giovedì, 31 agosto 2006

Madre Natura è una puttana.

Arthur Bloch

postato da: roquentin alle ore 08:09 | Permalink | commenti (15)
categoria:natura
mercoledì, 30 agosto 2006

Nelle città antiche non si trova un solo spazio verde e respirabile, le città si chiudono di fronte alla natura e ai più straordinari panorami perché tutto spira vita civile e umana, intelligenza. L'uomo crede a se stesso, rompe i rapporti con la natura, meglio ancora ne simula l'ordine, la perfeziona, e le sue raffigurazioni sono come ricordi lontani d'una vita naturale ridotta a modello. Entrato nel concetto dell'arte, fa a meno di ogni altra creazione che ritiene spuria, perché l'arte è una realtà fittizia, in cui la natura porta soltanto turbamento e squilibrio. Al contrario oggi, la natura entra come un lusso e un correttivo, rappresenta quell'evasione che un tempo era funzione specifica dell'arte.

Corrado Alvaro

postato da: roquentin alle ore 08:04 | Permalink | commenti (4)
categoria:natura, arte
martedì, 29 agosto 2006

da www.repubblica.it

ROMA - Succede nello stanzino degli attrezzi tra le scope e gli stracci, ma anche negli ascensori e sui terrazzi, specie se inagibilili. Per andare in camporella, oggi, basta andare in ufficio. Secondo un'indagine (statisticamente non scientifica) condotta dal Codacons sotto l'ombrellone in sette località balneari del Belpaese - Lignano, Sanremo, Rimini, Porto Santo Stefano, Anzio, Ischia e Taormina - due italiani su dieci non riescono a "resistere alla passione" che esplode tra pc e scrivania. E pochi sono quelli che si pentono.

"Le sveltine" però costano. Soprattutto all'azienda. Calcolando, infatti, che l'amore in ufficio, tra preliminari e altro, ruba almeno un'ora al giorno di lavoro, il danno economico supera i 37 milioni di euro l'anno. E le fughe costeranno anche alle loro tasche, considerando che il 60% di chi ha confessato l'attività "extralavorativa" ha dichiarato di essere sposato o di convivere stabilmente con un partner. Eppure, se è vero che il 3% di loro ha chiesto il divorzio o ha fatto le valigie, solo lo 0,8% se n'è pentito.

Gli habituè dell'ormone incontrollabile si dividono in due fasce: quelli tra i 45 e i 55 anni e quelli tra i 35 e i 42. I primi si innamorano, i secondi si sposano. Se il 23% degli intervistati, ha infatti confessato di solleticare i sentimenti tra un incontro e l'altro, il 15% ha ammesso, addirittura di costruire rapporti duraturi - dai 6 mesi a 7-8-anni - e, il 7%, ha finito per sposarsi il collega d'ufficio.

Esperti ed eccitati dal pericolo di "essere scoperti" dal capo o dagli altri dipendenti, gli amanti clandestini si assentano per poco tempo. E in pochi se ne accorgono. La durata media di ciascun rapporto si aggira, infatti, tra i 5 e i 30 minuti, ma il 3% degli intervistati (uomini) ha dichiarato di non riuscire a "resistere alla passione" oltre i 5 minuti, probabilmente, ha spiegato, per lo stress dell'esperienza. Nota a margine: il "pericolo" è un potente afrodisiaco per circa il 30% di loro.


E l'80% di coloro che ci sono cascati, ammette proprio che la maggiore difficoltà incontrata è stata trovare un luogo fuori dell'ufficio per coltivare l'amore. Ed ecco che il 40% ripiega macchina, il 30% in hotel secondari e il 18% in casa di amici. Il 12% , infine, aspetta l'orario pomeridiano e poi dà il via alle danze in tranquillità.

In pochi, forse, si aspettavano che sono le donne tra i 42 e i 55 anni a fare da mattatrici: il 73% degli intervistati ha ammesso di avere ceduto alla tentazione sul lavoro il più delle volte (65%) per situazioni di frustrazione o vera e propria infelicità familiare, alleviata solo dall'affetto dei figli (50%).
postato da: roquentin alle ore 20:01 | Permalink | commenti (4)
categoria:lavoro, sesso
martedì, 29 agosto 2006

Il lavoro consiste in tutto ciò che si è obbligati a fare.

Mark Twain

postato da: roquentin alle ore 07:39 | Permalink | commenti
categoria:lavoro
lunedì, 28 agosto 2006
L'Aglianico Rubrato è un vino forse prematuro per la fine di agosto. Ma mi ci voleva stasera, a chiudere una giornata particolare per me e per chi va a cominciare una bella (ma un po' faticosa) avventura di lavoro. Un vino profumato che ha esaltato una semplice cena. Il vino. Io mangio per poter bere. Ora ascolto la zebra di Mina. Anni Sessanta. A pois, a pois. Tintarella di luna e un'estate fa. L'estate che è passata.
postato da: roquentin alle ore 23:02 | Permalink | commenti (2)
categoria:piaceri
lunedì, 28 agosto 2006

In qualsiasi epoca il vero lavoro viene svolto da quattro o cinque persone.

Ezra Pound

postato da: roquentin alle ore 07:31 | Permalink | commenti (2)
categoria:lavoro
lunedì, 28 agosto 2006

Executive - Chi dirige. In Italia non ha avuto lo stesso successo che manager, perché non richiama chi maneggia, ma chi esegue.

Giuseppe Pontiggia

postato da: roquentin alle ore 07:31 | Permalink | commenti
categoria:lavoro
lunedì, 28 agosto 2006

Il lavoro rende umano il mondo e questa umanizzazione è ciò che gli dà un senso.

Octavio Paz

postato da: roquentin alle ore 07:30 | Permalink | commenti (1)
categoria:lavoro
domenica, 27 agosto 2006

In un Paese dove lo Stato è il solo imprenditore, opposizione significa morte per inedia. Il vecchio principio: "chi non lavora non mangia", è stato sostituito da uno nuovo: "chi non obbedisce non mangia".

Lev Trotzsky

postato da: roquentin alle ore 07:53 | Permalink | commenti (9)
categoria:lavoro
domenica, 27 agosto 2006

Vivere del proprio lavoro, una necessità; vivere del lavoro altrui, un'aspirazione.

Alessandro Morandotti

postato da: roquentin alle ore 07:51 | Permalink | commenti
categoria:lavoro
domenica, 27 agosto 2006

Eravamo in tre e lavoravamo come un sol uomo. Cioè due di noi poltrivano sempre.

Groucho Marx

postato da: roquentin alle ore 07:50 | Permalink | commenti
categoria:lavoro
sabato, 26 agosto 2006

Ormai leggo Gabriel Garcìa Màrquez per inerzia, come un vecchio amico che racconta sempre le stesse storie. E' stato così anche per "Memoria delle mie puttane tristi" (Mondadori). Dire che non mi sia piaciuto non è giusto. Dire che mi sia piaciuto è eccessivo. Ricorda il capovaloro assoluto che è "L'amore ai tempi del colera". Ne sembra un codicillo. Non sto a propinarvi il soggetto che tanto conoscete. Dico solo che è un bel libro romantico sull'amore che scoppia a novant'anni e ti porta fino ai cento. Si legge rapidamente. Meno di 150 pagine piccole scritte con caratteri grandi.

Garcìa Màrquez è da anni che non scrive più romanzi all'altezza di "Cent'anni di solitudine" e "L'autunno del patriarca", ma quella sua Colombia senza tempo resta un luogo dell'immaginario dei lettori della mia generazione. Non si può rimanere indifferenti a frasi come questa: "A quell'epoca non era raro che le raffiche di dicembre ci permettessero di rintracciare attraverso le loro voci gli amici disseminati in bordelli remoti". La zampata del vecchio leone. Una delle tante.

postato da: roquentin alle ore 13:17 | Permalink | commenti (18)
categoria:letture
sabato, 26 agosto 2006

Al fondo, si sente oggi, alla vista del lavoro - con ciò si intende sempre quella faticosa attività che dura dal mattino alla sera - che esso costituisce la migliore polizia che tiene ognuno a freno e sa vigorosamente impedire lo sviluppo della ragione, della bramosia, del desiderio d'indipendenza. Giacché esso consuma in modo straordinario una gran quantità d'energia nervosa e sottrae questa stessa al riflettere, al rimuginare, al sognare, al preoccuparsi, all'amare, all'odiare.

Friedrich Nietzsche

postato da: roquentin alle ore 05:17 | Permalink | commenti
categoria:lavoro
sabato, 26 agosto 2006

Tutti i lavori che si affidano agli altri sono piacevoli.

Léo Malet

postato da: roquentin alle ore 05:16 | Permalink | commenti
categoria:lavoro
sabato, 26 agosto 2006

L'Uomo è un essere di desiderio. Il lavoro può solo soddisfare i suoi bisogni. Sono rari i privilegiati che riescono a soddisfare i bisogni dando retta al desiderio. Costoro non lavorano mai.

Henri Laborit

postato da: roquentin alle ore 05:15 | Permalink | commenti
categoria:lavoro
venerdì, 25 agosto 2006

Oggi, invece, siamo tutti uguali, tutti accomunati dall'indifferenza verso il nostro lavoro. E questa indifferenza è diventata una passione. La sola grande passione collettiva del nostro tempo.

Milan Kundera

postato da: roquentin alle ore 08:32 | Permalink | commenti
categoria:lavoro
venerdì, 25 agosto 2006

Tutte le più grosse bestialità avvengono di mattina: l'uomo si dovrebbe svegliare solo quando è terminato l'orario di ufficio.

Karl Kraus

postato da: roquentin alle ore 08:31 | Permalink | commenti
categoria:lavoro
venerdì, 25 agosto 2006

L'ape operaia, siccome muore dopo sei o sette mesi, non riesce mai a raggiungere l'età pensionabile.

Gene Gnocchi

postato da: roquentin alle ore 08:31 | Permalink | commenti
categoria:lavoro
giovedì, 24 agosto 2006

Ma vedi, pure "Rimmel" è uscito nel 1975. Formidabile quell'anno. E' bastato che Battisti stesse un po' zitto e, zac, Bruce Springsteen ti fa "Born to run" e, a casa nostra, quel giovanotto snobetto di Francesco De Gregori tira fuori "Rimmel". Coincidenze. Tutto deve succedere perché tutto era successo. Sette anni prima il Sessantotto dei nostri molesti fratelli maggiori, due anni dopo, appena due anni dopo, sarebbe toccato a noi, diciottenni marxisti immaginari, zingari felici, sarchiaponi con il fiocco. Non si può essere seri a diciassette anni, ma neanche a sedici e a diciotto. E noi non lo eravamo, pensando di esserlo.
Mammamia, ma quante volte il vinile di Rimmel è girato sugli sterei di Selezione, quei mostri marroncini che infestavano le nostre case. E il bustone a strisce bianche e nere con quel ritrattino che faceva tanto Fogazzaro, il cartiglio semplice sotto, quel bustone ce lo siamo rigirato nelle mani per sere e sere. Ci sembrava strano quel disco, un po' troppo personale e poco politico per le nostre orecchie che volevano sentir coniugare solo la parola rivoluzione. I più allineati, quelli che leggevano "Manifesto" e "Quotidiano dei lavoratori" contestavano De Gregori peggio di un rinnegato, una donnetta. Ma come, dicevamo, c'è Pablo, ci sta hanno ammazzato Pablo, Pablo è vivo, e non vi piace? E ci sono le storie di ieri con i cavalli di Salò? Ma nun se capisce, rispondevano, è ermetico. Ermetico, embè? A me mi piace. Controrivoluzionari precoci. Ma iate a fa mmoca, vuie e Lenin. S'è visto dove sono finiti. Io, poi, che ascoltavo Battisti, il presunto fascio, senza scuorno, ad alto volume e alla faccia loro. A me lo dicevano? A me?
Mammamia, le canzoni le imparavamo a memoria. "Rimmel" me la ripetevo nelle lunghe traversate da pendolare tra Napoli e casa nel fracassone 160 nero. Ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo. Pezzi di vetro con il suo sesso di ramo duro. Veramente di ramo duro era il cuore. Il sesso si accoppiava con due anime, ma noi la cantavamo così. Il signor Hood, aggredito sulla strada di Pescara dai parenti ingordi. Poi sapemmo che l'M. della dedica era Pannella. Meglio non sapere, allora. E Pablo, Pablo, Pablo che conosceva le donne e tradiva la moglie con le donne e la Svizzera verde (con la Svizzera, ma come si fa?). E "Buonanotte fiorellino"? Troppo sdolcinata, dicevano i rompiballe. Revisionismo, sentimentalismo infantile e piccolo borghese. Una filastrocca del cazzo. Ma a me mi piace. Era un po' un tormentone, è vero. Ma l'anello per noi resterà sempre sulla spiaggia e gli uccellini nel vento non si faranno mai male.
Lato B. "Le storie di ieri" ci assolvevano parzialmente. C'era un barlume di politica, c'era pure la mano di De André. "Mussolini ha scritto anche poesie i poeti che brutte creature". Acceso il cerogeno ai santini rossi si poteva ritornare al lercio piacere ermetico, infilare le dita nella Nutella, con i quattro cani per strada. Se ci fosse la luna si potrebbe cantare. E noi cantavamo, fatti già, da ragazzi. Pure la grigia provincia, la nostra realtà di pianura poteva trasformarsi nella terra di Woody Guthrie. Ci sentivamo già porci con le ali. Se ci fosse la luna si potrebbe cantare e se ci fosse una ragazza si potrebbe fare anche qualche altra cosa in rima. "Piccola mela" e "Piano bar" per me erano un codicillo. La seconda era dedicata, si diceva, al suo amico Venditti, che a me, già allora stava antipatico. Della prima, invece, mi faceva una pena quella figlia del dottore che ripassava Omero tre volte la mattina. Una sgobbona? Sì, però, De Gregori se la sarebbe scopata. Forse. Forse un giorno faremo l'amore. E noi? E noi? Se ci fosse la luna si potrebbe cantare.

Del cd ho ascoltato solo "Rimmel", poi "A horse with no name" (America), per contagio cronologico, la "Cavatina" di John Williams dal "Cacciatore" di Cimino, "Storia d'amore" di Adriano Celentano, "Shenandoah" fatta da Bruce Sprinsgteen e "Losing my religion" dei Rem.

postato da: roquentin alle ore 22:19 | Permalink | commenti (62)
categoria:musica
giovedì, 24 agosto 2006

Sono solo cinico quel tanto che basta a non farmi piacere il lavoro che faccio.

Philip K. Dick

postato da: roquentin alle ore 09:50 | Permalink | commenti
categoria:lavoro
giovedì, 24 agosto 2006

Un impiego avrebbe fatto anche di Buddha un semplice scontento.

Emil Cioran

postato da: roquentin alle ore 09:49 | Permalink | commenti
categoria:lavoro
giovedì, 24 agosto 2006

Se hai un incarico complicato, affidalo a un pigro: troverà la maniera più semplice di svolgerlo.

Arthur Bloch

postato da: roquentin alle ore 09:48 | Permalink | commenti
categoria:lavoro
mercoledì, 23 agosto 2006

Tu non lavori per lavorare, non produci merci per produrre merci - ma produci merci per poter stare in pace. Questa è la grande etica classica - tutta l'etica sorta sulle rive del Mare nostrum.

Massimo Cacciari

postato da: roquentin alle ore 07:18 | Permalink | commenti (9)
categoria:lavoro
mercoledì, 23 agosto 2006

Il lavoro mi piace, mi affascina. Posso starmene seduto a guardarlo per ore.

Jerome K. Jerome

postato da: roquentin alle ore 07:17 | Permalink | commenti (1)
categoria:lavoro
mercoledì, 23 agosto 2006

Il lavoro non ha mai ammazzato nessuno, ma perché dovremmo rischiare di essere i primi?

Edgar Bergen

postato da: roquentin alle ore 07:14 | Permalink | commenti
categoria:lavoro
martedì, 22 agosto 2006

Ripigliare con lena il lavoro cercando di fare il meno possibile.

Mino Maccari

postato da: roquentin alle ore 09:05 | Permalink | commenti (6)
categoria:lavoro
martedì, 22 agosto 2006

Tutto considerato, lavorare è meno noioso che divertirsi.

Charles Baudelaire

postato da: roquentin alle ore 09:04 | Permalink | commenti
categoria:lavoro
martedì, 22 agosto 2006

Ma, gli dico, lei si sveglia così alla mattina e mi licenzia? E lui: cosa vuoi, che mi svegli quando è ancora buio?.

Francesco Tullio Altan

postato da: roquentin alle ore 09:03 | Permalink | commenti
categoria:lavoro
lunedì, 21 agosto 2006

È idiota aspettarsi che i membri di una comunità civilizzata del Novecento continuino a lavorare otto ore al giorno, come sarà idiota aspettarsi che un pastore cerchi con la mano di fare crescere la lana sulle sue pecore, che un contadino cerchi di riscaldare ogni seme sepolto soffiando il proprio fiato su di esso, o che un pollivendolo cerchi di covare le uova delle sue galline.

Ezra Pound

postato da: roquentin alle ore 08:38 | Permalink | commenti (1)
categoria:lavoro
lunedì, 21 agosto 2006

Il lavoro sgombera letteralmente l'uomo dalla sua umanità. E non solo perché trasforma il lavoratore in un salariato ma perché confonde la sua vita con il suo lavoro. Lo rende inseparabile dai suoi attrezzi, lo marchia con il ferro degli utensili.

Octavio Paz

postato da: roquentin alle ore 08:37 | Permalink | commenti (9)
categoria:lavoro
lunedì, 21 agosto 2006

Il lavoro d'équipe è essenziale. Ti permette di dare la colpa a qualcun altro.

Arthur Bloch

postato da: roquentin alle ore 08:36 | Permalink | commenti (2)
categoria:lavoro
domenica, 20 agosto 2006
Nel VI secolo avanti Cristo, sette congiurati, capeggiati da Otane, riuscirono ad abbattere il regime dei Magi impostori e impossessarsi del potere in Persia. Scartate democrazia ed oligarchia i sette (anzi sei, perché Otane si tirò subito fuori poiché non era d'accordo con le decisioni) fu approvata la mozione che dava alla Persia un regime monarchico. Bisognava stabilire chi dei sei facesse il sovrano. Non era ancora stato inventato il tressette e così se la giocarono a modo loro. Ricordate la faccenda di Romolo e Remo? Chi vedeva più uccelli volare dava il nome alla città. Anche in questo caso si scelse di affidarsi al caso e agli animali. Scrive Erodoto (Libro III, 84): "Allo spuntar del sole, nel sobborgo della città, quando tutti fossero montati in sella, colui il cui cavallo avesse per primo lanciato un nitrito, quello sarebbe stato re".
Ovviamente c'è sempre un furbo, che poi diventa il re. Così Dario ebbe la meglio. In che modo? Erodoto lo spiega freddamente, come sempre. Dario aveva uno scudiero molto furbo, tale Ebare. "Ecco cosa combina Ebare: non appena fu notte, tra le cavalle ne scelse una, quella che il cavallo di Dario amava più di tutte e, condottala nel sobborgo ve la legò. Vi portò quindi il cavallo di Dario e gli fece fare molti giri intorno, vicino alla cavalla, tanto da sfinirlo e infine lasciò che la montasse" (III, 85). La mattina successiva, i sei si avviarono nel sobborgo e quando il cavallo di Dario si trovò nei pressi del luogo dove aveva goduto, montando la cavalla preferita, lanciò un bel nitrito. Ma non basta, perché "mentre il cavallo nitriva, un fulmine scoppiò a cielo sereno e si udì un tuono" (III, 86). Il gioco era fatto. Gli altri cinque scesero dalle proprie selle e si prosternarono davanti a Dario, re dei persiani.
C'è anche un'altra versione che Erodoto registra. Ebare "dopo aver passato la mano sopra le parti genitali della cavalla, di cui s'è parlato, avrebbe tenuto riparata questa mano tra le ampie brache; poi, quando, al sorgere del sole, i cavalli stavano per prendere la via, Ebare, tirata fuori la mano, l'avrebbe accostata alle narici del cavallo di Dario e quello, sentito l'odore, si sarebbe messo a fremere e nitrire (III, 87).
In entrambi i casi si dimostra come è sempre la figa (foss'anche equina) a condurre l'uomo al trono.
postato da: roquentin alle ore 10:48 | Permalink | commenti (4)
categoria:letture, sesso
domenica, 20 agosto 2006

La libertà è dunque il diritto di fare e di cercare tutto ciò che non danneggia nessun altro. I confini entro i quali ognuno si può muovere senza danneggiare gli altri sono determinati dalla legge, come il confine fra due campi è determinato dalla siepe. Si tratta della libertà dell’uomo in quanto monade isolata e chiusa in se stessa.

Karl Marx

postato da: roquentin alle ore 08:51 | Permalink | commenti
categoria:libertà
domenica, 20 agosto 2006

La libertà che io cerco è quella di apprendere, di parlare e di discutere, liberamente e secondo coscienza: questa, più di tutte le altre libertà.

John Milton

postato da: roquentin alle ore 08:50 | Permalink | commenti
categoria:libertà
domenica, 20 agosto 2006

La libertà va amata in segreto.

Mino Maccari

postato da: roquentin alle ore 08:49 | Permalink | commenti
categoria:libertà
sabato, 19 agosto 2006
da www.repubblica.it

NEW DELHI - Un uomo d'affari indiano nato con due peni vuole rimuoverne chirurgicamente uno per potersi finalmente sposare ed avere una vita sessuale normale. E' quanto scrive il quotidiano Times of India che, per ovvie ragioni di privacy, non rivela il nome del protagonista di questa vicenda.

L'uomo, 24 anni, vive nello stato dell'Uttar Pradesh, nel nord del Paese, ed è stato ricoverato in un ospedale di New Delhi questa settimana. Il suo caso, più unico che raro, è chiamato duplicazione del pene o difallia. "Un uomo con due peni funzionanti è un caso senza precedenti anche nella letteratura medica. Nelle forme più comuni di difallia uno dei due organi non è del tutto formato", ha dichiarato un chirurgo citato dal Times of India.

L'intervento per asportare uno dei due peni non sarà facile in quanto entrambi gli organi sono ben sviluppati e, affinché quello rimanente funzioni normalmente, bisogna assicurargli un afflusso sanguigno sufficiente.
Esistono solo circa 100 casi documentati di difallia in tutto il mondo, la cui incidenza statistica è quantificata nell'ordine di un caso ogni 5,5 milioni di maschi nati. La malformazione è causata da una mancata fusione di tessuti nel mesoderma, uno dei tre strati primari dell'embrione umano, dal quale originano molte parti del corpo umano.

postato da: roquentin alle ore 15:28 | Permalink | commenti (6)
categoria:notizie, sesso
sabato, 19 agosto 2006

Il volgo non si occupa molto della libertà.

Ezra Pound

postato da: roquentin alle ore 08:58 | Permalink | commenti (2)
categoria:libertà
sabato, 19 agosto 2006

Di solito perdono la libertà quelli che la desiderano.

Stanislaw Jerzy Lec

postato da: roquentin alle ore 08:57 | Permalink | commenti
categoria:libertà
sabato, 19 agosto 2006

L'angoscia è la vertigine delle libertà.

Soeren Kierkegaard

postato da: roquentin alle ore 08:56 | Permalink | commenti
categoria:libertà
venerdì, 18 agosto 2006
Napoli in questo torrido ferragosto ritrova parte della sua natura e dei suoi odori. Così, la sera, anche nella impestata via Arcoleo, è possibile aspirare iodio e sale, che vengono dal mare vicino e nascosto da palazzi sfigurati dallo smog delle altre 51 settimane dell'anno. E' un po' la scoperta della città come vorremmo che fosse. Calda sì, appiccicosa anche. Ma mediterranea qual è: greca e spagnola, africana e normanna. E piena di odori, magari contaminati dalla vita, ma odori vivi, appunto.
postato da: roquentin alle ore 12:49 | Permalink | commenti (17)
categoria:piaceri, napoletana
venerdì, 18 agosto 2006

La libertà è tanto preziosa che bisogna razionarla.

Vladimir Lenin

postato da: roquentin alle ore 08:20 | Permalink | commenti
categoria:libertà
venerdì, 18 agosto 2006

Nessuno è più schiavo di colui che si ritiene libero senza esserlo.

Johann Wolfgang Goethe

postato da: roquentin alle ore 08:19 | Permalink | commenti
categoria:libertà
venerdì, 18 agosto 2006

La libertà conduce alla noia e la noia alla dittatura.

Ennio Flaiano

postato da: roquentin alle ore 08:19 | Permalink | commenti
categoria:libertà
giovedì, 17 agosto 2006

Incamminarsi adesso come se fosse stato totalmente libero, districarsi dalle complesse mosse del gioco psicologico, concedersi il lusso di essere aperto e attento a ogni percezione, al mondo la cui incessante cascata mozzafiato contro i sensi era tanto facilmente e abitualmente ignorata, cancellata dal frastuono, in favore di mai discussi ideali di responsabilità, efficienza, civismo, incamminarsi adesso, andare e basta, sciogliersi in quell'ombra, sarebbe stato talmente facile.

Ian McEwan

postato da: roquentin alle ore 08:11 | Permalink | commenti (8)
categoria:libertà
giovedì, 17 agosto 2006

Né ferro né fuoco possono salvare la libertà, ma la parola soltanto. Questa il tiranno spegne per prima, ma il silenzio dei morti rimbomba nel cuore dei vivi.

Angelo Fortunato Formiggini

postato da: roquentin alle ore 08:10 | Permalink | commenti (1)
categoria:libertà
giovedì, 17 agosto 2006
Sui miei quaderni di scolaro
Sul banco e sugli alberi
Sulla sabbia sulla neve
Scrivo il tuo nome
Su tutte le pagine lette
Su tutte le pagine bianche
Pietra sangue carta o cenere
Scrivo il tuo nome
E per il potere di una parola
Ricomincio la mia vita
Sono nato per conoscerti
Per darti un nome
Libertà.
Paul Eluard
postato da: roquentin alle ore 08:09 | Permalink | commenti (10)
categoria:poesia, libertà
mercoledì, 16 agosto 2006
Sarà perché sono state, tutto sommato, giornate riposanti, ma durante questa vacanza ho letto un po' di libri, più del solito. Sempre a casaccio, come mi capita. E, ora, più che farvene un resoconto minuzioso, uno alla volta, come sarei tentato di fare, vi ammannisco un pastone unico, in cui, se avrete la pazienza di leggere, troverete un fritto misto, spero non indigesto, come invece sono stati, per me, alcuni romanzi che mi sono carriàti dietro e che ho anche avuto la forza di portare a termine.
Innanzitutto, "Troppi paradisi" di Walter Siti (Einaudi) che avevo cominciato a leggere già prima di partire. E' un libro notevole. Le recensioni che ho letto ne parlano quasi tutte bene e non hanno torto. E' un libro ambizioso sul rapporto tra realtà e finzione, tra realtà e desiderio nell'epoca della riproducibilità televisiva. L'autore crea un finto se stesso con il quale gioca a mescolare realtà e finzione, tira dentro molti protagonisti della tv italiana ai quali appioppa falsi gossip. Ma soprattutto c'è molta omosessualità sfrenata. Agli etero tutta 'sta roba non fa né caldo né freddo, all'inizio, ma finisce poi per stancare, anche perché il personaggio si abbandona a svenevolezze e abbrutimenti ben descritti, ma che appesantiscono tutto. Una cura dimagrante di un centinaio di pagine avrebbe fatto bene. E' un libro da leggere, però.
Invece "Un bambino prodigio" di Irène Némirovsky (Giuntina) è un racconto bello, sodo e compatto. Scritto quasi un secolo fa, ambientato tra Odessa e le campagne ucraine è un indimenticabile apologo della fugacità del genio. Forse un po' meccanico, ma scritto benissimo e a tratti commovente.
Anche "Il cacciatore di aquiloni" di Khaled Hosseini (Piemme) è commovente. Decisamente un libro da leggere tutto d'un fiato. Più che un romanzo mi è sembrato un film. E non a caso Spielberg da tempo ne ha comprato i diritti cinematografici. A me ha ricordato (tenendo d'occhio appunto Spielberg) "L'impero del sole". Merita tutte le copie che ha venduto. E' la storia, scritta già quasi come una sceneggiatura, di un ragazzo afgano che vive nella Kabul prima della grande catastrofe della fine degli anni Settenta (la cacciata del re, l'invasione sovietica, i governi-fantoccio, i talebani) e poi ci ritorna da adulto per fare i conti con il proprio passato. Niente di straordinario, detto così. E' una bella storia con tutti i cliché al posto giusto, con i meccanismi narrativi ben oleati, i personaggi tratteggiati benissimo. Ci sono pagine che possono far venire le lacrime agli occhi anche a lettori smaliziati come me. Un bel film appunto. Lo aspettiamo.
"L'amante proibita" di Massimiliano Palmese (Newton Compton) mi ha invece deluso, come mi aspettavo. E' una storia prevedibile, scritta con un linguaggio più secco che asciutto. Certi libri finiscono nelle cinquine dello Strega per meccanismi che non hanno niente di letterario. E se ne parla bene per inerzia. Risparmiatevelo. Io me lo son portato in Grecia, perché è ambientato a Serifos. Ma i riferimenti di colore sono di una banalità disarmante. Il mistero da risolvere lo si capisce ben prima che l'autore lo sveli. C'è un secondo mistero da svelare che ricorda il Mattia Pascal di Pirandello e "Mediterraneo" di Gabriele Salvatores, ma parliamo di livelli che Palmese non sfiora mai, neanche lontanamente.
Mi ha deluso anche "L'imperatore" di Ryszard Kapuscinski (Serra e Riva). E' uno scrittore-giornalista che amo moltissimo. Ma da questo suo libro degli anni Ottanta mi aspettavo un racconto della caduta di Hailé Selassié più storico e meno letterario. La struttura scelta è felice. Kapuscinski fa parlare, in forma anonima, i cortigiani che descrivono la vita quotidiana del sovrano etiope, gli intrighi di Palazzo, le congiure. Sono persone abbagliate da un passato crollato sotto il peso della sua stessa tirannia, persone che hanno vissuto la fine come qualcosa di inspiegabile. Come parabola di un autunno del patriarca alla Garcia Marquez può anche funzionare. Ma, appunto, c'è già il capolavoro di Garcia Marquez, perché scriverne un altro? Perché è una storia vera? E allora storicizziamola. Per essere bello è bello, ma è come se mancasse qualcosa, qualcosa che io credo sia la carne giornalistica, di cui Kapuscinski è un grande e unico fornitore.
Due dei tre Maigret che ho portato con me sono riuscito a leggerli: "Maigret prende un granchio" e "Maigret e il corpo senza testa" (Adelphi). Ho già scritto altre volte di Georges Simenon. Sono due bei gialli, due storie che spiegano sentimenti più che delitti: trovare l'assassino è un dettaglio per chi scrive e chi legge. Conta la vita.
Sono stato invece felicemente sorpreso da "Certi bambini" di Diego De Silva. Caspita è un bel libro. Avevo letto, qualche anno fa "La donna di scorta" è mi era sembrato un romanzo inutile. Poi, qualche sera prima di partire, avevo visto in tv una parte del film che i Frazzi hanno tratto da "Certi bambini". Ero rimasto incuriosito e ho deciso di comprare il romanzo e portarlo con me in vacanza. Dico subito che ho trovato il finale deludente, come capita in gran parte degli scrittori contemporanei attratti dall'opera aperta, che a me sembra un reperto archeologico sul quale siamo fissati solo noi italiani. Ma è un peccato veniale, perché il romanzo è ben costruito stilisticamente, narrativamente e linguisticamente. Lo sfondo sociale è solo appena appena caricato. I personaggi principali sono forti e convincenti e il giovane protagonista Rosario è una figura indimenticabile.
postato da: roquentin alle ore 13:41 | Permalink | commenti (6)
categoria:letture
mercoledì, 16 agosto 2006

L'uomo è il risultato delle proprie libertà passate, ossia è condizionato da quelle libertà.

Mircea Eliade

postato da: roquentin alle ore 08:36 | Permalink | commenti
categoria:libertà
mercoledì, 16 agosto 2006

Il miglior modo di goder molta libertà è di concederne agli altri molta.

Carlo Dossi

postato da: roquentin alle ore 08:35 | Permalink | commenti (1)
categoria:libertà
mercoledì, 16 agosto 2006

La libertà? Sofisma dei sani.

Emil Cioran

postato da: roquentin alle ore 08:34 | Permalink | commenti
categoria:libertà
martedì, 15 agosto 2006
Quasi ancora in vacanza, nella Napoli di Ferragosto. Strade vuote: turisti inglesi, pugliesi e giapponesi. Negozi sbarrati, vetrine già autunno-inverno (e che fretta, ci accorciate la vita). Una pizza a via Partenope innaffiata di falanghina dei Campi flegrei. E poi un caffè da Gambrinus (stranamente servito con rapidità).
Arieccoci.
postato da: roquentin alle ore 17:27 | Permalink | commenti (16)
categoria:napoletana
martedì, 15 agosto 2006

Se uno scrittore volesse dimostrare che la libertà non gli è necessaria, assomiglierebbe a un pesce che volesse convincerci che l'acqua non gli serve.

Michail Bulgakov

postato da: roquentin alle ore 13:35 | Permalink | commenti
categoria:libertà
martedì, 15 agosto 2006

Se chiamiamo libertà non solo la forza di sottrarsi al potere, ma anche e soprattutto la volontà di non sottomettere nessuno, allora è chiaro che può esservi libertà solo al di fuori del linguaggio.

Roland Barthes

postato da: roquentin alle ore 13:34 | Permalink | commenti
categoria:libertà
martedì, 15 agosto 2006

Ho visto gabbie che volavano, c'erano dentro aquile.

Stanislaw Jerzy Lec

postato da: roquentin alle ore 13:32 | Permalink | commenti (2)
categoria:libertà
giovedì, 10 agosto 2006

Piove maledettamente da stamattina. Piove e piove, e temporaleggia con scrosci lunghi e improvvisi. Piove come Zeus comanda. Così niente mare. Poco male, è il primo giorno cupo dopo tanti giorni di sole carcareante. Ne abbiamo approfittato per andare a fare i culturali-intelligenti al Necromanteio che si trova a guardia della foce dell'Acheronte. Poco più a sud di Parga. Ogni sito archeologico della Grecia è, quantitativamente, una scemenza. Niente a che vedere con Pompei e pure con quel muorzo di case di Ercolano. So' quatte prete e basta. Lo stesso Partenone è na cuserella, si sa.

Però, c'è sempre un però, c'è il fascino del luogo, il fascino della memoria, il fascino della parola a dare forza a tutto. Il Necromanteio sarebbe il sito, antico di quattromila anni, dove si facevano le sedute spiritiche dell'antichità, il punto dove i vivi potevano incontrare i morti. E scusate se è poco.

In sostanza è una chiesarella, con affreschi di santi rovinati e sotto pietre e pietre e una cantina, nella quale si scende con una scala moderna di ferro, molto ripida e, stamattina, scivolosa per la pioggia. All'apparenza è solo una cantina, una grotta, con un soffitto a volta. Ma secondo la leggenda sarebbe il luogo dove si potevano incontrare i morti. Dalla collinetta si domina la valle dell'Acheronte. Campi e campi coltivati e innaffiati da pompe nonostante la giornata di pioggia abbondante. Lontano il mare di Ammoudia, la solita località balneare della costa epirota. Alle spalle le montagne. In mezzo il fiume infernale. Be', se ci si concentrava un po' di sublime lo si trovava.

Comunque abbiamo proseguito per Preveza, dove fino a qualche anno fa ci si imbarcava per Azio e quindi per la Sterea Ellada. Ora siamo qui, in un Internet point molto professionale e non troppo caro. Tutta la famigliola è munita di computer. Chi blogga, chi chatta e chi gioca. Fuori piove, un poco sì e un poco no. Abbiamo pasteggiato in una pittoresca ouzeria, in un vicoletto che dal lungomare pieno di yacht e di bar e di taverne porta alla strada interna. Abbiamo mangiato bene: sardine e seppia alla griglia, accompagnate da ouzo, appunto. Ma non abbiamo rinunciato alla greek salade e allo tsatsiki. E poi un nescafè a un bar, mentre pioveva a dirotto tanto che pure il profilo di Lefkada era scomparso dall'orizzonte. Grigio, tutto grigio, come una nuvola dalla quale volevamo che apparisse Zeus che invece si limitava a lampeggiare e a tuonare alle nostre spalle.

postato da: roquentin alle ore 15:27 | Permalink | commenti (3)
categoria:viaggi, piaceri
mercoledì, 09 agosto 2006
Sui sassi bianchi da bruciare gli occhi, i demoni meridiani hanno la forma dondolante di un sedere prodigioso che un piccolo costume nero a stento nasconde. In alto, sulla spiaggia di Voutoumi di Antipaxos, c'è un ristorante, un estiatorio, dal profetico nome di Bella vista. Il demone meridiano, nell'ora che tutto abbrucia, pure il cervello nonostante il fresco dell'ombrellone, là si avvia. Sui sassi torridi, il passo si muove incerto, ma è capace di far ballare le natiche in tutta la loro gloria. Il demone si avvia per le scale, nel verde della macchia mediterranea che combatte con il celeste che lo sovrasta e l'azzurro che lo sorregge. Il demone non ammette indecisioni. Appare e scompare. Ma si manifesta.
postato da: roquentin alle ore 20:36 | Permalink | commenti (12)
categoria:viaggi, sesso
martedì, 08 agosto 2006

Mare fino a sfinirsi, senza fare niente. E che stanchezza, maronna mia a stare steso sulla sabbia o sul sunbed ('o lettino, 'o lettino, qua 'o chiammano accussì, vonno fa' gli americani). Ma non ci fermeremo a Parga. Qui terremo la base per escursioni nei dintorni.

Qui, all'Internet point, cè' un casino della madonna: ragazzini greci che giocano in rete e gridano. Mi sembra di stare in una di quelle sale-giochi degli anni Settanta con flipper, biliardini, biliardi e sigarette su sigarette. Lo stesso casino. Strani questi Internet point che rimedio qui in Grecia. A Kassiopi era in una cartoleria, molto silenziosa, frequentata da giovani donne inglesi. A furia di andarci ho comprato delle penne che neanche mi servivano. Avrei preferito un caffè o un ouzo. A Paxos l'Internet point era in un bar, al piano superiore: musica a palla, brutta musica, e giovanotti inglesi e napoletani che si sfidavano a biliardo. Qui, a Parga, guagliunamma da prendere a schiaffi.

postato da: roquentin alle ore 18:40 | Permalink | commenti (3)
categoria:viaggi
lunedì, 07 agosto 2006

Parga non sarebbe neanche male se non avesse una forte vocazione a mondragonizzarsi. Un casino di gente. Soprattutto greci che alluccano come dannati, stranieri e italiani come sempre, che pure fanno la propria parte. E tanti ne-ne, parakalò, daxi-daxi e 'a 'e maronna 'e chi ll'è bbive.

Ci sono spiagge belle, affollate. Case decenti. Giro-pitas in fila come una processione. Non conoscevo l'Epiro. Ma, mi chiedo, se lo dovevo evitare che cazzo me ne fotteva di conoscerlo? Sono arrivato stasera, ed è presto per dare sciabolate. Di buono c'è questo Internet point veloce veloce. E, non lontano da qui c'è una necropoli che secondo queste sfaccimme di leggende antiche dovrebbe essere l'ingresso all'Ade. Ma non stava al lago d'Averno? Bah.

A proposito di inferni, nei prossimi giorni vi racconterò dei demoni meridiani, del primo demone meridiano che mi è apparso, un paio di giorni fa, nei bagliori di Antipaxos.

postato da: roquentin alle ore 21:57 | Permalink | commenti (6)
categoria:viaggi
venerdì, 04 agosto 2006

Un'altra isola. Ma i soliti casini. Solo in versione bonsai. Perché l'isola è più piccola. Ma le spiagge sono belle. Sassi, anzi ciottoloni bianchi. Acqua trasparente. Sole carcareante. La Grecia. Mancano per ora i demoni meridiani. In compenso ci sono un sacco di italiani, leggi napoletani. Agosto per i napoletani è il mese delle migrazioni. Ma perché  vengono sempre dopo vado io? 

La nostra base è Lakka. Un luogo ameno. In pratica Lakka Ameno.

postato da: roquentin alle ore 22:21 | Permalink | commenti (7)
categoria:viaggi
martedì, 01 agosto 2006

E' una vita che vengo in Grecia, quindi lo posso dire. Io lo posso dire. Io lo so, io so i nomi (direbbe uno scrittore oggi di moda). Insomma, i nomi proprio non li so. Diciamo che so i posti.

Insomma, voglio dire che i greci sono delle belle forme di stronzi. Ah, comme l'aggio ditto bello a mammà.

Insomma, sono più di duemila anni che non producono niente di buono per la storia e per la cultura. Sono fermi ad Alessandro Magno (che era pure macedone) e si ostinano a tenersi questo alfabeto aggrugnato che capiscono solo loro. E state in Europa, adeguatevi. Non siete manco numerosi e potenti come i russi che hanno il cirillico. Per non dire dei cinesi che sono un miliardo e mezzo e hanno affiancato l'alfabeto latino agli ideogrammi. Insomma, voi non siete che un muorzo di paese e vi atteggiate come chissà chi.

Insomma, imparatevi a costruire viadotti e tunnel, come in ogni paese civile. Le vostre mulattiere mi hanno abboffato le palle. E basta. Per trovare una spiaggia decente devi fare chilometri e chilometri di montagnelle piene di cipressi e di ulivi. E se volevo tutto 'sto verde me ne andavo in Umbria. Qui voglio il sole carcareante e i demoni meridiani, ma non quelli silvestri. Artemide può starsene nella sua cavernetta. Viva Poseidone. E poi che sono tutti questi ulivi? Che ve ne dovete fare di tutto quest'olio? Mi fate salire il colesterolo solo a guardare la vostra campagna.

E non finisce qui.

postato da: roquentin alle ore 22:11 | Permalink | commenti (29)
categoria:viaggi