lunedì, 31 gennaio 2005
C'è il sole. Allora esco. Ho voglia di andare in luoghi non-luoghi: stazioni ferroviarie, autogrill, uffici a fronte strada. O anche bancarelle con paccottaglia cinese, strade come via Bologna, alla Ferrovia appunto, che sembra un vicolo di Lagos o Dakar. Oppure una periferia di merda dove per un giorno non hanno ammazzato nessuno. Prendere il tram e lasciare il libro nello zainetto per guardare come a via Marina case decrepite ancora con i segni dei bombardamenti del 1943 si alternano a palazzi con pareti di vetro. E il sole che abbaglia e costringe a chiudere gli occhi perché ho dimenticato gli occhiali scuri. Ho voglia di questo. Di guardare quella bomboniera dell'Immacolatella Vecchia, bianca e rossa e già erosa dalla salsedine e dallo smog, guardarla dall'altra parte, da quella di chi non parte, di chi non ha preso un secolo fa il bastimento per terre assai lontane. Non ho ancora fatto niente di questo che vi racconto. Non l'ho ancora fatto oggi, e forse non lo farò. Ma come mi ha appena detto Giorgio Manganelli (quindici anni dopo averlo scritto): il viaggio "è uno spazio longilineo, dentro il quale, come in una fessura del pianeta, cadono immagini, profili, parole, suoni, monumenti, fili d'erba. Si possono fare diecimila miglia senza per questo aver viaggiato; si può fare una passeggiata, e la passeggiata può diventare quella fessura, essere viaggio". Grazie, Manganelli.
lunedì, 31 gennaio 2005
Le donne portano sulle loro spalle la metà del cielo e devono conquistarsela.
Mao Zedong
domenica, 30 gennaio 2005
La donna è un bel difetto della natura.
John Milton
sabato, 29 gennaio 2005
Va così di moda il Morellino di Scansano che stasera è capitato qualcosa di piacevolmente coincidente. Ebbene, oggi era per me un sabato che non finiva mai. Forse perché la mente era già ai due giorni di seguito (domenica e lunedì) in cui non avrei lavorato. In più c'era il direttore a marcarmi stretto. Sciocchezze, niente di particolare. Siamo amici, tutto sommato. Però rompeva. Con più ragioni che torti. Quando finalmente sono riuscito a mettere la parola fine ero stanco, ma allegro. Forse solo perché era comunque finita. E tutte le cazzate (eventuali), due giorni dopo, sono passate in cavalleria, sempre che non siano troppo grosse. Quindi, passando davanti all'enoteca sotto casa, ho voluto farmi un regalo: una bottiglia di Morellino. Si può. Si deve. Serve. Insomma l'ho presa, e il mio amico (di palestra) Attilio me l'ha anche data scontata. Poi una volta sopra, senza sapere neanche che cosa c'era da mangiare, l'ho impugnata come un trofeo. Ma mia moglie, ha sorriso. Ne sa sempre una più del diavolo, ho pensato. Oppure, ho sempre pensato in quella mezza frazione di secondo, già mi compatisce per la mia incapacità di fare una purché minima dieta. Dieta? Solo autocontrollo alimentare. E no, e no. La signora sorrideva perché lei di bottiglie di Morellino ne aveva comprate due, al supermercato. Embé, che abbiamo fatto, secondo voi? Formaggio a tocchetti, olive verdi, arachidi e mandorle e, solo per me, una bella salsiccia paesana. E ci sono ancora due bottiglie. E due giorni senza lavoro.
sabato, 29 gennaio 2005
Quella non è una donna: è un babà!
Totò
venerdì, 28 gennaio 2005
Dati pescati dai miei database.
Anno in cui ho letto più libri: 2001, ne ho letti 126
Anno in cui ho letto meno libri: 1978, ne ho letti 17.
Media annuale di libri letti: 69,65.
Autori di cui ho letto più libri: Philip K. Dick (28), Jorge Luis Borges (27), Tahar Ben Jelloun (25), Luigi Pirandello (22), Georges Simenon (19), Naghib Mahfuz (15), Andrea Camilleri (13), Gabriel Garcia Marquez (13), Thomas Mann (13), Luigi Malerba (12), Domenico Rea (12), Roland Barthes (11), Italo Calvino (11), Alvaro Mutis (1o) e Giovanni Verga (10).
venerdì, 28 gennaio 2005
Dare a una donna senso critico, cultura e spirito è come mettere un rasoio nelle mani di un bambino.
Hyppolyte Taine
giovedì, 27 gennaio 2005
Oggi non devo lavorare. Accompagno mia figlia a Roma. De nuevo. Mi aspetta la palestra, prima. Fa freddo, troppo per me. Mi riscalderanno gli esercizi. Endorfina.
Oggi è la giornata della memoria. Ma chi deve ricordarlo dovrebbe farlo tutto l'anno, mettendo tra parentesi le retoriche celebrative, che quasi subito rompono le palle e hanno un effetto controproducente. Sulle tragedie bisogna meditare quando è necessario (cioè quasi sempre), non sotto comando o dietro una spinta ufficiale. E' tutto posticcio, teatrino, cartapesta che inquina i veri sentimenti di dolore. Dolore per l'umanità.
giovedì, 27 gennaio 2005
Lei, povera tigre indifesa.
George Byron
mercoledì, 26 gennaio 2005
La volubilità delle donne che amo è uguagliata soltanto dall'infernale costanza delle donne che amano me.
George Bernard Shaw
martedì, 25 gennaio 2005
Passeggiata fino a Port'Alba e poi giù per Mezzocannone, sfidando la pioggia, senza ombrello. Andando per librerie a cercare amici librai, amici editori, amici scrittori. Flaneur di cultura. Comprando e ricevendo libri: non tutti buoni. Napoli, Napoli, l'Università, i licei, prima ancora via San Sebastiano e le chitarre elettriche. Evitando piazza Bellini, ritornando a Toledo per sentirsi a casa. Avevo l'iPod, il solito iPod, a fare da soundtracks per un film dell'eterno ritorno. Parole. "Y tal vez" con Omara Portuondo. "Fast train" con il reverendo Solomon Burke che canta Van Morrison. "Black wings", magnifico Tom Waits. Pure "Sandman" degli America va bene. E che dire di "Can't take my eyes off of you" nella versione di Jay and The Americans (un richiamo)? "Sukkar, sukkar, sukkar" di Alì Hassan Kuban, perfetta per i titoli di apertura di un film intitolato "Napoli, Mediterraneo". E allora "Ussa sa" degli Acquaragia Drom, zingari felici? Adatto per i titoli di coda. "Daydreamming" dei Massive Attack, va bene, va bene come "Disperato erotico stomp" di un Lucio Dalla anni Settanta, che fa ricordare i cori a squarciagola per scandalizzare il prete del piano di sopra, noi basement people. Skin "On and on", ok. Un Neil Young dal vivo, "Pocahontas": "Marlon Brando, Pocahontas and me". Un movimento dai Carmina Burana di Carl Orff per anticipare il finale che vi dirò. "Oye mi amor" dei Manà: è il "Messico napoletano" di Lanzetta. Va bene anche "Durban deep" di Elton John. E il finale è il catologo di Leporello dal "Don Giovanni": "La passion predominante è la giovin principiante". E sono già nell'ascensore che mi porta nella tana.
martedì, 25 gennaio 2005
Al Bano ha preso a schiaffi un giornalista (giornalista, poi) della "Vita in diretta" perché gli aveva fatto l'ennesima domanda sulla Lecciso. Chissà perché mi sento solidale con Al Bano.
martedì, 25 gennaio 2005
Le donne? Strumenti sempre diversi di un piacere sempre identico.
Marcel Proust
lunedì, 24 gennaio 2005
Non so mai come riempire le frattaglie di tempo, i quarti d'ora. E mi dà molto fastidio, perché odio sprecare tempo. Lo perdi e poi impieghi sette volumi per andarlo a ricercare. Meglio tenerselo, quindi. Ora aspetto che la palestra apra. Ho davanti a me una giornata intensa e un cielo cupo (non di cattivi presagi, spero, ma di pioggia annunciata). I shall be released. Lo sarò davvero? Tutto va normalizzandosi, però. E forse da febbraio cambio passo. Mi viene qualche idea, ma per altro, non per il lavoro. Sono idee che devo prima scolpire mentalmente e poi via andare. Marìas è lento a entrarti dentro, soprattutto se gli dedichi frattaglie di tempo. E questa lentezza contribuisce a rendere insopportabile l'ingestibilità delle frattaglie di tempo.
lunedì, 24 gennaio 2005
Le donne sono come i cavalli. Bisogna parlargli dolcemente prima di mettergli il morso.
André Maurois
domenica, 23 gennaio 2005
Donna di una bruttezza mondana, con un elegante volto ovino sul quale l'elemento paesano si mescolava col tono aristocratico all'incirca come nei suoi discorsi il dialetto bavarese si sposava alla lingua francese, era dotata di straordinaria intelligenza e nello stesso tempo avvolta nell'ingenua attesa delle ragazze che invecchiano.
Thomas Mann
sabato, 22 gennaio 2005
L'ho già scritto da qualche parte, ma voglio ripeterlo. Per me il risveglio è sempre un azzeramento di tutte le preoccupazioni. Il mio sonno, di cui ho tanto bisogno, è davvero un ricaricatore di energia e un grande detersivo. Può essermi accaduto di tutto, il giorno prima, ma dopo aver dormito le mie sei ore (tanto mi basta) sono perfettamente allegro. Affronto sempre con piacere il nuovo giorno, anche se si annuncia come tosto, pieno di casini e soprattutto di casini che mi sarà difficile risolvere. Anche oggi sono qui, mi dico. Sono vivo. E' la vita.
E' per questo che i risvegli notturni ("le quattro meno un quarto della notte, il sonno se n'è andato all'improvviso", ah grande Panella, grande), è per questo che i risvegli impovvisi come quello della notte appena trascorsa per me sono inquietanti. Temo sempre di passare la notte in bianco (che palle, diomìo). Ma poi il sonno rigeneratore e detersivo arriva, e sono qui come un grillo, anzi, anche se non è la stagione, come una cicala.
sabato, 22 gennaio 2005
Non c'è nulla di più bastardamente letterario che svegliarsi di notte e mettersi a scrivere, foss'anche, come mi sta succendendo, su un blog. C'è tutta una letteratura, appunto, sull'insonnia che genera testi. Intanto, più semplicemente avrò commesso l'errore di essermi messo a letto subito dopo aver mangiato. Manco tanto e manco pesante. Semplicemente fuori consuetudine. Eppoi certi pensieri sanno trasformarsi in sogni che si avvitano tra i neuroni sbanati e ti costringono ad aprire gi occhi, ad alzarti, a cercare l'acqua nel frigo, a rimetterti a letto senza però più trovare pace tra coperta e cuscino. Ormai è fatta, scatta quel clic che tanti insonni hanno descritto. A me non capita spesso. E' che sono poco letterato, io. Anche se recentemente non dormo magnificamente come mi accadeva in passato. Troppi pensieri che sfilano come grani di un rosario che non si scioglie mai in un roliapatre. E' vero. Non si può nasconderlo. Chi non fa non falla. E tutto diventa rimuginio.
Riproviamo a dormire, va. Ché domani, sebbene non lavori, mi aspettano un po' di impegni, fino a notte fonda. E veglierò anche domani notte.
sabato, 22 gennaio 2005
Quanto poco c'è da fidarsi d'una donna che si fa cogliere in flagrante fedeltà! Oggi fedele a te, domani fedele a un altro.
Karl Kraus
venerdì, 21 gennaio 2005
Non le vedi mai sedersi su una panchina con l'avviso "verniciata di fresco": hanno occhi dappertutto.
James Joyce
giovedì, 20 gennaio 2005
Certe volte tutto sembra meno difficile del solito. Per scaramanzia si pensa sempre al peggio, poi quando tutto si rasserena si teme un colpo di scena che rincasina di nuovo la situazione. La vita è complicata. Bisogna prenderla con filosofia, altrimenti ci becchiamo una gastrite. Si è vittima di un pessimismo spicciolo. La verità è che non tutti sono all'altezza di se stessi. Vanitosi senza vanità. Niente di particolare. E' che ogni tanto me la godo a fare l'allusivo, l'ermetico. Per consolarsi stasera comincio a leggere "Tutte le anime" di Marias.
giovedì, 20 gennaio 2005
Ho notato da parte mia che i cornuti hanno una certa tendenza a sposare le adultere.
Alphonse Allais
mercoledì, 19 gennaio 2005
Basta 'na jurnata 'e pioggia (altro che quella di sole di Pino Daniele), non per cantare, ma almeno per pensare. Con un ombrelluccio sotto la pioggia, il solito iPod a pompa, puntato su una playlist di cantautori. E via andare, verso file (non fàil, care, proprie file, gente in coda agli sportelli) agli uffici postali, tra edifici del Ventennio la cui bellezza è stata finalmente sdoganata dagli architetti, tra gente distratta che viene e va. E via, adelante adelante, con tanto Guccini e De Gregori, con Lugano addio (Marta io ti ricordo così), con l'Anna di Francia del Lolli meno cupo (non sarò il tuo manico di scopa e neanche il padre del tuo prossimo bambino). E così, lo sapete. Quando passeggio per Toledo, sono un flaneur musicante. E poi, tornato al mio desk, vi ammorbo con versi smangiucchiati. Quelle poche volte che, ora, riesco a passeggiare (meno male che domani mi tocca un'ora di palestra, altrimenti la tequila come la smaltisco? Per tacer del capicollo di Giugliano). Be' insomma, non voglio star qui a ulisseggiare come un Joyce da quattro soldi (non è manco tanto difficile, come vedete, lo pseudo-flusso di coscienza). Ascoltavo Guccini, quello ci ha avvelenato l'adolescenza. Me l'ammanniva la playlist, che ci aggia 'a fa?. Pennsylvania station, pianura, pali e gente. La canzone per Piero, mio vecchio amico di giorni e pensieri, da quanto tempo che ci conosciamo? Venticinque anni son tanti e diciamo. Che sembra ieri? Che sembra ieri. Aggiudicato. Ascoltavo pure "Cirano". E pensavo che era bella, quella canzonetta. Mi son sentito come Cirano, il suo Cirano. "Al fin della licenza io non perdono e tocco". E' puro spirito roquentinesco. Tocco. Per frenare la mia mano che vorrebbe sciabolare
mercoledì, 19 gennaio 2005
Mi sento come il suonatore Jones della canzone di De Andrè, ispirata a Lee Masters. E' lungo spiegarvelo ora. Come faceva? "E poi se la gente sa, e la gente lo sa che sai suonare, suonare ti tocca per tutta la vita".
Sigari cubani, per capirci (e per non farvi capire).
mercoledì, 19 gennaio 2005
Ghette tortora portavi,
sgranocchiavi dolci rari:
coi cadetti civettavi,
ora vai coi militari.
Aleksandr Blok
martedì, 18 gennaio 2005
Trascrivo, dal mio moleskine del 2003, degli appunti del mese di ottobre, che scrissi in uno Starbucks di Lower Manhattan, mentre ascoltavo una playlist favolosa con Neil Young e Jackson Browne, sorseggiavo del caffè lungo al quale mi era rassegnato da giorni fino a farmelo piacere e pensavo a Napoli, dove stavo per ritornare dopo dieci giorni americani. E' un piccolo contributo al dibattito, un po' troppo scanzonato su una canzone (scusate il bisticcio) molto bella e seria. Per conoscere le premesse andate sul blog di Arachiara, il link è a destra.
Ecco il testo. Così com'era.
Vorrei scrivere di "Lacreme napulitane" che mi ronza nelle orecchie da quando sono negli Stati Uniti. Canzone furba e bellissima. Mi commuove da quando ero ragazzo. Mi commuove come "La vita è meravigliosa" di Frank Capra. Due opere, guarda caso, americane. Innanzitutto, nella canzone di Libero Bovio c’è un falso. Da Napoli città non partirono molti emigranti. Il grosso veniva dal resto del Sud. Questo però non cambia nulla dell’efficacia del testo, anzi legando la nostalgia al cielo di Napoli, rende tutto più stuzzicante: è questa la furbata. Non si può piangere il cielo di Casandrino, di Lagonegro o di Campobasso. Non è la stessa cosa che piangere il cielo di Napoli. Poi, comincia come una canzone di un emigrante, roba sociale e forse politica. Ma nella seconda strofa spunta l’amore per la famiglia e per la madre: "A vuje ve sonno comma ‘a na Maria, cu ‘e spade ‘mpietto 'nnante ‘o figlio ‘ncroce". Immagine religiosa, mariana. Alla fine si scopre che l’autore sta parlando di una storia d’amore, di un tradimento. La moglie dell’emigrante se n’è andata con un altro. Lui, cornuto, è partito per l’America, lui che "ha perso casa, Patria e onore". Ma chiede alla madre un gesto di perdono per la fedigrafa, per amore dei figli: "M’avite scritto ca Assuntullella chiagne, che v’aggia dì, si ‘e figlie vonno ‘a mamma, lasciatela turnà a chella signora (che eufemismo elegante, da innamorato che nello stesso tempo disprezza), io no, nun torno, io me ne resto fore, e resto a faticà pe tutte quante".
martedì, 18 gennaio 2005
Per dimostrarvi che pure Roquentin ha un cuore, trascrivo quella che considero la più bella poesia d'amore. E' una delle poche che ho imparato a memoria. Da giovane ho studiato il barocco (nessuno è perfetto), spinto dal mio professore e da Jorge Luis Borges. E ho scoperto Francisco de Quevedo. Questo suo sonetto è del 1645. In lingua originale suona magnificamente. Ma anche la versione italiana è notevole. S'intitola "Amore costante al di là della morte". La propongo a tutti. Ma la dedico a una sola persona, una sola.
Gli occhi miei potrà chiudere l'estrema
ombra che a me verrà col bianco giorno;
e l'anima slegar dal suo soggiorno
un'ora, dei miei affanni più sollecita,
ma non da questa parte della sponda
lascerà la memoria dove ardeva:
nuotar sa la mia fiamma in gelida onda
e andar contro la legge più severa.
Un'anima che ha avuto in dio per carcere,
vene che a tanto fuoco han dato umore,
midollo che è gloriosamente arso,
il corpo lasceranno, non l'ardore,
anche in cenere avranno un sentimento;
saran terra, ma terra innamorata.
martedì, 18 gennaio 2005
Ieri avevo un impegno roquentinesco (i napoletani possono oggi verificare gli esiti, se vogliono), per questo ho solo occhieggiato di tanto in tanto il mio blog e quello degli spiriti affini (ti rubo l'espressione, Ariachiara, smack). Però mi ha divertito (divertimenti acidi alla Roquentin) come ve la siete presa con me e con il povero Friedrich per la faccenda della frusta. Non immaginavo che destasse ancora scandalo una frase come quella, ormai studiata anche all'università. A leggerla così, avulsa da tutto il contesto nicciano, può essere equivocata. Non vi infliggerò un'esegesi di Zarathustra o delle vari considerazioni inattuali, però mi sembrava addirittuta banale. Non è una excusatio non petita (non è nello stile roquentinesco e nemmeno in quello wellesiano, ancora più immaginifico). E' solo un'espressione di stupore. In seguito sarò ancora più subdolamente cattivo, appoggiandomi sempre ai grandi, come se fossero stampelle che aiutano il mio passo incerto nei gangli della rete.
martedì, 18 gennaio 2005
Le donne pensano sempre il peggio del loro sesso, forse perché sono le sole a sapere di cosa sono capaci.
Barbara Pym
lunedì, 17 gennaio 2005
Vai a donne? Non dimenticare la frusta.
Friedrich Nietzsche
domenica, 16 gennaio 2005
C'è qualcosa nel romanzo di Andrea Camilleri, "La pazienza del ragno", che ho appena finito di leggere, che mi ricorda "Il Grande Lebowski" di Joel Coen. Non svelo troppo sia perché non ricordo più bene l'intreccio del film, che pure ho rivisto di recente, sia perché, nel caso ricordassi, non vorrei svelare troppo a chi leggerà il libro. Camilleri, invece, fa riferimento (forse per depistare) a due libri: "Il Consiglio d'Egitto" di Leonardo Sciascia (che posseggo, ma non ho ancora letto) e "Il fidanzamento del signor Hire" di Georges Simenon (che non posseggo, ma che prima o poi leggerò). Comunque è un libro che si legge con piacere, anche se Montalbano è troppo manieristico, ormai. E' narrativa di genere, ma di livello. Forse, però, "Il Consiglio d'Egitto" l'avrò letto. Chi lo ricorda più. Nel caso, mi toccherà rileggerlo. E' il bello della mia capacità di dimenticare. L'oblio, l'oblio genera i fatti.
domenica, 16 gennaio 2005
Ci sono tre cose che una donna sa fare con niente: un'insalata, un cappello e una scenata.
Mark Twain
sabato, 15 gennaio 2005
Ve ne sarete accorti: non amo i post lunghi. Non sempre è stato così: in passato, gli amabili visitatori di questo blog, hanno potuto leggere anche lunghi resoconti di viaggio. Ma è durato poco. Non amo i post lunghi perché credo che i blog abbiamo bisogno di un'immadiatezza che generi riflessione e non viceversa. Con questo non voglio giudicare gli altri (già vedo Ariachiara che si sente nel mirino del crudele Rokkènten) ma giustificare me stesso, in questa fase stiptica. Sebbene chi mi conosce sa che non sono mai stato un grafomane, praticando la scrittura come professione.
sabato, 15 gennaio 2005
Le donne andrebbero bene se si potesse cadere nelle loro braccia senza cadere nelle loro grinfie.
Ambrose Bierce
venerdì, 14 gennaio 2005
Una pausa, ogni tanto, ci vuole. Per trovare un po' di tempo per lasciarvi un saluto. Datemi ancora qualche settimana e vi sommergerò di parole. Anche brillanti. Tornerà a galla la mia vanità. Dobbiamo coltivarla, la vanità. Sarà un vizio assurdo. Ma che cosa non lo è?
venerdì, 14 gennaio 2005
Non bisogna mai contraddire una donna. Basta aspettare: lo farà da sola!
Humphrey Bogart
giovedì, 13 gennaio 2005
C'è una festa nel mio palazzo. Musica alta. Musica scema. La sola che riesci a ballare quando c'è tanta gente. Hanno cominciato attorno alle undici. Andranno avanti per molto tempo. In questi casi non finiscono prima delle due di notte, quando qualcuno s'incazza. A questa festa c'è molta gente che conosco. Domani saprò. Ma non chiederò. La verità è che sono stanco. Ma soddisfatto. E' una di quelle volte che sono contento del mio lavoro, di quello che ho fatto. Domani saprò se sono soddisfatti anche gli altri.
Se il bordello andrà avanti per parecchio tempo, metterò mano a Camilleri, "La pazienza del ragno" (quella che ci vuole in questi casi). O alzerò il volume della tv, vedendo qualche programma imbecille o quegli straordinari film che danno di notte. Però domani mattina voglio andare in palestra.
Vedo che siete reattive ai discorsi sulle donne. Bene, mi sembra un ottimo inizio.
giovedì, 13 gennaio 2005
Amare le donne intelligenti è un piacere da pederasti.
Charles Baudelaire
giovedì, 13 gennaio 2005
Con le citazioni che seguiranno si apre il semestre antifemminista. Viva le donne. Perché chi dice donna dice donna. Mi aspetto molte polemiche. E via.
giovedì, 13 gennaio 2005
La carta non ama passar da una mano all'altra; per durare, ha bisogno di un lettore-proprietario premuroso che la maneggi con prudenza e amore e che, soprattutto, si guardi dal prestarla, dall'offrirla alla bramosia altrui. Riluttante allo scambio, la carta esige un compagno geloso. Il legame esclusivo che intrattiene con il testo inscritto sulla sua superficie si ripete nel legame che intrattiene con chi la possiede. E, così come si rovina quando si cancella il testo che porta, si deteriora quando diversi lettori la manipolano.
Abdelfattah Kilito
mercoledì, 12 gennaio 2005
Voglio dedicare almeno un'ora a Sartre, oggi. Poi, tutta la giornata è per mia moglie, finalmente. Che il lavoro e le sue preoccupazioni vadano a farsi fottere. A' faccia 'e chi me vo' male.
E lo shuffle-shuffle mi ha capito, perché mi concede "I'm on fire" di Springsteen.
mercoledì, 12 gennaio 2005
Leggere è niente, il difficile è dimenticare ciò che si è letto.
Ennio Flaiano
martedì, 11 gennaio 2005
Che cosa disgustosa uno scrittore che legge! Sarebbe come un cuoco che mangia.
Karl Kraus
lunedì, 10 gennaio 2005
Leggo da un sito a proposito delle multe ai fumatori:
"Un minuto dopo la mezzanotte la prima multa per un trasgressore a Napoli, un giovane di ventidue anni è stato sanzionato dai vigili urbani con una contravvenzione da 27 euro. Un minuto dopo la mezzanotte la prima multa per un trasgressore a Napoli, un giovane di ventidue anni è stato sanzionato dai vigili urbani con una contravvenzione da 27 euro".
E te pareva. E' la solita macchietta. Napule è na carta sporca, il terreno da caccia dei cercatori di pepite che si chiamano luoghi comuni. All'inizio è divertente. Ma poi rompe le palle. Io sto con Massimo Troisi quando dice: "Io sono napoletano e non devo dimostare niente a nessuno". Su questo argomento ci tornerò.
p. s. Io poi non sono neanche napoletano, essendo un fiero giuglianese con sangue normanno, osco e cumano. Ma tant'è.
lunedì, 10 gennaio 2005
Quando la casa dorme, la giovinetta scalza,
fresca come una prugna al gelo mattutino,
giunge nella sua stanza, lo bacia in bocca, balza
su lui che la possiede, beato e resupino.
Guido Gozzano
lunedì, 10 gennaio 2005
Divorare libri. Una singolare metafora. Che dà da pensare. Infatti, nell'ingestione nessun mondo delle forme viene assimilato, scomposto e distrutto tanto come la narrativa. Forse si può effettivamente stabilire un confronto tra il leggere e il mangiare. In ciò occorre sicuramente tener presente soprattutto una cosa: che le ragioni per cui dobbiamo nutrirci e per cui mangiamo non sono identiche.
Walter Benjamin
domenica, 09 gennaio 2005
Fuga. Sete. Buio. Bagliori. Auto. Musica. Lavoro. Tastiera. Musica. Note. Notte. Buio. Musica. Buio. Notte. Note. Musica. Tastiera. Lavoro. Musica. Auto. Bagliori. Buio. Sete. Fuga.
domenica, 09 gennaio 2005
Il palpistrello per la sua sfrenata lussuria non osserva alcuno universale modo di lussuria, anzi maschio con maschio, femmina con femmina, sì come a caso si trovano insieme, usano il lor coito.
Leonardo da Vinci
domenica, 09 gennaio 2005
Noi non leggiamo per accrescere le nostre esperienze, ma per accrescere noi stessi.
Walter Benjamin
sabato, 08 gennaio 2005
Cara Flor, conosco benissimo il Gabbiere. E non ti nascondo che inizialmente ti ho linkata proprio per il nome del tuo blog. Già il nickname era sospetto. Ma Maqroll ha chiarito tutto. Frequento il Gabbiere da tempi non sospetti. Fu un vecchio amico, che ora non c'è più, che pubblicava libri belli come quelli di Mutis che mi consigliò di leggere "La Neve dell'Ammiraglio". Lui l'aveva amato a prima vista ed era di gusti difficili, lui, il vecchio Giulio, un po' don Giovanni e un po' Ulisse. Forse saranno passati quasi quindici anni. Da allora non ho perso un libro di Mutis, inseguendo le avventure di Maqroll lungo i Sette Mari, dalle foci del Rio al Baltico, in tutte le taverne per puttane e marinai, scoprendo che Ilona viene con la pioggia e che, alla fine c'è sempre un bel morir (seppure su un canoa in balìa di una bonaccia). E che si può rinascere, sognando con quella canaglia di Bashur navi migliori delle carrette da rimessare. Non sono un legittimista come Mutis, ma come lui vorrei essere amico di Garcia Marquez. Non leggo Ligne come il suo Gabbiere, ma alla fine siamo tutti un po' Maqroll, tutti vogliamo guardare lontano e avvistare la terra prima degli altri. Se non altro per dovere. Il dovere di esser vivi.
sabato, 08 gennaio 2005
E mentre le onde rotolavano ai nostri piedi, le onde dentro di noi ci fecero rotolare l'uno sull'altro, ancora e ancora, finché non venimmo insieme, rotolando sulla sabbia, allo stesso ritmo dei battiti del jazz.
Anais Nin
sabato, 08 gennaio 2005
Leggere significa prendere in prestito; tirare fuori qualcosa di nuovo di ciò che si è letto significa ripagare il debito.
Georg Christoph Lichtenberg
venerdì, 07 gennaio 2005
da www.corriere.it
Guerra dell’iPod: Microsoft e Sony contro Apple Torna la vecchia sfida con Steve Jobs: e Bill Gates stavolta si allea con il gigante giapponese Nemici giurati per i videogiochi, vedi Xbox contro PlayStation2, i titani Microsoft e Sony potrebbero decidere di allearsi nella musica digitale per arginare lo strapotere della Apple e del suo gettonatissimo iPod: il lettore Mp3 dalla memoria pressoché infinita (fino a 60 Giga) che inizia a diventare familiare anche nelle nostre metropolitane e nei centri cittadini - si riconosce dalle caratteristiche cuffiette bianche. Il padre dell’idea, lanciata tramite il Wall Street Journal, è lo stesso Bill Gates, fondatore della Microsoft, che si fronteggia da oltre 15 anni con Steve Jobs, il suo alter ego nella Apple. Da quando la comparsa di Windows 3.1 ricordò troppo da vicino il sistema operativo (classe ’89) del glorioso e spigoloso Macintosh, scatenando una guerra legale (d’altra parte c’era chi accusava il metodo Mac, a sua volta, di essere molto simile a un precedente programma Xerox). Gates, che ieri ha annunciato anche un accordo con Mtv e Yahoo! per arricchire i suoi servizi mentre il computer si «impallava» davanti al pubblico, ha detto che non c’è una «discussione precisa» in corso. Ha solo enunciato i reciproci vantaggi per la Microsoft, che ha lanciato da poco il suo jukebox online (MsnMusic), per la Sony, che, messo in cantina il walkman, si è finalmente convertita lo scorso autunno all’Mp3, e per i consumatori che avranno più offerte. La casa giapponese non ha aggiunto una virgola. Né sì, né no. Anche se nessuno nega che in questo momento il poliedrico Jobs sia l’incubo di tutti gli amministratori delegati del settore: con il suo iPod (le vendite hanno superato da tempo i tre milioni e i brani scaricati tramite il suo sito iTunes hanno toccato quota 100 milioni in appena 12 mesi) è riuscito a conquistare quasi il 90% del mercato degli Mp3.
Non sarebbe così grave se non fosse che la musica digitale rischia di essere l’unico business del futuro, capace di compensare il declino di pc e portatili. Le altre strade sono tramontate prima di conquistare il pubblico. Qualcuno si ricorda dei libri digitali, gli e-book? Nemmeno un mostro sacro come Stephen King è riuscito a trarne profitto: il suo romanzo su Internet, «Riding the Bullet» (1999), è stato scaricato da mezzo milione di persone. Ma a conti fatti erano più quelli che lo prelevavano «gratis» che pagando. E lo stesso King, prima entusiasta, lo ha ritirato. Poi c’è il mercato dei film digitali. Ma nemmeno l’Adsl è sufficiente per raggiungere la qualità di un Dvd. Senza contare la concorrenza sfrenata tra tv digitale, canali satellitari e la comodità del Blockbuster. Diverso il discorso per la musica. Il mercato dei cd è in continuo declino e nemmeno le major guadagnano. Un po’ per colpa dei prezzi troppo alti, un po’ perché le copie pirata continuano ad essere vendute ad ogni angolo. Mentre, oltre al successo concreto dell’iPod e della formula «un brano-un dollaro» di iTunes, ci sono anche le stime a sostenere le speranze degli affari. «Secondo una ricerca di Forrester - ricorda il direttore generale della Federazione industria musicale italiana, Enzo Mazza - il valore della musica digitale solo in Europa dovrebbe oltrepassare i 3,5 miliardi di euro nel 2009, 340 milioni in Italia». Praticamente il giro d’affari attuale dei cd.
Massimo Sideri
venerdì, 07 gennaio 2005
Non vi stupite più del mio silenzio? Perché? Io non ho più modo di farlo. Non mi stupisco e riesco addirittura a pensare di meno. E, forse, è anche un bene. Ovvero, penso di più, ma rifletto di meno. Come può accadere? Non lo so. Ma sento che è così. Dovrei rifletterci un po' di più. Ma ve l'ho detto: non ci riesco. Non rifletto, non scrivo. Ascolto e corro. Allora è meglio andare in palestra a buttare fuori un po' di tossine, ché vini e salumi delle feste hanno prodotto i loro etti di sovrappeso. Forse è meglio flettere che riflettere.
venerdì, 07 gennaio 2005
Le adolescenze troppo caste fanno le vecchiaie dissolute.
André Gide
venerdì, 07 gennaio 2005
Faceva continuamente estratti durante le sue letture e tutto quello che leggeva passava da un libro ad un altro sfiorando appena la sua testa.
Georg Christoph Lichtenberg
giovedì, 06 gennaio 2005
Il sesso con l'amore è forse la cosa più bella che ci sia. Ma anche senza amore non è malaccio.
John Travolta
giovedì, 06 gennaio 2005
Vi ha gente che è sempre del parere dell'ultimo libro che legge.
Carlo Dossi
mercoledì, 05 gennaio 2005
La castità è la più pericolosa di tutte le perversioni sessuali.
George Bernard Shaw
mercoledì, 05 gennaio 2005
Le idee sottintese fanno sì che il lettore, tutto contento d'indovinarle, pigli interesse al libro e gli paja d'averci messo mano egli stesso. Egli lo scrive, per così dire, leggendolo.
Carlo Dossi
martedì, 04 gennaio 2005
da www.repubblica.it
Un Apple da 500 dollari computer per tutte le tasche
Ultrapiatto, processore G4, sarà venduto senza monitor
ROMA - Ultrapiatto, potente, affidabile. Ma, soprattutto, venduto a un prezzo mai tentato prima dalla casa di Cupertino: 500 dollari, poco più di 370 euro. E' questo l'identikit del nuovo computer che la Apple Computer si apprestarebbe a lanciare dopo il successo raccolto presso il pubblico dal lettore digitale musicale iPod. Il nome? 'Q88'.
Si profila una vera e propria rivoluzione nella politica della Apple. Secondo indiscrezioni raccolte dal sito Think Secret, infatti, l'azienda guidata da Steve Jobs è pronta ad aggredire la fascia economica del mercato presentando il suo nuovo prodotto in occasione della MacWorld exhibition in programma a San Francisco il 12 gennaio. La tradizionale fiera dei prodotti targati Apple è stata spesso occasione per presentare nuove proposte e iniziative, anche se - va detto - non sempre le indiscrezioni sulle novità in arrivo si sono poi tradotte in realtà di fatto.
Il computer per tutte le tasche che il "gran capo" di Apple Steve Jobs, nel suo ruolo di padrone di casa della Fiera che sta per aprirsi, si appresterebbe ad annunciare, dovrebbe distinguersi per la sua linea piatta (non oltre i due pollici di spessore) e la possibilità di stare da un lato oppure fungere da base per un monitor che non sarà compreso nel pacchetto. Infatti con il computer economico non saranno venduti dispositivi di ingresso o uscita. Ciò consente appunto all'utilizzatore di risparmiare facendo poi ricorso alle vecchie periferiche già in suo possesso o anche di scegliere dispositivi che vanno incontro alle sue esigenze.
Secondo ThinkSecret sono queste la caratteristiche - di tutto rispetto - del cosidetto "econo-mac": processore PowerPC G4 1,25GHz, una unità Combo (a richiesta anche Superdrive), con hard disk da 40GB a 80Gb, 256MB of ram, USB 2.0, FireWire 400, 10/100 BASE-T Ethernet , 56K V.92 modem e supporto AirPort Extreme.
martedì, 04 gennaio 2005
Fecero l'amore come se l'avessero inventato in quel momento.
Alvaro Mutis
martedì, 04 gennaio 2005
Che ci vuole a scrivere un libro? Leggerlo è la fatica.
Gesualdo Bufalino
lunedì, 03 gennaio 2005
Ora che il sole è precocemente scivolato via, e non sono neanche le 15, viene fuori con prepotenza la passeggiata per Toledo di oggi. C'era il sole, c'erano le file fuori i negozi per i saldi. C'era un casino di gente. C'era la Guardia di Finanza che faceva scappare gli ambulanti africani nei vicoletti laterali dei Quartieri spagnoli. C'ero io che andavo a lezione d'inglese, come ai vecchi tempi, con l'iPod a pompa nelle orecchie. E c'erano a farmi compagnia, prima Frank Sinatra ("Strangers in the night"), alla faccia dei fans di Bublé, i Babybird con "You're gorgeous", la "Milonga del Angel" di Astor Piazzolla fatta da Yo-Yo Mundi, i Massive Attack con "Unfinished Sympathy, Mabi Thobejane con "Sidudia" (un po' chill-out, però). C'era Bruce Springsteen con "Thunder road" che è scattata proprio all'altezza del teatro Augusteo, là dove qualche anno fa ho ascoltato uno dei suoi concerti. Che anno era? E che importa? Era il tour che seguiva quello quaresimale di "Tom Joad" (io andai all'Accademia di Santa Cecilia, con il torpedone dei fans). A Napoli non c'era l'E street band. C'erano altri. Era un concerto rock, di nuovo, ma da teatro. Niente escalation da stadio. Suonò per ore. E poi, a concerto finito, a pubblico sfollato, un gruppetto di irriducibili si era radunato nella piazzetta e lo invocava: Bruce, Bruce, Bruce. E lui si affacciò, come un dio americano, chitarra e armonica, e attaccò un'indimenticabile "Thunder road": "The screen door slams Mary's dress waves like a vision she dances across the porch...". Oh, thunder road, oh Toledo road. Poi l'iPod, che aveva dato il meglio, è scivolato via con un'"Oca del Cairo" dal "Mozart in Egypt" (lo conosci 'sto disco, Latifah?), con "Don't think twice, it's all right" di Dylan, per finire con una tamarrissima "Run to me" dei Bee Gees. Ma mi ha salvato in zona Cesarini Charlie Sexton con la sua "Badlands" dal film "Thelma & Louise".
lunedì, 03 gennaio 2005
Quello che uccide l'amore, Benjamin, è la cultura amorosa. A qualsiasi uomo verrebbe duro, se non sapesse che agli altri uomini viene duro.
Daniel Pennac
lunedì, 03 gennaio 2005
Un libro è un oggetto fisico in un mondo di oggetti fisici. È un insieme di simboli morti. Poi arriva il buon lettore e le parole - o, meglio, la poesia che sta dietro le parole, perché le parole in sé sono semplici simboli - tornano in vita. Ed ecco la resurrezione della parola.
Jorge Luis Borges
domenica, 02 gennaio 2005
Ce l'ho fatta. L'ho finito 'sto maledetto "Ulisse" di Joyce. Ho approfittato di qualche giorno libero e ci ho dato dentro. Mi sono sciroppato le ultime 500 e passa pagine. Non so se ne è valsa la pena. Il mio giudizio lo conoscete (basta andare indietro di un bel po' di post). Salvo sole tre cose:
1. L'illustre scienziato Herr Professor Luitpold Blumenduft depose in qualità di perito medico dimostrando che la frattura istantanea delle vertebre cervicali e la conseguente scissione del midollo spinale si calcolava dovesse, in base alle più solide tradizioni della scienza medica, inevitabilmente produrre nel soggetto un violento stimolo gangliare dei centri nervosi, provocando la rapida dilatazione dei corpora cavernosa così da facilitare istantaneamente il flusso del sangue verso quella parte dell'anatomia umana conosciuta col nome di pene o organo sessuale maschile e avendo come risultato il fenomeno che la facoltà ha definito erezione morbosa e filoprogenitiva verticale-orizzontale in articulo mortis per diminutionem capitis (pag. 416).
2. La baia di Napoli (vedila e poi muori) (pag. 968).
3. Se vuol baciarmi il sedere mi spalancherò le mutande e glielo spiattellerò in faccia grosso al naturale mi ci può infilar dentro la lingua per 7 miglia (pag. 1044).
Un po' poco per oltre mille pagine. Poi, dite quello che vi pare.
domenica, 02 gennaio 2005
L'inizio di questo 2005 è molto soft. Sarà perché, come capita da un po' di tempo, prendo sempre qualche giorno di ferie proprio in questi giorni. Leggo, vedo e rivedo film (il lacrimevole "Dottor Zivago", par exemple), sto in famiglia, progetto gite di un solo giorno (magari a Roma, che dopo New York e Napoli, è la città dove vivrei: escluso l'isolotto greco bianco e blu, con l'estiatorio in riva al mare). Non voglio star a sentire niente e nessuno. E' l'ora della calma.
Qui comincia l'avventura. Starei per aggiungere: del signor Bonaventura. E' un nome che mi è familiare. Ho ben tre cugini che si chiamano così. Era il nome del mio nonno materno. Aveva due mustacci da ussaro. E' morto quando avevo cinque anni. L'unico ricordo che ho è lui seduto su una sdraio, nell'orticello di zio Antonio, lui che mi chiama ("Viene accà, viene accà"), io che mi avvicino. Più in là c'è il tubo di una conduttura idrica che termina con un rubinetto di ottone. Nonno Ventura. E pensare che se mia sorella maggiore fosse stata un fratello, il mio nome sarebbe stato Bonaventura. Chissà che vita avrei avuto con un nome del genere. La stessa che ho avuto con un nome meno insolito, duro, ma meno insolito, santo, ma meno insolito, palestrato, ma meno insolito, piscatorio, ma meno insolito, romano, ma meno insolito.
In sottofondo c'è una melensa canzone mammona di Al Martino. Fa molto Mulberry street, Little Italy, cuore di mamma, cuore di mamma mia, quanta malinconia, quando non ci sei tu.
domenica, 02 gennaio 2005
Le circostanze, certo, hanno dotato il mio tesoro di un pene da ragazzo, inconsueto, pigro, color avorio, ma quando lo prendo tra le mie labbra rosse si drizza sempre soddisfatto.
Margriet de Moor
domenica, 02 gennaio 2005
Vivere senza leggere è pericoloso, ci si deve accontentare della vita, e questo comporta notevoli rischi.
Michel Houellebecq
sabato, 01 gennaio 2005
Celebro l'arrivo di gennaio con "January" dei Pilot (1975). Non mi è venuto di meglio. Accontetatevi.
sabato, 01 gennaio 2005
Spesso anche agli stessi uomini capita di sentire nettamente che il loro membro virile vien attirato all'interno dell'utero, come fosse una ventosa.
Galeno
sabato, 01 gennaio 2005
La lettura, come la donna, ama di più chi lo ha più ingannato.
Ramon Gomez de la Serna