lunedì, 31 ottobre 2005

Io sono come quel fuoco, laggiù nella notte... divamperò e mi spegnerò senza ragione, senza seguito... un po' di distruzione sospesa nel buio.

Alberto Moravia

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lunedì, 31 ottobre 2005
Si usano deplorare le morti premature, ma nessuno depreca quelle tardive, ben più incresciose di tutte.
Alessandro Morandotti
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lunedì, 31 ottobre 2005

E noi non siamo altro che una cosa morta, come la luna.

Henry Miller

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lunedì, 31 ottobre 2005

Per noi la morte è come un ladro che spogli un uomo ignudo.

Carlo Michelstaedter

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lunedì, 31 ottobre 2005

Un cadavere ci porta a fare dei confronti tra i vivi e i morti.

Ian McEwan

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domenica, 30 ottobre 2005

Ci sono quelli che trovano che la morte sia la vita. E ci sono quelli che fanno una cosa qualsiasi. Che si mettono a correre, per esempio.

Daniel Pennac

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domenica, 30 ottobre 2005

Così detto, rientrò in casa, e, un momento dopo, s'affacciò alla finestra, tenendo in collo un'altra bambina più piccola, viva, ma coi segni della morte in volto. Stette a contemplare quelle così indegne esequie della prima, finché il carro non si mosse, finché lo poté vedere; poi disparve. E che altro poté fare, se non posar sul letto l'unica che le rimaneva, e mettersele accanto per morire insieme? come il fiore già rigoglioso sullo stelo cade insieme col fiorellino ancora in boccia, al passar della falce che pareggia tutte l'erbe del prato.

Alessandro Manzoni

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domenica, 30 ottobre 2005

Ma come ci sarebbe primavera senza morte? La morte è pure un grande strumento di vita, e se per me assunse l'aspetto della resurrezione e dell'amore, non fu inganno, ma bontà e grazia.

Thomas Mann

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domenica, 30 ottobre 2005

Non si può scegliere tra la vita e la morte, dato che nessuno al mondo può scegliere di non morire.

Gianfranco Manfredi

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domenica, 30 ottobre 2005

Quando lessi la prima volta la Divina Commedia di Dante, mi stupivo delle torture immaginate dall'autore nell'Inferno, ma solo adesso che ho più esperienza capisco quanto profondamente umano egli fosse: non immaginò un inferno, oggi comune, crudele al punto di essere perfino invisibile.

Lu Xun

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mercoledì, 26 ottobre 2005

Vogliamo essere incerti, spaesati, per distrarre da noi la morte, perché essa ci consideri indegni di attenzione trascurabili, innocui.

Pasquale Panella

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mercoledì, 26 ottobre 2005

Lo sanno tutti che razza di egoisti sono i morti.

Curzio Malaparte

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mercoledì, 26 ottobre 2005

Tutti santificano la morte, l'adorano, l'incoraggiano fino a consacrarla a realtà eterna.

Naghib Mahfuz

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mercoledì, 26 ottobre 2005

Il teschio è un morto, non la Morte.

Lope de Vega

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mercoledì, 26 ottobre 2005

La vita di quest'universo è un perpetuo circuito di produzione e distruzione, collegate ambedue tra sé di maniera, che ciascheduna serve continuamente all'altra, ed alla conservazione del mondo; il quale sempre che cessava o l'una o l'altra di loro, verrebbe parimenti in dissoluzione.

Giacomo Leopardi

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martedì, 25 ottobre 2005
Prima di mettere mano a questo post mi sono sparato in ordine inverso: un'orzata La Sorgente in un tazzone da latte (con il disegno del gatto-Banderas di Shrek 2), una polpettina fatta da mia moglie (ma senza l'uva passa che per me, invece, è indispensabile, ha ormai ci ho fatto il callo), un Magnum Touch (quello al caramello) e mezzo panino con tre fettine minuscole di mozzarella (lato scorza). Non tutt'assieme, diciamo nelle ultime tre ore.
E' per prepararmi a una breve mission (molto possible, of course) per Il Cairo. Ma che viaggio d'Egitto. Cinque giorni piramidali, anche se, quindici anni dopo (neanche la cifra tonda di Dumas aggio saputo apparà), ho più nostalgia dei bazar e meno dei fieti terribili che appestano quel nido inzeppato e inzevato di marrucchini. Delle Piramidi non me frega niente. Viste una volta, basta. E sono meglio alla tv, in qualche nascional-giografic di questi, ché non senti caldo e non devi far smammare i cammellieri che ti accistano per le foto. Il deserto no, il deserto ha un fascino che stordisce, che ti fa perdere la dimensione naturale, l'equilibrio. Quello voglio ritrovarlo.
L'albergo che mi aspetta porta il nome di Oum Khaltoum, la diva del Nilo, la voce del Nilo. Sull'isola di Zamelek, sul Nilo, appunto.
Non so come starò messo a Internet, ma se potrò non mancherò di dare una sbirciatina qua e là e postare un po'.
Ora iTunes sta mandando la "Cavatina" del "Cacciatore" di Cimino. E' la musica che fa da sottofondo al ritorno di Mike-De Niro. Quando i suoi amici gli hanno preparato una festa nella casa un tempo sua e di Nick ("Un colpo solo, un colpo solo") e ora è di Linda-Streep. E lui, con la divisa da eroe, dice al tassista di non fermarsi e poi va da solo in albergo. Che film, ragazzi. Ora vado a mettere il dvd e mi sparo, come un'endovena, tutt'e 170 minuti, Vietnam compreso. Un viatico, un viatico.
Ah, ecco, è la volta di "Yemen Cutta Connection" dei Black Star Liner. Asia Stoned per l'Africa.
Ma no, prima di mettere la sveglia alle 5 e qualcosa (l'aereo da Napoli è alle 6,40: c'è un aereo che parte alle 6 e 40, il traffico non è lento, perché non è l'ora di punta), prima di mettermi a letto, leggo qualche pagina delle Storie di Erodoto, per atteggiarmi a Kapuscinski.
Allora, Erodoto e De Niro?
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martedì, 25 ottobre 2005

I morti stanno soltanto nel nostro cuore di vivi: riunitissimi, omogenei se noi gente di qualsiasi ceppo riusciamo a capirci e ad amarci; altrimenti si ignorano e non sono che perduta materia, schegge di legno sotto il banco del falegname, silenzio e buio.

Giuseppe Marotta

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martedì, 25 ottobre 2005

C'è soltanto una cosa più solitaria che morire senza che nessuno se ne accorga, ed è morire senza accorgersi di quello che sta succedendo, senza che chi muore si accorga della propria dissoluzione e fine.

Javier Marìas

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martedì, 25 ottobre 2005

Bandire la morte, o nasconderla dietro non si sa quale architettura d'una perfezione atemporale: tale è l'occupazione senile della maggior parte dei filosofi e dei fabbricanti di religioni. Incorporare la morte alla vita, rendendola in qualche modo voluttuosa (come il gesto con cui il torero" irretisce dolcemente il toro nelle pieghe della cappa e della "muleta"). Tale dev'essere l'attività dei costruttori di specchi.

Michel Leiris

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martedì, 25 ottobre 2005

La clientela della morte non si estingue mai.

Stanislaw Jerzy Lec

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martedì, 25 ottobre 2005

No, morire, non mi attira proprio, Perché - perché non deve mica essere tanto riposante esser morto. E' come prima della nascita. Ci si deve sentire ardere dalla voglia di tornare in vita. Credo che mi stancherebbe.

Jean Marie G. Le Clézio

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lunedì, 24 ottobre 2005

Ho ricevuto la vita come una ferita e ho proibito al suicidio di sanare la cicatrice.

Isidore Ducasse de Lautréamont

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lunedì, 24 ottobre 2005

La morte non giunge che una volta sola e si fa sentire a ogni istante della vita: è più duro paventarla che subirla.

Jean de La Bruyère

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lunedì, 24 ottobre 2005

Non riesco a togliermi dalla testa l'idea che anche dopo la morte si continui a vivere. Che essere morti significhi vivere un incubo senza fine.

Milan Kundera

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lunedì, 24 ottobre 2005

Se in noi non vi fosse la coscienza umana della morte non ci sarebbe neppure l'arte e per quale motivo l'uomo abbia paura della morte è una questione altrettanto umana quanto quella di chiedersi perché in verità l'uomo viva.

Miroslav Krleza

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lunedì, 24 ottobre 2005

I moribondi non piacciono a nessuno, Chauncey, perché poca gente sa cos'è la morte. Tutto quello che conosciamo è il terrore della morte.

Jerzy Kosinski

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domenica, 23 ottobre 2005
Forse la vita
si spegne in un falò d'astri in amore.
Sandro Penna
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domenica, 23 ottobre 2005
Era Odisseo: lo riportava il mare
alla sua dea: lo riportava morto
alla Nasconditrice solitaria,
all'isola deserta che prodeggia
nell'ombelico dell'eterno mare.
Nudo tornava chi rigò di pianto
le vesti eterne che la dea gli dava;
bianco e tremante nella morte ancora,
che l'immortale gioventù non volle.
Giovanni Pascoli
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categoria:citazioni, poesia
domenica, 23 ottobre 2005
Non lodarmi la morte, splendido Odisseo.
Vorrei esser bifolco, servire un padrone,
un diseredato, che non avesse ricchezza,
piuttosto che dominare su tutte l'ombre consunte.
Omero
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categoria:citazioni, poesia
domenica, 23 ottobre 2005
Sotto questo cielo di vita e di felicità colmo
su queste rive che l'occhio si perde a sfiorare
l'aria d'un nuovo mondo ci parve di sentire
O Eliso! E sarà vero che bisogna morire?
Alphonse de Lamartine
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domenica, 23 ottobre 2005
Porta un'anfora di vino, che ne brindiamo insieme
Prima ch'anfore facciano della nostra argilla nera.
Omar Khayyam
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sabato, 22 ottobre 2005
In Villa Comunale. Sono seduto su una panchina di pietra (quelle che hanno quelle specie di ali da mastodonti assiri, ah Babilonia, Babilonia), vicino alla fontana dei leoni. C’è sole e ci sono nuvole e fa caldo, caldo umido. Foglie morte di acero e taglime bagnato e qua e là fangoso. Oggi è una di quelle meravigliose giornate in cui Napoli sa rendere tutto piacevole e tranquillo. Agli chalet, a quest’ora, sono quasi le 11, non c’è gente. Prendo un caffè. Il cassiere gioca a scopa con un vecchio immigrato. Cosa avranno scommesso? Un caffè o solo un’ora si serenità? Lo scorcio di mare che vedo dalla porta dello chalet che dà su via Caracciolo è di un celeste latteo. Qualche scintillio sull’acqua, dal lato di Castel dell’Ovo, increspa lo sguardo che confonde cielo e mare all’orizzonte. È una foschia rasserenante. C’è solo qualche gozzo che vagola nel golfo. In momenti come questi senti che Napoli ti ha fatto un regalo.

C’è gente che passeggia. I soliti carrozzini, un ragazzino indiano o pakistano ha dei cani a guinzaglio, un vecchio con una giovane e bella badante ucraina. C’è una coppia anglosassone, molto wasp, che ha con sé una piccola cinese o vietnamita, chissà. L’hanno adottata, penso. L’aiutano a salire sullo scivolo. Mi dedicherò alla lettura di Houellebecq, “La possibilità di un’isola”. Anche delle “Particelle elementari” ho letto molte pagine proprio nella Villa. A suo tempo.

Ascolto musica banghra e bollywoodiana, con la strana intrusione di el Medouni (il Carosone di Orano, musicalmente più bravo, di sicuro). Vedo che hanno piantato due nuove palme giovani ai lati della Cassa Armonica. Chissà da quanto tempo? Intravedo come in una cornice di ferro verde la bianca statua di Giambattista Vico. Leggete i suoi “Principij di Scienza Nuova”: è un divertimento. L’ho letto, anni fa per un esame universitario, pensavo fosse una palla, invece è un grande. Mi sono addirittura divertito. Vico è un napoletano che nel Settecento ha piantato le basi dell’idealismo, è uno dei padri fondatori del pensiero occidentale, misconosciuto in Italia, tranne che negli ambienti accademici, venerato in Europa.

Saturday morning. Non lontano da qui e altrove stanno facendo un'esercitazione anti-terrorismo (poi saprò dalla tv che ci sono stati cinque feriti veri per lo scontro tra due ambulanze del 118, ma chi le dirigerva queste operazioni il gruppo Tnt? Acchiappapùllece, questo sono).

Vado a dare un’occhiata alla mostra di una pittrice greca alla Casina Pompeiana. Colori forti e netti, dettagli neuronici, fili aggrovigliati che ricordano fasciature o gli involtini di capra che ho mangiato in un villaggio della Laconia. No, non li ho mangiati là. Li ho mangiati da piccolo: con un po’ di pomodorini freschi e attorcigliava le tenere interiora ovine a gambetti di sedano amaro (oppure era un’altra erba, boh). Che sapore strano si produceva e strano anche proporlo a un ragazzino. Del resto io sono stato svezzato con il pane spugnato nei fagioli. Mangiavo quegli involtini e le papille gustative all’inizio andavano in tilt, poi cominciavano a separare e a sezionare i sapori. In Laconia ho solo mangiato interiora sparse.

Quando mi sono stancato di leggere, ho rinunciato alle musiche asiatiche e ho posizionato il mio iPod su altro. E così sono scivolato su “Blue Velvet” di Bobby Vinton, “Yesterday” dei Beatles, “Sultans of swing” dei Dire Straits e “Comme d’habitude” di Claude François (sì, è la versione originale di “My way” di Frank Sinatra e “A modo mio” di Patty Pravo, la canta, a modo suo, anche Khaled cu’ nn’ati duie marrucchine comm’a isso).

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sabato, 22 ottobre 2005

L'aldilà? Ma è come Abbiategrasso senza gli autobus.

Giorgio Manganelli

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categoria:citazioni
sabato, 22 ottobre 2005

L'esperienza dell'estinzione (fana') implica l'estensione dell'estinzione (fana'-ye fana'), ossia la scomparsa totale della coscienza che l'uomo ha della propria scomparsa, giacché persino la coscienza del fana' è la coscienza di qualcosa che si distingue dalla Realtà assoluta.

Toshihiko Izutsu

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categoria:citazioni
sabato, 22 ottobre 2005

Ho chiesto che le mie ceneri siano inserite in una clessidra da cucina. Quelle da otto minuti, per cucinare l'uovo sodo. Così sarò utile a qualcosa.

Anthony Hopkins

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categoria:citazioni
sabato, 22 ottobre 2005

Niente era per me più tranquillizzante della certezza di dover morire. In questi istanti di chiarezza - e ti vedi con chiarezza solo quando ti vedi come un estraneo - scompare ogni disperazione, ogni gaiezza, ogni depressione, per lasciare posto a un senso di pace. Per me la morte non era tanto una cosa terrificante, una condizione o un'eventualità che poteva toccarmi. Era piuttosto un concentrarsi sul momento, un aiuto, un alleato nello sforzo di essere mentalmente presente.

Peter Hoeg

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categoria:citazioni
sabato, 22 ottobre 2005

L'indomani un uccello volava per l'aria e Boccadoro non lo vedeva più, una fanciulla cantava alla finestra e lui non l'udiva più, il fiume continuava a scorrere e i pesci scuri a guizzar dentro muti, soffiava il vento spazzando le foglie gialle sul terreno, brillava il sole, il cielo stellato, i giovani andavano a ballare, un primo spruzzo di neve imbiancava le montagne lontane... e tutto andava avanti, tutti gli alberi proiettavano la loro ombra, tutti gli uomini guardavano con occhi lieti o tristi, e i cani abbaiavano, e le mucche muggivano nelle stalle dei villaggi; e tutto senza di lui, nulla gli apparteneva più, egli era strappato a tutto.

Hermann Hesse

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venerdì, 21 ottobre 2005
Devo ammettere una debolezza: non riesco a parlare della Lega senza perdere i nervi. Mi scappa l'insulto. Altro che il "questa Lega è una vergogna" dello Scarrafone di Pino Daniele. Voi avrete già pronta la diagnosi, lo so: sei un napoletano, che altro puoi pensare. E' vero sono un napoletano con l'orgoglio di essere napoletano. Io sono un europeo di Napoli, un uomo di mondo, senza neanche aver fatto tre anni il militare a Cuneo (basterebbero due battute di Totò per far crollare tutto il piccolo mondo padano di quaquaraquà come Calderoli e Castelli, per tacer degli altri). Io sono un europeo di Napoli e loro sono dei padani, un'identità inventata che non esiste, forse data solo dai dané e dal poujadismo bottegaio. Padania, ma mi faccia il piacere.

Ebbene questi ridicoli uomini del dio Po (che prima o poi ne avrà le palle piene e scorrerà da un'altra parte) non hanno una cultura che oltrepassi un valico alpino. Se la cantassero loro la Bella Madunina che neanche a Novara sanno cosa sia. A Chiasso, a Gorizia, a Ventimiglia e a Piacenza, 'sti arricchiti incattiviti si sentono già degli stranieri. In effetti esportano solo il loro denaro, quando ce l'hanno e i loro pregiudizi razzisti che ne hanno in abbondanza. Ma chi si credono di essere? Hanno inventato una finta mitologia celtica per far fronte al vuoto iperuraneo che riempie il loro cervello, nel quale vedi solo una piccola e malinconica particella di sodio che vuole uscire e piange a dirotto.

I leghisti sono i fascisti di quest'epoca del cazzo. Sono il braccio armato del berlusconismo. Perfino uno come il fatuo Fini, che discende dai lombi impresentabili di Mussolini e di Almirante, ha più senso dello Stato, della Storia e del buonsenso. I leghisti sono razzisti senza essere una razza. Se ne sono inventata una. E che prototipi vanno mandando in giro? Calderoli. Ora 'sta gentaglia ha fatto passare una riforma costituzionale, la devolution del sasiccio (devolution è una parola che dopo aver letto Claudio Magris sul Corriere della Sera, nessuno se la sentirebbe più di pronunciare o di scrivere). Scrivi devolution e leggi razzismo.

Non hanno capito un cazzo. Ora, con l'euro e l'Europa, sventolare la bandiera di una piccola patria inventata a tavolino non conta niente. A me quando dicono che la Padania non è Italia viene sempre in mente una frase di Giambattista Vico (loro non sanno nemmanco chi sia, forse un concorrente dell'Isola dei famosi) che diceva, più o meno: è vero l'Italia finisce al Po, ma cominciando dalla Sicilia. Se persino il loro Manzoni, che era una mente europea, un europeo di Milano, sentì il bisogno di andare a sciacquare i panni nell'Arno (ma queste cose non le sanno, perché hanno studiato tutti con i corsi a domicilio della Radio Elettra, si chiamava cosi?, e dovrebbero fare corsi intensivi al Cepu), se persino Manzoni... Perdo il filo, lo sapevo. Loro vogliono solo mangiare da soli quel poco di ricchezza che sono capaci di produrre, sfruttando chi gli passa a tiro. E poi gridano: terrori fuori dai coglioni. Per non parlare degli africani e degli asiatici

Insomma, questo stravolgimento delle regole che è la loro riforma costituzionale (perché non c'è solo la loro piccola secessione lombarda), pensata anche da un ascaro come Francesco D'Onofrio è una coglionata planetaria in chiara contraddizione con la legge elettorale che hanno appena fatto passare. Quest'ultima ripristina il sistema elettorale proporzionale, le modifiche alla Costituzione approvate ieri, rafforzano il maggioritario, che non c'è più. A Giovanni Sartori sarà venuto un coccolone. Se il centrosinistra vincerà passerà l'intera legislatura a eliminare le cazzate che hanno fatto 'sti quattro acchiappapùllece.

Questa Lega è una vergogna.
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categoria:riflessioni, nausea
venerdì, 21 ottobre 2005

E quando la terra chiederà le vostra ossa, allora danzerete veramente.

Gibran K. Gibran

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categoria:citazioni
venerdì, 21 ottobre 2005

In questo mondo non vi è nulla di sicuro tranne la morte e le tasse.

Benjamin Franklin

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categoria:citazioni
venerdì, 21 ottobre 2005

In Italia, il sacrificio liturgico del Cristo ha sublimato l'angoscia storica della morte; tutto un insieme di festività e di attività spettacolari ha distolto lo sguardo dalla violenza reale; e il proliferare delle maschere, unito alla pratica della confessione dei peccati, ha dato al desiderio uno sbocco rassicurante.

Alessandro Fontana

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venerdì, 21 ottobre 2005

A ben guardare, la morte non esiste. Uscendo di vita, passiamo da questa terra nella rugiada, nella brezza, negli astri. Si diventa qualcosa della linfa degli alberi, dello splendore delle gemme, delle penne degli uccelli. Si restituisce alla natura quello che ci ha prestato; e il Nulla che ci attende non ha niente di più pauroso del Nulla che ci lasciamo alle spalle.

Gustave Flaubert

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categoria:citazioni
venerdì, 21 ottobre 2005

Nei giorni in cui Eva si trovava in "Adamo", la morte non c'era; la morte sopravvenne allorché Eva fu separata da lui. Se rientra in lui, e se egli la prende in sé, la morte non ci sarà più.

Dal Vangelo di Filippo

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giovedì, 20 ottobre 2005
Tanto per cominciare si dice la zip o lo zip? Il vocabolario mi dà ragione: trattasi di sostantivo maschile. Chiarito questo dettaglio di genere, devo subito dire che sono un ammiratore dello zip. Non sopporto le patte con i bottoni che da un bel pezzo sono ritornate di moda. Per me lo zip è un segno delle magnifiche sorti e progressive dell'umanità E' l'affrancamento dalla cultura amish. Che c'entra? Vedetevi il film di Peter Weir e capirete. Be' non capirete lo stesso, perché quelli manco i bottoni tengono, ma dei laccetti ancora più fastidiosi. Ma questo non c'entra nulla, avete ragione.
Io sono cresciuto con lo zip. Mia madre nella sua saggezza di contadina inurbata sapeva che il futuro era nell'affracamneto dalla fatica. Viva l'elettrodomestico quindi. Il progresso era il rubinetto, lo scaldacqua, il frigorifero, il forno elettrico e lo zip. I pantaloni con la patta a bottoni li ho scoperti dopo. E li ho sempre snobbati, ricordavano i mutandoni di lana del nonno.
Eppure oggi fanno persino i jeans con i bottoni, con la scusa che erano così gli originali. Ma che facciamo archeologia dell'abbigliamento, una sorta di pre-vintage. Amici cari, le patte con i bottoni sono una rottura di scatola. Devi stare sempre attento, altrimenti il filetto si pezza e il bottone viene via. Certo puoi farlo ricucire da tua moglie. Ma se hai una moglie refrattaria all'ago e il cotone com'è la mia, che fai? Ti attacci allo zip, che quando si scassa butti via tutto. Già vedo i fan radical chic della patta con i bottoni pronti a tirar fuori la scena di "Tutti pazzi per Mary" in cui Ben Stiller rimane con il pisello chiuso nella lampo e devono portarlo vergognosamente in ospedale. Ma a me non è mai successo. Anzi, liberare la prostata quando si ha la patta abbottonata, e il bisogno impelle, è molto più a rischio, sbottona sbottona non si finisce mai, se hai urgenza.
Poi trovo lo zip pure più erotico, un colpo e via. Unico inconveniente quelle partner lagnose che amano i preliminari estenuanti, femmine che farebbero solo le primarie. Si possono fare preliminari in altro modo, pure senza attaccare bottone e al momento opportuno, zip e veniamo al sodo.
Ho sentito: "Rush" (Jay-Jay Johanson), "The Letters" (Leonard Cohen), "Born to run" (Bruce Springsteen), "Ring of fire" (This Kid Named Miles), "Cry, cry, cry" (Robbie Fulks) e "No Puedo Quitar Mi Ojos De Ti" (Matt Monro).
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categoria:look, sesso
giovedì, 20 ottobre 2005
La morte è un vento, un mare?
Terra non è, non è terra, non è sepoltura.
Il nostro silenzio avrà una voce,
di là, di là, e non sono cupole, non sono chiese.
Ma bambini, bambini che gridano.
Alfonso Gatto
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categoria:citazioni, poesia
giovedì, 20 ottobre 2005
La morte non perde il suo tempo;
si approssima sempre; ed è vano
farle premura invocandola!
Euripide
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categoria:citazioni, poesia
giovedì, 20 ottobre 2005

In questa vita non è difficile morire: vivere è di gran lunga più difficile.

Vladimir Majakovskij

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categoria:citazioni
giovedì, 20 ottobre 2005
Arrivederci, amico, arrivederci
o vecchio mio, tu mi sei nel cuore;
questa separazione destinata
un incontro promette in futuro
Arrivederci amico, senza parole e gesti,
né tristezze e aggrottar di sopracciglio.
Non è nuovo morire, in questa vita,
ma più nuovo non è di certo vivere.
Serghej Esenin
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categoria:citazioni, poesia
giovedì, 20 ottobre 2005
One short sleeper past, wee wake eternally,
And death shall be no more; death, thow sholt die.
John Donne
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categoria:citazioni, poesia
mercoledì, 19 ottobre 2005

Mi disturba la morte, è vero. Credo che sia un errore del Padreterno. Io non mi ritengo per niente indispensabile, ma immaginare il mondo senza di me... che farete da soli?

Vittorio Gassman

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categoria:citazioni
mercoledì, 19 ottobre 2005

Quando si vive troppo a lungo, si perde il diritto di essere compatiti al momento della morte.

Franz Fischer

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categoria:citazioni
mercoledì, 19 ottobre 2005

Propriamente parlando non è la morte, ma la coscienza della morte a creare problemi per gli uomini.

Norbert Elias

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mercoledì, 19 ottobre 2005

Il cane vede altri cani morire, ma non sa - almeno non sa per forza di sillogismo - che anche lui è mortale. Socrate lo sa.

Umberto Eco

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mercoledì, 19 ottobre 2005

La cremazione è ancora una forma di vanità: è il voler distruggere la morte.

Carlos Drummond de Andrade

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martedì, 18 ottobre 2005
Ma fa dimagrire di più la liposuzione o la laposuzione?
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martedì, 18 ottobre 2005

Ho visto cose che voi umani non potreste immaginare: navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser e tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia.

Dal film "Blade Runner"

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martedì, 18 ottobre 2005

Dobbiamo anche considerare l'esperienza che segue la morte per quanto sia possibile viverla durante la vita.

David Cooper

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martedì, 18 ottobre 2005

Davanti a quest'ammassarsi di tombe, si direbbe che la gente non abbia altra occupazione che quella di morire.

Emil Cioran

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martedì, 18 ottobre 2005

E improvvisamente sentii un vuoto
come fossi soltanto il mio cappotto.

Nikos Chuliaràs

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martedì, 18 ottobre 2005

La Morte non delude chi l'ama.

Guido Ceronetti

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lunedì, 17 ottobre 2005

Quattro milioni, e ho detto tutto.

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lunedì, 17 ottobre 2005

Morire è un atto indecente. Tu sei nato in una società stupida che sopporta soltanto l'idea della vita quotidiana. Morire è un atto indecente: ti sarà pagato, da chi resta, col silenzio e col rancore.

Ennio Flaiano

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lunedì, 17 ottobre 2005

La maggior parte della gente non muore che all'ultimo momento; altri cominciano e si prendono vent'anni d'anticipo e qualche volta anche di più. Sono gli infelici della terra.

Louis-Ferdinand Céline

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lunedì, 17 ottobre 2005
Morte, non mi ghermire,
ma da lontano annunciati
e da amica mi prendi
come l'estrema delle mie abitudini.
Vincenzo Cardarelli
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categoria:citazioni, poesia
lunedì, 17 ottobre 2005

La maledizione del dover morire dovrà diventare una benedizione: che si possa ancora morire quando viveve è insopportabile.

Elias Canetti

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lunedì, 17 ottobre 2005

Lui m'a arrete et il voulait savoir comment je voyais cette autre vie. Alors, je lui ai crié: "Une vie où je pourrais me souvenir ce celle-ci".

Albert Camus

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categoria:citazioni
domenica, 16 ottobre 2005
Calabria; ucciso vicepresidente della Regione
E' stato ucciso con colpi di arma da fuoco a Locri.
Francesco Fortugno era esponente della Margherita
Colpito mentre si recava alle primarie
 
 
LOCRI (Reggio Calabria) - Il vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria, Francesco Fortugno, della Margherita, è stato ucciso con alcuni colpi di arma da fuoco a Locri. Stando alle prime indiscrezioni, Fortugno si era recato a votare per le primarie dell'Unione quando è stato freddato dai killer. L'uomo politico, 54 anni, era alla seconda legislatura come consigliere regionale ed era stato eletto proprio a Locri. Nella precedente legislatura era subentrato, sempre nelle fila della Margherita, a Luigi Meduri dopo l'elezione di quest'ultimo a deputato.
 
 
16 ottobre 2005
 
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categoria:notizie
domenica, 16 ottobre 2005
Alle 13 per le primarie dell'Unione hanno votato unmilioneduecentottantamila persone. Per festeggiare sto ascoltando "Thunder road" di Springsteen.
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domenica, 16 ottobre 2005
E' morto il Tamagochi di mio figlio. Sarà stata l'influenza aviaria?
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domenica, 16 ottobre 2005
E vai, sono andato a votare pure io, per le primarie. La sottile indecisione è stata fugata ieri quando ho saputo che il mio seggio era a vico D'Afflitto, angolo Toledo, in pratica sopra Pintauro. E vai, così mi sparo una sfogliatella riccia (erotica, olè). Sono refrattario a tutte le diete, per questo vado in palestra, per scofanarmi tutto quello che mi piace e avere il metabolismo in ordine e la coscienza a posto.
Ma volevo parlare d'altro. Al seggio, quando ci sono andato io, erano le 11 scarse, c'era un bella fila. E quando sono uscito più di mezz'ora dopo, la fila era cresciuta. Alla faccia del bicarbonato, stiamo dando una magnifica cagliosa sulla faccia imbellettata del barzellettiere nazionale. Vecchi (tanti, ma non votavano tutti la Dc?), giovani (abbastanza). E tutti gentili, signore passi avanti se è stanco. Non si preoccupi. Il seggio era nella sede dei Verdi. Girate il vicolo che sale su per i Quartieri, c'è un portoncino, poi le scale fino al primo piano, un ambiente molto alla Eduardo e alla Serao. Facendo la fila si parlottava un po'. Qualcuno leggeva il giornale. E non c'era uno che versasse il solo e semplice euro. Almeno due. Crepi l'avarizia e il senatore Mario Condorelli (che stava un po' più avanti di me), democristiano d'annata (ora sta con la Margherita? Boh) ha dato 15 euro. Poteva sganciare un cinquanta,
Insomma, io non mi aspettavo tutta questa gente. Poi leggo, a casa, sui siti, leggo di file in tutta Italia. In Toscana (o in Emilia?) hanno anche finito le schede. Sono andati avanti con le fotocopie. Ma leggo pure che Mastella ha deciso che a un eventuale governo dell'Unione darà solo l'appoggio esterno. Sbaglia sempre i tempi, lo sceicco di Ceppaloni. Per una foto sui giornali venderebbe quel poco di onore che gli resta. Che se ne stia nel suo Sannio a fare il mezzo Ghino di Tacco. E' la solita manovretta per pesare più di quello che si vale.
Può darsi che le primarie (le prime in Europa e forse anche le ultime) non serviranno politicamente a niente dopo l'approvazione definitiva della nuova legge elettorale. Cioé se l'Unione vincerà (unita, sciolta o a pacchetti) non si farà un governo unitario e si rischierà la melassa indigesta dei defunti pentapartiti, finirà pure così, ma lo sfizio di mostrare i muscoli al Cavaliere nero già mi gratifica. Approvassero tutte le leggi che vogliono: sono al capolinea. Il paese che hanno distrutto vuole mandarli via. I problemi verranno dopo un'eventuale vittoria. Con i Mastella e i Bertinotti a tirare la camicia di qua e di là. Finirà così che si frammenterà tutto, ma lo sfizio di non avere più Berlusconi tra i coglioni mi fa star bene fin da ora. Ci saranno altri problemi. Sì, ma saranno altri.
Ascolto: "Ferry-boat" (Pino Daniele), "Concerto" (Alunni del sole), "Thunder road" (Ashton Jones), "Eppur mi son scordato di te" (Formula Tre) e "Run Home to me" (Eric Clapton).
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categoria:riflessioni
domenica, 16 ottobre 2005
E vai, ci stiamo godendo l'estate indiana che Napoli regala come una madre clemente e misericordiosa ai suoi figli, giusti e ingiusti, onesti e disonesti, a tutti gli alunni del sole in questa scuola che insegna la vita e la morte. Fino a san Martino ce la dovremmo godere, alla faccia di chi ci vuole male, ai nemici interni e a quelli esterni. L'estate indiana, o come diciamo da queste parti, la stagione 'e san Martino, è uno scherzo del clima del quale non voglio neanche sapere l'origine. Misteri della meteo.
Però, però, però a me le mezze stagioni mi stanno sulle palle. Vabbe' l'ho detto. Sono una rottura di cazzo, la primavera e l'autunno. A parte tutta la retorica da libro di lettura delle elementari, con le foglie secche che cadono o con i rami che si infiorettano, a parte questo le mezze stagioni portano le allergie (e con l'età ho cominciato a soffrirne pure io) e non sai mai come vestirti: a strati, a metà e metà, così e così, insomma un mezzo abbigliamento che diventa il doppio delle necessità. Allora, dico io, non è meglio avere due stagioni, non potendone avere una sola (cioé una magnifica estate eterna)? Che ne direste? Due sole stagioni, il caldo e il freddo. E' vero che grazie al buco nell'ozono su questa strada ci stiamo avviando. Ma facciamo presto. Che aspettiamo. Stracciamo il protocollo di Kyoto e dimezziamo i nostri guardaroba: solo cappotti, maglioni, t-shirt e costumi da bagno. Via le maglie leggere di filo. O lana o cotone: tertium non datur. Non sarebbe una liberazione?
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categoria:riflessioni, look
domenica, 16 ottobre 2005

"Se il tempo deve finire, lo si può descrivere, istante per istante - pensa Palomar, - e ogni istante, a descriverlo, si dilata tanto che non se ne vede più la fine". Decide che si metterà a descrivere ogni istante della sua vita, e finché non li avrà descritti tutti non penserà più d'esser morto. In quel momento muore.

Italo Calvino

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domenica, 16 ottobre 2005

Noi incontriamo noi stessi nell'alterità.

Remo Bodei

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domenica, 16 ottobre 2005

Si può scrivere solo se si resta padroni di sé davanti alla morte, se si sono stabiliti con essa rapporti di sovranità. Ma se la morte è ciò davanti a cui si perde contegno, ciò che non si può contenere, allora essa toglie la parola da sotto la penna, taglia la parola; lo scrittore non scrive più, grida, ed è un grido maldestro, confuso, che nessuno sente e non commuove nessuno.

Maurice Blanchot

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domenica, 16 ottobre 2005
La mia morte
che sia un trillo d’angelo.
Alberto Bevilacqua
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domenica, 16 ottobre 2005
Quando si alzerà il vento quelle ceneri si andranno a posare sugli occhi dei vivi.
E quelli senza saperne niente
cammineranno trionfanti con un po' di morte sul viso.
Tahar Ben Jelloun
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sabato, 15 ottobre 2005

Essere immortale è cosa da poco: tranne l'uomo tutte le creature lo sono, giacché ignorano la morte; la cosa divina, terribile, incomprensibile, è sapersi immortali.

Jorge Luis Borges

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sabato, 15 ottobre 2005
E' cosa natural fuggir la morte
e quanto può ciascun tenersi in vita.
Ahi crudo Amor, ma io cercando morte
vo sempre, e pur così mi serbo in vita.
Che perché 'l mio dolor passa ogni morte,
corro a por giù questa gravosa vita
poi, quand'io son già ben presso a la morte
e sento dal mio cor partir la vita,
tanto diletto prendo de la morte,
ch'a forza quel gioir mi torna in vita.
Pietro Bembo
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sabato, 15 ottobre 2005

Quando un uomo ha sognato guardando le nubi da sopra e da sotto, come non è accaduto a nessun'altra generazione di uomini, dovrebbe poter accettare molto facilmente l'idea della sua morte.

Saul Bellow

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categoria:citazioni
sabato, 15 ottobre 2005
Ci raggiunse un grido da lontano
orizzonte e crollammo come una semente
falciata tra le messi della pianura.
Dalle "Mille e una notte"
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sabato, 15 ottobre 2005

La morte è la cosa più solida che la vita finora ha inventato.

Emil Cioran

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venerdì, 14 ottobre 2005

Mi sono deciso anch'io, dopo tempo, a curiosare con attenzione pseudo-scientifica tra le chiavi di ricerca di ShinyStat nel mio blog. Vengono fuori aberrazioni sublimi che io accolgo con la mia consueta indolenza incendiaria. Tanto per panellare un po'.

Le regole dei motori di ricerca le conoscete: mettono insieme parole tra loro molto distanti. L'effetto, talvolta, è quello del gioco del cadavere squisito dei surrealisti francesi. Ma qualcuno deve comunque indicare una chiave, deve digitare quelle parole, deve avere quella curiosità. E' questo è l'aspetto più inquietante della faccenda. Ma come si fa a cercare certe cose su Internet? Si può controbattere: ma come si fa a scrivere certe cose sui blog? Sì, confesso scrivo un sacco di porcate. Se avete la pazienza di andare a sfruculiare alla voce "sesso" troverete di tutto e di più: ma per lo più trattasi di citazioni estratte come molari da autori molto eccelsi e dalle pagine di qualche puttaniere e di qualche marchettara. Insomma andate a vedere voi e pensate quello che volete. Roquentin, come Cyrano, ama essere odiato. Be', insomma.

Per questo florilegio mi fermo solo al mese corrente, che è a metà strada, e sono già 19 pagine. Figuriamoci a fine mese.

Innanzitutto ci sono quattro chiavi che hanno ben tre richieste:

 - bella fessa;

- gossippone;

- lapo dance;

- peretta acqua clistere. Per quest'ultima chiave ci sono molte varianti. O è un'infermiera che cerca consigli o è un perverso merdaiolo. Ve le elenco: "peretta vasellina", "peretta clistere", "mae west clistere", "ano peretta", "clistere con pera", "clistere mae west" (invertendo l'ordine dei fattori il risultato non cambia), "clistere tiepido" e, infine, "clisteri rituali" (ma a quale tribù appartiene?).

Poi ci sono le richieste sessuali. Riporto solo quelle più originali:

 - sculacciare un bel culo di donna, che orgasmo! (con tanto di esclamativo);

- 89 sesso contorsioni (ma non era più facile un 69?);

- autoerotismo attrici sondaggio (cazzo, che bel sondaggio);

- convincere la moglie a chiavare con altro e godere (uno scambio di coppia, insomma, ma che lascia immaginare seduzioni e lacrime);

- coppia nuda in balcone (be', dicesi esibizionismo);

- figa che schizza (elamadonna!);

 - foto clitoridi in erezione (elamadonna 2!);

- foto hard dita nel culo dell'uomo (elamadonna 3!);

- fu una colossale chiavata (che invidia, fuori i dettagli);

- ho infilato quattro dita nella figa della cry (chi è questa capiente Cry?);

- la cicciona mi lecca le palle (è pure irriconoscente, il beante);

- pompini gratis con bocche spezzate (come sono le bocche spezzate?);

- signore vogliose di treviso (mai stato);

- violenza orifizio godimento glande (o è un cinese o è uno specialista);

- zio alfredo scopava bastone (era un gay strafatto o uno al quale la mamma non aveva detto nulla).

Ovviamente non sono solo dei frequentatori di peep show a finire per sporcarsi con il mio rapporto confidenziale. Molte chiavi di ricerca sono molto specifiche e banali: commenti a libri, testi di canzoni, indirizzi, luoghi e altre cosette. Ma sono notevoli queste che seguono:

- cani sanbernardi piccoli foto (ma quando mi sono occupati di cani nei miei post?);

- cerco un asciugamano di lino (mi ha scambiato per un negozio);

- chi vuole scopare (è un invito?);

- esiste una città di nome kotor (e chi se ne frega);

- monte di procida pizzaiolo cerca lavoro;

- un scimpanzé può fecondare una donna africana (a parte l'errore dell'articolo indeterminativo, mi sembra una domanda senz'altro razzista);

- vecchia caldaia hermann a volte non parte (ma non è più facile chiamare uno specialista, invece che sfruculiare il mio blog?);

- valtur animatori violenti (meglio il turismo fai-da-te).

Basta, per ora. Sottofondo: "Even Tho" (Joseph Arthur), "Sei bellissima" (Loredana Berté), "Time is on my side" (Rolling Stones), "Così gli dei sarebbero" (Lucio Battisti), "Ticket to ride" (Beatles), "Concerto" (Alunni del sole) e "L'addio" (Giulietta Sacco: "che me purtata a ffa 'ncoppe Pusilleco si nun me vuo' cchiù bene?" Già, perché? Bastava una telefonata).

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categoria:sesso, puttanate
venerdì, 14 ottobre 2005

Dov'è la tua morte, scheletro?

Da una fiaba russa

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venerdì, 14 ottobre 2005

Non è che ho paura di morire. E' che non voglio esserci, quando succederà.

Woody Allen

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venerdì, 14 ottobre 2005
Animula vagula blandula,
hospes comesque corporis,
quae nunc abibis in loca
pallidula rigida nudula
nec ut soles dabis iocos.
Adriano
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categoria:citazioni, poesia
venerdì, 14 ottobre 2005

La morte è uno stato di perfezione, il solo alla portata di un mortale.

Emile Cioran

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venerdì, 14 ottobre 2005

Ciò che nasce morto fatica a morire.

Stanislaw Jerzy Lec

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giovedì, 13 ottobre 2005
Il premio Nobel è stato assegnato ad Harold Pinter. Gli accademici di Stoccolma si sono voluti togliere gli schiaffi da faccia dopo lo zarro della Jelinek.
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giovedì, 13 ottobre 2005

Ciò che ci è di più profondamente tragico nell'umano destino è che il nostro infinito, il nostro universo è l'individuo, e non lo amiamo già come manifestazione di esso infinito, ma lui amiamo come lui e per lui: cosa tanto fragile amata con la coscienza dell'eterno! onde la tragedia del fato e della morte.

Francesco De Sanctis

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giovedì, 13 ottobre 2005
COMMENDATORE:
Ah! tempo più non v'è.
DON GIOVANNI:
Da qual tremore insolito...
sento assalir gli spiriti.
Donde escono que' vortici
di foco pien d'orror!
CORO:
Tutto a tue colpe è poco:
vieni; c'è un mal peggior.
Dal "Don Giovanni" di Mozart
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categoria:citazioni, musica, poesia
giovedì, 13 ottobre 2005

Niente ci lusinga quanto l'ossessione della morte; l'ossessione, non la morte.

Emil Cioran

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giovedì, 13 ottobre 2005

Peccato che per andare in paradiso si debba salire sul carro funebre.

Stanislaw Jerzy Lec

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giovedì, 13 ottobre 2005
Nell'officina del Vasaio risolsi un giorno d'entrare
E vidi il piede alla ruota, operaio solerte:
Rapido ei modellava all'anfore manico e testa
Col teschio già fiero d'un Re, con man di Mendico distesa.
Omar Khayyam
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mercoledì, 12 ottobre 2005

Nel deserto dunque si realizza questo paradosso insondabile: albergare nella differenza, ridurre la Vita a pura Differenza. Ma - e in ciò sta un secondo paradosso - questa riduzione della vita a un margine, a bordo periglioso circondato dalla morte, non nullifica la vita, ma semmai la morte. Morte è tutto ciò che quaggiù si muove attorno a noi e ci sostiene: il suolo sabbioso, il vento, il caldo, la luce tersa del cielo. Quando moriremo anche noi diventeremo questo: sabbia, calore, aria, tremolio dei fiori mangiati dai cammelli: insomma, sostegno per i vivi. Faremo il nostro ingresso non in un mondo morto, ma semmai in un mondo non-vivo. Nel deserto ci si accorge che la morte stessa è una soglia affacciata sulla vita: non è morte, bensì non-morte, movimento che ruota attorno alla vita e la tiene per così dire levata in alto, sospesa nel vuoto, tremolante nell'infinito.

Giampiero Comolli

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mercoledì, 12 ottobre 2005

L'unico cadavere da cui possiamo trarre qualche profitto è quello che in noi si prepara.

Emil Cioran

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mercoledì, 12 ottobre 2005

La memoria della maggior parte degli uomini è un cimitero abbandonato, dove giacciono senza onori i morti che essi hanno cessato di amare. Ogni dolore prolungato è un insulto al loro oblio.

Marguerite Yourcenar

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mercoledì, 12 ottobre 2005

Il coperchio della bara è disadorno dal lato dell'utente.

Stanislaw Jerzy Lec

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mercoledì, 12 ottobre 2005
Ah quanto tempo noi non saremo, e sarà il Mondo!
Non nome di noi rimarrà, non traccia veruna,
e prima già non fummo, e il Mondo non n'ebbe alcun danno,
e ancora poi non saremo, e tutto sarà come prima.
Omar Khayyam
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martedì, 11 ottobre 2005
I soldi non danno la felicità, ma quanta cocaina puoi comprare.
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martedì, 11 ottobre 2005
L'azzurro della notte è così terso
qui forse anche il morire non fa male
che importa se il mio spirito è perverso
e dal mio dorso penzola un fanale.
O Pegaso decrepito e bonario
il tuo galoppo è ora senza scopo.
Serghej Esenin
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categoria:citazioni, poesia
martedì, 11 ottobre 2005

La nostra morte ci aspetterà se noi possiamo aspettarla. Il silenzio e l'attesa sono sempre difficili, ma l'attesa e il silenzio circoscrivono il cuore della rivoluzione. Se aspettiamo ancora un po', il silenzio può diventare quel cuore.

David Cooper

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martedì, 11 ottobre 2005

Solamente il grado del nostro disinganno garantisce l'obiettività dei nostri giudizi; ma, dato che la "vita" è parzialità, errore, illusione e volontà d'illusione, esprimere giudizi obiettivi non significa passare dalla parte della morte.

Emil Cioran

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martedì, 11 ottobre 2005

Sarà possibile dopo la morte fare la doccia? C'è una vita nell'aldilà! E se c'è, mi potranno cambiare un biglietto da cinquanta?

Woody Allen

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martedì, 11 ottobre 2005

I secoli ancora celati nel senso opaco del tempo sarebbero passati a migliaia su quella tomba, senza rendergli l'esistenza, è vero, ma anche senza contribuire a quella morte, senza poter impedire che egli sia esistito.

Marguerite Yourcenar

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lunedì, 10 ottobre 2005

Sto diventando una zitella, per come mi manca il coraggio di amare la morte!

Arthur Rimbaud

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lunedì, 10 ottobre 2005

Ci sono quelli che fanno il picnic al cimitero e quelli che lo evitano perché hanno una tomba scavata nella testa.

Daniel Pennac

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lunedì, 10 ottobre 2005

Anche i morti invecchiano.

Alessandro Morandotti

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lunedì, 10 ottobre 2005

La più meravigliosa occasione che la vita ci offre è d'essere umano. Comprende tutto l'universo. Comprende la conoscenza della morte, che non tocca nemmeno a Dio.

Henry Miller

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lunedì, 10 ottobre 2005

La morte non è male: perché libera l'uomo da tutti i mali, e insieme coi beni gli toglie i desiderii. La vecchiaia è male sommo: perché priva l'uomo di tutti i piaceri, lasciandogliene gli appetiti; e porta seco tutti i dolori. Nondimeno gli uomini temono la morte, e desiderano la vecchiaia.

Giacomo Leopardi

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domenica, 09 ottobre 2005
Quando mi è capitato tra le mani "9 agosto 378. Il giorno dei barbari" di Alessandro Barbero ho cominciato a leggerlo subito e sono arrivato a pagina 75 senza quasi accorgemene. Poi ho rallentanto e alla fine ho letto il resto delle duecento pagine, ieri. Sono sempre stato affascinato dalle invasioni barbariche. Tutti quei popoli strani, portatori di culture aliene, ultracorpi di questa Terra, mi sono sempre apparsi come un grande libro aperto di antropologia e di letteratura fantastica, sembrano usciti dal Milione di Marco Polo, dai viaggi di Gulliver o dai racconti più sbilenchi di Borges. Però, il declino dell'impero romano è stato un grande fenomeno di meticciato etnico e culturale. Anzi, quello che si capisce leggendo Barbero, è che la contaminazione era in corso da molto tempo. Forse da sempre, perché l'impero romano, a differenza della nostra Europa, aveva una mentalità più aperta e tollerante, conquistatrice, ma non fondamentalista. Prima o poi leggerò anche Gibbon e tanti altri libri che accumulo sui barbari, per saperne di più e forse meglio.
Barbero è un giovane professore di storia medievale. Ha anche vinto un premio Strega con un suo romanzo storico ambientato, se non sbaglio, nel Settecento. Si interessa di battaglie. Sembra un ragazzino che gioca con i soldatini (l'abbiamo fatto tutti e vorremmo tornare a farlo tutti, mannaggia a noi). Certo sciropparsi duecento pagine su una battaglia del quarto secolo può essere un lusso, con tutto quello che vorrei invece leggere. Bah, la lettura ha questo di bello che ti tira dove vuole.
Il giorno dei barbari è quello in cui i Goti sconfissero l'esercito romano d'Oriente ad Adrianopoli, nella Tracia meridionale, che corrisponde all'attuale Turchia europea, e uccisero anche l'imperatore Valente. Secondo Barbero è una data storica molto più importante di quella canonica del crollo dell'impero romano d'Occidente e la destituzione di Romolo Augustolo, che segna convenzionalmente l'inizio del medioevo. Ora non voglio starvi a raccontare il libro e la Storia. In sostanza, quello che viene spiegato è che barbari e romani erano ormai diventati la stessa casa. Gli imperatori erano generali di origine non latina, gli eserciti erano composti da mercenari che erano spesso e volentieri dei barbari: Goti che combattevano contro altri Goti. Lo stesso Alarico che saccheggiò Roma nel 410 non era una specie di bestia cornuta e con il pelliccione addosso, ma era un soldato che aveva combattuto egregiamente per i romani, fino a diventare un generale. Indossava sia la pelliccia che la toga. Meticcio. Più latino che barbaro, però. Il libro dice tante altre cose, ma fa capire, senza dirlo mai esplicitamente, come il meticciato sia la regola della Storia, alla faccia di tutti i Marcello Pera che pontificano sulle civiltà dure e pure. In alcune parti il libro è un po' ripetitivo e secondo me doveva anche scrivere meglio alcuni capitoli (è pur sempre uno scrittore laureato 'sto Barbero).
Colonna sonora: "Suite sudarmoricaine" (Alan Stivell), "Du ar sa underbart rar" (Anni-Frid Lyngstad, è una versione scandinava di "Can't take my eyes off of you"), "Grow-up Christmas List" (Michael Bublé), "Here for you" (Neil Young) e "Villanelle for your love" (Leonard Cohen).
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domenica, 09 ottobre 2005

Se si potesse scontare la morte dormendola a rate.

Stanislaw Jerzy Lec

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categoria:citazioni
domenica, 09 ottobre 2005
Questo vaso di terra dal quale s'abbevera ora un misero servo
E' fatto degli occhi d'un Re, del cuore d'un saggio Ministro
Ed ogni coppa di vino che in pugno tengono gli ebbri
Del volto d'un ebbro fu fatta, del labbro di casta fanciulla.
Omar Khayyam
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categoria:citazioni, poesia
domenica, 09 ottobre 2005

Al contrario di quanto credono gli adulti, la gioia dei bambini non deriva dal fatto che non hanno coscienza della morte, perché tutte le creature la possiedono. Loro sono felici poiché sanno per istinto ciò che gli adulti hanno dimenticato, ovvero che la morte è un avversario forte, ma non invincibile.

Peter Hoeg

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categoria:citazioni
domenica, 09 ottobre 2005

Il mondo è pieno di morte, pieno di morte; essa sta su ogni siepe, dietro ogni albero e non vi giova costruir mura e dormitori e cappelle e chiese, essa guarda dentro dalla finestra e ride e conosce perfettamente ciascuno di voi; nel cuore della notte la sentite ridere dietro le vostre finestre e pronunciare i vostri nomi.

Hermann Hesse

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categoria:citazioni
domenica, 09 ottobre 2005

Questo mondo è un divoratore di cadaveri: tutto ciò che vi si mangia muore di nuovo.

Vangelo di Filippo

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categoria:citazioni
sabato, 08 ottobre 2005
Pure Domenico Modugno è un canone imprescindibile della canzone italiana. E' finanche banale dirlo come incipit. "Volare" per me dovrebbe sostituire "Fratelli d'Italia" (che pure riesce ad emozionarmi, sono banale nei sentimenti, almeno questo voglio farvi credere). Tra le sue canzoni, gli snob preferiscono "Vecchio frack". Io invece sono legato a altre canzoni: un po' "Tre somari e tre briganti", tratta da "Rinaldo in campo", nella quale canta con Franco e Ciccio, ma soprattutto "L'avventura". Com'è bella l'avventura senza ieri e né domani, tutto il mondo tra le mani e una voglia di cantar. E Modugno canta a voce spiegata. La canzone è arrangiata con una tromba che sembra rubata a un kitcissimo film di messicani, eppure, se non ricordo male, era la sigla di uno sceneggiato tv che ho visto da bambino. Era "Scaramouche"? Boh. Ricordo lui sul cavallo che canta, forse ha anche una chitarra tra le braccia o forse mi confondo con il cammeo che fece nel "Giudizio universale" di Vittorio De Sica. Boh. Ricordo più o meno bene alcune immagini di quello sceneggiato (si chiamava così la fiction negli anni Sessanta). Lui con una camicia bianca e delle fortezze spagnole. Lo sceneggiato era ambientato nel Seicento, poco prima o poco dopo vedemmo anche "I promessi sposi" con Paola Pitagora e Nino Castelnuovo. Quello barocco era un secolo con il quale si era abituati a convivere in tv, seppure in bianco e nero. Ricordo gli elmi dei soldati spagnoli: triangoloni di metallo, molto belli. Poi li ho rivisti in "Aguirre" di Herzog, in testa a quel pazzo di Klaus Kinski.

Eppure Modugno era già allora qualcosa di vecchio, a metà degli anni Sessanta. Roba per i nostri genitori. Le sorelle maggiori, invece, impazzivano per Morandi, la Caselli e, con quel poco che capivano di inglese, per i Beatles. Noi sognavamo l'avventura. Più tardi avremmo letto "L'isola del tesoro" e saremmo rimasti abbacinati dal grido "Prua verso il mare! Al diavolo il tesoro!". Insomma, l'avventura per l'avventura, sogni di quell'età eroica che è l'infanzia. "L'avventura" l'ascolto spesso. Il mio iPod è generoso è la fa passare con una piacevole frequenza. Quando passeggio per Toledo o quando sudo sullo step in palestra. E ogni volta vorrei cantarla anch'io a squarciagola questa canzone. Ovviamente mi trattengo, ma dentro di me urlo.

Di Modugno poi ho un ricordo che mi immalinconisce. Lo racconto e chiudo. Sarà stato verso la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta. Modugno aveva già avuto l'ictus che l'aveva quasi paralizzato (morirà nell'estate del 1994, più o meno insieme a Giovanni Spadolini). Da tempo si era messo con Marco Pannella. Forse era segretario dei radicali, boh. C'era una campagna elettorale e Pannella aveva deciso una strana strategia, dopo aver portato a Montecitorio quella troiona di Cicciolina. In pratica i radicali si candidavano nei vari partiti un po' per essere eletti in modo trasversale, un po' per far sopravvivere quella mazzamma di partitini che facevano corona e stampella ai democristiani. A Modugno toccò di candidarsi con i socialdemocratici, non quelli di adesso e neanche quelli di Giuseppe Saragat, ma quelli di Franco Nicolazzi, Pietro Longo e compagnia tangentara. Così, una sera che tornavo a casa in macchina, passando per piazza Plebiscito, che allora non era ancora off-limits, incappai in un comizio-concerto del Psdi, e c'era pure Modugno. Ad ascoltarlo c'era un manipolo di nostalgici o di aspiranti assessori di paese. Da lontano capivo solo che erano quattro gatti. E Modugno cantava, con quella sua voce che non aveva più. Lo facevano cantare come un'icona spezzata, come un giocattolo riattaccato male con il bostik. Che pena. Da quando aveva avuto l'ictus era diventato incazzosissimo, almeno a vederlo nelle ospitate tv che faceva. Io bloccato nella macchina, nel traffico, ascoltai per un po' e tirai fuori quel poco di latino che ricordavo per dire a me stesso: sic transit gloria mundi. Ma mi resta "l'avventura". Non tutto è stato vano.

A parte "L'avventura", ho ascoltato: "Il timido ubriaco" (Max Gazzé), "Kate" (Jay-Jay Johanson), "No woman, no cry" (Bob Marley), "Sciosce viento" (Almamegretta), "Salirò" (Daniele Silvestri), "You're my Thrill" (Chet Baker) e "Come un dio americano" (Claudio Lolli).
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categoria:musica
sabato, 08 ottobre 2005
No, no, io non voglio morire, non voglio finire nel nulla.
Invano si libreranno gli uccelli sopra di noi.
Voglio ancora scuotere il miele dagli alberi come un fanciullo
e protendere le palme come molli e bianchi vassoi.
Come può esistere la morte?
Come fa ad annidarsi  nel cuore questo pensiero,
quando possiedo una casa lungo la strada maestra?
Ho bramosia della luna e mi rincresce il cielo,
mi rincresce del pioppo sotto l'angusta finestra.
Soltanto per chi respira sono clementi
i deserti e le selve, le praterie e le fiumane.
Ascoltami: io voglio sputare sul firmamento
se non sarò più vivo domani!
Io voglio vivere, vivere, vivere:
vivere fino al male, fino alla pena e alla noia.
Anche ladro o minatore, in qualunque umano inferno,
pur di vedere nei campi le talpe che saltan di gioia,
pur di sentire le rane che cantano d'estasi nelle cisterne.
Bianca sboccia l'anima mia come il fiore del melo,
e il vento mi ha consunto gli occhi in un incendio azzurro.
Ditemi che debbo fare, in nome del cielo,
purché nell'orto degli uomini non cessi mai il sussurro!
Serghej Esenin
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categoria:citazioni, poesia
sabato, 08 ottobre 2005

Oggi l'universo elettronico ci suggerisce che possono esistere delle sequenze di messaggi che si trasferiscono da un supporto fisico all'altro senza perdere le loro caratteristiche irripetibili, e sembrano persino sopravvivere come puro immateriale algoritmo nell'istante in cui, abbandonato un supporto, non si sono ancora impressi su un altro. E chissà che la morte, anziché implosione, sia esplosione e stampo, da qualche parte, tra i vortici dell'universo, del software (che altri chiamano "anima") che noi abbiamo eleborato vivendo, fatto anche di ricordi e rimorsi personali, e dunque sofferenza insanabile, o senso di pace per il dovere compiuto, o amore.

Umberto Eco

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categoria:citazioni
sabato, 08 ottobre 2005

I nostri morti stanno sepolti in noi, ma noi preferiamo andarli a trovare al cimitero.

Carlos Drummond de Andrade

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categoria:citazioni
sabato, 08 ottobre 2005

Questo significa morire, non essere più capace di smettere di guardare ciò che ti sta di fronte. Una qualche maledetta cosa piazzata proprio davanti, senza poter far nulla né per scegliere altro né cambiare oggetto. Potendo soltanto accettare quello che t'è stato messo di fronte.

Philip K. Dick

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categoria:citazioni
sabato, 08 ottobre 2005

Guardarsi allo specchio non è un falso progetto per rassicurare se stessi a proposito di un senso di insufficienza ontologica, di non essere sufficientemente lì nel mondo, ma è al contrario un tentativo per "non" vedere più se stessi, per vedere attraverso se stessi come individui limitati ad un essere relativo, circoscritto da altri individui a cui si riferisce. Poche persone possono sostenere questo autosguardo non-relato per più di un minuto o due senza sentire che stanno impazzendo, nel senso di scomparire. Ecco perché usiamo gli specchi per non vedere il nostro io, con la possibilità di vedere attraverso esso, ma per vedere manifestazioni frammentarie come i capelli, il trucco degli occhi, se la cravatta è storta e così via. Se non effettuassimo questa evasiva frammentazione dell'immagine speculare rimarremmo con l'esperienza che guardare se stessi significa guardare attraverso se stessi. Non esiste niente di più terrificante.

David Cooper

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categoria:citazioni
venerdì, 07 ottobre 2005

Il desiderio di morire fu il mio solo e unico pensiero; ad esso ho sacrificato tutto, anche la morte.

Emil Cioran

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categoria:citazioni
venerdì, 07 ottobre 2005

La verità è un'agonia che non finisce mai. La verità di questo mondo è la morte. Bisogna scegliere, morire o mentire. Non ho mai potuto uccidermi io.

Louis-Ferdinand Céline

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categoria:citazioni
venerdì, 07 ottobre 2005

Per quanti varrà ancora la pena di vivere, appena non si morirà più?

Elias Canetti

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categoria:citazioni
venerdì, 07 ottobre 2005

La morte ci porta lontano da noi stessi, ci fa balenare l'infanzia proprio per coprirci di terra e di tenebre.

Tahar Ben Jelloun

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categoria:citazioni
venerdì, 07 ottobre 2005

Il problema fondamentale della morte, per inciso, è la paura che non ci sia un'altra esistenza dopo - un pensiero deprimente, specie per quelli che prima si erano fatti la barba. C'è anche la paura che ci sia una vita dopo ma che nessuno riesca a capire dove. Di converso, morire è una delle poche cose che si possono fare facilmente stando sdraiati.

Woody Allen

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categoria:citazioni
venerdì, 07 ottobre 2005

Esaurita l'arte, passerò ad ammannirvi frasi su un argomento ben più inquietante. E ce ne saranno molte di più, quindi il dosaggio sarà maggiore, anche per non tirarla troppo per le lunghe. I più superstiziosi e coloro che fanno fatica a liberarsi dal tabù di parlarne facciano i riti scaramantici che ritengono più efficaci. Io andrò avanti lo stesso.

Voglio parlare della morte. Non solo quella degli altri, ma soprattutto della nostra, individuale. Lo sappiamo tutti che, nella nostra società opulenta, come la definivano qualche decennio fa i sociologi, la morte è diventata un tabù, forse l'ultimo tabù, perché ormai tutto ci è concesso, tutto si può vedere, oltre qualsiasi senso del pudore e dell'oppressione sensoriale (mettiamola così). Ma la morte no. Soprattutto la nostra morte. Facciamo fatica anche a concepirla la nostra morte. A me, qualche volta capita di entrare in un spirale di ragionamenti che mi porta a provare cosa sia il non-essere, il non esserci più, il morire, la mancanza totale della coscienza di noi stessi, del nostro piccolo e immenso io. E' un'esperienza rara, per fortuna, ma devastante e allucinante, dalla quale cerco di uscire subito. Infatti il tutto dura pochi secondi. Se durasse di più credo che impazzirei. Comunque mi capita e credo che capiti anche ad altri, almeno a leggere le citazioni che vi proporrò per un po' di tempo. Io questa esperienza del non-essere la trovai ben raccontata, anni fa, in un libro del dimenticato David Cooper. Ma lui chissà da quale filosofo o psicanalista Cooper l'aveva mutuata.

A nessuno di noi, credo, cresciuto nella gabbia dell'io, del cristianesimo che promette la resurrezione dei corpi, piacerebbe sprofondare nel nirvana indistinto di Budda. Nello "Straniero", testo canonico dell'esistenzialismo, il protagonista dice che l'unico Aldilà che per lui ha un senso è un luogo o una condizione in cui lui possa ricordare di essere e di essere stato se stesso. Invece sappiamo che, come per gli androidi di "Blade Runner", tutto quello che abbiamo vissuto è destinato a perdersi come lacrime nella pioggia. Al solo pensarci la nostra bocca si apre come per l'"Urlo" di Munch.

Procediamo.

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categoria:riflessioni
venerdì, 07 ottobre 2005

In arte è difficile dire qualcosa che sia altrettanto buono del non dire niente.

Ludwig Wittgenstein

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categoria:citazioni, arte
venerdì, 07 ottobre 2005

Esistono due modi per non apprezzare l'Arte. Il primo consiste nel non apprezzarla. Il secondo nell'apprezzarla con razionalità.

Oscar Wilde

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categoria:citazioni, arte
giovedì, 06 ottobre 2005
Mi sono sforzato di essere apollineo, poi ho scoperto che era più facile essere dionisiaco.
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categoria:lampi
giovedì, 06 ottobre 2005
Ieri sera al Filangieri è venuta Sabina Guzzanti, proiettavano "Viva Zapatero" e raccoglievano firme per la libertà d'espressione. Ci sono andato, veramente mi ci hanno mandato, ma questa è un'altra storia. Il film non l'ho visto: avevo da fare (e pure questa è un'altra storia). Ma tra uno spettacolo e l'altro la Guzzanti ha parlato con gli spettatori e ai margini anche con me. Io guardavo (e ascoltavo) un po' lei e un po' il pubblico. A parte qualcuno che faceva domande strambe, da "Novella 2000" (e non si capisce che tipo di pubblico va a vedere 'sti film), la maggior parte chiedeva cose alle quali era facile rispondere con i soliti proclami e le solite lamentele. Quello che pensiamo in tanti, a sinistra. Ma sempre la solita pappa. Andiamo a vedere certi film e a sentire certe persone solo per farci dire quello che pensiamo (magari in modo più ordinato) e per commiserarci vicendevolmente. La Guzzanti e tutti gli altri censurati ed epurati interpretano magnificamente il ruolo di vittime. Ma un po' ci hanno rotto le palle: sono monomaniaci. Per quel poco di televisione che conoscono prendono pose da paladini della libertà, da McLuhan de noantri: la stampa è asservita, i giornalisti ci ignorano (non mi pare), il paese è allo sfascio, stanno indebolendo Prodi, la sinistra era d'accordo con Berlusconi dal 1994. Sarà tutto vero. Anzi è tutto vero. Ma sentirtelo dire come uno spot della Buitoni, ti vien voglia di cambiare canale. Non dico che oggi in Italia (ma io dico nel mondo intero, e questa è un'altra storia) non ci siano attacchi alla libertà d'espressione. Ma è linguaggio vecchio, sessantottino. La verità è che siamo in una bolla catodica che ci ha portato a tenerci come premier per cinque anni un riccastro furbo che si è arricchito ancora di più, un imbonitore da piazza di paese che è diventato il quarto uomo più ricco del mondo. Mi faceva specie anche un po' il pubblico: età media più di 50 anni, ma dove erano i loro figli? In discoteca? C'erano pure giovani in mise alternative, ma vecchi dentro, tutti adoranti. Applausi come se si fosse a "Domenica In", solo che invece di acclamare Mara Venier si applaudiva un'altra. Diceva Gaber, quando è moda è moda, non c'è alcuna differenza. Non voglio essere cattivo, per forza. E' che tutto questo incontro mi faceva un po' pena. Una signora ha regalato alla Guzzanti un corno antisfiga, ma poi s'è scoperto che era rotto. L'unica cosa che mi ha divertito è stato sentire la suoneria del suo cellulare: come musichetta ha le note di uno scacciapensieri siciliano. Poi sono tornato casa, ho riempito un bicchiere con del Morellino di Scanzano e mi sono spaparanzato in poltrona a godermi la parte finale dell'"Isola dei famosi". Peccato che di 'sti famosi io ne conosca pochi (ma mi fanno senso tutti). Zapatero? E chi è? Uno che fa zapping?
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categoria:riflessioni, nausea
giovedì, 06 ottobre 2005

Se davvero volete ferire i vostri genitori, e non avete abbastanza stomaco per essere omosessuali, il minimo che potete fare è occuparvi di arte.

Kurt Vonnegut

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categoria:citazioni, arte
giovedì, 06 ottobre 2005

Più l'arte è controllata, limitata, lavorata e più è libera.

Igor Stravinskij

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categoria:citazioni, arte
giovedì, 06 ottobre 2005

Il fine dell'arte è di dare una sensazione dell'oggetto come visione e non come riconoscimento; il procedimento dell'arte sta nella singolarizzazione degli oggetti, nell'oscurare le forme, nell'aumentare la difficoltà e la durata della percezione. L'atto del percepire in arte è un fine a se stesso e deve essere prolungato; l'arte è un mezzo per provare il divenire dell'oggetto, ciò che è "già divenuto" non ha più importanza per l'arte.

Vladimir Sklovskij

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categoria:citazioni, arte
mercoledì, 05 ottobre 2005

Chiamiamo in genere natura d'artista la somma delle qualità che intralciano il lavoro dell'artista.

Arthur Schnitzler

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categoria:citazioni, arte
mercoledì, 05 ottobre 2005

L'arte è cucinata e la vita è cruda: l'arte è il processo che trasforma le esperienze crude in forme mangiabili. Questa trasformazione è mimetica, una rappresentazione.

Richard Schechner

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categoria:citazioni, arte
mercoledì, 05 ottobre 2005

L'opera d'arte non può cambiare né migliorare nulla: una volta nata, si pone di fronte agli uomini non altrimenti che la natura piena di se stessa, occupata di sé medesima, come una fontana: insomma, se così vogliamo dire: indifferente.

Rainer Maria Rilke

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categoria:citazioni, arte
martedì, 04 ottobre 2005

Da secoli, solo l'artista è riuscito a staccare l'idea di lavoro dall'idea di profitto. E non tutti gli artisti sono stati capaci di questa dissociazione di concetti.

Ezra Pound

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categoria:citazioni, arte
martedì, 04 ottobre 2005

Tutto l'interesse dell'arte è nel principio. Dopo il principio è già la fine.

Pablo Picasso

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categoria:citazioni, arte
martedì, 04 ottobre 2005

L'artista appartiene all'opera, non l'opera all'artista.

Novalis

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categoria:citazioni, arte
lunedì, 03 ottobre 2005
La pioggia a volte porta, un pensiero dopo l'altro, una goccia dopo l'altra, a fare amare riflessioni. Oggi ha piovuto per buona parte della giornata, qui a Napoli. Un avvenimento banale o che io fino a qualche anno fa ero abituato a considerare banale. Piove e vabbene, succede, l'acqua te 'nfonna e va e se ci riesci ti ripari. Nei soliti punti nevralgici si fa l'ingorgo a croce uncinata. E vabbene. Ma una goccia dopo l'altra, camminando con l'ombrellino bucato, i pensieri molesti vengono giù uno dopo l'altro. E' che domani non vorrei leggere delle solite frane, il noioso e tragico bollettino di guerra. E checcazzo ha solo piovuto, molto, ma è solo pioggia. Non è l'uragano Katrina. E invece questa città si è ridotta così, strade con l'asfalto zelloso che sprofondano appena si bagnano. Il tufo ha perso la sua porosità assorbente e scoppia appena può. Schizzechèa with hate, altro che love. Ma ve lo ricordate, qualche anno fa un temporale ridusse la salita Salvator Rosa in un fiume in piena che travolse un uomo che aveva per mano suo figlio? L'acqua lo trascinò per metri e metri e finì per affogare stretto tra un marciapiede e le ruote di un'auto in sosta. Ventunesimo secolo a Napoli, no non è un feuilleton di Francesco Mastriani. E' quello che è successo qua. Con la pioggia viene giù anche una rabbia che vorresti conservare per cause migliori. E invece la tua rabbia la indirizzi verso coloro di cui ti sei sempre fidato. Ma come, sono dodici anni che questa città viene amministrata dalla sinistra e che è stato fatto di sostanziale? Non è il solito lamento un po' qualunquista. E' l'insofferenza ormai totale per i venditori di parole. E' l'amore per questa città, lontano 'a Napule nun si può stare. Bassolino (prima e ancora) e la Iervolino (dopo e ora) hanno avuto in mano carte potentissime da giocare. Ma alla prima fase dell'entusiasmo, dell'orgoglio ritrovato che fu ribattezzato con molta retorica radical-chic come un Rinascimento (accanto all'immagine, dodici anni fa, avevamo poco da vendere), a questa prima fase non ne è seguita una concreta. A me il Madre piace tanto; è davvero bello. Il Pan lo è un po' meno. Mi sta bene l'arte nei metrò, è un'idea che ci invidiano in tutto il mondo, ma pe' fa 'e sasicce ce vo' 'a carne, per fare le salsicce ci vuole la carne, così mi hanno insegnato da ragazzo. E dov'è la carne? Ma quali salsicce?
Ricordo che tanti anni fa, facciamo anche quaranta, un borghese come Francesco Compagna, il fondatore di "Nord e Sud", borghese e repubblicano, diceva che Napoli non poteva diventare una città di camerieri, non si poteva vivere di spaghetti alle vongole, mandolini e turismo. Forse era un profeta. Abbiamo dismesso l'Italsider, evviva. E' stata cosa buona e giusta, ma Bagnoli non decolla, non si mettono d'accordo sulla zona orientale, non riescono a imporre la costruzione di un inceneritore dovunque sia, non fanno questo, ma non aggiustano nemmeno i sampetrini sconnessi di via Acton. Sperano che la pioggia sia clemente e misericordiosa. Applaudono tutti e tutto, da Ryszard Kapuscinski a Gigi D'Alessio. Ma se devo sentire l'elogio di D'Alessio da Bassolino tanto vale che voto Martusciello. Dov'è la diversità? Niente forca, farina poca, ma tante feste. E parole, parole, parole, come le caramelle che Mina non voleva più da Alberto Lupo.
Musica, musica: "Amandrai" (Ry Cooder & Ali Farka Touré), "Rockin' in the free world" (Neil Young & Pearl Jam), "Oye como va" (Santana), "Fatt'astregnere" (Nino D'Angelo), "She's Leaving Home" (Syreeta) e "God if I saw her now" (Anthony Phillips).
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categoria:riflessioni, napoletana
lunedì, 03 ottobre 2005
Sarà pure che c'è l'eclisse, ma io non vedo niente. Cioè piove. E l'eclisse si è eclissata. Ci sono solo nuvole che coprono tutto. Facesse n'eclisse e ascesse 'o sole. Meglio andare a prepararsi un caffè.

Commento musicale: "Strani giorni" (Franco Battiato).
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categoria:lampi
lunedì, 03 ottobre 2005

Nei prossimi decenni spero di vedere il pianeta trasformarsi in una forma d'arte: l'uomo nuovo, integrato all'armonia cosmica che trascende il tempo e lo spazio, accarezzerà, plasmerà e modellerà ogni sfaccettatura dell'artefatto terrestre come se fosse un'opera d'arte, e l'uomo stesso diventerà un'organica forma d'arte. C'è molta strada da percorrere e le stelle non sono altro che stazioni di cambio lungo la via, ma abbiamo iniziato il percorso. Essere nati in quest'epoca è un dono prezioso.

Marshall McLuhan

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categoria:citazioni, arte
lunedì, 03 ottobre 2005

Sì: anche se la si consideri nei suoi riflessi personali, l'arte è una vita sublimata: più profonde sono le gioie che largisce, ma consuma anche più presto; nell'aspetto di coloro che la servono imprime i segni di avventure dello spirito e della fantasia, e anche in una esistenza di cenobita finisce con l'ingenerare estenuazioni, ipersensibilità, stanchezze, e sovraeccitazioni nervose, non certo inferiori a quelle prodotte da una vita dedita agli eccessi della passione.

Thomas Mann

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categoria:citazioni, arte
lunedì, 03 ottobre 2005

Se non sai proprio fare altro, mettiti a dipingere.

Mino Maccari

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categoria:citazioni, arte
domenica, 02 ottobre 2005
Ho letto da qualche parte che ognuno di noi, nel corso della vita, ingoia più di dieci ragni durante il sonno. Think again.
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categoria:lampi
domenica, 02 ottobre 2005

L'arte è un incidente dal quale non si esce mai illesi.

Leo Longanesi

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categoria:citazioni, arte
domenica, 02 ottobre 2005

L'arte. Per essere realistica, dovrebbe prima deformare l'uomo.

Stanislaw Jerzy Lec

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categoria:citazioni, arte
domenica, 02 ottobre 2005

L'arte, come la vendetta, è un piatto da consumare freddo. Solo l'imprevedibile evoluzione del gusto potrà in seguito consacrare il genio.

Henri Laborit

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sabato, 01 ottobre 2005

Gli artisti hanno il diritto di essere modesti e il dovere di essere vanitosi.

Karl Kraus

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sabato, 01 ottobre 2005

Cercare adagio, umilmente, costantemente di esprimere, di tornare a spremere dalla terra bruta o da ciò che essa genera, dai suoni, dalle forme e dai colori, che sono la porta della prigione della nostra anima, un'immagine di quella bellezza che siamo giunti a comprendere: questa è l'arte.

James Joyce

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sabato, 01 ottobre 2005

Questo era ciò che avevano in comune il sogno e l'opera d'arte più perfetta: il mistero.

Hermann Hesse

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