Quae loqui non audemus silere non possumus.
Ilario
Cum tacent clamant.
Cicerone
Poter restare lungamente, anche giorni interi, in silenzio, è un piacere tale che annulla qualsiasi noia.
Guido Ceronetti
La parola è una chiave, ma il silenzio è un grimaldello.
Gesualdo Bufalino
Il silenzio non dice o, piuttosto, dice solo come il rovescio del dire.
Octavio Paz
A chi tace non si può togliere la parola.
Stanislaw Jerzy Lec
Nessun amore sopravvive al mutismo.
Milan Kundera
Il silenzio non è per noi... il silenzio ci spaventa; il silenzio strappa il debole mantello dell'imperscrutabilità, che abbiamo disteso sui nostri ricordi, con le sue dita crudeli ed entra nel pieno dell'oscurità insanguinata, carica di avvertimenti della nostra vita così breve e così oppressa dal dolore... il silenzio... il silenzio è come un grande schermo bianco come la neve, sul quale, senza volerlo, proiettiamo il film pazzo e così privo di gioie della nostra vita... il silenzio non può offrirci la pace.
Heinrich Boll
E ripartiamo, va. Con i ricordi, che tanto piacciono ai magnanimi sconsiderati che leggono queste confidenze.
Ebbene, avevo già girato la boa dei quaranta e non ero ancora stato in America. Mi dovevo accontentare di Bruce Springsteen, Neil Young e Tom Waits, tanto per dire. Era una sindrome. Non era mai capitato e tanto fa. Poi, dopo la prima volta, rotto il ghiaccio, ho preso a ritornarci tutti gli anni.
Dovevo andare a Washington, e in testa mi giravano sempre e solo come una vite sgranata, le parole di Lucio Dalla: che cosa vado a fare a Washington, cosa vado a fare laggiù? Io lo sapevo. Avevo davanti una missione impossibile: acchiappare Sofia Loren (ci riuscii) e Robert De Niro (mi avvicinai di molto, ma alla fine mi sono dovuto accontentare di ascoltarlo dal palco, lui il supremo Bob, the deer hunter, basta quel film, per tacer del grandioso resto). Insomma, era lavoro. A Washington c'erano altri divetti (pochi) che pure mi lavorai. Avevo da poco passato una mattinata a Pompei con Meryl Streep e volevo ricomporre, per la mia memoria personale, la coppia del "Cacciatore", sogni da cinefilo della domenica. Cimino l'avevo già conosciuto a Capri e chissà, potrò sempre incocciare Christopher Walker o John Savage da qualche altra parte. E così è fatta.
Ovviamente, andò come andò: ostaggio degli italo-americani, che mi divertirono molto. La mia famiglia è rintracciabile sono a Qualiano e New York: cose che capitano a zappatori emigranti. Avranno fatto i soldi? Chi lo sa. Ogni tanto rintraccio il nome di qualcuno di loro su Internet, e prima o poi me li andrò a cercare 'sti parenti americani, che temo saranno dei Soprano di Brooklyn. Ma non divaghiamo.
All'areoporto di NYC facemmo una fila che manco alle poste di via Arcoleo quando danno le pensioni. Poi è andata sempre peggio, con i controlli, dico. In America la paura fa 11, 11 settembre. Subimmo la fila, e via con la coincidenza per Washington (che cosa vado a fare laggiù?). Finora dell'America (pianura, pali, gente) avevo visto solo aeroporti, schiene sudate e avevo ascoltato le vocine distorte e incomprensibili degli annunci dei non-luoghi aviatorii.
Era ancora giorno, dopo il lungo viaggio, grazie al fuso orario. E fino in città, in una lussuosa limousine, mi godetti la vastità dell'America. Diceva la Stein che qui ci sono più posti dove non c'è nessuno, che posti dove c'è qualcuno. Era così. Lungo l'autostrada boschi dai colori che si vedono solo nei film romantici. Alberi alti e tutti in parata. E via andare. L'impressione di essere in un film mi ha accompagnato per tutto il breve e concitato viaggio (è stata, per la velocità, una faccenda alla "Oggi le comiche", vabbuò). Ma ogni volta era un film diverso. Georgetown dove avevamo l'albergo, per esempio, sembrava una location per Clint Eastwood. L'albergo stesso mi faceva pensare ai B-movie o ai telefilm che ci riempiono inutilmente i pomeriggi e li dimentichi appena sono finiti. Vivevo in quel rumore visivo, in quel mondo mai visto e già visto che è l'America per la mia generazione, cresciuta a pane e rock, tra la via Campana e il West.
Non starò ad azzelliarvi con la cronaca, anche perché non ricordo molto e poi mi confondo con i successivi analoghi viaggi. Con Sofia ci parlai (in seguito l'avrei anche conosciuta meglio): aveva un vestito rosso e una scollatura che faceva arrapare i vecchi macaroni d'America. Io? Io non subisco il fascino delle settantenni. Non ancora, almeno. Ma lei sapeva fare la diva. Poche parole, giusto per guadagnarsi la giornata e un foto ridanciana. Di De Niro ho già detto. Aggiungo che aveva la barba proprio come Mike quando torna in divisa dal Vietnam e va a trovare Linda (la Streep) e non sa dirle che la ama. Alla festa, a un certo punto arrivò anche Tony Bennett, festeggiatissimo dagli yankee tricolore. Io, confesso, scoprivo solo allora che era di origine italiana. Le canzoni confidenziali da crooner non sono il mio genere. Solo Sinatra, a volte.
Che altro? La foto davanti alla Casa Bianca e al Lincoln Memorial. Lo scorcio verde e bianco da lì faceva molto raduno hippy e Forrest Gump (ancora lui? Ancora lui, starò diventando scemo pure io), niente National Gallery (e non ci sono andato neanche negli anni successivi). A mangiare andavamo al Cafè Milano, accorsatissimo ristorante di un self-made-man giovane e irpino. Cucina italiana carissima (ma non pagavo di tasca mia, ero ospite). Nella carta dei vini aveva una bottiglia da seimila dollari. L'avrei ordinata. Il posto era frequantato da femmine che sembravano uscite da "Sex & The City" o scivolate via da una rivista patinata. Alle cinque della sera, per l'aperitivo, avevano già mise da grand soirée. Erano supreme, ma non arrapavano: troppe perfette, io ho la sindrome del Tomas di Kundera.
Ricordo che la notte non dormivo. Che lavorai come un pazzo, causa lo sfasamento degli orari. E che me ne andai con in mente una sola parola: ritornerò. E ci sono ritornato. Per cercare New York. E la trovai. Ma ne riparleremo.
Ho scritto ascoltando: "Oh Da Mama Mia" (Al Martino), "Rotary Club of Malindi" (Roberto Vecchioni), "Speak Softly Love" (Al Martino, de nuevo: è in tema), "29 settembre" (Equipe 84), "A Tribute to Jim Hendrix" (Adrian Belew), "Kima to Kima" (Eleftheria Arvanitaki), "Long Train Running" (The Dobbie Brothers), "Tutto quello che un uomo" (Sergio Cammariere) e "Comunista" (Lucio Dalla).
Altrimenti non avrei potuto. Continuare, voglio dire. Non avrei potuto attraversare questo tremendo e lamentevole casino che è la vita senza lasciare una macchia sul silenzio.
Samuel Beckett
Capita di dover tacere per essere ascoltati.
Stanislaw Jerzy Lec
L'ho fatta breve, questa volta. Anche perché io ho pochi rimpianti. Anzi, je ne regrette rien.
Procediamo con un altro argomento. Meditativo assai, direi invernale.
Il rimpianto è il passatempo degl'incapaci.
Ugo Ojetti
Ma il rimpianto è la nebbia della mente, e non il suo castigo.
Gibran K. Gibran
Devo ammettere che lo immaginavo: il tema della fedeltà ha scatenato un po' di commenti. Siete stati un po' laconici, ma precisi. Essere traditi fa male, ma poi sotto sotto siamo dei traditori, o almeno abbiamo questa ambizione. Una piccola o grande contraddizione. In amore la fedeltà è fondamentale: è segno di rispetto per il partner e anche un esercizio per fortificare sé stessi. Questo dice il saggio. Poi la realtà spicciola è diversa e molto più vaudeville.
Intellettualmente bisogna, invece, essere molto infedeli. I malati di coerenza ogni tanto provano a distruggere il mondo.
In ogni caso cambio argomento
I giovani vorrebbero essere fedeli, e non lo sono: i vecchi vorrebbero essere infedeli, e non possono esserlo.
Oscar Wilde
Dio sarà anche morto, ma la coppia fedele non riposa in pace.
Adam Phillips
Quando esigiamo fedeltà, come possiamo volere che l'altra persona sia felice? E se non riesce a sentirsi felice nella prigionia della fedeltà, e continuiamo a tenervela rinchiusa, possiamo forse dire di amarla?
Sàndor Màrai
Strappati un pelo dal naso, impastalo in un marron glacé ed offrilo alla tua fidanzata se vuoi che ti sia fedele.
Mino Maccari
L'inattendibilità di una donna che si fa cogliere in flagrante fedeltà, è un paradosso nel senso dell'ordinamento sociale, non della natura.
Karl Kraus
La fedeltà è una virtù da cui vogliamo essere esonerati, ma da cui difficilmente esoneriamo gli altri.
Alphonse Karr
Mi diverte scrivere come se fosse una gara di cento metri e io quel dopato meraviglioso e ingenuo che fu Ben Johnson, l'imbroglio contro la perfezione apollinea di Carl Lewis, quell'allisciato del cazzo. Altri tempi, altri giri, altre corse. Mi diverte fare il centrometrista dopato con due grappini e due gianduiotti, che per un napoletano possono creare shock anafillatici, peggio di un morso di calabrone. Qui andiamo avanti a sfogliatelle e nocillo. Col cazzo, la grappa. Centometrista e dai. Come stare all'incrocio dei venti e bruciare vivo o in un film di Almodovar tutto colorato di rossetto e borsette di plastica. Chiamatelo Ismael. Lo chiamate Ismael. Cento metri. E via, dimmi che mi ami e che somigli alla Berté da giovane, appoggiata con la schiena a un muretto di un cortile in cima alla collina di Ios. Canotta bianca, minigonna di jeans, occhiali scuri enormi e capelli arricciati al vento. Dimmi che mi ami almeno un po'. Sennò questa diventa la maratona di New York. Che siamo già ai quattrocento. Born to run. E non solo per togliere la pancia. Ma per vivere la balorda e sublime vita di Forrest Gump. Dalla scatola di cioccolattini può uscire di tutto. E domani che sarà? E il mio cuore capirà. Un tamburo di tenebra si ferma all'improvviso. Stanno inaffiando le tue rose, non c'è il leone, chissà dov'é?. Ottocento, ottocento metri. Il pomeriggio è troppo azzurro. E il treno dei desideri all'incontrario va.
E se arrivassi ai mille e cinquecento? Because the night belongs to lovers. Bruce le mandò una cassetta. Lei però non l'ascoltò, la musica. Poi. Poi, per caso, lei dice, la sentì. E allora la notte cominciò a dare risposte. Forse lei viveva in una roulotte, come in un film indipendente americano. No, era già una star, ma preferiva i loft (ma si chiamavano già così? O bisogna aspettare Mickey Rourke e Kim Basinger?) di New York. Aspettami che ritorno, aspettami. Because the night.
I cinquemila sono ancora lontani. E per un centometrista sono una sfida inutile, un massive attack, 'na voce dint'o core aggio sentute. Ho capito che eri tu mi chiamavi in questo Napoli-trip. Ma nun m'abbaste ancora. Massive. Jamaica a Roma. Nothing. Si te ne vaje o te staje, nun chiangnere assai. Certe miscele ti bloccano le gambe del cervello. Ancora una settimana e mezza, poi riapre la palestra. Addominali, dorsali, deltoidi e tricipiti. Un tripudio. E poi correre. Nun me ne 'mporta. E nun te fermà maje. Jamaica a Roma. Ho le lenti progressive sbilanciate e gli occhi si confondono. Il mondo si sbilancia. E si aspetta la fine.
Alla maratona non ci arrivo. No woman, no cry. Mi basta arrivare alla boa di quella distorsione viva dell'amplificatore, là voglio arrivare, con quella strega rasta. E cercare altro. La Mercedes. Ci salgo. Mi accompagnerà fino alla fine. Oh I know you will rise When you watch yourself burn to the ground When you watch this house burn to the ground. Non si può gettare al vento il giorno che verrà. The showmen must go on. Chi ti deve giudicare uno tale e quale a te.
La fedeltà è un'ostinazione stupida.
Paola Borboni
Con l'amore, come annunciato, vi ho rotto le scatole per mesi. Ora farò una breve deviazione. Con un argomento affine. In tema, con la stagione che va a finire.
Anche l'Olimpo è deserto senza amore.
Heinrich von Kleist
Amor con amor si paga.
Paolo Rolli
La presero in due, e uno la volle penetrare, l'altro volle portarla con sé.
Cesare Viviani
Quando non si ama troppo, non si ama abbastanza.
Roger de Rabutin
Un amore terminato è peggio di un impero devastato, tutto un tramonto verso i secoli bui.
Pier Vittorio Tondelli
Amor, ut lacrima, oculo oritur in pectus cadit.
Publilio Siro
Omne in amore malum, si patiare, leve est.
Properzio
In amore, chi arde non ardisce e chi ardisce non arde.
Niccolò Tommaseo
Ecco la ragione morale per cui l'amore è la più forte delle passioni. Nelle altre, i desideri devono adattarsi alle fredde realtà; qui, sono le realtà che si affrettano a modellarsi sui desideri. E' dunque la passione in cui i desideri violenti danno luogo ai godimenti più vivi.
Stendhal
È una sventura non essere amati; ma è un affronto non esserlo più.
Marcel Proust
L'amore, nella gioventù, è spesso plagio, anche nel modo di esprimersi.
Roger Peyrefitte
Amore è credula creatura.
Ovidio
L'amore è il fine ultimo della storia, l'amen dell'universo.
Novalis
Meno male che me ne sto tornando. Girando girando, qui a Hvar scopri che ci sono piu napoletani che a Ischia. E che napoletani, poi. Pensi di esserteli lasciati alle spalle con le centinaia di chilometri che hai macinato, e dietro di te, mentre provi a prendere un po' di sole, senti le voci sopratono del napoletano in vacanza, accompagnate da crasse risate e da battute insulse. Per fortuna il napoletano a Hvar frequenta solo i siti molto affollati e disgustosamente banali. Dovunque si trova crea la sua Baia Domizia, la sua Mondragone. Fa casino, urla, si schizza, fa i tuffi a cufaniello, fa, in poche parole, la parodia di Tony Tammaro. Al bar parla ad alta voce dei cazzi suoi per farli sapere a tutti. I più fastidiosi sono i giovani: non riesci a distinguere se sono figli di camorristi o di primari del Cardarelli, tanto sia a Napoli che in Croazia hanno i medesimi comportamenti, arroganti in gruppo, vigliacchi da soli. Paese che vai, napoletano che trovi.
Ma neanche i romani sono da meno.
Meno male che me sto tornando. A Napoli i napoletani li noti di meno.
Ma che bella giornata di mare. Ho la pelle che brucia e quel leggero freddo di quando si è esagerato nell'esposizione al sole. Ho anche preso un'aspirina croata (efficace, mancava alla mia collezione), ma sono un pessimo emulo di Bukowski e quindi sto aggiungendo della birra Ožujsko.
La caletta sulla strada verso Novalja si è dimostrata all'altezza delle aspettative. Sole e mare. Un po' di frutta e pure un birra (la prima della giornata, la seconda a cena con calamari fritti e pomodori, la terza ora). Un caronte baffuto, appostato sotto una pagliarella, ci ha estorto 10 kune per la discesa a mare. Una spiaggetta indicata da un cartello scritto a mano, da un lato in italiano ("Spiaggia piccola sabbia", una tentazione alla quale nessun napoletano saprebbe resistere e io non ho resistito), dall'altra, in croato: più o meno pežcane plaža. Oltre alla sabbia e al mare e alle pietre bianche non c'era nulla. Una baia con un'imboccatura così stretta che sembrava di bagnarsi in un lago. Molti nordici e molti locali, qualche altro italiano. Molti bambini: come figliano da 'ste parti.
Alle quattro passate, il calo di caffeina nel sangue era tale che siamo corsi a Novalja per un espresso che data l'astinenza ci è sembrato divino, oltre che molto economico: 5 kune, cioè circa 90 centesimi. Novalja, nel nord di quest'isola-non-isola, è più giovanile, ci sono molti più italiani, ma rispetto a Pag è anonima, molto moderna, piena di bar con le sedie all'aperto e tantissimi bancomat: turismo, turismo, turismo. Meglio la sonnacchiosa Pag. Tanto domani si scende giù: la meta dichiarata è Trogir, ma il metodo è quello di andare dove ci porta la Ford, rotolando verso sud.
Alla mia sinistra ho una Tuborg Gold, non è che le croate (intese come bionde, intese come birre) siano disprezzabili, ma è meglio cambiare. Poi la giornata è stata double face. Fino a mezzogiorno nuvole nere del sasiccio da queste montagnone dalmate. Tempo da cani, dalmati. Vento freddo della Jakuzia e cielo coperto. Poi, poi, poi, poi, rotolando verso nord, in quest'isola-non-isola lunga e secca come uno sfilatino siamo arrivati in fondo a tutto, a Lan, perché più in là non si poteva andare. Cinquanta chilometri abbiamo fatto, su una strada secca e lunga. Di fronte avevamo Rab, sopra nuvole più rade e molti raggi di sole. Poi vento, poi vento. Ma la trovata è stata comprare un po' di sarde fritte, calamari fritti, patatine fritte da un ristorante e sgranocchiarli in riva al mare, distesi sui magri parei appoggiati sulle selci taglienti. Un po' irish style sempre che conosciate "Le ceneri di Angela" (il libro è notevole, il film così così). Ma al ritorno abbiamo scoperto molte spiagge e calette, qualcuna anche di sabbia, dove andremo domani, ultimo giorno a Pag. Poi verso sud e se il tempo non migliora sapete che vi dico? Sapete che mi dico? Rotolo giù fino a Istanbul, o magari per prudenza solo fino a Salonicco: la penisola calcidica è uno dei pochi pezzi pregiati della Grecia che mi mancano.
Primo bilancio: un giorno di viaggio, un giorno di mare, un giorno di pioggia (e di viaggio), un giorno di vento freddo che viene dalle steppe pannoniche (oggi). E che cazzo di vacanza e' questa? Per sfruttare la giornata abbiamo pensato di andare a Zara. Invece, poi, il cielo ha cominciato ad aprirsi e abbiamo cercato qualche spiaggia, quando avevamo gia' lasciato Pag, rotolando verso sud nel paesaggio lunare di quest'isola-non-isola. Prima abbiamo virato verso un baia che manco mi ricordo piu' il nome: c'era un paesotto, un molo, una spiaggia terrosa, sulla sabbia dura due porte da calcio, una il vento l'aveva buttata giu'. Niente da fare, cosi' rotolando verso Zara abbiamo deviato attratti da un cartello che indicava Nin. Un posto che l'informatissima guida Lonely Planet ignorava. Deve essere una specie di luogo noto solo ai locali. Vanta, a leggerlo il cartello, the smallest cathedral in the world. Piccola era piccola e bianca, ma cattedrale mi sembra un po' troppo. 'Sta Nin e' un isolotto circondato prima da mura di pietra carsica, poi da canali, un po' di mare e le solite saline che ci sono da queste parti. Il tempo di un gelato e quello di evitare le solite bancarelle che fanno molto Assisi e Montevergine. Pero' e' stata una deviazione in stile serendipity. Indi, terza deviazione a Punta Skala, un villaggio di bungalow abbandonato. Secondo I., un posto decaduto che cerca di ridarsi un tono. L'impressione e' questa. Scogli, piattaforme a mare, moli per i pescatori, una spiaggetta piena di alghe verdi che si attaccavano alle caviglie, ma appena a largo l'acqua era magnifica. Di fronte avevamo una di queste isole secche e lunghe indecise se rotolare verso sud o verso nord. Ho mangiato una sedicente pizza margherita, con che coraggio. Ce l'ho ancora sullo stomaco, tanto che non ho cenato e manco ne ho voglia. Ah, c'erano anche le patatine fritte (pure quelle sullo stomaco sono rimaste). Birra? Due boccali. E che volete?
Poi finalmente a Zara, giusto per perdere tempo a trovare un posto al parcheggio, gironzolare per le strade che dappertutto sembrano dei centri commerciali open air, scattare foto tra i marmi sparsi di quello che fu il foro romano, di salire sul campanile di Sant'Anastasia e scoprire che comincio a soffrire di vertigini. Effettivamente la scala faceva molto "Donna che visse due volte". E avevo anche le lenti progressive, fate voi. E' un miracolo che non mi sono fatto le scale a chiocciola, rotolando verso il basso. Poi al molo, con i vecchi che facevano il bagno nella splendida acqua gelata e profonda e i ragazzi che aspettavano le onde che sbattevano contro il molo per farsi una doccia alla Paperissima. Poi, alla fine una telefonata dall'Italia che mi ha definitivamente bloccato la digestione. Tornero' e trovero' i soliti casini, forse di piu'.
Il tempo e' ancora ventoso e nuvoloso. Eppure ho ritrovato il cornetto di corallo.
Insomma, eccomi qua. Ancora. Potreste pure credere che non mi sono staccato dal desk di casuccia mia. Ma ogni droga che si rispetti, fosse pure virtuale, ha le sue dipendenze che vanno appagate. Dovunque e comunque. E comunque. Cosi', eccomi qua, con una birra croata a sinistra, Ožujsko, si chiama. Meglio della Peroni. Alla tv c'e' una partita di calcio. Ho cenato con calamari e patatine fritte. E un'altra birra di ben mezzo litro: Pan era un'altra marca. Ma a pranzo solo banana e mela pannonica. Pannonica? E com'e' vi chiederete. Non e' annurca e tanto basta.
Spero nel sole, spero in una jurnata 'e sole. Qui l'isola e' arida e ho fatto provvista d'acqua. Ho caricato l'iPod e sono pronto per la spiaggia. Ho pure l'ombrellone nel cofano. Manca 'o sole. Arrivera', vedrete. E' o non e' il 4 di agosto (quasi).
Leggo poco, qualche pagina di Foer: mi aspettavo di meglio.
Un giorno di viaggio e da Napoli siamo arrivati direttamente a Krk, in Croazia, via terra, tutto in auto. Non pensavo che fosse così facile. Basta fermarsi poco e stramaledire le code per incidente, tra Firenze Incisa e Firenze Certosa. Poi via libera, passando due frontiere. Puntando dannunzianamente sull'impresa di Fiume che per noi è diventata l'impresa di Krk. In un solo giorno tre paesi. Meglio che stare ad aspettare e prenotare traghetti. Ma che krk di nome, però. Sembra un codice fiscale, impronunciabile. Il paesino è carino. Borgo veneziano, pieno di tedeschi che per una volta superano gli italiani. Polacchi e slovacchi, ungheresi e olandesi, bosniaci e macedoni. Vecchi contrabbandieri? E chi lo sa, chiedetelo a Battiato. Qui il kebab lo mettono in un panino floscio.
Punterò su Rab, che è qui sotto, già domani. Poi, verso Spalato (per stare vicino al porto che ci ricondurrà in Italia). Forse anche Hvar. Le lune di Hvar.
Non amare è un lungo morire.
Wu Ti
Aveva perduto quel privilegio delle nature primitive ch'è la dissociazione del piacere dall'amore. Il piacere non era più una cosa semplice come il mangiare: l'amore lo complicava.
Thornton Wilder
L'amore legge quello che è scritto sulla stella più remota.
Oscar Wilde
L'amore con la fantasia è molto migliore dell'amore nella realtà.
Andy Warhol
Tutti i sentimenti possono condurre all'amore e alla passione. Tutti: l'odio, la compassione, l'indifferenza, la venerazione, l'amicizia, la paura e persino il disprezzo. Sì, tutti i sentimenti... tranne uno: la gratitudine. La gratitudine è un debito: ogni uomo paga i suoi debiti... ma l'amore non è denaro.
Ivan Turgenev
Temere l'amore è temere la vita, e chi teme la vita è già morto per tre quarti.
Bertrand Russell