mercoledì, 28 febbraio 2007
Si vola basso. Normale, pulito, ma moscio assai 'sto festivallo. Ascolti della prima puntata da flop. Persino sotto Panariello, che è stato il massimo. Sveglia però la Hunziker, ma si sapeva. I costi, non facciamo i moralisti, sono quelli che sono e che devono essere. E il paese il suo segnale lo dà. Cambiando canale. E poi, le sere non sono febbre e domani è già marzo. Chi può esca, vada a passeggio. Si goda questa primavera senza il pegno dell'inverno. Tutto il resto è noia.
martedì, 27 febbraio 2007
Però 'ste Sorelle Forbici, Scissor Sisters, con questa disco anni settanta rivistata fanno nu poco impressione. Ambigui. Ma si chiamano le Scissor Sisters o i Scissor Sisters? So' femmene o so' uommene? Non è solo questione di articolo determinativo. Bisogna determinare qualche altra cosa.
Finora la Hunziker se la cava bene: spigliata. Baudo si muove come lo spaventapasseri del "Mago di Oz". Ma che bella paranza.
martedì, 27 febbraio 2007
Organizzazione. Ce n'è pure troppa. A me basterebbe solo un altro caffè, buono però. Missione impossibile. E vorrei pure un barbiere. Questa è più facile. Ma ho solo un'ora di tempo.
lunedì, 26 febbraio 2007
Vabbuò, è chiaro mo'. E se non fosse chiaro ve lo dico adesso. Al Festivallo sto, al festivallo. A sgobbare sulla fuffa. E' dura, pastorelli e pastorelle. Pochi brividi adesso e neanche di freddo. Niente colpi di scena. Il colpo di scena c'è già stato: l'eterno ritorno di Baudo. Temo che con Pippo da Grosse Coalition sarà una pippa.
lunedì, 26 febbraio 2007
Mica resisto. Un messaggio devo sempre lasciarlo. E' la sindrome del paguro San Bernardo. Tra mezzora lo starter. Rimpatriate. Saluti. Baci e abbracci.
domenica, 25 febbraio 2007
Silenzio. Silenzio neanche cantatore. Eppure ce ne sarebbe. E che ne sarà. Per ora il cielo è grigio, lo schermo grande. Attorno a un ring senza parole.
Facciamo scena muta e fanno scena muta. Eppure dieci anni fa c'erano fiumi di parole.
sabato, 24 febbraio 2007
Nulla fa passare il tempo e abbrevia la strada come un pensiero in cui si assorbiscano tutte le facoltà intellettive. L'esistenza esterna rassomiglia allora a un sonno di cui questo pensiero è il sogno.
Alexandre Dumas
sabato, 24 febbraio 2007
In verità ogni problema, una volta risolto, sembra molto semplice. La grande vittoria, che oggi appare facile, è il risultato di una serie di piccoli successi che sono passati inosservati.
Paulo Coelho
sabato, 24 febbraio 2007
Qualunque pensatore, all'inizio della sua carriera, sceglie, suo malgrado, fra la dialettica e i salici piangenti.
Emil Cioran
venerdì, 23 febbraio 2007
Perché talvolta il pensiero profondo sa di paradosso, credono certuni che basti esser paradossali per essere profondi.
Ugo Bernasconi
venerdì, 23 febbraio 2007
Pensare non oso. Prima di pensare, si deve studiare. Solo i filosofi pensano prima di studiare.
Gaston Bachelard
venerdì, 23 febbraio 2007
Rifletti, prima di pensare!
Stanislaw Jerzy Lec
giovedì, 22 febbraio 2007
Ho notato che la gente ama i pensieri che non obbligano a pensare.
Stanislaw Jerzy Lec
giovedì, 22 febbraio 2007
Pensare è più interessante che sapere, ma non più che intuire.
Johann Wolfgang Goethe
giovedì, 22 febbraio 2007
Vi sono tre tipi di pensiero: la cogitazione, la meditazione e la contemplazione. Nella prima la mente svolazza senza scopo intorno all'oggetto, nella seconda gli gira intorno metodicamente, nella terza si unisce all'oggetto.
Ezra Pound
mercoledì, 21 febbraio 2007
Quando spareremo il proiettile del pensiero oltre i confini dell'intelletto?
Stanislaw Jerzy Lec
mercoledì, 21 febbraio 2007
Si pensa soltanto quando quello su cui si pensa non si può pensare a fondo!
Johann Wolfgang Goethe
mercoledì, 21 febbraio 2007
Pensare significa smettere di venerare, significa levarsi contro il mistero e proclamarne il fallimento.
Emil Cioran
martedì, 20 febbraio 2007
Lo so che, gira e rigira, vi ammorbo sempre con gli elogi di due o tre autori: Georges Simenon, Philip Roth (di cui ho appena cominciato a leggere "Everyman") e Ryszard Kapuscinski. E' che voglio andare sul sicuro, dopo letture servili, opere compulsate per lavoro, testi subiti per amicizia. E così, gira e rigira, mi rifugio nelle mie solide e solite passioni (alle quali ascrivo anche Jorge Luis Borges, ma del fantastico argentino ho in pratica letto tutto o quasi, mi resta poco).
Kapuscinski è ancora caldo nella sua tomba (più sotto troverete il mio modesto addio). E mi è sembrato un corretto omaggio leggere questo "Autoritratto di un reporter" (Feltrinelli) che è un collage di brani tratti da interviste su giornali internazionali e da testi poco noti. Ci sono molti spunti interessanti su tante cose. E' riduttivo racchiuderli in un post. Allora, mi chiederete, perché lo stai scrivendo? Vabbé, lo scrivo per un esercizio di ammirazione nei confronti di quel vagabondo polacco, partito dalla Polessia (manco so dove sta di preciso) e che ha attraversato il mondo, in particolare il Terzo Mondo. "Autoritratto di un reporter" è anche l'autoritratto di un mestiere, quello di reporter, e, tout court, di giornalista, un mestiere che va sempre più scomparendo. E' un'istantanea malinconica che racchiude tante riflessioni sulla manipolazione dei fatti, ché la verità manco la vanno a cercare i giornalisti armati di registratori, cineprese e molto embedded, non solo negli eserciti che hanno combattuto in Iraq ma anche nei palazzi della politica e nei circhi equestri del mondo dello spettacolo. Dovunque.
Libro malinconico e libro che fa aprire la mente a nuovi orizzonti. E' anche troppo per un collage. Ryszard già ci manchi. Brindo alla tua memoria con un Aglianico beneventano di Sant'Agata dei Goti, ascoltando Joseph Arthur.
martedì, 20 febbraio 2007

Sono stato indeciso fino alla fine. Poi non l'ho comprato lo Swatch dedicato all'anno del maiale. Ha inciso il fatto che non avesse i numeri. Nel quadrante a indicare ore e minuti c'erano solo delle palline. Sono, però, rimasto a pensarci un po'.
Sabato scorso è cominciato per i cinesi l'anno del maiale, o come dicono i fan di Battiato, del cinghiale. Bianco o non bianco è sempre nu puorco. Molte partorienti hanno tirato fino allo spasimo per far nascere il figlio nell'anno nuovo, ritenuto fortunato.
Così recita un oroscopo cinese che ho copiato da uno dei tanti siti Internet: "I nati del Cinghiale sono provvisti di un carattere all'apparenza burbero; appena la conoscenza si approfondisce, però, sanno sfoderare anche le loro doti più gentili e affabili. Ciò che ha più valore per loro sono famiglia e amicizie. I Cinghiale hanno una spiccata capacità di attenzione e concentrazione, che li aiuta nello studio delle scienze più difficilmente comprensibili, quale, ad esempio, la fisica. Estimatori della buona tavola, sono felici di trascorrere le serate in compagnia degli amici più cari. L'errore in cui possono incorrere i nati del Cinghiale è quello di allontanare le persone con il loro approccio burbero e poco cordiale".
Messa così non mi sembra una gran cosa 'sto profilo. Però si sa il maiale, tranne che per ebrei e musulmani, è segno di prosperità. Ma perché volevo comprare l'orologio porcino? Ma perché io sono nato in un anno del maiale. Non sapevo che fosse un anno fortunato. A dir la verità non me ne sono neanche mai accorto. Anzi mi dava anche fastidio 'stu puorco. Già lo zodiaco occidentale mi ha assegnato il segno del cancro, che solo a sentirmelo dire mi tocco i fondamentali per necessaria scaramanzia. Poi pure il maiale. E devo ritenermi anche fortunato. Se vado cercando in qualche altro oroscopo mi toccheranno i ragni, i cipressi e altre allegrie.
Meglio, meglio senza l'orologio cinese.
Nati nell'anno del cinghiale: Bryan Adams, Woody Allen, Julie Andrews, Fred Astaire, Humphrey Bogart, Glenn Close, Richard Dreyfuss, Farrah Fawcett, Ernest Hemingway, Alfred Hitchcock, Elton John, Jerry Lee Lewis, Ginger Rogers, Arnold Schwarzenegger, Steven Spielberg, Emma Thompson.
Però.
martedì, 20 febbraio 2007
da www.corriere.it
ISERNIA - Ha chiesto la prova del Dna per conoscere il padre di suo figlio. A 13 persone. Ma stavolta, contrariamente alla single protagonista di una vicenda simile accaduta in Alto Adige, l'iniziativa è stata adottata da una donna sposata, una 40enne con figli, che vive nell'hinterland di Agnone (Isernia). La richiesta è stata firmata da un legale e poi recapitata a 13 abitanti della zona, tra cui alcuni politici del posto.
POLITICI - Lo rivela il quotidiano regionale «Primo Piano». Alcuni dei politici interessati dal provvedimento, però, sarebbero pronti a non darla vinta alla donna e a rispondere legalmente alla richiesta da lei avanzata.
martedì, 20 febbraio 2007
Una maschera racconta molto più di un volto.
Oscar Wilde
lunedì, 19 febbraio 2007
La maschera è estremamente seria, anche quando scherza, essendo i suoi scherzi sempre intorno alla realtà e a una realtà precisa. Fa ridere perché non evita un solo urto con la realtà, non la supera e non la trasforma e non ne evade. Lotta e si dibatte intorno ad essa. Stretta nel cerchio della realtà, essa pensa sempre alla stessa cosa e non mira che al suo scopo. La maschera è d'una enorme serietà.
Corrado Alvaro
domenica, 18 febbraio 2007
La gente istruita è sofistica e si arrabbia per le parole.
Ignazio Silone
sabato, 17 febbraio 2007
Insomma, comprendere la Miseria della Cultura per combattere la Cultura della Miseria.
Gianni Sassi
sabato, 17 febbraio 2007
Un critico acuto mi dice che non imparerò mai a scrivere per il pubblico perché insisto a citare altri libri. Come diavolo lo si può evitare? L'umanità ha avuto molte idee prima che io comprassi una macchina da scrivere portatile.
Ezra Pound
sabato, 17 febbraio 2007
Cultura - Facile da definire. Tutto quello che non pensiamo sia cultura è cultura.
Giuseppe Pontiggia
venerdì, 16 febbraio 2007
da www.repubblica.it
LONDRA - Un neonato con gravi difficoltà respiratorie è stato salvato grazie al Viagra, quando sia i medici che i genitori si erano rassegnati al peggio. Il farmaco, usato in maniera sperimentale sui neonati con problemi di respirazione, è riuscito a strappare da morte ormai certa il bimbo, riportano oggi i quotidiani britannici. Le sue condizioni erano disperate, tanto che i genitori stavano già organizzando il funerale. Poi, il miracolo. Con il Viagra, somministrato come ultima speranza, il neonato si è ripreso ed ha iniziato a migliorare costantemente.
Per Lewis Goodfellow, nato prematuro a sole 24 settimane lo scorso agosto, i problemi sono iniziati subito: i polmoni non funzionavano a dovere e non erano sviluppati a sufficienza. Prima i medici hanno scoperto che una valvola cardiaca non era chiusa in modo adeguato e l'hanno operato a cuore aperto. L'intervento è andato bene, ma i problemi respiratori di Lewis non si risolvevano. Le sue condizioni andavano rapidamente peggiorando, tanto che i medici avevano detto ai genitori di prepararsi al peggio. Poi il Viagra come tentativo estremo. Ed ha funzionato. Il farmaco agisce dilatando i vasi sanguigni nei polmoni, permettendo così un'adeguata distribuzione dell'ossigeno nell'organismo. E' lo stesso principio in base al quale il Sildenafil - questo il nome del principio attivo - viene usato per combattere la disfunzione erettile, rilassando i vasi sanguigni e permettendo un maggiore afflusso di sangue.
L'uso in neonatologia è abbastanza recente, anche se ci sono diverse sperimentazioni in corso. "E' piuttosto raro utilizzarlo in casi come questo" - ha detto al Daily Mail il dottor Alan Fenton, neonatologo alla Royal Victoria Infirmary di Newcastle, dove è stato curato Lewis. "Ma è una forma di cura che in questo ospedale stiamo usando da circa un anno. Funziona bene con i bambini che nascono a termine, ma non è ancora chiaro se è una terapia indicata anche per i neonati prematuri. Finora è stato usato solo in sei casi di questo genere".
Un "vero miracolo" per la madre Jade, che stava già preparando i funerali per Lewis, dopo che i medici le avevano detto che non era possibile continuare a somministrare ossigeno al bambino e che le sue condizioni erano senza speranza. Dopo il trattamento, il piccolo è rimasto in osservazione per qualche tempo e adesso è tornato a casa con la sua famiglia.
venerdì, 16 febbraio 2007
La cultura delle classi subalterne non esiste (quasi) più: esiste soltanto l'economia delle classi subalterne.
Pier Paolo Pasolini
venerdì, 16 febbraio 2007
Datemi prima la vita, e allora io vi creerò da essa anche una cultura!
Friedrich Nietzsche
venerdì, 16 febbraio 2007
La suddetta cultura alternativa si risolve il più delle volte in un'alternativa alla cultura.
Alessandro Morandotti
giovedì, 15 febbraio 2007
da www.corriere.it
PECHINO - Per risparmiare i soldi della riforestazione del monte cinese di Laoshou (Vecchia testa) sfruttato negli ultimi sette anni come cava di pietra che ha chiuso i battenti l'anno scorso, l'amministrazione comunale di Fumin ha deciso di dipingere di verde il lato brullo della montagna.
La decisione è arrivata dopo le proteste della popolazione, a causa della polvere che continuava a cadere sulle case della valle. 
IMBIANCHINI AL LAVORO PER 45 GIORNI Una squadra di una decina di imbianchini si è messa così al lavoro per 45 giorni e ha pitturato di verde metallico il fianco del monte. Il costo dell'opera è stato all'incirca di 50 mila euro, ha calcolato un quotidiano, sottolineando che il colore verde, scelto dall'ufficio comunale agricoltura e boschi di Fumin, rispetta le regole del "Feng shui", le pratiche millenarie che dettano la disposizione degli oggetti e della luce in casa e nel giardino.
giovedì, 15 febbraio 2007
Chi ne sa più degli altri non vuol essere strumento materiale nelle loro mani; e quando entra negli affari altrui, vuol anche fargli andare un po' a modo suo.
Alessandro Manzoni
giovedì, 15 febbraio 2007
La cultura è vischiosa, ciò che è diventato sangue non torna acqua.
Salvatore Mannuzzu
giovedì, 15 febbraio 2007

La morale per me è questa: che abbiamo enormemente da fare e prima di tutto enormemente da studiare.
Rosa Luxemburg
mercoledì, 14 febbraio 2007
C'è il sole, stamattina. Il mare è una lastra lucente. La quiete dopo la tempesta. La scia di un aereo come un segno per delimitare confini che piano piano si stanno dissolvendo, come la traccia di una musica africana, diaraby, per far spazio a Shangri-La.
Apro la finestra. Mi affaccio. Un raggio di sole mi riscalda la faccia. Una falanghina mi aspetta. E' la luce che arriva, la primavera senza il fastidio dell'inverno acuto e tagliente.
Non ci sono più le mezze stagioni. Evviva. Svuotiamo i guardaroba e riempiamo i granai.
Be', non era proprio così. Ma questa luce è un regalo per gli innamorati.
mercoledì, 14 febbraio 2007
C'è in lui un vuoto enorme ricolmo di erudizione.
Stanislaw Jerzy Lec
mercoledì, 14 febbraio 2007
Io spero in una cultura che marini la scuola e che, col naso imbrattato di marmellata, i capelli arruffati, pantaloni sformati, cerchi tra i cespugli dell'immaginazione il sentiero del desiderio.
Henri Laborit
mercoledì, 14 febbraio 2007
Non diremmo il nostro sapere frammentario se non avessimo il concetto di un tutto.
Johann Wolfgang Goethe
martedì, 13 febbraio 2007
Creare una nuova cultura non significa solo fare individualmente delle scoperte originali: significa anche e principalmente diffondere criticamente delle verità già scoperte, "socializzarle" per così dire e pertanto farle diventare base di azioni vitali, elemento di coordinamento e di ordine intellettuale e morale.
Antonio Gramsci
martedì, 13 febbraio 2007
Il guaio di farsi una cultura è che il processo richiede molto tempo, ti brucia la parte migliore della vita, e quando hai finito l'unica cosa che sai è che ti sarebbe convenuto di fare il banchiere.
Philip K. Dick
martedì, 13 febbraio 2007

Il sapere non è che una grafia
con cui ciascuno nasconde ciò che sa.
Alberto Bevilacqua
lunedì, 12 febbraio 2007
Siccome la cultura non sembra avere alcun rapporto con le professioni, è stata paragonata agli svaghi, la cui unica utilità è tenere occupata la forza lavoro e farle dimenticare il suo malessere.
Henri Laborit
lunedì, 12 febbraio 2007
La cultura finisce quando i barbari evadono da essa.
Karl Kraus
lunedì, 12 febbraio 2007
La conoscenza non è cultura. Il campo della cultura comincia quando si è "dimenticato-non-so-che-libro".
Ezra Pound
domenica, 11 febbraio 2007
L'uomo primitivo aveva la cultura della pietra scheggiata che lo univa, oscuramente ma completamente, al cosmo. L'operaio di oggi non ha neppure la cultura del cuscinetto a sfera che costruisce con gesti automatici, tramite una macchina. E per ritrovare il cosmo, per sentirsi parte della natura deve avvicinarsi alle finestrine che l'ideologia dominante accetta di aprire qua e là, nella sua prigione sociale, per fargli arrivare l'aria fresca. È un'aria avvelenata dai gas di scappamanento della società industriale, eppure quest'aria viene chiamata Cultura.
Henri Laborit
domenica, 11 febbraio 2007
Cultura è quella cosa che i più ricevono, molti trasmettono e pochi hanno.
Karl Kraus
domenica, 11 febbraio 2007
Comunicare è natura; accogliere ciò che comunicano gli altri, così come è dato, è cultura.
Johann Wolfgang Goethe
sabato, 10 febbraio 2007
Mi è capitato tra le mani, come mi accade spesso. "La solitidine di un maratoneta del pensiero" di Jacques Schlanger (edito da Il melangolo) mi ha attratto per l'attacco, proprio per le prime righe e per l'immagine che si staglia in mezzo alla copertina gialla: Tom Courtenay in una scena di "Gioventù, amore e rabbia", un film di Tony Richardson del 1962. Si parla di corsa e di pensiero, mi sono detto e ho preso a leggere. "Ho trascorso tre anni della mia adolescenza rinchiuso in collegio in un deserto dello spirito. Non mi piaceva né la gente né il luogo e di quel periodo non conservo quasi più alcun ricordo. Una sola cosa è rimasta viva in me: la corsa podistica" E poi: "Durante la corsa, che durava dai venti ai trenta minuti, avevo la possibilità di restare solo con me stesso, rimuginando i miei pensieri al ritmo delle falcate".
Born to run, mi sono detto. E sono andato avanti. E' un libro di filosofia di un autore che non conoscevo. Ebreo, nato in Francia negli anni Trenta, poi si è trasferito in Israele dove insegna. Sarà pure importante tra gli addetti ai lavori. Ma io sono stato stimolato dall'attacco sulla corsa e dal suo modo di intrecciare riflessione sulla storia e sui temi della filosofia alla sua vita privata e più intima. Leggendo i primi capitoli è rinato in me l'entusiasmo che provano per quel poco di filosofia che ho imparato al liceo, quel poco che è rimasto ancora abbarbicato ai neuroni del mio cervello. Perché poi di filosofia ho letto sempre poco. Schlanger fa (o ripete da altri? non so dirlo) la distinzione tra filosofi di fondo e filosofi di superficie. Tra i primi c'è Husserl che per tutta la vita si è addentrato in un unico tema. Tra i secondi c'è Nietzsche, "uccello vendicatore" che guarda dall'alto con "colpi d'occhio furibondi".
Nella parte centrale del piccolo libro (poco più di cento pagine) c'è una riflessione sulla metafisica nella quale mi sono perso, anche perché la mia terminologia filosofica è troppo arrugginita (mi perdonino Adorno e Horkheimer). Procedo a fatica come un maratoneta senza pensieri. Alla fine, Schlanger è ritornato a parlare di sé, dell'amore e della fede, raccontando della propria adolscenza e del padre. Ho ripreso fiato, anche se ero ancora stordito e sono rimasto un po' deluso. Sono intense le pagine finali sulla morte, anche se non hanno aggiunto niente a quanto cerco sempre nei libri: un'illuminazione sulla impossibilità di mantenere la coscienza di sé dopo la morte. Resto sempre Roquentin. Schlanger racconta che lo spaventa la manipolazione del corpo dopo la morte, l'essere toccato senza provare nulla. E' quello che lo scandalizza e lo sgomenta di più. Non ci avevo mai pensato e non interessa. Trovo più esistenzialmente rilevanti analisi che in Schlanger non trovato: risposte sulla memoria di sé dopo la morte, non la memoria degli altri, ma la nostra coscienza. L'anima, insomma, se c'è. Ma queste risposte non le dà la filosofia, sono consolazioni fornite dalla fede, per chi ce l'ha.
Per chiudere due frasi che, come farfalle, ho infilzato, e che sono fuori tema
"Scrivere un libro. Non per l'obbligo di scriverlo, pubblica o sei morto, come accade agli accademici che restano presi tutta la vita nel subdolo meccanismo di dover produrre articoli per ottenere un avanzamento di carriera, un modo-simulacro di esistere di fronte ai colleghi, studenti e perfino a se stessi. Scrivere un libro per la gioia di scriverlo, per far festa con le parole, con le idee. Scrivere non per corvè, anche se fatta a dovere, ma per piacere, per accettare la sfida, anche se l'esito non sarà all'altezza delle aspettative".
"Essere senza storia o volerne fare a meno è, a sua volta, pur sempre una storia".
sabato, 10 febbraio 2007

L'Africa mi ha sempre affascinato. L'ho conosciuta presto, da casa mia, da un piccolo paese di campagna, quando ero piccolo anche io. Allora, negli anni Sessanta, l'Africa dalle nostre parti era quella dei missionari, di un missionario che andava in Madagascar. Già il nome, Madagascar, era più potente di qualsiasi film western che vedevamo. Seppi dell'Africa che avevo sette anni. Cioè imparai a conoscerla e a visitarla sull'atlante per un motivo molto personale.
Mi è tornato alla mente questa mattina tra le strade di Chiaia piene solo di merde di cane da scansare, di auto tra i vicoli e bar aperti per un caffè al volo. Mi è tornata alla mente, perché l'iPod, dopo un giro di Springsteen, Elton John e Eurythmics, ha tirato fuori "Maria Valencia" di Papa Wemba, brano trascinante, meticcio e metropolitano che Bernardo Bertolucci ha usato per uno dei suoi film meno noti, "L'assedio". Ho pensato, ascoltandolo mentre risalivo verso casa, che l'Africa nera, a parte una settimana a Zanzibar, per me è tutta un'immagine letteraria, cinematografica e musicale. Ascoltando "Maria Valencia" ho risentito gli odori di via Bologna, accanto alla Ferrovia. Dove trovo cd che ascoltano in Africa, a cominciare dall'Orchestra Baobab e altri che devo ancora imparare a conoscere. Ma il ritmo di Papa Wemba ha portato con sé anche la mia Africa, quella del Madagascar, una terra che aveva il volto di un piccolo bambino nero in una foto in bianco e nero. Il bambino si chiamava Gennaro. Ora sarà un uomo che si chiama Gennaro, se è ancora vivo. Quel nome era incongruo per quella piccola creatura con il pantalone di un pigiama che scivolava giù dai fianchi, un solo ricciolo dritto dritto al centro della testa, accarezzato dalla sua mano incerta. E uno sguardo mite davanti all'obiettivo fotografico. Gennaro portava il nome di mio padre. Dietro alla vecchia foto, che conservo ancora da qualche parte, c'era un testo scritto dal missionario. Si rivolgeva a mia madre e diceva che quel bambino si chiamava Gennaro (e un cognome africano) come mio padre che era morto da pochi mesi. Quel nome era un omaggio per mantenere vivo anche laggiù il ricordo di mio padre. Non che mio padre avesse a che fare qualcosa con il Madagascar. Forse non aveva mai saputo neanche dove si trovasse, il Madagascar. E' che il missionario l'aveva battezzato con il suo nome perché mia madre ogni mese mandava alla famiglia di quel piccolo dei soldi, presi dai pochi che ci facevano vivere. C'era chi stava peggio di noi, pensava mia madre e mandava al bambino un paio di migliaia di lire al mese di quegli anni. Da noi non ci facevi granché. Lì ci campavi per molto. Era una sorta di primigenia adozione a distanza. Tutto questo io l'ho scoperto dopo.
Quel bambino, in piedi, scalzo sulla terra battuta, è stato per molto tempo l'immagine dell'Africa, di un affratellamento precoce. Il missionario sarà morto da tempo, in Madagascar o in Italia, non lo so. Mia madre è morta pure lei da oltre dieci anni. E Gennaro? Avrà la mia età, forse anche meno. E chissà come sarà stata la sua vita, con quel nome napoletano. Però mi sono spesso chiesto: ma davvero si sarà chiamato Gennaro? O era solo una compassionevole consolazione del missionario rivolta a una precoce vedova, in piccolo paese di campagna?
sabato, 10 febbraio 2007
Tutti i critici teatrali hanno il loro prezzo e, a giudicarli dall'aspetto, non devono poi costare molto.
Oscar Wilde
sabato, 10 febbraio 2007
Un eccellente critico sarebbe un artista che avesse molta scienza e molto gusto, senza pregiudizi e senza invidia. E' difficile da trovare.
Voltaire
sabato, 10 febbraio 2007
Criticare uno scrittore è facile. Il difficile è apprezzarlo.
Luc de Clapiers de Vauvenargues
venerdì, 09 febbraio 2007
La critica è una dei mezzi per dimenticare.
George Steiner
venerdì, 09 febbraio 2007
Dichiarare un'intera epoca improduttiva, perché si è convinti di non essere capaci di produrre alcunché di creativo, questa è la logica dei recensori.
Arthur Schnitzler
venerdì, 09 febbraio 2007
Forse il peso specifico di un critico è null'altro che il suo desiderio di verità.
Ezra Pound
giovedì, 08 febbraio 2007
ROMA - L'editore del New York Times, uno dei più prestigiosi quotidiani del mondo, non è sicuro che fra cinque anni il suo giornale sarà ancora stampato, a causa della sfida posta da Internet, ma ha detto di non preoccuparsene affatto. In un'intervista al quotidiano israeliano Haaretz, Arthur Sulzberger - presidente del gruppo editoriale - spiega quali sono le prospettive del Nyt, che da quattro anni registra bilanci in rosso (la settimana scorsa, il gruppo ha dichiarato una perdita di 570 milioni di dollari causata da una sua testata, il Boston Globe).
TRANSIZIONE TRA CARTA E WEB - «Non so davvero se fra cinque anni stamperemo ancora il Times e volete sapere una cosa? Neanche me ne importa», ha detto Sulzberger. «La cosa fondamentale - ha spiegato - è concentrarsi su quale sia il modo migliore per governare la transizione dalla carta stampata a Internet».
UN MILIONE E MEZZO DI VISITATORI AL GIORNO - «Internet è un posto meraviglioso e su questo terreno noi siamo davanti a tutti», ha detto l'editore forte del raddoppio dei lettori del sito web del Nyt, salito al milione e mezzo di visitatori al giorno, contro l'1,1 milioni di abbonati all'edizione cartacea. Sulzberger ha spiegato che il Nyt ha imboccato la strada al termine della quale il gruppo prenderà la decisione di non far più uscire il quotidiano stampato. È un processo che ha portato di recente, ad esempio, a fondere i desk redazionali del giornale stampato e di quello online. È anche un processo, ha spiegato Sulzberger - che deve fare i conti con le resistenze professionali, con la sfida della raccolta pubblicitaria e con le conseguenti pressioni degli inserzionisti, con la concorrenza dell'informazione capillare, incontrollabile, globale e gratuita dei blog, dell'adeguamento alle sempre nuove piattaforme tecnologiche su cui vengono veicolate le notizie.
giovedì, 08 febbraio 2007
Bisogna avere la forza della critica totale, del rifiuto, della denuncia disperata e inutile.
Pier Paolo Pasolini
giovedì, 08 febbraio 2007
Questo pensatore non ha bisogno di nessuno che lo confuti: a ciò basta lui stesso.
Friedrich Nietzsche
giovedì, 08 febbraio 2007
La critica non è una passione del cervello, ma è il cervello della passione.
Karl Marx
mercoledì, 07 febbraio 2007
da: www.corriere.it
WASHINGTON – Se Carl Kruger, un senatore dello stato di New York, l’avrà vinta, nella Grande Mela e a Buffalo, la capitale dello stato, sarà vietato ai pedoni attraversare le strade usando l’i pod parlando al cellulare o giocando con qualsiasi apparecchio elettronico.
Il senatore ha sottoposto al Parlamento statale una legge al riguardo che dovrebbe essere approvata tra breve. “Mi hanno spinto a farlo” ha dichiarato Kruger “le recenti morti di due pedoni nel mio quartiere di Brooklyn. Non prestavano abbastanza attenzione al traffico e sono finiti sotto un’auto a due incroci diversi. Il più giovane aveva solo 23 anni. E’ vero che in casi del genere la colpa non di rado è degli automobilisti, ma troppi pedoni sono incauti, soprattutto i giovani. Come è vietato usare l’ipod, il cellulare ecc guidando, così deve esserlo quando si cammina sulle strisce”.
Che l’uso di dispositivi elettronici portatili da parte dei pedoni sia pericoloso per loro nel traffico cittadino lo ha confermato una ricerca dell’Università del Nuovo Galles del sud in Australia. Due professori, Julie Hatfield e Susanne Murphy, hanno registrato il comportamento di 500 pedoni con i pod e telefonini sulle strisce in pieno traffico. E hanno constatato che quasi tutti camminano più adagio del normale, e che le donne più ancora degli uomini tendono a non guardare se sopravvengono veicoli. L’esito della loro ricerca è stato pubblicato in un saggio ammonitore, “Analisi e prevenzione degli incidenti”.
L’iniziativa del senatore Kruger, resa ieri pubblica nello stato di New York dalla tv Nbc, ha aperto un acceso dibattito tra la popolazione. La tv ha intervistato alcuni giovani. Lance Gordon ha polemicamente sostenuto che il cellulare non lo distrae, e Patricia Lewis si è dimostrata scettica: “Quanti vigili ci vorranno per farla rispettare, uno a ogni incrocio?” ha chiesto. “Gli ipod verranno sequestrati? Le multe saranno sufficientemente elevate?”. Nicole Lake ha obiettato: “Sarebbe più efficace limitare il traffico di auto in città e ridurne la velocità>.
Ennio Caretto
mercoledì, 07 febbraio 2007
| 07.02.07 11:27:55 |
Presidenza del consiglio dei ministri |
Italia |
xxx.xxx.xxx.xxx |
Explorer 6.x |
Windows 2000 |
Dal mio ShinyStat scopro che si sono collegati a Rapporto Confidenziale anche dalla Presidenza del consiglio dei ministri. Troppo onore. Ma che cercavano? E poi è curioso che come sistema operativo hanno ancora Windows 2000. E aggiornatevi, chi aspettate?
mercoledì, 07 febbraio 2007
La critica dei giornali riesce sempre a esprimere in quali rapporti è col critico chi viene criticato.
Karl Kraus
mercoledì, 07 febbraio 2007
Io ormai non penso ad altro che a fare, dacché vedo che nel corso dei millenni non si fa che recensire il già fatto, anche se non è per nulla perfetto; non si fa, in altri termini, che continuare a riferire qualcosa che già c'è.
Johann Wolfgang Goethe
mercoledì, 07 febbraio 2007
È il mestiere del critico adescare il lettore. Caviale, vodka o qualsiasi guazzabuglio di stranezze che stuzzicano la fame o la sete sono perdonabili a un critico. L'unica cosa che non deve fare è saziare.
Ezra Pound
martedì, 06 febbraio 2007
da www.adnkronos.com
Sofia, 6 feb. (Ign) - Alle fermate di Roma i display danno informazioni sulla viabilità, con ritardi e segnalazioni sulle corse degli autobus. A Sofia, in Bulgaria, invece i monitor li usano per proiettare film porno. Sì, proprio pellicole a luci rosse, soft in verità, ma utili - secondo quanto dichiara un portavoce dei trasporti pubblici della capitale- ''a tenere distratta la mente di chi aspetta l'autobus, e a non sentire troppo freddo''. La notizia rilanciata dall'edizione britannica di Metro non sembra sia stata accolta bene da tutti gli abitanti della capitale bulgara. Per alcuni si rischia di distrarre troppo anche gli agenti di sicurezza che sembra siano molto attratti dai video.
martedì, 06 febbraio 2007
Trovo che la maggioranza delle recensioni sia troppo lunga. L'ultima recensione che ho scritto era centododici pagine più lunga del libro. Per la verità, ero così occupato a scrivere la recensione che non sono mai riuscito a leggere il libro.
Groucho Marx
martedì, 06 febbraio 2007
Tra le maggiori scoperte fatte dall'intelligenza umana negli ultimi tempi va annoverata, secondo me, l'arte di giudicare i libri senza averli letti.
Georg Christoph Lichtenberg
martedì, 06 febbraio 2007
I libri che recensiva, li leggeva solo in seguito. Così sapeva già quello che pensava.
Elias Canetti
lunedì, 05 febbraio 2007
Pubblicare un'opera, significa condannarsi a vederla, in un primo tempo, ingiustamente criticata e, in un secondo tempo, plagiata spudoratamente.
Abdelfattah Kilito
lunedì, 05 febbraio 2007
La critica è indulgente con i corvi e si accanisce sulle colombe.
Giovenale
lunedì, 05 febbraio 2007
Non si può criticare ed essere diplomatici allo stesso tempo.
Ezra Pound
domenica, 04 febbraio 2007
da www.repubblica.it
ROMA - "La festa di Sant'Agata non andava fatta. Domani ci saranno i funerali del poliziotto morto ma ci sarà anche la processione della statua. Invece la bara di Raciti doveva essere in chiesa sotto la statua". A dirlo è proprio un catanese, Pippo Baudo, ma come lui la pensano molti altri concittadini di Raciti. Il conduttore contesta la scelta della Curia catanese di tenere lo stesso la festa, sia pure in forma strettamente religiosa, senza fuochi d'artificio e 'candelore' (i tradizionali ceri che ogni anno sfilano per le vie della città insieme alla vara della Santa).
La polemica di Baudo non investe solo la Curia catanese, ma la Chiesa nel suo complesso: "Il dovere della Chiesa è essere vicini ai problemi sociali. Oggi il Papa non ha detto una parola nell'Angelus", ha accusato ancora il conduttore televisivo durante la trasmisione Quelli che il calcio.
D'altra parte a Catania c'è anche chi ritiene giusto che le processioni si svolgano perché così si salvaguarda l'aspetto religioso. Il vescovo Salvatore Gristina ieri aveva convocato il sindaco Umberto Scapagnini e il prefetto Anna Maria Cancellieri per stabilire come modificare l'organizzazione della festa dopo gli incidenti di venerdì. Era anche circolata la voce della sospensione completa dei festeggiamenti, richiesta da molti cittadini e personalità. Poi è prevalsa la linea con cui si è voluto salvaguardare gli aspetti religiosi, abolendo le manifestazioni folkloristiche e gli spettacoli.
Così, una cattedrale gremita all'alba di oggi ha accolto l'uscita del busto reliquiario della santa, migliaia di devoti vestiti con il 'sacco' bianco hanno partecipato alla 'Messa dell'aurora'. Nella sua omelia il vescovo è tornato sugli incidenti di venerdì, definendoli "una vergogna nazionale".
domenica, 04 febbraio 2007
Ogni critico ha tre sorta di avversari: quelli che ha biasimati; quelli che non ha mai nominati; quelli che ha lodato una volta sola, molti anni addietro e che, per quanto s'intenerisca, non riesce più a lodare. Questi sono i più accaniti.
Ugo Ojetti
domenica, 04 febbraio 2007
Qualsiasi commento a un'opera è cattivo o inutile, perché tutto ciò che non è diretto è senza valore.
Emil Cioran
domenica, 04 febbraio 2007
Il crimine supremo di un critico è essere noioso.
Ezra Pound
domenica, 04 febbraio 2007
San Biagio, san Biase, 'o sole p'e case, il sole nelle case. E il sole c'è stato per le case, oggi, e per le strade. E io ho voluto godermelo, con una lunga passeggiata e un pranzo da solo al Centro Antico. Andando anche, per la prima volta, a rendere omaggio a san Biagio e scoprendo un rito che ignoravo e che ha commosso la mia animaccia razionalista e agnostica. Sono le giornate che nascono sotto il segno di Tom Waits ("The Ghosts of Saturday nights"), che dà il suggello, quando da piazza Vittoria vado a sprofondare gli occhi negli sfarfallii del mare, a via Partenope. Quasi calma piatta e azzurro, tanto azzurro da soffocare. Lasciamo perdere tutta la musica che mi entrava nelle orecchie: Vasco Rossi, Max Gazzé e Little Tony, una spada nel cuore. Ferisce più il mare, trafigge occhi e altro. Così giro tutt'attorno alla fontana barocca dell'Immacolatella come uno dei rari nantes, ma da terraferma.
Appunti, appunto. C'è un colpo d'occhio proprio alla fine di via Partenope che consente di tenere in un solo sguardo l'arrivo di via Cesario Console, con la statua di Augusto che punta sul Golfo, in alto la Certosa di San Martino, Palazzo Reale tutt'intero e il Maschio Angioino. In mezzo, per chi sa riconoscerlo, lontano, il tetto verde del monastero di Santa Chiara. In giornate come queste no, nun tengo 'o core scuro scuro. E' uno scorcio migliore (sebbene parziale) di qualsiasi Tavola Strozzi. Bambulé di Alberto Camerini a trasportare tutto nella discesa di via Acton, verso il Molosiglio e le sue giostre in vendita. Le palme, le barche e "se avessi dovuto scegliere tra la vita e la morte, avrei scelto l'America". E' che quando sono al porto per andare al Mandracchio, all'Immacolatella, c'è il botto di Domenico Modugno: "Meraviglioso" ed è un'altra scoperta. Meraviglioso è come la vita di Frank Capra, James Stewart e l'angelo Clarence. Lui ci salva e noi gli facciamo conquistare le ali. Meraviglioso. Un tassista, seduto su una transenna spartitraffico rivolge la faccia al sole, con gli occhi chiusi. Meraviglioso pure lui.
Ho deciso di perdermi tra i vicoletti sopravvissuti allo sventramento tra via Marchese Campodisola, via Marina e il Rettifilo. Lì è già quasi Borgo Orefici, ma i nomi sono di altri mestieri, altri artigiani: via Canestrari, case vecchie, strade chiuse, palazzi recenti di vetro, via degli Scoppettieri, via Chianche alla Loggia. Mi ci butto, mi perdo, verso una piazza Larga, con un crocifisso enorme d'altri tempi e una ruspa che scava e bàsoli divelti e recinti e negozi di astucci, per i clienti degli orefici, suppongo. Una via Marramarra, e all'improvviso, eccola l'epifania che mi avverte della dolce trappola che devo evitare, ecco via Giuseppe Marotta: proprio lui, proprio a lui hanno dedicato questa stradina povera, ad altri hanno dato di più. E c'è qui la casa dove nacque l'erudito Bartolommeo Capasso. Storie di Napoli, tra Ottocento e Novecento, tra epidemie e guerre. Bombardamenti, con i segni ancora in vista, sessant'anni e passa dopo. Dopo. E ti vengo a cercare. Battiato.
Lungo Mezzocannone risalgo con Engelbert Humperdinck. A Man without Love. E fa molto Turturro regista, più che Anna Identici. Siamo ancora lontani. Ma appena a tempo per ricordare san Biagio. Ma il san Biagio che non porta il sole, quello che annuncia il freddo, invece. Con una filastrocca dell'infanzia eseniniana: "Dicette Cannelora a vierno stamme fore, rispunnette san Biase vierno mo' trase, ma dicette 'a vecchia antica: tanne a vierno stamme fore quanno a foglia 'e fico è quanto 'o pere 'e voie". Non traduco, arrangiatevi.
San Domenico Maggiore e la piazza e l'obelisco. Scopro quattro facce: sant'Agnese, san Pio V, beata Margarita e san Vincenzo. Giornata santa e sacra. Non trovo niente a Port'Alba e a piazza Dante, nessun libro da portar via dalle bancarelle. Qualche curiosità, e mi soddisfa solo a sfogliarla. Mi dedico alla prime pagine delle Isole di Grenier. E ritrovo il giovane Albert Camus e l'adolescente che sono stato. Sono seduto su una panchina di pietra vulcanica, tra una nonna con il carrozzino del nipote e una cingalese con il sari. Di fronte c'è McDonald's. Io penso a Tipaza. Torno a Tipaza, al ricordo di Tipaza. Quando ignorai tutto. Cercavo la spiaggia del delitto dello Straniero. Il bagliore assassino. Trovai un'Algeri che si islamizzava e sguardi curiosi dietro le porte della casbah.
Tornando verso i Tribunali ci sono solo le pizze "a libbretto" di Bellini. S'è fatta ora: vado dalla Campagnola a via Tribunali. Ha rimodernato, pulito. Aria più adeguata al turismo, con tavoli nuovi e un pavimento di finto cotto. Ma a quest'ora vedo solo vecchi clienti, giovani fuorisede che non sono potuti rientrare al paese, un brivido anni Settanta. E' rimasto il cartello rosso: "Si è aperto il manicomio". Pasta alla Genovese e carne della Genovese, nu quarto 'e vino russo, melanzane a funghetti (troppo olio, però, ho finito di digerirle solo adesso, e mi si è riaperto lo stomaco e il cervello per scrivere). Sabato napoletano. Fantasmi del sabato del giorno, della notte. E' un perfect day alla Lou Reed. Spengo. Riaccendo.
Ecco san Biagio, perché per San Gregorio, con i pastorai mani in mano e sguardi svagati, scivolo via cercando vaghezze inutili che non siano da presepe. Anche qui non trovo niente. Giù a San Biagio dei Librai. C'è la cappella che fu di Vico, la casa che fu di Vico e, di fronte al venditore di kebab, la chiesa barocca dei Santi Filippo e Giacomo. E' aperta. E' la prima volta che la vedo aperta. O è la prima volta che me ne accorgo. Una mendicante rom sui gradini. Entro. Giro. C'è il busto di san Biagio. Lascio delle monete e accendo un cero. Non prego, invoco forse in silenzio con pensieri che non diventano parole, nemmeno nella mente. Knockin' on heaven's door. Quanto mai azzeccata. Continuo il giro, tra Addolorate e santi che non riconosco. Poi scopro l'acqua di san Biagio. C'è un recipiente di metallo ramato con un rubinetto. Ci sono dei bicchierini di plastica. C'è un canestrello per l'obolo. Lo metto. E porto via una bottiglina sigillata con l'acqua dentro. Fa un po' Lourdes. Ma cedo al sacro. Chiedo a una signora spagnola, bionda, strano, sembra più inglese, chiedo a che serva l'acqua. Lei che vende santini, altra acqua, olio per ungere la gola, medagliette, lei mi guarda come si guarda un profano, e dice che l'acqua è miracolosa. Cosa se ne fa? Ma si beve, che domande. E io l'ho bevuta solo adesso, ma non ho letto la preghierina dietro il santino. Varrà lo stesso? Appena fuori, il segnale. E' il Don Giovanni di Battisti: son santo, m'illumino. A vierno stramme fore o vierno mo' trase? Non lo sa più neanche san Biase. Figuriamoci io, meschino e miscredente.
sabato, 03 febbraio 2007
I manuali di scrittura, i libri di consigli ad aspiranti autori, le lettere di esperti o di scrittori affermati sono da tempo un genere letterario specifico. Per lo più sono esercizi deludenti, anche quando portano la firma dei grandi. Ma perché? Ma perché o hai talento o ciccia. La mancanza di talento non significa che non si sappia scrivere. Al contrario si può saper scrivere benissimo e si può anche imparare a scrivere benissimo, ma questo non significa che si è scrittori, poeti o quello che si vuole. Le scuole di scrittura sono utili. S'imparano tecniche e trucchi. Si impara, quando le scuole sono buone, anche a leggere. Perché bisogna leggere molto per imparare a scrivere. Come per capirne di arte, per avere l'occhio, bisogna vedere, osservare attentamente tante e tante opere d'arte.
Ma per fare lo scrittore ci vuole altro. Un quid inspiegabile che chiamiamo, per sintetizzare, talento. E' qualcosa di inspiegabile il talento, perché non è un dono naturale, ovvero lo è e non lo è. Il talento varia da persona a persona e lo capisci solo quando leggi. Quando lo scrittore ha trasferito dentro di te il suo mondo, le sue emozioni, una piccola parte della sua vita, ti ha fatto vivere un'altra vita. E per fare questo non ci sono tecniche che tengano. E' solo la capacità di comunciare e di stupire, di accarezzare e di prendere a schiaffi. Insomma di saper dire. Di cogliere la sfumatura che attraversa il detto e il non detto e ti fa ritrovare nella pagina o ti ci fa smarrire. Un'altra vita che è la tua, in quel momento.
Potremmo stare qui a parlare per ore e ore, non troveremmo la definizione finale: è come svuotare l'oceano con una ciotola per il latte. E' che volevo solo parlare di un libretto che mi ha incuriosito e che ho letto. S'intitola "Lettera a un giovane scrittore". L'ha scritto una editor francese, Claire DeLannoy (scrittrice anche di suo, però). L'ha pubblicato Ponte alle Grazie. Mi ha incuriosito perché raramente gli editor scrivono manualetti e lettere. Dico subito che non è granché e in gran parte delude pure. Ma, come ho detto, nessuno ha la formula magica per diventare scrittore e se ce l'ha non la va a dire agli altri. La dobbiamo capire leggendo i suoi libri. I consigli che dà la DeLannoy sono quelli che danno tutti. Lei li infarcisce di citazioni prese da grandi e piccoli scrittori e critici. L'idea che ci si fa alla fine è che bisogna dar retta agli editor. Insomma la DeLannoy tira un po' di acqua al suo mulino. E fa bene, perché almeno in Italia quello dell'editor è un mestiere sottovalutato, a torto. L'editor è chi legge con un occhio professionale il manoscritto. La quantità di inediti e editi che ha letto e studiato gli hanno dato la capacità (quando non è un incapace) di capire quanto e come un testo può trasmettere, affascinandolo, al lettore.
Cito un solo passo che trovo centrale. Il vero consiglio. "L'editor si trova spessissimo davanti al troppo: troppe descrizioni, troppo lirismo, troppa bella scrittura, giochi di parole, erudizione, spiegazioni, informazioni, come se l'autore volesse dire tutto, come se quel tutto potesse essere detto. Mentre, al contrario, l'artificio del romanzo è far credere al tutto nominandone soltanto un'infima parte".
sabato, 03 febbraio 2007
L'autore deve chiuder bocca, quando apre bocca la sua opera.
Friedrich Nietzsche
sabato, 03 febbraio 2007
Affidiamo il manoscritto alla mordace critica dei topi.
Karl Marx-Friedrich Engels
sabato, 03 febbraio 2007
I critici devono sapere di più, e scrivere meno.
Ezra Pound
venerdì, 02 febbraio 2007
da www.repubblica.it
BOLZANO - Mezza squadra di calcio dovrà fare il test di paternità: una donna residente in Val Venosta, Alto Adige, ha fatto ricorso ad un avvocato per avere un assegno di mantenimento per il suo bambino. La donna ha chiesto che siano "controllati" anche un paio di assessori comunali.
La vicenda è raccontata oggi dal quotidiano in lingua tedesca di Bolzano "Tageszeitung". Il fatto - scrive il giornale - è avvenuta in un paesino della vallata della cittadina termale di Merano. La giovane donna - che lavora in un bar - dopo avere avuto il figlio ha chiesto il controllo della paternità su una decina di compaesani, fra cui sei calciatori e un noto imprenditore della zona.
venerdì, 02 febbraio 2007
Ogni ingiustizia ci offende quando non ci procuri direttamente alcun profitto.
Luc Clapiers de Vauvenargues
venerdì, 02 febbraio 2007
L'assoluzione del colpevole condanna il giudice.
Publilio Siro
giovedì, 01 febbraio 2007
Ci sono dei libri che inquietano: un po' avviliscono e un altro po' esaltano. "L'ultima copia del 'New York Times'" di Vittorio Sabadin (edito da Donzelli) è tra questi. L'autore è un giornalista della "Stampa" di Torino, anzi è stato il vicedirettore del giornale. Il libro parte dalla profezia di Philip Meyer, uno dei più importanti studiosi di editoria americana: nel 2043 (tra 36 anni, quindi) sarà venduta l'ultima copia cartacea del prestigioso quotidiano newyorchese. Che sarà successo nel frattempo? Di tutto. E molto di quanto già stiamo vivendo in nuce in questi ultimi anni e che stiamo facendo (noi, io e voi) con Internet e i blog. Accadrà che l'informazione, sempre più veloce e istantanea, non correrà più attraverso le rotative, ma, sotto forma di bite, attraverso la Rete. Questo perlomeno nei paesi più industriali e tecnologicamente avanzati (Europa, America del Nord e Giappone). Per chi ha più di quarant'anni è una trasformazione epocale. Per chi produce giornali su carta è una catastrofe, se non si corre ai ripari.
Secondo la documentatissima escursione di Sabadin, i margini di cambiamento e di ripresa esistono: da una parte occorre integrare sempre di più il giornale su carta con quello online che non deve essere (e anche in Italia non è) la banale riproposizione del giornale su carta, o un giornale parallelo fatto in diretta, sempre purtroppo unidirezionale (dal giornalista al lettore). Il giornale online è, comunque, già un prodotto che comunica continuamente con il lettore, attraverso sondaggi, commenti, blog (questi sì, ancora troppo unidirezionali). Ma l'adattamento alla natura della Rete deve essere sempre più forte. Una vera e propria interazione con tutto il web, attraverso la crescita esponenziale e regolata dei link, per esempio, proposti in modo da non produrre dispersione e smarrimento.
C'è un capitolo particolare in questo libro ("La nostra vita in un film") che mette in campo tutte le possibilità, alcune prossime altre remote, attraverso le quali la tecnologia, soprattutto quella della comunicazione tout court, cambierà la nostra vita quotidiana. Sembrano descrizioni alla Philip K. Dick, invece saranno reali e in parte già lo sono. E si moltiplicheranno come una slavina, con l'interazione sempre più stretta tra tv, telefonino, palmari, computer, lettori di file musicali e tutto quanto può essere racchiuso in un unico oggetto intelligente che guiderà le nostre giornate.
Tra le poche speranze per i giornali su carta a pagamento (perché la free press, la stampa gratuita crescerà) c'è quella nell'allungamento della vita. Il quotidiano sarà un prodotto per pensionati. Come lo sarà la tv generalista, che da anni è sempre più ridotta a cialtronesco esercizio di assopimento e involgarimento delle vecchie generazioni.
Breve soundtraks: "Giselle", "Taraf", "La Javanaise" (Richard Galliano), "Wayfaring Stranger/Fly Me To the Moon" (Giant Sand), "Valse de Grand Chemin" (BeauSoleil) e "All is full of Love" (Bjork).
giovedì, 01 febbraio 2007
Dov'è un tribunale è l'iniquità.
Lev Tolstoj
giovedì, 01 febbraio 2007
Quando l'odio diventa codardo, se ne va mascherato in società e si fa chiamare giustizia.
Arthur Schnitzler
giovedì, 01 febbraio 2007
Se il giudizio è giudizio, non è rivoluzionario; se il giudizio è rivoluzionario, non è giudizio.
Salvatore Satta