sabato, 30 settembre 2006
Napoli è bastarda. La puoi odiare quanto voi, essa e tutti i diavoli che infestano questo autocompiaciuto paradiso, ma quando la mattina tardi, ti basta attraversare via Partenope, proprio sotto la Colonna Spezzata, e trovarti di fronte quell'azzurro totale del mare che ti nasconde la vista di Capri e rende opaco pure l'incombente Posillipo, quando l'iPod è ancora più bastardo e ti manda in successione "One of these nights" degli Eagles (alla faccia del Grande Lebowsky) e "Midnight sun" di David Sylvian, quando stai andando a incontrare un amico spagnolo che Napoli può permettersi di amarla più di te e le vele al largo sembrano giocare, corteggiare e neutralizzare due enormi navi in rada piene di container cinesi, quando la luce si esalta sotto le note di un'overture di Mozart, quando vedi che tra gli scogli bianchi sta crescendo un fico selvatico e agli ami dei pescatori non abbocca niente, quando ti commuovono le note di "Mouhamadou Bamba" dell'Orchestre Baobab e le facce rivolte verso un orizzonte invisibile di giovani arabi che sognano Tangeri o africani che sentono sulla pelle le carezze dello stesso sole che starà riscaldando il Senegal, quando tutto questo succede non hai bisogno di farti troppe domande per capire come in questa città puoi perderti.
Verso casa, più tardi, le spose pezzottate della periferia sciamavano come colombe, notti bianche, da un obiettivo all'altro, in tanti piccoli set presuntuosi di vetrine griffate e porfido 'nzevato di merde di cani. Nelle orecchie, a giocare a gatto e topo, la ricerca casuale dell'iPod aveva lanciato le note di "The last waltz" della Band.
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categoria:musica, napoletana
sabato, 30 settembre 2006

Per ogni agire ci vuole oblio.

Friedrich Nietzsche

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categoria:memoria
sabato, 30 settembre 2006

L'oblio è una forma di libertà.

Gibran K. Gibran

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categoria:memoria
sabato, 30 settembre 2006

Perché il tuo oblio è necessario affinché si compiano i fatti.

Jorge Luis Borges

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categoria:memoria
venerdì, 29 settembre 2006
Altro che Raffaele Viviani. E sì, Toledo di notte. Ma neanche di sera. Neanche alle dieci di sera. Tuledo, Tuledo, Tulé. Montagne di spazzatura. Sacchetti neri che fetévano da lontano. Cartoni e cartoni, di tutte le dimensioni lasciati dai commercianti che hanno acalàto le serrande e hanno deposto il loro lurido regalo alla città. Bastardi non comprerò mai più un jeans nelle vostre boutique alliccàte. Voi vi prendete i soldi e a noi ci date gli scarti. Ci state distruggendo e infetentendo, dopo averci rapinati.
Tuledo di notte con facce patibolari e giovani, cinesi e napoletani, che ti chiedono l'elemosina e forse potrebbero rapinarti. Facce sospette che scruti con la coda dell'occhio e sai che loro ti stanno dando un valore, guardandoti dalla testa ai piedi. Quanto vali loro lo sanno. Sei preda e sei carne. Ma puoi reagire, a tuo rischio e pericolo.
Tuledo, e rimpiangi gli anni in cui non c'eri, non c'ero di sicuro io, quando dai Quartieri scendevano le Palomme di Armando Gill, ragazze perdute, fort'è si tira annanze 'sta vernata. Oggi sfilano facce di turisti che vengono via da lunghe e abbondanti cene finite con una Sacher, così sento dire orecchiando, una Sacher a Napoli? Ma magnàteve na sfugliatella. Ma stàteve alle case vostre.
Tuledo che aspetta la notte bianca. Bianca? Notte sporca, sporca di monnezza. Monnezza 'nterra e monnezza ca cammina.

Playlist: "Masked ball" (Jocelyn Pook), "I'm on fire" (Bruce Sprinsteen: l'8 ottobre è al Palamaggiò, a faccia 'e chi ce vo' male), "Assassin" (Asian Dub Foundation) e "Crucifixus" (Enzo Avitabile).
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categoria:napoletana
venerdì, 29 settembre 2006
Ho tanto di quel tempo davanti, fino a domenica pomeriggio (tranne qualche incontro più amichevole che di lavoro), che non so che cazzo farmene di tutta 'sta libertà sottratta al padrone. Non ci sono più abituato, mannaggia. E così leggo qualche pagina di un recentissimo romanzetto ambientato a Naxos e scritto in francese da una tedesca. Romanzetto, appunto, che non mi piglia. Altre curiosità, altri progetti, mentre il pomeriggio scivola via tra piaceri naturali, sonnolenze e aglianico del beneventano, sartù preso giù al Vinarium e canzoni degli Showmen, "no, non si può gettare al vento il giorno che verrà". Ma che cazzo ne sapevano Musella e Senese? "Chi ti deve giudicare uno tale e quale a te". Potrei accontentarmi di sentire I. che canticchia "Hungry heart", mentre rigoverna qualche stanza. Ma non canticchia. E l'immagine mentale, più che richiamare uno strambo e arzillo Paul Auster, fa il verso a un Eduardo De Filippo ammodernato, che sostituisce "Reginella" con Bruce Springsteen. Immagini che si sovrappongono e si confondono. Vùtta a fa rummèneca, vutte.
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categoria:sospensioni
venerdì, 29 settembre 2006

Un fatto o te lo ricordi o non te lo ticordi. Anche quando procedi per indizi e una volta ti ricordi un pezzo e l'anno dopo un altro, solo dopo tutto il tempo che è servito a collegare i pezzi e ad aggiungere l'ultimo per farti provare una sensazione chiara e che ti stupisce per qualche secondo ti ricordi davvero quella cosa.

Massimo De Simoni

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categoria:memoria
venerdì, 29 settembre 2006

Da quando dimentica tutto, sa molto di più.

Elias Canetti

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categoria:memoria
venerdì, 29 settembre 2006

Ho sempre ritenuto che servirsi dei ricordi sia una forma di mentire col presente.

Alberto Bevilacqua

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categoria:memoria
giovedì, 28 settembre 2006
Per poter scrivere il post che leggerete, devo intingere la lingua in un bicchiere di maraschino con ghiaccio. Non fate la faccia storta, per piacere. Ho bisogno di un supporto alcolico-glicemico per poter descrivere l'emozione che ho provato quando ho avuto tra le mani, incartato come un pacco-dono, e che dono, l'unico dei volumi superstiti dell'enciclopedia per ragazzi "Vedere e sapere". E sì, non posso sempre indossare la maschera cinica di Roquentin. A quella mia lettura di ragazzo ho dedicato un post diversi mesi fa, andatevelo a cercare. Stasera mia sorella E., mi ha fatto questo regalo bellissimo. Una madeleine proustiana blu e oro, tutta scassata, ritagliata, ma letta, vista e saputa. E' il volume quarto. Di questa enciclopedia riscopro (o forse scopro perché allora non badavo agli editori) che la stampavano le edizioni Scienza e Vita, via Privata Chieti 8, Milano. Non c'è l'anno di stampa, ma io ricordo, io ricordo. Ricordo quegli anni sessanta. Rivedo quei disegni bambineschi. Alcuni erano impressi nella mia memoria come un marchio incancellabile e sono ritornati vivi come allora. Come l'immagine iniziale di questo quarto volume: l'incontro di Cortés con Montezuma. Quel disegno, per me, vale più di tutte le pagine di William Prescott (che non ho ancora avuto il tempo di leggere). Comincia così il testo: "Circa sei secoli fa, il Messico era abitato da un popolo forte e potente, che aveva costruito molte città e che viveva con un certo benessere: era il popolo azteco".
E' stato un tuffo al cuore. E poi, sfogliando sfogliando, ho ritrovato le pagine ritagliate, ma anche "Visita a un aereoporto" (sì, scritto così, con un bel refuso nel titolo, ma allora non sapevo neanche che cosa fosse un refuso). E poi Cipro "perla del Mediterraneo" con pecorari e carrettini siciliani (sì, carrettini che somigliano con pudore a quelli siciliani) trainati da buoi. C'è, continuando, il procione lavatore, la testuggine americana che divora vermi fluviali. Non riesco a farvi l'indice. C'è però il sunto a vignette di "David Copperfield", definito "la storia triste e avventurosa di un ragazzo abbandonato a se stesso". In basso a destra c'è un disegno che è stato una tempesta neuronica della memoria: è mister Dick che annarèia un aquilone mentre David guarda ammirato, immagino ammirato perché nel disegno è di spalle. Io ammiravo tutti quelli che sapevano annariàre con abilità i palummi. Non ce la faccio più a sfogliare, perché iTunes ha mandato in sottofondo "Tajabone" di Ismael Lo. E' troppo. E nel bicchiere c'è ancora del maraschino.
Grazie E.

p. s. Del perché io ed E. ci siamo incontrati taccio. Molti tra coloro che frequentano questo blog lo sanno. Lo sa anche il signor P. che ringrazia tutti.
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categoria:letture, nostalgia
giovedì, 28 settembre 2006
Ho letto, uno dietro l'altro, due bei polizieschi di Georges Simenon, che a chiuderli nella trappola del genere letterario gli si fa un enorme torto. Simenon, lo sapete perché vi azzelléio periodicamente, per me è un divertimento senza scrupoli: il piacere della lettura, per dirla con Roland Barthes.
Ho letto "Maigret si diverte" e "Gli scrupoli di Maigret" (tutt'e due editi da Adelphi). Sono entrambi molto belli. Il secondo lo è più del primo. Sorvolo su quanto ho scritto altre volte sulla capacità di raccontare e creare un mondo, raccontare e sezionare i sentimenti, creare un'atmosfera (come il brandy pubblicizzato da Gino Cervi) che ha Simenon, poliziesco e non (soprattutto non). In "Maigret si diverte", il commissario è in ferie e indaga come un normale lettore di giornali, ma non resistendo a mandare biglietti anonimi a Janvier che lo sostituisce. Fa una tremenda tenerezza il commissario che si consuma nel desiderio di avere notizie su chi abbia ucciso la moglie di un noto medico parigino e poi l'abbia chiusa nuda in un armadio. I sospetti sono subito incentrati su due sospetti. Ma quel che rende il libro irresistibile, oltre all'inconsueta condizione dell'inquilino del Quai d'Orfévres, è come la vittima, man mano che Maigret indaga, diventa un'altra persona.
"Gli scrupoli di Maigret" è addirittura più virtuosistico dal punto di vista della costruzione della trama poliziesca. Il delitto (che avrà un colpevole insospettato e alla fine irrilevante) avviene nelle ultime pagine. Tutto il racconto è costruito sulla possibilità di prevernirlo. Fino alla fine non si sa chi sarà la vittima, chi sarà ucciso. Scoprirlo alla fine sarà piacevole e soprendente, ma anche meno importante di quanto Simenon è riuscito a farci conoscere dei personaggi e del piccolo mondo degli impiegati e commercianti di una metropoli come la Parigi degli anni cinquanta.
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categoria:letture
giovedì, 28 settembre 2006

Penso che ci sia un luogo in cui la nostra memoria diventa distorta come uno specchio da luna park: quella è l'area che più mi interessa.

Tom Waits

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categoria:memoria
giovedì, 28 settembre 2006
Le celle della memoria sono fresche come cantine
e così odorose e scure, splendendo a tratti
una ragnatela, seta oscillante, lume insperato
dove la s'abbassa, il piede
avverte il dislivello, il cuore batte più forte
a chi si sia avventurato, timido,
dove vino e passato fermentano più forte.
Attilio Bertolucci
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categoria:poesia, memoria
giovedì, 28 settembre 2006

La memoria è - come potrei dirle? - sì, un po' arcaica, come il cuore. Non bada troppo alla logica.

Bernardo Atxaga

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categoria:memoria
mercoledì, 27 settembre 2006

Uno dei casi più terribili della vita è ricomprare per errore lo stesso numero della rivista che avevamo comprato.

Ramon Gomez de la Serna

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categoria:memoria
mercoledì, 27 settembre 2006

La pietra, anche se è stata a lungo nell'acqua, quando è tirata fuori e sfregata con l'altra, sprizza scintille.

Da "Le mille e una notte"

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categoria:memoria
mercoledì, 27 settembre 2006

Questi riconoscimenti improvvisi, come se noi ci ricordassimo subitamente un paese visitato oscuramente nell'infanzia, nascono da una somma di elementi a noi familiari, attraverso le letture e gli aspetti naturali, o dai pochi elementi artistici con cui noi facciamo primamente conoscenza, che tutti insieme empiono del loro ricordo esattamente il quadro nuovo. Così un bosco o una dolomite ci avranno già suggerito l'idea del Duomo di Milano, e ce lo faranno riconoscere solo a vederlo riprodotto.

Corrado Alvaro

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categoria:memoria
martedì, 26 settembre 2006
La notte ti aspetta. Sa che la troverai. Alla fine. Alla fine della giornata. E' tana e desiderio. Per finire. Per ricominciare. Altro giorno. Altro giro. Alba verrà, diceva la canzone. E altrove parlava il vino. Frutto di mitologie giovanili, molto anni settanta. Giri di parole, ma pur sempre parole.
Un violino e una divisa. Una voce e una faccia. In bianco in nero. Staje luntano da 'stu core. Languido, come Anna Magnani, ormai maschera più che volto. Con la forza di quel dopoguerra delle nostre madri. Duro. Duro e in bianco e nero. Neorealista. Forse più realista che neorealista. Me faie chiagnere pe' te. Oj vita, oj vita mia. Il primo amore. L'ultimo bicchiere di aglianico. Il violino che si strugge e ti distrugge. In meno di quattro minuti. Assenze. Assenzio.
E poi i diavoli del nord ovest. Aranciate. Cavalcate controluce. Manca il gioco delle frustate a fine strofa. Ci rimangono gli sguardi, i valzer, il vento, la paglia, come un verso del suonatore Jones. ma va troppo veloce. Tu che lo vendi che cosa ti compri di meglio. Vanno ancora i ragazzi e le ragazze da Siever a bere sidro dopo scuola gli ultimi giorni di settembre? Sono questi gli ultimi giorni di settembre. E ora, e ora l'acchiappo la frase musicale, forse solo la frase, come faceva quand'era ispirato Keith Jarrett (si parla licet). E' andato troppo veloce. Ma io devo ripetervelo nella lingua madre: They question me: where are those laughing comrades? dove sono i compagni che ridevano? Quanti sono con me e quanti nei vecchi frutteti (traduco a memoria, scusate, i pàsteni), lungo la strada di Siever, and in the woods that overlock the quiet water? l'acqua tranquilla?
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categoria:sospensioni
martedì, 26 settembre 2006

Chi ha buona memoria riesce più facilmente a dimenticare molte cose.

Stanislaw Jerzy Lec

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categoria:memoria
martedì, 26 settembre 2006

Non c'è vendetta che valga quanto l'oblio, giacché esso basta a seppellire il nemico nella polvere del suo nulla.

Baltasar Graciàn

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categoria:memoria
martedì, 26 settembre 2006
Poi gli dissero:
tutto quello che hai visto, ricordalo,
perché tutto quel che dimentichi
ritorna a volare nel tempo.
Canto Navajo
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categoria:poesia, memoria
lunedì, 25 settembre 2006

Chi appartiene alla plebe, risale con la memoria al proprio nonno, - e col nonno finisce per lui il tempo.

Friedrich Nietzsche

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categoria:memoria
lunedì, 25 settembre 2006

E se fossimo soltanto il ricordo di qualcuno?

Stanislaw Jerzy Lec

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categoria:memoria
lunedì, 25 settembre 2006

Il miglior rimedio di un male consiste spesse volte nel dimenticarlo, ma spesso ci si dimentica del rimedio.

Baltasar Graciàn

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categoria:memoria
domenica, 24 settembre 2006

I tentativi per tenere in vita il ricordo degli uomini, anziché gli uomini stessi, continuano a essere pur sempre la cosa più grande che l'uomo abbia compiuto fino a oggi.

Elias Canetti

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categoria:memoria
domenica, 24 settembre 2006

Io non parlo di vendetta né di perdoni; la dimenticanza è l'unica vendetta e l'unico perdono.

Jorge Luis Borges

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categoria:memoria
domenica, 24 settembre 2006

Porta con te soltanto ricordi. Non lasciare che impronte.

Capo Seattle

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categoria:memoria
sabato, 23 settembre 2006
Uno. Napoli ha una bellezza ruffiana e struggente. Potrebbe essere la sua e la nostra salvezza. E' la sua e la nostra dannazione. Napoli, la mattina presto, neanche tanto presto. Alla fermata del tram, il porto. L'attesa e il mare che porta lontano, neanche tanto lontano, in un candore che abbaglia, ed è foschia, e che fortifica, ed è il primo autunno. Si può catturare questa immagine, questa cartolina. Ma è più naturale covarla come una forma di protezione. E proteggerla, preservarla non solo con la vista. Con tutt'e cinque i sensi. Perché è Napoli che ti vede, è Napoli che ti annusa, che ti sente, che ti gusta e che ti tocca.
Un caffè in un bicchiere di plastica.

Playlist: "Guapparia" (Ashes), "Un'avventura" (Lucio Battisti), "Mrs. McGrath" (Bruce Springsteen), "Per nome" (Lucio Battisti), "Quanno nascette ninno" (Enzo Avitabile), "Comunista" (Lucio Dalla), "Un'altra vita" (Franco Battiato).

Due. Dimmi solo una parola e io sarò salvato. In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio. Il Logos greco. Il Verbo, la voce del sole carcareante, che abbaglia e che illumina. Il sole, il Verbo, la luce e l'illuminazione.
Torno a Napoli su una nave che sa di Grecia, di mare. Ma è solo un'isola di tufo. La città mediterranea. Fughe bachiane. Ombre. La luce. Il Verbo. Dimmi solo una parola e io sarò salvato.

Playlist: "Sicily" (Pino Daniele), "Flyover" (Asian Dub Foundation), "Maronna nera" (Enzo Avitabile), "Rotolando verso Sud" (Negrita), "Insomnia Softness" (Ashes), "Tajabone" (Ismael Lo), "Para No Verte Mas" (La Mosca Tsè-Tsé), "A Winter Shade of Pale" (Procol Harum).

Tre. Cale di tufo. Baie. Spiagge. Laghi. Case. Ville. Campanili. Punta pennata. Castello. Monti. Caldere. Rioni. Terra. Pietre. Altoforno. Parco. Sollievo al dolore. Rocce. Piscine. Palazzo. Alberi. Colline. Finestre. Lampioni. Vulcano. Gabbiani.

Playlist: "Daysleeper" (Rem), "John Henry" (Bruce Springsteen), "Born in the Usa" (Bruce Springsteen), "Diavolo rosso" (Paolo Conte), "Rockin' in the free world" (Neil Young & Crazy Horse), "Karmakoma-The Napoli Trip" (Massive Attack), "Panama" (Ivano Fossati), "Un'estate al mare" (Giuni Russo), "Sanacore" (Almamegretta), "I'm on fire" (Bruce Springsteen), "Can't take my eyes off of you" (Eldissa).
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categoria:musica, napoletana
sabato, 23 settembre 2006

Tutti sappiamo che i libri bruciano; ma non sappiamo anche che i libri non possono essere uccisi dal fuoco. Gli uomini muoiono, i libri non muoiono mai. Nessun uomo, nessuna forza possono abolire la memoria.

Franklin D. Roosevelt

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categoria:letture
venerdì, 22 settembre 2006

Mi troverei molto male in un mondo senza libri, ma non è lì che si trova la realtà, dato che non vi è per intero.

Marguerite Yourcenar

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categoria:letture
venerdì, 22 settembre 2006

Gli elenchi dei bestseller di oggi sono spesso le lapidi cimiteriali di domani.

Siegried Unseld

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categoria:letture
venerdì, 22 settembre 2006

La sopravvivenza dei libri e dei manoscritti del mondo è un atto trascendente. Senza libri, la conoscenza diventa arbitraria, le verità sono disparate e prive di correlazione.

Daniel G. Siegel

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categoria:letture
venerdì, 22 settembre 2006

Spesso troverai che un libro è il migliore amico di un uomo.

Luigi Settembrini

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categoria:letture
giovedì, 21 settembre 2006

Non ci sono libri morali o immorali. Ci sono libri scritti bene o scritti male.

Oscar Wilde

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categoria:letture
giovedì, 21 settembre 2006

I veri libri devono essere figli non della luce e delle chiacchiere ma dell'oscurità e del silenzio.

Marcel Proust

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categoria:letture
giovedì, 21 settembre 2006

Un uomo che legge dovrebbe essere un uomo intensamente vivo. Il libro dovrebbe essere una palla di luce nelle sue mani.

Ezra Pound

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categoria:letture
giovedì, 21 settembre 2006

Strumenti di lavoro - Espressione che viene riservata ai libri e contribuisce ad accrescerne l'impopolarità.

Giuseppe Pontiggia

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categoria:letture
mercoledì, 20 settembre 2006
da www.corriere.it

LONDRA - Non è una scelta salutista quella di Keith Richards. Ha smesso con le droghe solo perché «la qualità di oggi è pessima». Il chitarrista dei Rolling Stones, che ha 62 anni, è stato dipendente dall'eroina. Ma le cose sono cambiate anche nel mondo della droga, e oggi Keith non vede nulla che valga la pena di ingerire, sniffare o iniettarsi. «Credo che la qualità sia veramente andata giù. Tutto quel che fanno (i chimici e gli spacciatori) è togliere il momento di massima forza da tutto. Non mi piace come hanno effetto sul cervello, invece che lavorare attraverso il sistema circolatorio. Ecco perché non le prendo più. E io sono uno che di droghe se ne intende», ha osservato Richards.
MORFINA IN OSPEDALE, «NE CHIEDEVO UN PO' DI PIU'» - Keith ha però ammesso di aver preso di nuovo della morfina quando era in ospedale nei mesi scorsi, in seguito a un'operazione al cervello resasi necessaria dopo la sua caduta di un albero alle isole Fiji. «Per due settimane sono stato sotto morfina. Ho sempre tentato di chiederne un po' di più all'infermiera di turno. E lei è stata piuttosto disponibile», ha detto Richards, aggiungendo: «Non prendo più droghe, a meno che non debba farlo, come in quel momento di grande sofferenza, con il cervello aperto».

E non ha ancora parlato Mick Jagger.
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categoria:musica
mercoledì, 20 settembre 2006

Ho cominciato la vita come sicuramente la terminerò: in mezzo ai libri.

Jean-Paul Sartre

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categoria:letture
mercoledì, 20 settembre 2006

L'enorme moltiplicarsi dei libri in ogni campo dello scibile è uno fra i peggiori flagelli della nostra epoca, uno dei più seri ostacoli al raggiungimento d'ogni coscienza positiva.

Edgar Allan Poe

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categoria:letture
mercoledì, 20 settembre 2006

Il libraio mise in vetrina questo grande cartello: "Suonate questa campanella se desiderate qualcosa: il proprietario è a cena".

Christopher Morley

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categoria:letture
mercoledì, 20 settembre 2006

I grandi libri possiedono una vita che l'autore non riesce a valutare né a prevedere.

Heinrich Mann

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categoria:letture
martedì, 19 settembre 2006
Il sangue di san Gennaro si è sciolto alle 9,35.
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categoria:napoletana
martedì, 19 settembre 2006
Sarò didascalico, ma è una scelta, sarò didascalico, ma in modo sghembo, con uno scarto formale tra lo sberleffo e la citazione, sarò didascalico, ma sto aspettando l'evento del giorno, di questo 19 settembre, ascoltando "Waiting for a miracle" di Leonard Cohen. Sto aspettando che si compia, come ogni 19 settembre (tranne che in rare e nefaste occasioni), sto aspettando che san Gennaro sciolga il sangue delle due ampolline.
Sono fieramente ateo, ma non mi toccate san Gennaro, sotto la cui protezione ho messo un avvenimento importante, decisivo e felice, della mia vita. Non c'è 19 settembre che Dio (al quale non credo) mandi in terra che non cominci per me con l'attesa smasmodica del miracolo. Se volete saperne di più sul santo del sangue andate a smanettare su Google e troverete un zeffunno di roba, divertente, incredibile e sacrosanta. Vi fate una cultura.
A me basta dire che al miracolo da vicino ho assistito una sola volta in vita mia. E' stato il 19 settembre del 2001. Otto giorni dopo l'attentato alle Torri Gemelle. Fu un'esperienza semplice e fortissima. Un senso di liberazione, un affidamento del proprio futuro a una forza oscura, ma forse più chiara e comprensibile della follia che pervadeva quei giorni (e che non ci sta abbandonando). Tragedie più grandi sarebbero state evitate, lo prometteva san Gennaro.
Ricordo anche dieci anni prima, il 19 settembre del 1991 fu il giorno nel quale attesi di sapere del miracolo per un tempo lunghissimo. Veleggiavo (per lavoro, solo per motivi del genere posso permettermi di questi spassi) tra Capo Bon e Sidi Bou Said in Tunisia. Per fortuna a bordo c'era un televisiore che poteva intercettare Raiuno. E così, solo alle 8 di sera però, potei sapere che anche quella volta san Gennaro ci salvava dalle disgrazie.
E aggiungo, per vanità, che un busto di terracotta di san Gennaro di una decina di centimetri è sempre davanti ai miei occhi, accanto allo schermo del Mac, tra un cantante jazz nero e un soldatino portabandiera della guardia imperiale napoleonica. Che trio, vero? Il busto lo comprai anni fa a San Gregorio Armeno. Ha una rozzezza di fattura che me lo rende indispensabile.
San Gennà, stamme aspettanno.
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categoria:napoletana
martedì, 19 settembre 2006

In Italia è inutile scrivere buoni libri: basta scriverne. Da quando di un uomo si comincia a dire: "Ha stampato", si ha un infinito rispetto per lui. Ma è indifferente che ciò che ha stampato sia buono o cattivo.

Charles-Louis de Montesquieu

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categoria:letture
martedì, 19 settembre 2006

Un libro "esiste" soltanto oltre un certo numero di copie vendute, altrimenti scompare trascinandosi dietro l'autore.

Luigi Malerba

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categoria:memoria
martedì, 19 settembre 2006

I buoni libri non si vendono.

Paul Léautaud

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categoria:letture
martedì, 19 settembre 2006

Considero vergognoso che i libri seri stiano in mostra nel pubblico mercato, come schiavi esposti per la vendita. Ma ecco qua, viviamo in un'epoca di malintesa democrazia, e dobbiamo sopportarlo.

David H. Lawrence

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categoria:letture
lunedì, 18 settembre 2006
Erodoto è uno spasso quando racconta gli usi e i costumi dei popoli barbari o lontani dalla sua civile Grecia e dalla potente Persia. Meglio di qualsiasi documentario del "National Geographic" o di una scorribanda di "Turisti per caso". E gli sciti, che abitavano il nord del Mar Nero, tra il Don e il Volga, gli offrono molta materia per riempire i suoi libri, il quarto in particolare.
La mungitura delle cavalle fatta con gli schiavi ciechi merita di essere riportata per intero. "Gli Sciti" scrive Erodoto "sono soliti accecare tutti i loro schiavi per il trattamento del latte, che è la loro bevanda e che raccolgono nel modo seguente: presi dei tubi d'osso, molto simili ai flauti, e inseritili nelle parti genitali delle cavalle, vi soffiano dentro con la bocca, e, mentre alcuni soffiano, altri mungono. Fanno così, essi dicono, per questa ragione: con quel soffio, le vene della cavalla si gonfiano e le poppe pendono di più" (Libro IV, 2). E' una conoscenza della fisiologia animale alquanto approssimativa, ma a quei tempi e da quelle parti non si può pretendere di più.
E continua: "Quando abbiano munto il latte, lo versano in profondi vasi di legno; poi, posti intorno a questi vasi i ciechi, lo fanno agitare, e, schiumando la parte che viene di sopra, la ritengono per più pregiata; quella che resta è tenuta in minor conto dell'altra. E' questa la ragione per cui gli Sciti privano della vista tutti quelli che prendono; poiché essi non coltivano la terra, ma sono nomadi". Il legame causa-effetto tra la mungitura delle cavalle e l'accecamento degli schiavi non è chiaro, né a noi e neanche ad Erodoto, che 'sta storia la butta là e non si dilunga, come al solito. Evidentemente per lui una ragione c'era e non valeva neanche la pena di spiegarla. Del resto è difficile per noi, duemila e cinquecento anni dopo, capire certi collegamenti mentali e certe abitudini. Sarà così anche per certe nostre attività, agli occhi di chi vivrà su questo pianeta, tra duemila e cinquecento anni.
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categoria:letture
lunedì, 18 settembre 2006
Hanno arrestato i quattro presunti assassini dell'edicolante di via Pietro Castellino a Napoli. Sono tre ventenni e un minorenne di Piscinola, altro che extracomunitari. Alcuni di loro erano usciti di galera da poco, grazie all'indulto. Uno di essi era il celebre Pippotto, che oggi ha 23 anni, noto alle cronache degli ultimi dieci anni perché da ragazzino era specializzato in furti di motorini e aveva acquistato una fama, a suo modo benevola, grazie alla morbosa sciatteria di troppi giornalisti, un'aura di delinquente folcloristico, ma non pericoloso, di furfantello simpatico, di discolo da libro Cuore aggiornato.
Aspettiamo le sentenze per dare giudizi definitivi.Però già adesso, mi viene la nausea pensando a quanta simpatia riescono a far scaturire dai loro articoli tanti cronisti di nera quando scrivono di certi delinquenti. Quanta subdola indulgenza, spacciata per letteratura pulp, c'è stata verso personaggi come Francis Turatello o Felice Mainero e anche verso Pippotto? Troppa.
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categoria:nausea, napoletana
lunedì, 18 settembre 2006
Le guerre hanno in sé sempre delle azioni atroci. Stupri e pulizie etniche non sono faccende che hanno inventato nel Balcani quindici anni fa. Ma fosse solo quello. Nell'antichità era anche peggio. Erodoto si dilunga sull'assedio alla ribelle Babilonia fatto da Dario nel VI secolo avanti Cristo. Al di là dello stratagemma finale alla Cavallo di Troia, elaborato da Zopito che mutilò atrocemente se stesso pur di far vincere i Persiani e avere gloria e ricchezze da questa conquista, c'è l'atto di crudeltà che i babilonesi mettono i pratica preliminarmente contro le proprie donne. Erodoto lo racconta con l'abituale freddezza, nata dalla consuetudine a fenomeni del genere. "Fecero quanto segue", scrive, "fatta eccezione per le madri e per una sola donna che ciascuno sceglieva, a suo piacere, tra quelle di casa, tutte le altre donne, radunatele, le strozzarono: quell'unica donna che ciascuno risparmiava doveva preparargli il cibo; le altre furono strozzate perché non consumassero le loro provviste di cibo" (Libro III, 150).
A conquista avvenuta, Dario fece mandare dai popoli vicini 50mila donne a Babilonia, per far rinascere la città. "Da Tali donne discendono i Babilonesi che vivono oggi", conclude lo storico (Libro III, 159).
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categoria:letture
lunedì, 18 settembre 2006
Ace
E' difficile fare un post brillante dopo abbondanti bevute di succo di frutta gusto Ace: un nome che a me ha sempre ricordato più la candeggina della nonnetta saputella che non le vitamine che contiene. Ci sarebbe voluto un rosso corposo, un Falerno del Massico, tanninico più del solito, o un leggero Asprino d'Aversa per distendermi un po' e trovare la via del sonno.
La pioggia non è riuscita a pulire tutto. Tutto il cielo, dico. Ne è caduta tanta, ma non è mai troppa. 'O diluvio universale, pare alle volte. Con le saittelle otturate che fanno i fiumi pronti per essere ripresi dalle videocamere del Tg3. Ma io la desideravo tutta quest'acqua. Perché quanno chiove l'acqua te 'nfonne e va, tanto l'aria s'adda cagnà. L'acqua, l'acqua è meglio dell'Ace. Quando c'è la sete.

Playlist concisa: "'O tram d'a Torretta" (Antonio Buonomo) "Let it be" (Beatles), "Charge" (Asian Dub Foundation).
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categoria:sospensioni
lunedì, 18 settembre 2006

I libri hanno gli stessi nemici che l'uomo: il fuoco, l'umido, le bestie, il tempo e il loro stesso contenuto.

Paul Valèry

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categoria:letture
lunedì, 18 settembre 2006

Come può uno diventare pensatore, se non passa almeno una parte di ogni giornata senza passione, uomini e libri?

Friedrich Nietzsche

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categoria:letture
lunedì, 18 settembre 2006

I libri sono parte della vita quanto gli alberi, le stelle, o il letame.

Henry Miller

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lunedì, 18 settembre 2006

Una persona moralmente impeccabile non scrive libri.

Giorgio Manganelli

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categoria:letture
domenica, 17 settembre 2006

Trascinavamo dunque il nostro ozio nelle strade di Santa Cruz de la Sierra (...) quando una pattuglia notò i nostri  visi poco familiari; ragione sufficiente per arrestarci e, in attesa dell'ora delle spiegazioni, chiuderci in un ambiente di lusso davvero inconsueto: l'antico palazzo del governatore provinciale, con stanze dalle pareti interamente rivestite di legno, che inquadravano librerie a vetro i cui ripiani contenevano grossi volumi riccamente rilegati, e un pannello, vetrato anch'esso e incorniciato, su cui era scritta la stupefacente inscrizione calligrafica che traduco qui dallo spagnolo: "Sotto pena di severe sanzioni, è severamente proibito strappare i fogli degli archivi, per servirsene per fini particolari o igienici".

Claude Lévi-Strauss

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categoria:letture
domenica, 17 settembre 2006

E' più necessario studiare gli uomini che i libri.

François de La Rochefoucauld

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categoria:letture
domenica, 17 settembre 2006

Oh i libri, i buoni libri, i cari libri che vi trascinano fuori di voi e fuori della vita! Quanto è più dolce leggere che vivere!

Alphonse Karr

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domenica, 17 settembre 2006

Il più grande difetto dei libri nuovi è di impedirci di leggere quelli vecchi.

Joseph Joubert

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sabato, 16 settembre 2006

Per me un libro è valido quando ti dà l'impressione che l'autore sarebbe crepato se non l'avesse scritto.

Thomas H. Lawrence

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sabato, 16 settembre 2006

Ebbene i libri avevano congiurato contro di me e io non avevo ricevuto un solo messaggio dai cieli.

Bohumil Hrabal

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sabato, 16 settembre 2006

Se si leggono libri come si stanno ad ascoltare gli amici, ciò che si legge allieterà e consolerà come soltanto gli amici sanno fare.

Hermann Hesse

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sabato, 16 settembre 2006

Libri e puttane - "Vecchia pinzochera-giovane bagascia". Quanti libri, dai quali la gioventù oggi deve imparare, non erano malfamati!

Walter Benjamin

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venerdì, 15 settembre 2006

Le persone che ancora leggono libri hanno nello sguardo una luce che le distingue tra la folla; le loro letture sono quasi come quell'aureola luminosa che i buoni cattolici disegnano ai santi confondendoli con figure da carnevale; gli stessi che rappresentano il paradiso nelle loro illustrazioni come se fosse un giardino zoologico.

Antonio Skàrmeta

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categoria:letture
venerdì, 15 settembre 2006

Là dove si bruciano i libri, alla fine si bruciano anche gli esseri umani.

Heinrich Heine

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venerdì, 15 settembre 2006

C'è chi stima i libri dal loro peso, quasi che si scrivesse per fare esercizio di braccia più che di ingegno.

Baltasar Gràcian

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venerdì, 15 settembre 2006

Libri e puttane hanno ciascuno il loro tipo di uomo che vive alle loro spalle e li opprime. I libri i critici.

Walter Benjamin

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giovedì, 14 settembre 2006
Non voglio sprecarmi molto a dire di "Sputerò sulle vostre tombe" di Boris Vian che ho letto nell'edizione Mondadori. Mi aspettavo di più. Boris Vian è stato un grande personaggio, eclettico, degli anni cinquanta in Francia. Amico di Sartre e degli esistenzialisti, patafisico, cantante, poeta e scrittore. "Sputerò sulle vostre tombe" lo scrisse nel 1946, in quindici giorni, per una scommessa con il suo editore. Voleva scrivere un romanzetto pulp, a base di violenza, sesso e alcol. Si finse un autore americano e pubblicò in Francia questo libretto di genere che subito ebbe successo e fece scandalo. Lui fece anche molti soldi. La storia ha al centro di un negro bianco che per vendetta si scopa e poi ammazza due sorelle bianche. Dentro c'è tutto quello che abbiamo imparato a leggere nei noir americani, quelli dozzinali, però. In più c'è un'irrefrenabile voglia di condannare il razzismo. Non dimentichiamo il clima in cui viveva la Francia degli anni cinquanta, con quella palla al piede che era la guerra algerina, sulla quale si spaccava i paese e si dividevano gli intellettuali. Ovviamente Vian sta dalla parte dei neri, degli oppressi. Ma questo oggi fa solo sorridere, come fa sorridere il romanzetto in sé perché poi tutta la vera letteratura americana che è venuta dopo e ha trattato gli stessi temi ha fatto di meglio e di più. E io ho letto prima quello che è venuto dopo, così ora il precursone mi ha fatto un po' tenerezza, ma soprattutto mi ha annoiato fino alla fine, quando si riscatta con scene davvero pulp.
Sintetizzando si può dire che è più divertente quanto c'è attorno al romanzo che non il romanzo stesso.
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giovedì, 14 settembre 2006

Prima ricorda di levargli i libri: senza libri, è uno sciocco come me.

William Shakespeare

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giovedì, 14 settembre 2006

In realtà impariamo solo dai libri che non siamo in grado di giudicare. L'autore di un libro che siamo in grado di giudicare dovrebbe imparare lui da noi.

Johann Wolfgang Goethe

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giovedì, 14 settembre 2006

La cultura ha guadagnato soprattutto da quei libri con cui gli editori hanno perso.

Thomas Fuller

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giovedì, 14 settembre 2006

Libri e puttane: nessuno vede che per loro i minuti sono preziosi. Ma legandosi a loro più strettamente si osserva quanto hanno fretta. Contano nella misura in cui sprofondiamo in loro.

Walter Benjamin

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categoria:letture
mercoledì, 13 settembre 2006
La stroncatura è divertente per chi la legge e per chi la scrive. Meno per chi ne è l'oggetto. La stroncatura titilla l'istinto alla maldicenza che c'è in molti di noi. E' come vedere due vaiasse che se fanno na sciriàta 'e capille. Le belle stroncature dicono spesso la verità, mostrano che il re è nudo. Non sono mai seriamente cattive, semmai ironiche. In Italia di stroncature letterarie se ne leggono sempre poco. Secondo me, non vale la pena scriverle. In passato c'è stato Mamurio Lancillotto, ovvero Roberto Cotroneo, che fece scalpore e si aggiudicò molti nemici. Poi alcuni si sono vendicati quando Cotroneo ha cominciato a scrivere romanzi. Ma in tanti, la maggioranza, l'hanno ossequiato. Sono le regole della nostra piccola conventicola letteraria. Tu parli bene di me, io parlo bene di te. L'effetto è che i lettori poi comprano i libri dei comici, le barzellette di Totti, l'erotismo imbarazzante di Melissa, Fabio Volo e il Codice da Vinci. Insomma, recensioni e stroncature vivono in un mondo lontano da chi frequenta le librerie.
Con queste poche idee confuse ho cominciato a leggere "Sul banco dei cattivi", uno smilzo libretto pubblicato dalla Donzelli con gli interventi di quattro critici, più o meno autorevoli, più o meno accademici, più o meno simpatici. Ognuno di essi si è impegnato a demolire scrittori alla moda. Il professor Giulio Ferroni (il più autorevole di tutti) ha dato sacrosante bastonate ad Alessandro Baricco, esempio fulgido di scrittore alla moda, venditore di chiacchiere e tabacchiere di legno (per dirla con un adagio napoletano). Lo spunto sono state le puntate del romanzo-feuilletton "I barbari", pubblicato su "Repubblica", Non scendo nei dettagli delle critiche, molto argomentate, colte e soprattutto vere. Non lo farò neanche per gli altri saggi. Semmai dirò qualcosa di generale alla fine, se avrete la pazienza di leggere fino in fondo questo post e se sarò capace di farmi venire un'idea generale.
Il secondo saggio è di Massimo Onofri, che, usando come un randello la categoria del "sublime del basso", stronca nell'ordine Salvatore Niffoi (che non ho ancora letto, ma lo trovo un po' montato), Erri De Luca (che ha adoranti fan e schifati detrattori) e Isabella Santacroce (della quale non sono mai riuscito a leggere più di due pagine: sembra la caricatura di una liceale con problemi di socializzazione, ma, credo è una furbona). Posso, quindi, capire solo il discorso su De Luca, che anch'io trovo spesso eccessivamente sentenzioso ed ermetico. Secondo me, scrive troppo e troppo poco. Cioé scrive libri smilzi e ne pubblica uno ogni tre mesi. Lo aspettiamo al varco di un'opera che vada oltre la superficie dei sentimenti e la loro cellofanatura per un consumo casalingo, dopo un passaggio nel forno a microonde della carne, del sangue, del bisogno. Insomma, se non sta attento si trasforma in un Coelho di sinistra.
Il terzo saggio è di Filippo La Porta e stronca gli scrittori di gialli e di noir italiani, definendoli, in poche parole, degli epigoni, incapaci di far rivivere profondamente un genere che non è il nostro, ma è importato dal mondo anglosassone e che soffre di una forma di autofrustrazione che lo porta a volersi fare sdoganare quando non ne ha bisogno. Perlomeno questo ho capito io, ma ho anche capito che il discorso di La Porta è anche più profondo. Del suo ragionamento non mi convince la tesi secondo la quale la Letteratura non dovrebbe usare formule di genere basso (giallo et similia) per raccontare il mondo e l'uomo. A parte che i generi li inventano i critici e non gli scrittori, La Porta s'è un po' guardato indietro almeno nella nostra storia della letteratura? Dante, per fare il primo esempio, il più grande, scrisse la Commedia usando una lingua che nel Trecento non era considerata colta, era un dialetto italico, lui stesso la considerava tale, auspicando nel "De vulgari eloquentia" una lingua nazionale che mescolasse le varie parlate della penisola, ma poi scrisse la sua opera più importante in toscano, la lingua che dalle parti sue tutti potevano capire, e usò un "genere", la commedia, che era considerato basso. E Ariosto? Non usa il "genere" cavalleresco? E Manzoni? Non scrive un "romanzo", considerato genere letterario minore nell'Ottocento? E, infine, il geniale e furbo Umberto Eco non ha usato la struttura di un giallo per scrivere "Il nome della rosa"? Certo esistono autori capaci di adoperare generi alti preventivamente e creare dei capolavori: l'ultimo Goethe (perché quello del Werther era un genere alla moda) o Tolstoj. Poi c'erano montati come Vittorio Alfieri che scriveva tragedie che nessuno attore potrebbe mai rappresentare e un pubblico ascoltare e che neanche la moglie, secondo me, sopportava di sentire. Quindi, al posto di La Porta, sarei più cauto nel mettere paletti. Il mondo della narrazione è molto osmotico: è il più classico dei mosaici liquidi, assorbe o vomita ogni paletto che gli si infilza dentro.
L'ultimo intervento è di Alfonso Berardinelli che scrive una lettera al suo ex allievo Tiziano Scarpa. E' quello meno interessante, per me. Gliela poteva spedire a casa la lettera, evitando quello di cui poi accusa Scarpa: un gusto per l'esibizione pubblica di faccende private. Scarpa mostra spudoratamente la sua tragressione, dice Berardinelli. E lui rispondendogli pubblicamente, raccontando faccende anche private, non fa la stessa cosa?
L'ho proprio tirata per le lunghe. Quello che voglio raccontare, alla fine, è solo un aneddoto che risale alla mia infanzia. Nei primi anni settanta ero un bambino e vivevo in un piccolo paese della provincia di Napoli. A casa mia veniva spesso un giovanotto del casertano, che per contranomme faceva Lupacchio, forse era di San Cipriano o di Casapesenna, corteggiava una nostra vicina. Si vedevano a casa mia, dove chiacchieravano castamente, all'insaputa dei genitori di lei e sempre alla presenza di mia madre o di noi bambini. A me divertiva il suo modo strano di parlare: un dialetto che sembrava cafonissimo. Quando lui se ne andava tra noi bambini si rideva, cercando di imitare la sua parlata nella quale usava le "e" al posto delle "a". Ebbene, ricordo che una sera, vedendo sul tavolo un'edizione scolastica dei "Promessi sposi" usata da mia sorella che frequentava già le superiori, Lupacchio disse, tomo tomo, indicando il volumone: "Nu libbre ténte senza ménche nu vése", un libro così grosso senza neanche un bacio. Fu la prima stroncatura che ho sentito in vita mia. E da allora, quando leggo un romanzo o qualunque altro genere d'intrattenimento o di formazione, uso sempre il paradigma di Lupacchio: ovvero, mi chiedo, quanto piacere mi ha dato questo libro?
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categoria:letture
mercoledì, 13 settembre 2006

La terra ci rivela più cose su di noi di tutti i libri. Perché ci resiste.

Antoine de Saint-Exupéry

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mercoledì, 13 settembre 2006

Cave ab homine unius libri.

Tommaso d'Aquino

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mercoledì, 13 settembre 2006

Come saremmo colti se conoscessimo bene soltanto cinque o sei libri.

Gustave Flaubert

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mercoledì, 13 settembre 2006

Libri e puttane fanno passare il tempo. Padroneggiano la notte come il giorno e il giorno come la notte.

Walter Benjamin

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categoria:letture
martedì, 12 settembre 2006

Ahimé, la carne è triste, e ho letto tutti i libri.

Stéphane Mallarmé

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categoria:classifiche
martedì, 12 settembre 2006

Non leggete mai un libro che non sia vecchio di un anno.

Ralph Waldo Emerson

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martedì, 12 settembre 2006

I bibliofili possessori di biblioteche di cui non volgono una pagina, si possono paragonare agli "eunuchi in un harem".

Carlo Dossi

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categoria:letture
martedì, 12 settembre 2006

Libri e puttane hanno da tempo immemorabile uno sfortunato amore l'uno per l'altro.

Walter Benjamin

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categoria:letture
lunedì, 11 settembre 2006

Passa due ore in libreria, mezz'ora con una donna, un minuto con un ministro.

Mino Maccari

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categoria:letture
lunedì, 11 settembre 2006

Un libro che, dopo aver demolito tutto, non demolisca anche se stesso, ci avrà esasperato invano.

Emil Cioran

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categoria:letture
lunedì, 11 settembre 2006

Libro originale non è quello che non imita nessuno, bensì quello che nessuno può imitare.

François-René de Chateaubriand 

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categoria:letture
lunedì, 11 settembre 2006

Libri e puttane raccontano in modo piacevole quanto menzognero, come sono divenuti tali. In verità essi stessi non lo sanno. Per tanti anni si fa tutto per amore e poi un giorno si ritrova come corpo ben formato sul marciapiede ciò su cui a scopo di studio si era sempre sorvolato.

Walter Benjamin

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categoria:citazioni, letture
domenica, 10 settembre 2006

Di una cosa sono convinto: un libro dev'essere un'ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi.

Franz Kafka

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categoria:letture
domenica, 10 settembre 2006

I libri mi insegnavano ad amare gli uomini e le virtù; ma i libri, gli uomini e le virtù mi hanno tradito. Ho dotta la testa; sdegnato il cuore; e le braccia inette ad ogni utile mestiere.

Ugo Foscolo

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categoria:letture
domenica, 10 settembre 2006

Nei libri che ricordiamo c'è tutta la sostanza di quelli che abbiamo dimenticato.

Elias Canetti

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categoria:citazioni
domenica, 10 settembre 2006

Libri e puttane in luoghi pubblici - per studenti.

Walter Benjamin

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categoria:citazioni
sabato, 09 settembre 2006
Ci ho pensato un po' su prima di decidermi a scrivere un post come quello che leggerete e che già so che sarà, se ci riuscirò, politicamente scorretto. Molto.
Allora, non ho ancora letto i giornali di stamattina, quindi ignoro le reazioni dei quotidiani napoletani alla nuova copertina dell'Espresso, "Napoli perduta", che segue, a un anno esatto, quella su "Napoli addio". Io ho letto i servizi: un articolo di Roberto Saviano che fa il riassunto aggiornato del suo best seller; un'intervista al cardinale Sepe che parla come un cardinale; un pezzo di Sisti che fa parlare assessori che promettono nuove metropolitane, aeroporti e Tav; poi ci sono un box con un botta e risposta con Bassolino e una schedina con dei dati dai quali si evince che in un anno tutti i parametri della delinquenza sono in calo (di poco, ma in calo).
E allora? Dove sta la novità? L'assassinio dell'edicolante a via Pietro Castellino? Certo, come qualche tempo fa avvenne con la morte del consuocero di Dario Fo. Sono tragedie che indignano giustamente. Come dovrebbero indignare, ma invece fanno sorridere noi napoletani smaliziati, i delitti di Brescia. Ma noi appunto sorridiamo perché, grazie al nostro vizio assurdo e masturbatorio di autoflagellarci, riteniamo di avere l'esclusiva del male. La morte di un edicolante per una rapina equivale a un delitto della criminalità comune in qualsiasi altra città. E' che a Napoli questo delitto feroce va a inserirsi in un contesto sociale di illegalità diffusa. Illegalità piccola e grande, organizzata e disorganizzata. E tutto viene enfatizzato.
In realtà, banalità per banalità, Napoli è una metropoli di merda come le altre e racchiude in sé il bene e il male. Andare a sventolare per la seconda volta copertine di settimanali fa meno effetto. La terza, se ci sarà, non interesserà più nessuno. Intanto, però, si chiacchiera. E chiacchiera per chiacchiera qualcosa la dico pure io.
Dico: siamo perduti? E allora lasciateci perdere. Fatevi i cazzi vostri, tanto non risolverete niente, perché non volete risolvere niente. E forse neanche noi vogliamo risolvere niente. Il centrosinistra governa la città da 13 anni, 13 anni. Un bel po' di tempo, considerate, giusto per fare un paragone, che Mussolini al potere restò per vent'anni. A fine mandato della Iervolino ci siamo quasi. E' un tempo lunghissimo, durante il quale si possono fare tante cose. Il centrosinistra ha governato in città e poi nella Regione, quando a Palazzo Chigi c'erano premier di destra e di sinistra. E stiamo sempre allo stesso punto.
Il vizio della sinistra (radicale e moderata) è che chiacchiera chiacchiera chiacchiera, discute, concerta e noi stiamo sempre ai piedi di Pilato. Chiacchiera e lascia alla destra la possibilità di sventolare problemi, come quello della sicurezza, che riguardano tutti e che fanno reagire con la pancia, cioé con indignazione e rabbia, anche le persone fieramente democratiche. Di fronte a ogni delitto la Iervolino dice che la colpa è di qualcun altro. Per l'ultimo ha tirato fuori l'indulto, poi ha fatto una mezza marcia indietro. Ma lei che ci sta a fare a Palazzo San Giacomo? E Bassolino che fa a Santa Lucia? Aspetta che qualche artista o politico visiti il Madre (che una bella, bellissima cosa, ma pe' fa' 'e sasicce ce vo' 'a carne) per andarlo ad accompagnare e fare il padrone di casa? L'arte, l'arte, l'arte. E gli scippi e la monnezza, e le auto in doppia fila nella scicchissima via dei Mille? E già, questi mica sono problemi che riguardano il Comune? Mette quattro vigili in più, nei primi giorni, e lascia che i giovanotti in divisa si voltino dall'altra parte quando vedono un motociclista senza casco (quello forse è un camorrista chi me lo fa fare a mettere nei guai, tengo famiglia) o una bella signora intolettata che ferma la macchina a un incrocio e va a comprare la giacchettina griffata (e quella sarà la mogliera di qualche assessore o di qualche primario, o di qualche camorrista, e perché mi devo intromettere, io ho famiglia e con quello che mi pagano è meglio farmi i fatti miei). Basta, basta, non voglio fare il populista. Però poi gli atteggiamenti alla don Abbondio dell'amministrazione napoletana hanno come risultato che, giusto per mettere un po' di sale nella faida regionale della sinistra, quel decisionista di Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno, tira fuori i manganelli da assegnare ai vigili. A me la parola manganello mi fa venire i brividi già solo se la pronuncia Ignazio La Russa, figuriamoci quando a metterlo in mano ai vigili è un diessino. Però, De Luca ha avuto il merito di toccare un nervo scoperto della sinistra: sulla sicurezza non facciamo un cazzo e non abbiamo un'idea nostra, se non quella parolaia alla Rifondazione o caritatevole alla Azione Cattolica. Allora, diciamolo una volta per tutte, essere di sinistra, significa anche salvaguardare la sicurezza della gente, mandando in galera un po' di gente, pulendo le strade, puntando sulla legalità, come ha fatto Cofferati a Bologna, beccandosi critiche un po' sopra le righe, guarda un po' da chi? Da Rifondazione e dai preti, due chiese, un pensiero unico. Ora e subito, senza aspettare che la macroeconomia faccia il suo corso, che i bei metrò dell'arte portino i delinquenti di Scampia direttamente a via Toledo o a piazza Municipio, mentre ora si fermano a piazza Vanvitelli o a piazza Dante.
Il turismo? A me il turismo mi ha rotto le palle. I turisti a Napoli, per me, che non sono commerciante, albergatore, pizzaiolo e scippatore di Rolex, sono solo una rogna in più. Ma che se ne stessero alle case loro. Ma che vogliono? Vogliono vedere da vicino la merda nella quale ci rotoliamo? Non gli basta quello che trasmette la tv? Vogliono esperienze estreme? Se ne andassero a Bagdad e Allah li protegga, ma non venissero qua a riempirsi le narici di puzze e gli occhi di azzurro. Noi stiamo meglio da soli, messi in un angolo della Storia e della geografia, come il busto di marmo di una vecchia statua che il muschio e il piscio stanno corrodendo. Lasciateci perdere. Il turismo non è una panacea per i mali di Napoli. Abbiamo chiuso le aree un tempo produttive a Est e Ovest della città. Erano obsolete e inquinanti. Evviva. Ma crediamo davvero di metterci al passo con l'economia del terzo millennio, facendo dei napoletani dei camerieri, pronti a servire pizze e caffè ai tavoli? Ma ce l'abbiamo un progetto produttivo legale e non quello delle fabbrichette della camorra, del Sistema, come scrive Saviano? No, non abbiamo uno straccio di idea. E una classe politica che pensa ad autoperpetuarsi e un popolo che ha perso tutti i suoi ribelli inutili, i suoi Masanielli e i suoi Maradona. Che cosa ci resta? Le carte sporche.
E allora, lasciateci perdere.
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categoria:nausea, napoletana
sabato, 09 settembre 2006

Andate a prendere i vostri arnesi e i vostri libri e mettetevi a lavorare e ricostruite il mondo daccapo.

Woody Guthrie

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categoria:citazioni
sabato, 09 settembre 2006

Se il passato avesse la risposta per tutto, i più ricchi del mondo sarebbero i librai.

Warren Buffett

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categoria:citazioni
sabato, 09 settembre 2006

Non mi sembra inverosimile che in un certo scaffale dell'universo esista un libro totale; prego gli dèi ignoti che un uomo - uno solo, e sia pure da migliaia d'anni! - l'abbia trovato e l'abbia letto.

Jorge Luis Borges

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categoria:citazioni
sabato, 09 settembre 2006

Libri e puttane: raramente uno vede la fine che incombe su di loro. Di solito cercano di sparire prima di morire.

Walter Benjamin

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categoria:citazioni
venerdì, 08 settembre 2006

Volevo allora che i libri stessero al mondo come angeli custodi degli addii.

Erri De Luca

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categoria:citazioni
venerdì, 08 settembre 2006

C'è un modo di leggere i libri che assomiglia al modo in cui gli scassinatori sfogliano i biglietti da mille.

Amedeo Bordiga

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categoria:citazioni
venerdì, 08 settembre 2006

Ci sono dei libri intorno ai quali non si dovrebbe scrivere. Sono libri fatti semplicemente per essere letti, con una lettura seria e pensosa.

Hans Barth

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categoria:citazioni
venerdì, 08 settembre 2006

Libri e puttane desiderano sempre voltare le spalle quando si esibiscono.

Walter Benjamin

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categoria:citazioni
giovedì, 07 settembre 2006

I bei libri non servono che a mettere addosso la paura di scriverne dei brutti.

Libero Bovio

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categoria:citazioni
giovedì, 07 settembre 2006

Alcuni usano il naso, io personalmente uso i polpastrelli delle dita: l'intensità dei loro formicolii è direttamente proporzionale al successo di un manoscritto. Scherzo? be', non tanto: questa è l'editoria.

Tiziano Barbieri Torriani

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categoria:citazioni
giovedì, 07 settembre 2006

Una notte d'amore è un libro letto in meno.

Honoré de Balzac

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categoria:citazioni
giovedì, 07 settembre 2006

Libri e puttane si fanno molto giovani.

Walter Benjamin

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categoria:citazioni
mercoledì, 06 settembre 2006
Meno male che avevo portato su dal Vinarium una bottiglia di Morellino di Scansano. Altrimenti questa sconfitta che ci hanno inferto i francesi non sarebbe proprio andata giù. Un sostanzioso cube-roll argentino e diversi bicchieri (in quelli baschi, larghi, comprati anni fa a San Sebastian-Donostia) di Morellino hanno creato l'atmosfera giusta per ingollare pure una sconfitta-rivincita da quei perfettini dei blue. Ma che iéssero affanculo loro e Chirac. Vabbuò hanno vinto. Però nessuno mi toglie dalla testa che il problema è Donadoni. E' friddo 'e chiammata.
Brevissima playlist: "Go away" (Napoli Centrale), "Lo shampoo" (Giorgio Gaber) e "Le mille bolle blu" (Mina).
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categoria:nausea
mercoledì, 06 settembre 2006

Anche nella migliore società rimane tuttora normalissimo farsi prestare i romanzi, come bambini poveri, invece di comprarli così come si comprano le pellicce e lo champagne. Molti morrebbero di vergogna, se scoperti a farsi prestare un vassoio, una cravatta, una borsetta. Ma nel campo del libro in voga: "aspetto che l'abbia finito una mia amica, che poi me lo passa".

Alberto Arbasino

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categoria:citazioni
mercoledì, 06 settembre 2006

Alcuni libri vanno assaggiati, altri inghiottiti, pochi masticati e digeriti.

Francis Bacone

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categoria:citazioni
mercoledì, 06 settembre 2006

Se un libro ti attira veramente, non badare al prezzo. È il modo più sicuro per fare debiti, ma anche per evitare le recriminazioni di una vita. Il rammarico per un acquisto sbagliato è niente in confronto all'angoscia per un acquisto mancato.

Giuseppe Pontiggia

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categoria:citazioni
mercoledì, 06 settembre 2006

Libri e puttane si possono portare a letto.

Walter Benjamin

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categoria:citazioni
martedì, 05 settembre 2006
Lo so che state all'Arena Flegrea, accucciati e adoranti a godervi Paolo Conte. E io niente. Avrei potuto, ma non potevo. Così, dopo un'abbondante bevuta di aglianico, lascio che iTunes mi regali una versione live di "Boogie", Il volto pechinese della cassiera. La canzone andava elegante. Era una canzone che diceva e non diceva. Era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti.
Domenica mi sono lasciato sfuggire pure l'incontro della vita a Pompei con Pasquale Panella che recitava Ovidio. Dio, dio mio no (anche se questo è Mogol). Meglio, meglio che gli dèi restino inavvicinabili. Sogni senza realtà. Ricordi senza memoria.
La palestra è aperta dal 28 agosto e io non ci sono ancora andato. E neanche ci andrò, almeno fino a venerdì, spero. Questo conta, contro l'aglianico e le scorie di ouzo che ancora sono piantate nel mio fegato.
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categoria:musica
martedì, 05 settembre 2006

Giudicare i libri senza leggerli. Sembra una magia, mentre è solo una abitudine.

Giuseppe Pontiggia

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categoria:citazioni
martedì, 05 settembre 2006

Libri e puttane: le note in calce per gli uni quello che per le altre sono i biglietti di banca nella calza.

Walter Benjamin

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categoria:citazioni
martedì, 05 settembre 2006

Un libro è un grande cimitero in cui sulla maggior parte delle tombe non si possono più leggere i nomi cancellati.

Marcel Proust

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categoria:citazioni
martedì, 05 settembre 2006

Gli uomini non capiscono i libri finché non hanno vissuto un po', o in ogni caso, nessun uomo capisce un libro profondo finché non ha visto o vissuto almeno parte del contenuto di esso.

Ezra Pound

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categoria:letture
lunedì, 04 settembre 2006
Ieri mattina, domenica, tornando a casa dopo una assolata passeggiata lungo via Toledo, abbiamo deciso di fermarci per un aperitivo da Gambrinus, a piazza Trieste e Trento. Non c'erano le solite torme di turisti. L'ambiente era molto locale. Mancava poco alle 13, ma c'era comunque troppa gente per i miei gusti. E poi non amo molto questo caffé che mescola turismo, cultura di piccolo cabotaggio, nostalgie primo Novecento e politica da cespugli. Vabbè, mi sono fermato, perché volevo bere e riposarmi un po'.
Abbiamo ordinato una cocacola e due aperitivi della casa, giusto per non scivolare sul solito bitter. Trattavasi di liquido rosa con una fetta d'arancio e un tocchetto di melone. Ebbene il tutto è costato 22 euro. Fate da soli il conto in lire. Ma non mi scandalizza più di tanto il prezzo, ormai sono anni che non si capisce più nulla. Mi fa solo mettere una bella croce nera sul famoso caffè. Trovo invece più grave un'altra cosa.
Appena consegnate le salate bevande (accompagnate da olive e comunissimi salatini) il cameriere, mostrandoci un pezzetto di carta, un pizzino, ci ha chiesto di pagare subito. Non eravamo propriamente abbigliati da barboni, anzi ero rasato di fresco, pure elegante, in una mise adatta per Capri. Il primo impulso è stato quello di alzarsi e andare via. Ma non amo le piazzate. Gli ho dato i soldi e la risposta del cameriere è stato un grazie secco e sgarbatissimo. Non avevo dato la mancia. Cioè, ti trattano da barbone e vorrebbero essere ringraziati e pagati. La mancia è una risposta a un servizio gradito e cortese, non è un ticket che viene esporto senza se e senza ma.
Una coppia napoletana di sessantenni che era seduta a un tavolo accanto al nostro già quando siamo arrivati noi, se ne stava tranquillamente a consumare e a leggere il giornale. Dopo un po' è arrivata una cameriera che con fare sbrigativo ha chiesto di pagare perché c'era il cambio di turno. E che siamo in un'officina o in una fabbrichetta di jeans pezzottati. Il turno? Il tizio ha pagato smadonnando ad alta voce contro la maleducazione della signorina (evidentemente comandata a comportamenti simili). Mentre noi ce ne andavamo lungo via Chiaia, lo sentivo ancora lamentarsi legittimamente del modo in cui si trattavano i clienti. E coraggiosamente se ne stava seduto al tavolo, mentre la moglie imbarazzata si nascondeva nella lettura del quotidiano.
Domanda retorica: chi era lo scostumato?
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categoria:napoletana
lunedì, 04 settembre 2006

Non acquistare i libri per leggerli questa sera. Ma acquista solo quei libri che, anche questa sera, avresti voglia di sfogliare. A volte ho acquistato libri pensando che in futuro mi avrebbero interessato. E me ne sono pentito. Da allora penso sempre alla ipotesi della sera.

Giuseppe Pontiggia

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categoria:letture
lunedì, 04 settembre 2006

Il libro deve desiderare penna, inchiostro e scrivania: ma di solito sono penna, inchiostro e scrivania a desiderare il libro. Perciò oggi i libri valgono così poco.

Friedrich Nietzsche

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categoria:letture
lunedì, 04 settembre 2006

Un libro vive per l'appassionata raccomandazione che un lettore ne fa a un altro. I libri sono una delle poche cose cui gli uomini si affezionano.

Henry Miller

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categoria:letture
lunedì, 04 settembre 2006

I librai sono creature del demonio e dovrebbe esserci un inferno apposta per loro.

Johann Wolfgang Goethe

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categoria:letture
domenica, 03 settembre 2006

Un libro indegno di essere letto una seconda volta è indegno pure di essere letto una prima.

Carlo Dossi

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categoria:citazioni
domenica, 03 settembre 2006

Senza i libri, la gioia svanisce.

Elias Canetti

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categoria:citazioni
domenica, 03 settembre 2006

Talvolta, guardando i numerosi libri che ho in casa, penso che morirò prima di leggerli tutti, ma non resisto alla tentazione di comprarne di nuovi.

Jorge Luis Borges

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categoria:citazioni
domenica, 03 settembre 2006

Libri e puttane sostengono le loro liti di fronte alla gente.

Walter Benjamin

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categoria:citazioni
sabato, 02 settembre 2006
Stasera, se non ci saranno intoppi dell'ultim'ora, dovrei portare i mei ragazzi al San Paolo per Italia-Lituania. Non è un luogo che ho frequentato con assiduità in passato. Anzi, le volte che ci sono andato (concerti a parte) si possono contare sulle dita di una mano. Ho sempre seguito il calcio come un tifoso sedentario, per niente ultras: radio, tv e giornali. Ma come si faceva a non stravedere per Maradona dei tempi d'oro? E come si fa a non esultare oggi per i campioni del mondo? Già, come si fa? Si esulta. Punto. E, potendo, si portano i ragazzi allo stadio.
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categoria:piaceri, napoletana
sabato, 02 settembre 2006

L'uomo deve imparare a conformarsi alla natura, ma egli vuole che essa si conformi a lui.

Immanuel Kant

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categoria:natura
sabato, 02 settembre 2006
Anche se non era l'ora mia volevo dormire un po' di più. E così m'ero infilato a letto a tempo, dopo aver visto su Sky una buona parte di un film con Totò che non conoscevo, "Il comandante", dei primi anni Sessanta, un filmetto che voleva essere serio e sfruttava della maschera di Totò solo certe occhiate. Be', dopo Totò ho letto un po' Erodoto: ma niente non conciliava il sonno e non faceva venire voglia di continuare. Non per colpa del buon Erodoto, ma solo perché non ero concentrato in nessuna delle due direzioni. Sono passato a un fumetto d'autore ambientato a Napoli negli anni Settanta. Ma mi disturbava l'uso parodistico del dialetto, mi disatreva dalla storia che pure stentava a partire con il piede giusto. Spenta la luce sono stato a rigirarmi tra materasso, lenzuolo e cuscino per un tempo che mi è sembrato interminabile, ma non è stato lungo. Mi sono convinto che avevo sete, per aver cenato con un po' di prosciutto e un'abbondante insalata. Ho bevuto un bicchiere di succo di frutta, ma forse sarebbe stato meglio uno di latte, se non fossi stato allergico al lattosio. Quindi, niente. Ed eccoci qua a smanettare sul Mac, ascoltando di sottofondo, molto sotto, ché il sonno ha avuto ragione del resto della famiglia, musica pop egiziana, Banco, pop svedese (Jay-Jay Johanson) e un lentissimo Lou Reed da Animal Serenade. Troppi pensieri molesti. E ho ancora sete. Mi ci vorrebbe un ouzo o qualcosa di forte. ma ritornerò ad attaccarmi alla bottiglia del succo di frutta.
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categoria:sospensioni
venerdì, 01 settembre 2006

Il mondo esterno aveva le sue proprie leggi, e tali leggi non erano umane.

Michel Houellebecq

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categoria:natura