mercoledì, 31 gennaio 2007

da www.lastampa.it

«Cara Veronica, eccoti le mie scuse. Ero recalcitrante in privato, perchè sono giocoso ma anche orgoglioso. Sfidato in pubblico, la tentazione di cederti è forte. E non le resisto. Siamo insieme da una vita. Tre figli adorabili che hai preparato per l’esistenza con la cura e il rigore amoroso di quella splendida persona che sei, e che sei sempre stata per me dal giorno in cui ci siamo conosciuti e innamorati. Abbiamo fatto insieme più cose belle di quante entrambi siamo disposti a riconoscerne in un periodo di turbolenza e di affanno. Ma finirà, e finirà nella dolcezza come tutte le storie vere. Le mie giornate sono pazzesche, lo sai. Il lavoro, la politica, i problemi, gli spostamenti e gli esami pubblici che non finiscono mai, una vita sotto costante pressione. La responsabilità continua verso gli altri e verso di sè, anche verso una moglie che si ama nella comprensione e nell’incomprensione, verso tutti i figli, tutto questo apre lo spazio alla piccola irresponsabilità di un carattere giocoso e autoironico e spesso irriverente. Ma la tua dignità non c’entra, la custodisco come un bene prezioso nel mio cuore anche quando dalla mia bocca esce la battuta spensierata, il riferimento galante, la bagattella di un momento. Ma proposte di matrimonio, no, credimi, non ne ho fatte mai a nessuno. Scusami dunque, te ne prego, e prendi questa testimonianza pubblica di un orgoglio privato che cede alla tua collera come un atto d’amore. Uno tra tanti. Un grosso bacio Silvio ».

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mercoledì, 31 gennaio 2007

da www.repubblica.it

"Mio marito mi deve pubbliche scuse"

di VERONICA BERLUSCONI


<B>Veronica Berlusconi, lettera a Repubblica<br>"Mio marito mi deve pubbliche scuse"</B> 

Egregio Direttore, con difficoltà vinco la riservatezza che ha contraddistinto il mio modo di essere nel corso dei 27 anni trascorsi accanto ad un uomo pubblico, imprenditore prima e politico illustre poi, qual è mio marito. Ho ritenuto che il mio ruolo dovesse essere circoscritto prevalentemente alla dimensione privata, con lo scopo di portare serenità ed equilibrio nella mia famiglia. Ho affrontato gli inevitabili contrasti e i momenti più dolorosi che un lungo rapporto coniugale comporta con rispetto e discrezione. Ora scrivo per esprimere la mia reazione alle affermazioni svolte da mio marito nel corso della cena di gala che ha seguito la consegna dei Telegatti, dove, rivolgendosi ad alcune delle signore presenti, si è lasciato andare a considerazioni per me inaccettabili: " ... se non fossi già sposato la sposerei subito" "con te andrei ovunque".
Sono affermazioni che interpreto come lesive della mia dignità, affermazioni che per l´età, il ruolo politico e sociale, il contesto familiare (due figli da un primo matrimonio e tre figli dal secondo) della persona da cui provengono, non possono essere ridotte a scherzose esternazioni. A mio marito ed all´uomo pubblico chiedo quindi pubbliche scuse, non avendone ricevute privatamente, e con l´occasione chiedo anche se, come il personaggio di Catherine Dunne, debba considerarmi "La metà di niente". Nel corso del rapporto con mio marito ho scelto di non lasciare spazio al conflitto coniugale, anche quando i suoi comportamenti ne hanno creato i presupposti. Questo per vari motivi: per la serietà e la convinzione con la quale mi sono accostata a un progetto familiare stabile, per la consapevolezza che, in parallelo alla modifica di alcuni equilibri di coppia che il tempo produce, è cresciuta la dimensione pubblica di mio marito, circostanza che ritengo debba incidere sulle scelte individuali, anche con il ridimensionamento, ove necessario, dei desideri personali. Ho sempre considerato le conseguenze che le mie eventuali prese di posizione avrebbero potuto generare a carico di mio marito nella sua dimensione extra familiare e le ricadute che avrebbero potuto esserci sui miei figli.
Questa linea di condotta incontra un unico limite, la mia dignità di donna che deve costituire anche un esempio per i propri figli, diverso in ragione della loro età e del loro sesso. Oggi nei confronti delle mie figlie femmine, ormai adulte, l´esempio di donna capace di tutelare la propria dignità nei rapporti con gli uomini assume un´importanza particolarmente pregnante, almeno tanto quanto l´esempio di madre capace di amore materno che mi dicono rappresento per loro; la difesa della mia dignità di donna ritengo possa aiutare mio figlio maschio a non dimenticare mai di porre tra i suoi valori fondamentali il rispetto per le donne, così che egli possa instaurare con loro rapporti sempre sani ed equilibrati.
RingraziandoLa per avermi consentito attraverso questo spazio di esprimere il mio pensiero, La saluto cordialmente.

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mercoledì, 31 gennaio 2007

La giustizia ti seguirà tardi e zoppicando.

Friedrich Nietzsche 

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mercoledì, 31 gennaio 2007

Quel che v'ha di più orrendo al mondo è la giustizia separata dalla carità.

François Mauriac

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mercoledì, 31 gennaio 2007

Quando noi mettiamo sulla ruota un assassino il problema è di vedere se non commettiamo lo stesso errore del bambino che picchia la sedia contro cui ha urtato.

Georg Christoph Lichtenberg

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martedì, 30 gennaio 2007

Le leve dell'Ingiustizia sono sempre nelle giuste mani.

Stanislaw Jerzy Lec

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martedì, 30 gennaio 2007

Per la maggior parte degli uomini l'amore della giustizia è soltanto paura di patire l'ingiustizia.

François de La Rochefoucauld

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martedì, 30 gennaio 2007

Un colpevole punito è un esempio per la canaglia; un innocente condannato è uno scandalo per tutte le persone oneste.

Jean de La Bruyère

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lunedì, 29 gennaio 2007

Un errore giudiziario è sempre un capolavoro di coerenza.

Daniel Pennac

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lunedì, 29 gennaio 2007

L'ingiustizia ha ancora un avvenire.

Leo Longanesi

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lunedì, 29 gennaio 2007

Il diritto spinto all'eccesso diviene torto, e l'arancia troppo strizzata sprizza umore amaro.

Baltasar Graciàn

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domenica, 28 gennaio 2007

Tutti coloro che studiano conoscono Socrate. Ma chi, tra loro, conosce i giudici che ne celebrarono il processo?

Nagib Mahfuz

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domenica, 28 gennaio 2007

Ciò che conta per l'uomo attivo è che faccia quel che è giusto; se poi anche accada quel che è giusto, è cosa che non lo deve preoccupare.

Johann Wolfgang Goethe

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domenica, 28 gennaio 2007

Il primo castigo è questo: che nessun colpevole trova indulgenza di fronte a se stesso.

Giovenale

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sabato, 27 gennaio 2007

Non snobbo mai i fenomeni di successo. Per questo vado a vedere anche film come "Manuale d'amore 2". Provo a vederli criticamente e, se ci riesco, a divertirmi. Nel caso del film di Giovanni Veronesi, non mi sono divertito (appena qualche scena), ma non ho trovato nemmeno tanti spunti critici, demolitori o analitici. Poca roba che proverò a sintetizzare. Più che altro dettagli che hanno a che fare con l'esterno del film. Il film in sé mi sembra ormai perfettamnete calato del prodotto per bocche buone abituate a quello che quotidianamente gli passa quella grande zizza catodica che è la tv.

1. "Manuale d'amore 2" ha avuto una promozione straordinaria in tv. E questo ha contribuito a determinarne il successo. Il cast del film è passato in tantissimi programmi. E' stata quasi un'invasione degli ultracorpi. I vari protagonisti li abbiamo visti sciolti e variamente accoppiati sui vari divani dei salotti Rai e Mediaset. E con loro abbiamo visto spezzoni del film. Visti e rivisti, ripetuti poi nei trailer pubblicitari. E vedevamo spesso le scene più emblematiche del film, quelle che dovevano far ridere. Viste e riviste a me non facevano più ridere neanche quando le vedevo in tv. Quindi mi ha sconcertato sentire in sala, dove c'era un  pubblico di mezza età, per lo più coppie ultracinquantenni, tante risate proprio nelle scene che s'erano viste di più in tv. Ma come si fa a ridere ancora su battute e gag viste e riviste? Fossero state quelle immortali di Totò, l'avrei capito. Ma quelle di Veronesi mi sembravano delle banalità già la prima volta. Alla centesima non ridi e trattieni appena la voglia di alzarti e andartene.

2. C'è un aspetto positivo. Ed è la volontà, la buona volontà, di far passare in un film di cassetta delle tematiche forti del dibattito civile: in questo caso l'inseminazione artificiale e i pacs. Sono temi trattati in modo dozzinale. Ma in questi film va bene così. Altrimenti non raggiungerebbero (almeno solo come problema e non necessariamente come soluzione) un vasto pubblico. Mi sta bene che se ne parli, anche volgarizzando (o meglio popolarizzando) i nodi problematici. Credo che nella mentalità assopita di molte persone può fare di più una battuta di Fabio Volo o di Antonio Albanese o (altrove) di Lino Banfi, che un dibattito con Rita Levi Montalcini o con Franco Grillini. In calce, mi chiedo: ma perché ambientano le trame di matrimoni gay sempre in Puglia? Accadde per la fiction tv di Banfi e accade in questo film con Rubini ed Albanese. Perché? Forse è un omaggio al presidente Nicki Vendola? Bah.

3. Quello che mi ha scandalizzato molto è l'abbondanza di marchette pubblicitarie che hanno riempito il film. Peggio che in un film di Nino Manfredi degli anni Settanta. Si pubblicizzavano in modo sfacciatamente occulto biancheria intima, magliette, birre, gioielli, compagnie aeree, radio, di tutto. Sembrava di stare a vedere uno spot interrotto ogni tanto dal film. Ma quello che mi ha davvero fatto ridere, più che indignare, è che nel primo episodio c'è una marchetta familiare smaccata. La fidanzata di Riccardo Scamarcio seduta su una panchina legge un libro. Sapete quale? "Caos calmo" di Sandro Verenesi. Hai capito Giovanni? Come se poi il romanzo, che ha vinto anche il premio Strega, avesse bisogno di altra promozione. Pure Veronesi ha famiglia.

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sabato, 27 gennaio 2007

Non confidava in qualche forma di giustizia ufficiale, dato che non ne aveva mai verificato l'esistenza, ma in qualcosa di meglio. Aveva riposto tutte le sue speranze nella legge della giungla.

Peter Hoeg

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categoria:giustizia
sabato, 27 gennaio 2007

Come? Nessun alibi? Allora dev'essere innocente!

Emile Gaboriau

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sabato, 27 gennaio 2007

Fiat iustitia et pereat mundus.

Ferdinando I d'Asburgo

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venerdì, 26 gennaio 2007

Piove sul giusto e piove anche sull'ingiusto; ma sul giusto di più, perché l'ingiusto gli ruba l'ombrello.

Arthur Bloch

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categoria:giustizia
venerdì, 26 gennaio 2007

Quello giudiziario è un potere che ha bisogno di agire in modo silenzioso, efficace e sobrio, che ha bisogno di stare nelle aule dei tribunali e non sulle prime pagine dei giornali. È un potere che funziona quando produce delle sentenze e non solo delle inchieste.

Massimo D'Alema (1997)

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categoria:giustizia
venerdì, 26 gennaio 2007

Di silenzio si nutre la giustizia.

Bonaventura di Bagnoregio

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categoria:giustizia
giovedì, 25 gennaio 2007
Giustizia: il permesso di beccare
un filino più forte
di quanto noi siamo stati beccati.
Wystan Hugo Auden
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giovedì, 25 gennaio 2007

La clemenza vale più della giustizia.

Luc de Clapiers de Vauvenargues

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categoria:giustizia
giovedì, 25 gennaio 2007

Scostiamoci dalla strada della Giustizia. È cieca.

Stanislaw Jerzy Lec

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categoria:giustizia
mercoledì, 24 gennaio 2007

NO_TEXTIt makes no difference now? No, no, cara Diana Ross la differenza c'è. E io confondo. Non fosse altro per lo iodio e la salsedine che dal mare mi offusca gli occhiali. Eccoli i prodromi dell'inverno. Se scendi da via Cesario Console puoi anche immaginare di essere a San Francisco, con Eric Burdon a incitarti a dislocare la mente. Ma il paesaggio appare scandinavo. A riportarti alla realtà,  c'è la puzza dell'immondizia che le onde hanno portato su. Fiéto, casa. E poi dei versi strani, spiazzanti...

Se siete stanchi di vivere, oppure vi siete proprio rotti i coglioni, tra le mogli, gli uffici, le amanti gli incantesimi, il vuoto, le ventiquattrore e le quattro stagioni, se non riuscite davvero più a ridere neanche all'ora del telegiornale, e avete voglia soltanto di perdervi in un vizio, un oblio, una droga, una donna o un peccato mortale, venite con me....

... e via andare. Le onde lunghe che vengono dal profondo. L'acqua diventa marrone. Scogli, gabbiani, un cargo che arranca a metà del golfo. Nuvole scure, a Posillipo hanno già acceso le luci. Un raggio di sole, come una sciabola. E' una Napoli grigia. Niente ori scintillanti, niente rossi sanguigni, niente neri stendardi di lutto. La piazza è alle spalle. Davanti l'orizzonte è scomparso. La voce aspra di Angela McCluskey. La confondo con Macy Gray. E confondo i miei alibi e le tue ragioni. E confondo Napoli con altri paralleli.

Playlist: "It makes no difference now" (Diana Ross), "Krishna Blue" (David Sylvian), "Under African Skies" (Paul Simon), "Pretending" (Eric Clapton), "Rapsodia" (Mia Martini), "British Air Rage" (Finley Quaye), "Can't take my eyes off of you" (Bobby Summer), "San Franciscan Nights" (Eric Burdon), "Se piangi, se ridi" (Bobby Solo), "Il re dei piccioni" (Claudio Lolli), "Long Live I" (Angela McCluskey) e "Linda Mimosa" (Cesaria Evora).

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categoria:napoletana
mercoledì, 24 gennaio 2007

www.repubblica.it

TORINO - Rovistando in casa del vicino, ha preso in mano una macchinetta digitale e si è scattata una foto: una prova schiacciante. Una donna di 69 anni è stata denunciata dai carabinieri a Santena (To) per aver rubato 800 euro a casa del dirimpettaio, un romeno di 30 anni che aveva lasciato la porta aperta.

Dentro l'appartamento, la donna ha trovato i soldi, poi ha notato la macchina fotografica digitale: l'ha involontariamente accesa e ha scattato una foto.

Inconsapevole di quanto appena fatto, è scappata fuori per andare al bar a comprare un Gratta&Vinci, con il quale ha vinto altri 100 euro. Quando il romeno è rientrato si è accorto dell'ammanco e del fatto che la macchina fotografica non si trovava al suo posto.

Ha chiamato i carabinieri e insieme hanno verificato che l'ultima foto in memoria immortalava la sua vicina di casa, riportando data e ora dello scatto. Una prova inconfutabile, con la quale hanno contestato il furto alla vicina. L'anziana ha ammesso, gli ha restituito gli 800 euro, ma ha voluto tenersi i cento euro del Gratta & Vinci.

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categoria:notizie
mercoledì, 24 gennaio 2007

Ryszard-Kapuscinski_h

L'ho scoperto solo questa mattina, all'improvviso. Ho scoperto che è morto Ryszard Kapuscinski. E' come se fosse morto un mio caro amico, anche se l'ho intravisto soltanto una sera a Napoli. Una stretta di mano e un sorriso. Ma Kapuscinski è stato uno dei più grandi giornalisti e uno dei più originali narratori del Novecento. Con il suo occhio umano e assoluto sul mondo e soprattutto sul cosiddetto Terzo Mondo ha visto più di qualunque analista politico. E ce l'ha raccontato come storie di uomini, foss'anche i più terribili o insignificanti tra gli uomini. "I migliori occhi di un giornalista sono i suoi piedi" diceva. Per capire devi andare, insomma. E lui è andato.

Proprio qualche giorno fa avevo letto "Lapidarium" e stavo per leggere "Autoritratto di un reporter", la sua autobiografia fatta di spezzoni. Ho amato e amo il suo "Ebano", ma anche "La prima guerra del football e altre guerre dei poveri", e tutti gli altri con lo straordinario "In viaggio con Erodoto".

In testa ho ora solo una sua frase: "Il Sahara. Quei ritmi lenti, perduti. Il sole incandescente, il gelo notturno. E' un cielo che non ho mai più rivisto".

Che la terra infinita che hai percorso ti sia lieve.

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categoria:addii
mercoledì, 24 gennaio 2007

Senza linguaggio non esiste la società; senza società non esiste il linguaggio. Questo è uno dei grandi enigmi della storia umana. O meglio: l'enigma.

Octavio Paz

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categoria:linguaggio
mercoledì, 24 gennaio 2007

Dovevano, egli pensò, le parole fondersi sulla sua lingua prima ancora che le pronunciasse, quasi che il fuoco divorante della pazzia ne sciogliesse, come cera, le forme, amalgamandole in una materia oratoria molle, sfuggente e indistinta.

Alberto Moravia

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categoria:linguaggio
mercoledì, 24 gennaio 2007

Chi non perdona al linguaggio non perdona alla cosa.

Karl Kraus

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categoria:linguaggio
martedì, 23 gennaio 2007
Vento freddo, ma non gelido, per ora. Pioggia non tempestosa, fino a questo momento. Freddo, ma che non spezza le ossa. Sta finalmente arrivando il generale Inverno, o almeno un capitano. Lo ingannerò con un aglianico beneventano.
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categoria:attese
martedì, 23 gennaio 2007

da www.corriere.it

PARIGI - Gli amanti della «Haute Cuisine» francese storceranno il naso e lo accuseranno di aver tradito la centenaria tradizione culinaria transalpina. Ma sembra che l'ottantenne Paul Bocuse, il più grande chef francese contemporaneo non cambierà idea: «L'imperatore della cucina francese» aprirà nei prossimi dodici mesi un ristorante-fast food nei pressi di Lione dove i piatti principali non saranno quelli dell'antica gastronomia gallica, ma assomiglieranno a quelli presenti nei moderni fast-food.

CHEF - Bocuse dopo aver difeso per decenni la gastronomia francese, ha lasciato interdetti i più famosi intenditori culinari e ha deciso che il suo prossimo esperimento sarà portato avanti nei pressi della sua città natale, Lione. «Non è stanco di proporre paradossi» afferma Le Figaro, il quotidiano francese che ha diffuso la notizia. Secondo il prestigioso giornale transalpino la decisione sarebbe stata presa poco prima del «Bocuse d'Or», una famosa competizione internazionale di cucina, che prende il nome proprio dall'imperatore della cucina francese e che si tiene proprio a Lione.

TRE STELLE MICHELIN - Lo chef che da anni ha conquistato le tre stelle Michelin è figlio d'arte: i suoi antenati avevano un ristorante nella cittadina di Collonges, alle porte di Lione dal 1765: nel suo nuovo locale, oltre ai sandwich al prosciutto saranno offerte zuppe di legumi, piatti caldi e dessert che costeranno tra i 6 e i 12 euro. Bocuse sottolinea che anche in questo «fast-food» saranno privilegiati gli ingredienti migliori e i francesi potranno notare la differenza che c'è tra i cibi offerti dal McDonald e quelli forniti da un abile chef.

CIBI - Il pane sarà cucinato in una panetteria dietro al fast food e i panini saranno ripieni di carne di manzo della Borgogna, di spezzatino d'agnello con insalata e di carne di vitello con salsa bianca. «Sarà un self-service» dice Jean Fleury, direttore delle brasserie del gruppo di Bocuse a Lione. «Il nostro motto sarà: qualità, semplicità, efficienza».

COSTI - Un pranzo in una delle brasserie di proprietà del famoso chef come «L’Auberge du Pont de Collonges» ha tuttavia prezzi molto diversi e costa minimo 150 euro. Però adesso, lo chef che è stato votato dai francesi il più grande cuoco del XX secolo ha ritenuto giusto deliziare anche i palati meno facoltosi: «Oggi le persone vogliono mangiare velocemente e senza rischi per la propria salute» continua il direttore Fleury. «Lo scopo del nuovo locale è proprio questo: offrire un buon sandwich con burro e prosciutto e un gradevole caffe a prezzi modesti». Il nuovo locale dovrebbe costerà due milioni di euro. Lo stesso direttore Fleury, nonostante il prestigio internazionale di Bocuse, ammette che si tratta di un grosso rischio: «Nel mondo dei fast food l'immagine di Bocuse potrebbe essere molto positiva, ma allo stesso tempo potrebbe anche diventare dannosa». Ma lo chef è un amante del rischio: dopo aver aperto quattro brasserie a Lione, quest'anno è in procinto di aprire altri quattro locali in Giappone, uno dei quali nel «National Art Centre» di Tokio

Francesco Tortora
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categoria:piaceri, notizie
martedì, 23 gennaio 2007

Il linguaggio è una parte del nostro organismo, né meno complicata di questo.

Ludwig Wittgenstein

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categoria:linguaggio
martedì, 23 gennaio 2007

L'universo dei segni diventa l'unica realtà esistente e con essa dobbiamo fare i conti. Ma allora non saranno le esperienze vissute ma ancora i giuochi e le sperimentazioni linguistiche il tema stesso della nostra letteratura.

Angelo Guglielmi

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categoria:linguaggio
martedì, 23 gennaio 2007

Anche un discorso confuso rinforza una debole lingua.

Gibran Kahlil Gibran

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categoria:linguaggio
lunedì, 22 gennaio 2007

Lo so, è colpa mia. Sono io che non capisco. La mia modesta intelligenza mi esclude dai piaceri che i veri cinefili sanno godersi dall'alto delle loro esimie menti. Sì, sono un idiota, perché a me "Il grande capo" di Lars von Trier non ha fatto ridere, anche se ero andato ben disposto e ben preparato. Non mi ha neanche riempito di meraviglia per la straordinaria capacità di destrutturare brechtianamente la commedia mentre la si mette in scena (roba che aveva abboffato la guallera già quarant'anni fa), nel mostrarne i meccanismi distruggendo il velo di Maya della risata. Non mi sono alzato e non sono andato via come ha fatto una quindicina di persone (qualcuno smadonnando platealmente) dalla sala del fighissimo Filangieri dell'omonima borghesissima via napoletana (insomma non era pubblico di Scampia).  In sala ho sentito delle stentate risatelle che volevano evolversi in sonore spanciate, ma proprio non c'era materia. Io sono rimasto perché sono un masochista alla Totò nella celebre gag di Pasquale: "Vediamo questo dove vuole arrivare". Ebbene non arriva da nessuna parte, almeno per i fessi come me. Gli altri o sono dei geni, o sono come il popolo della favola dei vestiti nuovi dell'imperatore, quelli che dicono che il re non è nudo per non passare per imbecilli.

Di von Trier ho visto quasi tutto, ho provato a vedere quasi tutto. "Dogville" che pure mi attizzava per la Kidman, l'ho visto in gran parte ad occhi chiusi. Degli altri taccio, per non sembrare ancora più coglione di quanto sono realmente. Salvo solo "Il regno", nato per la tv e aiutato dalle necessità televisive, quindi comprensibile.

Già me li vedo i laudatores del genio fin troppo compreso (nel suo ruolo di genio, ovviamente) a gridare alle straordinarie capacità tecniche (ovvero l'uso di una cinepresa automatica che inquadrava quello che gli pareva e tagliava quasi sempre le teste degli attori a metà), capacità che a me sembrano una burla. Fatto una volta poi basta, abbiamo capito. Siamo idioti ma fino a un certo punto. E poi il montaggio tagliuzzato che fa molto pellicola amatoriale e tutte le sciocchezze finto-destrutturanti. Caro Lars vuoi fare il cinema? E fa' il cinema. Vuoi fare una commedia? E fa' una commedia. Non pretendere di divertirci quando ti diverti solo tu.

p. s. Non ho mai visto uno dei film pornografici che produce von Trier. Sarei curioso di vederne. Lì, se non appaghi le aspettative del pubblico quello ti fotte.  

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categoria:cinema
lunedì, 22 gennaio 2007

Restare fedeli ai nomi è la più sicura salvaguardia della proprietà delle cose.

Tertulliano

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categoria:linguaggio
lunedì, 22 gennaio 2007

I nomi propri designano delle forze, degli avvenimenti, dei movimenti o delle cose in movimento, dei venti, dei tifoni, delle malattie, dei luoghi e dei momenti, ancora prima di designare delle persone. I verbi all'infinito designano un divenire o degli avvenimenti che oltrepassano i modi e i tempi. Le date non rinviano a un calendario unico omogeneo, ma a degli spazi-tempo che devono cambiare ogni volta... Tuttavia ciò costituisce delle connessioni-denunce: Lupi mannari pullulare 1730.

Gilles Deleuze

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categoria:linguaggio
lunedì, 22 gennaio 2007

Se si avesse un dizionario delle lingue selvagge, vi si troverebbero i resti di una lingua anteriore, parlata da un popolo illuminato, e quand'anche non li trovassimo, ne risulterebbe solamente che la degradazione è giunta al punto di cancellare queste ultime vestigia.

Joseph de Maistre

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categoria:linguaggio
domenica, 21 gennaio 2007

E' molto più arduo comunicare nel linguaggio comune di tutti i giorni che in un linguaggio tecnico; quest'affermazione può suonare paradossale, ma credo che la lingua delle nostre quotidiane conversazioni, così piena di ambiguità e di sfumature, crei delle difficoltà di comunicazione molto più spesso di quanto non si supponga, e questo anche perché, per riuscire a capirsi completamente, chi parla e chi ascolta devono potersi basare su un retaggio di esperienze comuni.

Kenzaburo Oe

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categoria:linguaggio
domenica, 21 gennaio 2007

Il vero poeta sa che le parole al loro livello più profondo sono irrilevanti per la sua esperienza che è ricordare se stesso, cosicché in realtà egli fa una violenza al linguaggio forando il naso delle parole; vi inserisce quindi un anello da maiale e le guida per mezzo di questo nelle realtà della sua esperienza ricordata. Se i poeti sono gli atleti dell'extraverbale, altrettanto lo sono molti individui definiti schizofrenici. Così giochiamo con le parole perché altrimenti saranno esse a prendersi gioco di noi.

David Cooper

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categoria:linguaggio
domenica, 21 gennaio 2007

Il linguaggio è uno specchio della mente in un senso profondo e significativo; è un prodotto dell'intelligenza umana, ricreato "ex-novo" in ogni individuo mediante operazioni che si situano ben oltre il limite della volontà e della consapevolezza.

Noam Chomsky

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categoria:linguaggio
sabato, 20 gennaio 2007
Sapessi com'è strano bloggare da un Internet Point dalla propria città. In una mezz'ora di prova. Una cioccolata calda, accanto alla tastiera. Muzak nelle orecchie. Mentre si aspetta. Un po' di tempo sospeso. E in questo tempo, come un laccio, la tentazione e l'abitudine diventan cosa sola. Sacrifice.
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categoria:sospensioni
sabato, 20 gennaio 2007

Il professore di lingue morte si suicidò per parlare le lingue che sapeva.

Leo Longanesi

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categoria:linguaggio
sabato, 20 gennaio 2007

I libri grossi erano nel baule, ammucchiati l'uno sull'altro, moltitudine infinita di caratteri arabi che aspettavano di portarmi con loro e rivelarmi arcani segreti, perché soltanto i caratteri arabi conoscevano le vie del mistero, come le formiche tutti i buchi e le fessure del terreno.
"Nonno, sai leggere le formiche?"
Lui rideva dolcemente, poi mi accarezzava i capelli spettinati. "No, bambino mio, quelle non si leggono."
"E perché? Quando sono tante insieme sembrano proprio caratteri turchi."
"E' soltanto un'impressione."
"Ma io le ho viste", insistevo un'ultima volta.
Davo allora una tirata alla sigaretta chiedendomi a qual fine le formiche fossero state create, se non le si poteva leggere come libri.

Ismail Kadaré

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categoria:linguaggio
sabato, 20 gennaio 2007

Il linguaggio ha questa facoltà di negare, di trascurare, di dissociare il reale: scritta, la merda non ha odore.

Roland Barthes

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venerdì, 19 gennaio 2007

I vichinghi nostri antenati sono arrivati in America prima di Cristoforo Colombo, ma se ne sono andati subito. Per fortuna di tutti: sennò oggi il mondo intero parlerebbe islandese, che è una lingua molto complicata e molto difficile.

Vigdis Fonnbogadottir

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venerdì, 19 gennaio 2007

Il tedesco è la lingua che si parla con i cavalli, l'italiano con i bambini, il francese con le dame. Ma lo spagnolo è la lingua che si parla con Dio.

Attribuita a Carlo V d'Asburgo

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venerdì, 19 gennaio 2007

La lingua è la patria.

Corrado Alvaro

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categoria:linguaggio
giovedì, 18 gennaio 2007

La scrittura è essenzialmente una tecnica per trasferire le parole e le frasi di una lingua dalla sostanza in cui esse vengono normalmente "realizzate" a una sostanza secondaria di natura visibile.

John Lyons

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giovedì, 18 gennaio 2007

E' un errore pensare il parlato come un abbozzo dello scritto e lo scritto come una versione rifinita del parlato. Ci sono di mezzo i diaframmi di molte prescrizioni e censure.

Giulio Cesare Argan

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giovedì, 18 gennaio 2007

La diversità delle lingue spezza il vincolo tra suono e senso, attentando così all'unità dello spirito.

Octavio Paz

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categoria:linguaggio
mercoledì, 17 gennaio 2007

Soltanto l'esistenza di non-testi permette di individuare, sul suo sfondo, un insieme di testi. I testi sono ciò che viene introdotto nella memoria collettiva della cultura, ciò ch'è soggetto a conservazione. Ne deriva che la lingua dei testi dipende sempre dal meccanismo memorizzato. In una società prealfabetica, essa esigeva delle limitazioni supplementari di tipo mnemonico, avvicinandosi evidentemente alla struttura della poesia, dei proverbi, degli aforismi. Il sorgere della scrittura fece sì che la lingua dei testi venisse a identificarsi col discorso scritto, e quella dei non testi, del discorso orale. Il discorso scritto è discreto e lineare. Il discorso orale tende a una struttura non dis-creta, al continuum. Esso si allontana dalle costruzioni logiche, per accostarsi a quelle iconiche e mitologiche.

Yuri Lotman

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categoria:linguaggio
mercoledì, 17 gennaio 2007

Tutto ciò che è fatto dagli uomini, anche i loro crimini, dice. Siamo condannati a emettere senza sosta senso. Siamo linguaggi.

Octavio Paz

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categoria:linguaggio
mercoledì, 17 gennaio 2007

Finché la lingua esita sulla sua stessa struttura, una morale del linguaggio è impossibile; la scrittura compare soltanto nel momento in cui la lingua costituita e nazionale diventa una specie di negatività, un orizzonte che separa ciò che è proibito da ciò che è lecito, senza più indagare sulle origini o le giustificazioni di questo tabù.

Roland Barthes

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categoria:linguaggio
martedì, 16 gennaio 2007
Urta,
urta per sempre.
Nell'insidia della soglia.
Contro la porta, sigillata,
contro la frase, vuota.
Nel ferro, ridestando
solo queste parole, il ferro.
Nel linguaggio, nero.
Yves Bonnefoy
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categoria:poesia, linguaggio
martedì, 16 gennaio 2007

Parlare una lingua straniera, comprenderla, tradurla nella propria, è restaurare l'unità dell'inizio.

Octavio Paz

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categoria:linguaggio
martedì, 16 gennaio 2007

Tanti linguaggi quanti sono i desideri: affermazione utopica in quanto ancora nessuna società è pronta ad ammettere che vi siano più desideri.

Roland Barthes

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categoria:linguaggio
lunedì, 15 gennaio 2007

Non soltanto il diavolo e i vampiri non esistono se non nelle parole, ma per di più il linguaggio solo consente di concepire ciò che è sempre assente: il soprannaturale.

Tzvetan Todorov

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categoria:diavolo
domenica, 14 gennaio 2007


MILANO
- I saldi oltre che una miniera d'oro per i negozianti possono rivelarsi anche un «boomerang». Accade quando la ressa è talmente tanta che qualcuno può approfittarsene e far sparire della merce senza passare dalla cassa. Fin qui nulla di nuovo. La notizia però c'è, perchè in questo caso non è stato rubato un oggettino qualunque bensì una pelliccia di astrakan firmata Versace del valore di ben 17mila euro. Un «colpo» a regola d'arte, portato a compimento in via Montenapoleone, tempio del lusso e delle spese folli (anche in tempi di saldi). Nella boutique Versace la direttrice e i commessi si sono accorti del furto poco prima della chiusura. La pelliccia esposta su un manichino al secondo piano era sparita nonostante la presenza di uomini della sicurezza. La sequenza di immagini riprese dalle telecamere testimoniano la dinamica del «colpo»: circa due ore prima un uomo e una donna sui 35 anni e vestiti in modo sportivo (si ipotizza che siano russi), hanno sfilato dal manichino la pelliccia, priva della placca antitaccheggio. L'hanno velocemente ripiegata e infilata in una busta da shopping, per poi uscire dal negozio facendo finta di nulla. Probabilmente con un bel sorriso stampato in faccia, ma quando ci sono i saldi chi non è felice?


Tanto di cappello alla coppia di ladri. Hanno gusto, oltre che essere abili
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categoria:notizie
domenica, 14 gennaio 2007

ALL102_-E l'India par che dorma. Invece è sveglia. Non si dorme mai.

C'è sempre qualcuno che veglia. In un tugurio o in una capanna o in una tenda o sotto un cartone all'addiaccio.

Altri fiori verranno, a te, India. Echi. Si cerca l'altrove. Qualcuno lo cerca. Pochi lo trovano. Settanta milioni di indiani in sei settimane andranno a purificarsi nel Gange. Lo fanno, da secoli e secoli, saecula saeculorum, ogni sei anni.

Altri fiori verranno. Non li coglierò.

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categoria:lampi
domenica, 14 gennaio 2007

Ammettiamo pure che il diavolo sia il padre delle mosche. Però Dio rimane il loro nonno.

Rudolf Alexander Schroder

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domenica, 14 gennaio 2007

Tutto ciò che noi sappiamo lo dobbiamo a Satana e alle sue mele di contrabbando.

Henry Louis Mencken

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categoria:diavolo
domenica, 14 gennaio 2007

Il modo migliore per scacciare il diavolo, se non vuol cedere ai testi della Scrittura, è di deriderlo e insultarlo, poiché egli non può sopportare la beffa.

Martin Lutero

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categoria:diavolo
sabato, 13 gennaio 2007

Il diavolo può fare brutti scherzi al genio, trascura gli imbecilli.

Leonardo Sinisgalli

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sabato, 13 gennaio 2007

Che succede del diavolo quando smette di credere in Dio?

Stanislaw Jerzy Lec

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categoria:diavolo
sabato, 13 gennaio 2007

Il diavolo è un ottimista se crede di poter peggiorare gli uomini.

Karl Kraus

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categoria:diavolo
venerdì, 12 gennaio 2007

Ci sono dei libri che fanno capire più di altri la degenerazione dei gusti letterari. Ci sono dei libri che hanno un successo straordinario e spiegabile sono con l'esistenza di una larga, troppo larga, fetta di lettori di bocca buona, educati dalla fiction tv e che confondono il maresciallo Rocca con Hammett. E che forse andrebbero rieducati a colpi di Maigret. Solo così riesco a spiegarmi come "Testimone inconsapevole" di Gianrico Carofiglio possa essere diventanto un best seller. E questo sarebbe un legal thriller? Ma dico: i lettori che l'hanno comprato, ma pure lui che l'ha scritto, l'ha mai letti Grisham o Scott Turow? Se l'ha fatto è ancora peggio.
"Testimone inconsapevole" è un libro inconsistente sia a livello di genere, che di trama e di scrittura. Sembra la sceneggiatura non riuscita di una fiction tv. E' meglio "La Squadra", c'è più tensione e più letteratura. Carofiglio la tira per le lunghe, per oltre trecento pagine, riducendo la parte legal thriller a un dibattituccio finale, striminzito e molto al di sotto di certe frettolose ricostruzioni giornalistiche. Del protagonista, l'avvocato Guerrieri, veniamo a sapere tanti fatti completamente inutili e raccontati a casaccio. Ogni regola letteraria, anche e soprattutto per i libri di genere, impone che tutto quanto appaia nel racconto abbia una sua necessità, di trama, di stile, di caratterizzazione dei personaggi. Ci sono pagine e pagine divagatorie che si dimenticano appena lette. Rapporti familiari che possono essere spiegati con una frase. Depressioni che finiscono come sono cominciate e non servono a informare su certi sviluppi della trama, solo a creare sfriddo, residui. Cenette con ex alcoliste, molto bone, ma che non portano a nulla. Incontri con vecchi amici che non hanno nessun significato. Ma perché ce li ha raccontati? A che servono? Che ce ne fotte?
La vicenda processuale è striminzita, del delitto sappiamo poco e alla fine non conosciamo neanche il nome del colpevole. Già da quando comincia il processo si capisce che il senegalese accusato verrà assolto. Allora ti aspetti un colpo di scena. Macché, tutto si riduce a una frasetta di Einstein sulla teoria che determina ciò che osserviamo. Basta questo a far scansare l'ergastolo a un poveretto accusato di aver ucciso, e forse violentato, un bambino di nove anni. Ma andiamo, ma andiamo. E che cos'è 'sta robetta tirata via con qualche notizia sui gusti gastronomici, letterari e musicali del protagonista?
Ed è meglio tralasciare la lingua. E' di una piattezza sconcertante. La scelta stilistica senza fronzoli poteva essere un atout, visto che oggi tutti scrivono mescolando slang e dialetti, poteva, ma per conquistare con la semplicità devi aver letto molto, molto Simenon (tanto per puntare in alto) o Beckett (per puntare all'inarrivabile). Conquistato dai tanti giudizi entusiasti, avevo comprato tutt'e tre i romanzi della Sellerio, ma non so se leggerò gli altri due. Uno basta.

Poi leggo da "Lapidarium" di Kapuscinski (che ho appena cominciato): "Ormai non si scrivono più libri. Tutti vogliono scrivere un best seller".

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categoria:letture
venerdì, 12 gennaio 2007

E' molto stupido che la civiltà moderna abbia smesso di credere nel diavolo, quando il diavolo è l'unica spiegazione della civiltà moderna.

Ronald Knox

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venerdì, 12 gennaio 2007

Io odio e temo i serpenti perché, se guardate negli occhi di un qualsiasi serpente, vedrete che sa tutto, e anche più, del mistero della caduta dell'uomo e che sente tutto il disprezzo che il diavolo sentì quando Adamo fu cacciato dall'Eden.

Rudyard Kipling

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categoria:diavolo
venerdì, 12 gennaio 2007

Dio fece il cibo, ma certo il diavolo fece i cuochi.

James Joyce

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giovedì, 11 gennaio 2007

FAUST: Dunque tu chi sei?
MEFISTEFOLE: Una parte di quelle forze che vuole costantemente il Male e opera costantemente il Bene.

Johann Wolfgang Goethe

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giovedì, 11 gennaio 2007

L'abilità di Satana nel mondo è quella di indurre gli uomini a negare la sua esistenza in nome del razionalismo.

Giovanni Paolo II

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giovedì, 11 gennaio 2007

Così i diavoli che tormentavano tanto i santi cristiani non erano altro che gli impulsi sensibili della natura umana conculcati dall'ideale cristiano della perfezione morale, e che, così repressi, potevano solo farsi avanti nelle forme più orribili e contrarie alla natura.

Ludwig Feuerbach

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mercoledì, 10 gennaio 2007

Il Diavolo ha reso tali servizi alla Chiesa, che io mi meraviglio com'esso non sia ancora stato canonizzato per santo.

Carlo Dossi

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mercoledì, 10 gennaio 2007

L'Inferno - esatto quanto un verbale. Il Purgatorio - falso come ogni allusione al Cielo. Il Paradiso - sfoggio di invenzioni e insulsaggini. La Trilogia di Dante è la maggiore riabilitazione del Diavolo che un cristiano abbia intrapreso.

Emil Cioran

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mercoledì, 10 gennaio 2007

Dobbiamo ricordarci che anche Satana ha i suoi miracoli.

Italo Calvino

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martedì, 09 gennaio 2007

Sta albeggiando, ora che sto cominciando a scrivere. A gennaio albeggia tardi, quando sono già sveglio, per necessità familiari, da un po'. Albeggia e trovo due inviti due e pure contemporanei (da Jaero e da Vulcanica) a partecipare al gioco del libro più vicino. Lo accetto con due deroghe. La prima è quella di scartare il libro che ho più vicino. Scelgo quello che ho di fronte, nella libreria di fronte, quando alzo lo sguardo. Ed è "L'Adone" del cavalier Giovan Battista Marino. La seconda deroga è che, dopo aver saltato le prime cinque frasi, trascriverò non tre frasi, come impone il gioco, ma quattro, perché sembrano, per magica coincidenza, allineate al reale.

Ala neve colà la fiamma cede,
qui la grana col latte inun si vede.
D'un nobil quadro di diamante altera
la fronte e chiara alpar del ciel lampeggia.
Quivi Amor si trastulla e quindi impera
quasi in sublime e spaziosa reggia.
Gli albori l'alba, i raggi ogni altra sfera
da lei sol prende, e 'n lei sol si vagheggia,
il cui cristallo limpido riluce
d'una serena e temperata luce.

Le regole del gioco cercatele altrove. E accontentatevi della meraviglia (che del poeta è il fin). Come sempre, per questi giochi, non passo il testimone a nessuno.

Il cielo è chiaro.

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martedì, 09 gennaio 2007

E' sempre più difficile vendere l'anima al Diavolo, per eccesso di offerta.

Carlos Drummond de Andrade

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martedì, 09 gennaio 2007

And Satan hates mee, yet is loth to lose mee.

John Donne

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martedì, 09 gennaio 2007

Un'argomentazione a favore del diavolo: bisogna ricordare che noi abbiamo sentito soltanto una versione della storia. Dio ha scritto tutti i libri.

Samuel Butler

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lunedì, 08 gennaio 2007

Il diavolo è un uomo piccolo, il collo magro, il viso emaciato, occhi nerissimi, la fronte rugosa, narici sottili, bocca prominente, labbra grosse, denti di cane, orecchie a punta, petto gonfio, una gobba sul dorso, le natiche frementi.

Monaco borgognone del secolo XII

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categoria:diavolo
lunedì, 08 gennaio 2007

Il diavolo è un omiciattolo con il naso adunco, la fronte cornuta e due piedi di capra.

San Girolamo

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lunedì, 08 gennaio 2007

Penso che il diavolo non esiste, ma l'ha creato l'uomo, l'ha creato a sua immagine e somiglianza.

Fedor Dostoevskij

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domenica, 07 gennaio 2007

Ora che l'Epifania tutte le feste ha portato via posso aprire il dibattito, senza correre il rischio che il boccone vi vada di traverso e annozzi in gola. Allora, tralasciando la predilezione genetica e sciovinista per gli struffoli, devo dire che tra pandoro e panettone preferisco di gran lunga il secondo. Per una serie ampia di motivi che proverò a sintetizzare.

Innanzitutto io sono solito scartare, dopo un'iniziale curiosità che mi porta ad assaggiare tutto, non si sa mai, tutte le forme ibride di panettoni al cioccolato, al limoncello, alle creme varie. Mi concentro sul panettone. E sulla dicotomia insuperabile che distingue un panettonaro da un pandorista. Il pandoro è solo dolce. Semplice e annozzante, cioè, per dirla in tosco, si blocca in gola, necessita di un sforzo per farlo scendere giù o di qualche bevanda che aiuti il deflusso. E poi che cos'è 'sto pandoro? Acqua, farina, uova, zucchero e altro che non ricordo. Non li faccio io e non leggo mai le etichette con gli ingredienti. Tutti quei nomi di sostanze apparentemente innocue potrebbero mettermi l'ansia. Unico decoro per il pandoro, che tra l'altro ha quella forma un po' gotica e pretenziosa, con l'ampiezza delle fette già prestabilita, l'unico decoro è lo zucchero a velo. Insomma il pandoro non arrapa. E' pulito, signorile, piccolo-borghese, apparentemente, solo apparentemente, meno calorico. E' patinato. E' come quelle donne nude (o anche vestite) perfette, ma così perfette che non te lo fanno arrizzare, non ti arrapano. Non hanno personalità. Sono solo forma.

Potrei cavarmela dicendo che il panettone è tutto il contrario di quello che ho scritto per il pandoro. Ma qualche complimento a 'sto signore padano lo devo pur fare. Del panettone a me piace proprio quello che tutti i fautori del pandoro sembrano schifare: i canditi e l'uva passa. Ma anche l'impasto più grossolano del panettone  è un atout da non sottovalutare. Poi non ha la linea del taglio già tracciata. Puoi anche afferrarne una parte e strapparla come fosse un cosciotto di pollo. Hai meno remore. Si slifaccia pure meglio. E  tra i denti l'uvetta e i pezzetti di frutta candita rendono la masticazione più varia. Non annozza, o perlomeno annozza di meno. Se lo inzuppate nel latte si sfrantumma tutto che è un piacere infantile per le cose un po' 'nzevate, pasticciate, che colano. Anche la sua natura più tonda, tozza, con una capigliatura crespa è più naturale. Rende fraterni. Tutti abbiamo i nostri difetti. Il panettone ce li rende piacevoli, li condive con noi.

E poi per un napoletano un dolce che viene da Verona ha qualcosa di insopportabile. Perché non solo Giulietta è na zoccola, ma pure 'o pandoro è na zoza.

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categoria:piaceri
domenica, 07 gennaio 2007

"Diavolo, vado bene di qui per l'Inferno?". "Sì, sempre storto".

Ennio Flaiano

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domenica, 07 gennaio 2007

All'inferno il diavolo è un eroe positivo.

Stanislaw Jerzy Lec

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categoria:diavolo
domenica, 07 gennaio 2007

Decisamente, il Diavolo fa il gioco dei santi e non è estraneo alla loro aureola. Che umiliazione per noi aver patteggiato con Diavolo in pura perdita!

Emil Cioran

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categoria:diavolo
sabato, 06 gennaio 2007

C'è un magnifico sole, oggi. Dopo la pioggia di ieri. Ma ho un bel libro da leggere, da finire di leggere. Vorrei godermi questo sole. Come ieri non ho fatto passare invano la pioggia. Ho visto un giardino medievale, pieno di erbe e piante. Ma spoglio e con molta acqua che scorreva rassicurante. Una tisana alle radici. Un pranzo da briganti. Una lunga chiacchierata, accompagnata da caffé e limoncello, con amici ritrovati. Ieri.

Oggi, quel triangolo di mare che la finestra mi concede è illuminato e sembra un lampo abbagliante e inesuaribile.

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categoria:sospensioni
sabato, 06 gennaio 2007

E' difficilissimo sedurre un imbecille, disse il diavolo. Non capisce le mie tentazioni.

Paul Valery

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sabato, 06 gennaio 2007

I diavoli si dividono in angeli decaduti e in gente che ha fatto carriera.

Stanislaw Jerzy Lec

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categoria:diavolo
sabato, 06 gennaio 2007

Per credere nella realtà della salvezza bisogna innanzitutto credere in quella della caduta: ogni atto religioso inizia con la percezione dell'inferno, materia prima della fede; soltanto "dopo" viene il cielo, a mo' di correttivo e di consolazione: un lusso, una superfetazione, un accidente richiesto dal nostro gusto di equilibrio e simmetria. Il Diavolo soltanto è "necessario".

Emil Cioran

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venerdì, 05 gennaio 2007

Una cosa non è necessariamente vera perché un uomo è morto per realizzarla.

Oscar Wilde

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categoria:verità
venerdì, 05 gennaio 2007

Solo la verità è sfrontata.

August Strindberg

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categoria:verità
giovedì, 04 gennaio 2007

La verità si troverebbe nel mezzo. Nient'affatto. Solo nella profondità.

Arthur Schnitzler

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categoria:verità
giovedì, 04 gennaio 2007

Se la verità viene scoperta da qualcun altro, perde sempre un po' della sua attrattiva.

Aleksandr Solzenicyn

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categoria:verità
giovedì, 04 gennaio 2007

La verità crea il proprio stile.

Ezra Pound

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categoria:verità
mercoledì, 03 gennaio 2007

E mi sarà permesso di possedere la verità in un'anima e in un corpo.

Arthur Rimbaud

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categoria:verità
mercoledì, 03 gennaio 2007

L'uomo non si nutre di verità, l'uomo si nutre di risposte!

Daniel Pennac

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categoria:verità
mercoledì, 03 gennaio 2007

Per conoscer bene una verità bisogna averla combattuta.

Novalis

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categoria:verità
martedì, 02 gennaio 2007

Ricevuto per e-mail e postato.

"TI RENDI CONTO che il 2006 sta finendo QUANDO:

1. Per sbaglio inserisci la password nel microonde.

2. Sono anni che non giochi a solitario con carte vere.

3. Hai una lista di 15 numeri di telefono per contattare i tuoi familiari.

4. Mandi e-mail alla persona che lavora al tavolo accanto al tuo.

5. Il motivo per cui non ti tieni in contatto con alcuni amici e familiari è che non hanno indirizzi e- mail.

6. Rimani in macchina e col cellulare chiami a casa per vedere se c'è qualcuno che ti aiuta a portare dentro la spesa.

7. Ogni spot che guardi (che in totale occupano 3 ore delle almeno 5 ore e mezza che passi sul divano) in tv ha un sito web scritto in un angolo dello schermo.

8. Uscire di casa senza cellulare, cosa che hai tranquillamente fatto per i primi 20, 30 (o 60) anni della tua vita, ora ti crea il panico e ti fa tornare indietro per prenderlo.

10. Ti alzi al mattino a ti metti al computer ancora prima di prendere il caffè.

11. Cominci ad arrovellarti il cervello alla ricerca di modi alternativi per sorridere, :) ;o) :-> =).

12. Mentre leggi tutto questo ridi e fai si con la testa, mentre le finestre di msn sounano, come la tua musica, la televisione, il cellulare, il clacson delle auto in coda e l'allarme di una casa.

13. E sei troppo occupato per accorgerti che su questa lista manca il punto 9.

14. E ora sei tornato indietro per vedere se davvero manca il punto 9".

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martedì, 02 gennaio 2007

Non è vero che il ricercatore insegue la verità, è la verità che insegue il ricercatore.

Robert Musil

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categoria:verità
martedì, 02 gennaio 2007

Tutte le verità taciute diventano velenose.

Friedrich Nietzsche

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categoria:verità
martedì, 02 gennaio 2007

Avvicinandoci alla verità ci allontaniamo dalla realtà.

Stanislaw Jerzy Lec

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categoria:verità
lunedì, 01 gennaio 2007

Le verità vere sono quelle che si possono inventare.

Karl Kraus

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categoria:verità
lunedì, 01 gennaio 2007

Non c'è cosa che richieda cautela più che la verità: dirla è come farsi un salasso al cuore. Occorre tanta abilità per saperla dire, quanta se ne richiede per saperla tacere.

Baltasar Graciàn

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categoria:verità
lunedì, 01 gennaio 2007

È molto più facile riconoscere l'errore che trovare la verità; quello sta in superficie, ed è facile venirne a capo; questa riposa in profondità, e cercarvela non è cosa da tutti.

Johann Wolfgang Goethe

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categoria:veritÃ