lunedì, 30 aprile 2007

Acqua di mareDella serie: libri letti per caso. Una serie alla quale dovreste esservi abituati. E che continuerà, più o meno.

Allora, di questo Charles Simmons non  sapevo niente, come la maggioranza dei lettori italiani. "Acqua di mare" è l'ultimo suo libro che ha scritto, nel 1998, ed è il primo che viene pubblicato in Italia (da Rizzoli). Simmons dovrebbe essere ancora vivo e dovrebbe avere 83 anni. Uso il condizionale perché l'intervista che fa da appendice al romanzo è datata dicembre 2006. Questo per giustificare un minimo di nota biografica che gli attocca. Simmons ha fatto per anni l'editor per la "New York Times Book Rewiew". Ha scritto in tutto cinque romanzi, pure brevi grazie a dio. Il primo è del 1964. Facendo i conti ne ha scritti appena cinque in 34 anni. E da nove non scrive più niente, avendo tra l'altra la sua ragguardevole età.

Dico subito che il libro mi è piaciuto. Non è straordinario, in certi momenti vorresti metterlo da parte e dedicarti ad altro e poi senti la voglia di sapere che stanno combinando i personaggi che hai lasciato lì sulla scrivania e che si sono fermati, come nel gioco delle belle statuine, e stanno aspettando che li vai a scuotere. Ma questo succede per tutti i libri.

Il romanzo è chiaramente ispirato a "Primo amore" di Turghenev. Racconta di un'estate a Bone Point, un isolotto della costa atlantica degli Stati Uniti. La storia è raccontata da Michael, un sedicenne che si innamora di Zina, una seducente ventenne di origine russa. Micheal ha anche un forte legame con il padre, Peter, uomo bellissimo, un po' Redford e un po' Kennedy. Con lui c'è una solidarietà che sta diventando virile, ma sopratutto da parte del ragazzo c'è un'ammirazione sconfinata per il padre sciupafemmine e uomo di mare, oltre che valente mediatore assicurativo. Zina però, amata dal ragazzo, s'innamora e ha una relazione proprio con il padre. Finirà tragicamente. Ma questo è detto nel primo rigo del romanzo: "Nell'estate del 1963 io mi innamorai e mio padre morì annegato". Attorno a questo triangolo ci sono altri personaggi, tutti molti ben tratteggiati, seccamente, con una scrittura abituata a togliere più che ad aggiungere. C'è poi uno strano effetto temporale a specchi. Il libro è scritto da un settantenne che fa parlare in prima persona un sedicenne degli anni Sessanta e che oggi avrebbe una sessantina d'anni e quando Simmons ha scritto ne avrebbe potuto avere una cinquantina. Ma l'amore si sa non ha età. E la letteratura men che meno.

Insomma, è il più classico dei romanzi di formazione che, come si sa, possono finire solo in due modi: o che il giovane protagonista si fa una scopata o che muore. Qui muore il padre. E' molto bella proprio la scrittura ("Never a word is wasted", neanche una parola sprecata). Sa, da un lato, di scuola hemingwayna ridotta all'osso e dall'altro di autore postmoderno che ha rinunciato alla complessità muscolare della scrittura e dell'architettura narrativa e si è tenuto solo lo scheletro della complessità. Sa molto di rivista letteraria americana. Ci sono molte pagine dedicate all'amore e all'innamoramento. C'è il mare e c'è l'acqua di mare che ha lo stesso sapore delle lacrime.

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categoria:letture
lunedì, 30 aprile 2007

Gheddafi

da: www.repubblica.it

ROMA - Un test del Dna a tutti gli italiani. Lo vuole il leader libico Muammar Gheddafi "al fine di risolvere il problema delle migliaia di libici esiliati e fatti prigionieri durante il periodo coloniale italiano". L'idea del colonnello non è una boutade, ma una proposta articolata, illustrata dallo stesso Gheddafi durante un discorso tenuto in occasione di un'assemblea del Congresso del popolo (Parlamento). E prevede di "iniziare ad analizzare il codice genetico di tutti gli abitanti della penisola" per poter conoscere quali e quanti siano "i figli dei libici esiliati". Una volta fatte queste analisi, secondo Tripoli, bisognerebbe "dar loro la scelta di poter stare in Italia quali libici oppure di rientrare nel loro paese, cioè la Libia".

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categoria:notizie, puttanate
lunedì, 30 aprile 2007

Emil CioranLa coscienza interviene nei nostri atti per turbare l'esecuzione, la coscienza è una perpetua messa in discussione della vita, è forse la rovina della vita.

Emil Cioran

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categoria:coscienza
lunedì, 30 aprile 2007

BorgesMi è capitato più volte di pensare che qualunque vita umana, per intricata e complessa che sia, consiste in realtà di un solo attimo, l'attimo in cui l'uomo sa per sempre chi è.

Jorge Luis Borges

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categoria:coscienza
domenica, 29 aprile 2007

Oscar WildeNon si è mai abbastanza attenti nella scelta dei propri nemici.

Oscar Wilde

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categoria:nemico
sabato, 28 aprile 2007

I saved the world today

Non è possibile trasportare nel post questo video, che a me emoziona tantissimo. E' "embedding disabled by request". Andatelo a vedere e poi ditemi.

http://www.youtube.com/watch?v=wa_lkpBVkXU



P.S.: Ma poi grazie a FuoriTempo ho rimediato il codice.
Eccolo quindi:

Godetevelo.

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categoria:musica
sabato, 28 aprile 2007

Robert De Niro

Lo so, farei bene a informarmi prima di andare a vedere film che mi stimolano per il grande cast e per attori che amo e che passano dietro la macchina da presa. Farei bene, ma ieri sera non l'ho fatto (non lo faccio quasi mai, per altro) e sono stato trascinato da mia moglie e ho trascinato mio figlio tedicenne a vedere "The Good Shepherd", diretto niente di meno che da Robert De Niro, alla sua seconda regia, dopo "Bronx" che non era un capolavoro, ma si vedeva, anche perché il grande Bob parlava di temi che conosceva benissimo. Insomma sono andato a vedere 'sto film e per la prima volta, negli ultimi vent'anni, sono uscito dalla sala, dopo un 'ora. Arrivare fino alla fine mi era impossibile. E dura 167 minuti, quasi tre ore. Sarebbe stato un tormento, se non avessi cominciato a scapozziare già dopo il primo quarto d'ora. Sempre quella faccia di Matt Damon in primo piano, vestito come i nostri padri (se fossimo stati americani) prima che noi nascessimo. Quasi sempre zitto. Stanze buie. Chiacchiere e chiacchiere su cose che pure se stavi attento non capivi a fondo, sia per i frequenti flashback, sia perché sono faccende interne ed esterne alla Cia che neanche gli americani più informati sanno e forse neanche a loro gliene frega più di tanto. Insomma una palla interminabile. Certo, i costumi erano belli, le inquadrature raffinate, i dialoghi ben scritti, c'era tutto il compitino che un bravo attore pensa di fare quando vuole dimostrare di saper fare il regista. Non mi pronuncio su un film che, poi ho scoperto stamattina, ha lasciato perplesso (a dir poco) anche la critica. Non mi pronuncio avendone visto in stato di lucidità appena un quarto d'ora. Però dico solo che se vuoi fare un film fa' un film, non una trattazione sui crimini della Cia, da vedere come se fosse un voto che abbiamo fatto al Cristo redentore dell'Avana.

Sull'"Espresso", comprato ieri, ho poi scoperto solo stamattina la recensione di Lietta Tornabuoni, quasi sempre infallibile e questa volta generosamente benevola. Ah, l'avessi letta prima. Scrive: "Non è un gran film: De Niro non possiede qualità e un mondo d'autore, è corretto come regista, ma non originale né personale, il suo racconto ha qualcosa di burocratico". E il bello è che sarebbe solo il primo capitolo di una trilogia. Per i prossimi anni so già che cosa non andrò a vedere. Ché se voglio sapere qualcosa sulla Cia posso leggere un libro. Tra l'altro nello stesso numero dell'"Espresso", Gianni Vattimo ne segnala uno sulle recenti trame: "Stato di guerra" di James Risen, edito da Fandango.

Al cinema, accanto a me avevo la seconda birra della serata. La sorseggiavo un po' alla volta, quando riemergevo dalla catatonia che il catatonico Damon mi procurava. Quando è finita la birra, mi sono accorto che mio figlio aveva appoggiato la testa sulla mia spalla e stava lì lì per assopirsi pure lui. Gli ho detto: perché non ce ne andiamo? Lui ha risposto: anche mamma sta per addormentarsi. Be', con un po' d'imbarazzo ci siamo alzati, e come i monaci, uno alla volta, abbiamo preso la via della porta. Lasciando in sala un po' di persone. Appena fuori, ho chiesto a mia moglie: ma come fanno a restare dentro gli altri? E lei perspicace mi ha risposto: staranno dormendo. Se le giovani maschere dell'ultimo spettacolo non li hanno svegliati, staranno ancora là. Andateli a liberare.

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categoria:cinema
sabato, 28 aprile 2007

Pasquale PanellaA volte essere nemici facilita.
Piacersi è così inutile.

Pasquale Panella

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categoria:poesia, nemico
venerdì, 27 aprile 2007

AttilaCome tutti coloro che non hanno mai approfondito la conoscenza dei secoli a cavallo tra la fine dell'Impero romano e la nascita del Medioevo, avevo di Attilia un'idea convenzionale. Il flagello di Dio, il barbaro brutale e devastatore, incolto, l'uomo venuto dalle steppe eurasiche per saccheggiare l'ormai decadente civiltà dei latini, il predone fermato sul Mincio dal grande papa vestito di bianco. Un'iconografia negativa. Uno stereotipo che mi trascinavo dietro dalle scuole elementari. Come tanti altri stereotipi. E' anche vero che con gli anni avevo ridimesionato un po' tutto: riuscivo a leggere il declino e la caduta dell'Impero di Roma come qualcosa che non accade all'improvviso, una scossa di terremoto. Avevo letto e studiato e sapevo che i barbari non erano quello che la parola semplicemente indica e che anzi gli ultimi Cesari, soprattutto in Occidente, avevano come generalissimi, oltre che come soldati e diplomatici, proprio dei barbari (lo stesso Attila ebbe la carica, seppure onorifica, di generalissimo dell'imperatore d'Occidente, Valentiniano III). Questo sapevo. E Attila, con tutta la mitologia che lo circonda, tanto da farne uno dei personaggi decisivi della saga dei Nibelunghi, mi ha sempre incuriosito assai. Così ho letto, posso dire con un pizzico di ingenua esagerazione, avidamente questo "Attila" di Giuseppe Zecchini (edito da Sellerio), che raccoglie e riformula in un libro, nella collana diretta da Sergio Valzaina, una serie di puntate radiofoniche del programma "Alle 8 di sera". Zecchini insegna Storia romana alla Cattolica di Milano e racconta la vita del capo degli Unni e quei decenni convulsi della prima metà del V secolo dopo Cristo, con grande chiarezza, senza ammorbare con citazioni accademiche. Non  semplifica, ma parla chiaro, senza neanche esagerare con comparazioni contemporanee. Insomma è uno di quei libri che ti servono a capire e a sfatare qualche luogo comune. Ed è pure avvincente nella narrazione, essendo l'evoluzione di un programma divulgativo.

Allora chi era Attila e chi erano gli Unni? Andrò per linee generali. Attila, che in Ungheria è un eroe nazionale, era il capo di un popolo che trattava quasi da pari a pari con i due imperi romani, d'Occidente e d'Oriente. Soprattutto con il secondo faceva trattati ed esigeva e otteneva ingenti tributi in oro. Brutto era brutto, qualcosa di selvaggio lo conservava. Ma era un barbaro abbastanza civilizzato, con una corte, un piccolo harem e soprattutto un esercito ben strutturato, ma non invincibile e devastatore come la leggenda ha tramandato. La leggenda, che ne ha fatto il diavolo sceso in terra, è legata alla parte finale della sua vita, all'invasione prima della Gallia nel 451 e poi dell'Italia del Nord nel 452. Contro ebbe il generalissimo romano Aezio, il vero eroe di questo libro. Aezio sapeva usare le vie diplomatiche ed era molto bravo nel mestiere delle armi. Fu lui a sgominare l'esercito di Attilia e dei suoi alleati ai Campi Catalaunici, nell'attuale Francia, nell'ultima battaglia vinta dall'Impero romano d'Occidente, venticinque anni prima della sua caduta.

Zecchini ricostruisce con dovizia di particolari gli intrighi delle corti, orientale e occidentale, con al centro Galla Placidia, lo stesso Aezio, i sovrani bizantini e tutto un aqpparato cortigiano e militare freneticamente attivo o mobilitato per mantenere o imporre dinastie. Il bello del libro arriva alla fine, quando Zecchini smonta il famoso incontro sul Mincio tra il papa Leone I e Attila. L'iconografia cattolica mostra il pontefice che con le sole armi della fede blocca il diavolo incarnato. Innanzitutto Attilia non era il diavolo, e in quella fase delle sue incursioni in Occidente era abbastanza in difficoltà. Era finito in un cul de sac, bloccato in una terra devastata dalla carestia e dalla peste (forse solo tifo, ma per quegli anni quest'epidemia aveva gli effetti di una peste). C'era poco da saccheggiare, oltre alle già depredate Aquileia, Milano e Pavia. Attila cerca una scusa onorevole per portare a casa il proprio esercito. Tra lui e i romani ci fu un incontro diplomatico a tutti gli effetti. E il papa era uno dei tre delegati mandati a trattare dall'imperatore e da Aezio, e non era neanche il più bravo e importante. A quell'epoca il papa era poco più che il vescovo di Roma, non era il pontefice massimo dei secoli successivi. La delegazione diede un contentino ad Attila che prese frettolosamente la via di casa. L'anno dopo morì pure, durante la prima notte di nozze con l'ultima sua moglie, Hildico. Secondo le saghe nordiche sarebbe stata la stessa sposa a ucciderlo. Secondo un'altra versione sarebbe stato ammazzato da emissari di Aezio, vittima di un complotto, insomma. Una terza versione, forse la più veritiera, ma che non piace perché è banale (e i personaggi celebri, da Attila a Mozart a Lady Diana, devono lasciarci le penne con morti adeguate alla loro fama), è che morì per un'emoraggia nasale. Semplice epistassi. Il sangue dal naso gli andò di traverso nella gola e lui schiattò, ubraico fracido com'era per le strabocchevoli libagioni che gli Unni si chiavavno nella panza nelle feste nuziali. Sic transit gloria mundi. E pure quella immundi.

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categoria:letture
venerdì, 27 aprile 2007

Ugo OjettiDì del bene del tuo nemico solo se sei certo che glielo andranno a riferire.

Ugo Ojetti

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categoria:nemico
giovedì, 26 aprile 2007

Caro direttore, leggo sul Corriere del 24 aprile che col mio film Centochiodi ho fatto arrabbiare il signor Oliviero Diliberto. Mi dispiace sapere che a un convegno sulla giornata mondiale del libro promossa dall'Unesco si è sentito costretto a dichiarare che l'aver mostrato l'inchiodatura dei libri «è un messaggio diseducativo».
Eppure ero certo che lo spettatore — come in generale è avvenuto — cogliesse la provocazione del paradosso (che secondo il Devoto Oli recita: proposizione formulata in apparente contraddizione con i principi elementari della logica ma che, sottoposta a rigoroso esame critico, sì dimostra valida). I libri, se non diventano vita incarnata, sono oggetti inchiodati nella rigidità di un sapere inutile. Ma il signor Diliberto mi ammonisce: «Così si individua il libro come un pericolo da estirpare. Operazione non dissimile a mille altre fatte in passato che hanno portato a immani tragedie. Bisogna stare attenti. Soprattutto quando si maneggiano le religioni». D'accordo, e aggiungo: come è capitato con le ideologie, scritte e imposte e nel loro nome si sono compiuti crimini di cui vergognarsi. E infine l'aver io profanato «i libri in nome di una presunta purezza del cristianesimo è profondamente diseducativo». Non ho affatto la presunzione di «purificare» il cristianesimo in quanto religione, bensì aspiro a un cristianesimo praticato come scelta di vita. Tuttavia, dopo essere stato redarguito, mi rendo conto della gravità della mia colpa e farò pubblica ammenda. Riconosco che il paradosso del mio film è talmente diseducativo che il contesto in cui ci troviamo inorridisce: infatti, la qualità del dibattito della nostra classe politica, la correttezza dei comportamenti parlamentari, il rigore della spesa nelle funzioni pubbliche, la sollecita giustizia, la eguaglianza di trattamento nella sanità, la autorevolezza degli insegnanti nella scuola, l'educazione e il sostegno della speranza per i giovani, la democrazia stessa, tutto è così altamente educativo che per consolarmi della mia colpa cercherò anche un solo amico disposto a bere un caffè in mia compagnia. Qualche volta, provi a rifletterci signor Diliberto.
Ermanno Olmi
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categoria:riflessioni, cinema
giovedì, 26 aprile 2007

Stanislaw Jerzy LecIl vero nemico non ti lascia mai.

Stanislaw Jerzy Lec

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categoria:nemico
mercoledì, 25 aprile 2007



Ma ci avete mai fatto caso? Queste due canzoni si assomigliano molto. Non parlo di plagio. Parlo di struttura musicale, di ritmo, di tutta l'America che c'è dentro. Entrambe, "Occhi di ragazza" che Gianni Morandi cantò all'Eurofestival del 1970 e "Everybody's talkin'" di Harry Nilsson che fa da canzone portante di "Un uomo da marciapiede", entrambe raccontano di partenze, di città che non si conoscono. Di sogno e di desiderio.

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categoria:musica, cinema
mercoledì, 25 aprile 2007

Ennio FlaianoLasciati un nemico per la vecchiaia.

Ennio Flaiano

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categoria:nemico
martedì, 24 aprile 2007

Un mondo di cospiratoriQuando finii di leggere "La versione di Barney" di Mordecai Richler, sentii subito che qualcosa mi mancava. Mi mancava Barney, il suo chiacchiericcio infinito, le sue fobie e le sue passioni, la sua logorrea intricata, i suoi pensieri, che avevano riempito le mie giornate di lettura. Mi mancava lui, tutt'intero. Non accadde solo a me. Quel personaggio così politicamente scorretto, ma così vero, umano troppo umano, era come noi. Ci eravamo legati a lui come ci si lega a un amico, o, di più, come a una parte di sé stessi. Accade raramente, almeno a me. Mi accadeva più da ragazzo. Nella maturità questo senso di vuoto, di assenza di un personaggio letterario, ma verissimo, mi sembrava una reazione impossibile. Mi sentivo smaliziato. Ne avevo lette e viste tante. Ma accadde. Gli altri libri che ho letto di Richler non hanno provocato la medesima passione. Però li ho letti, ritrovando molto di Barney e tutta la cattiveria stralunata di Richler.

Così ho messo mano a "Un mondo di cospiratori" (appena mandato in libreria da Adelphi). Richler è morto ormai sei anni fa, non è riuscito a godersi appieno il suo successo italiano. Ne avrebbe riso e ci avrebbe deriso. Noi l'avremnmo messa nel conto la sua derisione, ce la saremmo piegata a libretto. "Un mondo di cospiratori" è una selezione del molto più ampio "Broadsides" che raccoglie articoli e opinioni di Richler, parti di diari e pezzi usciti su riviste come "Playboy". Sono saggi poco saggi e molto allegri e scanzonati, però serissimi. Si parla del biblico Deuteronomio, o meglio dell'insegnamento che ne ricevevano i piccoli ebrei canadesi, ai tempi della giovinezza di Richler. Si parla di biografie di scrittori, genere molto in voga in America, biografie velenose, vendicative e piene di gossip inutili su John Cheever, Truman Capote, Jerome D. Salinger ed Ernest Hemingway (per il quale, con mia somma meraviglia, Richler lascia trapelare una genuina ammirazione).

Non tutti i brani proposti sono entusiasmanti, ma tutti originali. Qualcuno da rileggere. Quello che dà il titolo alla raccolta punta sui teorici del complotto, quel mondo di sospettosi di professione che vedono congiure dovunque. Richler ne incontra diversi, per un articolo che deve scrivere. Ci sono strani personaggi che raccontano dei grandi delitti americani intessendoli in un arazzo del Male che fa impressione. Tutto si lega nella loro mente, con il filo della cospirazione. Al centro c'è sempre l'assassinio di John Kennedy a Dallas, sul quale gli americani non troveranno mai pace. Meno divertente, per me, il brano sui maghi. Troppo scontato il modo in cui li prende in giro. Poteva ricavarci qualcosa di molto più esilarante da qual materiale umano e disumano che aveva tra i piedi.

In coda c'è una pezzo intitolato "Diari", in cui racconta alla spicciolata quello che gli accade. Lo straordinario nell'ordinario. Voglio solo ricordare il finale (non è un giallo, si può fare). Mettendo ordine tra le sue carte, Richler trova un annuncio che gli era stato inviato alcuni anni prima e che risale al novembre del 1987. Recita testualmente: "Raduno delle figlie lesbiche di superstiti dell'Olocausto (e Compagne - Amanti, Amiche lesbiche". Il commento di Richler è secco: "Forse non c'è più bisogno di inventare". E ha detto tutto.

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categoria:letture
martedì, 24 aprile 2007

Emil CioranSi cessa di essere giovani quando non si scelgono più i propri nemici, quando ci si accontenta di quelli che si hanno sotto mano.

Emil Cioran

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categoria:nemico
lunedì, 23 aprile 2007

Boris Eltsin

Prima l'agenzia Interfax, poi il Cremlino, hanno annunciato la morte di Boris Eltsin, primo presidente della Russia, non più sovietica. Che cosa starà pensando e facendo Gorbaciov? Non tarderemo a saperlo.

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categoria:addii
lunedì, 23 aprile 2007
Bertoldt BrechtAl momento di marciare molti non sanno
che alla loro testa marcia il nemico.
Bertolt Brecht
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categoria:poesia, nemico
domenica, 22 aprile 2007

Adriana ZarriL'isolamento è un tagliarsi fuori, ma la solitudine è un vivere dentro.

Adriana Zarri

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categoria:solitudine, sospensioni
domenica, 22 aprile 2007

Oscar WildeL'unica compagnia gradevole è quella che ci facciamo da soli.

Oscar Wilde

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categoria:solitudine
sabato, 21 aprile 2007

Axel MuntheUn uomo può sopportare molto, finché può sopportare se stesso. Può vivere senza speranza, senza amici, senza libri, anche senza musica, finché può ascoltare i propri pensieri e il canto di un uccello, fuori della finestra, e la voce lontana del mare.

Axel Munthe

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categoria:solitudine
sabato, 21 aprile 2007

MontesquieuNon bisogna abituare gli altri a fare a meno di noi.

Charles-Louis de Montesquieu

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categoria:solitudine
venerdì, 20 aprile 2007

Il sogno amazzonicoQuando si scoprono dei bei libri, il piacere della lettura aumenta. E' successo così con "Il sogno amazzonico" di Michel Braudeau (Sellerio). Me lo sono trovato nella mani per caso, l'ho sfogliato, ho seguito il rito comune di scrutare indice, alette di copertina, qualche frase a caso. E poi ho deciso che andava almeno cominciato. Non conoscevo Braudeau, mi incuriosiva l'argomento: l'Amazzonia, che come come altri luoghi evocativi già dal nome (Patagonia, Tibet, Malesia e ognuno ha i suoi), come altri luoghi evocativi mi spinge sempre a conoscerne i segreti. Braudeau è un giornalista e un viaggiatore (viàto a isso). In questo di libretto di meno di 100 pagine racconta l'Amazzonia attraverso alcuni personaggi che l'hanno amata o devastata, che hanno tentato di sfruttarla o di capirla. Non torna tanto indietro nel tempo, parte da Candido Rondon, che, animato da idee positiviste, cercò di aiutare questo enorme subcontinente e le sue popolazioni a mantenersi intatte e avviarsi in un modo proprio alla modernità. E' uno dei pochi personaggi positivi che riempiono questo libro. Gli altri, a cominciare da Henry Ford per finire ai vari dittatori militari del Brasile, pensano solo a saccheggiare quello sterminato vare verde.

Sono brevi capitoli, tutti molti avvincenti, senza nozioni traboccanti, ma con personaggi tagliati con il machete delle parole, con colpi secchi. Dietro ci sono le loro storie e i loro sogni, le loro avidità. Sullo sfondo le tribù degli indios decimati dai conquistatori e dalle malattie. Impossibile non pensare al Fitzcarraldo di Herzog, ma anche all'Aguirre, flagello di Dio (era il fragello di Dio quel Klaus Kinski lì, o mi confondo con qualcun altro?). Si pensa soprattutto al primo: a quella nave che è strascinata sulla montagna. Un po' torna alla mente anche Maqroll il Gabbiere di Alvaro Mutis (soprattuto a "Un bel morir"). La bramosia di ricchezza, che ha portato alla devastazione di molte aree, grandi come paesi europei, è stata scatenata prima dalla ricerca dell'Eldorado, poi, agli inizi del Novecento, dal caucciù. E negli anni Ottanta del secolo passato di nuovo dall'oro, dai garimpeiros che morivano a Serra Pelada (quelli fotografati da Salgado, per capirci). Oltre alla tragedia degli indios è ricordato quanto sia vitale l'Amazzonia per tutto il pianeta, perché i suoi alberi producono una fetta enorme dell'ossigeno che tutti respiriamo. Braudeau fa vedere con le parole e ci risparmia le prediche: questa è la sua bravura.

L'ultimo capitolo racconta del Sivam (il Servizio di Vigilanza dell'Amazzonia), un piano alla Echelon per controllare tutta l'impenetrabile foresta, setacciandola giorno e notte e tutti i giorni dell'anno con aerei muniti di raggi infrarossi e meccanismi di registrazione. Però, l'Amazzonia resta sempre impentrabile. Perché è un sogno. "Molti uomini sognano ancora l'Amazzonia" conclude Braudeau "e la Storia l'ha provato: la natura prende sempre la sua rivincita. Uccidendo il sogno, uccideremo i sognatori". Uccidendo l'Amazzonia, uccideremo noi stessi.

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categoria:letture
venerdì, 20 aprile 2007

Gran duol mi prese al cor quando lo 'ntesi,
però che gente di molto valore
conobbi che 'n quel limbo eran sospesi.

Canto IV dellE ora l'hanno abolito, il limbo. Non ci sono più bambini non battezzati. E dove andranno i grandi che vissero prima di Cristo e che Dante lì pose?

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categoria:miti
venerdì, 20 aprile 2007

Il gioco della seraDefinirlo un libro è eccessivo. E' prezioso assai però "Il gioco della sera" di Adolf Hoffmeister (pubblicato da Nottetempo, 44 pagine in tutto). E', in sostanza, una conversazione tra l'autore, scrittore ceco vissuto tra il 1902 e il 1973, e James Joyce. L'incontro tra i due ha per argomento la traduzione delle prime pagine del libro più intraducibile della storia, i "Finnegans Wake" di Joyce, appunto. Hoffmeister vuole avere il permesso di tradurle in ceco. Joyce è diffidente. Sa che è un'impresa ai limiti dell'impossibile. Alla fine accetterà, ma con molti tormenti. Il gioco della sera, che dà il titolo alla conversazione, è proprio la traduzione che Hoffmeister e altri suoi amici proveranno a fare del libro di Joyce.

Però c'è dell'altro. Io non ho amato molto l'"Ulisse". Forse è stata una lettura tormentata e lunga (ne ho dato testimonianza in diretta su questo blog, qualche anno fa). Non stravedo per Joyce in generale. Sarà perché lo leggo in italiano, quindi tradotto. "Gente di Dublino" l'ho divorato da ragazzo, però mi è sembrato, allora, un'opera troppo realistica. In "Dedalus" mi sono smarrito. Parti sublimi e altre indigeste. Non amo molto neanche Marcel Proust. Della "Recherche" ho letto solo il primo volume (tanti anni fa) e mi è bastato. Forse trovo troppo elucubranti le strutture che smantellano il concetto di tempo. Con il concetto di tempo mi piace giocare alla Borges. Seguendo la logica. Dei grandi scrittori europei del Novecento, del primo Novecento, a parte Svevo, ho sempre apprezzato Thomas Mann (del quale ho letto tanto), Franz Kafka. Lascio da parte Sartre e Camus che sono collocati da me, arbitrariamente e integralmente, nel secondo Novecento.

Con "Finnegans Wake" (che ai tempi di quest'incontro con Hoffmeister avvenuto nei primi anni Trenta si intitolava semplicemente "Work in Progress") Joyce ha voluto simulare e reinvetare il caos, linguistico, ma anche cronologico. "In principio c'era il caos" spiega a Hoffmeister. "Ma anche alla fine c'è il caos. Il lettore partecipa alla nascita e alla fine del mondo al momento in cui accade. Ognuno è chiunque e ogni momento è qualsiasi momento. La caduta degli angeli si confonde con la battaglia di Waterloo". Una visione induista, quasi. Comunque mistica. Una visione inspiegabile. Nell'opera di Joyce ci sono molti di questi passaggi. E paradossalmente sono i passaggi più comprensibili.

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categoria:letture
venerdì, 20 aprile 2007

Mino MaccariPrendi sempre una camera a due letti: ti sentirai meno solo.

Mino Maccari

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categoria:solitudine
venerdì, 20 aprile 2007

Stanislaw Jerzy LecSolitudine, quanto sei sovrappopolata!

Stanislaw Jerzy Lec

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categoria:solitudine
giovedì, 19 aprile 2007

Sacha GuitryCi sono persone che aumentano la nostra solitudine venendoci a trovare.

Sacha Guitry

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categoria:solitudine
giovedì, 19 aprile 2007

GibranLa solitudine è una tempesta silenziosa che spezza tutti i nostri rami secchi; e intanto spinge più in profondità le nostre radici vive dentro il cuore vivo della viva terra.

Gibran K. Gibran

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categoria:solitudine
mercoledì, 18 aprile 2007
Punta Epitaffio(ANSA) - NAPOLI, 18 APR - Una vera e propria discarica di rifiuti accatastati sul fondale marino è stata scoperta dalla Guardia Costiera di Pozzuoli e Baia nel corso di una ispezione sulla costa e sui fondali del parco marino di Baia. Scioccante lo spettacolo che si è presentato agli uomini delle Capitanerie: sul fondo marino che va dal porto di Baia fino a Punta Epitaffio e lungo il tratto di spiaggia della Beata Venere hanno localizzato rifiuti di ogni tipo tra cui copertoni, batterie d'auto, bidoni metallici, reti, cavi sintetici, parabordi, catini di plastica, bottiglie, lattine.  L'area interessata dalla discarica, oltre a rivestire interesse archeologico di prima importanza è l'habitat in cui vive la posidonia oceanica, specie protetta e considerata ecosistema prioritario dalla stessa comunità europea in quanto alimento base di molti pesci e sistema regolatore della percentuale dei batteri e microrganismi come il plancton.
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categoria:notizie, nausea
mercoledì, 18 aprile 2007

Una notte a Napoli
Con la luna ed il mare
Ho incontrato un angelo
Che non poteva più volar
Una notte a Napoli
Delle stelle si scordò
E anche senza ali
In cielo mi portò

Con lui volando lontano dalla terra
Dimenticando le tristezze della sera
In paradiso, oltre le nuvole
Pazza d'amore come le lucciole

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categoria:musica
mercoledì, 18 aprile 2007

GautierLa solitudine non ama esser scorta svestita e sparge attorno a sé infiniti ostacoli.

Théophile Gautier

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mercoledì, 18 aprile 2007

Carlo DossiPerché, in generale, si sfugge la solitudine? Perché pochi si trovano in buona compagnia seco.

Carlo Dossi

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categoria:solitudine
martedì, 17 aprile 2007

Magazià (Skyros), 14 agostoMagazià non è la spiaggia più bella di Skyros e Skyros non è la più bella tra le isole greche. Ne ho già parlato in questo blog, anche in diretta. Però Skyros, con la sua aria sdegnosa, un po' povera, cicladica senza esserlo, bianca e arsa, poco frequentata e difficilmente raggiungibile (anche se mi hanno detto che dall'anno passato c'è una nave pure da Volos, oltre che da Kyme, nell'Eubea), Skyros con tutto questo e tanto altro (le bellissime spiagge di Ghirismata, di Kareflou e Kyria Panaghia) mi ha conquistato per due volte.

Affresco all

Skyros ha una tradizione di insegne e di disegni molto originale. E' un'isola dove vivevano i pirati dell'Egeo che qui accumulavano le proprie ricchezze. Come tutti i pirati erano avidi e sfarzosi, spavaldi e dediti al lusso ostentato, alla bella vita. Questo disegno, di cui qualcuno mi ha spiegato il significato, ma avevo bevuto troppo ouzo per poterlo trattenere nella memoria, è sulla parete del modesto bar della stretta via principale della Chora, che ad agosto fino alle 22 fa anche da Internet Point. Con le prime belle e lunghe giornate la mia voglia di Grecia si fa sempre più cocente. Anche se quest'estate, seppure andrò in Grecia, difficilmente approderò a Skyros. Un po'  mi mancherà.

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categoria:viaggi
martedì, 17 aprile 2007
Wizard of Id

E' davvero un'ecatombe. Dopo Johnny Hart, il disegnatore di B.C., è morto pure il disegnatore americano Brant Parker, che proprio con l'amico Hart creò "The Wizard of Id". E' morto a Lynchburg, in Virginia, all'età di 86 anni. Appena dieci giorni dopo l'amico.

  
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categoria:addii
martedì, 17 aprile 2007


In Europa quattro persone su dieci sembrano essere pienamente soddisfatte della propria vita sessuale. Il dato emerge dalla prima parte – focalizzata sul tema della soddisfazione sessuale - della Sexual Wellbeing Global Survey , una ricerca mondiale sul benessere sessuale (sposnorizzata da una nota marca di preservativi), condotta su un campione di 26.032 persone in 26 Paesi.
Le donne italiane sono leggermente più soddisfatte rispetto ai loro partner, infatti il 40% sostiene di essere pienamente soddisfatta rispetto al 32% degli uomini. Insieme a messicani, spagnoli e sud africani, due terzi degli italiani affermano di raggiungere l’orgasmo con regolarità, rispetto a una media globale del 48%.
GIAPPONESI E FRANCESI IN CODA - La Nigeria con il 67% è la nazione con il più alto livello di soddisfazione sessuale. Seguono il Messico (63%), l’India (61%) e la Polonia (54%). I giapponesi sono i meno soddisfatti (15%), mentre solo una persona su quattro è pienamente soddisfatta in Francia, da sempre nota come il paese del romanticismo.
FREQUENZA DEI RAPPORTI - In media gli italiani hanno rapporti sessuali 121 volte all’anno, un numero notevolmente superiore rispetto alla media mondiale (103) e più dei francesi (120), dei tedeschi (117) e degli inglesi (92). Ma sono i greci ad avere il maggior numero di rapporti sessuali -164 volte all’anno – seguiti dal Brasile (145) mentre Polonia e Russia (entrambe a 143) si dividono il terzo posto.

DURATA -
Inoltre, i nostri rapporti sessuali, sempre secondo l'indagine, durano più a lungo rispetto a quelli di persone di molti altri Paesi nel mondo. Ogni rapporto dura in media 20 minuti, in confronto a una media mondiale di 18. I nigeriani sono quelli che hanno i rapporti mediamente più lunghi –24 minuti – mentre i rapporti più rapidi avvengono in India, con 13 minuti.
PROBLEMI - Gli italiani sono dunque nelle posizioni di testa riguardo agli aspetti fisici della sessualità, ma il quadro che emerge per la parte più emotiva della vita sessuale è meno confortante. Tre intervistati su cinque vorrebbero sentirsi meno stressati e stanchi, mentre il 44% vorrebbe trascorrere più tempo di qualità con il proprio partner. Poco meno di tre persone su dieci, 29%, vorrebbero un po’ più di divertimento nella propria vita e una percentuale simile, il 27%, è alla ricerca di più romanticismo.
«La frequenza dei rapporti sessuali, la loro durata e la capacità di raggiungere l’orgasmo non equivalgono necessariamente a essere soddisfatti, sottolinea Marinella Cozzolino - Presidente A.I.S.C. (Associazione Italiana Sessuologia Clinica)-. Quello che emerge è che parlando dei propri problemi con i medici o con il partner, si possono facilmente migliorare i livelli di soddisfazione». Nel mondo, tra chi è insoddisfatto della propria vita sessuale, troviamo con il 44% le donne che hanno sofferto di secchezza vaginale, con il 42% gli uomini che hanno avuto difficoltà ad avere una erezione e un 33% che ha avuto rapporti sessuali dolorosi.
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categoria:sesso
martedì, 17 aprile 2007

Joseph ConradSi vive come si sogna; perfettamente soli.

Joseph Conrad

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categoria:solitudine
martedì, 17 aprile 2007

Emil CioranNessuno può vegliare sulla propria solitudine se non sa rendersi odioso.

Emil Cioran

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categoria:solitudine
lunedì, 16 aprile 2007

12.Massimo Siragusa

Questa è una foto di Massimo Siragusa. Ed è un'immagine che, quando sta arrivando l'estate, mi è sempre molto cara. E' un ricordo e un desiderio. L'alba nei porti greci. Non so se è ritratto un porto greco, credo di no, ma non importa. Partire, come recita il titolo del nuovo libro di Tahar Ben Jelloun, che sto leggendo. Un romanzo che racconta le tragedie e i sogni di chi sbarca in Europa dal Marocco.

Ma io voglio legare quest'immagine al sogno delle estati. Anche della prossima estate. La Grecia, è un alba piena di luci accese, di salsedine mescolata alla puzza della nafta che ferisce le narici. Lo sguardo che spazia fino all'orizzonte, quando non è spezzato da qualche molo. Il rumore dei motori accesi delle auto in attesa dell'imbarco. Le parole in simil-italiano dei marinai ciprioti o ucraini, libanesi come il Bashur di Mutis. E l'aria ferma, quando tutto può succedere, anche che un gabbiano si alzi all'improvviso in volo.

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categoria:viaggi, letture, nostalgia, desideri, sensi
lunedì, 16 aprile 2007

CiceroneNon siamo nati solo per noi.

Marco Tullio Cicerone

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categoria:solitudine
lunedì, 16 aprile 2007

CélineEssere soli è allenarsi a morire.

Louis-Ferdinand Céline

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categoria:solitudine
domenica, 15 aprile 2007

Elias CanettiChi sa troppe parole non può che essere solo.

Elias Canetti

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categoria:solitudine
domenica, 15 aprile 2007

Massimo CampigliAltro è sentirsi solo al mondo e altro è l'esser soli in due.

Massimo Campigli

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categoria:solitudine
sabato, 14 aprile 2007
L

Anche il San Paolo, con i suoi accaniti tifosi di serie B, ha incitato Diego a non mollare. Non mollare, Diego. E, per dirtelo più forte, hanno anche vinto.

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categoria:immagini
sabato, 14 aprile 2007
Brunetto Latini

Tesoretto qua, tesoretto là. Tesoretto sopra, tesoretto sotto. Che ce ne facciamo? A chi lo diamo? Vabbè, che è un'opera minore, ma Prodi e Padoa-Schioppa hanno chiesto il permesso a Brunetto Latini?

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categoria:puttanate
sabato, 14 aprile 2007

Maradona forever

Questa foto è tratta dal sito del "Corriere della sera" e ci stringe il cuore come in una morsa d'acciaio. Resisti Diego, resisti. I cieli azzurri di Napoli e dell'Argentina possono attendere. Maradona forever.

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categoria:miti
sabato, 14 aprile 2007
Maigret e il ladro indolente Ormai negli anni Sessanta, Georges Simenon aveva acquistato uno stile e una maturità complessa di scrittura tali da rendere unici anche i romanzi incentrati sulle inchieste del commissario Maigret. Lo so che, per il popolo simenoniano, può sembrare una banalità, ma è bene ricordarlo se si vuole godere al meglio "Maigret e il ladro indolente" (edito da Adelphi). In questo romanzo del 1961 ci sono tutta l'aura del simenonismo e ovviamente le caratteristiche seriali e immancabili del poliziesco parigino.
C'è la neve, c'è il freddo, c'è la topografia pignola della città, ci sono i bistrot, ci sono le facce tagliate con poche parole, ci sono le vite e le storie dietro queste facce. Senti l'odore di tutti i giorni, pieni di crudeltà e di sogni, di delitti e di castighi. Un "romanzetto" di Simenon, in 150 pagine, ti fa capire dell'uomo più di un volumone di Dostoevskij, e senza fartelo pesare come un dovere. Può essere elogio sperticato questo, che fa storcere il naso a qualche custode della Letteratura Somma fatta tutte di maiuscole e lunghe serie di aggettivi, ma non me ne frega niente.
Questo Maigret qua ha per protagonista un ladro solitario che ruba per penetrare nell'intimità delle vittime. Ruba nelle ville e nei palazzi dei ricchi, ma non quando tutti sono fuori, no, aspetta che siano a casa e che non possano sentirlo. Vuole sentire il respiro degli altri. Honoré Cuendet si chiama, ed è di origine svizzera. Il romanzo comincia con il ritrovamento del suo corpo senza vita nella neve del Bois de Boulogne. Il filo della trama si snoda nella ricerca dell'assassino, ma in modo indolente, con lunghe chiacchierate, più che interrogatori (perché l'inchiesta non è del commissario), con bicchierini bevuti ai banconi dei bar, il tutto intrecciato con un'indagine parallela su una banda di ladri per niente indolenti.
Maigret in questo romanzo è ormai quasi alla soglia delle pensione. Attorno a lui è cambiato tutto. E' ancora il capo induscusso e la star del Quai d'Orfévres ma un nuovo codice penale lo costringe a sottostare a giovani e incompetenti procuratori. Un po' se ne lamenta, un po' fa quello che vuole, perché poi non gli interessa punire l'assassino di turno, anche lui vuole penetrare nell'intimità degli altri. E' uno psicologo spinto più dalla curiosità che dalla necessità. E Simenon si concede, con la sua franchezza apparentemente svagata, anche qualche stoccata alla Legge della borghesia danarosa, disprezzandone l'accanimento nel perseguire più i reati verso la proprietà privata che non quelli contro la persona.
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categoria:letture
sabato, 14 aprile 2007

BorgesSentire allo stesso tempo la folla e la solitudine, è un vero stimolo per il pensiero.

Jorge Luis Borges

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categoria:solitudine
sabato, 14 aprile 2007

Emil CioranIl cinismo dell'estrema solitudine è un calvario che l'insolenza attenua.

Emil Cioran

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categoria:solitudine
venerdì, 13 aprile 2007

Maradona e il CheDiego nostro, a rischio di essere blasfemo (ma che me ne frega, non sono un credente), spero che tu nei cieli ci arrivi il più tardi possibile. Abbiamo bisogno di te su questa terra. Santa Maradona di tutti noi, che hai chiuso il cerchio che porta dal pallonetto al tatuaggio del Che, dal Rio della Plata alla Sierra Maestra, non rischi la vita, lo sappiamo. Sei solo in rianimazione, per una delle tue tante rinascite, resurrezioni, che i sepolcri imbiancati tanto odiano per nascondere la loro miserabile esistenza. A te che tutto è concesso, fuori e dentro dal campo, a te che sei il Mozart del calcio e il Caravaggio della vita vera, non deve essere concessa la morte precoce. Chi presto muore è caro agli dei. Tu devi vivere a lungo perché sei caro a noi miseri umani. Tira Diego, tira. E vivi. Alla faccia di chi ti vuole male.

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categoria:miti
venerdì, 13 aprile 2007

Oscar WildeQuando si arriva a contatto con la propria anima si diventa semplici come bimbi, come Cristo disse che si dovrebbe essere.

Oscar Wilde

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categoria:anima
giovedì, 12 aprile 2007
Rifiuti(ANSA) - ROMA, 12 APR - Vivere vicino a siti di smaltimento illegale di rifiuti in Campania comporta un aumento del rischio di mortalità e malattie. Lo rileva uno studio sanitario commissionato dal Dipartimento della Protezione Civile all'Organizzazione Mondiale della Sanità, a cui hanno partecipato Cnr, Istituto Superiore di Sanità, Arpa Campania, Osservatorio Epidemiologico Regionale e Registro campano delle Malformazioni Congenite.  Già nel 2005, dalla prima fase dello studio, erano emerse per le province di Napoli e Caserta, maggiormente interessate negli ultimi decenni dal fenomeno dello smaltimento abusivo dei rifiuti, criticità sanitarie che si discostano significativamente dalla media regionale. L'approfondimento presentato oggi ha permesso di stabilire una correlazione statistica tra la presenza di siti di abbandono incontrollato e un aumento degli effetti negativi sulla salute nei 196 comuni delle due province.
 Questa correlazione mostra per molte patologie un trend di rischio che cresce progressivamente nei comuni in cui il fenomeno della gestione illegale è particolarmente grave, sia per numero di siti sia per la pericolosità dei materiali abbandonati. In particolare, negli otto comuni classificati nella fascia a maggiore esposizione allo smaltimento abusivo (Acerra, Bacoli, Caivano, Giugliano, Aversa, Castelvolturno, Marcianise e Villa Literno) si rileva un'impennata dei tassi di mortalità generale del 12% tra le donne e del 9% tra gli uomini rispetto a comuni delle stesse province in cui l'incidenza del fenomeno è di minore entità. Lo stesso gruppo di otto comuni presenta inoltre un aumento del rischio di malformazioni congenite dell'apparato uro-genitale e del sistema nervoso che supera l'80%. 
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categoria:notizie, nausea
giovedì, 12 aprile 2007

Kurt Vonnegutda www.repubblica.it

NEW YORK - La cultura americana perde uno dei suoi più importanti scrittori. Kurt Vonnegut si è spento la notte scorsa a New York all'età di 84 anni. Il suo capolavoro fu "Mattatoio n.5", del 1969. Il romanzo fu influenzato dalla sua esperienza di prigioniero di guerra a Dresda. I suoi libri sono spesso una curiosa miscela di realismo, fantascienza e psicoanalisi, come testimoniano "Le sirene di Titano" (1959), "Ghiaccio nove" (1963), "La colazione dei campioni" (1973), "Un pezzo da galera" (1979) e "Hocus Pocus" (1990). Con "Mattatoio n.5", Vonnegut seppe trasformare il suo peggior incubo in uno dei suoi maggiori successi letterari. Il romanzo, portato sul grande schermo nel 1972 dal regista George Roy Hill, con l'interpretazione di Michael Sacks e Ron Leibman, narra la storia di un giovane americano che, per sfuggire dai terribili ricordi della guerra (la prigionia in Germania, il bombardamento di Dresda) e per allontanarsi dai traumi provocati da una famiglia borghese, si rifugia nella fantasia immaginando di vivere sul pianeta Trafalmadore.

Nato a Indianapolis, nello Stato dell'Indiana (Usa), l'11 novembre 1922, da una famiglia di immigrati tedeschi, Kurt Vonnegut studiò alla Cornell University, al Carnegie Institute of Tecnology e all'Università di Chicago. Prestò servizio militare presso l'US Army (1942-1945), e le sue esperienze di prigioniero di guerra a Dresda, in Germania, influenzarono i suoi scritti, compresi quelli di fantascienza. Prima di dedicarsi alla narrativa, lavorò come giornalista di cronaca nera a Chicago (1947), e fu addetto alle pubbliche relazioni della General Electric Company's (1947-1950), e poi insegnò in numerosi istituti. Nei primi anni Sessanta si stabilì definitivamente a New York e da allora ha prodotto un costante flusso di romanzi, racconti, saggi e commedie. E' stato etichettato, dagli inizi della sua carriera, come uno scrittore di fantascienza, ma presto cominciò ad apparire come uno scrittore satirico dei costumi sociali, con molti lavori come "Cat's Cradle" (1963).  Vonnegut è famoso per la sua ironia, per la sfrenata inventiva umoristica, e per i temi che oscillano in maniera inquietante tra tecnologia e umanità. Tra i suoi romanzi più noti figurano "Piano Meccanico", "Madre Notte", "Galapagos", "Ghiaccio nove", "Il grande tiratore", "Cronosisma".

Ma che cosa sta succedenndo? Muoiono tutti. Ora pure Vonnegut. Ci mancheranno il suo umorismo e la sua fantastica fantascienza.

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categoria:addii
giovedì, 12 aprile 2007

Cesare VivianiPerché la chiamavo anima? Perché si allungava e si induriva e poi ritornava piccolo e morbido.

Cesare Viviani

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categoria:anima
mercoledì, 11 aprile 2007
Diario di un fumatoreE' vero che l'errore si annida nella stampa dai tempi di Gutenberg. E che nessuno, anche ai tempi del blog (compreso e soprattutto questo), ne è esente. Ormai colpisce solo il refuso (eufemismo per puttanata o ciucciaria) clamoroso. Eccone uno fresco di stampa. Il libro è "Diario di un fumatore" di David Sedaris, il famoso e vendutissimo umorista americano, pubblicato da Mondadori, il più grande e grosso gruppo editoriale editoriale.

Ecco il primo rigo: "Ho preso la bici e sono andato al lago delle barchette di c'è a Central Park...". Io ho invece subito posato il volume sul bancone della libreria. E ho cercato altro. Chi mal comincia non fa arrivare il lettore a metà dell'opera. In questo caso neanche a metà della prima pagina.
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categoria:puttanate
mercoledì, 11 aprile 2007

Robin Gibb

Madonna santa, ma sapete chi è questo? Sforzatevi un po'. Se avete più di quarant'anni qualche probabilità di riconoscerlo l'avete. Un aiutino: ha a che fare con la musica.

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categoria:musica
mercoledì, 11 aprile 2007
Sergio Bardottida www.corriere.it

ROMA - L'autore musicale Sergio Bardotti è morto. Aveva 68 anni essendo nato a Pavia nel 1939. Bardotti è morto per arresto cardiaco. I funerali si svolgeranno giovedì a Formello (Roma). Era stato autore fra gli altri di successi come «Occhi di ragazza», «L'amico è», «La casa», «Piazza Grande», «Quella carezza della sera», «Itaca» e aveva lavorato fra gli altri con Gino Paoli e Fabrizio de Andrè. Era anche autore televisivo e aveva fatto parte della squadra dell' ultimo Festival di Sanremo.

E io aggiungo anche "Canzone per te" che, cantata da Sergio Endrigo e Roberto Carlos, vinse il festival di Sanremo del 1968
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categoria:musica, addii
mercoledì, 11 aprile 2007

Pasquale PanellaVorrei credere nell'anima: che l'anima esiste e sarebbe un'arma bianca di cui noi siamo il fodero, un'arma con la punta che dirige all'apice interno del cranio e, con l'ultima spinta, fora la sede dei guaiti, dei sottili gas del lamento, la sacca, la vescica che contiene gli occhi rotolanti del singhiozzo, i pudori dell'asma.

Pasquale Panella

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categoria:anima
martedì, 10 aprile 2007

Stanislaw Jerzy LecÈ forse per scontare il fatto che non credo nell'anima, che ne sono privo?

Stanislaw Jerzy Lec

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categoria:anima
lunedì, 09 aprile 2007

Oggi sono morti due artisti. Sol LeWitt, l'artista concettuale che per il Natale del 2005 ha allestito a piazza del Plebiscito la struttura quadrata, un po' Babilonia, un po' Escher. E' grande per tante altre opere. Ma io voglio ricordarlo per quella, e per questa coloratissima.

Disegni murali di Sol Lewitt

 

E' morto anche Johnny Hart. Il nome, abbastanza banale, non dirà niente ai più. E' l'autore della strip del cavernicolo B.C. Per anni pubblicata in Italia anche da "Linus".

B. C.

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categoria:addii
lunedì, 09 aprile 2007

Tomba di Richard Luke Concanen

Ho passato la mattinata di Pasquetta nel centro antico di Napoli. Meglio non uscire dalla cinta muraria in giorni come questi. C'è il rischio di restare intrappolati nelle orde gitanti e rientrare a casa dopo ore passate intrappolati in auto. Ho preferito fare il turista nella mia città. Un'idea che hanno avuto in tanti, perché nel centro antico c'erano molti (ma non troppi) napoletani in gita e tanti turisti (ho sentito parlare soprattutto inglese, ma anche francese). Un anticipo del Maggio dei Monumenti.

Io ne ho approfittato per rivedere quattro chiese, solo quattro. Tra le più importanti. Il Gesù Nuovo, perché ho studiato il barocco e perché volevo ammirare per l'ennesima volta il reliquiario a sinistra dell'altare maggiore. Ne ho approfittato per visitare per la prima volta il piccolo museo dedicato a san Giuseppe Moscati. Ex-voto quanti ne volevi. Il suo studio e i resti di una bomba incendiaria inesplosa che colpì il Gesù nel 1943.

Poi a Santa Chiara per vedere il finto gotico postbellico. Faccio fatica ad appassionarmi al misticismo del monastero della canzonetta. Ma bisogna.

Terza tappa, la più interessante, a San Domenico Maggiore. Anche qui c'è stata una prima volta: ho visto finalmente la stanza con le tombe dei re aragonesi. E poi la scoperta più interessante è stata quella della tomba del primo vescovo di New York. Meraviglie di Napoli, il primo vescovo cattolico di New York è seppellito qui. E a New York non c'è mai arrivato. Si chiamava Richard Luke Concanen ed era irlandese di Kilbegnet. Fu nominato da papa Pio VII nel 1808. Doveva partire da Napoli, ma Gioacchino Murat aveva bloccato tutte le partenze. Erano i tempi di Napoleone e Orazio Nelson. Il povero Concanen restò a Napoli. E vi morì nel 1810.

L'ultima tappa a San Lorenzo Maggiore. Per scoprire che è un gotico ripulito. Scrostato dal barocco.

Fermata extrareligiosa alla Campagnola per mangiare il capretto con patate e piselli (dopo la pasta al ragù), innaffiato da un tranquillo aglianico della casa.

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categoria:napoletana
lunedì, 09 aprile 2007

Il pianeta malatoGuy Debord, il teorico del situazionismo, morto suicida nel 1994, è famoso soprattutto per il libro sulla "Società dello spettacolo". Un'opera così stracitata (spesso a vanvera) che tutti immaginano di conoscere e persino di averla letta. Il linguaggio di Debord, infarcito di una terminologia vetero-marxista, è di difficile (se non impossibile) digestione per chi non è avvezzo a queste pietanze. Dagli anni Sessanta in poi questo modo di scrivere è andato sempre più impolverandosi e ora, appena viene tirato fuori dai cascioni, scatena allergie peggio degli acari più molesti. Sia come sia, e fatta la tara al linguaggio, Debord ha avuto una forte capacità profetica. Poche idee, magari collaudate, ma buone. E con quelle ha studiato, capito e spiegato (con qualche difficoltà terminologica) la società capitalista e anche alcune società del socialismo reale o del comunismo avverato.

"Il pianeta malato" (edito da Nottetempo) è uno smilzo volumetto che raccoglie tre saggi sparsi ed eterogeni scritti tra il 1966 e il 1971. Età giurassiche per certi argomenti trattati e per questo molto stimolanti. Il primo è sul declino dell'economia spettacolare-mercantile (ed il meno interessante per chi abbia letto "La società dello spettacolo"). Il secondo parla della guerra civile in Cina spacciata per "rivoluzione culturale" ed fortemente anti-maoista. Il terzo è sulla nascita dell'ambientalismo, nella fase malata del capitalismo. Sono saggi molto brevi, in parte obsoleti, ma che racchiudono alcune intuizioni straordinarie. Sono stato incuriosito dal saggio che dà il titolo al libro, e per questo ho letto tutto il libro.

Scriveva Debord, nel 1971 (fate attenzione alla data, era prima persino del famoso saggio degli scienziati americani sui limiti dello sviluppo): "La sedicente 'lotta contro l'inquinamento', per il suo lato statuale e legislativo, creerà innanzitutto nuove specializzazioni, servizi ministeriali, lavoretti (jobs), proliferazione burocratica". E come non pensare ai nostri ministri verdi sempre pronti a una dichiarazione al tg delle 13,30 e a quello serale, ma non altrettanto solerti a risanare l'ambiente. E come non pensare al disastro dei rifiuti in Campania, con il succedersi di apparati di Commisari straordinari, fino a dare tutto in mano alla Protezione civile, dimostrando di aver preso coscienza che siamo di fronte a una catastrofe paragonabile a un terremoto, ma mostrando anche l'incapacità a uscire dalla monnezza, solo perché la burocrazia ambientalista deve autoperpertuarsi. Insomma ormai esistono i professionisti dell'ambientalismo, ma non esiste una politica per l'ambiente. Accade per l'ecologia quello che diceva negli anni Ottanta Leonardo Sciascia per la lotta alla mafia: esistono i professionisti dell'Antimafia, ma la mafia sta sempre là. La monnezza sta sempre là.

Mi piace finire con le stesse parole, ingenue e paradossali, con le quali Debord conclude il suo scritto. Parla del maggio francese, quella della rivolta operaia e studentesca del 1968: "Quella primavera ebbe anche un cielo pulito, senza esattamente essere andata all'assalto per questo, dato che alcune automobili erano bruciate e tutte le altre non avevano benzina per inquinare. Quando piove, o quando ci sono nuvole di smog su Parigi, non dimenticare mai che la colpa è del Governo. La produzione industriale alienata porta la pioggia. La rivoluzione porta il bel tempo".

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categoria:letture
lunedì, 09 aprile 2007
Io scorgo rapito in spirito
io vedo portato in spirito
la carne sospesa all'aria
l'anima unirsi all'aria
l'aria sospesa all'etere
i frutti uscire dall'abisso
il bambino uscire dal ventre materno.

Inno valentiniano del III secolo
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categoria:poesia, anima
domenica, 08 aprile 2007

Stanislaw Jerzy LecAnche l'anima, ogni tanto deve stare a dieta.

Stanislaw Jerzy Lec

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categoria:anima
sabato, 07 aprile 2007
Via Simonelli, vico Galluppi, via Monte Poveri Vergognosi, via Concezione a Montecalvario, vico Santa Maria delle Grazie a Toledo, via Montecalvario, vico Due Porte a Toledo, vico Teatro Nuovo, vico Figurelle a Montecalvario, via Portacarrese a Montecalvario, vico San Sepolcro, via De Deo, vico Giardinetto, via San Matteo a Toledo, vico Tre Re a Toledo, vico della Tofa, via Trinità degli Spagnoli, vico D'Afflitto, piazzetta Duca d'Aosta, vico Berio, via Sergente Maggiore, via Carlo De Cesare, via Nardones, via Chiaia.

All'angolo di piazza Carolina, dietro il Gambrinus, davanti a piazza Plebiscito, accanto all'agenzia del Banco di Napoli, un gruppo di turisti faceva le foto in posa davanti al cumulo d'immondizia: cartoni, sedie di plastica, sacchetti, puzza.

Portiamo Napoli nel mondo.
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categoria:napoletana
sabato, 07 aprile 2007
da www.corriere.it

PARIGI - Masturbazione per evitare gravidanze indesiderate: questo il consiglio che il candidato alla presidenza dell'estrema destra francese, Jean-Marie Le Pen, ha rivolto a una platea di allibite donne nel corso di un dibattito all'Istituto di Scienze politiche di Parigi. Il pubblico ha risposto con una selva di insulti. All'evento, organizzato giovedì dalla rivista Elle, partecipavano anche i tre candidati favoriti: il conservatore Nicolas Sarkozy, il centrista Francois Bayrou e la socialista Segolene Royal, che ha detto: «È giunta l’ora delle donne: quando la causa femminile avanza avanza anche quella maschile». Le Pen, ultimo a parlare, ha escluso qualsiasi ipotesi di quote rosa in un suo ipotetico governo, definendo «imbecilli» gli studenti che lo hanno accusato di essere «fascista» e «razzista».
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categoria:notizie, sesso, puttanate
sabato, 07 aprile 2007

Una lenticchia di ghiaccio, infimo resto d'iceberg, taglia il filo dell'Equatore e vorticosamente raggiunge l'altro Polo. E, come nella prima parte del tragitto si era smussata da pinnacolo a gobba, e poi a lastra, e poi a disco e vituzza e finalmente a pastiglia e lenticchia, così nella seconda, ri-incorporandosi gli amati geli, nuovamente fiorisce, e caccia un piede o gamba verso il basso, si gonfia, e butta spunzoni, drizza su creste, e dall'interno le nascono lucori bluastri e il fondo delle crepe le si tinge di verde.

Cesare Mazzonis

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categoria:metamorfosi
venerdì, 06 aprile 2007


Le ristrutturazioni imposte dalla crisi dell'auto Usa stanno facendo scomparire 70 mila posti di lavoro nell'area di Detroit. L'era della fotografia digitale costringe la Kodak a tagliare 30 mila addetti. Altri 10 mila posti svaniscono alla Pfizer (farmaci), mente Citibank annuncia 15 mila esuberi. Eppure da diversi giorni a catturare l'attenzione dei giornali americani è un'altra vicenda, apparentemente minore: quella di Circuit City — una catena di negozi di elettronica — che ha deciso di liberarsi di 3400 dipendenti, l'8% della sua forza lavoro. O meglio: la società ha deciso di licenziare i dipendenti più esperti e meglio pagati per riassumerne altri, magari meno preparati, che riceveranno un salario molto più basso. È proprio questo che fa discutere: per la prima volta una società dice chiaramente che non licenzia perché deve ridimensionare gli organici o perché non è soddisfatta dei suoi dipendenti. Anzi, licenzia proprio quelli che rendono di più ma che, avendo ricevuto aumenti retributivi per merito o anzianità, sono diventati troppo costosi.
Se ci si limita a guardare ai numeri del mercato, l'operazione una sua logica ce l'ha. Nell'economia moderna il potere si sposta sempre più dai produttori ai consumatori: il rapido calo dei prezzi delle tv a schermo piatto è benvenuto dalle famiglie americane, ma sta drasticamente riducendo i margini dei distributori per i quali la flat tv era il prodotto più redditizio. Best Buy, la catena concorrente di Circuit City, ha reagito meglio all'erosione dei profitti. Circuit City si è invece ritrovata coi conti in rosso: tagliando gli stipendi più elevati, conta di recuperare 100 milioni di dollari e di tornare in utile. Wall Street è d'accordo e ha premiato il titolo della società dopo l'annuncio dei licenziamenti. E vari economisti sottolineano come proprio questa estrema libertà di licenziare spinga poi le imprese americane anche ad assumere con grande facilità. Tanto che, anche in un periodo di profonde ristrutturazioni, la disoccupazione Usa rimane a livelli bassissimi: il 4,5%. In parte è vero, ma il meccanismo messo in moto da Circuit City rappresenta oggi soprattutto una minaccia per la stabilità del capitalismo americano nel quale in genere è il datore di lavoro a fornire al dipendente pensione e assistenza sanitaria. E che già soffre del «tarlo» della polarizzazione dei redditi, con lo schiacciamento dei ceti che un tempo vivevano in un'agiatezza da classe media. Fenomeni che erodono il consenso sociale e che in genere vengono considerati un effetto della globalizzazione: aziende, soprattutto manifatturiere, obbligate a tagliare occupati e stipendi per poter competere con i Paesi emergenti.
Invece Circuit City non è un'azienda manifatturiera ma di servizi e il suo concorrente non sta in Asia, ma dall'altra parte della strada: ed è americano come lei. Da quando i democratici hanno ripreso il controllo del Congresso, la politica Usa sta rivedendo le sue posizioni su globalizzazione e libero scambio. Tanto più che l'economista Alan Blinder, un liberista convinto che negli anni '90 spinse Bill Clinton sulla strada del free trade, ha presentato uno studio dal quale emerge che nei prossimi anni 40 milioni di posti di lavoro americani rischiano di «emigrare» all'estero. Il caso di Circuit City dimostra che le minacce alla stabilità vengono anche dall'interno. Oltre che dai lavoratori, la decisione di licenziare chi guadagna 51 centesimi di dollaro all'ora più della paga giudicata ottimale dalla direzione aziendale, è stata aspramente criticata anche da consulenti aziendali e da analisti come quelli di Merrill Lynch per i quali l'eliminazione del personale più esperto peggiorerà il servizio offerto ai clienti e finirà per demotivare il personale.
Massimo Gaggi
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categoria:notizie
venerdì, 06 aprile 2007

Pinocchio di Comencini

(Adnkronos) - Si è spento questa mattina a Roma, all'età di 91 anni, il regista Luigi Comencini. Nato a Salò, in provincia di Brescia, nel 1916, Comencini era stato promotore, assieme ad Alberto Lattuada ed a Mario Ferrari, della Cineteca Italiana, primo archivio di film nel nostro paese. Successivamente era diventato critico cinematografico e regista tra i più importanti del dopoguerra. Tra le sue pellicole più nota "Pane, amore e fantasia", "Tutti a casa", "Incompreso" e le indimenticabili "Avventure di Pinocchio" televisive.

Addio al Pinocchio che abbiamo più amato.

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categoria:cinema, addii
venerdì, 06 aprile 2007

Gli correrò davanti, gli farò trovare un giorno ardente, e io mi tramuterò in prato verde: in questo prato verde mi trasformerò in pozzo, e in questo pozzo galleggerà una coppa d'argento.

Da una fiaba russa

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categoria:metamorfosi
giovedì, 05 aprile 2007

Ugo OjettiDubitare di se stesso è il primo segno dell'intelligenza.

Ugo Ojetti

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categoria:dubbi
mercoledì, 04 aprile 2007

Soren KierkegaardOgni mercante della speculazione, ogni libero docente, assistente, studente, non si accontenta di fermarsi a dubitare di tutto, ma va oltre.

Soren Kierkegaard

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categoria:dubbi
martedì, 03 aprile 2007

Donne informate sui fattiFinalmente, dopo tanti pacchi, ho trovato il tempo di leggere un libro che valeva la pena. "Donne informate sui fatti" di Carlo Fruttero (edito da Mondadori) me lo stavo trezzéiando da mesi. Era nello scaffale delle letture urgenti. Ma c'era sempre qualcos'altro a cui mettere mano. Poi, complice un viaggio andata-ritorno a Roma, l'ho portato con me e gli ho dato una bella botta. Non devo stare qui a dire quant'è bravo Fruttero e quanto rimpiangiamo la dipartita del sodale Lucentini e quindi la rottura della celebre e giustamente celebrata, coppia della narrativa italiana. Bravi e bravi.

"Donne informate sui fatti" è un giallo a più voci. A parlare, completandosi e contraddicendosi, sono alcune donne di estrazione molto varia: bidelle, bariste, figlie di banchieri, volontarie, contesse, giornaliste e carabiniere. La vaiassata è molto piacevole e coinvolgente. Tutto ruota attorno al ritrovamento del cadavere di una prostituta rumena alla periferia di Torino. A poco a poco si scopre che non è una puttana, o meglio non lo è più, sebbene indossi la "divisa" della battona. L'intreccio appassiona, a metà del libro il casino è generale: tutti sembrano essere gli assassini (non le voci parlanti, o almeno non solo loro, ma anche altri uomini di cui si parla). Però, anche il lettore meno attento ha capito dove si andrà a parare. Si capisce che, come succede sempre con Fruttero-Lucentini, è un giallo non giallo, ovvero un giallo sopraffino, dove l'enigma è solo un bel pretesto.

Pretesto di cosa? Ma di una bella commedia dell'arte, adattata ai tempi della fiction (di alto livello) e corredata di tutte le collaudate tecniche narrative delle letterature del secolo passato. Inutile descrivere la capacità mimetica di Fruttero nel riprodurre i linguaggi. Certo, lo fa con un po' di nonchalange, anche con un po' di faciloneria, ma raggiunge l'effetto voluto. Questo rende il libro spiritoso e molto colto, con l'aria di non volerlo essere. Devo dire che il finale è troppo frettoloso. Sarà anche perché il lettore si abitua al gioco e diventa più esigente. E Fruttero non vuole spiccare il volo. Forse non ce la fa neanche più, data l'età e la solitudine. Certi dettagli restano appesi o hanno legami così sotterranei che impongono un'attenzione che non sempre si ha. Restano inerti. E non si ha voglia di ritornare a sfogliare le pagine precedenti per ritrovarne i nessi. E più bello lasciarsi cullare dai discorsi intrecciati di donne che raccontano tanti mondi o forse uno solo quello del desiderio e delle delusioni.

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categoria:letture
martedì, 03 aprile 2007
Ludwig FeuerbachIo dubito di ciò che vedo da solo, ed è certo solo ciò che anche l'altro vede.

Ludwig Feuerbach
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categoria:dubbi
lunedì, 02 aprile 2007
ANSA - NAPOLI, 2 APRILE - Un sacerdote, durante i controlli di polizia nel quartiere Scampia, è stato trovato in possesso di una dose di cocaina e una di eroina, acquistate poco prima da uno spacciatore del rione. Il sacerdote, che a quanto si è appreso, appartiene alla diocesi di Caserta, è stato segnalato alla prefettura. È stato bloccato mentre era a bordo di una Peugeot nel corso di uno degli interventi della polizia contro le cosiddette «piazze di spaccio» in atto da diversi giorni.
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categoria:notizie, napoletana
lunedì, 02 aprile 2007
Joseph de MaistreE' il dubbio che genera i libri.

Joseph de Maistre
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categoria:dubbi
domenica, 01 aprile 2007

Ultimi fuochiC'è stato, i questi mesi, tutto un fiorire di libri, per lo più saggi e rievocazioni, sul 1977. In occasione degli anniversari tondi succede sempre. Di quelli che ho letto, ma non li ho letti tutti, non mi ha convinto nessuno. Troppo personalismo e poco approfondimento. E un fastidioso sbilanciamento sulla componente politico-militare. Il rapporto con il terrorismo è stato centrale per i giovani militanti di quell'anno e di quelli immediatamente precedenti e successi, ma non c'è stato solo quello. Sul 1977, ma anche e soprattutto sul 1978 e sul sequestro Moro, si è concentrato Angelo Quattrocchi con "Ultimi fuochi" (edito da Malatempora). Dico subito che è un romanzo mal riusciuto e in parte mal scritto. Una cosetta. Quattrocchi ha voluto scrivere un thriller fantapolitico che fin quando cerca di raccontare la vita clandestina o semiclandestina di componenti di gruppi terroristici minori rispetto alle Brigate Rosse qualche curiosità riesce a strapparla al lettore. Ma per il resto è di una schiatteria imbarazzante. Sconclusionato alla partenza e abborracciato nel finale. Nel mezzo molte chiacchiere e riunioni, qualche azione terroristica minore, una rapina, un po' di sesso, qualche cena, una sfilacciata storia d'amore. Poca, poca roba rispetto all'ambizione di raccontare una gioventù stroncata. Non c'è profondità, sembra una scopiazzatura sbrindellata di qualche albo di "Segretissimo" (che al confronto acquistano l'aura di capolavori). Le ultime pagine narrano del rapimento Moro. Ed è una traccia quasi giornalistica, ma scritta peggio. Addirittura qualche faccenda, che si immagina centrale o capace di penetrare nei sentimenti di queste figurine che non diventano mai personaggi, qualche faccenda resta appesa. Simbolo di un'incapacità narrativa, ma anche superficialità di analisi.

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categoria:letture
domenica, 01 aprile 2007
Emil CioranAttenuare i nostri tormenti, convertirli in dubbi - stratagemma che ci suggerisce la vigliaccheria, questo scetticismo alla portata di tutti.

Emil Cioran
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categoria:dubbi