickLa coscienza della mancanza di coscienza, se mi segui. Quando moriremo non ce ne accorgeremo, perché morire è perdere tutto quanto. Così io non ho più paura di morire.

Philip K. Dick

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categoria:coscienza