sabato, 30 aprile 2005
Sta finendo l'ouzo nel bicchiere, porca miseria. Certo, posso andare in cucina a riempirne il terzo, ma che palle. E più facile scivolare nel primo maggio, dedicandosi all'immobilità. Andare a caccia di venti, come un Donovan di questi. Ecco i negozi, eccoli. Deve essere stata una costosa distillazione la marea del mare. Questo tempo inaffidabile. Un giorno baci celebri, come in una sdolcinata terza visione del Nuovo Cinema Paradiso. Avanti un'altra. Così si va, a spasso si va. Ecco cammina nell'uno e l'altro senso. Domani resto a Napoli. Ma mica vado a Scampia a fare il sinistrorso politicamente corretto? Che sprofondasse tutta la 167. A chi vonno rompere 'o cazzo? Mica starò a vedere il concerto in tv. San Giovanni? Preferisco san Luca. Non vi è niente di nascosto che non debba essere scoperto, e nulla di segreto che non debba essere conosciuto. Perciò tutto quello che voi avrete detto nelle tenebre sarà udito nella luce, quanto avrete sussurrato all'orecchio nell'interno della casa, sarà predicato sopra i tetti (12, 2-4). Mi trezzéo il mezzo dito che è rimasto nel bicchiere.
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categoria:sospensioni
sabato, 30 aprile 2005

A un certo punto avrò anche le visioni come una pastorella bosniaca o portoghese o dei Pirenei. Vedrete, vedrete. Perché, spiegatemi, come può essere che dopo una smazzata al lavoro, torno a casa e nel cortile sotto il palazzo le mie narici sono pervase dall'odore, dal profumo, di triglie fritte? Sono visioni olfattive? C'è una parola, che io non conosco, per definire le visioni dell'olfatto? E' quella parola là. Una sola parola, che ignoro, che dia conto di questa sinestesia. Ma non c'è nessuna che frigge nel condominio. Nessuno. E dal mare non arrivano odori del genere, per quando caldo e oleoso possa essere il Golfo di Napoli. Allucinazioni, visioni.

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categoria:piaceri
sabato, 30 aprile 2005
Incazzarsi fa parte del mio lavoro, talvolta. Purtroppo mandare a quel paese i paraculi non sempre sortisce effetti positivi. Ma talvolta ci vuole. Tra i sette peccati capitali, quello in cui eccedo è l'ira. Non perdono e tocco. E, se è il caso, fracasso.
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categoria:nausea
sabato, 30 aprile 2005

Ci siamo ribellate ai "lavori femminili" e ci siamo gettate a capofitto nei "lavori maschili". E così ci tocca fare entrambi e lavorare doppio.

Anne Wilson Schaef

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categoria:donne
sabato, 30 aprile 2005

Delle donne ci si può fidare meglio, dato che non hanno memoria per le cose importanti.

Oscar Wilde

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categoria:donne
sabato, 30 aprile 2005

La vanità delle donne esige che un uomo sia qualcosa di più che un marito felice.

Friedrich Nietzsche

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categoria:donne
sabato, 30 aprile 2005

Sto sempre sotto la forte impressione di ciò che penso di una donna.

Karl Kraus

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categoria:donne
sabato, 30 aprile 2005
Qualche mia fedele visitatrice da tempo mostra segni d'insofferenza verso lo stillicidio quotidiano di frasi sulla donna. Si augura che questa iniezione quotidiana di misoginia finisca al più presto. Anzi aveva sperato in un finale a cifra tonda. Proseguirà ancora per un po', cara Ariachiara (sto parlando di te). Come i letterati arabi ho orrore delle cifre perfette. Ma per abbreviarvi la pena, aumenterò la dose quotidiana. Senza una regola ben precisa, secondo il mio uzzo.
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categoria:citazioni
sabato, 30 aprile 2005

La donna che compra domina nel negozio: ella ordina, si sente obbedita, non per la sua bellezza (di questo piacere è un po' stufa), ma per il suo denaro; è un trionfo da uomo.

Alphonse Karr

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categoria:donne
venerdì, 29 aprile 2005
Ve lo meritereste un bel post delirante. Di quelli un po' surrealisti, da cadavere squisito. O qualche parodia scivolata involontariamente sulla tastiera più come un tentativo di Keith Jarrett di trovare il suo Koln concert che uno sbariamiento alla James Joyce per strappare coscienza ai flussi, cercando un altro Egitto. Robetta da liceali, bramosi di stupire, innanzitutto se stessi. Il sottofondo musicale che l'iMac generosamente concede, il Morellino di Scansano, bevuto con parsimonia (l'annata 2004 della Fattoria Le Pupille è decisamente poco rotonda, leggeremente acida, aridàteme il tanninico Falerno), l'ora che vira verso il climax, la stanchezza di una giornata di corsa (o meglio di stop and go) a sopportare gli altrui ritardi, tutto congiura per la produzione di sproloqui vani. Travestìti, travèstiti. Per delirare con cognizione di causa (senza dolore, vecchio ingegnere, por favor) mi ci vorrebbe la compagnia di Panella, non questo Springsteen d'annata. Born to run. Sono passati trent'anni. Qualcuno lo ricorderà 'st'anniversario per fare un bel paraustiello per qualche giornale? C'è il sax di Clarence (cazzo si chiama come l'angelo di Frank Capra, my God) Clemons. Quel suono che mi tira per la giacca, vieni a correre, vieni a correre. E io vado, un po' fesso come Forrest Gump, un po' incazzoso come Ben Johnson beccato al doping, non come quel frocetto di Carl Lewis. No, meglio gente tosta o fessa, preferisco loro. Cretini e violenti il ciel l'aiuta. Comunque, born to run, forever. Anche se ora mi toccano gli Asian Dub Foundation (l'unico ur-dub che ancora riesco a sentire, perché pure i Massive si sono ammosciati). E domani forse sarà peggio. Ma arriverà il primo maggio di festa, oggi a casa mia, come la cantava Lolli. Trent'anni fa, pur'isso. Lui vedeva gli zingari felici. Rimprendiamoci la vita, la terra, la luna e l'abbondanza. Non ci siamo ripresi un cazzo. Sì, a volte mi sento vecchio, ma non quanto voi crediate. Sono incanutito da giovane. Precoce pure nella nausea del mondo. Che Roquentin sarei stato altrimenti.
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categoria:musica, nostalgia, sospensioni
venerdì, 29 aprile 2005

I cuori delle donne sono come quei mobiletti a segreto, pieni di cassetti racchiusi gli uni negli altri, ci si affanna, ci si rompono le unghie, e in fondo ci si trova qualche fiore secco, dei granelli di polvere - o il vuoto.

Gustave Flaubert

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categoria:donne
giovedì, 28 aprile 2005

Ho cominciato a leggere "Con le peggiori intenzioni" di Alessandro Piperno. Ero un po' prevenuto e un po' incuriosito. Sono a pagina 72 e devo ammettere che era molto tempo che non leggevo un romanzo italiano così bello. Sarà che Piperno si è abbeverato alla tetta di Philip Roth (mi perdoni il sommo se gli ho fatto cambiare sesso, ma forse questa trasformazione alla Tiresia, alla sua venerabile età, non gli dispiacerebbe), ma mi diverte proprio per questo. "Con le peggiori intenzioni" è uno di quei libri dei quali si sente il distacco appena li si mette da parte per vivere (o guadagnarsi da vivere o sopravvivere). Tra i blogger e nei siti c'è stata molta polemica. Ha tenuto banco Aldo Nove, ex cannibale, con le sue accuse di romanzo borghese. A parte che non lo è (perché non basta parlare della borghesia per essere borghese, non basta nascere in una famiglia borghese per essere borghese, e lo dico io che sto risalendo un gorgo sociale che manco Brecht ne sarebbe capace), a parte che il romanzo di Piperno non è borghese, ma se pure lo fosse? Mica si può far roteare la clava ammaccata e rinsecchita dei pregiudizi di classe per giudicare un libro? Stiamo ancora a questo. Manco se a parlare fossero Vittorini, Lukacs o qualche Zdanov redivivo. I personaggi sono ben descritti, certe immagini restano scolpite nella memoria, la scrittura che svicola dal plot (ma lo ricostruisce con guizzi da funambolo), tutto questo lo rende un gran libro. Almeno fino a pagina 72. Imita un po' Roth e Bellow? E che fa? Piperno lo dichiara, e poi è meglio imitare 'sti due giganti che qualche afasico ignoto a se stesso.

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categoria:letture
giovedì, 28 aprile 2005
Già prendono il sole sui balconi. Leggono il giornale distesi su una sdraio o parlano al telefonino. Arriva maggio, il mese in cui Napoli esalta i poeti. Ma quello spicchio di mare che vedo dalla finestra è ancora appannato da una foschia. Una musica americana anni Sessanta (chi è? Michele Lee. Un voce un po' alla Shirley Bassey e un look alla Orietta Berti. Canta una canzone di Aznavour, urlandola che sembra nuiork-nuiork: "You've Got To Learn". Meglio il Randy Newman che segue, con il solo piano). Prendo un libro, consacrerò questi tre quarti d'ora che mi restano a un'anteprima di demoni meridiani. Ma poi ecco Cesaria Evora. La sua fantastica morna. Quante volte mi sono detto che quando andrò in pensione (tra molti, troppi anni, ringraziandiddio) voglio una casa a Capo Verde? Il nero desolato di quell'arcipelago perso nel blu dell'Atlantico (dove non sono mai stato) mi affascina quasi come la Grecia. Sì, se non sarò abbastanza ricco da potermi permettere tre camere a Manhattan, come un antieroe sperduto di Simenon, voglio stare tutto il giorno su una spiaggetta dell'Egeo, risalire solo per andare a mangiare due triglie fritte (divina barbounia di Elafonissi), mandandole giù con acqua e ouzo (in due bicchieri separati, parakalò). E stare lì, aspettando la battaglia degli eroi e degli dei, una Venere che nasca dall'acqua, una Diana cacciatrice dietro i rari cespugli.
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categoria:musica, piaceri, desideri
giovedì, 28 aprile 2005

La storia delle donne è la storia della peggiore forma di tirannia che il mondo abbia conosciuto: quella del debole che domina il forte. È l'unica tirannia che resiste al tempo.

Oscar Wilde

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categoria:donne
mercoledì, 27 aprile 2005
Mi aspetta un polpo. Che manderò giù con abbondanti bicchieri di Falanghina dei Campi flegrei (non è la mia preferita, ma è quanto di meglio passa il Vinarium). Con la stessa Falanghina ho annegato un branco di alice fritte che mi hanno nutrito a pranzo. Sta arrivando l'estate, evviva. Alle 20 non era ancora buio. Ho accompagnato la serata inaugurando un nuovo libro, uno di quelli di cui si sta parlando in continuazione, durante queste settimane. Ho un fine settimana, prima di arrivare alla festa dei lavoratori, bene incasinato. Meglio godersi, orazianamente, l'attimo fuggente.
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categoria:piaceri
mercoledì, 27 aprile 2005

La donna che ha molti bisogni e abitudini o desideri di lusso non può scegliere il proprio marito fra i più intelligenti, i più bravi, i più affettuosi, i più nobili, i più onesti, bisogna che lo cerchi fra i più ricchi.

Alphonse Karr

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categoria:donne
martedì, 26 aprile 2005

La donna è capace di civettare col primo venuto, a condizione che gli altri la guardino.

Oscar Wilde

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categoria:donne
lunedì, 25 aprile 2005
Cazzo, ieri questo blog compiva un anno e me ne sono dimenticato. L'oblio, l'oblio necessario affinché i fatti si compiano. Va bene così. Meglio ricordarsene il giorno dopo. Del resto non ho affezione per i compleanni. A cominciare dal mio. Preferisco gli onomastici, a cominciare dal mio. Il compleanno nasce da una casualità. L'onomastico da una scelta, fatta dai genitori, talvolta mal sopportata, ma pur sempre una scelta. Ma c'è anche un altro motivo che mi fa dimenticare i compleanni. E' che io ho una doppia data di nascita. Una per l'anagrafe, un'altra reale. Come accade a tanti, ma non molti. Forse 'sta cosa l'ho già scritta in qualche altro post. Comunque la conoscono in molti. Allora, io sono nato quattro giorni prima della data che compare sui documenti. Sono nato in una domenica di luglio e il municipio era chiuso. I miei genitori contadini ("poveri genitori contadini, certo siete invecchiati e non sapete che il vostro figliuolo è diventato il primo tra i poeti del paese", cito a memoria, con qualche omissione) aspettarono quattro giorni prima di andare all'anagrafe. Avevano da terminare la raccolta delle percoche, molto più importante di una firma al Comune. E così non festeggio mai il compleanno. Non conosco nemmeno l'ora della nascita. Mia madre, fin quando è stata viva, alla mia domanda rispondeva con un vago: "Era notte". Il che amplia al massino, con qualche scavalco, la possibilità di tirar fuori un ascendente. Cosicché diffido  degli oroscopi. E ogni giorno scelgo quello che mi piace di più.
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categoria:anniversari
lunedì, 25 aprile 2005

Non esistono donne che, andando a teatro, non sperino di essere un po' lo spettacolo.

Alphonse Karr

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categoria:donne
domenica, 24 aprile 2005
La donna impara a odiare nella misura in cui disimpara ad affascinare.

Friedrich Nietzsche
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categoria:donne
domenica, 24 aprile 2005
"Di una persona cara scomparsa noi conserviamo, più vivido di altri, il ricordo -difficile da datare con precisione - di un certo atteggiamento in un determinato luogo (una casa, una stanza, un giardino), mentre sarebbero possibili altri ricordi, che ci tornano in mente se facciamo 'uno sforzo di memoria'; ma, spontaneamente, la memoria crea il suo quadro preferito, sempre lo stesso, arbitrario, insistente, nel quale si raccolgono, come fossero uniti per sempre, elemeni di età diverse: individui i cui destini un tempo si sono incrociati, ma sono stati poi separati dalla morte o dalla vita". (Marc Augé, "Rovine e macerie", Torino, Bollati Boringhieri, 2004, p. 71). Sono misteriose le strade che portano a incrociarsi epifanie e letture. Chi s'immerge nel sovrannaturale, poi, in casi simili, rafforza le sue credenze.
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categoria:citazioni, lampi
sabato, 23 aprile 2005
Come un vero pio e devoto rockettaro, la prima cosa che ho fatto, ieri mattina, dopo la palestra, è stato andare alla Feltrinelli e prendere possesso del nuovo album di Bruce Springsteen, "Devils&Dust". Conoscevo già il singolo, scaricato (a pagamento) da music store di Alice. Poco per giudicare. Così ieri nel micragnoso tempo libero che mi ha lasciato il lavoro l'ho ascoltato. Ho letto con attenzione quasi tutte le recensioni (ma erano più che altro presentazioni, come fanno sempre i giornalisti musicanti). Ieri sera ho riascoltato tutto l'album. Innanzitutto, è facile, troppo facile, umano, troppo umano, affiancare "Devils&Dust" a "Nebraska" e a "The ghost of Tom Joad". E' the dark side of the Boss, certo. Ma non è solo questo. Oltre la malinconia in questo nuovo disco c'è anche la solita rabbia, da uomo che è venuto fuori dalla worker class del New Jersey. Springsteen sa esprimerla musicalmente come pochi. Gli strumenti sono ridotti al minimo, non c'è la E-Street Band, ma la musica c'è. Non in tutti i brani, ma ce n'è quanto basta per non associare tout court "Devils&Dust" agli altri due capolavori precedenti, e liquidare tutto come un tema di letteratura comparata. A leggere la stampa mi stavo rassegnando a un altro triennio quaresimale, invece no. Springsteen non si è preso una pausa. Continua a cantare l'America e tutti noi. C'è il soldato che vede solo polvere e diavoli, c'è la puttana di Reno che chiede "two-fifty up the ass", ci sono ancora i fantasmi di "Furore", c'è perfino Gesù figlio unico che, baciando la mano alla madre, le dice: "Mother, still your tears, for remember the soul of the universe willed a world and it appared", camionisti (perché c'è sempre una thunder road e noi siamo nati per correre), pugili e fuorilegge, c'è il chicano che muore passando la frontiera. E c'è soprattutto una speranza, tinta d'amarezza e di sorpresa: "It's been a long time comin' but now it's here". Siamo noi, siamo sempre noi. Siamo noi questo "long time". E se non lo siamo ancora, dovremmo esserlo. Quindi, cari frettolosi musicologi a tanto al chilo, "up the ass" a tutti voi.
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categoria:musica
sabato, 23 aprile 2005

Il castigo di coloro che hanno troppo amato le donne consiste nell'amarle sempre.

Alphonse Karr

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categoria:donne
venerdì, 22 aprile 2005
Secondo le prime indiscrezioni, il ministro della Salute del nuovo governo Berlusconi dovrebbe essere Francesco Storace. L'uomo giusto al posto giusto. Ha una ricetta per ogni malattia, semplice e chiara: olio di ricino.
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categoria:lampi, notizie
venerdì, 22 aprile 2005

Le donne non hanno niente da dire, ma lo sanno dire così bene!

Oscar Wilde

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categoria:donne
giovedì, 21 aprile 2005

Vi sono creature che, chiuse in un busto, in un paio di scarpe, in un paio di guanti, hanno la forma di una donna, come l'acqua ha la forma della bottiglia che la contiene.

Alphonse Karr

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categoria:donne
mercoledì, 20 aprile 2005
Se una mattina di aprile (quali segreti scoprì in te il poeta che ti chiamò crudele?) un passeggiatore, per Toledo, e dove sennò?, tra un venticello fresco e il sole troneggiante nel cielo azzurro, se una mattina di primavera un passeggiatore ascolta "I saved the world, today" con la voce allegra e malinconica di Annie Lennox, capisce che è vivo. La bellezza di questa canzone me l'ha fatta scoprire I. Ho sempre sottovalutato gli Eurythmics, c'era troppo pop nei loro ritmi. I. mi disse che si commuoveva addirittura ad ascoltarla. Io la trovo felice, invece. Allegra e malinconica, appunto. Una contraddizione che ne fa un gioiello. Ero a piazza Carità, che, come sapete, per me equivale quasi a Lagos o a Dakar, tanto è lontana dai miei abituali giri. Ma dovevo passare a salutare un amico a piazza Dante (praticamente Città del Capo). E quella canzone era la vita, illuminata dal sole e rinfrescata da un venticello primaverile. Poi, la playlist dell'iPod ha virato su "Ciucculatina d'a Ferrovia" di Nino D'Angelo che, assieme a "Messico napoletano" e a "Cu'mme", è tra le canzoni napoletane più belle e tenere degli ultimi anni. Mi sono seduto su una panchina, là dove un tempo c'era il capolinea del 160 nero, e me la sono sentita con calma, mentre davanti a me passavano ragazze che il concerto di Mtv andava radunando, tra la stazione della metrò e il monumento bianco all'Alighieri.
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categoria:musica, napoletana
mercoledì, 20 aprile 2005

Sigmund Freud disse che non riusciva a capire cosa vogliono le donne. Io so cosa vogliono: un sacco di gente con cui parlare.

Kurt Vonnegut

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categoria:donne
martedì, 19 aprile 2005

Invece di parlare della vigna del Signore, pare che Ratzinger volesse fare un altro discorsetto. L'hanno fermato a tempo. Ma una gola profonda ha confessato che lui avrebbe voluto dire: "Se sbaglio, il primo che mi corrige, io mandi a Auschwitz". Scherzi a parte, il tipo è tosto, ma dicono che sia teologicamente aperto. Temo, però, che non solo voglia vietare l'uso del preservativo, ma abolirne la produzione.

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categoria:lampi
martedì, 19 aprile 2005
Hanno eletto Papa Ratzinger. Sono cazziiii, direbbe il poliziotto di Spike Lee.
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categoria:notizie
martedì, 19 aprile 2005
Fumata bianca. Scampaniamiento generale. Mo' va a vede' chi sarrà.
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categoria:lampi
martedì, 19 aprile 2005

Sono gli uomini che sbagliano o siamo noi donne nel giusto?

Syusy Blady

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categoria:donne
lunedì, 18 aprile 2005
Poi l'ho scoperto. Poi ho capito il motivo perché dovessi fare filone alla palestra. Dovevo incontrare mia madre, mia madre morta più di dodici anni fa. Non era un fantasma, non era neanche una suggestione spirituale alla Coelho (del quale sto leggendo con fastidio l'ultimo romanzo). Dovevo incontrarla nel modo più naturale che possa esserci quando si tratta di una persona che non c'è più. Ricordandola. Non vado mai al cimitero dove è seppellita. I cimiteri napoletani mi danno lo stesso malessere degli ospedali, di tutti gli ospedali. Eppure talvolta mia madre mi appare, nei ricordi. Avevo letto qualche pagina di Coelho, appunto. Appena terminato insoddisfatto l'ennesimo capitolo, tempo buttato via, mi dicevo, rimpiangendo manubri e bilancieri, dolori ai tricipiti e ai deltoidi, avevo appena finito e cercavo un po' di concretezza mentale. Ho appoggiato il libro sulle coperte (ero di nuovo a letto, in attesa dell'ora di uscire). Non pensavo a nulla. Così è spuntata lei. L'ho vista come se entrasse in una stanza qualsiasi, forse della sua ultima casa. Si è guardata attorno, in silenzio. Indossava una maglia di lana beige a collo alto, sotto una giacca scura. Ho sorriso a rivederla. Ecco, mi son detto, doveva venire lei. La mia giornata ha preso un'altra forma. Non mi dispiace neanche più che ci sia il sole e che io sia costretto a consegnare questo bene che perdo a un padrone. Mi sono alzato pieno di una felicità minima e immensa, perché regalata. La nostra mente ci consente sorprese come questa. O forse da qualche parte loro ci sono veramente, almeno fuori dai nostri ricordi. Proust ha scritto tutta la "Recherche" affinché la madre non morisse, non morisse con la morte di chi ancora la ricordava, il figlio, ha scritto sette volumi affinché la vita della madre durasse nel ricordo di altri che non l'avevano mai conosciuta. Io mi accontento di questo dono improvviso. E forse troverò il tempo per portarle dei fiori, ché da viva le piacevano tanto.
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categoria:letture, sospensioni
lunedì, 18 aprile 2005
Stamattina ho fatto filone alla palestra. E' una piccola vendetta contro il dio della pioggia, ma che si ritorce contro di me. Le scuse che mi sono inventate per fare filone sono due. Diceva Bufalino che non c'è piacere più sottile e perfido di barare alle carte quando si fa un solitario. Ebbene le scuse. Tutt'e due fisiche: la prima è che ho ancora la spalla destra indolenzita dall'eccesso di acido lattico, a causa dello sforzo eccessivo con i manubri venerdì passato; la seconda è che ieri ho passato la giornata a starnutire per un inizio di rinite allergica, nonostante la cura preventiva di antistaminici. La verità? E' che volevo due scuse per restare a letto, magari a leggere, in pigiama, fino a che non si facesse ora di andare a lavorare, cioè le 10 circa. E' una vendetta contro il sole che risplende come uno sfottò e, grazie al vetro di una finestra dell'incombente palazzo dirimpettatio, manda bagliori proprio sullo schermo sul quale sto scrivendo. E' una beffa dopo tutta l'acqua di ieri che mi ha costretto a casa, giusto una puntatina giù alla Feltrinelli per ripararmi dalla pioggia. Poi ho rivisto un film napoletano pieno di piacevoli luoghi comuni, mangiando solo un po' di ricotta e dei pomodori secchi all'olio d'oliva, ma godendomi un po' di Falanghina residua di sabato sera. Mi sono risvegliato con un senso di forte insoddisfazione. Dovevo trasgredire alle mie stesse regole, per ristabilire il primato della sfaticatezza. Che altri chiamano ozio. Almeno per qualche ora.
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categoria:piaceri, sospensioni
lunedì, 18 aprile 2005

Le donne vogliono apparire vestite ed essere guardate svestite.

Karl Kraus

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categoria:donne
domenica, 17 aprile 2005
E per smozzicare ancora di più il pensiero, aggiungo che non solo piove nel fine settimana, ma mi sono anche beccato il primo raffreddore primaverile. E pensare che vado avanti ad antistaminici, in questo periodo.
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categoria:nausea
domenica, 17 aprile 2005
Chiove e esce 'o sole, cocche vecchia sta a fa' ammore. Antico detto, trascritto a memoria, senza preventiva verifica. A rigore di rudimentale meterologo napoletano sta pellechìando. Sono gocce che non bagnano la strada e i balconi.
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categoria:napoletana
domenica, 17 aprile 2005

Una certa donna è più donna di un'altra. Come fra due bottiglie di vino delle stesse dimensioni una contiene più aroma ed essenza di vino di un'altra, così in una donna c'è molta più femminilità che in un'altra.

Alphonse Karr

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categoria:donne
sabato, 16 aprile 2005
Nell'attesa ascolto il cd di Brunella Selo, "Iso", appena uscito. C'è anche una sua versione della "Tarantella del Gargano" (lei l'intitola "Mundanare"), non è incalzante come la prima che ascoltai ed amai della Nccp, ma è fine. Ricordate quella degli Showmen? S'intitolava, se non sbaglio, "Amore che fu". Forse lo sa Jeneregretterien.
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categoria:musica, attese, napoletana
sabato, 16 aprile 2005
Stasera cena chez moi. Cena cinematografica. Ma non a tema. Peccato. Dico solo che c'è una minestra con sorpresa. E aggiungo che da bere c'è Falanghina del Taburno (preferisco quella di Cellole, ma va bene lo stesso), Morellino di Scansano, Falerno del Massico (e come poteva mancare) e poi Passito di Pantelleria (per le signore) e grappa e ouzo (per i signori). E c'è anche un liquore irlandese. Prima o poi scoccherà la penultima ora.
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categoria:piaceri, attese
sabato, 16 aprile 2005

Lasciamo agli uomini almeno un bottone da sbottonare, una cerniera da aprire: facciamogli fare qualcosa. Insomma: le donne devono fare le finte tonte. Non devono ostentare troppa intelligenza.

Maria Grazia Cucinotta

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categoria:donne
venerdì, 15 aprile 2005
Oggi è stata dura. E non ancora finita, completamente. Aspetto che altri facciamo il loro dovere. Ma vorrei scappare. Mi aspetta un week end senza lavoro, con un incontro tra amici. So già, però, che sprecherò la mia agognata domenica. Succede sempre così. Raramente, ma succede così.
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categoria:attese
venerdì, 15 aprile 2005
Il settimanale maschile Usa ha intervistato 11 mila single
«Solo sesso, grazie. Siamo italiane»
Secondo Esquire le donne del nostro Paese sono le più bollenti del mondo. Sul podio anche spagnole e brasiliane. Ultime le americane
 
 
La copertina di maggio del settimanale Esquire
NEW YORK -
«Preferite un tenero abbraccio o una notte di sesso sfrenato?». Non c'è proprio alcun giro di parole, nella domanda che campeggia su Esquire. Il maschile americano ha deciso che era arrivato il momento di indagare sulle preferenze affettive (e non) delle donne del mondo. Così il numero di maggio uscirà in edicola con un sondaggio che ha contattato più di undicimila obiettivi. «Solo sesso, grazie». Altrettanto francamente hanno risposto le italiane, vincitrici indiscusse della medaglia d'oro nella bollente olimpiade organizzata dalla rivista maschile: l'83% delle nostre ragazze ha bocciato le coccole per virare decisamente verso affannati corpo a corpo. Focosissime, sono riuscite persino a staccare spagnole e brasiliane che hanno dimostrato di non poter proprio soffrire le romanticherie, conquistando medaglia d'argento e bronzo con percentuali più che rispettabili (76 e 72%). E le americane? Assolutamente tiepidine, fanalino di coda con quel «misero» 63% che sbiadisce dietro al 69% delle tedesche e al 68% delle inglesi. Dettaglio metodologico: le intervistate avevano in media 22 anni ed erano per il 65 per cento single.
QUESTIONE DI CENTIMETRI - Esquire ha preferito non farsi mancare nulla. Già che c'erano, hanno pensato di avanzare qualche domandina in più. Le undicimila ragazze hanno dovuto sciogliere il fatidico dubbio che ogni uomo si è posto almeno una volta nella vita: «Ma le dimensioni contano o no?». E anche qui le italiane si sono distinte, piazzandosi con un 6 e mezzo al secondo posto di una graduatoria che al «Sì» attribuiva 10 punti. Quelle che ci fanno più caso sono le israeliane, mentre per brasiliane e americane in un rapporto a due conta «anche» altro.
BISOGNA FARSI DESIDERARE - Appassionate sì, ma sempre un po' ritrose. E mai promiscue. Il sondaggio ha dimostrato che le italiane sono pronte ad aspettare ben «cinque appuntamenti e mezzo» prima di concedersi a un nuovo amore. Le più frettolose sono le svedesi, che scelgono di rotolarsi tra le lenzuola dopo aver visto il futuro partner «appena quattro volte». Indecise australiane e inglesi, che si lasciano andare dopo aver oscillato titubanti intorno a una media matematica di «4,4 incontri». Per quanto riguarda invece il numero di partner, le più indaffarate sono brasiliane, russe e israeliane. Che hanno risposto «Dieci» all'inequivocabile domanda di Esquire: «Con quanti uomini siete andate a letto?». Le americane hanno vantato un nove, mentre nel passato delle spagnole scoloriva il ricordo di otto uomini e le italiane preferivano non rivelare troppo.
L'ECCEZIONE A STELLE E STRISCE - Ma a dispetto della loro promiscuità e del fatto che in media diventano presto sessualmente attive (per Esquire l'eta media in cui le americane perdono la verginità è 16 anni, contro i 17 di italiane, spagnole, filippine e russe) le ragazze a stelle e strisce non fanno follie per una notte di sesso. Tranne che in un caso, per un'unica, avventurosa eccezione: i rapporti a tre. In America - dove il 46% delle intervistate ha confessato di possedere un vibratore, il 33 di masturbarsi più volte a settimana e il 39 di aver avuto esperienze lesbiche - quasi tre donne su dieci hanno confessato un torbidissimo «ménage à trois».
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categoria:notizie, sesso
venerdì, 15 aprile 2005

L'unico modo di comportarsi con una donna è di fare l'amore con lei, se è bella, e con un'altra, se è brutta.

Oscar Wilde

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categoria:donne
giovedì, 14 aprile 2005
Non metto spesso la cravatta. Un tempo mi divertiva. E con gli anni ne ho acquistate tante. Oggi per accattivarmi la primavera ho messo una cravatta verdescuro, quasi nera, molto stretta. A lingua. In puro stile fine anni Ottanta. Ma non sono più abituato a giacca e cravatta. Domani ne farò a meno.
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categoria:look
giovedì, 14 aprile 2005

Le donne fini credono che una cosa non esista affatto, quando non è possibile parlarne in società.

Friedrich Nietzsche

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categoria:donne
mercoledì, 13 aprile 2005
Guardavo il passeggio di Toledo. Dentro da Pintauro c'ero solo io a quell'ora. Ascoltavo dall'iPod "Era de maggio" dalla voce vibrante di Mirna Doris. Addentavo, va sans dire, una magnifica sfogliatella riccia. Precipitavo con sublime delizia nell'abisso del kitsch (o come cazzo si scrive lui). Ero in caduta libera. E, precipitando precipitando, addentando addentando, masticando masticando, qualche friccicore erotico la sfogliatella l'ha prodotto. E sì, pollastrelle della blogosfera, la sfogliatella è un dolce erotico, direi addirittura è il dolce pornografico. Per la sua forma triangolare che la fa somigliare a una fica cremosa e profumata, va sans dire (e sono due), e perché, come sanno i cultori di curiosità napoletane, nel Settecento la sfoglia autoavvolgente, che contiene il frutto di semolino e canditi, era stirata dai sederoni abbondanti delle monache della Croce di Lucca. La sfogliatella è arrapante. L'ho scoperto con la maturità. A proposito: la maturità sessuale di un uomo scatta quando capisce finalmente che anche le donne amano scopare e che si arrapano pensando ai cazzi. Nella maturità io sono passato dal babà alla sfogliatella riccia. E solo riccia. La frolla è una pastetta per puritani. La sfogliatella è una figa che si può masticare e ingoiare. Così anche il masculo può diventare una gola profonda. E poi avete mai provato a masticare una figa palpitante, una bella fessa con tanto di labbra e clitoride turgidi di nervi e gonfi di sangue? Fàtelo che la vostra partner ve ne sarà grata per sempre. E' una tecnica che non ricordo di aver mai ritrovato in un libro erotico, in nessuno dei romanzi che si leggono con una sola mano. Né in Miller, né in quella zozzona della Millet. Forse mi toccherà ripassare il divino marchese de Sade. Ma credo che sia meglio ritornare da Pintauro.
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categoria:sesso, napoletana
mercoledì, 13 aprile 2005

Sono poche le donne oneste che non siano stanche del loro ruolo.

François de La Rochefoucauld

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categoria:donne
martedì, 12 aprile 2005
Io, alle stronzate mi ci applico con molto metodo.
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categoria:lampi
martedì, 12 aprile 2005
Da qualche parte ho letto che il 75 per cento del cervello è acqua, il resto è pensiero. Secondo me, è un calcolo ottimista.
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categoria:lampi
martedì, 12 aprile 2005

Se la donna va sul politico, l'uomo diventa erotico.

Karl Kraus

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categoria:donne
lunedì, 11 aprile 2005
Ci sono delle poesie, delle immagini, dei suoni, degli odori e tanto altro che ci restano impressi nella mente e nei ricordi da tempo immemorabile. Sono degli stampini che riempiamo con la sabbia della vita e del tempo che siamo. Ci sono dei versi di una poesia di Esenin che ho letto e provato a imparare a memoria da ragazzo che tornano, a mo' di consolazione, spesso e spesso ancora. Cito a memoria (ma io ho poca memoria, in queste faccende): "Tutto passa in preda all'ora della sfioritura. Io non sarò più giovane, né più mi tenterà a vagare scalzo la terra dalle betulle telose". E via così. Sono bagliori mentali, piccoli meccanismi che all'improvviso scattano per consolarci o per incitarci o per farci capire quanto tutte le nostre paure siano piccola cosa di fronte alla vita che vive anche quando noi non ci siamo e non si saremo. E' la potenza dell'Essere parmenideo che è (Tortora sii clemente e misericordioso per chi come un Khayyam da quattro soldi cerca la veritas nel Nero d'Avola). E' la coscienza dell'Essere che noi abbiamo. E' l'angoscia dell'Essere che noi comprendiamo e che un giorno non ci sarà più. Tutto passa, passa il bene (più in fretta) e passa il male (più lentamente). Tutto passa.
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categoria:poesia, nausea
lunedì, 11 aprile 2005
Non sono un grande esperto di vino. Piuttosto ne bevo abbastanza. Perché mi piace. Il rosso, solo il rosso. Il bianco, che pure ha caratteristiche gloriose, da qualche anno lo snobbo. Sono sciovinisticamente e proustianamente legato ai vini campani: al Falerno, innanzitutto, ma anche all'Aglianico e a qualche leggero e frizzante Gragnaniello o a qualsiasi vino di Lettere. Il Falerno (al quale ho dedicato, più sotto, un bozzetto in forma di post) è però per me il re dei rossi. Ma I. preferisce i vini siciliani, pur non disdegnando i campani che trova un po' troppo tanninici. Ama il Nero d'Avola, la mia I., forse perché è una gattoparda. Stasera piccolo dibattito a tavola, sulle qualità del Nero e quelle del Falerno: sta diventando un'esperta. Non ha le parole giuste, come non le ho io. Ma si fa capire. Beve poco, ma giusto.
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categoria:piaceri
lunedì, 11 aprile 2005

Una donna è meglio farla arrossire che farla ridere.

Alphonse Karr

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categoria:donne
domenica, 10 aprile 2005
Mi rifarò con il solido e solito Falerno del Massico. 'A faccia 'e chi me vo' male.
postato da: roquentin alle ore 21:07 | Permalink | commenti (1)
categoria:piaceri
domenica, 10 aprile 2005
C'è brutto tempo. Lavorare non mi costa rammarico. Ma sono scocciato lo stesso. Non trovo il tempo per dedicarmi a progetti che accarezzo da tempo.
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categoria:nausea
domenica, 10 aprile 2005

Non bisogna mai regalare a una donna qualcosa che non possa indossare di sera.

Oscar Wilde

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categoria:donne
sabato, 09 aprile 2005

Per qualcuno (e questo qualcuno ha capito che mi riferisco a lui) passo per papista. Così per rendere omaggio a modo mio al grande Karol Wojtyla vi propongo il testo di una canzone che amo molto. E' del 1990. La canta Lucio Dalla. Le parole sono di uno dei poeti italiani che prediligo, Roberto Roversi. Leggete, se vi capita, "Dopo Campoformio". La canzone è "Comunista". L'album è "Cambio".

Canto l'uomo che è morto
Non il Dio che è risorto
Canto l'uomo infangato
Non il Dio che è lavato.

Canto l'uomo impazzito
Non il Dio rinsavito
Canto l'uomo ficcato
Dentro il chiodo ed il legno.

L'uomo che è tutta una croce
L'uomo senza più voce
L'uomo intirizzito
L'uomo nudo, straziato
L'uomo seppellito.

Canto la rabbia e l'amore
Dell'uomo che è stato vinto
Canto l'uomo respinto
Non l'uomo vincitore.

Canto l'uomo perduto
L'uomo che chiede aiuto
L'uomo che guarda
Nell'acqua del fiume.

Dove l'acqua conduce
l'uomo che accende una luce
o quello che trova la voce.

Canto l'uomo che è morto
non il Dio che è risorto.

Canto l'uomo salvato
non l'uomo sacrificato.

Canto l'uomo risorto.
Non il Dio che è li' morto.

Canto l'uomo che è solo
Come una freccia
Nel suolo.

L'uomo che vuole lottare
E che non vuole morire.

Canto Andrea del vento
Ragazzo di Crotone
Che si fa avanti e racconta
La sua vita di cafone.

Anch'io sono partito
Piangevo alla stazione
E poi là nella neve
Dove si poteva sperare.

Non c'era l'onda del mare
Là sono arrivato
Anch'io mi sono fermato.

Canto l'uomo che ascolto
Con la voce distesa sul prato
Canto chi vuole tornare
Non chi vuole fuggire.

Canto Andrea che dice :
" Quella era la mia terra,
Adesso la prendo e la mangio".

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categoria:musica, poesia
sabato, 09 aprile 2005
Mi sono anche stancato di dirlo: ma facesse 'na corta e ascesse 'o sole? Cosa dicevate in qualche post in vari blog del quattro aprilante? Il 4 aprile c'era il sole e oggi piove. E' vero che la maledizione, in caso di pioggia, sarebbe durata per 40 giorni, ma non è giusto che oggi piova.
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categoria:lampi
sabato, 09 aprile 2005

Nella vendetta e nell'amore la donna è più barbarica dell'uomo.

Friedrich Nietzsche

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categoria:donne
venerdì, 08 aprile 2005
Sdrammatizziamo un po'. Bill Clinton è entusiasta di Roma. Non fa che ripetere: "Very beautiful, very beautiful, qui ci sone tanti monica".
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categoria:lampi
venerdì, 08 aprile 2005

Nelle donne che si sono lasciate andare a far l'amore, il minor difetto è quello di fare l'amore.

François de La Rochefoucauld

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categoria:donne
giovedì, 07 aprile 2005
Ho aderito all'appello per far nominare Fernanda Pivano senatrice a vita. E' la risposta dell'editore (Fandango) e cinematografico Procacci all'indegna raccolta di firme che Vittorio Feltri sta facendo a favore della Fallaci. La Pivano è una delle maggiori operatrici culturali italiane (scrittrice, editor, critica letteraria, talent scout, divulgatrice). Basterebbe la traduzione insuperabile che sessant'anni fa ha fatto dell'"Antologia di Spoon River". Ha reso più bello anche quella palla di Hemingway. Per non parlare della beat generation. E poi è una donna che la vita se l'è goduta e ha insegnato a tutti che bisogna godersela. Contro chi sputa veleno contro le altre culture, una donna che ama il dialogo e, vivaddio, non è antiamericana. Leggete più sotto l'articolo che ha scritto per la morte di Saul Bellow.
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categoria:desideri
giovedì, 07 aprile 2005
Sul blog di Tortora (linkato) c'è un interessante dibattito sul papa. Andate a dare un'occhiata.
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categoria:notizie
giovedì, 07 aprile 2005

Divido le donne in colpose e dolose.

Karl Kraus

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categoria:donne
mercoledì, 06 aprile 2005
Il grande scrittore americano aveva 89 anni
È morto Saul Bellow: raccontò
l'anima dell’uomo moderno
di Fernanda Pivano
 
Come faremo senza Saul Bellow, senza la sua ironia, senza la sua eleganza, senza la sua inesorabile tenacia? L'aria è piena di suoi ricordi, sue frasi, sue battute, le stanze sono piene di sue immagini, suoi incontri, sue attese, le strade sono piene di sue passeggiate, di suoi pensieri, di suoi rimpianti, le fotografie sono piene del suo viso, della sua sicurezza, della sua indipendenza.
Saul Bellow (Reuters)
E lui, Saul Bellow, dov'è?
Il primo ricordo che mi viene in mente è di qualche giorno favoloso che abbiamo passato a Capri, quando lui aveva 69 anni, capelli d'argento sui grandi occhi a mandorla, asciutto e affascinante, tre divorzi con un figlio per divorzio, quarta moglie romena, una quindicina di libri tra romanzi, commedie e raccolte di saggi e di racconti, Premio Pulitzer e tre National Book Awards, innumerevoli premi internazionali e lauree ad honorem , tutto culminato nel 1976 col Premio Nobel. Prima di venire a Capri a prendere il Premio Malaparte di Graziella Lonardi si è fermato a Roma in un albergo del centro, ha cenato una sera con Paolo Milano, suo intimo amico, e una sera con me. E’ andato dall’ambasciatore americano a una riunione in onore del colonnello Joe Kittinger, trasvolatore solitario dell’Atlantico in mongolfiera, commentando l’avvenimento: «Molto coraggioso. Ma occorre più coraggio per affrontare un matrimonio».
A Capri, fra un solleone e un acquazzone, ha partecipato a una cena alla Grande Gatsby nella ex casa della Principessa Mafalda di Savoia, è andato alla Villa di Tiberio in cerca del fantasma dell’imperatore, ha detto davanti a un pubblico di intellettuali: «Se dovessi cercare un eremo in cui vivere sicuramente sceglierei Capri, ma sento di dover restare nella lotta di Chicago», ha passato una giornata chiuso nella camera dell’albergo di lusso di Capri, l’indomani ha subito senza drammi l’insolenza di un giovane editore che si è presentato al lunch in suo onore con un’ora di ritardo e tutto sbracato perché arrivava «dalla barca» con un gruppo di amici sbracati come lui, e la sera si è accorto che gli editori lo avevano lasciato solo a Capri, tra grandi risate l’ho accompagnato a Roma io e sono stata con lui a cena a luci basse a parlare più delle sue donne che dei suoi libri.
Caro Saul Bellow, fascinoso e rubacuori, che raccontava le sue esperienze con gli ormoni di Wilhelm Reich, e i suoi problemi più o meno sessuali con le varie mogli e solo di sfuggita parlava dei suoi libri o di quello che stava scrivendo o delle sue proteste per recensioni con cui non era d’accordo. Ormai di lui tutti sappiamo tutto perché è uscita l’anno scorso, anche in Italia, una superba biografia di James Atlas, di quelle americane dove si trova tutto, tutte le notizie come su Internet, ma senza errori. La biografia comincia con l’affermazione che «gli scrittori americani per lo più sono autodidatti».
La cultura era un’attività marginale, Chicago, come diceva il suo massimo poeta Carl Sandburg, era la città «dalle grosse palle», la letteratura autoctona produceva romanzi come The Pit (del 1903) di Frank Norris sugli speculatori del grano, The Jungle (1906) di Upton Sinclair su una famiglia di immigrati lituani, la trilogia su Frank Cowperwood di Theodore Dreiser ispirata da un magnate della ferrovia, i romanzi amorosi di Sherwood Anderson; ma il Rinascimento di Chicago esisteva, ed Henry Louis Mencken sosteneva che era impossibile trovare uno scrittore americano che non avesse qualche legame col mattatoio sulle rive del lago Michigan.
Eppure per i giovani Chicago rappresentava nel XX secolo quello che Parigi era stata nel XIX per il protagonista di un romanzo di Honoré de Balzac; rappresentava, come dice Saul Bellow nella sua autobiografia, la prova «che la vita vissuta nei grandi centri manifatturieri, con la puzza di carne macellata, immensi slums, carceri e ospedali, era anche vita umana». In questa città si è trovato a crescere Saul Bellow, che l’ha fatta diventare un personaggio: la sua ventina di libri l’ha resa familiare quanto la Dublino di James Joyce. A permetterglielo è stata la fiducia nel proprio destino di artista, cioè, diceva Saul Bellow, «di una persona consacrata alla funzione più alta di cui è capace l’essere umano: fare, appunto, l’artista».
Non c’è dubbio che artista Saul Bellow è stato, senza esitazioni e fino in fondo: in quella Chicago ha vissuto in una famiglia di emigrati, ma nato nel Nuovo Mondo, cioè «diverso» dal resto della famiglia. Che era costituita dal padre poverissimo, la madre figlia di un rabbino e dai loro cinque figli, di cui Saul era il minore. A tre anni Saul si è trovato trasferito con la famiglia a Montréal e a otto anni è finito in un ospedale dove ha letto La capanna dello Zio Tom e, ha detto più tardi, ha visto la morte in faccia (ha descritto l’esperienza in Humbold’t Gift ), e in Herzog ha raccontato il disastro di suo padre nel 1923, quando non ha avuto più i tre dollari che doveva al rabbino per le lezioni di ebraico.
Nel 1924, il 4 luglio, a nove anni, aveva attraversato clandestinamente il confine con l’aiuto di un contrabbandiere e aveva preso un treno per Chicago; anche questa storia la racconta in Herzog. A quindici anni la famiglia aveva traslocato in un quartiere dove abitavano gli ebrei che «c’e l’avevano fatta»; in Herzog, racconta anche la morte drammatica della madre quando aveva 17 anni in un ricordo che lo ha ossessionato tutta la vita. Intanto si è diplomato, si è iscritto all’università, è diventato amico di Isaac Rosenfeld; con lui discuteva nei circoli universitari fra trotzkisti e stalinisti e nel 1934, mentre la famiglia traslocava in un quartiere di «ebrei agiati», a 19 anni aveva affrontato il rito di iniziazione d’obbligo durante la Depressione; poi aveva lasciato la casa paterna e aveva affittato una camera; lavorava con un fratello in un negozio di carbone che gli ha fatto da materiale per The Adventures of Augie March, si è laureato insieme a Isaac Rosenfeld, si è scelto per maestri scrittori fuori dalla scuola, Fedor Dostoevsky, Gustave Flaubert, James Joyce e soprattutto Theodore Dreiser, si è sposato con Anita.
Nel 1929 il Federal Writer’s Project gli ha dato da fare un libro sull’Illinois, come già lo aveva dato da fare a Nelson Algren e Richard Wright: a Saul Bellow il libro assegnato riguardava un elenco dei giornali dell’Illinois e poi anche profili biografici contemporanei, fra cui quelli di John Dos Passos, James T. Farrell e Sherwood Anderson. Nel 1940, dopo sette anni di attesa ha ereditato 500 dollari da una vecchia assicurazione della madre ed è andato in Messico con l’intenzione di salutare Trotzky, ma quando è arrivato lo ha trovato assassinato, proprio come Trotzky aveva sempre annunciato che avrebbe fatto Stalin.
In quel periodo ha scritto The Adventures of Augie March e ha cominciato colloqui per la ricerca di posti di lavoro; uno di questi colloqui, con Whittaker Chambers, lo ha umiliato perché non gli ha dato un posto al Time e Saul Bellow racconta l’umiliazione in The Victim , che è uscito nel 1947. Nell’attesa della chiamata alle armi aveva finito il suo primo romanzo, Dangling Man , che è poi uscito il 23 marzo 1944, mentre Hitler aveva invaso l’Ungheria, l’aviazione americana bombardava Berlino e le camere a gas di Auschwitz erano diventate cosa nota. Il libro è scritto sotto forma di diario ed è la cronaca di quattro mesi della vita di un giovane. La recensione più importante che ne è uscita è stata quella di Edmund Wilson sul New Yorker , dove Wilson lo ha presentato come una testimonianza importante sulla psicologia della generazione cresciuta durante la Depressione e la Guerra; invece Diana Trilling ne ha fatto una stroncatura su The Nation .
Nell’estate 1944 era andato a stare in un bell’appartamento, finalmente, e poi in attesa del richiamo militare che non arrivava mai si era arruolato volontario ed era partito per l’Est nella Marina Mercantile, col vantaggio che la caserma si trovava a poca distanza da Manhattan, dove vivevano molti suoi amici (forse il più importante è stato Isaac Rosenfeld). Continuava ad avere problemi economici: gli avevano rifiutato una borsa Guggenheim, nella primavera del 1946 si era stabilito a New York mentre portava a termine il suo secondo romanzo The Victim , non riusciva a fondersi con la società del Village che lo considerava un conformista, ed è stato allora che è andato in treno a Madrid, con un viaggio durato due notti; al ritorno dalla Spagna, dunque due anni dopo più o meno la fine della guerra, era uscito The Victim : Saul Bellow era riconoscente all’editore per la promozione che aveva fatto al libro e i critici cominciavano ormai ad accorgersi di lui, specialmente Robert Pennwarren e Alfred Kazin. Con questo successo ha avuto un anticipo per un nuovo romanzo ed è andato a Parigi: era il 15 settembre 1948, e lì ha scritto praticamente The Adventures of Augie March .
Nel 1950 è ritornato a New York, e ha fatto un’esperienza con le scoperte Wilhelm Reich, che non solo non ostacolava i suoi interessi sessuali, ma li incoraggiava: ormai era considerato un donnaiolo. Per i libri ormai era proprio famoso e accettato da tutti gli intellettuali d’America, presto era diventato amico di Ralph Ellison col suo controverso ma famosissimo Invisibile Man (rimasto amico di Bellow tutta la vita e chiamato poi da lui a lavorare accanto a sé a Chicago nel suo «Committee On Social Thought»). Bellow non era soddisfatto di The Adventures of Augie March e pensava di dover rifare gli ultimi capitoli; ma ormai il suo nome era entrato nello scaffale dei romanzi scritti nel dopoguerra dagli scrittori ebrei americani, The Naked and the Dead di Norman Mailer, Focus di Arthur Miller, The Natural di Bernard Malamud, Passage from Home di Isaac Rosenfeld, la raccolta di racconti di Delmore Schwartz The World is a Wedding .
Nel 1953, insieme alla nomina nel Bard College era arrivata la grande fama, a parte un attacco di Norman Podhoretz sulla «Partisan Review» e uno del figlio di Rebecca West sul «New Yorker»: quell’anno gli hanno dato un «National Book Award». Ha divorziato dalla moglie e il primo febbraio 1956 ha sposato Sondra, ha trovato un incarico nella New School ed è andato a preparare il suo corso a Yaddo, la colonia per artisti di Saratoga Springs, dove è diventato amico di John Cheever. Intanto preparava il romanzo Seize the Day , che è poi uscito nel novembre di quel 1956, ed è stato accolto da recensioni entusiastiche. Nel 1957 gli è nato un altro bambino e ha incontrato Susan Glassman, laureanda alla Radcliffe, dove Bellow aveva avuto un incarico; e ha creato una serie di problemi, conclusi con nuovo divorzio di Bellow.
Negli Anni Cinquanta l’Olocausto aveva reso indifendibile l’antisemitismo, il che non significava che non esistesse e Saul Bellow ne portava ad esempio Allen Tate, che si proclamava un Agrarian del Tennessee, e non nascondeva il suo disprezzo per il gruppo prevalentemente ebraico della «Partisan Review»: non si poteva negare che nella letteratura americana una vena di antisemitismo fosse esistita negli Anni Venti: per esempio gli studiosi di Hemingway sanno che l’editore gli ha chiesto di fare una modifica in The Sun Also Rises a un personaggio ebreo per renderlo sgradevole. Nei week end lo andava a trovare Sondra finché Bellow aveva divorziato da Anita con grossi problemi economici. Dal Bard College Bellow ha dato le dimissioni nel 1954, è andato a vivere a Cape Cod, dove ha ritrovato Mary McCarthy, divorziata da Edmund Wilson (che ora vi abitava col suo terzo marito Bowen Broadwater).
Nel 1955 è morto il padre, lasciandolo sconvolto, non diversamente da come lo aveva lasciato sconvolto la morte della madre. Seize the Day rappresentava un ritorno alla narrativa praticata in passato con la letteratura ottimistica di Dangling Man e The Victim ; modello del libro è Delmore Schwartz, che si avviava nel personaggio a diventare il relitto umano poi descritto senza pietà in Humboldt Gift, che è uscito nel 1959. Mentre Bellow era a Reno per divorziare da Anita e poter sposare Sondra ha incontrato Arthur Miller che stava divorziando per sposare Marilyn Monroe che stava girando Bus Stop; e finite le operazioni del divorzio era andato con Sondra in un viaggio di nozze prima di sistemarsi nella Villa Tivoli del Bard College.
Bellow aveva continuato a protestare coi recensori che non lo apprezzavano ma più o meno allora si era trovato ad affrontare un problema importante per tutta l’America, quello del rilascio di Ezra Pound: il dibattito per Pound si era aggravato nel 1949, quando gli era stato assegnato il prestigioso premio Bollingen e Delmore Schwartz e Irving Howe avevano protestato; adesso era stato organizzato dall’amministrazione Eisenhower un comitato di scrittori per combattere la propaganda sovietica presieduto da William Faulkner di cui Bellow faceva parte. Bellow si era trovato a controbattere un Faulkner come spesso gli accadeva influenzato dal suo amato bourbon e deciso a proporre di portare oltrecortina un po’ di ungheresi e offrirgli una macchina usata e un lavoro, ma Bellow gli obiettò che al ritorno in patria sarebbero finiti tutti in prigione.
Questa discussione aveva distratto gli scrittori dalle proposte per la liberazione di Ezra Pound: Bellow era violentemente contrario alla liberazione di Pound e ha scritto a Faulkner una lettera di fuoco per impedirlo. A parte questo dramma etnico Bellow conduceva a Villa Tivoli una vita che sembrava uscita da un romanzo russo, clima che sottolineava con un’abitudine recente di rivolgersi agli amici con il patronimico in costume fra i russi. Il suo problema era la mancanza di soldi e la sua felicità era stata la nascita il 19 gennaio 1957 di un bambino che era stato chiamato Adam Abraham.
Aveva accettato un incarico temporaneo all’Università del Minnesota e Bellow vi si era trasferito in febbraio, poco dopo la nascita del figlio. Lì divideva l’ufficio col poeta John Berryman e a maggio era andato alla University of Chicago per esaminare un manoscritto intitolato la Conversione degli Ebrei sottoposto in esame dall’autore ventitreenne che aveva voluto conservare l’anonimato: Philip Roth ha riportato l’episodio nel suo The Gost Writer del 1979, dove ha ripreso il dramma della assimilazione ebraica. A differenza di Bellow che fa conservare ai suoi personaggi tracce della loro ascendenza di immigrati, i personaggi di Philip Roth vivono nelle nuove periferie. Di Saul Bellow Philip Roth ha raccolto un ricordo molto dolce: «Dava l’idea di una persona acuta, pazzamente sicura di sé, affascinante, spiritosa e molto generosa».
Ormai la celebrità di Bellow è tale che tutti conoscono i suoi libri; tutti conoscono anche i suoi premi che sono stati i tre National Book Awards, un Pulitzer Prize e clamorosamente il Premio Nobel che Bellow è andato a prendere a Stoccolma con moglie, parenti e amici in un gruppo di una decina di persone in una settimana che è stata per lui un uragano di applausi. Poi ha sposato la scienziata romena che lo ha portato a visitare il suo Paese infelice e ha divorziato dopo che Bellow aveva divorziato anche dalla terza moglie Susan Glassman. Ma anche con la moglie romena Bellow ha vissuto in Europa un episodio romanzesco. Era molto innamorato di lei, in Italia si era fatto consigliare un negozio di coralli per comperare una collana che doveva regalarle come una catena da schiavo da mettere al collo, mi diceva che ogni mattina era lui a prepararle il caffè prima che lei uscisse, che era una moglie meravigliosa eccetera, ma quando in Francia il ministro della Cultura gli ha dato il premio della cultura francese porgendogli una medaglia, Bellow aveva fatto uno scherzo sull’asservimento che la medaglia comportava e la moglie romena gli aveva detto ad alta voce: «Don’t make an ass of youself». Molto tempo dopo Bellow mi ha raccontato che è tornato in America senza dirle una parola e ha parlato solo per chiedere a un avvocato il divorzio. I giornali sono stati pieni del suo ultimo matrimonio con Janis Freedman che a 40 anni e dopo cinque aborti gli ha dato a 84 anni una bambina che è stata chiamata Naomi Rose.
Fernanda Pivano
 
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categoria:addii
mercoledì, 06 aprile 2005

La donna per l'uomo è uno scopo, l'uomo per la donna è un mezzo.

Alphonse Karr

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categoria:donne
martedì, 05 aprile 2005
La canzone "Guapparia" per me è quasi una madeleine proustiana. Niente a che vedere con la malavita, neanche con la sostanza poetica della canzone che pure c'è. E', trattandosi di tempo perduto, di un ricodo dell'infanzia. "Guapparia" era la canzone che gli ubriaconi strapaesiani che frequentavano l'osteria di mio nonno omonimo (Roquentin, è ovvio) aveva in un allora piccolo paese della provincia a Nord di Napoli. Si trattava di una confraternita di beoni, più tristi che allegri, non avevano le sbornie filosofiche dei fratacchioni bolognesi di Guccini. Era un universo di vinti verghiani, umili manzoniani. Bevevano il falerno del Massico, abbondantemente annacquato da una mia zia ostessa rancorosa (però mi voleva bene, a modo suo, pure lei, zia Concetta). Avevano più soprannomi che nomi, quegli uomini che a me, bambino, parevano tutti vecchi. In molti avranno avuto allora attorno ai cinquant'anni. Con loro giocavo a tressette, e a sei-sette anni ero bravissimo, mo' mi batte pure mio figlio. C'era Capajanca, Michele 'e Capajanca, che una volta litigò con un altro e per monti mesi fu espulso dalla confraternita del Falerno. E c'era un cantante di scarso successo che tutti chiamavano Enzo Tell, come il Guglielmo della mela. Credo che si chiamasse Vincenzo Ricciardiello. Era una sorta di Teddy Reno pezzottato. Lui non l'ho sentito mai cantare. Ma anni dopo ho visto una delle sue foto di quelle che i divi danno ai fan. Mi ricordava pure Giacomo Rondinella, o un attore dei film in bianco e nero degli anni Quaranta e Cinquanta. Lui non cantava. Cantavano gli altri. Tra i quali c'era una sorta di capobanda che mandava giù più vino degli altri. Era lui a muovere dei passi sgangherati di ballo, una sorta di marcetta alla Charlot, con le cosce a bancarelle. Risate e risate. Gli altri seduti ai tavolini di legno (dei magnifici fratini che non si fanno più, saranno serviti a riscaldare qualche serata come legna da focolore), tavoli unti e anneriti di vino e di sudore, gli altri seduti battevano i pugni sul tavolo per dare il tempo. Ora tutto quell'universo maltrattato dalla vita si sbronza con la birra, ognuno solo davanti alla sua televisione. A una certa ora io ero mandato a letto, un'ora che mi sembrava tardissima, ma saranno state le nove-dieci di sera. Prima di prendere sonno, dal letto della stanza dove si dormiva, al primo piano, quasi sopra l'osteria, li sentivo cantare i beoni del falerno. E ogni sera stonavano "Guapparia": "M'aggio bevuto nu bicchiere 'e vino pecché stasera 'a voglio 'ntussecà". Scetateve guagliune 'e malavite e io cominciavo a prendere sonno. Le voci e gli sghignazzi erano attutiti dalle porte chiuse, ma nella notte silenziosa e senza auto si sentiva tutto e tutto conciliava il sonno, come una ninnananna irrinunciabile. Poi qualche anno dopo, adolescente, "Guapparia" l'ho ritrovata cantata da Gabriella Ferri, anche lei una vinta verghiana.
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categoria:musica, napoletana
martedì, 05 aprile 2005
Secondo indiscrezioni dell'ultima ora, Berlusconi tra qualche ora farà un annuncio solenne. Rivelerà di essere il 118mo cardinale, quello segreto del quale il pontefice in vita non ha rivelato il nome. Così entrerà nel Conclave per farsi proclamare Papa. Da Sua Emittenza a Sua Santità il passo è breve.
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categoria:lampi
martedì, 05 aprile 2005
La Bara delle Libertà ha perso clamorosamente. E da ieri pomeriggio (tranne qualche incertezza qua e là) è stata una goduria che non vivevo da tempo. Quelle facce di cazzo di fascisti, paggetti di Berlusconi, canaglie travestite da manager, che ammettevano la sconfitta e a malapena riuscivano a fare qualche distinguo, mi hanno divertito come un matto. Un'esultanza che non sempre sono riuscito a trattenere. Ma loro hanno la faccia come il culo. Sono aggrappati al potere come su un tronco in mezzo allo tsunami. Ma La Russa è stato impagabile. Ha avuto il coraggio di dire che siccome la Lombardia è la più popolosa delle Regioni italiane e là loro hanno vinto, non c'è stato un cappotto, ma un pareggio. E il Lazio cos'è una landa deserta? E la Campania cos'è la Groenlandia? Ma che vada a cagare. O torni nelle fogne di San Babila. Il loro capobanda non s'è ancora fatto vedere. Tace. Qualcuno gli sta suggerendo il testo che deve recitare. I giornali di tutto il mondo hanno titolato (quando sono stati buoni): "Berlusconi massacrato". Ma lui resterà là a fare danni ancora per un altro anno. A noi ci tocca resistere, resistere, resistere e organizzarsi, organizzarsi, organizzarsi. Tra un anno gli romperemo il mazzo. Definitivamente.
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categoria:riflessioni, piaceri
martedì, 05 aprile 2005

Gli uomini vorrebbero essere sempre il primo amore di una donna. Questa è la loro sciocca vanità. Le donne hanno un istinto più sottile per le cose: a loro piace essere l'ultimo amore di un uomo.

Oscar Wilde

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categoria:donne
lunedì, 04 aprile 2005
La batosta per la Cassa delle Libertà resta. Ma nel Lazio e (di meno) in Puglia stanno recuperando. Incrociamo le dita. Basta un solo voto in più.
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categoria:lampi
lunedì, 04 aprile 2005
La Cassa (da morto) delle Libertà è indietro in 11 regioni su 13. In pratica si arrocca nel Lombardo-Veneto. 11-2 è quasi un cappotto. E non parlate di un miracolo di Wojtyla. Questa volta, se gli exit poll saranno confermati, il miracolo l'hanno fatto gli italiani.
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categoria:riflessioni
lunedì, 04 aprile 2005
Non so come andrà a finire. Non riesco neanche a valutare chi possa essere aiutato elettoralmente dal clima particolare della morte del papa. Però credo che sia stato giusto confermare le elezioni. Ormai il grosso era stato fatto e poi chi ce la faceva a sorbirsi altri quindici giorni di propaganda berlusconiana. Almeno per qualche giorno ha detto meno cazzate.
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categoria:riflessioni
lunedì, 04 aprile 2005

Quando odiano, le donne sono più pericolose degli uomini. Innanzitutto perché, una volta destatosi in loro un sentimento ostile, non le frena alcun pensiero di equità, ma lasciano crescere indisturbato il loro odio sino alle estreme conseguenze; inoltre perché sono avvezze a trovare le piaghe (che sono di ogni uomo, di ogni partito) e a scavarvi dentro; e in questo le serve splendidamente la loro intelligenza affilata come un pugnale (mentre gli uomini, alla vista delle ferite, son portati al riserbo, alla generosità e spesso alla conciliazione).

Friedrich Nietzsche

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categoria:donne
domenica, 03 aprile 2005
Papa o non papa, lutto o non lutto, oggi si vota. E non fate i fessi.
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categoria:lampi
domenica, 03 aprile 2005

Se una donna ti rifiuta, non significa che sia virtuosa. Vuole di meglio.

Alessandro Morandotti

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categoria:donne
sabato, 02 aprile 2005

Avviate i figli alla carriera cardinalizia: non avranno concorrenza femminile.

Mino Maccari

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categoria:donne
venerdì, 01 aprile 2005
Le tv trasmettono la messa, la preghiera, l'attesa della fine. Cori. Litanie. Antifone. Roba latina. Wojtyla sta morendo. Lo ricordo quindici anni fa. Venne a Pozzuoli. Lo seguivo per lavoro. Entrò a benedire un nuovo centro della diocesi flegrea. Entrai con lui, assieme ad altre persone. Io ero uno dei tanti, lui era già vecchio. In ore come queste sento l'amarezza di non essere un cattolico, un credente. Perché, con Benedetto Croce, non possiamo non dirci cristiani.
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categoria:attese
venerdì, 01 aprile 2005
Questa improvvisa, lenta, pubblica agonia di Karol Wojtyla, farebbe nascere molte considerazioni. Tante se ne riverseranno e ne stanno già riversando sui giornali. Sarà un'indigestione. Wojtyla, per me che non sono un credente, è tra i maggiori protagonisti del Novecento, se non il più grande. Ha scassato un assetto politico-geografico che sembrava immutabile. Ha fatto il papa in tutti i sensi. E' stato reazionario nei temi cari al cristianesimo, ma più avanti di tanti uomini di sinistra nella difesa del concetto di solidarietà, una difesa da estremista. Ci sono molti episodi che ognuno di noi lega al lunghissimo pontificato di Giovanni Paolo II. Anche io ne ricordo tanti. A questo papa, però, sono legato da un affetto particolare, perché somiglia tantissimo a mia madre. Lo stesso sguardo azzurro, profondo e tagliente. Gli stessi silenzi, le stesse potenti grida. Tra tutte le sue immagini ho ferma nella mente l'anatema contro la mafia, nella valle dei Templi ad Agrigento. E poi ci sono le immagini del colloqio con Agca, il suo attentatore. Ci sono le centinaia di istantanee scherzose. C'è l'ultima espressione di dolore che da giorni ci perseguita, un uomo morente, la sua bocca fermata in un grido muto. Una potenza unica. L'uomo che ha voluto comunicare fino alla fine ha mostrato cos'è il dolore. Senza pietà per se stesso e per noi. Una lezione per avere compassione, vera e profonda, dei più deboli. Compagno Wojtyla, ci hai dato tanto.
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categoria:riflessioni
venerdì, 01 aprile 2005

Si possono trovare delle donne che non hanno mai avuto avventure, ma è raro trovarne che ne abbiano avuta una sola.

François de La Rochefoucauld

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categoria:donne