martedì, 30 novembre 2004
Il provincialismo, come tanti altri atteggiamenti corretti o sbagliati, non è mai nelle cose in sé, quanto nello sguardo di chi vede, chi giudica. Si può amare svisceratamente quanto proviene dal proprio ambiente e lo si può anteporre a tutto, o ci si può appassionare a tutto quanto viene da fuori, credendosi, in questo caso, dei veri cosmopoliti. Entrambe le prospettive sono scorrette. Ma provengono dal modo in cui consideriamo il mondo che ci circonda.
martedì, 30 novembre 2004
Il viandante. Chi anche solo in una certa misura è giunto alla libertà della ragione, non può non sentirsi sulla terra nient'altro che viandante - per quanto non un viaggiatore diretto a una meta finale: perché questa non esiste. Ben verrà invece guardare e tener gli occhi aperti, per rendermi conto di come veramente procedono tutte le cose nel mondo; perciò non potrà legare il cuore troppo saldamente ad alcuna casa particolare: deve esserci in lui stesso qualcosa di errante, che trovi la sua gioia nel mutamento e nella transitorietà.
Friedrich Nietzsche
lunedì, 29 novembre 2004
Una volta tanto, nel week-end, ho fatto quanto avevo programmato. Non sono riuscito a trovare l'amplificatore Bose per l'iPod, ma sono andato a cercarlo fino a PcCity. Nel pomeriggio di ieri, a San Gregorio Armeno, ho comprato il carro di Ciccibacco e anche il pozzo, un gatto e topo e persino il cucummararo.
Uno spettro si aggira per l'Europa. O forse solo per l'Italia. Magari solo nella mia mente. Andando per ipermercati, a parte la sensazione di essere nei fatidici non-luoghi di Marc Augé o nel Paese dei Balocchi di Pinocchio (soprattutto nei settori dedicati alla tecnologia), a parte questo, non si riesce più a nascondere l'approccio religioso e mistico che si ha verso il consumo. Ora è possibile andarci anche di domenica mattina, giorno che i nostri genitori dedicavano alla messa. Negli ipermercati tutto è desiderabile. Tutto è feticcio da adorare, possedendolo. A volte, soprattutto in quest'anno di crisi degli acquisti, ci basta guardare, sognare e poi rinunciare. E questo rifiuto che imponiamo a noi stessi diventa un esercizio spirituale che ci rende migliori ai nostri stessi occhi. Siamo capaci di confessare i nostri peccati, le nostre libidini, e siamo anche capaci di pentirci. Non comprando ci sentiamo più leggeri e più buoni. Ecco, il lato mistico. E, per alcuni, questi luogi dedicati al consumismo (dal comunismo al consumismo il passo mentale è stato breve) e quindi alla spesa sconsiderata, sono ora luoghi di penitenza. Dovrebbero metterci dei sacerdoti e non avere solo quei sacrestani degli addetti ai banchi che spesso ne sanno meno del peccatore-acquirente.
I conti si faranno dopo Natale. Certo, se va male, la bolla di sapone delle speculazioni che hanno impoverito mezza Italia scoppierà e molte cattedrali rischieranno la bancarotta. Però non so se sia una soluzione auspicabile. Compratori di tutto unitevi. Non abbiamo nulla da perdere tranne le nostre videocamere digitali.
lunedì, 29 novembre 2004
E' sempre più lungo arrivare che tornare indietro.
Arthur Bloch
domenica, 28 novembre 2004
Dopo qualche minuto, sono riuscito a orientarmi. Non sono così tonto come pensavo.
domenica, 28 novembre 2004
Parlando in generale le ho tentate tutte,
le strade felici che ti portano per il mondo.
Parlando in generale le ho trovate buone
Per quelli che non sanno sostare troppo a lungo nello stesso letto
ma devono sempre girare cioè ho fatto io,
osservando le cose fino alla morte.
Jack London
domenica, 28 novembre 2004
L'opera d'arte è un messaggio fondamentalmente ambiguo, una pluralità di significati che convivono in un solo significante.
Umberto Eco
domenica, 28 novembre 2004
Al primo contatto, questa nuova versione di Splinder sembra meno intuitiva. E' così anche per voi. Solo dopo molto sono riuscito a capire come si posta. Sono tonto solo io?
sabato, 27 novembre 2004
Che differenza c'è fra uno scrittore e un cavallo? Che il cavallo non capisce la lingua del mercante dei cavalli.
Max Frisch
venerdì, 26 novembre 2004
Domani mattina andrò a fare la lezione di inglese. Nel pomeriggio lavoro. Domenica free: mattinata al nuovo ipermercato tecnologico per cercare l'amplificatore Bose per l'iPod o un nuovo stereo da collegare al frullatore (vedi colonna a destra, alla voce shuffle-shuffle); pomeriggio a San Gregorio Armeno per comprare il pastore di quest'anno: il carro di Ciccibacco. Unisco sempre la tradizione all'innovazione, il globale al locale. Ambisco al glocal, insomma.
venerdì, 26 novembre 2004
da: www.ilbarbieredellasera.com
Se il luogo è comune dovrebbe essere vietato ai giornalisti
Non ho più la pazienza di quando ero più giovane e non sopporto, ma questo non lo sopportavo neanche quando ero giovane, chi difende le proprie supposte idee nascondendosi dietro un luogo comune. Personalmente sono nato e cresciuto in Campania e sono abbastanza sensibile, e mi sembra ovvio, a ciò che si dice della mia terra d’origine, però sfido chiunque a sopportare la tonitruante, ossessiva e soprattutto stupida cantilena del “Ma dalle tue parti non lo sanno che esiste il codice della strada? Guidano tutti come pazzi! Passano tutti col rosso! I motorini in monoruota sul marciapiede affollato, le auto semidistrutte che sfrecciano a 240 nei vicoli” e blablablaando così per ore.
Insomma alla fine ti convinci che non hai capito veramente un’acca di dove sei cresciuto o che stai parlando con qualcuno che è in pieno delirio etilico. Come forse avrà capito chi mi segue io amo in maniera viscerale i numeri e così me ne sono andato in giro per il web a cercarmene qualcuno che desse una risposta ai miei dubbi ed ai bicchierini di troppo dei miei interlocutori. Parlando di mancato rispetto, anzi di disprezzo, delle regole del C.d.S., ho pensato di confrontare i dati della Campania con quelli della regione che, nell’immaginario collettivo, più si avvicina alla Svizzera, la Lombardia.
Ho proceduto nel seguente modo:
1) Ho reperito la pubblicazione dell’Istat che ha per titolo “Statistica degli incidenti stradali – Anno 2002” scaricandola dal sito handicapincifre.it;
2) Ho scaricato dal sito dell’Istat le cifre relative alla popolazione residente nelle due regioni;
3) Ho paragonato l’incidentalità media per abitante;
4) Sono rimasto basito una ventina di minuti;
5) Ho scritto quello che state leggendo.
Vi preciso che i fuochi artificiali di dati che seguono sono relativi al censimento del 2001:
Popolazione italiana totale 56.995.744;
Campania 5.701.931 pari al 10,00 per cento del totale;
Lombardia 9.032.554 pari al 15,84 per cento del totale.
Vediamo adesso i dati degli incidenti, questi sono i più recenti che ho trovato e sono relativi al 2002:
Incidenti stradali in Italia Totale 237.812;
In Campania 9.659 pari al 4,06 per cento del totale;
In Lombardia 52.491 pari al 22,1 per cento del totale.
E’ facile fare il conto:
In Campania un incidente ogni 590 persone;
In Lombardia un incidente ogni 172 persone.
Con inusitata audacia e cattiveria, e magari anche un pizzico di masochismo, ho però voluto approfondire ulteriormente il mio studio. Nel 2002 sono decedute in Campania 320 persone, una ogni 17.818 residenti ma una ogni 30,18 incidenti; in Lombardia 999, una 9.041 persone ma una ogni 52,54 incidenti. La conclusione che ne possiamo trarre è che NON è un luogo comune ma un dato di fatto che in Campania si usino meno che in Lombardia la cintura ed il casco, in quanto, tra coloro i quali fossero coinvolti in incidenti stradali, la mortalità in Campania è significativamente più elevata. Però alla luce del fatto che, se tutti rispettassero le norme del C.d.S., gli incidenti stradali sarebbero un lontano ricordo, volete essere così carini da crearvi un bel luogo comune nuovo di zecca ovvero che a Napoli molti non indossano cintura o casco però TUTTI rispettano le norme della circolazione mentre a Milano, si sa, tutti lo sanno, lo dice anche Peppe il parrucchiere. Tra gli altri luoghi comuni che mi sono dovuto sorbire negli ultimi giorni c’è anche il celebre :”I mezzi pubblici, (a Napoli) a parte qualche eccezione, sono gli stessi che circolavano a Milano 30 anni fa”. Vabbuò, questo sito è dedicato ai giornalisti, avranno verificato, sarà così, magari sarà più o meno così e poi si sa, tutti lo sanno, a Napoli, figurati. Però il rompiscatole che si va a vedere i dati purtroppo, o per fortuna, c’è sempre. Anzianità media degli autobus in Italia al 2001 (dato reperito al convegno ASSTRA del 6 giugno 2002) anni 10.7
Anzianità media degli autobus a Milano (dato reperito sul sito di Eco dalle città che riportava una comunicazione dell’Ufficio Stampa dell’ASSTRA) 8 anni. Anzianità media degli autobus a Napoli (pagina 3 della Carta della Mobilità 2004 dell’ANM) anni 7,2. Come la mettiamo con il fatto che ho controllato solo questi due dati ed è uscito questo macello?
Informare dovrebbe significare comunicare cose vere al pubblico, in conseguenza di ciò vorrei pregare chiunque si accinga ad emettere sentenze di condanna senza appello alla massima pena di basarsi su dati, fatti, numeri e non su quello che si sente dire dal tabaccaio. Ovviamente il discorso cambia se si vuole esprimere un’opinione, in tal caso basterà chiarire che si tratta di una idea o che, da informazioni sceltissime ottenute dallo zio del cugino di secondo grado di un assessore alla cultura di un paesino della bassa, pensiamo di essere autorizzati a convincerci che. Quello che un giornalista non dovrebbe mai fare, e mi permetto di dirlo io che giornalista non sono, è rifugiarsi in sciocchi luoghi comuni. Un luogo comune nasconde qualcosa, nasconde il deserto cerebrale. Un luogo comune è, per sua natura, falso; se un luogo comune fosse vero non sarebbe un luogo comune ma un fatto, un dato o un numero.
Arnolfo Spezzachini
venerdì, 26 novembre 2004
Per premiarmi di un risveglio anticipato, troppo presto per andare in palestra, e tutti erano già andati alle rispettive scuole, questa mattina ho voluto mandare giù un po' di cantautori, con l'inseparabile iPod che ho sempre a portata di mano, anche sul comodino della camera da letto. E' stato un abbaglio, come quando in una soffitta si apre un baule polveroso e si scopre che contiene miliardi di lucciole. Qualcosa che il tempo aveva reso fiabesco e triste, ma dolce da ripensare. Tralascio quali canzoni siano. Ognuno ha le sue preferite: le mie parlavano di incroci di venti, di bambini stonati, di vecchi amici e di Edgar Lee Masters, Biancaneve che è ancora là un po' invecchiata ma che fa, di lettiventisei e di un ragazzino magro che veniva a scuola insieme a me. Gli anni Settanta. Belli e tremendi. Il Settantasette che ritorna come un numero magico: le gambe delle donne, secondo la cabala napoletana. Gli stiscioni e la fine dell'innocenza sotto forma di una Renault con un cadavere accucciato nel cofano. Buonanotte, giorno. Questi sono risvegli.
venerdì, 26 novembre 2004
Il libro essenziale, il solo libro vero, un grande scrittore non deve inventarlo, poiché esiste già in ciascuno, ma tradurlo. I doveri di uno scrittore sono quelli di un traduttore.
Marcel Proust
giovedì, 25 novembre 2004
Tutti zitti, stasera. Ma che cos'è successo? Io lavoro. Ma voi? Boh.
giovedì, 25 novembre 2004
Lo scrittore poco fecondo è migliore di quello prolifico. Chissà dove arriverebbe se non scrivesse mai.
Giuseppe Pontiggia
mercoledì, 24 novembre 2004
Le notizie che aspettavo sono arrivate. E sono migliori di quanto credessi. Il bello comincia adesso. Todo cambia. Anche la mia vita privata rischia di essere scombussolata. Resta qualche tagliola piazzata qua e là. So come possono essere scansate.
Anche la rinite allergica, dopo la visita dall'otorino, si è calmata. Passerà del tutto?
Ora cominciano altre attese.
mercoledì, 24 novembre 2004
Una parola non è la stessa in uno scrittore o in un altro. Uno se la strappa dalle viscere, l'altro la tira fuori dalla tasca del soprabito.
Charles Péguy
martedì, 23 novembre 2004
Ma che bei raduni si fanno, certe mattine. Alla Feltrinelli di Ponte di Tappia incoccio Vulcanica, quattro passi insieme, e a piazza Municipio, proprio davanti a Palazzo San Giacomo chi ti incontriamo, in pausa pasto? Ma Sorrysò, of course. Napoli è una città troppo piccola per non incontrarsi. E Sorryso che aveva dimenticato il volto di Roquentin (confuso con quello del signor P.) mi ha scambiato per non so quale guarattellaro, burattinaio. Che complimento, il mio pensiero perverso è corso subito al demoniaco Sabbath, teatrante del romanzo di Philip Roth.
martedì, 23 novembre 2004
Aspetto che mi passi il raffreddore. Ma oggi pomeriggio vado da un otorino.
Aspetto che si facciano le 12 per andare a lezione d'inglese, tanto ho rinunciato per la secondo volta alla palestra.
Aspetto che mi arrivino notizie di incontri che mi riguardano e di cui voi, per ora, non dovete sapere nulla.
Aspetto domani, per sapere con un po' di certezza che cosa farò nei prossimi anni.
Aspetto, un po' disilluso, mentre Bregovic e Piazzolla mi cullano.
C'è il sole, ogni tanto, quando le nuvole gli concedono di venir fuori.
martedì, 23 novembre 2004
Quando non si sa scrivere, un romanzo riesce più facile di un aforisma.
Karl Kraus
lunedì, 22 novembre 2004
Quello che mi scoccia di più del raffreddore che mi sono beccato (conseguenza dell'allergia che mi trascinavo dai giorni americani) è di dover rinunciare alla palestra. Sarebbe stato meglio evitare di lavorare. Ma io sono di quelli che non staccano mai. Devo solo essere atterrato dalla febbre. Finché resto in piedi vado. Non mi lascio contagiare dall'ipocondria che vedo attorno a me. Ma avrei dovuto rimanere a casa.
lunedì, 22 novembre 2004
"Scrivere bene" è sinonimo di perfetto controllo.
Ezra Pound
domenica, 21 novembre 2004
Chi ricorda due fumetti degli anni Settanta: Johnny Logan e Peter Paper?
Il primo era una copia più pecoreccia di Alan Ford. Il secondo era un porno-soft comico. E poi?
Si trovano ancora?
domenica, 21 novembre 2004
Ma chi è Loredana Lecciso? E' la nuova moglie di Albano Carrisi. E che fa? E perché si parla tanto di lei? Ma perché ci facciamo queste domande? Perché quella signora da baruffa chiazzota della Venier dice che oggi è lei il fenomeno della tv italiana? E non sono migliori quegli sbracati insulsi dell'ultimo "Grande fratello"? 'A televisione italiana, così l'eccisa.
domenica, 21 novembre 2004
Le conseguenze dell'allergia sono a volte plateali. Uno starnuto prima e uno dopo, ecco che si trasforma in rinite (chiamatela pure raffreddore, catarro, cimurro). Effetto fastidiosissimo dell'improvviso inverno. Ma la mattina è stata suprema, il Lungomare ha mantenuto le promesse. C'era pure un'ucraina (o comunque ex-sovietica) che faceva il bagno alla Colonna Spezzata. Poi alla tv un servizio sulla Svezia. E il quadretto è stato completato. Mi sono sentito meno solo, con il mio fastidio di stagione che aspirine, spray nasali, vicks vari non riescono a debellare. Piccoli fastidi, ma un grande rottura di scatole. E di sottofondo le chiacchiere insulse delle domeniche in tv. Ma perché dobbiamo punirci così?
domenica, 21 novembre 2004
È stato già scritto tutto, per fortuna non tutto ancora pensato.
Stanislaw Jerzy Lec
sabato, 20 novembre 2004
C'è un magnifico sole a quest'ora. Ma soffia vento freddo di tramontana. Tanto per fàrvelo sapere.
sabato, 20 novembre 2004
L'uomo costruisce case perché è vivo, ma scrive libri perché si sa mortale.
Daniel Pennac
sabato, 20 novembre 2004
Appena sentito alla tv, Raidue: "Sant'Agostino, il filosofo nordafricano". E che è nu marrucchino?
Già a quest'ora è possibile dire tutto? Ma esiste una fascia protetta dagli asini?
venerdì, 19 novembre 2004
Non so neanche come chiamarti, e quindi sorvolo sulle formule di rito. E vengo al dunque. Innanzitutto io non sono il signor P., per te sono il dottor. P. Cominciamo a imparare la bona creanza e il rispetto. Ho letto con disgusto quello schifoso post nel quale ti sei permesso di scherzare su di me in termini volgarissimi. E' nel tuo carattere lo so, ma questo non ti autorizza a sparlare di me. Tralascio le sue fandonie e vengo al dunque. Sostieni, appoggiando le tue traballanti stampelle culturali sulle scarse letture che ti ho obbligato a fare, che tu saresti il mio creatore. Cioè, ribaltando i sacri testi di Stevenson, vai dicendo nei meandri sconnessi delle rete che io sarei l'altra faccia, fessa per di più, del tuo pestilenziale carattere. Se lo ripeti un'altra volta, mi scordo che sono buono e ti scommo di sangue, bestia. Usi il mio computer, la mia password, ascolti i miei dischi, viene al cinema nascondendosi alle mie spalle, leggi i miei libri (non sei stato ancora cazzo di finire l'Ulisse di Joyce del quale vai cianciando da mesi), addirittura vieni in palestra con me. Sei un abusivo, una creatura inesistente, fatta di bit, pura essenza digitale e ti permetti di tirarmi in ballo. Io ti scommo di sangue, un'altra volta, e ti rispedisco da quell'uocchiestuorte di tuo padre Sartre. Mi auguro che questa mia incursione basti a tenerti lontano da me. Roquentin avvisato, mezzo salvato.
Dr. P.
venerdì, 19 novembre 2004
Scrivere è viaggiare senza la seccatura dei bagagli.
Emilio Salgari
giovedì, 18 novembre 2004
Scrivere come una forma di preghiera.
Franz Kafka
mercoledì, 17 novembre 2004
Si parva licet, vorrei rivolgermi al mio artefice, come il mio conterraneo Maigret fece con Simenon, nelle sue "Memorie". Ebbene il signor P. (chiamiamolo così: potrebbe essere Pinco o Pallino o Pirla), mi ha creato, sottraendomi a un padre ben più nobile di lui, il filosofo Sartre (strabico quanto volete, ma che di conseguenza sapeva guardare in più direzioni). Ebbene, io Roquentin da Giugliano, del mio facitore, quel fantabulo incapace, condivido poche cose. Innanzitutto disprezzo questo colore verde sul quale mi costringe a scrivere. Ma che sarà un leghista di merda solo perché come me è originario della zona a Nord di Napoli? Gli basta così poco? Lui mi lascia essere cattivo quanto voglio perché è un vigliacco, che non ha il coraggio delle mie idee. Le sue manco le conosco. Su Napoli ho le mie convinzioni, abitando in una zona ritenuta (a torto) "in" sono un snob che gira in taxi, evita la funicolare come la peste, non arriva mai più lontano della zona pedonalizzata di via Toledo. Già a piazza Carità mi sento all'estero, figuriamoci a Scampìa. Sono un autentico regnicolo inurbato. Lui invece il signor P. è rimasto cafone dentro, Scampìa e la sua Giugliano natìa le conosce benissimo perché ci ha squazzato come una papera nel suo fango, ci ha razzolato come un capponcello tra le sterpaglie, ha raspato come un maiale nel letame. Io amo viaggiare: Egitto, India, ma soprattutto Francia, America, Olanda, paesi civili. Per esempio io attorno alle periferie napoletane costruirei un bel muro come sta facendo Sharon. Anzi per dirla tutta, seguendo l'esempio di quel panzone di Tel Aviv, io costruirei un bel muro di salsicce di porco da Agadir fino a Giacarta, per tenere lontano marocchini e talebani. Ah, e basta. Lui invece è un mollaccione democratico, vittima del politicamente corretto, ancora innamorato delle idee degli anni Settanta che ci hanno inguaiato la giovinezza e ora rischiano di fotterci pure la maturità. Un signor Pirla. Ha lo sguardo buono, gioca a fare il dottor Jekill e lascia a me l'ingrato compito di fare il mister Hide. E non ha capito che sono io a consentirgli di essere Jekill. Sono io che bevo quello schifo di pozione e divento buono. Lui, il signor P. senza di me non esisterebbe.
mercoledì, 17 novembre 2004
Ho fatto un giro tra i blog linkati. E ho scoperto che c'è un chiacchiericcio su un "Ballarò" dedicato a Napoli, che io non ho visto, perché non vedo mai "Ballarò". Inconsapevolmente ho risposto con il post precedente. Godiamocela questa città, amiamola. Se la si ama la si salva. Se la viviamo come una città bella diventeremo migliori e renderemo migliori gli altri. Vabbé sto dicendo una stronzata, sto vaneggiando come in un sogno. Ma io di una sola cosa ho nostalgia dei lucenti anni Settanta, di due frasi programmatiche: "la fantasia al potere" e "una risata vi seppelirà".
mercoledì, 17 novembre 2004
Oggi a Napoli è una magnifica giornata. L'aria è fresca e pulita. Nel cielo non c'è una nuvola, ma splende un sole primaverile, che sembra dirci: non abboate paura, alunni miei, adoratori miei, vi voglio bene e vi proteggo. E' così. Basta 'na jurnata 'e sole pe' puté cantà. E per non pensare alla notte e al grigio di certe giornate regalate a un padrone. Demoni meridani sono tutto per voi, solo per poco più di un'ora, purtroppo.Non dedicherò molto tempo al blog, questa mattina. Mi aspetta una magnifica passeggiata, dopo la palestra che ho lasciato mezz'ora fa. Alle 13 ho un impegno che poi mi costringerà al piacere infantile di un panino da McDonald's. Piaceri che bisogna coltivare. Che ci vado a fare in palestra se non posso neanche permettermi una bomba calorica come un Big Mac? Porterò la macchina fotografica e raggiungerò il Ponte di Tappia dal Lungomare, poi Molosiglio, piazza Municipio e via. Napul'è. Alla faccia dei barbari di Scampìa. Una botta di oleografia, vero?
mercoledì, 17 novembre 2004
Ho sempre pensato che quando si scrive venga fuori il ritmo dell'anima; quando si parla si mente, quando si scrive no. Non è possibile. È come tirare fuori da sé qualcosa di vitale e spaventoso, come un organo spiaccicato sulla carta. Incartare un fegato e spedirlo, questo è scrivere le lettere.
Simona Vinci
martedì, 16 novembre 2004
Ho sempre pensato che l'arte di narrare consiste nello stimolare l'immaginazione dell'ascoltatore a tal punto che assai prima della fine egli annega nelle sue fantasticherie.
Henry Miller
lunedì, 15 novembre 2004
A quest'ora, quando tutto è finito, desidero la fuga. Ma non c'è mai fuga. Si ritorna. Eterno ritorno o eterno riposo? Meglio l'eterno ritorno, meglio pure dei corsi e ricorsi del sommo Vico. Il mio napoletano preferito, che inventore.
lunedì, 15 novembre 2004
da www.corriere.it
Bossi, in Europa il fratello e il figlio del Senatùr
Quando il Carroccio tuonava contro il clientelismo, il nepotismo e gli arrivisti
di GIAN ANTONIO STELLA
In attesa che Umberto Bossi sia pronto al gran rientro (auguri), la Lega Nord guarda al futuro. E ha mandato a prendere confidenza con Bruxelles e le istituzioni comunitarie, nel mentre crescono i giovani eredi Renzo, Roberto Libertà ed Eridanio, un altro paio di appartenenti alla Real Casa Senatùria: Franco Bossi (il fratello) e Riccardo Bossi (il figlio primogenito). Assunti presso il Parlamento europeo con la qualifica di assistenti accreditati. Portaborse, avrebbero detto i padani duri e puri di una volta. Ma pagati sontuosamente. Per l'attaché, ogni deputato riceve infatti 12.750 euro. Pari a 24 milioni e 687 mila vecchie lire. Al mese. La notizia, contenuta nell’elenco ufficiale pubblicato dall’Europarlamento e facile da controllare sul sito internet www2.europarl.eu.int/assistants, non precisa che mestiere facciano i due.
Visto che l'assistente accreditato, pagato coi soldi nostri, è il braccio operativo di ogni bravo parlamentare, si presume che parlino fluentemente alcune lingue, capiscano di economia, siano dotti nelle materie giuridiche e magari abbiano una competenza specifica in qualche settore chiave nel quale il deputato di riferimento deve destreggiarsi.
Franco Bossi, una preparazione, ce l'ha. Sa tutto di valvole, canne, pistoni, bronzine, guarnizioni, pompe ad acqua... Dopo aver studiato fino alla terza media inerpicandosi su su fino alle «commerciali», manda avanti infatti un negozio di autoricambi a Fagnano Olona. Una professionalità che, unitamente alla passione leghista, ha spinto il Carroccio non solo a ipotizzare una sua candidatura alla Camera al posto di Umberto nel collegio di Milano 3 (dove poi, forse per evitare le accuse di far tutto in famiglia, fu scelto il medico di casa del Senatur) ma ad affidargli negli anni ruoli di spicco quali quello di c.t. della squadra di ciclismo della Padania, di socio della controversa "cooperativa 7laghi", di membro del consiglio di amministrazione dell'Aler (case popolari) di Varese. Esperienze che a Bruxelles gli saranno utilissime.
Quanto a Riccardo Bossi, se ne sa ancora meno. Se infatti sono ormai celebri i fratelli avuti dal papà nel secondo matrimonio, e in particolare il delfino Roberto Libertà cui il giornale La Padania arrivò a regalare per il compleanno un’intera pagina di sdiluviante entusiasmo («Che fortuna avere 12 anni e festeggiarli in cima al Monte Paterno!»), lui è infatti rimasto sempre piuttosto defilato. Si sa che ha 23 anni, che è un ragazzone grande e grosso, che va matto per le auto ed è fuori corso all’università. Fine. Figlio di Gigliola Guidali, la prima moglie del segretario leghista che raccontò in un'intervista di aver chiesto la separazione dopo aver scoperto che Umberto usciva tutte le mattine di casa con la valigetta del dottore ("ciao amore, vado in ospedale") senza essersi mai laureato, pare non somigliare molto al padre. Tranne in una cosa: come il Senatùr alla sua età, diciamo, non è propriamente un secchione.
A scegliere come braccio destro Franco Bossi, dice il sito dell’Europarlamento, è stato Matteo Salvini, già direttore di quella Radio Padania Libera che per anni ha cannoneggiato contro il clientelismo e le assunzioni in Terronia di amici, cognati e parenti. A scegliere Riccardo, lo «zio» Francesco Speroni, che di Umberto Bossi è stato il capo di Gabinetto al ministero delle Riforme e che in tema di nepotismo aveva già fatto spallucce davanti a un’altra polemica: la designazione, come presidente della provincia di Varese, di Marco Reguzzoni, marito di sua figlia Elena.
Intendiamoci: tutto il mondo è paese. Lo ricordava già, ai suoi tempi, il cardinale Enea Silvio Piccolomini diventato Papa col nome di Pio II: «Quand’ero solo Enea / nessun mi conoscea / ora che sono Pio / tutti mi chiaman zio". La scelta del fratello e del primogenito del Senatùr per quelle due cadreghe europee, tuttavia, sia pure preceduta da altri piacerini a parenti e amici, segna il punto d’arrivo di un cammino che pareva partito con altri itinerari. Basti ricordare alcuni dei moniti di Umberto contro il «familismo amorale» e i regali ai clientes: «La Lega assicura assoluta trasparenza contro ogni forma di clientelismo». «Il nostro programma? Incrementare i posti di lavoro, eliminare i favoritismi clientelari e restituire il voto ai cittadini». «Non si barattano i valori-guida con una poltrona!».
«Questo deve fare un segretario di sezione: far crescere la gente e non dare spazio agli arrivisti. Dobbiamo essere in primo luogo inflessibili medici di noi stessi se vogliamo cambiare la società!».
Parole riprese e urlate in mille piazze e mille sagre e mille comizi da tutta la corte di fedelissimi, da Calderoli a Castelli, da Maroni al mitico «Sciur Cüràt». E impresse nel marmo della storia da un gesuitico comunicato dall’allora addetta stampa della Lega Simonetta Faverio: «In un movimento che si propone di far la rivoluzione non ci può esser posto per gli arrivisti, i corrotti, i poltronari, i leccaculo, "i pentiti" e i lottizzatori. Chi si è proposto di cambiare questo nostro povero Paese non può nello stesso tempo volere un posto al sole per sé o per i suoi amici, non può usufruire dei privilegi di cui hanno goduto i piccoli uomini politici della partitocrazia. Non può insomma parlare bene e razzolare male, prendendosi così gioco della base pulita, dei militanti, e di quei dirigenti onesti che per la causa leghista sarebbero disposti a tutto». Parole d’oro. Premiate un paio di anni fa con la nomina di Simonetta, in quota leghista, a vice della ancillare Anna La Rosa alla direzione dei servizi parlamentari della lottizzatissima Rai.
lunedì, 15 novembre 2004
(ANSA) WASHINGTON - Tom Hanks sarà il protagonista della versione cinematografica del "Codice da Vinci". Il film, tratto dal best-seller internazionale di Dan Brown, sarà girato dal regista Ron Howard il prossimo anno. Howard e Hanks hanno già lavorato insieme in "Splash - Una Sirenetta a Manhattan" (1984) e in "Apollo 13" (1995). «Tom è un attore interessante da vedere anche quando sta solo pensando - ha dichiarato Howard - Non avevamo probabilmente bisogno di una stella come Hanks per una storia che è già un successo internazionale ma questo può aiutare a dare autorevolezza a Robert Langdon, il personaggio al centro della vicenda». Il film avrà un cast internazionale con una attrice francese (non ancora scelta) nel ruolo di Sophie Neveu. Gran parte dei personaggi della vicenda sono francesi ed inglesi. La Sony ha pagato sei milioni di dollari per acquistare i diritti per il film.
E mo', visto che sono un fan di Tom, mi tocca leggere pure il "Codice da Vinci". Non ho la puzza sotto il naso verso i best seller. Se un romanzo piace a tanti significa che qualcosa di buono ce l'ha, che sa comunicare. Però questo di Brown volevo scansarmelo. Niente da fare. Ubi Hanks minor cessat.
lunedì, 15 novembre 2004
Leggo i commenti sull'emergenza di Napoli pubblicate in questi giorni e vedo sempre di più la prevalenza del mediocre. Sono delle mezzeseghe à penser, questi giovani scrittori napoletani. Producono temini che il mio professore di italiano del liceo avrebbe allontanato da sé con una faccia schifata (come rimpiango la sua cattiveria, vere lezioni di stile). Leggendoli viene voglia di pensare che aveva ragione Guido Ceronetti a invocare la distruzione di Napoli e la sua ricostruzione. Ma come si fa a pubblicarli? Lo fanno tutti, purtroppo. Giornali piccoli, grandi e medi. Sarebbero inutili, se non fossero dannosi. Piccoli sedicenti intellettuali con gli appetiti degli intellettuali e con il cervello da buttare in una discarica. Mai il barlume di un suggerimento, non dico di una tesi argomentativa compiuta. Non hanno la capacità di dimostare di aver capito qualcosa che chi legge ignora o sulla quale non ha riflettuto abbastanza. Niente. Melassa acida. Mezzeseghe. Delle quale ho pure parlato troppo. E' scritto nella Bibbia: siete tiepidi per questo il Signore vi ha vomitati.
lunedì, 15 novembre 2004
Come motivazione primaria, alla base della scrittura, l'attrazione del potere.
Nathalie Gassel
domenica, 14 novembre 2004
Ma quanto mi piace "Dos gardenias". Non mi stancherei mai di ascoltarla.
"Dos gardenias para ti
Con ellas quiero decir:
Te quiero, te adoro, mi vida
Ponles toda tu atención
Que seran tu corazón y el mio
Dos gardenias para ti
Que tendrán todo el calor de un beso
De esos besos que te dí
Y que jamás te encontrarán
En el calor de otro querer
A tu lado vivirán y se hablarán
Como cuando estás conmigo
Y hasta creerán que se diran:
Te quiero.
Pero si un atardecer
Las gardenias de mi amor se mueren
Es porque han adivinado
Que tu amor me ha traicionado
Porque existe otro querer."
Certe canzoni sono come il motivetto di Venteuil (si scrive così? o ricordo male? maestri di filologia correggetemi voi) della Recherche di Proust. Mi seduce la loro semplicità. Mi commuovo sempre ascoltando "Lacreme napulitane". Mi piace cantare a squarciagola "La prima cosa bella" o "Luglio". Chiedo umilmente scusa a Sua Maestà Mozart ('a faccia mia sotto 'e piere vuoste), a Bruce che fa battere i nostri cuori e a Tom Waits che frusta le nostre banalità. Scusate, ma siamo dei peccatori. Pietà, pietà, pietà.
domenica, 14 novembre 2004
Anche l'analfabetismo altrui rende difficile lo scrivere.
Stanislaw Jerzy Lec
sabato, 13 novembre 2004
Il bello di un quotidiano è che domani è veramente un altro giorno. Tutto finisce e tutto ricomincia. Un esame ogni giorno. Addosso ti resta qualche scoria. Ma non hai rimpianti. A tutto c'è rimedio, il giorno dopo.
sabato, 13 novembre 2004
Due mondi, Ancora tu, Fiori rosa, fiori di pesco, Acqua azzurra, acqua chiara, Pensieri e parole, Ecco i negozi, Amarsi un po', La luce dell'est ("smarrirmi in questo bosco voglio io, per leggere in silenzio un libro scritto a est"), Un'avventura (by Wilson Pickett). Il Battisti vecchio e nuovo, me l'ero scelto per compagnia nella mia navigata quasi quotidiana per il mare aperto di via Toledo, senza neanche i senegalesi a vendere dischi pezzottati. Ma era presto. E ora è tardi. Il vigile a guardia di palazzo San Giacomo ha spiegato che i comunali oggi non lavorano. Di aperto c'era solo l'Avvocatura, ma lì non c'era nessuna Sorryso, per quanto ne sapesse lui.
Una risposta ad Ariachiara. L'affido a "Ecco i negozi" del divino Panella. Peccato che Panella non sia un marchese. Ma il suo sadismo intellettuale mi si confà come un guanto.
Deve essere stata una costosa
distillazione la marea del mare,
il cielo è più professionale:
premedita se stesso.
Il tempo, questo tempo è inaffidabile,
vengono giù gelati, poi rane,
un giorno baci celebri, un altro giorno
eliche in funzione.
E come informazione,
si sente spesso chiedere,
dov'è che si sistemano le capocchie ai fiammiferi
Queste le uscite spicce,
celeri così come lei le intuisce,
che veloci inceneriscono se stesse,
avanti un'altra: così si va, a spasso si va.
Ecco i negozi
e non le sembra più di stare a casa,
ecco cammina nell'uno e l'altro senso,
non avendo al fianco chi l'accompagnerebbe
nelle minime e le massime escursioni.
Ecco i negozi
che ingoiano tutti i fracassi,
non affliggono né stomaco né cuore, eccola
qui dov'è la padrona del proprio giro vita,
del proprio girocollo, del proprio giro periplo del corpo.
E lo spazio non è quella questione,
ecco i negozi, si può tacere senza
dare il silenzio come spiegazione:
ecco qui, tra le creature scisse,
tra chi entra e chi esce,
c'è uno scambio
di temperature.
Si diventa termometri contraddittori,
si passa tra le cose sfuse e vaghe,
come tra lacci d'alghe di tante
maghe Circi annegatrici,
dimenticando e poi dimenticando;
così sei fortunata: hai trovato
esattamente quello che cercavi:
tre bravi di caienna, ovvero,
un forchettino per i ravanelli.
Così sei fortunata: hai trovato
il posto più esclusivo della storia,
le pagine in cui Antonio
con Cleopatra, si strapazzano
ancora, come otarie
dalle braccia ormai implicite nell'altro,
sopravvissuti ad ogni nave che s'inabissò.
Immersi in un tripudio misto seta,
in una negligenza e oblio di sciarpe,
ed è come non mai non stare a casa.
sabato, 13 novembre 2004
Il numero degli scrittori è grandissimo e va crescendo sempre, perché è il solo mestiere, oltre quello di governare, che la gente osa fare senza averlo imparato.
Alphonse Karr
venerdì, 12 novembre 2004
E' filata via questa giornata, lavorando lavorando. I frutti si vedranno domani. Il pane è stato infornato. Bene. Domani sarà una giornata simile. Lavorando, lavorando. Ci sono le solite rotture si scatole. E va bene. Ma quando arriva l'ora canonica, chi c'è c'è. Chi è 'a renta è 'a renta, chi 'a fora 'a fora.
venerdì, 12 novembre 2004
Ci sono certi scrittori che riescono a esprimere già in venti pagine cose per cui talvolta mi ci vogliono addirittura due righe.
Karl Kraus
giovedì, 11 novembre 2004
Questo post è il commento a un post del blog di Sorrysorry. Lo riporto anche qui, per la mia consueta vanità.
Napoli è sempre stata così da oltre duemila anni. E' una carta sporca che piace a molti. Io non mi stanco di scrivere che il mondo (e i turisti) sono stati sedotti dall'oleografia nera di questa nostra magnifica città. Amano la paura. C'è chi viene solo per provare il brivido di essere scippato. Oggi, con questi omicidi, si sono riaccesi i riflettori. Ma ci siete mai stati a Scampia? E' Napoli? Sì, è Napoli, ma anche un'altra Napoli. Napoli (lo dico da regnicolo inurbato) non è una sola città. E' la somma dei suoi tanti quartieri. Tutti diversi tra di loro. A me non sgomentano gli omicidi dei clan. Certo, il giorno che hanno ammazzato la povera Silvia Ruotolo, l'indignazione si è scatenata in tutti e ha contagiato anche me. Non voglio fare il discorso borghese del "finché si ammazzano tra di loro, che ce ne frega?". Non è questo. Ma darò una risposta. Un po' di pazienza. Non mi indignano gli strascìni a colpi di casco da moto tra le "modelle un po' povere" del Vomero (fan di Gigi D'Alessio, i suppose) e le coetanee di Piscinola. Non mi indigna la voragine di Posillipo (forse un poco sì, solo perché da duemila anni non abbiamo ancora capito come costruire una città che regga a un temporale). Non mi indigna la maleducazione. Non mi indigna tutto questo perché sono mali delle metropoli. Sì, è così. Da New York a New Delhi è sempre lo stesso coro. Mi indigna molto la litigata in consiglio comunale. Non per un malinteso primato della politica, ma solo perché noi votiamo dei maleducati. L'unica volta che ci chiedono di scegliere, di decidere, che facciamo? Votiamo gente che va a fare a botte, dando il buon esempio ai teppisti. E poi ci lamentiamo che i picuozzi dell'America profonda votano Bush.
Ma più di tutto mi indigna una cosa. Più di tutto. E' il lamentismo dei napoletani. Il mugugno è un diritto, solo dopo che abbiamo protestato a voce alta, in modo forte e chiaro. Che abbiamo mostrato lo squallore dei politici, lo sfascio della scuola pubblica (voluta da chi manda i propri figli alle scuole private). Che cosa facciamo dalla mattina alla sera legati a quella zizza avvelenata della tv? Guardiamo, mugugniamo. E poi ci passa. Che dobbiamo fare? Io rispetto le regole, pago addirittura le multe. Come diceva quel bolognese con la barba: "pago la mia casa, pago le mie illusioni2. Ma ho preso lezioni dall'"Apologia di Socrate". Bevo la cicuta fino alla fine. Do l'esempio. Ma poi vi dimostro che siete dei ladri, dei delinquenti, dei bastardi. Vi contesto tutto. Anche il caffé che mettete in nota spese. Io me la prendo con i politici, quelli locali e quelli nazionali. E con chi li vota, rassegnato al peggio, e poi li rivota. Non sto parlando di nessuno di noi (spero). Ma vi ricordate quando c'era la Dc? Nei sondaggi non c'era nessuno che la votava. Tutti ne parlavano male e puntualmente la Balena bianca vinceva le elezioni. Dal tempo di quel cinico di Guicciardini non è cambiato nulla. Il particulare, il particulare, il particulare. E il particulare.
Corollario necessario e chiarificatore.
A Napoli, oggi, è difficile distinguere il figlio di un primario dal figlio di un camorrista. Spesso il secondo ha comportamenti più civili del primo. Hanno gli stessi vestiti, hanno la stessa auto, frequentano gli stessi posti, vanno in vacanza praticamente insieme. Qualche anno anno fa Gerardo Marotta, l'Avvocato di Napoli, scrisse che la grande colpa della borghesia napoletana era quella di aver fatto crescere i propri figli come i figli dei guappi. La borghesia napoletana, quel poco di borghesia che c'era, non aveva (e ancora non ha) modelli da proporre alle nuove generazioni e a se stessa. Una borghesia padrona che ingrassava in un sistema politico e affaristico, senza curarsi di quando andava a distruggere nelle coscienze, invece di costruire. Gli effetti sono quelli che vediamo ogni giorno a Napoli. Ma perché lo sfigato di Scampia non dovrebbe tentare in tutti i modi di afferrare un poco di quella ricchezza che gli altri senza merito ostentano? Si sente uguale al figlio del ricco. La pensa come lui, frequenta gli stessi posti e vuole permettersi lo stesso giubbotto griffato. E se lo prende a modo suo. E' la (presunta) borghesia napoletana, è la classe politica che non si mostra diversa dalla schifezza che la circonda a innescare la notte in cui tutte le belve sono uguali.
giovedì, 11 novembre 2004
Per fare lo scrittore è necessario scrivere, ma uno può essere uno scrittore senza versare un goccia d'inchiostro.
Andrea G. Pinketts
mercoledì, 10 novembre 2004
(ANSA) - ROMA, 10 nov - Per il ministro dell'Economia Domenico Siniscalco la decisione del governo di posticipare al 29006 il taglio dell'irpef «coniuga stabilità e credibilità per dei conti prudenti, ma privilegia anche la competitività e il potere d'acquisto». Alla domanda se i tagli delle tasse siano sostenibili, Siniscalco ha risposto con una battuta: «ci mancherebbe che facessimo tagli insostenibili».
mercoledì, 10 novembre 2004
Oggi, sui giornali puoi scrivere solo se non sei giornalista.
mercoledì, 10 novembre 2004
(ANSA) SYDNEY - La maggior parte dei maschi di ogni specie animale si accoppia e va via, sostiene l'etologa canadese Maydianne Andrade, dell'università australiana del Nuovo Galles del sud a Sydney. Ma i piccoli e velenosissimi ragni dal dorso rosso dell'Australia si comportano in modo del tutto opposto, offrendosi in pasto alla femmina. Durante l'accoppiamento il maschio esegue una capriola usando il suo organo sessuale come leva, per lanciare il suo corpo nelle fauci della femmina, perché lo possa divorare. Per scoprire come si evolve questo complesso sacrificio sessuale, la studiosa per cinque mesi ha trascorso ogni notte scrutando fra le ragnatele di centinaia di ragni dal dorso rosso (Latrodectus hasseltii) in una popolosa colonia nei pressi di Perth. Andrade, che ha descritto la sua ricerca in un seminario scientifico a Sydney, ha evidenziato con del colore le zampe di oltre 500 maschi in modo da poterli identificare individualmente. I ragni divorati dalle femmine si sono però rivelati come i più fortunati. Oltre l'80 per cento degli altri maschi, infatti, muore celibe, divorato da predatori o crollando per fame o sete nella disperata ricerca di una compagna. Ciò significa, ha spiegato Andrade, che non vi è alcun svantaggio riproduttivo nell'estremo sacrificio del maschio, poiché la probabilità di un secondo rapporto sessuale è minima. L'aspetto positivo del rituale, ha concluso la ricercatrice, è che il maschio massimizza la probabilità di fecondare gli ovuli della femmina.
mercoledì, 10 novembre 2004
C'è una musica per Napoli dopo la pioggia, per via Toledo dai marciapiedi bagnati e dal sole che spercia tra nuvole e balconi? C'è. Per me c'era stamattina. Era Yma Sumac con il suo Carnavalito boliviano, il suo Malambo n. 1, la sua Jungla. Un Sudamerica napoletano con il contorno dei Fugees, di Tom Waits e Bruce Springsteen, di David Sylvian e il coyote di Joni Mitchell, degli Smiths ("some girls are bigger than others"), della canzone popolare affidata a Mia Martini e "quando sarai grande saprai perché".
mercoledì, 10 novembre 2004
Ogni mattina, qualsiasi cosa sia successo il giorno prima, qualsiasi problema debba affrontare nella giornata, sono sempre di buonumore. Il sonno mi fa bene. Sono contento per tutto quello che potrò realizzare, che immagino di fare. Anche la coscienza di sapere che farò solo una piccola parte di quanto ho in mente o nei desideri non guasta questo senso di benessere. Dovrei sfruttare questo stato d'animo positivo. Ma non lo faccio, mai. A poco a poco le giornate cominciano a farti del male e arrivo alla sera stanco.
mercoledì, 10 novembre 2004
Le virgolette non sono spesso altro che un pigro pretesto per mezzo del quale l'autore cerca di addossare al cattivo gusto dei suoi contemporanei la responsabilità per una banalità che gli sfuggì dalla penna o che non seppe sostituire con un'idea migliore.
Arthur Schnitzler
martedì, 09 novembre 2004
Questa giornata è scivolata via un po' malinconicamente. Sarà stata la pioggia, sarà stato il poco lavoro. Giornate così, però, non dovrebbero mai venire. Giusto la mattina l'ho utilizzata per la palestra e per mettere un po' d'ordine tra i dischi. Eppure avrei voluto fare di più. Ci proverò domani. O dopodomani. Perché fare oggi quello che si può tranquillamente fare domani?
martedì, 09 novembre 2004
Parigi, 9 nov. (Adnkronos) - La spina dei macchinari che tengono in vita Yasser Arafat «verrà staccata alla mezzanotte di oggi», secondo quanto rende noto Fox Tv citando fonti palestinesi. Altre fonti dell'Anp hanno diffuso la notizia che il leader palestinese è affetto da una emoraggia cerebrale.
(ANSA) - GERUSALEMME, 9 NOV - È la notte magica di Lailat al Khader fra oggi e domani, quella durante la quale, secondo i musulmani "le porte del cielo sono aperte", uno dei momenti più importanti nello scorrere della vita dei credenti, al termine del mese del Ramadam. Secondo la stampa israeliana, potrebbe essere il momento più adatto, se Yasser Arafat a Parigi si trova effettivamente mantenuto in vita artificialmente, per "staccare la spina". Durante Lailat al Khader si celebra infatti la notte in cui, secondo la fede musulmana, Dio rivelò il Corano a Maometto. Una data perciò di alto valore simbolico, una "notte del destino", e il momento più propizio per l'accesso dei morti al paradiso. Già nei giorni scorsi i giornali israeliani hanno ipotizzato, quando è stata annunciata la visita ieri e oggi a Parigi dei leader della transizione palestinese, che se avessero constatato che Arafat era in effetti in stato di "morte cerebrale", avrebbero potuto chiedere di staccare le macchine per la notte di Lailat al Khader.
martedì, 09 novembre 2004
(ANSA-REUTERS) - PARIGI - Sono almeno tre le fonti palestinesi vicine al presidente Yasser Arafat che hanno annunciato la morte dell'anziano leader, ma al tempo stesso hanno chiesto di mantenere l'anonimato. «È morto», ha detto alla Reuters a Parigi una alta fonte politica palestinese. Alla richiesta di confermare la notizia, un altro alto funzionario vicino al presidente ha detto: «Sì, è morto. Ci sarà presto un annuncio». Un terzo alto funzionario palestinese ha detto: «è morto», ma ha aggiunto che «è possibile che ritarderanno l'annuncio». "È morto in seguito ad una emorragia cerebrale cominciata la notte scorsa. Le sue guardie del corpo hanno iniziato ad abbracciarlo e baciarlo e a dirsi l'un l'altro di essere forti», ha aggiunto la stessa fonte. Nessuna delle tre fonti ha dato dettagli sulle cause della morte.
martedì, 09 novembre 2004
I cambiamenti annunciati non ci saranno. In verità, non me ne frega più di tanto. Quanto mi era stato prospettato era una soluzione che io ritenevo, ancora una volta, passeggera. Prevedevo anche che non se ne sarebbe fatto nulla. Nel mio ambiente ci sono troppe resistenze, troppi feudi e troppe incrostazioni per poter realizzare tutto quello che si vuole. Non cambia nulla, quindi. Ma, comunque, qualcosa ho capito. E capire è cambiare almeno se stessi. E, aggiungo, aiuta a cambiare certi comportamenti. Il piccolo aggiustamento di rotta me lo darò da solo, ora che ho capito che le carriere si costruiscono sulle bugie. Da qualche parte è scritto (più o meno): guardatevi dal lievito dei farisei, perché quello che avete sussurrato nel chiuso delle vostre stanze sarà gridato e annunciato dall'alto dei tetti.
martedì, 09 novembre 2004
(Adnkronos)
Cosa muove tanti milioni di persone a guardare i reality? Alla base c'è il fenomeno televisivo (32,3 %), la curiosità (22,6%), vedere realizzati i propri sogni (19,9%), spiare la vita di altre persone (14,5%). «I sogni contano senz'altro, ma anche la voglia di apparire», dice Barbara D'Urso, conduttrice ormai triennale del «Grande Fratello».
Fra i concorrenti c'è chi rimane impresso nel pubblico e chi viene dimenticato prima. I più memorabili risultano, nell'ordine: Costantino, Taricone, Ascanio, Montrucchio, Walter Nudo, Patrick, Daniele Interrante. Bisogna arrivare all'ottavo posto per vedere una donna: è Carolina Marconi, attrice-valletta italo-venezuelana che ha partecipato al «Grande Fratello 4».
martedì, 09 novembre 2004
A cosa serviva fare grandi cose, se mi divertivo di più a raccontarle ciò che avrei fatto.
Francis Scott Fitzgerald
lunedì, 08 novembre 2004
Spesso gli scrittori ignoranti scrivono molto più spigliatamente, e quindi simpaticamente, dei dotti. Cammina infatti più svelto chi ha sulle spalle minor bagaglio.
Carlo Dossi
domenica, 07 novembre 2004
Qual è il libro che non siete riusciti a leggere fino alla fine?
Per quale film ve ne siate andati fuori dalla sala prima della fine?
domenica, 07 novembre 2004
Nella tranquillità di casa mia, del temporale della notte raccolgo la poesia. Poi a ora di pranzo irrompe la realtà. Il temporale ha provocato frane ed alluvioni a Napoli. A Posillipo ci sono tre feriti: uno è in fin di vita. La miseria di Napoli. Un anno fa un uomo morì trascinato da un vero e proprio torrente d'acqua, provocato dalla pioggia, che scendeva giù da Salvator Rosa. Finì annegato, incastrato tra le ruote delle auto in sosta. Una scena da romanzo cannibale o da Mastriani rivisitato. Oggi c'è ancora una tragedia.
domenica, 07 novembre 2004
Mia moglie sta preparando una parmigiana di melanzane. Fatta secondo le regole auree della cucina napoletana. E' arrivato l'inverno, evviva. E' un grande regalo, l'aiuterò a prepararla.
domenica, 07 novembre 2004
Da qualche giorno ho ripreso a leggere l'"Ulisse" di Joyce. Non sto seguendo i misurati consigli di Vulcanica. Interrompo e procedo, mescolando divertimento a sbadigli. In questi casi sarebbe meglio smettere. C'è così tanto di meglio da leggere al mondo, perché devo accanirmi terapeuticamente con questo mattone? Eppure ci sono delle domande che devo farmi e ci sono delle risposte che devo darmi. L'eterno Borges (non sbuffate, vi ho visti anche questa volta) usava proprio l'"Ulisse" per dimostrare una sua verità sulla letteraura e su quella che io definisco la fenomenologia della lettura (speculare e consustanziale alla scrittura: se nessuno leggesse la scrittura non esisterebbe). Secondo Borges chi, ignorando la storia della letteratura, leggesse l'"Odissea", dopo aver letto l'"Ulisse", sarebbe anche legittimato a credere che Omero imiti Joyce. Paradosso a parte, la verità è che per tutto il Novecento ci sono state decine e decine di scrittori che hanno sperimentato e scopiazzato (talvolta con effetti felici) la scrittura di Joyce. Leggere ora, dopo tutti gli altri, l'originale, dà un effetto sia paraddosale sia di noia. Non ci stupisce più e la sovrabbondanza (mille pagine sono una fatica improponibile, oggi) ci sgomenta. Forse se fossi in grado di leggerlo in inglese ne apprezzerei di più certi segreti che la versione italiana non lascia scoprire. Forse se accompagnassi la lettura del romanzo nudo e crudo (come sto facendo) con la consultazione dell'allegato volume di note (altre centinaia e centinaia di pagine) capirei più di quanto mi sono ora concesso. Ma non ho più la testardaggine dell'adolescenza.
E qui vengo a un'altra domanda. E' giusto leggere fino alla fine un libro anche se non piace? Me lo chiedo sempre. Ma di fronte alle mille pagine di Joyce diventa una domanda dirimente. Mi rispondo che è giusto smettere. Ma non lo faccio. Interrompo per leggere altro, ma poi quel libraccio, messo sulla scrivania e portato ogni sera sul comodino della camera da letto, mi chiede di essere aperto. C'è un senso di colpa. Mi dico: ne ho letto quasi la metà, meglio finirlo, altrimenti finora ho letto invano. E' un errore, perché così butto via non solo il tempo che ho dedicato a leggerlo finora, ma perdo anche quello futuro che dedicherò a finirlo di leggere. Pennac (e tanti altri) hanno scritto che fermarsi è giusto. Ma io, da quando ero testardamente adolescente, non ci riesco. Mi è accaduto molto, ma molto raramente. Due o tre volte. E leggo, quotidianamente, da quando avevo 14 anni. Sbaglio, lo so. Perché potrei andare sul sicuro e leggere altro che immagino mi piaccia. Ecco: immagino che mi piaccia. Ho collezionato troppe delusioni (anche tra i classici) per poter essere sempre sicuro che un libro mi dia piacere leggendolo. In fondo anche l'"Ulisse", tanto bramato e coccolato, che ho cominciato a leggere nel centenario esatto del Bloom-day, mi sta deludendo. I libri più belli restano sempre quelli che non abbiamo ancora letto.
domenica, 07 novembre 2004
Ecco l'autunno, o direttamente l'inverno. Con quattro giorni di anticipo su san Martino e quaranta giorni di ritardo sul calendario. Il temporale di questa notte, con lampi e tuoni che sembrava di stare a Disneyland, ha rinfrescato l'aria. Finalmente con il pullover, davanti al computer, ma con la finestra ancora spalancata per far entrare l'aria fresca. Un caffè, la musica cubana nello stereo per creare il contrasto ambientale che amo tanto. L'unico rammarico è che non posso andare a fare una rigenerante passeggiata sul Lungomare. Il cielo promette ancora acqua. Avrei potuto portare la macchina fotografica e per catturare quegli scorci scandinavi che Napoli e il suo mare sanno regalare in queste giornate bagnate. Avrei potuto fino arrivare alla Rotonda Diaz e trovarla per una volta libera dalla perenne puzza di piscio, avrei potuto passeggiare per la Villa Comunale, con il taglime che la pioggia ha ammassato, impedendogli di andare a stuzzicare la mia perenne allergia, avrei potuto guardare il massiccio Castel dell'Ovo che ha perso il suo colore tufaceo giallino e marrone com'è dopo un temporale sembra una roccia che vuole crollare sul Borgo Marinari. Avrei potuto scendere e forse scenderò. Tra una mezz'ora magari. Anche da solo.
domenica, 07 novembre 2004
Gloria e merito di alcuni è scrivere bene; e di altri non scrivere affatto.
Jean de La Bruyère
sabato, 06 novembre 2004
"Accà ce brucia ‘a capa"
Luca Sofri
in "GQ", novembre 2004
La volta che mi sono divertito di più allo stadio la partita fu noiosissima. Era quattro anni fa, Napoli-Genoa, ultima giornata del campionato di serie B con il Napoli già promosso in serie A, per ricominciare un cammino lieto dopo aver toccato con la retrocessione il fondo della catastrofica discesa seguita ai mirabolanti anni di Diego Armando Maradona. Vinse il Genoa tre a uno, e la partita fu appunto mediocrissima, ma non gliene fregava niente a nessuno. Il San Paolo era una pompa vivente di eccitazione e passione e da alcune ore prima del fischio di inizio fu la stessa emozione di quanto il Papa arrivò a Tor Vergata in mezzo a un milione di ragazzi: non so immaginare cosa possa essere stato l’anno del primo scudetto, o Woodstock, oppure la caduta del Muro. Io ho vissuto solo questi spiccioli di eventi qui.
Erano ancora i tempi di Bassolino sindaco, e ancora circolava un po’ di quell’ottimismo e speranza che quell’amministrazione ereditò dalla città, nutrì per un po’ e poi dissipò pigramente secondo alcuni o inevitabilmente secondo altri. Nella seconda metà degli anni Novanta la città aveva creato una nuova vivacità culturale e sociale che “l’amministrazione comunale non solo non stimolò, ma distrusse”, spiega Goffredo Fofi oggi, mentre presenta un libro alla Libreria Feltrrinelli di Piazza Martiri. Fofi, critico cinematografico e animatore culturale di molte cose successe in Italia nella seconda metà del secolo scorso, a Napoli è ancora molto ascoltato: la sala è piena per lui e per Mario Martone, altro orgoglio culturale della città, autore del libro di cui si parla, che raccoglie i suoi pensieri e le sue considerazioni di regista cinematografico e teatrale.
Le librerie di Napoli sono sempre piuttosto affollate: l’impressione è che qui esista meno che altrove la divisione tra i cultori del libro come oggetto colto e gli acquirenti di libri di Zelig o di guide turistiche. Da Treves una signora leggeva al telefonino a un suo misterioso interlocutore paragrafi interi di una biografia di Mussolini presa su un banco vicno alla cassa, per sapere se comprarlo o no. Poi gli ha chiesto se prendere anche un libro di D’Alema e ha concluso “qui c’è un dizionario di politica, dovresti leggerlo”, senza nessuna ironia. Adesso sono le undici di mattina e ci saranno almeno cinquanta persone in età occupazionale che girottolano tra gli scaffali di Feltrinelli.
Se uno dovesse calcolare il tasso di disoccupazione a Napoli dandosi un’occhiata intorno, la previsione sarebbe terrificante. Alle cinque del pomeriggio di un martedì di settembre in via Toledo (“passiammo pe' Tuledo, nuje annanze e mammeta arreto...”) si cammina a fatica. Sembra quasi di essere a Natale, ma poi leggi sul Mattino che a Natale il Comune ha previsto addirittura di stabilire i sensi unici di marcia per i pedoni in alcune strade intorno a San Gregorio Armeno, e “multe per chi cammina in senso vietato”. Capannelli di uomini intorno a un lampione, o a un motorino, intenti in conversazioni misteriose, li vedi in tutta la città. “Ma non parlano più solo di calcio, o ne parlano meno di una volta”, mi spiega il mio amico Mimmo.
Il Napoli ha appena cominciato il campionato in serie C1, ora che voi leggete questo articolo. Ora che io lo scrivo, è già indietro di due partite per la deroga ottenuta in considerazione della rocambolesca vicenda che l’ha portato – dopo il fallimento – all’iscrizione in C1. Le altre squadre hanno già giocato e il Napoli sta ancora mettendo insieme i giocatori: oggi ne sono arrivati un altro paio, assieme alle divise per allenarsi. I palloni mancano ancora. Giocheranno in squadra assieme che si sono conosciuti due settimane prima. Eppure, anche se se ne parla meno (“ormai accà ce brucia ‘a capa, e pensamm’o calcio?”, mi domanda un tassista), la squadra di calcio sembra l’unica cosa a mettere un po’ di buonumore e speranza nei cuori dei napoletani. Paradossalmente, la squadra un C1 e ancora in via di costruzione viene vissuta come una linea di partenza per una nuova storia (nemmeno una resurrezione, proprio altro: “andava fatto dopo Diego: chiudere, e cominciare n’ata cosa”), complice il fatto che per la prima volta in molti anni il Napoli ha un presidente di cui non si teme di leggere l’arresto sui giornali del giorno dopo. Aurelio De Laurentiis, produttore cinematografico di film sbancabotteghino natalizi con Christian De Sica e Massimo Boldi è arrivato a spazzare via ipotesi deprimenti e tumulti di strada che si erano succeduti durante l’estate. Per qualcuno è mandato da Berlusconi, per qualcuno no, ma eventualmente tanto meglio: è uno che parla poco, fa pochi proclami e non si appella alla retorica cittadina. E l’aria che tira intorno alla squadra sembrerebbe dimostrare che a Napoli se fai le cose seriamente e con umiltà sono tutti contenti e fiduciosi. Ma questo contraddice il luogo comune della città tutta cuore, passione e drammi, e a Napoli i luoghi comuni di solito sono piuttosto fondati.
Mimmo, che ha trent’anni e lavora con un’associazione di volontariato, dice che se ne vuole andare: “sono rimasto finora sopportando tutti i difetti di questa città perché mi dicevo che andarsene è da vigliacchi. Ora vado a stare in Toscana, anche se è da vigliacchi, e a cercare lavoro là”. Siamo in un piacevole bar di piazza Bellini, dove dei simpatici ragazzi ti servono dopo mezz’ora che sei arrivato: “il gestore l’altra sera è uscito per difendere una ragazza da dei tizi che le davano fastidio, e si è preso una bottigliata in testa”. Un cameriere meno giovane sgrana gli occhi come se lo prendessi in giro, quando gli chiedo come vanno le cose. “Come vuole che vadano, dotto’? Tanto qua chi nasce operaio muore operaio”. La prendo come una dimostrazione di solidarietà proletaria e non gli chiedo ragione del fatto che lui faccia il cameriere. Andando via salgo su un autobus che si incastra nel traffico. Poco lontano, un gruppo di vigili intorno alle motociclette pare disinteressarsi del problema: “’A vita vera è allòro”, fa il conducente, non si capisce se seccato o ammirato. In un bar, il Tg3 della Campania dà come notizia di apertura la morte di un uomo nell’esplosione accidentale dei fuochi d’artificio che produceva illegalmente a casa sua. E intanto, grava sulla città l’immondizia, metafora fin troppo facile e disgustosa: ma grava concretamente, i cassonetti sembrano sempre sul punto di esplodere, le strade del centro vanno ripulite continuamente dai residui dello sciamare umano, sia nel corretto senso di marcia che contromano, e poi c’è questo promemoria annidato in un punto più o meno remoto nel cervello dei napoletani. L’immondizia.
Quest’estate è stato inaugurato un bus turistico, che fa il giro della città: è un bus rosso, a due piani, scoperto sopra, molto britannico: su un fianco ci sta scritto “City Sightseeings”. Gli hanno già dovuto cambiare percorso già due volte perché i ragazzini si appostavano sopra la strada e lanciavano gavettoni ai passeggeri del piano scoperto. Peggio è andata a quei due turisti che dopo aver intrapreso l’affascinate e lugubre tour della “Napoli sotterranea”, furono dimenticati dentro all’ora di chiusura. L’ingresso dei cunicoli è un paio di vicoli più in là del bar Nilo a Spaccanapoli, quello che espone all’esterno in una teca il “vero capello di Maradona”.
Napoli è tutto fatto così a forma di Napoli, che ti chiedi se non sia colpa tua, se non siamo noialtri non napoletani che in fondo gli chiediamo proprio questo, e loro per gentilezza si adattano, spazzatura compresa. Ma adesso c’è De Laurentiis, e la nuova squadra, e vedrete.
sabato, 06 novembre 2004
Quanto tempo sprechiamo a tenere in computer in perfetta forma? Secondo me, troppo. Tra aggiornamenti, antivirus, paure di crash e indolenzimenti vari del sistema la manutenzione della macchina (hard o soft che sia) ci sottrae una percentuale troppo alta del tempo che siamo disposti a dedicare al computer. Accumuliano programmi che non useremo mai o usiamo raramente. Li installiamo e giacciono lì dove sono fino a quando non ci tocca buttarli via perché obsoleti. Il computer da tempo si è trasformato da medium in messaggio. Come l'auto lo è stato per i nostri genitori. Accudirlo è diventata un'occupazione in sé, non finalizzata a usarlo per scrivere, giocare, lavorare. Comunicare.
sabato, 06 novembre 2004
Anche allo scrittore più onesto scappa una parola di troppo, quando vuole arrotondare un periodo.
Friedrich Nietzsche
venerdì, 05 novembre 2004
Jena per il Manifesto
E' andata oltre le migliori aspettative, possiamo continuare a essere antiamericani col cuore in pace.
venerdì, 05 novembre 2004
Ma nel mio FaceRoll girano sempre le stesse facce. E' normale?
venerdì, 05 novembre 2004
Appena muore Arafat, a casa della Fallaci danno un party.
venerdì, 05 novembre 2004
Quello che un imbecille riesce a dire in un libro sarebbe sopportabile se lo dicesse in tre parole.
Georg Christoph Lichtenberg
giovedì, 04 novembre 2004
Con il caldo che sta facendo, quest'ora solare che alle cinque e mezzza fa già buio, è una coercizione mentale. Subito senti l'oppressione del giorno che se n'è andato. E che ho fatto? Qualcosa, qualcosa. Ho lavorato su Samuel Sharp. Ho macinato qualche paginetta della taverna dell'Ulisse di Joyce. Mattinata in palestra e cazziatore dalla mia insegnante d'inglese. Già era poco quello che sapevo, ora s'è pure arrugginito. Rust never sleeps, lo cantava Neil Young. Mi conosce bene quel fottuto canadese. Sono stato rimandato all'encounter 24. Debito formativo, peggio di un pischello ginnasiale. Ciuccio, insomma. E vabbuò. Io già a fatica ho imparato l'italiano, da madrelingua giuglianese che sono. Una terza lingua mi sembra troppo. Non mi trase nelle chiocche, e no. Anzi sarebbe la quarta lingua, che mastico un po' di francese giusto giusto per farmi capire da amici marocchini. Nu vuluvòn savuàr. A che mi serve st'inglese? Chi cazzo ci andrà mai in Austria? E poi a New York ormai parlano spagnolo, al limite spanglish. E se vai ad Arthur street, nel Bronx, per avere un buon caffé dal bar di fronte a Mario's puoi anche ordinarlo in italiano, anzi in napoletano. E allora? Imparate voi l'italiano, e non rompete le palle.
giovedì, 04 novembre 2004
Vorrei mettere lo ShinyStat. Qualcuno mi può aiutare?
giovedì, 04 novembre 2004
Per cambiare rotta, almeno provarci, non servono sempre delle botte traumatiche. Bastano piccoli segnali che nella loro precisisone sono inequivocabili e non fanno molto male. Però aprono uno squarcio nella mente. Si capisce e quindi, come scriveva papà Sartre, si cambia sé stessi. Non ha importanza il segnale in sé, conta l'effetto che provoca. E l'effetto è appunto un cambiamento di rotta, nemmeno a 180 o a 90 gradi. Si decide cosa conta non nella vita in assoluto, ché quello non lo scopriremo mai, ma si decide a che cosa dare la precedenza. Non sono scelte difficili e faticose. Sono aggiustamenti che correggono anomalie nello stile di vita, nell'organizzazione quotidiana, rettifiche che stabiliscono le precedenze, che impongono ritmi e priorità. Una nuova gerarchia mentale e fisica. Il nodo è la durata della nuova rotta. Perché l'abitudine tende a riportarci sui vecchi percorsi. E lì spesso ci aspetta un iceberg.
Rifletta chi vuole.
giovedì, 04 novembre 2004
Il linguaggio richiede di essere accordato come un violino: e proprio come troppe o troppo poche vibrazioni nella voce del cantante o nel tremito di una corda possono falsare una nota, il troppo o il troppo poco nelle parole possono alterare il messaggio.
Oscar Wilde
mercoledì, 03 novembre 2004
da "La Stampa", 3 Novembre 2004
di Fabrizio Rondolino
Di che cosa parliamo quando parliamo di letteratura? Il Foglio ha ironizzato sulla collocazione del nuovo libro di Alessandro Baricco, nelle classifiche di vendita, fra la «varia» anziché fra la narrativa italiana. Ma se il suo rifacimento dell’Iliade non è rubricabile dagli addetti ai lavori alle voce «letteratura», figurarsi allora i racconti dei bloggers, dilettanti per statuto ed estranei, anche fisicamente, al circuito letterario tradizionale. Eppure su un fenomeno è opportuno riflettere, come per esempio fa Loredana Lipperini nella prefazione alla sua antologia La notte dei blogger : la parola scritta, data per spacciata fino a qualche anno fa, si è presa la sua rivincita grazie ai messaggini e, soprattutto, a internet: email e chat occupano oramai una posizione centrale nel nostro universo comunicativo, hanno sviluppato un’ortografia, una sintassi e uno stile autonomo e, grazie ai cellulari di nuova generazione e alle reti wireless (cioè senza il bisogno di cavi) sono diventati onnipresenti. Più recentemente, la moda del blog si è diffusa a macchia d’olio, e sono oggi migliaia gli italiani che confidano alla rete i propri pensieri, le proprie opinioni, e insomma le proprie scritture. Blog è l’abbreviazione di weblog che significa, letteralmente, «diario di bordo in rete»: e del diario effettivamente i blog mantengono molte caratteristiche, prima fra tutte la «presa diretta». Così come fra le pagine ingiallite di un’agenda si conservava il biglietto del cinema piuttosto che il fiore secco a ricordo di una passeggiata romantica, allo stesso modo oggi si consegna a internet - cioè, potenzialmente, al mondo intero - il giudizio su quel film o la fotografia di quella passeggiata.
Sul mondo dei blog - la cosiddetta «blogosfera» - si è già scritto molto, né d’altra parte la complessità e la varietà del fenomeno consentono un giudizio univoco: esistono infatti blog politici influenti (invitati, negli Stati Uniti, alle convention prima dei democratici e poi dei repubblicani) e blog del tutto privati, blog satirici e blog musicali - e soprattutto, come scrive Lipperini, blog che «si occupano di tutto, così come una stessa persona va al cinema, ascolta musica, legge libri, si innamora, esprime le sue opinioni politiche». Caratteristica non secondaria di ciascuno di essi è l’essere «linkati», come si dice con brutto neologismo, ad altri blog: il consentire cioè l’accesso ad altri blog dalle proprie pagine. La comunità del bloggers nasce grazie ai link, e così si sviluppa - il che spesso ne esaurisce anche il raggio d’azione, poiché chi legge un blog quasi sempre anche ne scrive uno, e chi scrive un blog legge quelli degli altri. Un certo tasso di orgogliosa autoreferenzialità è dunque fra le caratteristiche del fenomeno: e tuttavia, se ci pensiamo bene, anche molti scrittori laureati sono letti prevalentemente da critici e lettori di professione, i quali a loro volta raramente sfuggono alla tentazione di scrivere un libro in proprio.
Semmai, il blog - così come, in altro contesto e su tutt’altro versante, il reality show televisivo - induce una riflessione sul bisogno così prorompente di raccontare i fatti propri, di esibire la propria quotidianità senza (quasi) pudore, di calcare qualsivoglia palcoscenico, purché se ne ricavi in cambio il famigerato quarto d’ora di notorietà e, soprattutto, un briciolo di attenzione. Da questo punto di vista, i blog sono altrettante urla dal silenzio - che spesso restano silenziose -, a significare un mondo di graffitisti anonimi e moderatamente disperati, convinti di avere qualcosa da dire e in cerca di qualcuno che ascolti.
I blog letterari, gestiti cioè da donne e uomini che praticano, o vorrebbero praticare, una forma di espressione letteraria, costituiscono a loro volta una buona fetta della «blogosfera». La notte dei blogger raccoglie diciassette racconti scritti da altrettanti blogger su invito della curatrice, il cui unico filo conduttore è la notte - regno prediletto degli internauti. Il risultato, naturalmente, è disomogeneo; Lipperini del resto desidera fotografare un fenomeno, non promuovere una nuova scuola di giovani scrittori da sostituire magari agli oramai appassiti «cannibali». Colpisce tuttavia, a proposito di «cannibali», la quasi totale assenza in questi testi del sesso, dell’estremo esibito con voluttuosa precisione, della violenza scrupolosamente descritta. Molti sospettavano che la materia narrativa scelta dai giovani scrittori pulp fosse un trucco per richiamare l’attenzione e nascondere una sostanziale mancanza di talento: La notte dei blogger ne è in qualche modo la conferma, perché i racconti migliori mostrano una consapevolezza letteraria più avvertita e una strumentazione più raffinata, che deve molto alla nuova letteratura americana di Dave Eggers, di David Foster Wallace, degli scrittori raccolti intorno alla rivista di culto McSweeney’s.
Nessuno mi può giudicare di Gianluca Neri racconta per esempio l’impossibilità di ricostruire le responsabilità di una strage in un grande magazzino; E il tram di mezzanotte se ne va di Eloisa Di Rocco mette in scena un quadretto familiare venato di sottile inquietudine: in entrambi i casi, tuttavia, l’aspetto senz’altro più importante è la struttura del racconto, che procede con una scrittura asciutta e «minimalista» per punti di vista alternati (nel racconto di Neri) o con rapidi flash dall’incerta sequenza temporale (in quello di Di Rocco). Altri racconti sono assai più esili, o si riducono al semplice gioco ad effetto; altri ancora risentono dell’influenza del fumetto e del cinema: tuttavia, l’impressione prevalente è quella di una maturità ormai non lontana. Dovrebbero però, i bloggers nostrani, rinunciare allo stucchevole infantilismo delle loro autopresentazioni: non si può scrivere di sé «vive, scrive e mugugna a Trieste», «sostiene di essere maschio», «ancora non è morto», «convive perché gli sembra più originale» e analoghe scempiaggini. È vero che la tecnologia, come è stato osservato, ci fa spesso regredire ad uno stato adolescenziale: resistere a questa deriva fa tuttavia parte del gioco.
mercoledì, 03 novembre 2004
(Ansa) - NEW YORK - Il candidato democratico alla Casa Bianca John Kerry ha ammesso la sconfitta in una telefonata oggi al presidente Bush. Lo ha appreso l'Ap.
mercoledì, 03 novembre 2004
Il quartetto nordafricano lo completai l’anno dopo. In Tunisia andai per un servizio strambo. Vi faceva tappa una missione archeologica molto originale che intendeva ripristinare non un monumento, ma un percorso dell’antichità. Dei tizi, molto ben sponsorizzati, partirono dal Libano e arrivarono in Sardegna e poi a Roma, ricostruendo l’itinerario delle navi commerciali romane. Quando fummo in Tunisia ci portarono a gruppetti con un piccolo veliero a Capo Bon per fare immersioni a vedere delle quantità abominevoli di cocci pieni di alghe. Io non mi immersi. Cocci? Che restassero dov’erano, meglio il sole di quel 19 settembre che stranamente trascorrevo lontano da Napoli. Il mio unico pensiero era sapere se san Gennaro avesse fatto il miracolo. Ero papà da poco e il futuro non riguardava solo me. Tanto che insistetti alle 20, sulla via del ritorno dall’escursione, accesero un televisore che c’era a bordo. Il tg sostituì il piacere di vedere i delfini accarezzare la nostra barca. La sera in mezzo a tutto quel mare di fere era un po’ alpitour e un po’ faidaté, meglio spezzarla con la realtà E la realtà, a parte il miracolo che non ci fu tolto, la prima notizia fu che avevano dirottato l’aereo che doveva portare a Tunisi dei nostri colleghi. Era un dirottamento loffio, ma ebbero tanta paura, e in albergo, a notte fonda e a pericolo scampato, ci raccontarono tutto. Il dirottamento fu l’argomento ricorrente del soggiorno tunisino.
Fatta la gitarella dei cocci, che io liquidai per primo, ci aspettavano un po’ di giornate turistiche. Scartata l’idea di andare a Tozeur, troppo lontana, ci accodammo alle escursioni comandate, con qualche libertà serale per andare a Sidi Bou Said. Il nostro albergo era a Gammarth: molto bello, magnifiche decorazioni, una grande piscina, ma una spiaggia fetente. Sidi Bou Said era così vicina che ci si poteva andare a piedi. Le nostre guide erano per una volta tanto delle belle figliole che parlavano un perfetto italiano imparato con ore e ore di Raiuno e Pippobaudo. E poi si disprezza la tv. Ci portarono a Tunisi dove ho mangiato il miglior cuscus della mia vita, in una tavernaccia. Era alle sarde ed era indimenticabile. La città era impavesata per non so più quale visita presidenziale. Strade pulite che sembrava la Scandinavia. Mercatini, botteghe di orafi. Bancarelle e mendicanti. La solita roba araba. Visitammo le terme romane (o era da un’altra parte?). E pure il Museo del Pardo, da quale uscii stordito come sempre mi capita nei musei. Chiudeteli e mandateci un cd-rom a casa. Le emozioni più forti furono a Cartagine. Delenda Carthago e l’avevo proprio delenda. La città nuova era peggio: faceva rimpiangere Casavatore e Piscinola, ma le macerie di quella vecchia erano incantevoli. Cioè c’era il vuoto. Dovevi immaginare. Vasche enormi che un tempo erano state l’acquedotto, un laghetto e un museo in una chiesa sconsacrata che i colonizzatori francesi avevano dedicata a san Luigi Nono. Sole, sole e palme. Una grotta con un cancello di ferro dove non so che divinità era adorata. Custode sdentato con turbante lercio. Mano tesa, mancia. E il fascino dov’era? Il fascino fu visitare l’antico cimitero, piccolo piccolo incassato tra due case moderne e già diroccate, ma abitate. Era dove, ci dissero, i cartaginesi facevano i sacrifici alla terribile e crudele dea Tanith che bramava sangue di bambini. Entrammo in un’altra caverna, ma senza custode. Lapidi e lapidi ammassate con inscrizioni fenicie. Ombra, fresco, polvere. L’antichità che ti incombeva addosso con la sua ferocia precristiana. Un brivido ci percorreva la schiena. I Grandi Antichi di Lovecraft erano passati di là. Sicuramente.
Le nostre lunghe sedute abbronzanti a bordo piscina erano interrotte da qualche serata a Sidi Bou Said, a vedere gabbie per uccelli e a prendere il tè al Cafè des Nattes, dove Gide andava ad adescare. C’era tutto il colore locale. Caffettani e narghilé, bicchierini luridi e profumo di menta. Uomini con il bocciolo di gelsomino sull’orecchio a indicare la loro disponibilità sessuale, preferibilmente con i maschi. Per andare con uno di loro ci voleva la follia della l’ultima notte di Winkelmann a Trieste. Le ragazze che erano con noi erano incuriosite, ma i panzoni baffuti (anche oltre la cinquantina) non le degnavano di un sorriso. Cercavano clienti. Vederli ci fece passare anche la voglia di provare un hammam. Che ci avremmo trovato? Un teatrino del fantozzismo gay: mustacci e panze sudate, altro che il bagnoturco di Ozpetek e Alessandro Gassman. Ci divertiva di più stare sul terrazzino esterno del Cafè a guardare la strada. A un tavolo accanto a noi c’erano dei ragazzi che parlavano una lingua sconosciuta. Poi intuimmo che era greco. Quando arrivò il cameriere, senza scomporsi, fecero le ordinazioni in perfetto italiano, lingua che parlava bene anche il cameriere. Grande scoperta e grande soddisfazione sapere che l’italiano era l’inglese del Mediterraneo. Tredici anni fa. Grazie alla televisione.
mercoledì, 03 novembre 2004
L'America la vedo come uno scheletro con l'armatura.
Eldridge Cleaver
mercoledì, 03 novembre 2004
Se si scrive perché si pensa, è inutile pensare per scrivere.
Luc de Clapiers de Vauvernargues
martedì, 02 novembre 2004
Miracolo, miracolo, miracolo. Braccia levate al cielo e viso rivolto all'alto. Stamattina mi è apparsa Vulcanica. San Gennaro ci ha fatto la grazia. Miracolo, miracolo, miracolo. O è stato san Luca?
martedì, 02 novembre 2004
Esistono fondamentalmente due tipi di scrittori, così come esistono due tipi di monogami: l'immacolato e il fallibile. Per l'immacolato ogni frase deve essere perfetta, ogni parola quella imprescindibile; l'importante, per lui, è cogliere con precisione la sfumatura. Per il fallibile, solo chi ha bisogno di sentirsi nel giusto usa la parola "sbagliato!. Il fallibile, in sostanza, ha il coraggio della propria goffagine; non sa mai se una battuta gli riuscirà o no, ma confida, da superstizioso, che le battute memorabili nascono da quelle così così.
Adam Phillips
lunedì, 01 novembre 2004
Una domenica da dvd, ecco come è sfilata via la giornata di ieri. Non è mancata la passeggiata serale, quasi notturna per il ripristino dell'ora solare, lungo via Toledo. Ma giusto per andare a prendere un dvd da Blockbuster. Ebbene nella tarda mattinata m'era venuto l'uzzo di rivedere "Casablanca" e me lo sono fatto passare, l'uzzo. Nel primo pomeriggio, dopo essere andato avanti stancamente, alternando trance e distrazione, con l'"Ulisse" di Joyce, ho messo nel lettore "Tutto su mia madre" che ho rivisto con maggiore attenzione e divertimento. E' che non riuscivo più a ricordare dove Almodovar avesse piazzato "Tajabone" di Ismael Lo: è l'arrivo a Barcellona di Manuela e il giro con il taxi nel campetto dei trans. Per la serata è stato complice Blockbuster. Volevamo andare al cinema, pensavamo, per una volta, di andarci tutt'e quattro: ma non c'era nulla che andasse bene per tutti. Così abbiamo visto "Kill Bill n. 2". Per 2,90 euro si poteva fare. A casa.
lunedì, 01 novembre 2004
Celebro l'arrivo di novembre con "November" di Tom Waits.
No shadow no stars
no moon no cars
November
it only believes
in a pile of dead leaves
and a moon
that's the color of bone
No prayers for November
to linger longer
stick your spoon in the wall
we'll slaughter them all
November has tied me
to an old dead tree
get word to April
to rescue me
November's cold chain
Made of wet boots and rain
and shiny black ravens
on chimney smoke lanes
November seems odd
you're my firing squad
November
With my hair slicked back
with carrion shellac
with the blood from a pheasant
and the bone from a hare
tied to the branches
of a roebuck stag
left to wave in the timber
like a buck shot flag
Go away you rainsnout
go away blow your brains out
November
lunedì, 01 novembre 2004
L'opera d'arte è un messaggio fondamentalmente ambiguo, una pluralità di significati che convivono in un solo significante.
Umberto Eco