Madre Natura è una puttana.
Arthur Bloch
Madre Natura è una puttana.
Arthur Bloch
Nelle città antiche non si trova un solo spazio verde e respirabile, le città si chiudono di fronte alla natura e ai più straordinari panorami perché tutto spira vita civile e umana, intelligenza. L'uomo crede a se stesso, rompe i rapporti con la natura, meglio ancora ne simula l'ordine, la perfeziona, e le sue raffigurazioni sono come ricordi lontani d'una vita naturale ridotta a modello. Entrato nel concetto dell'arte, fa a meno di ogni altra creazione che ritiene spuria, perché l'arte è una realtà fittizia, in cui la natura porta soltanto turbamento e squilibrio. Al contrario oggi, la natura entra come un lusso e un correttivo, rappresenta quell'evasione che un tempo era funzione specifica dell'arte.
Corrado Alvaro
ROMA - Succede nello stanzino degli attrezzi tra le scope e gli stracci, ma anche negli ascensori e sui terrazzi, specie se inagibilili. Per andare in camporella, oggi, basta andare in ufficio. Secondo un'indagine (statisticamente non scientifica) condotta dal Codacons sotto l'ombrellone in sette località balneari del Belpaese - Lignano, Sanremo, Rimini, Porto Santo Stefano, Anzio, Ischia e Taormina - due italiani su dieci non riescono a "resistere alla passione" che esplode tra pc e scrivania. E pochi sono quelli che si pentono.
"Le sveltine" però costano. Soprattutto all'azienda. Calcolando, infatti, che l'amore in ufficio, tra preliminari e altro, ruba almeno un'ora al giorno di lavoro, il danno economico supera i 37 milioni di euro l'anno. E le fughe costeranno anche alle loro tasche, considerando che il 60% di chi ha confessato l'attività "extralavorativa" ha dichiarato di essere sposato o di convivere stabilmente con un partner. Eppure, se è vero che il 3% di loro ha chiesto il divorzio o ha fatto le valigie, solo lo 0,8% se n'è pentito.
Gli habituè dell'ormone incontrollabile si dividono in due fasce: quelli tra i 45 e i 55 anni e quelli tra i 35 e i 42. I primi si innamorano, i secondi si sposano. Se il 23% degli intervistati, ha infatti confessato di solleticare i sentimenti tra un incontro e l'altro, il 15% ha ammesso, addirittura di costruire rapporti duraturi - dai 6 mesi a 7-8-anni - e, il 7%, ha finito per sposarsi il collega d'ufficio.
Esperti ed eccitati dal pericolo di "essere scoperti" dal capo o dagli altri dipendenti, gli amanti clandestini si assentano per poco tempo. E in pochi se ne accorgono. La durata media di ciascun rapporto si aggira, infatti, tra i 5 e i 30 minuti, ma il 3% degli intervistati (uomini) ha dichiarato di non riuscire a "resistere alla passione" oltre i 5 minuti, probabilmente, ha spiegato, per lo stress dell'esperienza. Nota a margine: il "pericolo" è un potente afrodisiaco per circa il 30% di loro.
Il lavoro consiste in tutto ciò che si è obbligati a fare.
Mark Twain
In qualsiasi epoca il vero lavoro viene svolto da quattro o cinque persone.
Ezra Pound
Executive - Chi dirige. In Italia non ha avuto lo stesso successo che manager, perché non richiama chi maneggia, ma chi esegue.
Giuseppe Pontiggia
Il lavoro rende umano il mondo e questa umanizzazione è ciò che gli dà un senso.
Octavio Paz
In un Paese dove lo Stato è il solo imprenditore, opposizione significa morte per inedia. Il vecchio principio: "chi non lavora non mangia", è stato sostituito da uno nuovo: "chi non obbedisce non mangia".
Lev Trotzsky
Vivere del proprio lavoro, una necessità; vivere del lavoro altrui, un'aspirazione.
Alessandro Morandotti
Eravamo in tre e lavoravamo come un sol uomo. Cioè due di noi poltrivano sempre.
Groucho Marx
Ormai leggo Gabriel Garcìa Màrquez per inerzia, come un vecchio amico che racconta sempre le stesse storie. E' stato così anche per "Memoria delle mie puttane tristi" (Mondadori). Dire che non mi sia piaciuto non è giusto. Dire che mi sia piaciuto è eccessivo. Ricorda il capovaloro assoluto che è "L'amore ai tempi del colera". Ne sembra un codicillo. Non sto a propinarvi il soggetto che tanto conoscete. Dico solo che è un bel libro romantico sull'amore che scoppia a novant'anni e ti porta fino ai cento. Si legge rapidamente. Meno di 150 pagine piccole scritte con caratteri grandi.
Garcìa Màrquez è da anni che non scrive più romanzi all'altezza di "Cent'anni di solitudine" e "L'autunno del patriarca", ma quella sua Colombia senza tempo resta un luogo dell'immaginario dei lettori della mia generazione. Non si può rimanere indifferenti a frasi come questa: "A quell'epoca non era raro che le raffiche di dicembre ci permettessero di rintracciare attraverso le loro voci gli amici disseminati in bordelli remoti". La zampata del vecchio leone. Una delle tante.
Al fondo, si sente oggi, alla vista del lavoro - con ciò si intende sempre quella faticosa attività che dura dal mattino alla sera - che esso costituisce la migliore polizia che tiene ognuno a freno e sa vigorosamente impedire lo sviluppo della ragione, della bramosia, del desiderio d'indipendenza. Giacché esso consuma in modo straordinario una gran quantità d'energia nervosa e sottrae questa stessa al riflettere, al rimuginare, al sognare, al preoccuparsi, all'amare, all'odiare.
Friedrich Nietzsche
Tutti i lavori che si affidano agli altri sono piacevoli.
Léo Malet
L'Uomo è un essere di desiderio. Il lavoro può solo soddisfare i suoi bisogni. Sono rari i privilegiati che riescono a soddisfare i bisogni dando retta al desiderio. Costoro non lavorano mai.
Henri Laborit
Oggi, invece, siamo tutti uguali, tutti accomunati dall'indifferenza verso il nostro lavoro. E questa indifferenza è diventata una passione. La sola grande passione collettiva del nostro tempo.
Milan Kundera
Tutte le più grosse bestialità avvengono di mattina: l'uomo si dovrebbe svegliare solo quando è terminato l'orario di ufficio.
Karl Kraus
L'ape operaia, siccome muore dopo sei o sette mesi, non riesce mai a raggiungere l'età pensionabile.
Gene Gnocchi
Ma vedi, pure "Rimmel" è uscito nel 1975. Formidabile quell'anno. E' bastato che Battisti stesse un po' zitto e, zac, Bruce Springsteen ti fa "Born to run" e, a casa nostra, quel giovanotto snobetto di Francesco De Gregori tira fuori "Rimmel". Coincidenze. Tutto deve succedere perché tutto era successo. Sette anni prima il Sessantotto dei nostri molesti fratelli maggiori, due anni dopo, appena due anni dopo, sarebbe toccato a noi, diciottenni marxisti immaginari, zingari felici, sarchiaponi con il fiocco. Non si può essere seri a diciassette anni, ma neanche a sedici e a diciotto. E noi non lo eravamo, pensando di esserlo.
Mammamia, ma quante volte il vinile di Rimmel è girato sugli sterei di Selezione, quei mostri marroncini che infestavano le nostre case. E il bustone a strisce bianche e nere con quel ritrattino che faceva tanto Fogazzaro, il cartiglio semplice sotto, quel bustone ce lo siamo rigirato nelle mani per sere e sere. Ci sembrava strano quel disco, un po' troppo personale e poco politico per le nostre orecchie che volevano sentir coniugare solo la parola rivoluzione. I più allineati, quelli che leggevano "Manifesto" e "Quotidiano dei lavoratori" contestavano De Gregori peggio di un rinnegato, una donnetta. Ma come, dicevamo, c'è Pablo, ci sta hanno ammazzato Pablo, Pablo è vivo, e non vi piace? E ci sono le storie di ieri con i cavalli di Salò? Ma nun se capisce, rispondevano, è ermetico. Ermetico, embè? A me mi piace. Controrivoluzionari precoci. Ma iate a fa mmoca, vuie e Lenin. S'è visto dove sono finiti. Io, poi, che ascoltavo Battisti, il presunto fascio, senza scuorno, ad alto volume e alla faccia loro. A me lo dicevano? A me?
Mammamia, le canzoni le imparavamo a memoria. "Rimmel" me la ripetevo nelle lunghe traversate da pendolare tra Napoli e casa nel fracassone 160 nero. Ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo. Pezzi di vetro con il suo sesso di ramo duro. Veramente di ramo duro era il cuore. Il sesso si accoppiava con due anime, ma noi la cantavamo così. Il signor Hood, aggredito sulla strada di Pescara dai parenti ingordi. Poi sapemmo che l'M. della dedica era Pannella. Meglio non sapere, allora. E Pablo, Pablo, Pablo che conosceva le donne e tradiva la moglie con le donne e la Svizzera verde (con la Svizzera, ma come si fa?). E "Buonanotte fiorellino"? Troppo sdolcinata, dicevano i rompiballe. Revisionismo, sentimentalismo infantile e piccolo borghese. Una filastrocca del cazzo. Ma a me mi piace. Era un po' un tormentone, è vero. Ma l'anello per noi resterà sempre sulla spiaggia e gli uccellini nel vento non si faranno mai male.
Lato B. "Le storie di ieri" ci assolvevano parzialmente. C'era un barlume di politica, c'era pure la mano di De André. "Mussolini ha scritto anche poesie i poeti che brutte creature". Acceso il cerogeno ai santini rossi si poteva ritornare al lercio piacere ermetico, infilare le dita nella Nutella, con i quattro cani per strada. Se ci fosse la luna si potrebbe cantare. E noi cantavamo, fatti già, da ragazzi. Pure la grigia provincia, la nostra realtà di pianura poteva trasformarsi nella terra di Woody Guthrie. Ci sentivamo già porci con le ali. Se ci fosse la luna si potrebbe cantare e se ci fosse una ragazza si potrebbe fare anche qualche altra cosa in rima. "Piccola mela" e "Piano bar" per me erano un codicillo. La seconda era dedicata, si diceva, al suo amico Venditti, che a me, già allora stava antipatico. Della prima, invece, mi faceva una pena quella figlia del dottore che ripassava Omero tre volte la mattina. Una sgobbona? Sì, però, De Gregori se la sarebbe scopata. Forse. Forse un giorno faremo l'amore. E noi? E noi? Se ci fosse la luna si potrebbe cantare.
Del cd ho ascoltato solo "Rimmel", poi "A horse with no name" (America), per contagio cronologico, la "Cavatina" di John Williams dal "Cacciatore" di Cimino, "Storia d'amore" di Adriano Celentano, "Shenandoah" fatta da Bruce Sprinsgteen e "Losing my religion" dei Rem.
Sono solo cinico quel tanto che basta a non farmi piacere il lavoro che faccio.
Philip K. Dick
Un impiego avrebbe fatto anche di Buddha un semplice scontento.
Emil Cioran
Se hai un incarico complicato, affidalo a un pigro: troverà la maniera più semplice di svolgerlo.
Arthur Bloch
Tu non lavori per lavorare, non produci merci per produrre merci - ma produci merci per poter stare in pace. Questa è la grande etica classica - tutta l'etica sorta sulle rive del Mare nostrum.
Massimo Cacciari
Il lavoro mi piace, mi affascina. Posso starmene seduto a guardarlo per ore.
Jerome K. Jerome
Il lavoro non ha mai ammazzato nessuno, ma perché dovremmo rischiare di essere i primi?
Edgar Bergen
Ripigliare con lena il lavoro cercando di fare il meno possibile.
Mino Maccari
Tutto considerato, lavorare è meno noioso che divertirsi.
Charles Baudelaire
Ma, gli dico, lei si sveglia così alla mattina e mi licenzia? E lui: cosa vuoi, che mi svegli quando è ancora buio?.
Francesco Tullio Altan
È idiota aspettarsi che i membri di una comunità civilizzata del Novecento continuino a lavorare otto ore al giorno, come sarà idiota aspettarsi che un pastore cerchi con la mano di fare crescere la lana sulle sue pecore, che un contadino cerchi di riscaldare ogni seme sepolto soffiando il proprio fiato su di esso, o che un pollivendolo cerchi di covare le uova delle sue galline.
Ezra Pound
Il lavoro sgombera letteralmente l'uomo dalla sua umanità. E non solo perché trasforma il lavoratore in un salariato ma perché confonde la sua vita con il suo lavoro. Lo rende inseparabile dai suoi attrezzi, lo marchia con il ferro degli utensili.
Octavio Paz
Il lavoro d'équipe è essenziale. Ti permette di dare la colpa a qualcun altro.
Arthur Bloch
La libertà è dunque il diritto di fare e di cercare tutto ciò che non danneggia nessun altro. I confini entro i quali ognuno si può muovere senza danneggiare gli altri sono determinati dalla legge, come il confine fra due campi è determinato dalla siepe. Si tratta della libertà dell’uomo in quanto monade isolata e chiusa in se stessa.
Karl Marx
La libertà che io cerco è quella di apprendere, di parlare e di discutere, liberamente e secondo coscienza: questa, più di tutte le altre libertà.
John Milton
La libertà va amata in segreto.
Mino Maccari
NEW DELHI - Un uomo d'affari indiano nato con due peni vuole rimuoverne chirurgicamente uno per potersi finalmente sposare ed avere una vita sessuale normale. E' quanto scrive il quotidiano Times of India che, per ovvie ragioni di privacy, non rivela il nome del protagonista di questa vicenda.
L'uomo, 24 anni, vive nello stato dell'Uttar Pradesh, nel nord del Paese, ed è stato ricoverato in un ospedale di New Delhi questa settimana. Il suo caso, più unico che raro, è chiamato duplicazione del pene o difallia. "Un uomo con due peni funzionanti è un caso senza precedenti anche nella letteratura medica. Nelle forme più comuni di difallia uno dei due organi non è del tutto formato", ha dichiarato un chirurgo citato dal Times of India.
L'intervento per asportare uno dei due peni non sarà facile in quanto entrambi gli organi sono ben sviluppati e, affinché quello rimanente funzioni normalmente, bisogna assicurargli un afflusso sanguigno sufficiente.
Esistono solo circa 100 casi documentati di difallia in tutto il mondo, la cui incidenza statistica è quantificata nell'ordine di un caso ogni 5,5 milioni di maschi nati. La malformazione è causata da una mancata fusione di tessuti nel mesoderma, uno dei tre strati primari dell'embrione umano, dal quale originano molte parti del corpo umano.
Il volgo non si occupa molto della libertà.
Ezra Pound
Di solito perdono la libertà quelli che la desiderano.
Stanislaw Jerzy Lec
L'angoscia è la vertigine delle libertà.
Soeren Kierkegaard
La libertà è tanto preziosa che bisogna razionarla.
Vladimir Lenin
Nessuno è più schiavo di colui che si ritiene libero senza esserlo.
Johann Wolfgang Goethe
La libertà conduce alla noia e la noia alla dittatura.
Ennio Flaiano
Incamminarsi adesso come se fosse stato totalmente libero, districarsi dalle complesse mosse del gioco psicologico, concedersi il lusso di essere aperto e attento a ogni percezione, al mondo la cui incessante cascata mozzafiato contro i sensi era tanto facilmente e abitualmente ignorata, cancellata dal frastuono, in favore di mai discussi ideali di responsabilità, efficienza, civismo, incamminarsi adesso, andare e basta, sciogliersi in quell'ombra, sarebbe stato talmente facile.
Ian McEwan
Né ferro né fuoco possono salvare la libertà, ma la parola soltanto. Questa il tiranno spegne per prima, ma il silenzio dei morti rimbomba nel cuore dei vivi.
Angelo Fortunato Formiggini
L'uomo è il risultato delle proprie libertà passate, ossia è condizionato da quelle libertà.
Mircea Eliade
Il miglior modo di goder molta libertà è di concederne agli altri molta.
Carlo Dossi
La libertà? Sofisma dei sani.
Emil Cioran
Se uno scrittore volesse dimostrare che la libertà non gli è necessaria, assomiglierebbe a un pesce che volesse convincerci che l'acqua non gli serve.
Michail Bulgakov
Se chiamiamo libertà non solo la forza di sottrarsi al potere, ma anche e soprattutto la volontà di non sottomettere nessuno, allora è chiaro che può esservi libertà solo al di fuori del linguaggio.
Roland Barthes
Ho visto gabbie che volavano, c'erano dentro aquile.
Stanislaw Jerzy Lec
Piove maledettamente da stamattina. Piove e piove, e temporaleggia con scrosci lunghi e improvvisi. Piove come Zeus comanda. Così niente mare. Poco male, è il primo giorno cupo dopo tanti giorni di sole carcareante. Ne abbiamo approfittato per andare a fare i culturali-intelligenti al Necromanteio che si trova a guardia della foce dell'Acheronte. Poco più a sud di Parga. Ogni sito archeologico della Grecia è, quantitativamente, una scemenza. Niente a che vedere con Pompei e pure con quel muorzo di case di Ercolano. So' quatte prete e basta. Lo stesso Partenone è na cuserella, si sa.
Però, c'è sempre un però, c'è il fascino del luogo, il fascino della memoria, il fascino della parola a dare forza a tutto. Il Necromanteio sarebbe il sito, antico di quattromila anni, dove si facevano le sedute spiritiche dell'antichità, il punto dove i vivi potevano incontrare i morti. E scusate se è poco.
In sostanza è una chiesarella, con affreschi di santi rovinati e sotto pietre e pietre e una cantina, nella quale si scende con una scala moderna di ferro, molto ripida e, stamattina, scivolosa per la pioggia. All'apparenza è solo una cantina, una grotta, con un soffitto a volta. Ma secondo la leggenda sarebbe il luogo dove si potevano incontrare i morti. Dalla collinetta si domina la valle dell'Acheronte. Campi e campi coltivati e innaffiati da pompe nonostante la giornata di pioggia abbondante. Lontano il mare di Ammoudia, la solita località balneare della costa epirota. Alle spalle le montagne. In mezzo il fiume infernale. Be', se ci si concentrava un po' di sublime lo si trovava.
Comunque abbiamo proseguito per Preveza, dove fino a qualche anno fa ci si imbarcava per Azio e quindi per la Sterea Ellada. Ora siamo qui, in un Internet point molto professionale e non troppo caro. Tutta la famigliola è munita di computer. Chi blogga, chi chatta e chi gioca. Fuori piove, un poco sì e un poco no. Abbiamo pasteggiato in una pittoresca ouzeria, in un vicoletto che dal lungomare pieno di yacht e di bar e di taverne porta alla strada interna. Abbiamo mangiato bene: sardine e seppia alla griglia, accompagnate da ouzo, appunto. Ma non abbiamo rinunciato alla greek salade e allo tsatsiki. E poi un nescafè a un bar, mentre pioveva a dirotto tanto che pure il profilo di Lefkada era scomparso dall'orizzonte. Grigio, tutto grigio, come una nuvola dalla quale volevamo che apparisse Zeus che invece si limitava a lampeggiare e a tuonare alle nostre spalle.
Mare fino a sfinirsi, senza fare niente. E che stanchezza, maronna mia a stare steso sulla sabbia o sul sunbed ('o lettino, 'o lettino, qua 'o chiammano accussì, vonno fa' gli americani). Ma non ci fermeremo a Parga. Qui terremo la base per escursioni nei dintorni.
Qui, all'Internet point, cè' un casino della madonna: ragazzini greci che giocano in rete e gridano. Mi sembra di stare in una di quelle sale-giochi degli anni Settanta con flipper, biliardini, biliardi e sigarette su sigarette. Lo stesso casino. Strani questi Internet point che rimedio qui in Grecia. A Kassiopi era in una cartoleria, molto silenziosa, frequentata da giovani donne inglesi. A furia di andarci ho comprato delle penne che neanche mi servivano. Avrei preferito un caffè o un ouzo. A Paxos l'Internet point era in un bar, al piano superiore: musica a palla, brutta musica, e giovanotti inglesi e napoletani che si sfidavano a biliardo. Qui, a Parga, guagliunamma da prendere a schiaffi.
Parga non sarebbe neanche male se non avesse una forte vocazione a mondragonizzarsi. Un casino di gente. Soprattutto greci che alluccano come dannati, stranieri e italiani come sempre, che pure fanno la propria parte. E tanti ne-ne, parakalò, daxi-daxi e 'a 'e maronna 'e chi ll'è bbive.
Ci sono spiagge belle, affollate. Case decenti. Giro-pitas in fila come una processione. Non conoscevo l'Epiro. Ma, mi chiedo, se lo dovevo evitare che cazzo me ne fotteva di conoscerlo? Sono arrivato stasera, ed è presto per dare sciabolate. Di buono c'è questo Internet point veloce veloce. E, non lontano da qui c'è una necropoli che secondo queste sfaccimme di leggende antiche dovrebbe essere l'ingresso all'Ade. Ma non stava al lago d'Averno? Bah.
A proposito di inferni, nei prossimi giorni vi racconterò dei demoni meridiani, del primo demone meridiano che mi è apparso, un paio di giorni fa, nei bagliori di Antipaxos.
Un'altra isola. Ma i soliti casini. Solo in versione bonsai. Perché l'isola è più piccola. Ma le spiagge sono belle. Sassi, anzi ciottoloni bianchi. Acqua trasparente. Sole carcareante. La Grecia. Mancano per ora i demoni meridiani. In compenso ci sono un sacco di italiani, leggi napoletani. Agosto per i napoletani è il mese delle migrazioni. Ma perché vengono sempre dopo vado io?
La nostra base è Lakka. Un luogo ameno. In pratica Lakka Ameno.
E' una vita che vengo in Grecia, quindi lo posso dire. Io lo posso dire. Io lo so, io so i nomi (direbbe uno scrittore oggi di moda). Insomma, i nomi proprio non li so. Diciamo che so i posti.
Insomma, voglio dire che i greci sono delle belle forme di stronzi. Ah, comme l'aggio ditto bello a mammà.
Insomma, sono più di duemila anni che non producono niente di buono per la storia e per la cultura. Sono fermi ad Alessandro Magno (che era pure macedone) e si ostinano a tenersi questo alfabeto aggrugnato che capiscono solo loro. E state in Europa, adeguatevi. Non siete manco numerosi e potenti come i russi che hanno il cirillico. Per non dire dei cinesi che sono un miliardo e mezzo e hanno affiancato l'alfabeto latino agli ideogrammi. Insomma, voi non siete che un muorzo di paese e vi atteggiate come chissà chi.
Insomma, imparatevi a costruire viadotti e tunnel, come in ogni paese civile. Le vostre mulattiere mi hanno abboffato le palle. E basta. Per trovare una spiaggia decente devi fare chilometri e chilometri di montagnelle piene di cipressi e di ulivi. E se volevo tutto 'sto verde me ne andavo in Umbria. Qui voglio il sole carcareante e i demoni meridiani, ma non quelli silvestri. Artemide può starsene nella sua cavernetta. Viva Poseidone. E poi che sono tutti questi ulivi? Che ve ne dovete fare di tutto quest'olio? Mi fate salire il colesterolo solo a guardare la vostra campagna.
E non finisce qui.