martedì, 28 febbraio 2006
Ma a me 'sta canzone piccionesca di Povia me pare 'na strunzata? E' comunque presto per dire cosa salvare, musicalmente, da questa intronata routine del cantar leggero.
Però anche la galleria di questa gigantesca cucina floreale ha un'anima. Quando l'ex-deficiente ha nominato il presidente del Milan è partita una grandinata di fischi, come all'Olimpiadi.
martedì, 28 febbraio 2006
Devi cercare Dio, in modo da non trovarlo in alcun luogo. Se non lo cerchi lo trovi.
Meister Eckhart
martedì, 28 febbraio 2006
Che non abbia a vergognarmi della Tua croce, o Signore!
Fedor M. Dostoevskij
martedì, 28 febbraio 2006
L'uomo teme gli Iddii, ch'egli stesso creò.
Ugo Dossi
martedì, 28 febbraio 2006
Io sono un cristiano che ha i rimorsi dei cattolici. O un laico che crca. Non mi interessa se Gesù è davvero il figlio di Dio; per stabilire la sua grandezza mi basta anche il tormentato Giuseppe.
Enzo Biagi
lunedì, 27 febbraio 2006
Ma quanto hanno speso per questo festival che non vale una cicca? Perlomeno finora. Battute che non fanno ridere neanche il pubblico che sta all'Ariston. Figuriamoci quello a casa. Le canzoni? Per ora non c'è neanche una pruvasòna che canta di uomini bastardi. L'unica cosa buona sono gli spot che ogni tanto interrompono 'sto strazio.
lunedì, 27 febbraio 2006
Il giorno del signore verrà come un ladro nella notte.
San Paolo
lunedì, 27 febbraio 2006
Per me se Dio non esiste commette un'ingiustizia.
Marcello D'Orta
lunedì, 27 febbraio 2006
Per quello che sono in grado di capire, Dio è morto.
Philip K. Dick
lunedì, 27 febbraio 2006
Senza Dio tutto è nulla. E Dio? Nulla sapremo.
Emil Cioran
domenica, 26 febbraio 2006
In questo mondo di deficienti c'è poco da inseguire novità o emozioni. Cominciate, e non fàtela così lunga. Io ho preso il largo (ma senza andare molto lontano) con una vela d'oro: tagliatelle all'astice, calamari, gamberi e paranza fritta. Vino niente. Alla faccia chi se la tira.
domenica, 26 febbraio 2006
Dio è colui che castiga tutte le ingratitudini. Per questo sarebbe necessario.
Ramon Gomez de la Serna
domenica, 26 febbraio 2006
Dio fu un errore. Ma è difficile stabilire se fu commesso troppo presto o troppo tardi.
Elias Canetti
domenica, 26 febbraio 2006
Cerco Dio come un usciere va a caccia di un insolvente.
Gesualdo Bufalino
domenica, 26 febbraio 2006
Solo Dio può scegliere a caso.
Arthur Bloch
sabato, 25 febbraio 2006
Scartamento ridotto, per adesso. Siamo ancora pochi. Le cento luci (mille sarebbero troppe, mica siamo a New York) brillano fuori dai finestroni. Qualche bagliore deve esserci, prima. Poi tutto si spegne in una danza di luci. Il mare non si vede più. Ci avvolgeranno nel domopak. Parola di linguista.
Mostrare la lingua, come per un omaggio a una divinità indù. Addavenì Ganesh.
sabato, 25 febbraio 2006
Quasi primavera sembrava, alle 11. Verso l'Italia, rientrando. Mimose fiorite, qualche nuvola che sembrava fumo e del fumo che diventava nuvola. Scorci impressionisti e impressioni scorciate. Il mare solo con molte vele, sull'acciaio immobile. Sembrava primavera.
Poi ho trovato dei sapori, un piccolo mondo, sempre uguale. Ora silenzioso, sparpagliato.
sabato, 25 febbraio 2006
Se Dio è così buono come dicono, perché per aiutarti si fa tanto pregare?
Valerio Peretti Cucchi
sabato, 25 febbraio 2006
Nella sua arroganza l'uomo attribuisce la propria origine a un piano divino. Io credo più umile e più verosimile vederci creati dagli animali.
Charles Darwin
sabato, 25 febbraio 2006
Dio è il sogno infantile dell'umanità. Pavento quello dell'età adulta.
Marco Belpoliti
sabato, 25 febbraio 2006
Conoscere l'essenza divina significa capire la sua incomprensibilità.
Basilio
venerdì, 24 febbraio 2006
Con tutta quella muzak che mi toccherà sentire, volente o nolente (più nolente che volente) sto caricando le batterie con il live di Bruce Springsteen del 1975 all'Hammersmith Odeon di Londra. Una versione accelerata di "Born to run". Correre, correre, correre per dieci giorni. E intanto sveglia prima dell'alba, alle 4,50. Poche ore di sonno e poi una giornata che non finirà più.
venerdì, 24 febbraio 2006
Non fare un cazzo appaga e avvilisce. Soprattutto quando c'è tanto da fare. Così ho rinunciato alla palestra, per un leggero mal di testa. Se ci andrò, mi son detto, neanche mi concentrerò abbastanza, fingendo di ignorare che lo sforzo fisico, la fatica, provoca una piacevole scarica di endorfine che è meglio di qualsiasi aspirina (che non ho in casa, ora) E vabbuò, passerà anche questa leggera e fastidiosa cefalea. Ho da fare, oggi, forse anche troppo. E da domani sarò nel mio Vietnam annuale. Passerà anche quello. Non faccio nulla, quindi. E' dalle 7 che sono sveglio e l'unica cosa utile che ho fatto è stato radermi. E bere due caffè. Intanto, i pensieri di aggrovigliano come i tubi del mio screen saver. Non riesco a raddrizzarli. L'unica consolazione è che l'intreccio è questione di pochi secondi, poi svanisce da solo e scompaiono da soli i pensieri per poi ricomparire con altri colori e altri percorsi: una miscela implosiva di impegni, fastidi, desideri, persecuzioni, ossessioni, tic, maledizioni e voglia di scappare.
venerdì, 24 febbraio 2006
Domani mattina, presto, vorrei andare in palestra. Forse è meglio che vada a dormire. Leggendo magari ancora qualche pagina di "Palazzo Yacoubian" di 'Ala al-Aswani. Domani ho una giornata intensa di vigilia. Lavoro e una valigia da preparare. Dimenticherò certamente qualcosa d'importante. Vorrei che una persona mi raggiungesse, magari a metà del percorso, come ha fatto una sola volta in dieci anni. Vorrei.
venerdì, 24 febbraio 2006
Potrà parervi disarmante questo Dio disarmato. E invece che cosa c'è, riflettendoci bene, di più consolante che questa solidarietà non di forza e di giustizia, ma di compassione e d'amore?
Mario Pomilio
venerdì, 24 febbraio 2006
Essi videro il Dio d'Israele: sotto i suoi piedi vi era come un pavimento di lastre di zaffiro, simile in purezza al cielo stesso.
Dall'Esodo (24, 10)
venerdì, 24 febbraio 2006
Nel mondo, ciascuno è Cristo, e tutti sono crocifissi.
Sherwood Anderson
venerdì, 24 febbraio 2006
Dio non permetterebbe mai il male se non fosse abbastanza potente per trarne il bene.
Sant'Agostino
giovedì, 23 febbraio 2006
E se volete conoscere Dio,
non siate solutori di enigmi.
Guardatevi piuttosto intorno,
e lo vedrete giocare con i vostri bimbi.
Gibran K. Gibran
giovedì, 23 febbraio 2006
Il Dio che vinse
la nostra colpa e non la sua natura
per noi - creati suoi nemici - è morto!
John Donne
giovedì, 23 febbraio 2006
E pure il giocatore è prigioniero
(la sentenza è di Omar) di un'altra scacchiera
di nere notti e di bianchi giorni
Dio muove il giocatore, e questi, il pezzo.
Quale Dio dietro Dio dà inizio alla trama
di polvere e tempo e sogno e agonie?
Jorge Luis Borges
giovedì, 23 febbraio 2006
Solo questo è negato anche a Dio:
cancellare il passato.
Agatone
mercoledì, 22 febbraio 2006
Talvolta, come adesso, nell'anomalo silenzio di questa casa nel pieno centro di Napoli si sente un cane abbaiare lontano, piano, come un residuo di memoria contadina. Preferirei lo sciabordìo del mare che lontano non è. In certi giorni il libeccio ne porta l'odore fino a qui.
Il silenzio. Neanche il sussurro impastato di un televisore acceso, in qualche casa.
mercoledì, 22 febbraio 2006
Non è necessaria una fede in Dio, basta quella nelle cose create, che consente di muoversi fra gli oggetti persuasi che essi esistano, convinti dall'inconfutabile realtà della sedia, dell'ombrello, della sigaretta, dell'amicizia.
Claudio Magris
mercoledì, 22 febbraio 2006
La tomba degli uomini è la culla degli dei.
Ludwig Feuerbach
mercoledì, 22 febbraio 2006
Anche l'anima deve avere le sue determinate cloache nelle quali far defluire la sua immondizia; a ciò servono persone, classi, o la patria oppure il mondo oppure infine - per quelli molto boriosi (voglio dire i nostri cari "pessimisti" moderni) - il buon Dio.
Friedrich Nietzsche
mercoledì, 22 febbraio 2006
Il nostro mondo diverrà un giorno tanto raffinato che sarà ridicolo credere in Dio come oggi è ridicolo credere agli spettri.
Georg Christoph Lichtenberg
martedì, 21 febbraio 2006
Anche i Messia attendono impazienti il proprio arrivo.
Stanislaw Jerzy Lec
martedì, 21 febbraio 2006
I greci non facevano dell'essere divino, e cioè possibile, il modello, il fine e il criterio di quello reale, ma dell'essere reale la misura del possibile.
Ludwig Feuerbach
martedì, 21 febbraio 2006
Il pio parla a Dio, e il folle immagina che Dio gli risponda.
Philip K. Dick
martedì, 21 febbraio 2006
Da duemila anni Gesù si vendica su di noi di non esser morto su un divano.
Emil Cioran
lunedì, 20 febbraio 2006
Se Dio esiste, chi è? Se non esiste, chi siamo?
Gesualdo Bufalino
lunedì, 20 febbraio 2006
Non solo Dio non esiste, ma provate a trovare un idraulico la domenica.
Woody Allen
lunedì, 20 febbraio 2006
Dio è la Menzogna Suprema.
Fernando Pessoa
lunedì, 20 febbraio 2006
Crederei solo in un dio che sapesse danzare.
Friedrich Nietzsche
domenica, 19 febbraio 2006
Ma se io indosso una t-shirt con una caricatura di Calderoli (in pratica una fotografia), che fanno i leghisti? Assaltano la prefettura di Milano?
domenica, 19 febbraio 2006
Mi è finito sotto gli occhi un vecchio manualetto di sociolinguistica che ho usato ai tempi dell'università. E' tutto sottolineato, appuntato, chiosato, come deve essere una sudata carta che serve per un esame. Così, sfogliandolo, ho ritrovato le pagine in cui sono classificate le lingue secondo la loro standardizzazione, la vitalià, la storicità e l'autonomia. C'è anche uno schema secondo il quale il napoletano possiede solo le ultime tre caratteristiche di una lingua vera e propria (sto semplificando, naturalmente). E' vitale perché parlato comunemente da almeno cinque milioni di persone (con forti o leggere varianti). I danesi sono poco più di cinque milioni, meno della popolazione della Campania, tanto per fare un confronto numerico. Nessuno si sognerebbe mai di dire che il danese non è una lingua. O che non lo siano lingue parlate da comunità più piccole. Il napoletano ha una sua forte storicità: è nato dall'uso di un ampio gruppo sociale e ha una sua letteratura (fatta anche di canzoni famosissime e, ovviamente, da una secolare tradizione teatrale) molto antica. Ha anche la sua autonomia, in quanto è percepito come diverso da altre lingue. Le manca la standardizzazione cioè, secondo la definizione elaborata da Fishman nel 1972, "la codificazione e l'accettazione, all'interno di una comunità di utenti, di una serie formale di norme che definiscono l'uso corretto". Detto, in poche parole: manca una grammatica universalmente riconosciuta, come accade per l'italiano, il francese e via parlando. Lo testimoniano le opere letterarie, innanzitutto. Non è il caso di tornare indietro a Giambattista Basile che usa una lingua dialettale barocca, geniale ma artificiale, saporitissima ma spesso incomprensibile: ed è questa la sua magia. Una lingua quella del suo Pentamerone che ha costretto Benedetto Croce a una traduzione in italiano, e questo passi, ma anche vari studiosi contemporanei a farne traduzioni in napoletano moderno. La mancanza di una standardizzazione è evidente in classici anche vicini a noi, come Eduardo De Filippo e Raffaele Viviani, che scrivevano e recitavano in dialetti tra loro molto diversi. O anche la differenza tra Salvatore Di Giacomo e Ferdinando Russo. Ma lasciamo perdere i classici. Non c'è un napoletano standard, universalmente condiviso, neanche oggi. Basta leggere come viene scritto in opere su carta o anche tra i blogger. Tralascio certi analfabetismi che riproducono per iscritto il parlato: mi sembra di leggere l'ebraico, il magiaro. Ne dico solo una: nessuno scrive le vocali che in realtà non vengono pronunciate; il napoletano è un po' come il francese, mangia la parte finale delle parole, spesso cade una sola vocale, che però va scritta, perché serve a far capire come la parola va letta, per accento e per durezza o dolcezza della pronuncia delle consonanti che la precedono. Sono segni grafici che hanno una funzione fonetica, diciamo così, prendendoci qualche licenza dall'analisi scientifica di una lingua. Non esistono però neanche regole standard per la scrittura di parole comuni. Faccio solo l'esempio dell'articolo indeterminativo. In napoletano "uno" e "un" si dicono nu, "una" si dice na. Ma come vengono scritti questi articoli? Spesso e volentieri con l'aferesi, cioè 'nu e 'na, che vorrebbero indicare la caduta della "u" iniziale. Questo vezzo nasce dall'idea sbagliata che il napoleatno sia una degenerazione o volgarizzazione dell'italiano. Invece i due articoli non hanno mai avuto una "u" iniziale. Perché metterla? E' un errore molto comune, però talvolta, anche in serie opere a stampa, è quasi richiesto e ritenuto corretto. Sulla mancata standardizzazione del napoletano sono state scritte opere e opere. Ma nessuna vera grammatica. Avremmo bisogno anche noi di un'Accademia della Crusca, o meglio della Crosca.
domenica, 19 febbraio 2006
Dio creò l'uomo a sua immagine: vuol dire probabilmente che l'uomo creò Dio secondo la sua immagine.
Georg Christoph Lichtenberg
domenica, 19 febbraio 2006
Si può avere una profonda venerazione per Dio senza credere nella sua esistenza.
Stanislaw Jerzy Lec
domenica, 19 febbraio 2006
Quando, sui colli, sedete all'ombrosa frescura dei pallidi pioppi ed è vostra la pace serena e lontana dei campi e dei prati, allora vi sussurri il cuore. "Nella ragione riposa Dio".
E quando scoppia la tempesta e il vento titano scuote la foresta, e lampi e tuoni annunciano la maestà del cielo, allora dite nel cuore con venerata paura: "Nella passione si muove Dio".
Gibran K. Gibran
domenica, 19 febbraio 2006
Gli dei sono le realizzazioni e incarnazioni corporee dei desideri umani, sono la negazione dei limiti naturali del cuore e della volontà umana, esseri dalla volontà illimitata, esseri le cui forze fisiche sono pari a quelle della volontà.
Ludwig Feuerbach
sabato, 18 febbraio 2006
Calderoli non è da dimettere, è da ricoverare.
sabato, 18 febbraio 2006
Anticamente migliaja di Dei parevano pochi; oggidì uno è di troppo.
Carlo Dossi
sabato, 18 febbraio 2006
Invece del Dio che muore per l'uomo, come quello cristiano, abbiamo incontrato, per un attimo, una potenza superiore, la potenza suprema, che ci ha chiesto di morire per lei.
Philip K. Dick
sabato, 18 febbraio 2006
Che peccato che, per arrivare a Dio, debba passare attraverso la fede!
Emil Cioran
sabato, 18 febbraio 2006
Che Dio sia morto o no, è impossibile tacerne: c'è stato per tanto tempo.
Elias Canetti
venerdì, 17 febbraio 2006
Vivere in incognito, come Dio.
Gesualdo Bufalino
venerdì, 17 febbraio 2006
Dio, ormai se ne parla per sentito dire.
Marco Belpoliti
venerdì, 17 febbraio 2006
Se solo Dio volesse darmi un segno chiaro che esiste! Per esempio depositando una grossa somma a mio nome su una banca svizzera.
Woody Allen
venerdì, 17 febbraio 2006
Dio si conosce meglio nell'ignoranza.
Sant'Agostino
giovedì, 16 febbraio 2006
Più navigo nella Rete, tra i blog, e più mi rendo conto di quanti guasti abbia provocato la civiltà cellophanata e omologata degli ultimi decenni. E' la mercificazione di tutto, ma a livello di supermercato igienizzato che nasconde gli odori, i sapori, riduce tutto a pappetta indigesta. Dilaga una pseudo cultura catodica, coltivata con ore e ore passate a vedere reality, insulsi talk show, serial e soap. Tutta questa roba è entrata piano piano nelle menti, trascinando con sé lo splendore subdolo degli spot pubblicitari, con quel mondo finto, che, ne divento consapevole ogni giorno di più, non suggestiona solo gli albanesi, i rumeni e gli ucraini che vengono in Italia pensando di trovare un'America che non c'è neanche in America. A impestare la mente e il linguaggio non sono solo i prodotti tv di serie B, ma anche le presunte trasmissioni culturali e politiche. Tutto è diventato buonismo ostentato e cattiveria privata, nascosta, pronta ad esplodere appena appena si intaccano le loro certezze di cartapesta, di chiacchiera ascoltata a ora di cena da un qualunque imbonitore in diretta o in differita. Me li vedo già questi bravi ragazzi, ormai trentenni, sottoccupati provenienti da famiglie piccolo-borghesi, destinati a usare quel poco che hanno studiato per lavorare in un call center, me li vedo che non toccano i volatili morti, neanche quelli che vendono nel banco carni del supermarket sotto casa, bene impacchettato. Una gallina viva non l'hanno mai vista. Hanno paura della vita e devono nascondersi dietro uno schermo. La vita ha invece odori, puzze, sapori. E' fatta di materia che si muove, che si trasforma, che può uccidere. Anche la parole devono far male. Altrimenti sono solo consolazione, passatempo noioso che trascina tutti verso la morte. Sono menti piene di teorie liofilazzate, cremine Plasmon che hanno ingurgitato da neonati. Masticate e rimasticate e che provocano solo rigurgiti, finché non prevale l'assuefazione. Sono giovani e sono morti.
giovedì, 16 febbraio 2006
Ho paura che un giorno, mentre cammino per le strade di Los Angeles, cadrò in un tombino, e sul fondo troverò cinquecento suonatori di bossa nova disoccupati che mi suoneranno "The girl of Ipamena" fino a farmi morire.
Tom Waits
giovedì, 16 febbraio 2006
La sola cosa che trattiene certi musicisti rock dall'analfabetismo è la necessità di leggere il manuale d'istruzioni della loro Mercedes.
Gary Trudeau
giovedì, 16 febbraio 2006
Abbiamo imparato più da un disco di tre minuti
che da tutto quello che ci hanno insegnato in classe.
Bruce Springsteen
mercoledì, 15 febbraio 2006
Ma voi la state mangiando la carne di pollo?
A casa mia si compra (con moderazione) e io la mangio.
Però, adesso, bevo Montepulciano d'Abruzzo per mandare giù crostini spalmati di mostrada di Digione, pura senape che sa di vernice e che ti perfora le narici all'incontrario. In sottofondo la musica della Cantata dei pastori (fuori tempo). Fate svanire l'oscurità. E poi Sicily, un posto ci sarà fatto di sale e lava. Ah, l'estate, l'estate. 'O mare, 'o sole.
mercoledì, 15 febbraio 2006
Di questa campagna elettorale ne ho già le palle piene. Non ce la farò ad arrivare al 9 aprile. Vorrei cadere in letargo e svegliarmi l'11. Non me ne fregherebbe molto del finale. E' che sento troppe stronzate. Una marea di rifiuti, di immondizia verbale, che mi inquina il cervello. Ma dico. con tutti i problemi che abbiamo in Italia possiamo stare a perdere tempo su un certo Tilgher o un certo Ferrando, fascisti e troskisti, come se fossimo negli anni Trenta? Oppure sui Pacs o sulla Tav. Ma che si sposassero o che si limitassero a scopare senza diritti. Prodi ha detto che la Tav si farà punto e basta. Fatevene una ragione.
mercoledì, 15 febbraio 2006
Non disprezzate la cattiva musica. Il suo posto è nullo nella storia dell'arte, ma immenso nella storia sentimentale della società.
Marcel Proust
mercoledì, 15 febbraio 2006
La musica è un'eccellente disciplina per lo scrittore di prosa.
Ezra Pound
mercoledì, 15 febbraio 2006
Sebbene ciascun'arte abbia il suo elemento incomunicabile, il suo intraducibile ordine d'espressioni, il suo modo unico di giungere alla "ragione fantastica", nondimeno le arti possono rappresentarsi come di continuo tendenti alla legge o al principio della musica, a una condizione che solo la musica attua completamente; e una delle principali funzioni della critica estetica, che s'occupa dei prodotti dell'arte, nuovi o antichi, è di stimare il grado in cui ciascuno di questi prodotti s'avvicina, in questo senso, alla legge musicale.
Walter Pater
martedì, 14 febbraio 2006
C'è uno splendido sole, oggi, a Napoli. Alle mie spalle ho una finestra che affaccia sul mare. E il mare del golfo brilla di luci, come un manto fatato. Una fetta di acqua lunga fino a Gibilterra, immagino. Il mare di Odisseo e delle Sirene, che Odisseo volle ascoltare. Il canto interrotto delle Sirene.
Brilla la luce del sole e non è quella dei fari nella notte delle prime scene di "Rapporto confidenziale" (ieri sera l'ho rivisto per l'ennesima volta), con le sue inquadrature sghembe e potenti del porto di Napoli: container, pistolettate, carabinieri, contrabbandieri, un'agonia. Erano gli anni Cinquanta. Da Napoli comincia il giro del mondo di van Stratten, inseguendo il passato di Arkhadin. Il mito di Napoli e poi la Spagna, con una festa con maschere del Goya. Il sonno della ragione.
Sì, con questa luce la ragione può anche cedere il passo ai demoni meridiani. Questa è l'ora. Questa è la luce.
martedì, 14 febbraio 2006
Gli uomini non san cantare con l'utero.
Gianna Nannini
martedì, 14 febbraio 2006
Cerco due note che si amano.
Wolfgang Amadeus Mozart
martedì, 14 febbraio 2006
Perché frequentare Platone, quando un sassofono può farci intravedere altrettanto bene un altro mondo?
Emil Cioran
lunedì, 13 febbraio 2006
La musica è molto importante, prima di tutto perché non significa niente, e questo è fondamentale.
Giorgio Manganelli
lunedì, 13 febbraio 2006
La musica è udita così profondamente da non essere udita affatto, ma tu sei la musica mentre la musica continua.
Thomas S. Eliot
lunedì, 13 febbraio 2006
La musica è il rifugio degli animi ulcerati dalla felicità.
Emil Cioran
domenica, 12 febbraio 2006
Odio la musica. Specie quando la suonano.
Jimmy Durante
domenica, 12 febbraio 2006
Gli spiritual mi hanno sempre fatto venire in mente le puttane che fanno finta di essere massaggiatrici.
Philip K. Dick
domenica, 12 febbraio 2006
Non c'è musica vera che non ci faccia palpare il tempo.
Emil Cioran
sabato, 11 febbraio 2006
Sto leggendo un libro che mi piace molto: "Finestre di Manhattan" di Antonio Muñoz Molina. Delle sue trecento pagine ne ho letto finora solo un centinaio. Me lo sto trezziàndo. Poche pagine alla volta, aiutato dalla brevità dei capitoli. Voglio godermelo per bene. E' il racconto dei vari soggiorni dello scrittore spagnolo a New York. L'inizio, insonne in una camera d'albergo prima e per le strade a piedi e da solo senza conoscere una parola d'inglese poi, per me è stato una folgorazione. E' quanto mi è successo la prima e l'unica volta che sono stato a New York. In questo blog ho raccontato in pratica tutti i miei viaggi all'estero. Qualcuno anche in diretta. Ma ho una reticenza feroce a scrivere di New York, forse perché mi sentirei inadeguato, anche usando il tono roquentinesco che mi son dato. New York è l'unica città al mondo con la quale scambierei subito Napoli. E' la città di cui ho avuto subito nostalgia non appena ho messo piede all'aeroporto di Newark per tornare a casa. Ed è una nostalgia curata omeopaticamente con film e filmetti che vi sono ambientati. Senza pudore a dire: "Qui ci sono stato, qui è, da qui si vede, cazzo mi sembra". Il libro prosegue con tanti piccoli episodi, con tante finestre, su Manhattan. Sono apparizioni strepitose. Punti di vista e cornicette che dicono più di tanti saggi. Muñoz Molina era a New York l'11 settembre 2001 e le pagine che dedica a quel giorno sono tra le migliori che abbia mai letto, finora. Poi ci sono paesaggi dell'anima che lui ci fa intravedere quando spalanca le imposte. Leggete, come descrive la reazione dei newyorchesi nei primi mesi dopo l'attacco alle Torri Gemelle: "La normalità è una forza geologica, lenta come lo scorrere di un ghiacciaio, e ciascuno si aggrappa indefinitamente alla sua, perché non può quasi mai fare altrimenti, e perché le minacce sono sempre astratte, mentre la vita immediata è così concreta, così ricca di particolari da non poter essere costretta in categorie, assoggettata a regole generali sullo stato d'animo di una città intera o di un paese o sulle possibilità di ciò che può o non può accadere".
sabato, 11 febbraio 2006
Oggi c'era un sole magnifico e una bell'aria fredda di febbraio. Toledo era un incanto di luce e di gente. Alla faccia dei leghisti. E di chi ci vuole male.
Oggi Ciampi ha sciolto il Parlamento, alla faccia di Berlusconi.
Oggi ho comprato una moka nuova. Mi voglio fare un sacco di caffè, alla faccia di Fini, di Castelli e di tutto il centrodestra.
Un bel rutto li seppellirà. Non meritano una risata.
sabato, 11 febbraio 2006
Volete sapere se un paese è ben governato e se vi regnano buoni costumi? Udite la sua musica.
Confucio
sabato, 11 febbraio 2006
Dall'incontro felicemente mancato di Odisseo con le Sirene tutti i canti sono feriti, e tutta la musica occidentale soffre dell'assurdità del canto nella civiltà, assurdità che è tuttavia, ad un tempo, l'ispirazione di ogni musica d'arte.
Theodor W. Adorno e Max Horkheimer
sabato, 11 febbraio 2006
Se c'è qualcuno che deve tutto a Bach è proprio Dio.
Emil Cioran
venerdì, 10 febbraio 2006
L'unica cosa che odio è il bluegrass suonato male. Penso che la cosa che potrei odiare di più, è il bluegrass suonato bene.
Tom Waits
venerdì, 10 febbraio 2006
Rock'n'roll liberami da questo nulla.
Bruce Springsteen
venerdì, 10 febbraio 2006
Senza l'imperialismo del concetto, la musica avrebbe preso il posto della filosofia: sarebbe stato il paradiso dell'evidenza inesprimibile, un'epidemia di estasi.
Emil Cioran
giovedì, 09 febbraio 2006
A volte si ha l'impressione che gli intellettuali riservino, alla loro produzione intellettuale vera e propria, solo e strettamente le ore che restano loro libere dagli impegni, dalle uscite, dagli abboccamenti e dagli svaghi inevitabili.
Theodor W. Adorno
mercoledì, 08 febbraio 2006
Chi oggi insegna filosofia dà all'altro dei cibi non perché gli piacciono, ma per alterare il suo gusto.
Ludwig Wittgenstein
martedì, 07 febbraio 2006
La filosofia non spiega tutto.
Voltaire
martedì, 07 febbraio 2006
La filosofia insegna a fare, non a parlare.
Lucio Anneo Seneca
lunedì, 06 febbraio 2006
Qualche sera fa ho visto su Sky (l'utilità di Sky è che ti fa vedere dei film che non andresti mai a cercarti al cinema) un filmetto di Kevin Smith, "Jersey girl". Mi ha attirato il titolo, preso da una canzone di Tom Waits cantata anche da Bruce Springsteen (e che poi effettivamente passa quando sfilano i titoli di coda). Pure il cast non era da buttare. C'erano Ben Affleck, Jennifer Lopez (ancora slurpevole) e una imbruttita Liv Tyler. La storia, se non avete visto il film, è quella di un affermatissimo e rampantissimo capo ufficio stampa di New York che all'improvviso si ritrova papà, con la moglie che muore di parto. Va a vivere con il padre nel New Jersey e, stressato, a un certo punto perde il lavoro perché manda affanculo giornalisti e divi. Si ritrova a guidare il camion della spazzatura nel suo paesotto cafoncello, ma spera e sogna sempre di tornare a fare il suo vecchio e vero lavoro. La figlia cresce. Lui ha una stramba amicizia-relazione con la Tyler, che è la proprietaria di una specie di Blockbuster. Per non farvela lunga, ché voglio dire altro, l'uomo verso la fine del film ha la possibilità di rientrare, dopo anni, nel suo mondo perduto, ma ci rinuncia dopo una chiacchierata con Will Smith, mentre aspetta di parlare con chi lo deve assumere. Insomma è il solito, ritrito apologo dei buoni sentimenti, dei poveri ma belli (dentro e fuori). Io quando vedevo il film speravo che Affleck riavesse il vecchio e strapagatissimo lavoro, prendesse una bella casa a Manhattan, se la scialasse. Per me quello sarebbe stato un lieto fine. Banale? Più banale della retorica del piccolo mondo di affetti familiari, fatto di birre in un bar lurido? Non credo. A me tutta 'sta bubbazza indigesta mi tira su rigurgiti di maleparole. Sono peana alla rassegnazione. Pura consolazione per chi sceglie la mediocrità come rifugio e, persino, come obiettivo. Ce ne sono tantissimi film di questo genere. Mi viene in mente, per contrasto, "La vita è meravigliosa" di Frank Capra, uno dei film che amo di più e che rivedo ciclicamente. Ebbene, nel film di Capra, il protagonista, costretto a vivere sempre nel suo paesotto, mentre vorrebbe girare il mondo, a un certo punto vede che esiste di peggio. L'angelo Clarence gli fa vivere una mezz'ora di non-vita. Lui non è mai esistito e il mondo senza di lui, senza la sua piccola mediocre vita, è peggiore. Lasciamo stare tutti gli altri corollari di questa tesi, a me colpisce che George Bailey, accettando la sua vita a Bedford, ha accettato qualcosa di meglio, la vita, rispetto alla non vita. Clarence non gli ha fatto vedere una vita da nababbi che lui non ha avuto e quindi Bailey ha scelto la famigliola, comunque e per sempre. E' diverso il paragone e differente e naturale la scelta di George. Invece, questi filmetti grondano di retorica pauperistica. Mi viene in mente la scena di un altro film, "Ricomincio da tre" di Massimo Troisi. C'è un personaggio, interpretato, se non ricordo male, da Marco Messeri, una specie di pazzo che Troisi incontra. Nei suoi ragionamenti Messeri dice che lui a chi gli chiedesse se volesse essere Gianni Agnelli lui risponderebbe sì, sì e sì. Altro che i no degli ipocriti. Chi non vorrebbe una vita di ricchezza e potere, di viaggi, eterna vacanza, belle case, belle donne, belle automobili, ristoranti raffinati? Chi?
lunedì, 06 febbraio 2006
Il primo antropoide che domandò: "Ma che cosa ci sto a fare in questo porco mondo?", inventò la filosofia.
Pitigrilli
lunedì, 06 febbraio 2006
Ogni filosofia è assoluta o contiene un Assoluto, fosse anche l'assoluta relatività.
Fernando Pessoa
domenica, 05 febbraio 2006
A me tutta 'sta storia delle vignette su Maometto mi fa venire la nausea prima, e una voglia di menare cazzotti dopo. E da un po' di giorni che mi incazzo da solo. Avevo cominciato questo post in puro stile Fallaci (tanto le invettive della signora sono facili da riprodurre). Poi mi son detto: ma andassero a cagare. Ma, cercando di mantenere la calma, ho aggiunto mentalmente: qui il fatto è serio.
E sì, in discussione, come accade sempre con i fondamentalisti, c'è la libertà, il libero arbitrio, il pensiero, la laicità. In America i cristiani conservatori impongono nelle scuole il divieto di studiare Darwin. Ma dove vivono? In un pianeta nato dal delirio di Philip Dick? Meriterebbero davvero di andarsene a popolare un Eden che non è mai esistito, troverebbero solo scimmioni che gli farebbero il servizietto che meritano. I fondamentalisti islamici che assaltano le ambasciate scandinave e i negozi cristiani per due vignette pubblicate su liberi giornali di paesi liberi, questi sono pure peggio. E' gente abituata a tenere le mogli sotto il burqa e andarsene poi a inculare i cammelli. Ecco lo spiritaccio invettivo torna sempre a galla. E' che viene davvero voglia di fare il Bush della situzione contro queste assurdità medievali.
La Sharia loro è peggiore di qualsiasi inferno. La colpa di tutto questo è dell'Occidente. Non tanto per il colonialialismo e il neocolonialismo, per l'invasione dell'Iraq e tutta l'aggressività omicida che una fetta dell'Europa e degli Usa hanno impresso nel Dna. La colpa principale è la nostra dipendenza energetica da questi paesi medievali. Io davvero, in occasioni come questa, costruirei un bel muro lungo lungo da Agadir a Istanbul, non un muro di pietra, ma, come ho scritto qualche altra volta, un bel muro di salsicce di porco, così non si azzardano a passare e a venire a spiegare a noi come dobbiamo vivere secondo le loro idee di beduini. Non è razzismo il mio, figuriamoci. Semmai sono loro che sono razzisti. Io conosco moltissimi arabi, molti sono anche miei amici. Ci sono credenti e laici. Ma tutti, tutti, hanno verso di me e verso le mie idee il rispetto che io ho per le loro. Molti di loro (non islamici) pasteggiano a vino e prosciutto. Quindi non è razzismo. Io concordo con Albert Einstein che sul suo passaporto alla voce razza scriveva una sola semplice parola: umana. E quindi credo che l'uomo è misura di ogni cosa. Anche del divino. E non voglio che nessuno mi imponga le sue idee retrograde. Credessero e, se ne sono capaci, mi convertissero. Se non avessero il petrolio quei quattro sceicchi dittatori e satrapi non conterebbero nulla, meno degli africani più poveri. E se noi ci impegnassimo a costruirci fonti energetiche alternative al petrolio (rispolverando anche un sano piano nucleare), loro il petrolio se lo potrebbero anche bere a pranzo e a cena. Andate a fare in culo, abitatori di caverne. La verità è che gli affari con il petrolio non li fanno solo gli sceicchi miliardari che con il Corano non hanno nulla da spartire, ma li fanno soprattutto una bella casta di potenti occidentali, a cominciare da Bush e Cheeney. Chi ha visto i film di Michael Moore lo sa bene. Sauditi e texani sono la stessa schifezza, hanno gli stessi interessi. E a noi vorrebbero togliere anche lo sfizio di farci quattro risate.
Putroppo c'è gente che, di fronte a 'ste vigliaccate incendiarie, si cala le brache. A cominciare da chi dà ragione alla loro sensibilità religiosa. Bacchettoni e vigliacchi. Invece bisogna resistere e scardinare la loro ottusità. Con fermezza e con la forza di chi ha idee più sane, sì più sane, delle loro. Noi dobbiamo scrivere quello che vogliamo, centinaia di versetti satanici alla Rushdie. In culo alle fatwe. E' in gioco la libertà.
domenica, 05 febbraio 2006
Si guardi, signor filosofo, dal dire la verità.
Friedrich Nietzsche
domenica, 05 febbraio 2006
La filosofia trionfa facilmente sui mali passati e sui mali futuri, ma i mali presenti trionfano su di lei.
François de La Rochefoucauld
sabato, 04 febbraio 2006
Volevo solo andare a prendere il giornale. Ma poi mi sono avventurato per via Chiaia e Toledo, tranquillamente, 'e mmane dint'a sacca e l'iPod dint'e recchie. Non cercavo niente. Ecco i negozi e non mi sembra più di stare a casa. E, infatti, non c'ero. La musica era buona. "2 Face" degli Asian Dub Foundation per cominciare, "Mraya" di Abdel Ali Slimani per continuare e "Let's Get It's Started" dei Black Eyed Peas per sentirmi un po' ragazzino. Maglioni, gelati, saldi, jeans, facce da stranieri. Punkabbestia, uomi e cani un solo groviglio. Madonnari extra-large e giubbotti small, coloratissimi. "Can't take my eyes off of you" molto soft di Lisa Addeo e poi di nuovo gli Asian (una sigla: "Pknb"). E' solo un parentesi, torna "Can't take my eyes off of you", un'altra delle decine di versioni con le quali mi circondo. Canta Eldissa, è quasi jazz. Non è tardi per nulla e non è presto per niente. C'è Tom Jones, "Spanish Harlem", sembra di stare a New York, magari. Quando cerco un po' di India trovo il centro di gravità permanente. O meglio mi trova lui. O meglio ancora lo trova l'iPod. "Sentimento" è tutto un altro viaggio: Castellammare pesce non ce n'è. Sei anni fa da Nikò nella piazza fredda di Sanremo si mangiava e si parlava fino tardi. Era finita e avevano vinto. Che stramberia 'sto festivàl degli Avion Travel, con quel teschio di Peppe Servillo a fare il Nosferatu della città dei fiori. Ma la conoscete Virginia Rodrigues? Brasiliana nera e per niente aggraziata, ma con la voce più bella e potente dai tempi in cui era giovane Mercedes Sosa (che ancora si difende, nonostante todo cambia): "Raça negra". Il bhangra degli Achanak ("Boliyaan") è quanto di meglio possa esserci per fare la fila da Pintauro in cerca di una sfogliatella riccia (fatemela mordere, fatevela mordere), da mangiare camminando. Scriveva papà Sartre, che a Napoli aveva scoperto l'immonda relazione tra cibo e sesso, che qui, come a Parigi non si mangiava passeggiando. Ma ora si fa. Ci siamo sprovincializzati dal cosmopolitismo. Siamo meticci, migranti (da un vicolo all'altro), arravugliati e flaneur. Come evitare il caffè da Gambrinus, allora? Anche se per 90 centesimi ti mettono appena una goccia nera nella tazzina finto-antica. Erano le 16,40 ed è entrata di corsa la Carloni in Bassolino, ha salutato la cassiera e s'è infilata nella saletta interna. Ho violato la privacy? Bah. Mi quereli chi vuole, io son sereno. Salto "Via Paolo Fabbri 43" di Guccini (non confondiamo strade, città e decenni) e "La costruzione di un amore" di Mia Martini (non ce la faccio). Ed ecco "Cosa succederà alla ragazza". E' successo, è successo: "apre gli occhi sul mondo partoriente ed è a disposizione", sì, ma ci sia avvia verso le cinque de la tarde e verso casa, con la Berté ("avevo nei capelli la luce rossa dei coralli"). La chiave s'infila nella serratura quando si stanno spegnendo le ultime note di "The night they drove old Dixie down". Ma questa già la conoscete.
sabato, 04 febbraio 2006
Spesso la filosofia non è altro che il coraggio di entrare in un labirinto. Chi poi si dimentica anche la porta d'entrata ha buone possibilità di raggiungere la fama di pensatore originale.
Karl Kraus
sabato, 04 febbraio 2006
La filosofia è un antidoto alla tristezza. E molti credono ancora alla profondità della filosofia.
Emil Cioran
venerdì, 03 febbraio 2006
La maggior parte dei filosofi si fanno un'idea troppo misera della variabilità dei costumi e delle possibilità umane.
Elias Canetti
venerdì, 03 febbraio 2006
"Conosci te stesso", dice il filosofo. Fossi matto!
Gesualdo Bufalino
giovedì, 02 febbraio 2006
Gli uomini hanno incominciato a filosofare, ora come in origine, a causa della meraviglia.
Aristotele
giovedì, 02 febbraio 2006
Chi non vuole affidarsi alla ragione, non deve mettere le mani sulla filosofia.
Theodor W. Adorno
mercoledì, 01 febbraio 2006
La felicità è anche il sole che splende in questa mattina che è solo febbraio. Il primo febbraio. Vigilia di Candelora. Napoli offre la felicità a 17,9 gradi. Primavera. Non ricordo più se un anno fa ho già postato il detto contadino sulla fine dell'inverno. Lo riporto, così, per non perdere l'abitudine.
"Dicette Cannelora: 'a vierne stamme fora,
rispunnette san Biase: vierne mo' trase.
Ma dicette 'a vecchia antica.
tanne 'a vieno stamme fore
quanno 'a foglia 'e fiche è quant' 'o pere 'e voie"
Traduzione per chi non conosce il napoletano (ma si perde la rima): Disse Candelora: dall'inverno siamo fuori: Rispose san Biagio: l'inverno ora comincia. Ma spiegò la vecchia saggia: Dall'inverno saremo fuori quando la foglia del fico sarà grande come l'orma del piede del bue". In pratica l'inverno finisce alla fine di giugno, non illudiamoci.
E' un detto che diceva anche mia madre che però ne ripeteva un altro ancora più bello. Ma estivo. Eccolo:
"Gesucriste mie misericordia dicette 'a rilla
quanne vedette 'a stocchia allummà
e a zumpillo a zumpillo dint'o cannavale se jette a pusà"
Traduzione: "Gesù mio misericordia, disse il grillo quando vide la stoppia bruciare, e, saltellando, si andò a rifugiare nel cannavale". Non so tradurre cannavale. In pratica è il campo dove è stata tagliata la canapa. L'equivalente della stoppia, ma della canapa. I contadini, dopo aver mietuto il grano erano soliti bruciare la stoppia per concimare i campi con la cenere. Accanto ai campi di grano c'erano anche i campi dove era stata mietuta la canapa. La canapa era mietuta con tagli più bassi, perchè la pianta era utilizzata completamente per non sprecare nulla, a differenza del grano del quale era utile solo la cima con la spiga. Quindi il grillo, per non rimanere arrostito dal fuoco si andava a rifugiare nel cannavale che non bruciava, perché le fiamme non potevano attecchire per mancanza di sufficiente erba secca. La morale è semplice: invoca Gesù, ma salvati da solo.
mercoledì, 01 febbraio 2006
Nella corsa della filosofia vince chi sa correre più lentamente. Oppure: chi raggiunge il traguardo per ultimo.
Ludwig Wittgenstein
mercoledì, 01 febbraio 2006
La filosofia è lo sforzo permanente e quanto si voglia disperato di dire ciò cha a rigore non può essere detto.
Theodor W. Adorno