Prima che un errore fondamentale, la vita è una mancanza di gusto cui né la morte né la poesia stessa riescono a porre rimedio.
Emil Cioran
È molto malsano vivere. Chi vive, muore.
Stanislaw Jerzy Lec
Andarono; andremo; altri verranno; ed andranno.
Omar Khayyam
E' appena guarito da una malattia per la quale nessun medico, neppure Ippocrate, Galeno o Avicenna, hanno mai trovato rimedio, intendo dire la vita, di cui si finisce sempre per morire.
Théophile Gautier
I giorni indimenticabili della vita di un uomo sono cinque o sei in tutto. Gli altri fanno volume.
Ennio Flaiano
Dove mai ho letto che un condannato a morte, un'ora prima di morire, diceva o pensava che, se gli fosse toccato vivere in qualche luogo altissimo, su uno scoglio, e su uno spiazzo così stretto da poterci posare soltanto i due piedi, - avendo intorno a sé dei precipizi, l'oceano, la tenebra eterna, un'eterna solitidine e un'eterna tempesta -, e rimanersene così, in un metro quadrato di spazio, tutta la vita, un migliaio d'anni, l'eternità -, anche allora avrebbe preferito vivere che morir subito?
Fedor Dostoevskij
La Vita, forse, è sorta nel Cosmo senza vita, dominato dal Nulla, quando il Cosmo, per un momento, si è rigirato a guardar se stesso. In questo rispecchiarsi dell'infinito nell'infinito, dell'inconscio nell'inconscio, il Cosmo ha perso la sua assolutezza: sottilissima, al di sotto di ogni misura, si è creata una Differenza, in cui il Nulla ha cominciato a sognare il rovescio del proprio volto, a ricordare una cosa che ancora non era mai stata.
Giampiero Comolli
La Vita! Una combinazione di chimica e di stupore.
Emil Cioran
Ognuno dovrebbe vedersi mentre mangia.
Elias Canetti
Puntuale come una cambiale, il jingle di un tg ha spezzato il silenzio. Erano appena le sei. La finestra aperta per contrastare l'afa di giugno. E l'anziano vicino ci ha imposto la sua personale sveglia. Una volta, quando arrivava l'estate, di sera le annunciatrici della tv invitavano a tenere il volume basso, per non disturbare i vicini. Altri tempi, altre cortesie.
Meno male che al risveglio si sentiva anche il verso di un gabbiano, a ricordare che il mare non è lontano. E neanche le vacanze.
Tutto è commestibile, se tritato abbastanza fine.
Arthur Bloch
Non mangio mai ostriche. Il cibo mi piace morto. Non malato, né ferito, morto.
Woody Allen
Che cosa è meglio: essere il cane di Tamerlano o un suo suddito? E' evidente che la condizione del suo cane è di gran lunga migliore.
Voltaire
Chi è nato per obbedire obbedirebbe anche sul trono.
Luc de Clapiers de Vauvernagues
Chi è affascinato dalle letture in cui si squadernano geografie fantastiche e città invisibili, ama le pagine di Erodoto che narrano di popoli barbari, dei loro dei e delle loro abitudini. Erodoto era un antropologo borgesiano, o forse Borges (anzi di sicuro) era un epigono di Erodoto.
Ecco, gli Etiopi. Erodoto racconta nelle "Storie" (Libro III, 17 e seguenti) dell'ambasceria che il persiano Cambise inviò, una volta conquistato l'Egitto, nella terra dei longevi Etiopi. Inviò messaggeri del paese degli Ittiofagi, mangiatori di pesce del mare arabico (oggi detto mar Rosso). Gli Etiopi sceglievano il loro re in base all'altezza. In pratica governava il più lungo, Sua Altezza, appunto. Che però doveva essere anche il più muscolosamente attrezzato ("il più alto e che in proporzione della figura abbia anche la forza", Libro III, 20). Gli Ittiofagi erano andati a fare gli spioni e il sovrano etiope se ne accorse subito, nonostante i doni falsi che essi portavano ("una veste di porpora, una collana d'oro, dei braccialetti, un vaso d'alabastro per unguenti e un orcio di vino di Fenicia", Libro III, 20). Tra tutti i doni, di cui smaschera la natura ingannatrice o che ridicolizza, il re africano apprezza solo il vino. Chiese agli ospiti quanto vivesse al massimo un persiano. Gli fu risposto: ottant'anni, circa (ed era un'esagerazione, secondo me). "Al che" scrive Erodoto "l'Etiope osservò che non c'era nulla da meravigliarsi se essi, nutrendosi di letame, vivevano pochi anni, anzi neppure quei pochi sarebbero in grado di viverli, se non avessero il ristoro d'una tale bevanda, intendendo il vino; in questo, senza dubbio, gli Etiopi erano superati dai Persiani" (Libro III, 22).
Gli Ittiofagi vollero allora sapere quanto potesse vivere un Etiope. Il re disse che la maggior parte di loro arrivava a 120 anni, anzi alcuni li superavano pure. E questo perché "il loro nutrimento era costituito da carni cotte e la bevanda era il latte" (Libro III, 23). Poi agli ambasciatori fu mostrata una fonte nella quale gli Etiopi si bagnavano, uscendone lucidi e profumati di viole. E poi ancora furono portati in visita al carcere "dove trovarono che tutti i prigionieri erano legati con ceppi d'oro; poiché, tra questi Etiopi, il bronzo è il più raro e il più prezioso di tutti i metalli". (Libro III, 23)
Ancora più originale era la tecnica di sepoltura, che ha qualcosa di fantascientifico. Le tombe erano fatte di una misteriosa materia trasparente, probabilmente salgemma. Gli Etiopi disseccavano il cadavere alla maniera delle mummie egiziane, lo spalmavano tutto di gesso che poi coloravano, poi gli ponevano attorno una colonna svuotata di questa materia trasparente. "Chiuso nel mezzo di questa stele, il cadavere si può vedere da ogni parte; non emana alcun odore cattivo, né presenta alcunché di sgradevole, anzi offre alla vista una perfetta rassomiglianza con il morto stesso" (Libro III, 24). I parenti tengono in casa questa specie di cadavere sotto vetro, quasi come una madonna addolorata delle vecchie nonne nostre. Lo tengono per un anno, poi "le portano fuori dalla loro abitazione e le pongono ritte tutto intorno alla città" (Libro III, 24).
Cambise, quando ebbe sentito il rapporto dei suoi spioni ittiofagi, decise di muovere guerra ai pacifici Etiopi, senza riflettere che portava il suo esercito "agli estremi confini della terra" (Libro III, 25). Mal gliene incolse, perché la scarsità di viveri e il viaggio infinito stremarono il suo esercito. I soldati prima divorarono le bestie, poi si ridussero a nutrirsi di erbe e radici. Infine alcuni di essi fecero "una cosa tremenda": estrassero a sorte, fra loro stessi, un uomo su dieci e lo mangiarono. Quando riferirono a Cambise del cannibalismo, il re spaventato decise di rinunciare alla conquista del regno dei longevi Etiopi.
La familiarità del superiore irrita, perché non può essere ricambiata.
Friedrich Nietzsche
Quale sia la superiorità intellettuale di un uomo, non può mai assumere una supremazia pratica e utile sugli altri, senza l'aiuto di qualche artificio o schermo, che in sé sarà sempre più o meno basso e meschino.
Herman Melville
Anche sul trono si consumano i pantaloni.
Stanislaw Jerzy Lec
Un uomo può costruirsi un trono di baionette, ma non ci si può sedere sopra.
W. R. Inge
In ogni rapporto di potere esiste sempre un lieve, quasi impercettibile disprezzo nei confronti di colui che dominiamo.
Sàndor Màrai
Se temiamo qualcuno, riconosciamo a costui potere su di noi.
Hermann Hesse
Saper addossare agli altri i propri errori e farsene scudo contro la malevolenza altrui è una grande abilità di chi ha responsabilità di governo.
Baltasar Graciàn
Chi ha idee chiare può comandare.
Johann Wolfgang Goethe
POTENZA - Vittorio Emanuele di Savoia, di 69 anni, è stato arrestato nel pomeriggio per ordine del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Potenza, Alberto Iannuzzi, nell'ambito di un'inchiesta coordinata dal pubblico ministero, Henry John Woodcock. Nei confronti del principe le accuse sono di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e al falso e allo sfruttamento della prostituzione.
Si può formulare la regola che quanto più l'esercizio di un qualsiasi potere è antico, tanto più apparirà benevolo, mentre quanto più recente ne è l'assunzione, tanto più apparirà innaturale e perfino pericoloso.
John K. Galbraith
Quando devi comandare, non umiliare: rispetta l'intelligenza e la volontà di chi obbedisce.
Josemarìa Escrivà
Il potere non si prende, si raccatta.
Charles De Gaulle
Negli Stati, generalmente, meno se ne sa, e più s'ha la smania di comandare.
Massimo D'Azeglio
Una delle funzioni principali dell'insegnante è quindi sfatare progressivamente la pervadente illusione d'impotenza. Gli individui debbono essere aiutati, non solo nelle istituzioni accademiche ma in ogni istituzione della nostra Società, a rendersi conto che il potere della classe dominante e la sua burocrazia sono "niente", niente altro che il "loro" stesso potere rifiutato ed esteriorizzato. Si tratta quindi di recuperare quel potere e la strategia di recupero è molto semplice: agiamo contro le "regole" e l'atto stesso trasformerà il loro potere illusorio in reale potere nostro.
David Cooper
E' proprio l'aspirazione dell'agnello a farsi lupo la causa della maggior parte degli avvenimenti. Coloro che non possiedono zanne sognano di averne; vogliono divorare a loro volta e ci riescono grazie alla bestialità del numero. La storia - questo dinamismo delle vittime.
Emil Cioran
Si deve notare che, una volta compiuta la rivoluzione, gli oppressi spesso prendono le redini e cominciano a comportarsi come gli oppressori. Naturalmente da quel momento diventano irraggiungibili al telefono e per quel che riguarda gli spiccioli prestati durante la rivoluzione è meglio non chiederne la restituzione.
Woody Allen
E la terza cosa che udii è: che comandare è più difficile che obbedire. E non solo che chi comanda porta il peso di tutti coloro che obbediscono e che questo peso è facile che lo schiacci.
Friedrich Nietzsche
La lotta per il potere va condotta contro di esso.
Stanislaw Jerzy Lec
Non sono un atleta. Ho cattivi riflessi. Una volta sono stato investito da un'automobile spinta da due tizi.
Woody Allen
I bracci di ogni croce devono sempre... incontrarsi in un'altra croce, e da questa in un'altra. Innumerevoli sono i meridiani e i paralleli della sfera ruotante sconfinata, fino allo zenit bianco, ultima impossibile stazione delle croci. E come rintracciare, adesso, la mia ragazza, in quell'immenso campo di croci stellari, da questa sassaia funebre?
Elsa Morante
Il mondo dell'atomo era un "esterno" come, molto probabilmente, la terra che noi abitiamo considerata organicamente era un profondo "interno"... Allora, nell'intimo, nell'intimo e più profondo della sua natura c'era forse lui stesso, il giovane Castorp ravvolto caldamente un'altra volta, cento volte ancora là, al parapetto di una veranda che guardava nella chiara notte lunare d'alta montagna e, con le dita rattrappite dal freddo e col viso accaldato, studiava la vita corporea per un suo interesse umanistico-sanitario?
Thomas Mann
L'infinito è poco più grande del finito.
Leo Longanesi
Un altro paese, altra gente intorno a te, agitata in un modo un po' bizzarro, qualche piccola vanità in meno, dispersa, qualche orgoglio che non trova più la sua ragione, la sua menzogna, la sua eco familiare, e non occorre altro, la testa vi gira, e il dubbio vi attira, e l'infinito si spalanca solo per voi, un ridicolo infinito e voi ci cascate dentro... Il viaggio è la ricerca di questo niente assoluto, di questa piccola vertigine per coglioni...
Louis-Ferdinand Céline
Come in una crittografia, nelle differenze dei movimenti atomici l'uomo interpreta: qui il sapore d'una goccia d'acqua di mare, qui il vento negli oscuri anfratti, qui un'asperità sul metallo liscio, qui la fragranza del trifoglio nell'ecatombe dell'estate, qui il tuo volto. Se ci fosse un cambiamento nei movimenti degli atomi, questo giglio sarebbe forse l'onda che si frange sugli scogli, o un branco di giraffe, o lo splendore del tramonto. Un cambiamento nei miei sensi farebbe forse delle quattro mura di questa cella l'ombra del melo del primo frutteto.
Adolfo Bioy Casares
Si ritiene che l’inquietante concetto di infinito sia di pertinenza quasi esclusiva della teologia: qual errore! L’infinito è piuttosto un modo di esprimersi, che dunque ci appartiene, non concetto ma potenzialità di cui possiamo servirci per liberarci dalla tirannia del luogo comune.
Alberto Bevilacqua
L'Eterno Ritorno è quello dell'infinitamente piccolo, del fatturale, la ripetizione ossessiva di una scala microscopica e non umana, non è l'esaltazione di una volontà, né l'affermazione sovrana di un evento, né la sua consacrazione attraverso un segno immutabile come voleva Nietzsche: è la ricorrenza virale dei microprocessi, ineluttabile certo, ma che nessun segno sublime rende fatale all'immaginazione (né l'esplosione nucleare, né l'implosione virale possono essere "nominate" dall'immaginazione). Tali sono gli eventi che ci circondano: microprocessi istantaneamente cancellati.
Jean Baudrillard
Gli astronomi parlano di un pianeta abitato chiamato Quelm, così distante dalla terra che un uomo viaggiando alla velocità della luce impiegherebbe sei milioni di anni per arrivarci, anche se stanno progettando una nuova superstrada che accorcerebbe il viaggio di due ore.
Woody Allen
Come su una nave si nota il proprio movimento soltanto dal ritirarsi e quindi impicciolirsi degli oggetti sulla riva, così ci si accorge del proprio invecchiare quando persone di sempre maggiore età ci sembrano giovani.
Arthur Schopenhauer
Invecchiare è ancora il solo mezzo che si sia trovato per vivere a lungo.
Charles Augustin de Sainte-Beuve
La vecchiaia è un tiranno che proibisce, pena la vita, tutti i piaceri della giovinezza.
François de La Rochefoucauld
Quand'ero bambino, facciamo quando frequentavo le elementari, in casa mia non c'erano che i libri di scuola, solo quelli. Ora ne ho tanti che se pure campassi quattro secoli, e non ne portassi più in casa, non ce la farei a leggerli tutti. E' la legge del contrappasso, una condanna che mi infliggo da solo ogni giorno. Non è esatto dire che c'erano solo testi scolastici, il libro di lettura e il mitico sussidiario (miei e di mia sorella più grande). Prima che leggessi e rilegessi i primi due romanzi della mia vita, "I ragazzi della via Pal" di Ferenc Molnar e "Il principe e il povero" di Mark Twain, gli unici che interruppero la serie infinita di "Topolino", "Capitan Miki" e "Grande Blek", prima di due testi che hanno impresso nei miei gusti letterari i segni fondanti dell'avventura, del gioco, dell'umorismo e della tragedia (poi venne "Totò il buono" di Zavattini e fui irrimediabilmente perso), prima e contemporaneamente a casa c'era un piccola enciclopedia per ragazzi: "Vedere e sapere". E' stata buttata in qualche trasloco, ormai aveva tutti i dorsi rotti, dopo rudimentali restauri con il nastro adesivo trasparente, le pagine erano ingiallite, qualcuna quasi del tutto strappata e c'erano sottolineature a penna e matita un po' dovunque.
"Vedere e sapere" è stata la Bibbia della mia infanzia. Erano, se la memoria non è completamente guasta, quattordici smilzi volumi, con la copertina blu e dei fregi argentati. Non era, sempre se ricordo bene, né alfabetica né tematica. Era pensata come una lettura progressiva o saltellante, soggetta ai benefici del caso. Erano alternati, ogni tre o quattro pagine, argomenti di storia, geografia, scienza, favole di un vari paesi, riassunti illustrati con piccole vignette e didascalie dei grandi romanzi (ricordo "David Copperfield") che io saltavo perché ero più attratto dalla storia e dalla geografia. I vari capitoli dell'enciclopedia erano illustrati con disegni che non differivano molto da quelli dei libri di scuola, mi sembravano solo più esotici. C'erano storie che leggevo e rileggevo. Ne ricordo bene una per tutte: era la rielaborazione di una favola africana, s'intitolava, più o meno, "Quando le cose cominciarono a parlare". Raccontava di un villaggio nel quale, a un bel giorno, porte, pentole, coltelli e sedie cominciarono a parlare. Il disegno che accompagnava il testo raffigurava un negro ciccione che saltava su da uno sgabello di legno, la faccia spaventata guardava un'altra faccia, quella che improvvisamente era comparsa sulla superficie piana dello sgabello, un'espressione rabbiosa ma divertente.
Ricordo anche delle pagine che mettevano in fila i volti delle varie razze umane. Allora l'antropologia e il politically correct non esistevano. Si chiamavano razze. C'era il lappone con il cappuccio colorato, l'esquimese con gli occhi a mandorla e il copricapo impellicciato, il cinese con il codino, il pellerossa con le piume, l'andino, lo scandinavo biondo, lo spagnolo bruno, il balcanico indefinito, l'indiano, il turco con la pipa, l'arabo con il turbante. E c'erano i negri. Probabilmente "Vedere e sapere" era stata pensata negli anni Cinquanta, quando l'Italia vantava ancora un passato di piccola, sgangherata e sciagurata potenza coloniale. Le facce in fila davano molto spazio alle popolazioni del Corno d'Africa: c'era il somalo, l'eritreo, l'etiope, il masai, e poi i bantu, lo zulu e quelli del Biafra. Tutta gente che si puzzava di fame. Ma per me gli africani erano magnifici, con i loro volti tutti scuri ma così diversi. Chi aveva facce tonde, grasse con labbra carnose e nasi camusi, le donne con i colli da giraffa allungati artificialmente, gli eritrei con i capelli lungi crespi, che sembravano una sorta di maghi medievali, altri volti erano magri, con nasi sottili, belli e sempre neri neri. E poi quei vestiti che si intravedevano dai disegni: coloratissimi. Immaginavo, come tutti i bambini, di fare, un giorno, l'esploratore. Nelle cartine geografiche c'erano ancora delle piccole zone grigie: non c'era scritto "hic sunt leones", ma, senza saperlo, questo pensavo io. Gli stati africani avevano nomi strani. Mi divertivo a impararne anche le capitali. In qualche cartina non aggiornata erano ancora indicati come colonie francesi o inglesi. Molti paesi erano diventati indipendenti da un paio d'anni. Non sono ancora andato in quei luoghi (tranne una settimana a Zanzibar, isola incantata, troppo carica di meraviglie per fare testo).
Ma quei paesi sono venuti da me. Ieri sera, passeggiando per via Toledo, ho visto un eritero con i capelli da mago medievale, o da Einstein abbronzatissimo. E' stata un'agnizione. Era uscito dalle figurine di "Vedere e sapere". Eccolo, mancava lui alla collezione della mia infanzia. Gli altri i labbroni e i nero-ebano con le loro tuniche rosse, gialle, verdi e turchesi li vedevo da anni. Sarà per questo imprinting che non riesco a essere intransigente verso tutti i migranti che vendono borse, cd e merce varia pezzettota per le strade. Non compro niente (o quasi, forse qualche berretto), so che sono strumenti e vittime della criminalità organizzata, che fanno più danni che colore, che, comprando da loro, aiutiamo l'illegalità e lo sfruttamento, che non siamo equi e solidali ma collusi con un sistema dove la merce fa diventare merce noi stessi, reificazioni di desideri che sappiamo solo accumulare senza mai soddisfare, so tutto questo, ma voglio vederli qui, questi pezzi della mia infanzia. Li voglio vedere e sapere.
Vecchio è chi più non desidera che, comunque, vivere. Di questi vecchi alcuni hanno solo vent'anni.
Ugo Ojetti
Mi guardo allo specchio e vedo il guasto degli anni; mi dico: "Magari anche il cuore fosse diventato vecchio!". Le pene e gli affanni d'amore mi risparmierei; l'indifferenza di lei non mi farebbe più male.
Thomas Hardy
Il guaio del primo capello bianco è che contagia gli altri.
Ramon Gomez de la Serna
I vecchi credono tutto: le persone di mezza età sospettano di tutto: i giovani sanno tutto.
Oscar Wilde
I giovani credono di vivere in eterno, e perciò assecondano ogni pensiero e ogni desiderio. I vecchi si sono già accorti che da qualche parte c'è una fine, e che tutto ciò che si possiede e si fa per sé soli, alla fine cadrà in una fossa e non avrà avuto alcun valore. Per questo hanno bisogno di una eternità diversa e di credere che non lavorano solo per i vermi.
Hermann Hesse
Ai vecchi piace credere che il mondo non ha fatto altro che perdere, invece di guadagnare, da quando loro hanno smesso di essere giovani.
Madame de Stael
Da un punto di vista generale, io diffido delle persone che superano i cent'anni; mi sembra un comportamento esibizionistico, se non proprio insolente.
Giorgio Manganelli
E' finita: una donna ha fatto l'atto di cederti il posto in tram.
Mino Maccari
Nessuno è tanto vecchio che non creda di poter vivere ancora un anno.
Cicerone
La vecchiaia comincia il giorno in cui, invece di scrivere a una donna, le telefoniamo.
Gesualdo Bufalino
Per la maturità non c'è più posto: a vent'anni si è giovani, e a trentacinque, si è vecchi.
Libero Bovio
La vecchiaia è molto meglio della sua alternativa.
Arthur Bloch
Aveva più rughe di una fisarmonica, soprattutto sulla fronte. Per togliersi il cappello, doveva svitarselo.
(Boris Makaresko)