lunedì, 31 luglio 2006
L'ouzo è buono. E questo lo sapevo. Ma qui a Corfù fanno anche un piatto tipico che si chiama "sofrito", con una "f" e con una "t", ma soprattutto che non è soffritto, e non è la nostra, napoletanissima, zuppa forte. E', piuttosto, una specie di scaloppina con una salsa scura. La carne tenera è buona, e non è quella che usiamo noi per le scaloppe. Devo saperne di più.
domenica, 30 luglio 2006
La costa nord di Corfù è, tutto sommato, paciosa. Anche un po' lagunare (ecco spiegata la spietatezza delle zanzare). Sidari, che la guida della Lonely Planet liquida con un semplice brutta, non è malaccio. Certo bisogna evitare posti che ti stonano con la techno già alle quattro del pomeriggio. Posti con nomi cubani, croci svizzere nel nome e bandiere inglesi (non britanniche, inglesi: croce rossa in campo bianco) ai quattro lati della pagliarella. La spiaggia è sabbiosa e per arrivare dove non si tocca si approda quasi in Albania. Però c'è un fast food strepitoso, alla faccia del moussaka.
sabato, 29 luglio 2006
E' finita che sono a Corfù. Nel nord di Corfù, in un posto che si chiama Agios Spyridon, non lontano da Kassiopi. Dopo una nottata in bianco, ché sulla nave non c'erano cabine libere e abbiamo preso delle poltrone che per me significa stare sveglio. Comunque eccoci qua a farci succhiare il sangue dalle zanzare, a inzaccherarci i piedi di sabbia, a rosolarci al sole, a scolare birra e centellinare l'ouzo. La libertà tende all'obesità. E sia.
Da Corfù ci mancavo da 29 anni. Non posso neanche dire che ricordi qualcosa. Giusto la spiaggia di Ipsos che allora era quasi remota e oggi, anche a prima mattina, è un bordello.
venerdì, 28 luglio 2006
La libertà tende all'obesità.
Leo Longanesi
venerdì, 28 luglio 2006
Nessuna libertà esiste quando non esiste la libertà interiore dell'individuo.
Corrado Alvaro
venerdì, 28 luglio 2006
Non si può simulare la libertà !
Stanislaw Jerzy Lec
giovedì, 27 luglio 2006
Come ogni estate, prima del viaggio, cioè quella parte delle vacanze che dedico solitamente alla Grecia, con qualche tradimento sparso, arriva il compito più serio: scegliere i libri da mettere in valigia. Non un libro, ma un bel po' di tomi e tometti perché ho sempre paura di rimanerne senza. Scelta laboriosa. La tentazione è portare dei classici. Non si trova mai il tempo di leggerne durante il resto dell'anno, perché non approfittarne in vacanza? Già , ma poi vince la voglia di scegliere letture meno impegnative. Solo un anno sono riuscito a leggere tutto il Don Chisciotte. Ero molto soddisfatto dell'impresa (e della grandezza del libro, va sans dire), ma quando mi chiedevo che cosa ho letto in vacanza?, e mi rispondevo, Il Don Chisciotte, mi sembrava poco, come solo quello? e ti pare poco? Insomma, da allora ne porto sempre dieci, almeno. Piccoli, ma dieci. Non li leggerò tutti, ma avrò la possibilità di variare.
Questa volta sono stato frettoloso nella scelta. L'ho fatta praticamente ieri pomeriggio. Tranne cambiamenti dell'ultima ora sono i seguenti, in ordine alfabetico, che non è quello di gradimento e nemmeno quello in cui li leggerò:
1. Contraddicendo subito la regola alfabetica e il numero massimo, metto Walter Siti, "Troppi paradisi" (Einaudi). E' il libro che sto leggendo e che mi piace molto. Ero tentato di fare un post in itinere per dire quanto mi piacesse. Sono a un quarto del romanzo e lo trovo, tranne qualche sbavatura, molto bello. Non vi dico altro.
2. Stefano D'Arrigo, "Cima delle nobildonne" (Rizzoli). E' il secondo romanzo dell'autore di "Horcynus Orca". Completamente diverso dal primo. Recentemente ristampato. E' quello che più si avvicina a un classico.
3. Diego De Silva, "Certi bambini" (Einaudi): ho visto uno spezzone del film che vi è stato tratto e mi ha incuriosito.
4. Khaled Hosseini, "Il cacciatore di aquiloni" (Piemme). Ha venduto tantissimo grazie al tam tam dei lettori. Spero che non sia un pacco.
5. Ryszard Kapuscinski, "L'imperatore" (Serra e Riva). Ho la vecchissima edizione di questo libro dedicato ad Hailé Selassié. E' il libro d'esordio di un giornalista che mi piace molto.
6. Iréne Némirovsky, "Un bambino prodigio" (Giuntina). "Suite francese" è il più bel libro che abbia letto quest'anno. Così continuo a leggere altro. Non mi deluderà . Tra l'altro sono solo 65 pagine.
7, Massimiliano Palmese, "L'amante proibita" (Newton Compton). Ne hanno detto tutti un gran bene. Finalista allo Strega. L'autore mi è sembrato un po' sopra le righe. E' ambientato in Grecia, nell'isola di Serifos. Della serie paese che vai libro che ti porti.
8, 9, 10. Tre Simenon della serie di Maigret. Quando ho bisogno di riprendermi è come un farmaco salvavita: "Maigret si diverte", "Maigret e il corpo senza testa" e "Maigret prende un granchio" (Adelphi).
11. Henk van Woerden, "L'assassino" (Cargo). Una storia ambientata in Sudafrica. Me l'ha consigliato una persona di cui mi fido.
giovedì, 27 luglio 2006
La libertà di parola senza la libertà di diffusione è solo un pesce dorato in una vaschetta sferica.
Ezra Pound
giovedì, 27 luglio 2006
Non è la libertà che manca; mancano gli uomini liberi.
Leo Longanesi
giovedì, 27 luglio 2006
Non lasciatevi imporre la libertà di parola prima della libertà di pensiero!
Stanislaw Jerzy Lec
mercoledì, 26 luglio 2006
Siamo alla post-babele: tutti parlano la stessa lingua e nessuno ascolta.
Francesco Tullio Altan
martedì, 25 luglio 2006
Oggigiorno si conosce il prezzo di tutto e il valore di niente.
Oscar Wilde
lunedì, 24 luglio 2006
Tutto ciò che è veramente indispensabile può essere comprato con poco denaro, soltanto il superfluo vien messo in vendita a caro prezzo.
Axel Munthe
domenica, 23 luglio 2006
Di molte persone si può affermare quanto vale per certi dipinti, cioè che la parte più preziosa è la cornice.
Alessandro Morandotti
sabato, 22 luglio 2006
Ero andato alle R. V. sperando di incontrare Meriggio. E' la giornata più calda dell'anno. Ideale per i demoni meridiani. A Posillipo, in quell'angolo di Posillipo, c'è una vista strepitosa. Azzurro, blu, celeste. Piscina, mare, cielo. Meriggio c'era. Marassi che la va cercando preferisce V. I. e si perde certe occasioni. Neanche da scioperato è granché. Lo so, lo so, appena si rimette al desk affilerà le unghie e graffierà . Non accetta provocazioni. E' l'umorista meno autoumorista che conosca. Ma lasciamo perdere queste bazzecole autoreferenziali e mitopoietiche, oltre che euristicamente ontologiche. Questo linguaggio piace molto a Marassi, ché crede faccia ridere. Lui nell'animo è rimasto un goliardico. Basta, non voglio parlare di lui, è solo un esca per scatenare i commenti.
Insomma alle R. V. altro che demoni meridiani. Di sabato ci sono i lazzari meridiani. Una fauna speciale, tutta creme, tatuaggi, griffe e bambini obesi che schizzano e azzancaréano tutto. Sono peggio delle sette piaghe d'Egitto. Io, che avevo dimenticato l'iPod a casa, ho fatto di necessità virtù e mi sono messo a osservare e ascoltare.
Innanzitutto i lazzari, anzi i neolazzari, sono molto più ricchi di qualsiasi persona a reddito fisso, anche di quella fascia alta di morti di fame alla quale appartengo io. Le mogli gestiscono negozi, magari al Rettifilo, ma pure a via dei Mille, sicuramente a via Chiaia. I mariti hanno i figli giovani che giocano in qualche squadra di serie C, e si sentono dei piccoli Moggi. E parlano, parlano, parlano. La lettura più impegnativa è un quotidiano sportivo, ma si fermano ai titoli. E dopo l'abbuffata mondiale non leggono manco quelli. Parlano, parlano soprattutto al telefonino. Le giovani neolazzare litigano con il fidanzato dall'altra parte del satellite, cioè a neanche un chilometro. M''e 'ntussecata, m''e 'ntussecata, stasera vuleve i' a ballà , ma mo' nun ce posso cchìù venì cu' tte. E gridano, gridano, sotto l'occhio e l'orecchio indulgenti delle madri. E poi, dopo venti minuti di allucchi, 'ntussechiamienti, musilunghi (che ci sarebbe voluto un videotelefonino, e videochiamala, videochiamala), la neolazzara griffata ha chiuso il litigio. E con l'amica se n'è andata al bar a bere qualcosa. Ma è ritornata quasi subito per stennerecchiarsi sulla sdraio e continuare a ciucià con la compagnella (una stangona con una scucchia peggio di certe presentatrici tv).
I neolazzari hanno trasformato la categoria del cafone. Hanno i soldi, tanti. E se li godono solo a dispetto degli altri. Molestando gli altri. La ricchezza deve essere uno schiaffo in faccia al vicino, non un bene per sé e per i suoi. Sic transit.
sabato, 22 luglio 2006
Ciò che costa poco vale anche poco.
Baltasar Graciàn
venerdì, 21 luglio 2006
Nel mondo si prende ognuno per quello che vale; ma bisogna anche che valga qualcosa.
Johann Wolfgang Goethe
giovedì, 20 luglio 2006
"Babbo, dammi un valore a cui credere".
"Quante lettere?"
Francesco Tullio Altan
mercoledì, 19 luglio 2006
da www.dagospia.com
Channel Four, il network britannico noto per le sue scelte trasgressive, ha annunciato di avere in cantiere una serie di programmi ''provocanti e compromettenti'', tra cui un documentario che seguirà ; la manifestazione "Masturbate-a-Thon", vale a dire una maratona di masturbazione, che per la prima volta si terrà in Gran Bretagna. E sarà per beneficenza.
Centinaia di uomini e donne parteciperanno all'iniziativa, da cui verrà tratto un lungometraggio di un'ora, dal titolo "Wank-a-Thon": letteralmente, "maratona della sega". Gli organizzatori dell'evento sostengono che si tratti della prima maratona internazionale di masturbazione, mentre un portavoce di Channel Four ha rivelato che altri due programmi piccanti arricchiranno il palinsesto della settimana, soprannominata ormai, di nuovo letteralmente, "la settimana della sega". Ma nessun dettaglio ulteriore è stato reso noto.
''Crediamo che questo sia esattamente il tipo di programma provocante e compromettente che Channel Four desidera trasmettere nello spazio delle 23'', ha dichiarato Andrew MacKenzie, direttore esecutivo del settore entertainment. Che precisa: ''Sopratutto considerando il successo ottenuto dalla 'settimana del pene''', altra serie provocatoria di successo già messa in onda dal network britannico. "Il 'Masturbate-a-Thon?'', fa sapere la casa di produzione Zig Zag, attraverso il suo sito internet, ''è nato cinque anni fa a San Francisco. Raccoglie ogni anno migliaia di dollari che sono poi devoluti a organizzazioni non-profit che operano nel campo dell'educazione sessuale''. Gli organizzatori dell'edizione britannica, del Center for Sex and Culture, sperano che il 5 agosto, a Londra, si registri il tutto esaurito ed esprimono un desiderio: ''Ci piacerebbe battere il record americano che è di 8 ore e 30 minuti di masturbazione ininterrotta. Ma anche nel caso in cui non dovessimo riuscirci, sarebbe comunque il primo record britannico''.
mercoledì, 19 luglio 2006
Questo post è politicamente scorretto. E risulterà irritante a certe orecchie della sinistra, alla quale io fieramente appartengo.
Allora, in questa sfaccimma di guerra in Medio Oriente io tifo per Israele, senza se e senza ma. Per vari motivi, viscerali e intellettuali. E pure politici. Andrò avanti disordinatamente, seguendo il filo dei cattivi pensieri.
Innanzitutto sono sessant'anni che si fanno la guerra da quelle parti e ne ho le palle piene già solo come ascoltatore di tg e lettore di giornali. E basta. Vinca il più forte e la facciamo finita. Si chiude il libro e parliamo di un'altra area del pianeta, per esempio la Nuova Guinea. E' che non sopporto tutti quei nomi che cominciano con Abu e finiscono con Allah.
In questa occasione non è Israele che sta attaccando preventivamente e unilateralmente, come ha fatto per decenni e continua a fare, in Cisgiordania. Questa volta si sta difendendo dagli attacchi di Hezbollah, il partito di Dio (già un partito che si chiama così mi fa venire la pelle d'oca, a me che sono laico, cresciuto a Voltaire e a Marx). Il grande scrittore israeliano Amos Oz, pacifista di militanza decennale, ha scritto un articolo (pubblicato sul "Corriere della Sera") in cui si schiera al fianco di Olmert. Facile, direte voi, è un israeliano. Non è proprio così. Israele è uno stato democratico, assediato da paesi pieni di tiranni, di petrolio e con pochi (ribadisco pochi) fanatici religiosi molto attivi. E' uno stato democratico con un governo e un'opposizione. Con intellettuali liberi che possono esprimere le proprie opinioni a favore o contro il premier. Yehoshua che non è un guerrafondaio, in passato, non ha voluto firmare sterili appelli pacifisti. Dico di più quel chiattone di Sharon, l'uomo delle esecrabili stragi di Sabra e Chatila, il generale che sembrava uscito dal Dottor Stranamore di Kubrick, proprio lui ha costretto i fanatici coloni ebrei a smammare da Gaza e dal West Bank, distruggendo i loro insediamenti. Insomma, in Israele c'è una dialettica politica che comprendiamo, che è la nostra, che è quella che finora ha dimostrato di funzionare meglio, sicuramente meglio degli sceiccati arabi che se non avessero il petrolio starebbero a grattarsi la zella mattina e sera. Ma non fallaciamo, che io certe posizioni le schifo.
Moni Ovadia, che tutti conosciamo per le sue corrette posizioni, dice e ripete che i paesi arabi, compresa l'autorità palestinese (che ora è in mano ad Hamas, come se in Italia al governo negli anni Settanta fosse andato Franco Freda o Prospero Gallinari), i paesi arabi dovrebbero tollerare la presenza di comunità ebraiche, come in Israele ci sono cittadini arabi con passaporto israeliano, con diritto di voto e con rappresentanti in Parlamento. E invece no, non succede. Non esiste reciprocità con i fondamentalisti dell'Islam. Sono come i cristiani ai tempi delle Crociate (i cristiani dovrebbero grattarsi la propria zella per anni e anni, per le stragi che hanno compiuto con la croce in mano, per i roghi e le abiure, per la Santa Inquisizione che di santo non aveva nulla). Un paese come l'Arabia Saudita, alleata di Bush nel nome del petrolio, è un paese che vieta di professare una religione diversa dall'Islam. Niente chiese e sinagoghe. Non solo nelle città sante della Mecca e di Medina, ma dovunque. A Roma hanno costruito, invece, la più grande moschea d'Europa. Questa è la differenza, oggi. Se anche i filo-occidentali sono così, che cosa possiamo aspettarci dagli altri? E poi ogni volta che è andato al potere un presunto partito rivoluzionario (più filosovietico che veramente democratico), come è successo proprio in Palestina con Arafat e in Iran con i vari ayatollah progressisti, è solo proliferata la corruzione, che ha avuto come reazione la presa del potere di fondamentalisti tipo Hamas o Ahmadinejad.
Io sono fieramente antislamico (che non significa schierarsi con gli idioti del presunto scontro di civiltà) e sono fieramente anticattolico. Non sopporto i mullah e neanche Ratzinger. E pure Woytjla non scherzava, ma almeno ha contribuito a far crollare i falsi stati socialisti dell'Est. In fatto di controllo delle coscienze islamici e cattolici sono della stessa genìa. Vogliono lo stato teocratico, dove tutti dobbiamo inchinarci e non pensare. Ora et labora. Un monachesimo da Grande fratello orwelliano. Preferisco vivere e jettà 'o sanghe a mondo mio. Laicamente.
mercoledì, 19 luglio 2006
L'unico modo efficace di sopportare la vita è dimenticare la vita.
Hyppoliyte Taine
mercoledì, 19 luglio 2006
E' vero che quando si è vecchi non si ha davanti a sé altro che la morte, ma quando si è giovani si ha davanti a sé tutta la vita. Ci si chiede ora quale delle due sia più pericolosa, e se in complesso la vita non sia una cosa che è meglio aver dietro di sé che davanti.
Arthur Schopenhauer
martedì, 18 luglio 2006
La vita non è complessa. Siamo complessi noi. La vita è semplice, e la cosa semplice è la cosa giusta.
Oscar Wilde
martedì, 18 luglio 2006
Io avrò sempre un po' d'aria
un piccolo rivolo di vita
negli occhi un po' di luce
E il vento nelle ortiche.
Boris Vian
martedì, 18 luglio 2006
La vita, per quanto lunga, sarà sempre breve.
Troppo breve per raggiungere qualcosa.
Wislawa Szymborska
martedì, 18 luglio 2006
Il nostro cuore è schiuma della terra,
bruciato da una raffica è fango della guerra,
la vita soltanto a noi è affidata,
a noi con le radici è abbarbicata.
Roberto Roversi
lunedì, 17 luglio 2006
Talvolta, per tutto il giorno, sono perseguitato da un ricordo che non ricordo, da un'immagine che non immagino, da un sogno che non ho sognato. E' una sensazione, non so se solo mia, che io affianco al déjà-vu. Ma è diversa. Appare e svanisce beffardamente. Affiora nella mente nei momenti più impensati quando vedo una foto, sento una parola, mi giro di scatto, apro una porta, penso a qualcos'altro. Non è sempre la stessa immagine o la medesima sensazione. Ma è sempre qualcosa che rimanda un'unica racconto che non riesco più a raccontare a me stesso. Forse qualche connessione neuronica, nella notte, è andata in tilt e fa fatica a riannodarsi. Di certo sperimento una forma distorta d'infinito, di sfuggente stato di allucinazione. E' un attimo, un solo attimo.
L'infinito sono le vite che sono state vissute e che vivono oggi e che vivranno domani, sono le vite che ognuno di noi ha immaginato per sé e per gli altri e che non si sono realizzate, e quelle che abbiamo raccontato stravolgendole, quelle che abbiamo lette o che ci sono state raccontate. E' l'intreccio di tutte queste vite in un solo racconto che diventa una vita sola e che poi si moltiplica nelle vite immaginate, raccontate, vissute da altri. E così per sempre. Tutto scorre e tutto riappare. Per un attimo e ci fa una smorfia. E ci perseguita per un giorno intero.
Ho ascoltato: "Forever young" di Bob Dylan che sta ora suonando a Paestum (o ha già smesso? Quello ha un'età), "Rose rosse" di Massimo Ranieri, "Sexbomb" di Tom Jones e "Rome wasn't built in a day" dei Morcheeba.
lunedì, 17 luglio 2006
E' uno qualunque; ma al suo primo passo una madre gioì, una donna gli tremò tra le braccia, un figlio lo piangerà. Nessuno può avere di più.
Camillo Sbarbaro
lunedì, 17 luglio 2006
Vorrei sapere a quale età si ha il diritto di dire "ho vissuto".
Raymond Radiguet
lunedì, 17 luglio 2006
Non so forse che avviare una vita significa metterle la morte alle calcagna?
Daniel Pennac
lunedì, 17 luglio 2006
Può capitare ad un uomo cosa più mancina dell'accorgersi a sessant'anni di aver sbagliato vita?
Aldo Palazzeschi
domenica, 16 luglio 2006
Ma quant'è bella Napoli in questi giorni di luglio, voi lo sapete. E se non lo sapete potete pure immaginarlo, mettendoci tutta l'oleografia che volete, e non sbagliate. C'è il mare che luccica sotto il venticello di luglio. Ci sono i bagnanti della Canottieri che si tuffano nel blu del mare un po' opaco, ci sono i luciani che si sciacquano all'ombra di tricolori residuali delle feste per i Mondiali, c'è quel colpo malese del Borgo Marinari (come scrisse 45 anni fa Ansaldo). C'è Napoli, madonna mia, con il suo caldo, il suo mare, con Napoli. L'estate è Napoli.
E allora, io e I., soli soli come due fidanzatini, ce ne siamo andati a mangiare da Zi' Teresa, proprio al Borgo Marinari. Io, alla faccia della dieta (vivi adesso, incita Marziale), ho preso una zuppetta di calamerelle, microscopiche e saporite di sale, orecchiette con cozze, zucchine, basilico e parmigiano (porzione abbondante e inzuppata di olio, ne ho lasciata nel piatto quasi metà ) e poi un assaggio di mozzarella in carrozza. I., più saggiamente e napoletanamente, ha preso un souté di frutti di mare (una vongola per me, grazie), degli spaghetti alle vongole e l'altra metà della mozzarella in carrozza. Falanghina dei Campi flegrei per mandare giù il tutto.
Ora mi tocca pure andare a lavorare. Ma ci vado contento. Alla faccia loro.
Ascoltando: "Do you really want to hurt me" (Culture Club), "Star me kitten" (Rem), "Per nome" (Lucio Battisti) e "Café de la Paix" (Franco Battiato).
domenica, 16 luglio 2006
Se l'uomo è un accidente, i suoi punti di vista sono accidentali. Vita e morte sono punti di vista, fantasmagorie illusorie come le categorie morali.
Octavio Paz
domenica, 16 luglio 2006
La vita è più grande di tutto, ed è in ogni luogo, e da tutte le parti - proprio da tutte le parti - chiede amicizia e aiuto.
Anna Maria Ortese
domenica, 16 luglio 2006
Tutte le cose buone sono potenti incentivi alla vita, persino ogni buon libro scritto contro di essa.
Friedrich Nietzsche
domenica, 16 luglio 2006
Vivere è un precetto obbligatorio.
Pablo Neruda
sabato, 15 luglio 2006
Sento il rumori di fuochi in lontananza. Non sono per Cannavaro e compagni, stasera. Sparano per la Madonna del Carmine, là in fondo al Mercato. Nella piazza dominata dal Fra Nuvolo, il campanile che sedusse anche l'Ungaretti viaggiatore. Sparano per la Madonna più popolare dei napoletani, quella che ha assistito ai peggiori martiri della storia e della cronaca. La festa del Carmine, per me, regnicolo inurbato, è la festa del culmine dell'estate. Legata al mio compleanno anagrafico, non a quello reale. E' una festa torrida, con l'aria di mare che abbàfa più che consolare. Con i demoni meridiani che per un giorno non insidiano la divinità cattolica, ma le fanno corona con riverenza pagana.
Alla Madonna del Carmine è legato un antico e cruento episodio familiare, di cui ora ho un ricordo confuso. Riguarda un mio trisavolo, forse, o solo il bisnonno. Ero già adolescente quando mia madre me lo raccontò per la prima volta. Poi me l'ha ripetuto in altre occasioni, ma, nonostante l'abbia sentito e risentito, non so mettere a fuoco tutto.
Nella seconda metà dell'Ottocento, o forse ai primi del Novecento, quest'antenato commise un delitto. I suoi genitori, i "vecchi" diceva mia madre, erano stati insultati da un contadino confinante, per una banale ma infinita ruggine legata al passaggio delle carrette lungo il lémmete, il sentiero che divideva gli appezzamenti e quindi le proprietà. Per vendicare l'affronto, il giovane trisavolo, che non si teneva niente, il giorno dopo aggredì i vicini. Aspettò che si avviassero verso la loro masseria, li attese al varco di un cavone e saltò addosso a uno dei rivali. Io me l'immagino un po' come Fra Diavolo e un po' come Robin Hood. Rotolarono per terra. E il mio antenato ebbe la meglio. Mentre lo teneva sotto, fermo a sporcarsi di polvere la giacca, il poveretto chiese pietà, invocando la Madonna. "P'a Maronna 'o Carmene" disse "nun me fa male". E quel bastardo del mio trisavolo rispose: "P'a Maronna 'o Carmene t'aggia spaccà 'a capa". E così fece con un bastone, uno di quei katanga che si infilavano dietro i carri, a fare da perni per le sponde. C'era un altro contadino ad assistere, per puro caso, alla scena del delitto. E quando a Napoli ci fu il processo contro il giovane assassino l'uomo fu chiamato a testimoniare. Ricostruì quello che aveva visto e ripete le due brevi battute sulla Madonna del Carmine.
Mia madre, con un finale da favola amara, spiegava che il giudice era molto devoto della Madonna del Carmine, così quando sentì che l'assassino aveva usato il sacro nome per compiere un omicidio, fu ancora più duro nella condanna. Credo che gli diedero trent'anni. Quando, ormai vecchio ultracinquantenne usciì di galera, l'uomo sposò una giovane donna, rendendola madre e poi presto vedova.
Sembra il soggetto per un racconto di Giovanni Verga o di Federigo Tozzi. Ma tutte le volte che sento nominare la Madonna dl Carmine, o, come adesso, sento il rumore lontano dei fuochi in suo onore, mi ricordo anche della voce di mia madre, voce lenta, grave, e anche un po' compiaciuta per l'avo assassino e blasfemo, ma che aveva protetto fino alla morte (altrui) e alla rovina (sua) l'onore dei genitori.
In verità, mi sono sempre chiesto se mia madre non mi raccontasse una balla.
sabato, 15 luglio 2006
Tutto sarebbe tanto più semplice se nascessimo con le istruzioni per l'uso e la data di scadenza.
Alessandro Morandotti
sabato, 15 luglio 2006
Il desiderio di vivere fa sì che noi uomini ci attacchiamo a tutto ciò che possa persuaderci che la nostra fine è lontana.
Charles-Louis de Montesquieu
sabato, 15 luglio 2006
La vita cresce a scatti.
Eugenio Montale
sabato, 15 luglio 2006
Non è cosa da saggi, credimi, dire: "Vivrò". Troppo tarda è la vita che verrà: vivi oggi.
Marziale
venerdì, 14 luglio 2006
Forse il titolo di questo post non c'entra un cazzo con quello che scriverò. Manco so quello che voglio scrivere. Mi aspettano due settimane di lavoro pesante. E vabbuò, ci sono abituato. Tutto passa. Al massimo si fa notte. E vabbuò.
Poi voglio tornare a Itaca, fosse solo per poche ore. Se ci fosse ancora mondo, sono pronto, dove andiamo? Vorrei imparare il greco moderno solo per leggere Kavafis nella sua lingua. Ricorda, corpo...
Corpo, ricorda, e non solo quanto fosti amato,
non soltanto i letti in cui giacesti,
ma anche quei desideri che per te
brillavano chiari negli occhi,
e tremavano nella voce - e qualche
casuale ostacolo li rese vani.
Ora che tutto ormai appartiene al passato,
sembra quasi che a quei desideri
tu ti sia concesso - come brillavano,
ricorda, negli occhi che ti guardavano:
come tremavano nella voce, per te, ricorda, corpo.
E poi ci ha dato il bel viaggio, la vita. Altri le Veneri di rimmel e gli amori cari, gli amori belli.
E il tanfo perduto? Al tanfo perduto pensavo poco fa in palestra, mentre con il braccio destro tiravo via cinquanta chili (e sì, proprio cinquanta) con un attrezzo micidiale, che ti illude di essere Ercole, ma poi, siamo quel che siamo. Losing my religion. Ci pensavo perché si suda maledettamente in palestra, a luglio. E il tanfo è quello che è, e questo vorresti perderlo. Non il tuo, che manco lo senti, ci sei abituato. E' il corpo che ricorda. E', invece, il tanfo del sudore altrui che vorresti perdere. Ma ritrovare quello dei primi arrapamenti. L'olfatto è il senso più animalesco che abbiamo, è quello che ti prende e ti porta via. Va' dove ti porta il naso. E l'estate è stagione di sesso sudato, di afrori erotici, di liquidi che si asciugano addosso. Di finestre aperte e di lenzuola arrotolate attorno alle gambe. Di un succo di arancia bevuto direttamente dalla bottiglia, nudo, in piedi, nella cucina illuminata solo dalla luce del frigo spalancato. Dopo l'amore. Ricorda, corpo.
venerdì, 14 luglio 2006
La vita tende a vivere e ciò è intollerabile.
Giorgio Manganelli
venerdì, 14 luglio 2006
Le storie scritte possono venire rubate, trafugate, corrotte, riraccontate o riscritte con altre parole e in altre lingue superando il corso dei secoli, mentre i fatti della vita si consumano e scompaiono per sempre dopo che sono avvenuti.
Luigi Malerba
venerdì, 14 luglio 2006
Poiché, se la vita venisse interrogata per mille anni e le si domandasse: "Perché vivere?", e se vi fosse una risposta, essa non potrebbe essere altro che questa: "Vivo soltanto per vivere!". E ciò perché la Vita è la sua stessa ragion d'essere, scaturisce dalla propria sorgente, e continua e continua, senza mai domandare perché, soltanto perché è vita.
Maestro Eckhart
venerdì, 14 luglio 2006
V'è un'estasi che segna il culmine della vita, oltre il quale la vita non può innalzarsi. E, tale è il paradosso del vivere, quell'estasi giunge quando più si è vivi, ma giunge come oblio completo dell'esser vivi. Quest'estasi, questo oblio della vita, prende l'artista rapito fuori di sé da una vampata di fuoco; prende il soldato che sul campo di battaglia, nella follia guerresca, rifiuta ogni tregua.
Jack London
giovedì, 13 luglio 2006
È lecito allungare la vita solo allorchè se ne accorciano le sofferenze.
Stanislaw Jerzy Lec
giovedì, 13 luglio 2006
La vita è uno sforzo che sarebbe degno di miglior causa.
Karl Kraus
giovedì, 13 luglio 2006
E ieri sono passato presso un cimitero e ho visto la vita che danzava sopra la sua tomba.
Gibran K. Gibran
giovedì, 13 luglio 2006
L'eternità esclude la vita, la vita l'eternità.
Ludwig Feuerbach
mercoledì, 12 luglio 2006
Ieri sparì, Domani non è giunto,
l'Oggi se ne va via senza fermarsi;
sono un Fu, un Sarà, un E' già smunto.
Nell'oggi, ieri e domani congiungo
pannolini e sudario; son rimasto
eredità presente d'un defunto.
Francisco de Quevedo
mercoledì, 12 luglio 2006
Come si dice
l'incidente è chiuso.
La vita e io
siamo pari.
Non vale la pena di citare
le offese
i dolori
e i torti reciproci.
Vladimir Majakovskij
mercoledì, 12 luglio 2006
D'altra parte lo vedi
scrivo ancora canzoni
e pago la mia casa
pago le mie illusioni
fingo d'aver capito
che vivere è incontrarsi
aver sonno, appetito
far dei figli, mangiare
bere, leggere, amare, grattarsi.
Francesco Guccini
mercoledì, 12 luglio 2006
Ho bevuto un unico sorso di vita
Ti dirò quanto l'ho pagato:
esattamente un'esistenza
il prezzo di mercato, mi han detto.
Emily Dickinson
martedì, 11 luglio 2006
A me tutto 'sto sfaccimmo di lutto per la morte di Syd Barrett mi lascia freddo assai. Dite: era morto quasi quarant'anni fa? Per me non era neanche mai nato. Gli unici album dei Pink Floyd che ho amato sono stati "The dark side of the moon" e "Wish you were here", quando lui era uscito dal gruppo da anni per finire in manicomio, poverino. Dopo quei due dischi i Pink Floyd sono diventati una macchietta. Già "The wall" è ai limiti della presunzione cafone. Della serie: vorremmo essere i Queen e non ne abbiamo il coraggio. I Queen poi, lasciamo perdere. A questi psichedelici fatti a lsd ho sempre preferito, per rimanere nella zona grigia del progressive rock, i Genesis di Peter Gabriel. Quello sì, vivo e vegeto, creativo e musicalmente curioso. I Pink Ployd sono sempre stati presuntuosi. Ma chi si credevano di essere? Suonavano a Pompei (cose alla Nerone, mammamia) o a Venezia, in mezzo alla laguna, con gli sballatoni che pisciavano sul portone di San Marco, ad uso e consumo delle telecamere.
Barrett era malato, poverino poverino. E se lo ricordavano solo i patuti. Ma poi che ha fatto? Manco fosse stato Salinger che ha scritto "Il giovane Holden" e ha detto basta, mi avete rotto il cazzo. Oppure Lucio Battisti o Mina (nostri idoli ruspantelli) che hanno negato la persona per esaltare l'artista. No, un uomo ridotto a icona. Ma minore, minore assai. Sapete che vi dico? Piangetevelo voi, io ascolto Bruce Spingsteen. E se vi rizelate, passo direttamente a Tony Tammaro.
martedì, 11 luglio 2006
No, a me la vita è data una volta sola e poi non l'avrò più: io non voglio aspettare la "felicità universale". Voglio vivere anch'io, se no è meglio non vivere addirittura.
Fedor Dostoevskij
martedì, 11 luglio 2006
Della vita, metà è di desiderio, e metà d'insoddisfazione. La vita è un'atroce burletta.
Carlo Dossi
martedì, 11 luglio 2006
Vuoi dire che non esiste altro che questa storia di sudore, denti e capelli?
Philip K. Dick
martedì, 11 luglio 2006
Bisogna vivere in fretta, la morte arriva presto.
James Dean
lunedì, 10 luglio 2006
La vita può essere capita solo all'indietro, ma va vissuta in avanti.
Soeren Kierkegaard
lunedì, 10 luglio 2006
Ma ci fosse o non ci fosse un'eternità, egli non desiderava, egli non voleva altro che questa vita incerta, fugace, questo respiro, questo sentirsi bene nella propria pelle, non voleva altro che vivere.
Hermann Hesse
lunedì, 10 luglio 2006
Il tempo che il seme trascorre sotto terra è parte integrante della vita della pianta.
Johann Wolfgang Goethe
lunedì, 10 luglio 2006
Nel deserto, dove tutto presto muore, la vita tende a trattenersi il più possibile vicino allo stato di seme: è vita in riserva, mai pienamente sbocciata, sempre appena nata; vita lieve, atemporale, che aspetta e intanto fluttua in un formicolio di lucenti particelle.
Giampiero Comolli
domenica, 09 luglio 2006
Si adopera la vita per perpetuarsi e insieme per superarsi; se essa si limita a conservarsi non si distingue da un assurdo vegetare. Una vita si giustifica unicamente se il suo sforzo per perpetuarsi è integrato nel suo superamento, e se questo superamento non ha altri limiti al di fuori di quelli che il soggetto assegna a se stesso.
Simone de Beauvoir
domenica, 09 luglio 2006
Io sono ora, come te, convinto che c'è per noi un solo oggetto di studio: la Vita.
Gabriele D'Annunzio
domenica, 09 luglio 2006
E' un cazzo fritto, la vita.
Louis-Ferdinand Céline
domenica, 09 luglio 2006
La vita è una malattia mortale.
Castellano & Pipolo
sabato, 08 luglio 2006
San Pietroburgo è anche bella, basta evitare l'Ermitage. Se ci siete andati apposta peggio per voi. Non vi basteranno giornate e giornate per scarpinarvelo tutto. Ne uscirete con le gambe spezzate e la testa rintronata di Velazquez, Matisse, Picasso, Raffaello, Leonardo, solo per dirne cinque. Capolavori su capolavori. Io ci sono andato a finire in questo Palazzo d'inverno, color verde pisello, per due volte in cinque giorni. E volevo sempre scappare. Quando è troppo è troppo. E a me i musei non mi divertono, preferisco i più comodi cataloghi. Però una delle due volte il museo l'abbiamo visitato da soli. Privilegiatissimi. Hanno pure messo in funzione l'orologio del pavone, quasi fossimo il reali di Spagna. Un uccello dorato che apre la coda e si gira, mentre un gallo gracchia e l'ora scorre su un fungo. Un affare del Settecento inglese. Bisognerebbe evitare anche il palazzo d'estate, fuori della città. Ma ti portano pure là. A differenza dell'Ermitage è azzurro puffo. Subito l'ho ribattezzato Gargamella House. Ma ha un bellissimo giardino. I nazisti erano quasi riusciti a distruggerlo per intero. Avevano rubato le pareti della stanza d'ambra, l'effetto speciale più originale. Ma prima i sovietici e ora i putiniani, i secondi più incocciosi dei primi, l'hanno rifatto e le guide sono orgogliosissime a dire che è tutto uguale all'originale, ma non è originale. Per loro non fa differenza. Importa la capacità pezzottante, non il restauro che mantiene anche le ingiurie del tempo, no, vogliono la copia perfetta. Sono pronti per diventare cinesi.
A San Pietroburgo ci sono arrivato di san Pietro. Tardi, mannaggia. Ma non credo che facessero una festa con fuochi d'artificio e non era previsto nessun miracolo, come fa il buon san Gennaro. Sono arrivato senza sapere molto della città, quel poco che mi faceva pensare che qui fosse andata in scena la tragedia della Corazzata Potemkin che invece è una faccenda di Odessa, sul Mar Nero, da tutt'altra parte, anzi mo' è pure Ucraina. Nessun libretto con me. Nell'iPod non avevo neanche "Prospettiva Nevskij" di Franco Battiato. Anzi, la prima meraviglia è stata proprio scoprire che la Prospettiva Nevskij è una strada larga e lunga, piena di bei palazzi antichi, un Rettifilo con i controcazzi, invece di una sorta di lungofiume o lungomare come me l'immaginavo io. Per me prospettiva significava più o meno belvedere. Ma nella città c'è di tutto: il mare, i fiumi e i canali.
Il mare siamo andato a vederlo, passata mezzanotte, con una giovane guida che, per la nostra simpatia, ha fatto degli straordinari non pagati. Abbiamo attraversato prima dei ponti, poi dei quartieri di palazzoni per operai e poi varie Scampie, dove mancavano solo le Vele, per arrivare alla fine in un enorme piazzale, in mezzo al quale c'era un albergo modernissimo, grande e brutto (ma sicuramente comodo). L'orizzonte era tutto piatto e in fondo dovevano esserci le luci della Finlandia. In mezzo all'acqua fredda un impavido eroe della modernità faceva surf. Una sfida al chiaro di sole. Il Baltico. Eccolo qua.
Il fiume è la Neva, largo e azzurro. Ho evitato accuratamente di fare la gita in battello. Ci sono anche altri due fiumi e una infinità di canali, tanto che tutta la città è costruita su una cinquantina di isole, collegate da ponti e ponticelli. Ma devi guardare la mappa della città per capirlo. Le strade sono larghe, niente effetto campiello veneziano. I canali sono l'unica cosa sporca che ho visto. A tutte le ore del giorno vi galleggiano bottiglie vuote di birra: contengono i messaggi di disperazione di questi poveri apprendisti del capitalismo, gente non attrezzata alle cattiverie degli adoratori del dio-denaro, nostalgici del comunismo dove tutti avevano poco, erano poveri, fessi e scontenti. Una mattina dal canale di fronte al mio albergo, in una zona poco lontana dal centro, hanno ripescato il cadavere di un uomo, abbastanza giovane. Aveva fatto il bagno, perché indossava un costume nero. Forse era ubriaco o gli è venuto un colpo. Hanno tenuto il suo corpo per ore e ore accanto al canale, in attesa di polizia e di burocrati vari. Nessuno si fermava a guardare. Vecchie abitudini dell'era sovietica.
L'aria era piena di fiocchi di pioppi. Polline che svolazzava dovunque e sembrava neve. Si posava sull'acqua dei canali e componeva degli isolotti bianchi, o si ammucchiava negli angoli degli androni di palazzoni che facevano molto Dostoevskij. E nel quartiere dove abitava Dostoevskij ci siamo andati. Solo perché ho insistito io. Mi ha emozionato vedere la chiesa della Signora di Vladimir. E' una zona, non lontana dalla Prospettiva, fatta per i turisti, ormai. Ci sono pizzerie dai nomi inquietanti. Tipo "Pizzissimo", roba alla Provenzano. E un albergo che si chiama Dostoevsky (traslitterato all'inglese), immagino gestito dai fratelli Karamazov. C'è la statua dello scrittore seduto, accanto a un bar, dove erano sedute delle persone in carne e ossa, più piacevoli da guardare. E c'è la casa-museo. Il giorno che siamo andati noi era chiusa. Ma forse non ci sarei neanche entrato. Non mi interessano i cimeli, non sempre almeno. Era in un seminterrato, perlomeno da lì si entrava, le memorie del sottosuolo. Da qualche altra parte c'è anche la casa-museo dell'Achmatova, per la quale vale lo stesso discorso.
Abbiamo invece visitato un mercato alimentare all'aperto, lì vicino. Molto più interessante: enormi ciliegie rosse del Caucaso, meloni, carni in abbondanza, storioni in un acquario, uva, verdure, frutta secca, spezie dai profumi intensi. E gente allegra (commercianti e clienti) che ti sorrideva. Pulitissimo e silenzioso. C'è chi ha comprato del caviale. Ma io sono a dieta. Comunque San Pietroburgo mi ha dato l'impressione di essere meno ricca di Mosca. Sarà perché a Mosca ero in centro e, a causa dei dieci gradi sottozero, mi sono mosso poco. A San Pietroburgo invece ho girato anche per alcune zone periferiche. Siamo andati a cenare in una dacia. Ho bevuto il kvas, una birra analcolica, che, secondo me, sa di medicina. Una dacia di legno, accanto a una ferrovia, nella quale va anche Putin, dicono. C'era un gruppetto di musicisti in costume da cosacco che suonava fisarmoniche e una specie di nacchere multiple da stadio. E c'era, all'intero, pure un negozio di souvenir.
E' una città molto giovane, con belle ragazze e bei ragazzi (più belle le prime, alcune vere fotomodelle). Facce chiare, baltiche. Sembrava una Scandinavia (dove non sono mai stato) più povera. Un misto di Stoccolma, Mosca e anche Amsterdam.
Però, lo stupore maggiore me l'hanno dato le notti bianche. A mezzanotte sembrava le sette di sera. Uscivamo dal ristorante, si girava un po', e si aveva l'impressione che tutto dovesse ricominciare. Si crollava, alle tre di notte, per esaurimento pile. E quelli volevano sempre portarci all'Ermitage.
sabato, 08 luglio 2006
La cosa quanto più è invisibile, tanto più è certo
che sulla terra è esistita una volta,
e quindi tanto più essa è dovunque.
Josif Brodskij
sabato, 08 luglio 2006
Non vi fate sedurre
non esiste ritorno.
Il giorno sta alle porte
già è qui vento di notte.
Altro mattino non verrà.
Non vi lasciate illudere
che è poco, la vita.
Bevetela a gran sorsi,
non vi sarà bastata
quando dovrete perderla.
Non vi date conforto:
vi resta poco tempo.
Chi è disfatto, marcisca.
La vita è la più grande:
nulla sarà più vostro.
Non vi fate sedurre
da schiavitù e da piaghe.
Che cosa vi può ancora spaventare?
Morite con tutte le bestie
e non c'è niente, dopo.
Bertoldt Brecht
sabato, 08 luglio 2006
Veemente nelle battaglie e placata nei tumuli
solo la vita esiste.
Sue proiezioni sono tempo e spazio,
sono gli arnesi magici dell'anima
e, allorché questa si estingue,
con lei si estinguono lo spazio, il tempo, la morte,
come al cessar della luce
perisce il simulacro degli specchi
che già verso sera s'andò rattristando.
Jorge Luis Borges
sabato, 08 luglio 2006
Questa è la vita! l'ebete
vita che c'innamora
lenta che pare un secolo,
breve che pare un'ora;
un agitarsi alterno
fra paradiso e inferno
che non s'accheta più!
Arrigo Boito
venerdì, 07 luglio 2006
Non amo molto Procida. La trovo incasinata e frequentata da napoletani snob o sfigati che si considerano snob. Ci mancavo da sedici anni e in tutto questo tempo non ho mai sentito il desiderio di andarci. Da Ischia ci manco, a pensarci, ancora da più tempo. O forse ricordo male, questo fa capire quanto m'interessa pure Ischia. A Capri mi tocca andarci talvolta per lavoro. E, a conti fatti, è la meno peggio, almeno vedi il lusso pacchiano dei ricchi veri, oltre a tanti molesti parvenu. La verità è che non sopporto nessuna delle tre isole dell'arcipelago campano. Ognuna ha i guai suoi, ma Procida mi ha sempre dato l'idea di una Cenerentola stizzosa, abilitata a una sfiga contegnosa spacciata per aura letteraria. Bah. Pure l'"Isola di Arturo" lo trovo il romanzo meno riuscito della Morante. Per tacer della "Graziella" di Lamartine: ma quello aveva l'attenuante del romanticismo e dell'infracesamento galoppante del turista rattuso. Insomma Procida non tiene neanche una spiaggia come si deve. La sabbia nera della Chiaiolella è bella solo quando piove a dirotto come è successo oggi a me.
Ci sono andato a trovare un amico che ha una casa in affitto a Solchiaro (si chiama così? manco voglio saperlo), bella, immersa in un prato. E mi sono goduto l'acqua e il verde della casa. Qualcosa di contadino che ho accentuato con un coniglio alla procidana mangiato a un ristorante proprio alla Chiaiolella, guardando la pioggia fuori stagione e un panfiletto ancorato a qualche centinaio di metri dalla riva. Per stare bene ho voluto dimenticare di essere a Procida. Niente bagno, per fortuna. Solo il caos delle strade strette con motorini in sosta selvaggia, il bordello del porto, la strafottenza degli indigeni che si credono un'etnia a parte e fingono indifferenza verso i turisti che poi spennano come gli isolani di tutto il mondo. I villeggianti godono di questa finta indifferenza, di questa scontrosità da chiagne e fotti.
Quando ho visto Napoli, sotto il Vesuvio, con le sue mille luci che facevano brillare l'acqua schifosa del porto, mi sono sentito meglio.
Playlist: "Put your hand on my shoulder" (Michel Bublé), "Mandy" (Barry Manilow), "Torregaveta" (Tony Tammaro), "Ouazat al Khaira" (Milen Natchev) e "La costruzione di un amore" (Ornella Vanoni).
venerdì, 07 luglio 2006
Era una goccia d'acqua e si confuse col mare.
Era un granello di polvere, si mescolò con la terra.
Che cosa più fu mai il tuo passaggio nel mondo?
Un moscerino comparve, e sparve poi di nuovo.
Omar Khayyam
venerdì, 07 luglio 2006
La "vita" è un'occupazione da insetti.
Emil Cioran
venerdì, 07 luglio 2006
Noi farfalle si vive un giorno solo e quando son le sei di sera si han già le palle piene.
Francesco Tullio Altan
venerdì, 07 luglio 2006
Qualunque cosa si dica, la vita è più antica e più forte della morte: nulla è morto che non fosse prima nato.
Gesualdo Bufalino
giovedì, 06 luglio 2006
L'avevo detto e l'ho fatto. Mi sono sparato subito un altro Simenon giallo: "Maigret e la giovane morta" (Adelphi). Ed è stato un rinnovato piacere. Non sono un grande amante dei gialli. Ma di Simenon sì. Ho letto molto hard boiled americano, anche roba pulp, noir insomma. Ma Simenon è un'altra cosa. Per capire e amare l'universo di Maigret occorre un'abitudine ai romanzi non polizieschi di Simenon, dove tutta la commedia umana viene fuori senza la necessità di un plot e di un delitto. A differenza della Christie o anche di Conan Doyle, Simenon non mette i probabili assassini in fila, per incastrare il maggiordomo di turno o per scoprire che un assassino viene dall'aldilà o da un posto stupefacente. No, Simenon mostra caratteri, racconta vite, con pochi dettagli, su uno sfondo parigino (come in questo romanzo) o francese di provincia. Maigret non è un poliziotto qualunque e un sorta di psicologo e ladro di anime, di vite. Il lettore si identifica con lui, con Simenon, e vuole conoscere passato e presente dei personaggi, dei vivi e dei morti. E Simenon ti imprime nella mente più che dei personaggi singoli (anche quelli se si è curiosi e attenti ai dettagli) degli ambienti, delle atmosfere, dei caratteri, dei sentimenti universali. E' vero, nelle storie non poliziesche si ha l'impressione di finali vaghi o di storie minime. Ma sono invece sentimenti, caratteri e personaggi forti, come la Louise Laboine o il Lagnoso di questo giallo. Ma anche come i Pitard del romanzo omonino, o l'uomo che guardava passare i treni che dà il titolo al suo capolavoro.
giovedì, 06 luglio 2006
Aumentano gli anni e diminuiscono le probabilità di diventare immortali.
Ennio Flaiano
giovedì, 06 luglio 2006
La terra non sapeva di esistere, esisteva e basta. Perciò vivere significava soprattutto sapere si essere vivi, e la vita senza questa certezza era simile alla non esistenza. Per questo senza dubbio gli veniva fatto continuamente di domandarsi: sono realmente qui? Era naturale desiderare una tale assicurazione, provarne una disperata necessità.
Paul Bowles
giovedì, 06 luglio 2006
La vita era quel disordine, quel rimettere tutto in discussione, quella finestra aperta sulla morte.
Tahar Ben Jelloun
giovedì, 06 luglio 2006
Il fatto che sia morto non significa affatto che sia vissuto.
Stanislaw Jerzy Lec
mercoledì, 05 luglio 2006
Da tempo volevo fare un post sui tassisti napoletani, quelli che conosco meglio. Prendo il taxi spesso, per pigrizia e per lavoro, anche se amo camminare a piedi, ma talvolta ho fretta. Comunque, tra tutti i loro vizi quello che odio particolarmente è l'abitudine di chiedere al cliente per quale strada vogliono andare. Succede appena si accorgono che sei napoletano e quindi non possono portarti a sperdere per scroccare qualche euro in più con il tassametro. Io, in genere, do poca confidenza, ma mi rivolgo a loro in napoletano. Non è un grande sforzo: parlo napoletano con tutti, anche con il cameriere di San Pietroburgo, che mi capisce in modo naturale. Non divaghiamo. Appena scopre che sei napoletano e gli dai l'indirizzo al quale vuoi andare, il tassista fa, se per esempio devi andare alla Ferrovia: "Per dove vado? Per via Marina o per il Rettifilo?". "E che ne so?", faccio io, "dove c'è meno traffico". Non sanno mai dove c'è il traffico, non sono andati ancora nella zona dove sei diretto, o hanno appena montato. Ma tra di loro non si parlano?, mi chiedo. E', chiaramente, una tecnica per fotterti, per far cadere su di te la responsabilità di un eventuale ingorgo nel quale puoi incocciare. "Dottò", possono dire, "Ma se me l'avete detto voi di andare per il Rettifilo". Ma, mi chiedo ancora, che cazzo di tassista sei? Devi fornire un servizio. Mi devi far arrivare a destinazione in tempo, nel minor tempo possibile e non stare a chiedere a me che non faccio il tassista, che non sto in mezzo a una via per il mio lavoro. E' come se un chirurgo chiedesse al paziente da dove vuole essere tagliato, o un avvocato che chiedesse al cliente quale articolo del codice citare nelle proprie scartoffie.
Postilla romana. Martedì mattina ero a Roma e dovevo andare dall'albergo alla Stazione Termini. Chiedo alla reception se è possibile avere un taxi. La donna chiama radiotaxi per qualche minuto, senza fortuna. Poi mi dice che telefonerà direttamente a un tassista che conosce. Il tizio risponde, ma le dice che non mi può lasciare direttamente alla stazione, ma in una stradina laterale, altrimenti i colleghi lo menano. E così mi lascia a via Magenta, però mi dà la ricevuta.
mercoledì, 05 luglio 2006
MILANO - Alla soglia dei 72 anni, Sofia Loren poserá con pochi veli per il Calendario Pirelli 2007. Lo annuncia il settimanale Gente, in edicola da domani, mercoledì 5 luglio. Con lei ci saranno altre attrici, ma a fare rumore sarà senz'altro la presenza, con un debutto tardivo, della grande interprete. La Loren apparirà con il corpo ancora statuario, perfettamente levigato, dopo una cura disintossicante: sul nudo artistico si noteranno, forse, esclusivamente gli orecchini pendenti di brillanti, dono dell'amica Silvia Damiani.
mercoledì, 05 luglio 2006
La vita dura lo spazio di un mattino. Ma che fanno gli altri nel pomeriggio?
Valentino Bompiani
mercoledì, 05 luglio 2006
Essere vivi vuol dire essere capaci di affrontare molti obiettivi contemporaneamente ed essere in grado di gestirli in virtù di comportamenti notevolmente complessi.
Gregory Bateson
mercoledì, 05 luglio 2006
Alcuni dovrebbero vivere una seconda volta come premio, altri come castigo.
Stanislaw Jerzy Lec
mercoledì, 05 luglio 2006
E questo solo c'è dato saper del Destino
Che la vita nostra è una Coppa, e Qualcuno la beve.
Omar Khayyam
martedì, 04 luglio 2006
Un bel giallo di Georges Simenon era più in tema con la città baltica, con il suo fiume, i suoi canali, il suo mare nordico e le sue creature chiare. Così "Maigret a scuola" l'ho bevuto come un rinfrescante bicchiere di birra (e, nella capitale degli zar, ne ho bevuta troppa di birra per mandare giù il caviale). Nel romanzo, ambientato presso La Rochelle, Maigret, però, beve vino e desidera mangiare ostriche. Sbriga, quasi controvoglia, un piccolo giallo di provincia e mostra quanta miserabile complicità e quanta illegalità possa esserci in un apparentemente tranquillo paesetto di poche anime. La grandezza di Simenon, anche di quello poliziesco, il più famoso, è la capacità di far parlare il racconto. Sembra una banalità , ma provate a pensarci, non dico provarci. L'autore dinanzi alla cattiveria dell'uomo o alle sue passioni non giudica, non fa pistolotti o non ammannisce divagazioni. Mostra. Con le parole esatte. Sapete che vi dico? Me ne sparo subito un altro di Maigret.
martedì, 04 luglio 2006
Chi legge un libro ha talvolta motivazioni diverse da chi l'ha scritto. Io leggo molti testi sulla Grecia, soprattutto antichi, anche di storia perché amo la Grecia geografica, contemporanea, come luogo di vacanza, e non solo. Così se intercetto qualche volume ellenico me lo procuro e, più presto che tardi, me lo divoro. Non è che poi sia un grande esperto, mi perdo nella genealogia degli dei e pure in molte trappole dei secoli passati. In ogni caso, la suggestione da filoellenismo mi ha spinto a leggere anche "Sparta e Atene" di Sergio Valzaina (edito da Sellerio). Niente di che. E' la trascrizione di un programma radiofonico e il riassunto della "Guerra del Peloponneso" di Tucidide. E' stato un bel ripasso, fatto tra uno scalo e l'altro e nella fresca camera d'albergo, prima di decidere che ne avevo anche abbastanza delle notti al chiaro di sole di San Pietroburgo e mi addormentavo. E' stato anche un modo per scavalcare Erodoto, riprendendo il filo degli avvenimenti del Mediterraneo orientale dove lui lascia, quando arriverò a finire, a casa, le sue "Storie" delle meraviglie. Scrittura semplice (un po' ripetitiva, a causa della natura originariamente orale del testo), poca fatica per chi legge e un bel perdersi tra le imprese di Alcibiade, Lisandro, tra Sfacteria, Siracusa e Egospotami. Sono ancora più convinto che a fine mese andrò in Grecia. Ci manco dall'agosto del 2004, quando esultavano per Olimpiadi e Europei di calcio vinti.
martedì, 04 luglio 2006
In attesa dello strampalato resoconto russo-baltico che mi aspettate (e vi meritate), ecco un piccolo assaggio, prendendo il racconto dalla coda, dal ritorno a casa. Non mi sono connesso spesso (una sola volta in cinque giorni) e sentivo la vostra mancanza. Ma sarà stato il sole di mezzanotte a spingermi a stare sempre all'aria aperta (mi ha anche un po' colorato il viso) e lontano dai pur frequenti internet point. Senza notizie italiane era una vera vacanza. Una vacatio. Così quando sono tornato, ieri notte, mi sono ritrovato in una sitauzione quasi cilena. Lo sciopero dei taxi. Ho rischiato di restare a Fiumicino. Dovevo andare a Roma, dove avevo già messo nel conto una notte in albergo, per mancanza di coincidenze aeree e ferroviarie. Se arrivate a Roma intorno a mezzanotte è meglio che ve la facciate a piedi. Sbarrano pure la stazione Termini. Sia come sia alle 11 di stamattina ero a Napoli e alle 11,30 stavo bevendo il mio primo vero caffè napoletano che I. mi aveva preparato. Ora aspetto la partita. Ma ho commesso un errore. A Francoforte, dove ho cambiato aereo, ho comprato una t-shirt bianca per la mia collezione (le indosso pure, comunque). Vi campeggiano la scritta Germany, un'aquila nera e gli stemmi delle città più importanti. E' bella, molto camp. Ma non potrò indossarla fino all'estate prossima, comunque vada la partita.
martedì, 04 luglio 2006
Il vantaggio che c'è nel meditare sulla vita e sulla morte è di poterne dire qualunque cosa.
Emil Cioran
martedì, 04 luglio 2006
Sarò costretta a pagare per me
con me stessa,
a rendere la vita in cambio della vita.
Wislawa Szymborska
martedì, 04 luglio 2006
La vita porta via troppo tempo agli uomini.
Stanislaw Jerzy Lec
martedì, 04 luglio 2006
Fosse dipeso da me, non sarei venuto al Mondo
E se da me dipendesse l'andarmene, mai me ne andrei.
E meglio di tutto sarebbe stato se in questo diroccato Convento
Non fossi venuto, né andato, né stato, giammai.
Omar Khayyam