giovedì, 31 marzo 2005
Provo a mantenere la promessa. Riverso gli appunti nudi e crudi. Giusto qualche ritocco. Qua e là. Resta il grado zero della scrittura. Per me, ora, una liberazione.

Lunedì, 21 settembre, Bagdad. In giro per il suq. Ho visto gioielli d'oro. I soliti bambini che chiedono una moneta o qualsiasi cosa indossiate. Moschea del XVI secolo, non ho capito bene come si chiama. Molto bella, affollata di fedeli: donne velate, uomini, vecchi, bambini. E' Bagdad. Ecco Bagdad.
Ora sono nella hall dell'albergo Ishtar, la Venere araba. Anche qui ci sono molti ritratti di Saddam. Colpisce, girando per la città, l'abbondanza assordante di questi ritratti del rais riprodotto in tutte le situazioni possibili, collegate al luogo dove è collocato il ritratto. Nella zona della moschea c'erano due ritratti del presidente in preghiera. Davanti a un capolinea di bus, lo hanno ritratto con occhiali da sole e tenuta da viaggio.
Nei pressi della moschea c'era un bar pieno di anziani che fumano il narghilè. Sguardi persi nel vuoto.

Martedì, 22 settembre, Bagdad
I ritratti di Saddam hanno anche una funzione indicativa. Per esempio, il rais è ritratto mentre telefona nell'insegna davanti all'ufficio centrale dei telefoni. Saddam scrive, nel quadro davanti a una scuola. Per chi non sa leggere, la maggioranza degli iracheni, è come un'indicazione alfabetica. L'informazione diventa autocelebrazione e propaganda. E viceversa. Solitamente è l'informazione a fare propaganda. In questo caso la propaganda diventa informazione.
Nel museo nazionale: porte, mihrab vari, pezzi vari, resti di affreschi, spade, armi, asce. La sezione islamica. C'è comunque l'enorme frammento di un capoccione babilonese. Panel of glazed bricks. Bello. Verde e beige con disegni di animali e uomini barbuti. Statue assire e tori alati con teste umane. Anche i leoni. Dov'è la tigre con le zanne amata da Chatwin?
I parchi-giochi con i disegni di Topolino, Minnie, i puffi. I bambini sono una tribù internazionale. Insegne bellissime. Ce n'è una con la scritta "Pizza", un'altra con Windows 98. (Nota del 2005: ora si chiama globalizzazione).
Le autobotti che vanno in Giordania sono quelle dei contrabbandieri. Il petrolio sgorga da solo. La benzina costa 40 dinar al litro. Prima della guerra un dinar veniva cambiato con due dollari. Oggi, un dollaro è scambiato con duemila dinar.
Vivono del pesce del Tigri che chiamano masguf, una carpa che viene cucinata per due ore a fuoco lento, con la fiamma tenuta lontana. Sono pesci che raggiungono anche i cinque chili di peso. Gli iracheni mangiano riso importato dalla Cina, cetriolini cotti, chiamati bamia. Ogni famiglia può comprare a prezzo politico tre chili di farina, riso e legumi. Un pollo costa seimila dinar che corrispondono allo stipendio di un funzionario ministeriale.
Un bambino con un trauma cranico arriva 20 ore dopo ad Amman, attraverso il deserto.
Un aereo che si alza dal suolo iracheno viene abbattuto in cinque minuti. La no fly zone è costantemente bombardata.
Al festival di Babilonia c'è presente anche il Teatro dell'Impegno. Lo spettacolo che presentano si chiama "Il significato della Terra", musiche pugliesi, versi arabi. Il festival di Babilonia è all'undicesima edizione (tre prima della guerra e otto dopo). Babilonia. Sfilata dei paesi ospiti del festival: Romania, Grecia, Turchia, Oman, India e via orientaleggiando. Fino al Giappone. Discorsi ufficiali alla presenza di governanti vari, scortati da soldati armati di mitra (c'è anche Tareq Aziz).
I soldati sono una casta.
Lo spettacolo del primo giorno è la storia delle varie civiltà mesopotamiche. Sullo sfondo del palco dell'odeon c'è un uccellaccio con la testa divina. È l'aquila del simbolo iracheno? Ogni periodo della Storia è accompagnato anche da una passerella di una modella con un abito vistoso da dea e con un cappello serpiforme o di foglie. Lo stacco è musicalmente sottolineato da un refrain moderno (credo di Slimani o Abdelli). Nello spettacolo c'è anche una breve battaglia tra romani e parti. Credo che la musichetta sia tratta da una canzone intitolata "Ashtar". Ovviamente l'avvento dell'Islam è una parte culminante e applaudita dello spettacolo. C'è anche Harun ar-Rashid. C'è una donna che danza con veli rosa. È Sharazad? Le sottovesti rosa. E dopo Harun ar-Rashid c'è Saddam.
I cristiani in Iraq sono circa mezzo milione, divisi in diversi gruppi. Sono distribuiti a macchia di leopardo. Festeggiano il Natale. Saddam ha promesso che avrebbe costruito una grande chiesa.
La moschea al-Kadhemain è sciita. La maggioranza irachena è sciita. Durante la guerra Iran-Iraq, gli ayatollah contavano su un appoggio degli sciiti iracheni. Ma è prevalso il dato arabo e gli sciiti iracheni hanno sostenuto Saddam.

Giovedì 23 settembre, Bagdad
Lo stipendio medio di un iracheno è 100mila lire e non seimila lire. Sporcizia dappertutto.
Nel lavandino della camera d'albergo questa notte c'erano piccoli scarafaggi. Ho avuto un attacco di diarrea. Maurizio mi ha dato una compressa di antibiotico. Spero di non avere problemi. Credo che la diarrea sia stata originata o dall'acqua (sebbene beviamo sempre e solo quella imbottigliata e sigillata) o dalle fave con il pepe.
Le auto hanno i vetri rotti. Non arrivano ricambi.
La madrasa Khan Marjan è stata convertita in un ristorante. Con un arazzo moghul.
Spesso va via la corrente. Tutti gli edifici pubblici hanno un generatore. Per sei ore c'è corrente, per tre no. In strada molte vecchie auto americane scassate, ma la maggioranza sono giapponesi (Toyota e Nissan), qualche auto francese. Sempre vecchia.
Le due spade incrociate del monumento rappresentano la resistenza e il trionfo sull'Iran.
La nostra guida si chiama Mohamed. Un ragazzino iracheno nel pullman che ci porta a Babilonia si ostina a parlarmi in arabo e credo chieda ostinatamente una mancia.
Mohamed: gli iracheni rispettano molto Nabucodonosor perché è stato il primo a perseguitare gli ebrei.
Babilonia. Con la guida, attraverso le rovine vere e quelle finte, ristrutturate. Il leone di Babilonia. Le mura, una palma, la luna sorgente. Le rovine di Babilonia. Borges. Chatwin non passò di qui. Lattine di Pepsi, sassi, rovi. Qual è il nome di questi uccelli che volano nel crepuscolo? Un cantante dell'India Orientale. Il suo canto s'intreccia con quello lontano del muezzin. Ho toccato il leone di Babilonia. Come la mano cieca di Borges. Il grado zero della visione.
Gli iracheni, soprattutto i giovani, vestono di nero e grigio, casacche disegnate, camicie a righe.
Un bambino indiano dell'Assam danza sul palcoscenico.
C'era una volta la torre di Babele, ora c'è il fosso di Babele.
La moda dei giovani iracheni: baffi, capelli corti, camicie a strisce o quadretti neri o grigi, pantaloni neri o grigio scuro, o verde oliva.
Mohamed: un litro di benzina costa 25 dinar, un litro di latte 200 dinar, un frigorifero costa un milione, un televisore 500mila lire. Non ci sono voli aerei, solo quello per la Mecca. L'embargo ha fatto salire alle stelle il prezzo di tutto ciò che viene importato. Un pieno di benzina costa mille lire.
La torre di Babele era un edificio tutto sommato tozzo. Altro che lo slanciato edificio dipinto da Bruegel o l'edificio vertiginoso di Escher. Un mito che si ridimensiona (vedere il passo biblico corrispondente). Il culto della personalità verso Saddam fa impallidire qualsiasi altro culto analogo nel mondo arabo e forse anche non arabo.
L'orchestrina dell'Oman ha un direttore. È un adeguamento al modello occidentale?
La luna piena di Babilonia fa ritornare alla mente le suggestioni leopardiane. Babilonia, Cartagine, le Piramidi, Roma, Cuma, Pompei. Archeologia.
Mohamed: un iracheno che vuole lasciare il paese deve pagare al governo 500mila dinar. Cos'è, una cauzione?
Sto lavorando poco. Mi considero in vacanza. Vorrei fare qualcosa in vista dell'arrivo del papa, qualcos'altro sull'embargo. E il festival di Babilonia. E l'archeologia? Volevo ascoltare i suoni della vita di Bagdad. Ma ci sono molti rumori. Ora al bar dell'albergo suonano musiche mediorientali.
Fares: prima della guerra Bagdad aveva due milioni di abitanti. Dopo la guerra sono arrivati gli "zingari", i nomadi del nord e quelli del sud. Sono arrivati otto milioni di persone del sud e moltissimi curdi. Ora Bagdad ha 12 milioni di abitanti. Prima non si vedeva una cicca per strada. Ora è tutto sporco.
La guida di Babilonia aveva un ascesso a un dente. Mancano gli antibiotici. Così di deve accontentare di antidolorifici che tiene in un cuppetiello di carta. Il museo nazionale, visitato ieri, ha solo poche sale aperte. Per paura dei bombardamenti, gran parte dei tesori (in pratica tutto quanto era trasportabile) è impacchettato nei depositi. Sono visibili solo i reperti non trasportabili. Idem al museo di Babilonia, qui si è ovviato con copie. La madre di tutti gli embarghi. La madre di tutte le miserie.
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categoria:viaggi
giovedì, 31 marzo 2005

Terri Schiavo è morta. Alberto ha assunto la reggenza del principato di Monaco. Il papa sta peggiorando: febbre alta e pressione bassa. Domenica prossima si vota. C'è un ingorgo informativo. Per tirarmi su ho mandato giù un ovetto di cioccolato. Non è escluso che aggiunga un grappino.

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categoria:addii
giovedì, 31 marzo 2005

Donna incostante è quella che non ama più; volubile, quella che già ne ama un altro; irresoluta, quella che non sa se ama e che cosa ama; indifferente, quella che non ama nulla.

Jean de La Bruyère

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categoria:donne
mercoledì, 30 marzo 2005

In genere sono svogliato nella scrittura. Ma quando comincio mi viene tutto molto facile. E' come attingere a un pozzo pieno. Tiro su acqua, ma anche bisce, fango e qualche foglia secca. Scavo in quello che ho trovato e ne viene sempre fuori qualche metafora non cercata. Involontaria, come quelle di Massimo Troisi nel "Postino". Ma sostanzialmente sono pigro. E' sempre un lavoro. E quando non lavoro tendo a poltrire. A oziare, a nutrire la mia vita con esperienze ed emozioni mie o di seconda mano (leggendo). Da qualche giorno mi arrovello attorno a un post che vorrei dedicare all'Iraq, al mio viaggio in Iraq di ormai sei anni fa. Della serie (o categoria: come si dice nella blogosfera-splinder) "viaggi". Ne ho scritti diversi di resoconti di viaggio. E mi ero ripromesso di raccontarli tutti, i viaggi, in ordine più o meno cronologico. Già mi ero inceppato con l'India. L'ho tenuto in attesa per mesi e poi in una mezz'ora l'ho buttato giù. Mi succede sempre così. Anche ora, non avevo voglia di scrivere, pensavo e penso alla ripresa del lavoro, tra poco, questione di minuti. Poi lo sto facendo, sto scrivendo. Dall'Iraq ho portato una ventina di cartelle di appunti, quasi un moleskine pieno. Una parte l'ho postata mesi fa, quando avevano sequestrato quelle due tizie. Era una parte che avevo già elaborato. Il resto è roba che forse varrebbe la pena di postare nuda e cruda. Appunti, che a rileggerli danno un'idea stramba di quel viaggio, ma forse più vera perché non filtrata, scrittura al grado zero, lettura al grado zero. Prima o poi lo farò. Più poi che prima.

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categoria:viaggi, scrittura
mercoledì, 30 marzo 2005

Vanitosa è la donna che non si guarda mai allo specchio.

Karl Kraus

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categoria:donne
martedì, 29 marzo 2005

Le donne indovinano tutto, sbagliano soltanto quando riflettono.

Alphonse Karr

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categoria:donne
lunedì, 28 marzo 2005
C'è il sole. E andate affanculo tutti. C'è il sole, alla faccia delle cassandre. C'è il sole. Ed esco.
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categoria:sospensioni
lunedì, 28 marzo 2005

Gli uomini che non sanno scusare nelle donne i loro piccoli difetti, non potranno mai godere delle loro grandi virtù.

Gibran K. Gibran

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categoria:donne
domenica, 27 marzo 2005

Il serpente aveva già insegnato molte cose alla donna, quando Adamo era ancora tale e quale era stato impastato. Poi, quando Adamo si decise, quando mangiò metà del pomo, quando, a propria volta, ingerì la scienza del bene e del male, la donna aveva un vantaggio di un quarto d'ora su di lui e l'ha conservato per sempre. Ciò produsse e produrrà sempre la nostra inferiorità relativa.

Alphonse Karr

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categoria:donne
sabato, 26 marzo 2005
Tre
Forse riuscirò ad avere tre giorni liberi di seguito. Forse. Uno è sicuro.
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categoria:attese
sabato, 26 marzo 2005
Da un comunicato del Comitato Pro Bassolino.
Patti Smith a Napoli per la chiusura della campagna elettorale dell’Unione con Bassolino.
Venerdì 1 aprile alle ore 21.30 la cantautrice americana sarà al Teatro Mediterraneo della Mostra d’Oltremare insieme al chitarrista Lenny Kaye.
Il duo si esibirà nello spettacolo acustico “Words and Music”: i grandi successi di Patti Smith saranno alternati alla lettura di alcuni testi poetici.
La serata è a ingresso gratuito.

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categoria:musica, napoletana
sabato, 26 marzo 2005

La donna che non riesce a rendere affascinante i suoi errori è solo una femmina.

Oscar Wilde

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categoria:donne
venerdì, 25 marzo 2005
Un po' tutti i maschi si godono la sindrome di Tomas, il personaggio dell'"Insostenibile leggerezza dell'essere" di Kundera. Si tratta di un dongiovannismo quotidiano e low profile, che Tomas, beato lui, praticava e che tutti noi altri ci limitiamo a immaginare (e una piccola parte a praticare). Ai maschi le donne piacciono quasi tutte. E' un fenomeno ormonale, chimico. La primavera e Toledo (ma pure via Chiaia) congiurano per scatenare la sindrome di Tomas. E poi chi ha letto "Conos" di de Prada, non vede altro che fiche che camminano. Allora, devo confessare una manìa. Sì, una manìa. Già vi vedo aguzzare la vista. Vabbé, non sono proprio il mio tipo, ma le donne vistose mi attirano, soprattutto se sono un po' pruvàse (procaci), come si dice a Napoli, più cacciatrici che zoccole, belle ma un po' eccessive, sopra le righe, vestite per farsi notare, che camminano per strada e si aggirano tra i negozi con passo deciso da padrone del mondo. Sicure di non passare inosservate e capaci di ostentare indifferenza. Non sono il mio tipo, l'ho detto, anche se non saprei dire quale sia il mio tipo. Ieri sera, dopo il preserale andantino, a via Chiaia c'era una magnifica pruvasòna. Pantalone e giacca di pelle scamosciata beige, tacchi alti, capelli lunghi biondi, buste dei negozi tenute con la sinistra, passo imponente e veloce, un passo che sapeva muovere le natiche. L'ho sempre vista di dietro, ché camminava ondeggiante, ma veloce, dall'aspetto pure un po' giunonico. Magari non avrà avuto un filo di tette e forse sotto la chioma chiara avrà avuto una faccia cavallina, non lo so. Ma vederla attraversare Chiaia, rapida senza fretta, verso piazza Trieste e Trento è stato uno spasso. La confrontavo a tutte altre belle ragazze che si godevano il rinnovato struscio del giovedì santo, moderni sepolcri imbiancati di merce. C'erano magnifiche prede straniere, un po' imbambolate per il quotidiano (per noi napoletani) e straordinario (per loro) caos. Già svestite come se fossero a Marrakesh. E poi ragazze dall'apparenza più ordinaria, studentesse universitarie, che chiacchieravano a due a due, fermandosi a guardare una vetrina con tutta la calma necessaria. Carine, intelligenti, sotto sotto perverse, quella perversione che ti danno cultura e giovinezza. C'erano, come sempre, le ragazzine calate dai Quartieri Spagnoli, truccatissime e bercianti, con le loro divise alla moda ma pezzottate: cercavano di sedurre i loro coetanei, più pezzottati e griffati di loro, che zigzagavano tra la folla, impuniti centauri in motoretta e senza casco. Insomma, nell'aria non vedevi una particella di sodio, solo ormoni che svolazzavano. Il mio iPod mi concedeva "Fredrick" di Patti Smith, una colonna sonora nostalgica, ma ritmicamente efficace (ci voleva quel po' di rock che virava sul funky, sporco quanto basta). La pruvàsa se n'è scivolata via, con la sua magnifica figa pulsante. Di sicuro l'aspettava qualche avvocato (penalista, immagino) in Mercedes, o un camorrista o qualche godurioso e borghesissimo socio di un circolo nautico (stavo per scrivere nàtico), Be', la pruvàsa (quella non volgare, diciamo borghese) è una magnifica ossessione perché ti fa sentire contemporaneamente preda e cacciatore. Ma finisce là.
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categoria:sesso, napoletana
venerdì, 25 marzo 2005

L'amicizia di due donne comincia o finisce per essere un complotto contro una terza.

Alphonse Karr

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categoria:donne
giovedì, 24 marzo 2005
Quando mi chiedono di leggere racconti di scrittori della domenica, giovani e meno giovani aspiranti, mi viene l'angoscia. Dico sempre di no. Talvolta sono costretto ad accettare. Giudicare, quando non si ha voglia di farlo e manca pure il tempo, è una condanna, anche se può sembrare una forma suprema di potere. Anzi questo potere, che molte categorie come gli insegnanti ad esempio usano a piene mani, questo potere mi angoscia. Vorrei buttare tutto via. Appioppare una sfilza di tre e mandarli affanculo tutti. Ma come si fa, come si fa, a pensare che certi racconti, certe poesie abbiamo un minimo valore, come si fa? Non c'è nulla che faccia scattare qualche contatto nuovo nelle mie bulimiche sinaspi. Banalità, ecco (che infestano come gramigna pure la blogosfera, ma questo è un altro discorso: nessuno si senta assolto, siamo tutti coinvolti). E' che la scrittura, come la intendo io, è fatica, davvero le sudate carte leopardiane. Tirare fuori un'immagine, non dico uno stile, che quello te lo regala il dio supremo della Letteratura, come il potere di guarire dei re carolingi, o annaspi per tutta la vita attorno a una frase, un rigo appena. In Italia, solo da poco, sono nate le cosiddette scuole di scrittura. Ma dai risultati che vedo dovrebbero innanzitutto insegnare a leggere. Che fatica districarsi tra metafore balorde, tra lamentose immaginazioni metropolitane. E' davvero una peste del linguaggio, come la chiamava Italo Calvino. Mi rifugio nelle pagine di Borges, alla ricerca di un antitodo a tutto questo veleno. E ascolto il preserale andatino distillato da certe canzoni. Che dovete indovinare. Magari dalle prime battute. Dentro l'apparenza. Stasera sarò costretto a mettere giacca e cravatta. Ma in divisa faccio la mia porca figura. Un magnifico quarantenne.
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categoria:scrittura
giovedì, 24 marzo 2005

A cosa servono le donne da quando hanno inventato i piatti di plastica?

Rocco Barbaro

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categoria:donne
mercoledì, 23 marzo 2005

La donna è coinvolta sessualmente in tutti gli affari della vita. A volte perfino nell'amore.

Karl Kraus

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categoria:donne
martedì, 22 marzo 2005

C'è una frase di Voltaire che amo citare spesso. E' tratta dal "Dizionario filosofico": "Un parigino resta assai sorpreso quando gli si dice che gli Ottentotti fanno tagliare ai loro figli un testicolo. Gli Ottentotti sono forse sorpresi che i Parigini ne conservino due". E' il finale della voce "Circoncisione". Forse è tra le più efficaci sintesi del relativismo e anche un chiaro invito alla tolleranza. Proprio sulla tolleranza mi ritrovo a riflettere tra me e me, ormai troppo spesso. Sarà che anche tra i blog circola un'aria Fallace, sarà che sono abituato a mettermi sempre in discussione. La coerenza è un corazza che non fa respirare e invece sembra proteggere. Come diceva Sartre, "capire è cambiare sé stessi". Insomma rifletto sulla tolleranza. La citazione di Voltaire la leggo come una registrazione delle differenze culturali nel mondo. Relativismo, in una parola. Perché poi, per coerenza alla sua battuta, dovremmo accettare anche l'infibulazione. Allora constantiamo che tra parigini e ottentotti c'è una differente considerazione delle palle. Ma possiamo pensare che tagliarne una sia meglio che tenerle tutt'e due? Credo di no. O, almeno, nessuno può costringerci a crederlo e a farlo. Poi venendo alla discussa questione dei rapporti tra le presunte civiltà occidentale e orientale, cristiana e islamica, qualche riflessione sulla tolleranza bisogna farla, senza essere Fallaci. Allora, distunguendo tra arabi (tout court e comunque laici) e islamici, non bisogna nascondere un aspetto netto del pensiero religioso dei musulmani: l'intolleranza aggressiva di chi ha una verità da imporre. Il cattolicesimo (da qualche decennio, è vero) e il buddismo (da sempre) predicano l'amore, la tolleranza. Il papa chiede perdono a chiunque. E' vero hanno mandato Giordano Bruno sul rogo e hanno bruciato molte donne chiamandole streghe. Hanno la coscienza sporca, i cattolici. Ma se la stanno lavando, con tutte le contraddizioni che quest'operazione di lavanderia crea. L'Islam, per quel non poco che conosco, non predica l'amore, ma la sottomissione. E separa nettamente tra fedeli e infedeli. Tra le grandi masse musulmane la tolleranza è praticatissima, per tante giuste e ingiuste ragioni. Basta aver fatto un viaggio in un paese arabo non eccessivamente bacchettone. Ma il male dell'intolleranza è alla radice del loro pensiero fondamentalista. Come sono intolleranti i fondamentalisti cristiani: fanatici peggio di un ayatollah, ma lo sono in nome della vita (quando sono seri) o del pudore (quando sono ipocriti). Recentemente i saggi dell'università cairota di al-Azhar hanno chiesto al papa di chiedere scusa agli islamici per le crociate. A me è sembrata una barzelletta. Ma in certe cose i fanatici hanno la memoria lunga molti secoli  e contemporaneamente molto corta. Sono stati loro a conquistare Gerusalemme che era allora solo ebraica e cristiana. Le crociate furono una guerra assurda, come sono assurde tutte le guerre, per riconquistare qualcosa ritenuto proprio dai cristiani. Bene fece il supremo Federico II con la sua personale crociata ad andare a trattare e non a belligerare. Ma il papa di allora non fu contento del suo pacifismo e lo scomunicò. Aveva dei retropensieri. Non voglio menarvela con la Storia, che già mi sono scocciato io di scrivere, figuriamoci voi di leggere. Insomma, provate a chiede di costruire una chiesa (o un tempio buddista) alla Mecca. Vi lapidano seduta stante. Eppure a Roma c'è una grande moschea. In Europa ognuno può venerare chi gli pare. Tra islam e cristianesimo non c'è reciprocità. Loro non vogliono che sia fatto a loro quello che loro fanno a noi. Non porgeranno mai l'altra guancia, è questa la differenza che li rende intolleranti. Da qui discendono, poi, molte pagine fallaci.

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categoria:riflessioni
martedì, 22 marzo 2005

Vi sono due cose che le donne non perdonano: il sonno e gli affari.

Alphonse Karr

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categoria:donne
lunedì, 21 marzo 2005

Quando due donne conversano, non dicono nulla. Quando invece è, a parlare, una sola donna, rivela la totalità della vita.

Gibran K. Gibran

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categoria:donne
domenica, 20 marzo 2005
Ieri sera in una tavolata (larghissima), tra scienza e felicità, tra arte della felicità e cibo, tra miele, ricotta, uova, grano, vino, gamberi, cioccolato, fico, alla fine è spuntato l'assenzio. Versato in micragnosa misura dentro un bicchierino dove da tempo giaceva una solitaria zolletta di zucchero. Ero curioso di assaggiare l'assenzio, così, quando me l'hanno versato, non ho aspettato che lo zucchero si sciogliesse come da protocollo. Chissà quanto tempo mi toccava aspettare. Comunque, a sentire Isabel Allende (vi piace? Io non so rispondere), l'assenzio gode di fama di potente afrodisiaco fin dall'epoca greca, ma è talmente tossico che nel 1915 in Francia venne proibito. Testuale: "Provoca spasmi muscolari e gastrici e un consumo frequente porta alla paralisi e alla morte. Ha effetti allucinatori come una droga. Veniva servito con acqua e zucchero per mitigare il sapore amaro". Era il liquore amato dagli intellettuali francesi del Settecento. Ma pure dell'Ottocento, se non ricordo male. Quanti fiori del male sono spuntati sotto l'effetto dell'assenzio? Baudelaire, nero Baudelaire: c'era un ragazzo che dormiva sulla tua tomba a Montparnasse, era la vigilia di Pasqua del 1990. A me, l'assenzio ricorda dei versi di "Come un dio americano" di Claudio Lolli (ho associazioni mentali sbilenche, perdonatemi): "Lui, la testa confusa tra la morte e l'amore, sta sprofondando in silenzio, ma li ha fatti tacere, sì li ha fatti tacere, era un uomo d'onore strangolato d'assenzio". Be', da quando mi sono svegliato ho un sottile e ignoto mal di testa che neanche Tom Waits che mi gira attorno riesce a cancellare. Ci riuscirà il sole di via Caracciolo. Ha senso? Sarà l'assenzio?
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categoria:nausea
domenica, 20 marzo 2005

Le donne ci amano per i nostri difetti. Se ne abbiamo abbastanza, ci perdonano tutto, persino di essere intelligenti.

Oscar Wilde

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categoria:donne
sabato, 19 marzo 2005
Aspettando l'estate, ho strafocato una magnifica zeppola di san Giuseppe. Fritta, naturalmente. Al bar della mensa.
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categoria:tentazioni
sabato, 19 marzo 2005
Qualche volta bisogna essere ottimisti e credere pure nel calendario. Il sole, quando arriva, è una festa. Per una creatura mediterranea come me, ossessionata dai demoni meridiani, il sole è davvero un dio che prima risolleva e poi sfianca. Ah, quelle torride e sudate giornate di luglio, quando tutto si ferma e il cuore cerca un passo diverso, un battito che dia un refrigerio. Le aspetto, quelle giornate. Già sogno l'acqua limpida di Ghirismata o di Kareflou (tornate indietro di qualche mese, per capire, o fottètevene, un post vale l'altro), i sassolini che si incollano alla schiena, gli occhiali scuri a proteggersi dai raggi abbaglianti di qualche Zeus di passaggio. Poi un estiatòrio, con i tavoli a pochi passi dal mare e le sedie dipinte di azzurro, una donna grassa che frigge le triglie (la barbounia, quella di Elafonissi è leggendaria) che digerirò a colpi di ouzo. Perìmene, perìmene. Ma forse mi basterebbe già andare a Varcaturo. Senza fare il bagno, però. Accontentomi di un trancio di pizza, una birra alla spina e un gelato al limone. Madonna, è appena il 19 marzo.
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categoria:desideri
sabato, 19 marzo 2005

Le galline come le donne sono attirate verso le cose luccicanti: ma le galline si contentano dei pezzetti di vetro: le donne vogliono dei vetri più fini, i diamanti.

Carlo Dossi

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categoria:donne
venerdì, 18 marzo 2005
Le cattive letture mi tolgono il buonumore. Ho la pessima abitudine di non lasciar perdere i libri che non mi piacciono. Li finisco sempre. E' sbagliato, lo so da sempre. Perché si trascurano le vere, grandi letture. Se continuo così non leggerò mai per intero il Decamerone, per esempio. O tanti classici, indispensabili, che non ho ancora toccato. Oppure opere recenti che vale la pena leggere. In questo periodo, poi, sono afflitto da letture brutte, ma obbligate. Lavoro e amicizie. L'effetto è che cado in preda allo sfinimento. Mi sento in trappola. Mi chiedo: quando finisce 'sto tormento? E questo masochismo al quale non riesco a sottrarmi ha ricadute malinconiche sull'umore.
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categoria:letture
venerdì, 18 marzo 2005

Il vero psicanalista delle donne è il loro parrucchiere.

Ennio Flaiano

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categoria:donne
giovedì, 17 marzo 2005

Ieri mattina ho visto in anteprima la mostra di Velazquez a Capodimonte. Ho assistito all'arrivo blindato della star, la "Venere allo specchio", opera che sedusse gli impressionisti e di una modernità inquietante. Ero lì a pochi centrimetri, mentri gli operai la trasportavano. Assistere all'allestimento di una mostra importante e piena zeppa di capolavori non mi era mai capitato. E' che non mi occupo solitamente di arte, anche se ci vado sempre a ficcare il naso. Da sabato alla pinacoteca napoletana saranno esposte trenta opere del maestro sivigliano del Seicento. Io adoro il barocco, gli ho dedicato la mia tesi di laurea, ormai molti anni fa. Certo, Caravaggio è supremo. Ma Velazquez è più maturo. La Venere ho un culo e una schiena straordinari, conturbanti, pieni del malato turbamento di chi sta vivendo la Controriforma. Peccato che "Las meninas" (che mandarono in visibilio Luca Giordano e Michel Foucault) non lasciano mai Madrid. Toccherà andare fin lì per vederlo. Sabato mattina tornerò, se possibile, a godermi la mostra allestita.

Non ci azzecca, molto, ma ecco il testo della canzone di Roberto Vecchioni, "Velasquez", con la "s". Ma, a suo tempo, quelli di "Samarcanda", mi piacque molto, con quelle sue chitarre alla "Zuma" di Neil Young.

Ahi, Velasquez, dove porti la mia vita?
Un fiore di campo si è impigliato fra le dita,
e tante stelle, tante nelle notti chiare
e mille lune, mille dune da scoprire.

Ahi, Velasquez, non t'avessi mai seguito,
con te non si torna una volta sola indietro
in mezzo ai venti sempre genti da salvare
sei morto mille volte senza mai morire.

Un vecchio zingaro ungherese
di te parlando mi giurò
che c'eri prima di suo padre,
prima del padre di suo padre
più in là nel tempo non andò:
e i cerchi del tuo tronco sono
ferite d'armi e di parole
che mai nessuno vendicò.

Ahi, Velasquez, com'è duro questo amore
mi pesa la notte prima di ricominciare
e tante veglie, come soglie di un mistero
per arrivare sempre più vicino al vero.

Ahi, Velasquez, certe sere quanta voglia,
fermare la vela e ritornare da mia moglie;
e tu mi dici: "atti scrivere", è normale,
per te bisogna sempre scrivere e lottare.

E la tempesta ci sorprese
due miglia dopo Capo Horn:
se ne rideva delle offese
in mezzo al ponte si distese
e fino all'alba mi cantò
ragazze, terre, contadini,
da sempre popoli e padroni
fu lì che tutto comincò.

Ahi, Velasquez, fino a quando inventeremo
un nido di rose ai piedi dell'arcobaleno
e tante stelle, tante nelle notti chiare
per questo mondo, questo mondo da cambiare?

Ahi, Velasquez, ahi, chitarra come spada
mantello di sabbia, orecchio mozzo, antica sfida,
eterna attesa, corda tesa da spazzare
e tanta voglia, tanta voglia di tornare.

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categoria:arte
giovedì, 17 marzo 2005

Se picchiate una donna con un fiore, usate una rosa. Per via delle spine.

Henri de Régnier

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categoria:donne
mercoledì, 16 marzo 2005
Mi aspetta una giornatina coi fiocchi, anzi una settimana coi fiocchi. E forse un resto del mese coi fiocchi. Lavoro, lavoro, lavoro. Appuntamenti, appuntamenti, appuntamenti. Rotture di scatole, rotture di scatole, rotture di scatole. Telefonate, telefonate, telefonate. Sta arrivando la primavera. Anzi è già arrivata. Vorrei, dovrei godermene un pezzetto. Manderò tutti affanculo e via. Vorrei andare a New York per Pasqua. Ma credo di non potermelo permettere. Per ora. Così mi accontento di rivedere "La 25ma ora" di Spike Lee. Sublimazioni. Ahi Velazquez, dove porti la mia mente.
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categoria:attese
mercoledì, 16 marzo 2005

Non ti fidar delle bionde! Ama le nere. Le bionde possono essere amate. Le nere amano.

Carlo Dossi

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categoria:donne
martedì, 15 marzo 2005

Stasera, mentre tornavo a casa, ho visto fuori a un porticino del vicoletto Percy Allum davanti a una porta aperta che parlava con una ragazza nera. 

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categoria:napoletana
martedì, 15 marzo 2005

Le donne sono capaci di tutto, e gli uomini di tutto il resto.

Henri de Régnier

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categoria:donne
lunedì, 14 marzo 2005

Le donne sono tante serrature in cerca di chiave.

Carlo Dossi

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categoria:donne
domenica, 13 marzo 2005
Rileggo sul Mereghetti la scheda su "I soliti sospetti", dopo aver rivisto il film in dvd. Secondo Mereghetti è quasi un remake aggiornato di "Rapporto confidenziale". Effettivamente ci sono dei punti di contatto. Ma dovrei rivedere (ancora, ancora) Orson Welles.
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categoria:cinema
domenica, 13 marzo 2005
Ho sbrigato tutte le faccende lavorative. Però la serata domenicale sarà casalinga, i presume. Meglio così. Ordinerò una pizza. Il vino ce l'ho: Falerno del Massico e tanto basta. Mi tocca, però, aspettare ancora un po'.
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categoria:attese
domenica, 13 marzo 2005

Se tutto il male che si è detto delle donne fosse vero, a quest'ora, dovrebbero essere quasi perfette.

Henri de Régnier

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categoria:donne
sabato, 12 marzo 2005
Avevo sentito parlare di Carlo Coccioli una ventina di anni fa. Ma non l'ho letto che molti anni dopo, quando ebbi tra le mani "Piccolo karma", un diario messicano e americano intriso di una compassione per la vita e per tutto quanto esiste in questo mondo che me lo fece amare subito. Coccioli, grande scrittore ignorato dai media perché da decenni viveva in Messico, praticamente solo e solitario, era rimasto nei miei pensieri come un autore da approfondire, anche se ignoravo persino i titoli dei suoi libri. Sapevo che era omosessuale e che era praticamente venerato da tutto l'universo gay che aveva fatto corona a Pier Vittorio Tondelli. Sapevo della sua strana spiritualità, ma poco altro. Mi era piaciuto "Piccolo karma" e questo era sufficiente per tenerlo in un reparto segreto e illuminato della mia memoria. Mi erano rimaste nella mente, come un'agnizione misteriosa, le pagine su Disneyland, nelle quali esalta la finzione-realtà (l'avevo pensato e ripensato anch'io prima, senza neanche aver letto Augé). E poi citava Borges. Prima o poi avrei letto altre cose. Invece, ieri sera, mentre passeggiavo con I. per Spaccanapoli, mi sono fermato alla solita bancarella di libri vecchi che è all'angolo tra via Benedetto Croce e uno di quei vicoli che scendono verso San Giovanni Maggiore. Ho guardato i titoli. La bancarella ha sempre qualcosa di strano: qualche vecchio libro della Medusa, per esempio. A 2,50 euro ho scovato "Il cielo e la terra" di Coccioli. Forse il suo libro più famoso. Un'edizione della Vallecchi del 1958. Ho letto lo scritto sull'aletta. Ci sono pagine dedicate a Napoli. L'ho preso. E' la storia di Ardito Piccardi un prete mezzo santo e mezzo dannato. Quasi seicento pagine. Sempre sulle alette ci sono i giudizi positivi di vari gesuiti e quello di Domenico Porzio (l'uomo che a 15 anni mi fece conoscere e amare "Horcynus Orca"): "Finalmente uno scrittore giovane che ha capito perfettamente che cosa s'intenda e che cosa debba essere un romanzo". Mentre tornavo a casa lo sfogliavo, cercando le pagine sulla Napoli del 1943. Ero un po' spaventato dalle tante, troppe, volte che vedevo ricorrere la parola Gesù. E poi la copia che avevo comprato faceva parte della Biblioteca di una congregazione mariana. Ma la curiosità era stata forte, quanto il ricordo del piacere che avevo provato a leggere "Piccolo karma". Sempre tornando a casa, ho parlato a lungo con I. di Coccioli. Tanto che lei si è incuriosita e ha voluto che tirassi fuori dagli scaffali il libro che da ieri sera é sul suo comodino. Infine, stamattina, ora, cerco con Google qualche notizia su "Il cielo e la terra", e scopro che Coccioli è morto. Come? Quando? Mi sento come Totò. Ebbene è morto il 7 agosto del 2003. Molti giornali ne parlarono. Io ero in Croazia, allora. E, come mi capita tutte le volte che in vacanza non leggo il giornale, al ritorno non vado a ripassare quanto è avvenuto prima. Inizialmente ho sentito di aver subìto un torto. Ma mi sono consolato: per me Coccioli è vissuto un anno e mezzo in più.
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categoria:letture
sabato, 12 marzo 2005

Per la donna disposta ad amare è una gran fortuna essere bella, ma per quella che vuole solo essere desiderata è sufficiente che la si trovi bella.

Alphonse Karr

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categoria:donne
venerdì, 11 marzo 2005
da http://www.ansa.it 

E'  MORTO A NAPOLI AURELIO FIERRO
Aurelio Fierro NAPOLI - E' morto oggi a Napoli il cantante Aurelio Fierro. Aveva 81 anni. Era ricoverato dal 18 gennaio scorso nell' ospedale Cardarelli. Da tempo soffriva di un male incurabile. Recentemente era stato colpito da in ictus.
La memoria piu' sbrigativa associa al suo nome un motivetto insistente: ''Ma tu vulive 'a pizza, 'a pizza, 'a pizza...'', che presento' con Giorgio Gaber al Festival della canzone napoletana nel '66, vincendo il secondo premio. Aurelio Fierro, scomparso all'eta' di 81 anni, e' pero' soprattutto l'interprete ''smargiasso'' di una canzone drammatica come ''O' Scapricciatiello'', con la quale il celebre Pasquariello decise di lanciarlo al premio ''Voci nuove'', nel '51, dove il giovane si classifico' primo su seicento. Fierro fu alfiere della canzone napoletana, a Napoli, dove come consigliere comunale negli anni '70 tento' di promuoverla e difenderla, e all'estero: soprattutto in Giappone, dove era popolarissimo. Ma le sue tournees lo portarono anche in Canada, Usa, dove solidarizzo' con le comunita' italo americane; in Europa e Australia. In testa il cappello bianco, modello Panama; un provinciale buono, nel ricordo degli amici: ''bassino, rotondo e democristiano, con il viso sempre sorridente, accompagnato dal quel cane da presa di Marisa, sua moglie, una donna organizzata, pronta, con il piglio della manager'', come dice affettuosamente il regista e giornalista Nino Masiello. Dopo dieci anni di malattia, il cantante lascia due figli sulla quarantina, entrambi musicisti, Fabrizio il maggiore, Flavio, e l'erede del suo nome, il nipote, Aurelio Junior, batterista di talento. Nato a Montella, in provincia di Avellino, il 13 settembre del 1923, con un primo contratto con la Durium di Milano per incidere canzoni napoletane e italiane nel 1951, Fierro compie la sua scelta decisiva tre anni dopo, quando decide di fare il cantante, piuttosto che l'ingegnere. Cinque bis per ''O scapricciatiello'', richiesti da un pubblico impazzito, alla festa di Porta Capuana (dopo un'audizione alla casa musicale di Bideri), decreta per lui un consenso popolare straordinario, oltre che un autentico record. Inizia un percorso estroso e denso di esperienze diverse, le tournee' all'estero in Canada e negli Usa (per la gente diventa Mr Scapricciatiello, nel '56; e Mr Guaglione nel '57; in una corrispondenza fra la persona, e i suoi successi); o in Giappone, dove nella sua biografia si registrano applausi lunghi otto minuti per ''Core ngrato''. Fra i suoi successi anche ''Lazzarella'', la canzone attorno alla quale e' costruito anche uno dei suoi film, i cosiddetti ''musicarelli''. Poi la partecipazione ai festival, quello della canzone napoletana, con tre vittorie; e le esibizioni a Sanremo nel 1958, nel 59, nel 61, nel 62 in duo con Gino Bramieri nella interpretazione di ''Lui andava a cavallo; nel '63 con Claudio Villa ''Occhi neri e cielo blu''. Nella sua Napoli, come consigliere comunale Dc, sognava un museo della canzone napoletana, con tanto di teatrino per i turisti, un progetto avviato e naufragato, che avrebbe dovuto realizzarsi nella Casina dei Fiori della Villa comunale; mise in piedi anche una casa discografica, la King Universal, e un ristorante ''A canzuncella'', che richiamava i clienti soprattutto il sabato sera, quando interveniva lui, con un ''dinner show''. Attirato dall'idea di approfondire le origini della cultura napoletana, quelle linguistiche de ''Lo cunto de li cunti'', fu autore di una ''Grammatica della lingua napoletana'', con prefazione di Antonio Ghirelli; e di un libro commissionatogli dalla Rusconi di Milano ''Fiabe e leggende napoletane''; non arrivera' mai alle stampe invece ''L'enciclopedia storica della canzone'', un progetto in quattro volumi che lo impegno' dai primi anni '90. I napoletani ricordano la sua ultima esibizione, un anno e mezzo fa per i suoi 80 anni, a Napoli, a Santa Maria La Nova.
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categoria:musica, addii, napoletana
venerdì, 11 marzo 2005

"I bambini fanno ooh" avrà molto successo. Michael Jackson ha chiesto di fare la cover.

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categoria:musica
venerdì, 11 marzo 2005

In questi giorni hanno diffuso un nuovo identikit di Bernardo Provenzano. Al di là di tutta la mostruosa faccenda mafiosa, il boss latitante mi fa sempre pensare al fu Mattia Pascal di Pirandello.  Una considerazione molto siciliana. Provenzano sta vivendo un'esistenza parallela. E' un altro uomo, con un'altra faccia, anche rispetto a quella diffusa dall'identikit. Forse avrà un altro nome o ne userà diversi. E' una prassi abituale tra i criminali. Tanti thriller (libri e film) hanno raccontato storie simili. A me invece viene sempre da riflettere sul concetto d'identità. Sarà una mania cristiano-occidentale, ma è così. Roba un po' esistenzialista alla Roquentin. In fondo, ognuno di noi è legato al proprio nome, vi si identifica, ci può rendere unici (anche se a me è capitato in sorte di avere diversi parenti con il mio stesso nome e cognome). Cambiare il proprio nome è sempre, ai nostri occhi, perdere qualcosa di proprio, di indissolubilmente legato al nostro essere. Infatti chi cambia radicalmente vita cambia il nome. Ma dentro di sé continua a chiamarsi con lo stesso nome di sempre. Tutti noi occidentali, cresciuti con un radicato concetto del sé, non riusciamo a fare a meno di noi stessi e del nostro nome. Annullarci nel Nirvana ci risulta impossibile, ma anche perdersi nell'Anagrafe sarebbe un dramma. Speriamo (senza crederci) nella resurrezione del corpo (quindi tenètelo in forma, flaccidoni, sennò vi tocca per l'eternità una cosa cascante che non arrapa nessuno). Il nome (in mancanza del corpo risorto) è spesso quello che tendiamo a lanciare nell'eternità, succubi del ragionamento poetico di Foscolo. Per riuscirne a farne a meno bisogna essere dei criminali. O dei blogger.

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categoria:nausea
venerdì, 11 marzo 2005

I tedeschi sono come le donne, non potete scandagliarne la profondità: non ne hanno.

Friedrich Nietzsche

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categoria:donne
giovedì, 10 marzo 2005

Le cambogiane sono molto lascive: se il loro uomo non è in grado di soddisfarle, esse possono ripudiarlo. Possono anche sostituirlo temporaneamente se egli è lontano per qualche tempo, ma solo in questo caso. Esse si giustificano dicendo: "Non sono uno spettro, quindi non vi è motivo che dorma sola".

Chou Ta-kuan

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categoria:donne
mercoledì, 09 marzo 2005
Solo poche ore prima della sospensione di Splinder. Speriamo bene. Oggi sono stato particolarmente incasinato nel lavoro. E non è ancora finito. Stare lontano dal desk ha creato molti problemi al mio rientro. Giorno dopo giorno ne viene a galla qualcuno. Sono circondato da gente rapace.
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categoria:nausea
mercoledì, 09 marzo 2005

Ernenek non aveva mai avuto una moglie propria, perché era giovane e perché i ghiacci dell'estremo Nord scarseggiano di donne quanto abbondano di orsi; tuttavia conosceva l'importanza di avere una donna tutta per sé, capace di raschiare indumenti e di confezionare stivaloni, e con la quale poter scambiare quattro risate durante la notte. Specie dove la notte dura cinque mesi.

Hans Ruesch

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categoria:donne
martedì, 08 marzo 2005

La donna è un male necessario.

Aulo Gellio

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categoria:donne
lunedì, 07 marzo 2005
Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l'assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi, provare gratitudine senza ricordarsi di che.
Considero valore sapere in una stanza dov'è il nord, qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato. Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca, la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l'uso del verbo amare e l'ipotesi che esista un creatore. Molti di questi valori non ho conosciuto.

Erri De Luca (da “Opere sull'acqua e altre poesie”, Einaudi, 2002).
Letta a Sanremo, l'ho trovata nel blog di concita.splinder.com
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categoria:poesia
lunedì, 07 marzo 2005
Forse di tutto il Sanremo 2005, nel quale è mancata una bella canzone che prende al primo ascolto, resterà solo la coppola di Nicola Arigliano, salutame a sòreta. Il Compay Segundo del Salento ha sprigionato tenerezza. Ora sto ascoltando il suo disco di sottofondo, sono gli standard jazz degli anni Quaranta e Cinquanta: quel motivetto (caramelloso), buonasera signorina, è l'ora del silenzio e io accompagno te per grandi strade vuote tu sei vicino a me è quasi l'alba ma non te ne andare, maramao perché sei morto, permettete signorina, ain't she sweet, adagio biagio, summertime, jessica, arrivederci, amorevole. Salutame a sòreta. Un po' di sana musica e niente più. Avrei voluto ascoltare una Luce di Elisa, un Dimmi che mi ami della Bertè, una Salirò di Silvestri. Meno male che Vasco ha dato un senso a tutto, calando giù come un'apparizione in sala stampa. Wow, Carmine il mio istruttore della palestra mi invidierà per tutta la vita. E' mancata Dimmi che non vuoi morire di Patty Pravo, anche la terra dei cachi di Elio. Non è venuto Tom Jones che qualche anno fa ci ha fatto ballare come dei ragazzini, alla faccia dei suoi 62 anni (allora). Neanche Sharon Stone. Will Smith è simpatico, una sagoma, ma piace ai ragazzini. Tyson me lo sarei risparmiato. E pure Gorbaciov, nell'era Fazio. Non amo intervistare la Storia, e che sono la Fallaci?. Ho ascoltato, ho scritto. Salutame a sòreta.
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categoria:musica
lunedì, 07 marzo 2005
Il lavoro mi aspetta, ma solo da mercoledì prossimo. Un giorno e mezzo di decompressione. Sono tornato alla mia musica. Vorrei anche ritrovare le mie letture. E le mie abitudini. A cominciare dalla palestra: ma dovrò aspettare domani mattina. E vorrei andare a fare un giro a Toledo. Il crepuscolo di marzo è più tardo, ma l'ho comunque perso.
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categoria:ritorni
lunedì, 07 marzo 2005

 La donna come la vita non ha "carattere" perché non ha verità e tiene invece il lungo e sinuoso filo del corpo, è impossibile separare la donna da suo corpo: in ciò sta la sua essenza di verità.

Rosella Prezzo

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categoria:donne
sabato, 05 marzo 2005

Ma a me "Uomo bastardo" di Marcella Bella piace. E' trucida, però. Meglio così, oltre le montagne verdi, la voglia che ti assale. Slurp. Ma ha i capelli troppo lunghi. 

Sta per finire. Sospiro di sollievo. Quando cominci a delirare su Marcella è un segno della fine. E' già cominciata, la fine. 

Momento clou: Blasco nel nostro campo di concentrazione.

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categoria:musica
sabato, 05 marzo 2005
 Blasco, salvaci tu. C'è ben poco da fare arrivati a questo punto. Un senso alla vita è difficile darlo, in questo casino-casinò. Accontentiamoci così di trarre un po' di senso dalla vite, per poter alzare il calice e brindare alla fine.
postato da: roquentin alle ore 17:48 | Permalink | commenti (3)
categoria:musica
sabato, 05 marzo 2005
 Anzi dormi e sugna. E' quello che succede, dopo una certa ora, quando si resta svegli, per forza.
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categoria:nausea
venerdì, 04 marzo 2005

 Sono riuscito a godermi qualche ora di sole, sul lungomare.  Ma non è il mio. Va bene lo stesso. Chi tene 'o mare è fesso e cuntento. Quanto è vero. Poi  le nuvole ci sono arrivate alle spalle, come un orda unna, scura, che calava dalle Alpi. E una grandine moscia moscia è venuta giù dal cielo. Segno di andamenti lenti.

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categoria:sospensioni
giovedì, 03 marzo 2005
 Un sacerdote inutile, con una giacca maoista. Tutto il resto era noia. Il Califfo che fu ora è un'icona che deve affidarsi ai tiri mancini. Inutile. Anch'io non devo escludere il ritorno. Da vichiano quale sono che devo fare? Che potrei fare? E poi, luntano 'a Napule nun se po' stà.
postato da: roquentin alle ore 22:10 | Permalink | commenti (5)
categoria:musica
mercoledì, 02 marzo 2005

Care pastorelle sfuggite a un presepe, non sparate sulle banalità che la vita ci riserva. Può andare sempre peggio. Acalàte 'a capa e faticate. Non posso seguire assiduamente i vostri gentili commenti (grazie, grazie, grazie). Qui in questo lager mediatico c'è sempre un'anima buona (samaritani per un agnostico impunito) che mi dà un po' di ospitalità. Bussate e vi sarà aperto, il blog. Ho anche scoperto che Panella ha scritto una canzone per Marcella Bella. Evviva. Lui che ha fatto cantare a Lucio Battisti il meglio dell'anti-canzone italiana, può fare tutto. A quando i versi per la nuova follia di un cretinetto come Dj Francesco? Spero presto. Vostro, trottolino amoroso.

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martedì, 01 marzo 2005
 Giù le mani da Panella. Pure Mozart scriverà operine di consumo. Panella è il sospettato numero uno del trottolino amoroso. Fate voi. La sublimità di un genio è anche nelle sciocchezze che fa.
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