giovedì, 30 settembre 2004
Non l'avete indovinato. La verità è che senza Tortora non valete un cazzo. Ah, ve l'ho detto.
Comunque è l'incipit di "Tenera è la notte" di Francis Scott Fitzgerald.
E non ve ne meritate più di incipit. Questo era l'ultimo.
giovedì, 30 settembre 2004
Pino Corrias per "Vanity Fair"
In Mondadori se la raccontano come la nuova (e inedita) barzelletta su Francesco Totti. E nata nel corso di una telefonata. La telefonata ha fatto il giro delle scrivanie. La telefonata ha fatta il giro dei corridoi. La telefonata è del manager di Francesco Totti che (come Totti) qualche volta ha idee sorprendenti. «Perché non lo facciamo intervistare da Oriana Fallaci?». Chi? Come? Cosa? «Totti. Da Oriana Fallaci. Un libro. Un libro-intervista. II titolo è: Oriana Fallaci intervista Francesco Totti».
Silenzio. L'idea non nasce dall'alcol. L'idea ha solide basi. l'idea nasce addirittura dall'inchiostro versato sulla prima pagina della “Gazzetta dello Sport” dalla medesima Oriana, il giorno dopo lo sputazzo che annegò il danese Poulsen, giugno 2004, Europei del Portogallo.
Scrisse, la fiorentina al sangue: «Erano 3 ore che quel danese lo prendeva o gomitate, pedate, stincate. Pur non essendo una tifosa di calcio, guardavo e ho visto tutto. Con sdegno. Con un unico dissenso: io avrei tirato un cazzotto nei denti e una ginocchiata non le dico dove. Stia bene, dunque, non si rimproveri e abbia le più vive congratulazioni di Oriana Fallaci».
L'effetto fu notevole. Moltiplicato dal titolo assai riuscito «Lo sdegno e il cazzotto». E dalla semplice circostanza che era come sempre l'Oriana do sola, indomita, furente, a fronteggiare l'assalto al debole miliardario pallonaro. A rintuzzare la pioggia di fuoco con virgole e denti. A respingere l'assedio, infine, in nome della rabbia, dell'orgoglio, e naturalmente della civiltà dei cazzotti.
Da qui l'idea. Chi meglio di lei per rilanciare l'immagine del Pupone, asciugare i danni dello sputo e magari ricominciare a moltiplicare le copie? «Purtroppo la signora è un autore Rizzoli», hanno risposto gelidi. «Addio». Ma è in quel momento che l'idea è diventata la nuova barzelletta su Totti della Mondadori.
Funziona come un diesel. Bisogna pensarla a lungo, scaldarla nella testa. Poi fa ridere.
giovedì, 30 settembre 2004
Mi si è scatenata la rinite allergica. Appena soffia un po' di vento, succede. Basta una brezzarella autunnale. E' come un appuntamento fisso. Ed è da ieri che è partita 'sta allergia del cazzo. Mi dovrò riaffidare al propoli. Però ho notato una cosa molto strana: quando sono in palestra sto benissimo. Saranno le endorfine.
Avanti propoli, alla riscossa.
giovedì, 30 settembre 2004
da www.corriere.it
Parte il «Vote for Change», il rock sfida Bush
Tappe in 36 città . Springsteen: «Il presidente ci ha presi in giro». I REM: «Vogliamo che sia eletta la persona giusta»
WASHINGTON - Dieci giorni di concerti, 18 gruppi o artisti divisi in sei differenti set per altrettanti tour che in 10 giorni toccano 36 località differenti degli Stati Uniti. Si ritroveranno tutti insieme nella serata finale di Washington l'11 ottobre. Dal primo ottobre comincia il «Vote for change», il tour musicale sostenuto da MoveOn Pac per sostenere un cambio nella guida politica degli Stati Uniti. Più che il sostegno a Kerry, infatti, a unire Bruce Springsteen e Pearl Jam, REM e Dixie Chicks, è l'opposizione a George Bush sia per quanto riguarda la guerra in Iraq sia per la politica interna su occupazione, welfare e tasse. Il tour toccherá stati fondamentali per il voto come la Florida, l'Ohio e il Michigan dove la sfida tra Bush e Kerry è più equilibrata. I proventi del tour saranno donati all'associazione «America Coming Together» che sostiene l'attivismo contro la rielezione di Bush. Ma al di là dei proventi, è proprio l'aspetto propagandistico a motivare gli artisti: lo scopo è mobilitare gli americani contrari alla politica di Bush e convincerli ad andare a votare.
VALORI TRADITI - «Bush - ha detto Springsteen nei giorni scorsi a «Rolling Stone» - ha manipolato il popolo americano sulla guerra. È stato disonesto. Mi ha fatto montare molta rabbia, mi sono sentito preso in giro». E in agosto, annuunciando la sua adesione, aveva precisato cosa lo aveva spinto a una scelta che ha diviso i suoi fan e gli aveva procurato molte critiche: «Sento che queste elezioni sono tra le più critiche della mia vita. Questa non è una situazione in cui un cittadino si sente a suo agio a starsene a sedere e guardare cosa succede. Come molti altri, dopo l'11 settembre, ha avvertito l'unità del Paese, non ricordo niente di simile. Ho sostenuto la decisione di andare in Afghanistan e ho sperato che la serietà del contesto portasse nei nostri leader forza, umiltà e saggezza. Invece, ci siamo buttati in una guerra non necessaria in Iraq, offrendo le vite dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze in circostanze oggi screditate. Il nostro governo - ha concluso Springsteen - si è allontanato troppo dai valori americani. È tempo di andare avanti, il paese che portiamo nei cuori sta aspettando».
BOICOTTAGGIO - Contro Springsteen in particolare, fino a ieri icona rock senza «etichetta» si sono scagliati i repubblicani con iniziative di boicottaggio. L'adesione di altri partecipanti al tour come Jackson Browne o John Fogerty o i Pearl Jam, infatti, hanno toccato meno la sensibilità dei «neocon» perchè le loro posizioni politiche erano già note. Ma il clima sociale e politico in Usa ha ampliato l'adesione degli artisti al tour. Ecco il «cast» di gruppi e musicisti di Vote For Change: Bruce Springsteen the E Street Band, Pearl Jam, REM, Dave Matthews Band, Jurassic 5, Dixie Chicks, Death Cab for Cutie, James Taylor, Ben Harper, My Morning Jacket, Jackson Browne, Bonnie Raitt, John Fogerty ,Keb' Mo' , Bright Eyes, John Mellencamp Kenny "Babyface" Edmonds , Tracy Chapman.
PAURA STRUMENTALIZZATA - «Vogliamo che alle prossime presidenziali Usa, le più importanti della storia, sia eletta la persona giusta - dice Michael Stipe, leader e cantante dei R.E.M. -. Kerry è un uomo di grande esperienza e intelligenza. E già questi sarebbero due grandi cambiamenti». Rilancia Mike Mills: «Negli Stati Uniti c'è paura perché con l'11 settembre per la prima volta siamo stati attaccati sul nostro territorio. Bush usa questa paura presentandosi come garante della sicurezza, ma sta portando il mondo in una direzione pericolosa». L' obiettivo dei concerti è quello di portare la gente alle urne: «Più gente si reca a votare - conclude il chitarrista Peter Buck - meglio è: gli elettori di destra vengono mobilitati da associazioni e gruppi religiosi, noi cerchiamo di stimolare gli altri».
giovedì, 30 settembre 2004
Mi stupisce il silenzio di Tortora.
giovedì, 30 settembre 2004
"A metà strada tra Marsiglia e la frontiera italiana c'è un grande albergo intonacato di rosa".
giovedì, 30 settembre 2004
Ci sono imbecilli superficiali e imbecilli profondi.
Karl Kraus
giovedì, 30 settembre 2004
Sebbene molti muoiano da sciocchi, sono pochi gli sciocchi che muoiono.
Baltasar Gracià n
giovedì, 30 settembre 2004
A certi spiriti bisogna lasciare i loro idiotismi.
Johann Wolfgang Goethe
giovedì, 30 settembre 2004
L'evo moderno è finito. Comincia il medioevo degli specialisti. Oggi anche il cretino è specializzato.
Ennio Flaiano
giovedì, 30 settembre 2004
La somma dell'intelligenza sulla terra è costante; la popolazione è in aumento.
Arthur Bloch
mercoledì, 29 settembre 2004
Oggi approvano una finanziaria di 24 miliardi di euro. Ieri è passata la devolution e Bossi ha esultato. Torniamo alla realtà .
Ieri, con l'esultanza generalizzata degli italiani, ci sono state le prove tecniche di un pericoloso inciucissimo tra governo e opposizione. Tutti ad applaudire Berlusconi che ha pagato un milione di euro all'Anonima sequestratori iracheni. Esultamo per la liberazione di due donne coraggione come la Pari e la Torretta (donne di pace, contro la guerra). Salvare due vite (per di più belle) non ha prezzo. Salviamone altre e ritiriamo i nostri soldati da Nassiriya.
Per favore, ieri la retorica di questa nuova sindrome di Vermicino era pure giustificabile e legittima. Anch'io come tutti ho esultato. E ancora oggi sono contento. Ma ora, lanciati i coriandoli, non bisogna abbassare la guardia. Non facciamoci abbindolare. Lui è un maestro della comunicazione. Ci fotte.
Non amo parlare di politica in questo blog. Lo faccio solo perché odio la melassa della retorica. Va presa a piccole dosi, ma solo se necessario.
mercoledì, 29 settembre 2004
Viaggi (se non vi siete già rotto le palle)
La terza Grecia fu una sorta di ripasso. Dieci anni dopo l'ultima volta. Atene, ancora. Ma vista con più tranquillità. A parte il turismo, ricordo le notti torride nell'albergo Aristoteles (il filosofo dovrebbe fare causa al proprietario per uso improprio e diffamazione a mezzo stanza). Fate conto che ho sempre dormito con la gigantesca "erre" dell'insegna verticale che mi lampeggiava negli occhi. Il portiere di notte si è salvato solo perché non so usare il coltello. In giro per la plaka (per la terza volta) fu anche divertente, si mangiava negli economici ristoranti che allora (facciamo quindici anni fa, per capirci) facevano ancora una cucina ruspante. Volevamo andare a Samos. Ma poi vedemmo che le cartoline dell'isola ce la mostravano senza le tipiche casette prese da una stampa di Escher e la voglia ci passò. Non avevamo un programma, ma volevamo stordirci in quel turbinio di bianco e azzurro che è la Grecia d'estate. Davanti a una vetrina, fummo abbordati da un vecchio (allora ci sembrò un vecchio) che parlava benissimo italiano e ci disse che aveva lavorato in Vaticano. Eravamo sospettosi e infastiditi. Ci chiese se avevamo intenzione di andare nelle isole. Che cazzo ne sapeva? Che eravamo turisti si capiva da un miglio lontano. Ma che ne sapeva che eravamo senza una meta. Comunque ci portò in un'agenzia di viaggi, in un cortiletto lercio. Temevamo il peggio. L'agenzia si chiamava Archipelagos. Dietro la scrivania c'era una ragazza cicciona sudata, davanti aveva un telefono (allora niente computer, amici) e un bicchierone di frappé-caffè che sorseggiva con piccoli sorsi, ma doveva essere schifosamente tiepido. La schiuma era già secca e incrostata. Per andarcene subito dicemmo che cercavamo una domatio a Mikonos e Ios (le isole più difficili). Tanto ci dirà di no, pensavamo. Ma quella stupenda vacca ce le trovò. Con tanto di transfer da albergo a porto, da porto a casa. E così via. Traghetto compreso. Una cosa, per quanto ci chiese di pagare, de-luxe. Sempre nei limiti della Grecia anni Ottanta, però.
A Mikonos stavamo in una stanza molto grande, non lontani dal paese. E' inutile che vi parli di Mikonos: la conoscono tutti. Facevamo il bagno tranquilli di mattina, prendendo il battellino quasi vuoto. Spiaggia solitaria fino alle quattro-cinque del pomeriggio, quando arrivavano le orde dei nottambuli che dovevano smaltire birre, sbronze e coca. Loro arrivavano e noi, stremati dopo ore e ore di sole, ce ne andavamo. Un'armonia perfetta. La sera ci godevamo il casino delle viuzze stracolme di scandinavi gay e more mozzafiato. Qualche mattina capitò che andammo anche a conoscere Petros, il pellicano ammaestrato del porto. Gita a Delos con un caicchio che il meltemi poteva far capovolgere da un momento all'altro. Mi addormentai per non vomitare. Delos fu una delusione. Pompei a confronto è Disneyland. Devi lavorare di immaginazione, a parte i leoni. Questo il lago di Apollo (una cosa secca con una palma al centro). Questo è la collina di Diana (una montagnella di pietre grigie). Il museo quel giorno era chiuso. Meglio così.
A Ios pure andò bene. Tranquillo, in gran parte. Trovammo una spiaggia con taverna e nudisti, lontano dal porto e dalle beach della guagliunamma. Stavamo sempre in acqua o al sole. Unica tregua la pausa pranzo nella fresca taverna. Un giorno, mentre ero steso su uno scoglio, mezzo addormentato, mi sembrò di sognare Napoli. Sentivo una voce: "Lina, Lina mangia la pappina, fallo pe' mammà toia. E vai, un altro cucchiaino, Lina. Lina, ià, bell'e mammà". Demoni meridiani, mi dicevo senza aprire gli occhi. Mi tentavano facendomi immaginare freschi bassi dei Quartieri, dint''a nu vico addò nu trase 'o sole. Ma dopo cinque minuti di mammina, Lina e pappina, capii che non era un sogno. Aprii gli occhi. C'era una ragazza precocemente inchiattita, una giovane mamma napoletana in bikini e panza debordante, bionda scagnata. In mano aveva un piattino con l'omogeneizzato. Con il cucchiaino cercava di imboccare un'ombra riccioluta con il pannolino sporco di sabbia, che andava avanti e indietro accanto alla mia testa. Erano Lina e la mamma. Il padre, bruno, occhiali da sole, tatuaggio sul braccio e faccia da bravo manzoniano, stava fumando sotto l'ombrellone. Non parlava al telefonino perché allora non erano stati ancora inventati. Non dissi una parola. Se scoprono che sono napoletano è finita. Sarò inghiottito da un gorgo malefico di solidarietà da napoletani all'estero. Ma il silenzio durò poco. Linuccia, mammà e papà furono raggiunti da un'altra famigliola, altrettanto aggraziata, con prole coetanea al seguito. Era ora di smammare e smammammo. Il giorno dopo andammo alla spiaggia più irraggiungibile di Ios: Aghios Teodokis. Allora era un posto fetente (poi mi hanno detto che è diventato figo). C'era un casermone con le finestre arrugginite che faceva da punto di ristoro, c'erano le capre che passeggiavano sulla spiaggia, scacazzando dappertutto. Ma soprattutto si arrivava con un pullmino spetazzante gas venefico che arrancava sulle salite e accelerava senza motivo sulle discese, un ottovolante tra quelle curve che definire a gomito era fargli un complimento. Dico solo che quando stavamo tornando al porto, quella chiavica di pullmino si bloccò nella salita di uno dei sentieri di terra battuta. Eravamo molto in alto. C'era un albero mezzo secco che indicava l'inizio del vuoto: hic sunt burrones, capito? Le ruote slittavano sulla polvere. Cominciammo a scivolare indietro verso il precipizio: una bocca di terra rossa e sterpaglia. Un giovane francese, che era seduto in coda, piangeva e pregava. Io tacevo. L'unico mio pensiero era accoltellare l'autista, prima di morire con lui. Ma non sapevo usare il coltello.
mercoledì, 29 settembre 2004
"In principio era il Fatto!"
mercoledì, 29 settembre 2004
La più pericolosa sorta di stupidità è un'acuta intelligenza.
Hugo von Hofmannsthal
mercoledì, 29 settembre 2004
Ci sono uomini che si lasciano convincere sempre dall'ultimo che parla; e questo è il colmo della stupidità .
Baltasar Gracià n
mercoledì, 29 settembre 2004
C'è qualcosa di terribile nel fatto che, dei meriti di un uomo superiore, si facciano belli gli stupidi.
Johann Wolfgang Goethe
mercoledì, 29 settembre 2004
La stupidità degli altri mi affascina ma preferisco la mia.
Ennio Flaiano
mercoledì, 29 settembre 2004
Non discutere mai con un idiota: la gente potrebbe non notare la differenza.
Arthur Bloch
martedì, 28 settembre 2004
Alziamo il tiro. Ma Tortora taccia (per qualche giro, facciamo scaldare l'ambiente).
"L'universo (che altri chiamano la Biblioteca) si compone di un numero indefinito, e forse infinito, di gallerie esagonali, con vasti pozzi di ventilazione nel mezzo, circondati da ringhiere bassissime".
martedì, 28 settembre 2004
da www.repubblica.it
ROMA - E' bastata una decina di giorni ai creatori di virus per riuscire a sfruttare l'ultima, pericolosissima vulnerabilità di Windows XP. Su Internet ha cominciato a girare un file d'immagine Jpeg che, una volta aperto, mette il computer della vittima nelle mani di un ignoto aggressore. E' sufficiente visualizzare l'immagine per essere colpiti.
Si tratta del più pericoloso exploit rilasciato da quando, due settimane fa, Microsoft ha reso nota una falla in un componente chiave del suo sistema operativo. La vulnerabilità venne subito definita critica poiché, inviando un file d'immagine appositamente conformato, un aggressore avrebbe potuto ottenere il pieno controllo del pc della sua vittima.
In pochissimi giorni si è passati dalla teoria alla pratica. Aprendo il file d'immagine infetto, il virus inizia l'esecuzione di un codice che si connette ad internet, scarica circa 2 MB di dati e installa un programma che permette di comandare il pc da remoto come se ci si trovasse seduti alla tastiera. Per essere colpiti basta visualizzare un file Jpeg maligno in uno degli innumerevoli programmi vulnerabili, tra i quali figurano Internet Explorer, Word ed Excel. A rischio ci sono milioni di navigatori.
Per massimizzare l'impatto del virus, i suoi creatori hanno cominciato a inviarlo ai newsgroup nei quali si fa scambio di immagini pornografiche. La possibilità che in un luogo del genere qualcuno apra un file d'immagine senza badare all'affidabilità di chi lo ha inviato, cresce a dismisura. Secondo gli analisti, comunque, il virus ci metterà poco a diffondersi anche attraverso altri canali.
L'unico modo che i clienti Microsoft hanno per difendersi dalla possibilità dell'infezione è scaricare al più presto gli aggiornamenti del sistema operativo e dell'antivirus. Gli esperti di sicurezza fanno notare che benché le vecchie versioni di Windows (la 98 e la 2000) non siano interessate dal problema, alcuni dei software installati nel pc potrebbero esserlo.
martedì, 28 settembre 2004
Visto che siete crollati vergognosamente sugli ultimi due quiz cinematografici, cambiano gioco. Dovete indovinare a quale libro appartiene il seguente incipit.
Il primo è facilissimo. Serve a testarvi.
"Chiamatemi Ishmael".
martedì, 28 settembre 2004
Preferisco i cattivi agli stupidi perché ogni tanto si riposano.
Alexandre Dumas figlio
martedì, 28 settembre 2004
Ci sono due specie di sciocchi: quelli che non dubitano di niente e quelli che dubitano di tutto.
Charles-Joseph de Ligne
martedì, 28 settembre 2004
Ci sono scemenze ben presentate come ci sono scemi ben vestiti.
Nicolas de Chamfort
martedì, 28 settembre 2004
Ogni imbecille, basta che ne abbia voglia, può perturbare la mente più complicata.
Elias Canetti
martedì, 28 settembre 2004
Un idiota povero è un idiota, un idiota ricco è un ricco.
Arthur Bloch
lunedì, 27 settembre 2004
Stamattina in palestra c'è stato un'epifania intellettuale. Mentre stavo applicato con le "flessioni del braccio con gomito sulla coscia e con il manubrio di nove chili" (tre serie di dieci ripetizioni ognuna), si è avvicinato Leo, uno dei nuovi istruttori, e mi ha spiegato come fare meglio l'esercizio: "L'avambraccio deve essere il più parallelo possibile al tronco. La spalla dritta e leggermente in avanti. Ma soprattutto il muscolo deve essere concentrato. E' il bicipite che ti dirà quando ti devi bloccare, non devi deciderlo tu. Il muscolo si concentra e decide". Cavolo. Il bicipite si concentra. Mica il cervello. Può sembrare una sublime stronzata. O una menata alla Sven Lindqvist. E' quello che ho pensato per un attimo. Ma dopo pochi secondi mi si è aperto un nuovo orizzonte psicologico e sensoriale, filosofico, direi. Il muscolo si concentra. Ha una vita sua, oltre il cervello. E' una scoperta non da poco. Perché non dovrebbe pensare? Mi sono chiesto. Sente, sente lo sforzo e sente il benessere e invia il messaggio al cervello. E' così. Bisogna concentrarsi sempre. Non solo con la testa. Ma anche con la testa, quando serve. Però bisogna saperlo fare anche con altri organi e con i desideri, i progetti, anche con i sogni. Concentrarsi. Concentrare. Non è uno scherzo. Ha qualcosa di metafisico, proprio perché è estremamente fisico, tanto da prescindere dalla razionalizzazione della fisicità. Cazzo, se glielo spiego a Leo non lo capisce.
Poi a casa, molte ore dopo, ci ho riflettuto ancora, mi sono concentrato sul male che dovevo infliggermi per meritarmi questa scoperta, direi buddista. Così per compensare la veloce caprese che ho ingurgitato verso le 21,30 alla mensa, una volta rientrato ho mangiato una fettina di salmone, in piedi davanti al frigo aperto. E mi sentivo molto Dan Aykroyd, vestito da Babbo Natale barbone, in "Una poltrona per due". Poi ho infilato l'indice per due volte nella vaschetta della ricotta e ho leccato il dito imbiancato. Ho riempito mezzo bicchiere con l'ouzo che ho portato dalla Grecia e sono venuto a sedermi davanti al computer, mentre già stava suonando il nuovo disco di Mark Knopfler, che avevo comprato. Allora, com'era? Il bicipite si deve concentrare. E poi? Ma vaffanculo.
lunedì, 27 settembre 2004
Non so se gli abituali frequentatori di questo blog gradiranno il cambiamento di rotta. Ma dopo due mesi erotici qualcuno cominciava a dare sensi di bulimia. Non so se praticasse con maggiore lena la nobile arte della ricerca del piacere, ma di certo poteva dare qualche senso di incontinenza o di appagamento. Io, da parte mia, sarei andato avanti almeno per un altro mese. Parlare di sesso fa bene al sesso. Non rincretinisce. Parlare di stupidità , invece, che cosa provoca?
lunedì, 27 settembre 2004
Passare per un idiota agli occhi di un imbecille è voluttà da finissimo buongustaio.
Georges Courteline
lunedì, 27 settembre 2004
Nella stupidità c'è qualcosa di serio che, meglio orientato, potrebbe moltiplicare il numero dei capolavori.
Emil Cioran
lunedì, 27 settembre 2004
L'uomo ha raccolto tutta la saggezza dei suoi predecessori, e guardate quanto è stupido!
Elias Canetti
lunedì, 27 settembre 2004
I cretini sono sempre più ingegnosi delle precauzioni che si prendono per impedir loro di nuocere.
Arthur Bloch
lunedì, 27 settembre 2004
Lo uccisi perché era idiota, perfido, scemo, tardo, stupido, mentecatto, ipocrita, ignorante, burino, buffone, gesuita, a scelta. Una cosa si accetta, due no.
Max Aub
lunedì, 27 settembre 2004
Basta con il sesso, che pure ha dato molte soddisfazioni a questo blog. Da stanotte si cambia argomento.
domenica, 26 settembre 2004
Ho scoperto Georges Simenon non proprio di recente, ma sarebbe stato meglio prima. E come per tutti gli amori tardivi, nei suoi confronti sfioro il fanatismo. Così, grazie alla lungimiranza del solito Roberto Calasso, vado leggendo, con una regolata periodicità , i romanzi non strettamente polizieschi. Non sono tutti allo stesso livello. Ce n'è qualcuno di maniera, buttato via. Ma, per esempio, "L'uomo che guardava passare i treni" è tra i migliori libri che abbia mai letto in vita mia. Anche "I Pitard" è bello. E "Le finestre di fronte". E "Lettera al giudice". Farei prima a dire i pochi che non mi sono piaciuto. Mi ha un po' deluso "Tre camere a Manhattan" (anche se ha una scrittura che lo avvicina al rigore pittorico di Edward Hopper). Ora sto leggendo "Hotel del Ritorno alla natura". Ne avrò letto una cinquantina di pagine, meno di un terzo. Ed è veramente impagabile. Se penso che è stato scritto nel 1935 e riesce a ridicolizzare così bene le manie borghesi del naturismo, lo trovo geniale, freddamente geniale. E' un sberleffo previdente verso quella peste della new age che ancora non è stata domata e che viviamo quotidianamente come un inquinamento mentale, altro che ricerca della pulizia interiore. Sto leggendo con parsiomonia questo romanzo. Me lo trezzèo, come le carte del tressette. Ma credo che, preso dalla foga, lo divorerò per appagarmi subito. Anzi credo che le pagine scivoleranno via come un bel torrente fresco e pulito, senza scorie di aggettivi inutili.
domenica, 26 settembre 2004
Quell'uomo si masturbava senza curarsi della mia presenza, con una tecnica personalissima, a me sconosciuta. Steso sulla pancia con le braccia piegate e strette contro i fianchi, premeva il suo sesso tra le gambe con impercettibili contrazioni delle cosce vigorose.
Catherine Millet
domenica, 26 settembre 2004
Non più di due volte, e con un lungo intervallo.
Mino Maccari
domenica, 26 settembre 2004
Anche i deretani portano maschere. Per ovvie ragioni.
Stanislaw Jerzy lec
domenica, 26 settembre 2004
Talvolta la donna è un utile surrogato dell'onanismo. Naturalmente ci vuole un sovrappiù di fantasia.
Karl Kraus
domenica, 26 settembre 2004
Apri, dilata gli anelli del tuo ano, umettali con dolci umori, con lo strutto, affinché possa passare la peretta d'angoscia che riceverai in ginocchio, senza vedermi, per conoscermi meglio, per impararmi a memoria, per catturami ingordamente, gustosamente, soavemente, sapientemente. Questo sacramento esige occhi chiusi. Ora l'estrema punta della mia carne tocca l'estrema rientranza della tua carne. Intimo corpo a corpo! Tu mi conosci, io ti conosco biblicamente. Oh, Sodoma!
Marcel Jouhandeau
sabato, 25 settembre 2004
Imbranato!!!
sabato, 25 settembre 2004
E' vero, in questo mio blog parlo d'altro. Chiudo quasi sempre la porta all'attualità . La aprò solo per qualche addio. Ma questo non significa che il pensiero (e anche il lavoro) non stia spesso là dove batte il cuore di tante persone. E' così. Ma in queste ore d'ansia per due donne coraggiose diventa difficile non parlarne, non tirare fuori qualcosa da noi stessi per sentirle ancora più vicine quelle due donne. Conosco molte persone , soprattutto donne coraggiose, che lavorano (come lavoravano e lavoreranno ancora, lavoreranno ancora) Simona Pari e Simona Torretta. Sono persone belle, spesso non ne condivido alcuni atteggiamenti, ma le ammiro. La speranza del rilascio di Simona e Simona si associa nella mita testa anche alla memoria di Bagdad, dell'Iraq. Di quando sono stato laggiù, cinque anni fa, in pieno embargo, prima della grande tragedia di questi ultimi anni. Ora dalla memoria cerco di trarre qualcosa. Ve ne propongo un pezzetto, l'inizio. Ma non so se avrò la voglia di continuare.
IRAQ 1999 (l'inizio)
È un sogno nero. La notte nel deserto siriaco. Piove o attraversiamo una piscina di acqua lercia? I finestrini del bus paiono bagnati. Il rumore del motore rimbomba del vuoto, è assordante e s'è trasformato in vento, in scrosci di una pioggia fantasma. È un sogno nero. Al risveglio, poco dopo l'alba, c'è un grappolo di case: una moschea moderna, una bettola, uno spaccio di biscotti, bibite e sigarette, un fruttivendolo che vende uva, datteri, micragnose mele bianche, melograni e angurie. Sporcizia dovunque. E c'è gente che si risveglia, scosta le coperte che l'ha protetta dall'umidità . Aprono gli occhi e guardano il cielo dalla loro brandina ai margini della strada. Ci siamo fermati per fare riposare l'autista. Nel deserto, nella steppa più che altro. Mosche fastidiose, un venticello fresco. Orizzonte orizzontale. Cartacce, plastica, arbusti, pacchetti vuoti di sigarette. Silenzio. Dicono che Bagdad è a 250 chilometri.
La realtà . L'autista che ci ha caricati all'aeroporto giordano avrà poco più di trent'anni. Forse meno. Gli iracheni sono stati invecchiati da dieci anni di embargo. Parla solo arabo. Quando gli abbiamo chiesto il nome, ha risposto qualcosa che ci è sembrato fosse Alfredo. E così l'abbiamo battezzato: Alfredo. È uno sciita. Sui vetri del suo scassatissimo bus ha attaccato degli adesivi triangolari, verdi e gialli, con la faccia di Alì, il quarto califfo, cugino di Maometto e poi suo genero, il profeta degli sciiti. Il bus ha macinato chilometri su chilometri. È un vecchio Nissan che faceva la linea Bagdad-Kirkuk. È tutto scrostato. L'avrà bombardato personalmente Cocciolone. Comunque sembra scampato a una guerra. Ma va, nonostante gli pneumatici lisci come la faccia di un bambino. Alfredo ha gli occhi rossi dalla stanchezza. Ora è crollato con la testa sul volante. La strada da Amman a Bagdad è dritta come una spada. Bene asfaltata, però. Come poi scopriremo, lo sono tutte le strade irachene. Qui di bitume hanno i pozzi pieni. Nel buio la strada è una lama che taglia il nero del deserto che impasta cielo e terra. Attorno solo pietre. E nella mente, che acquista lucidità ad ogni passo che faccio tra la rada sterpaglia, il ricordo stralunato del viaggio. Abbiamo attraversato la parte orientale della Giordania, quella sorta di coda schiacciata tra Siria e Arabia Saudita. C'erano piccoli paesi. Gente in caffettano e kefiah rossa mangiava, seduta al fresco di bettole illuminate dalla violenza dei neon. Sul terrazzo di una casa moderna, senza stile, dei bambini giocavano, sotto lo sguardo di madri velate di nero. Qualche altro bambino, un po' più grande tornava a casa da solo. Non era ancora il deserto vero e proprio. Tutto appariva come la periferia di Casavatore o qualsiasi altro paesone del napoletano. Poi un posto di blocco, un altro, un altro ancora. E Alfredo rallentava e accendeva le luci. I soldati che sono stati di Hussein e ora sono di Abdallah, danno un'occhiata dai finestrini e lasciano passare. Nell'altra corsia, diretti ad Amman sfrecciano camion e autobotti. Sta cominciando il sogno nero perché il buio e le stelle restituiscono rimembranze leopardiane: canto notturno di pastori erranti dell'Asia. "A bell'agio, ozioso, s'appaga ogni animale; me, s'io giaccio in riposo, il tedio assale". Qui non c'è tedio e non c'è riposo. E ripeto a memoria: "Forse s'avess'io l'ale da volar su le nubi, e noverar le stelle ad una ad una, o come il tuono errar di giogo in giogo, più felice sarei, dolce mia greggia, più felice sarei candida luna".
Mangiamo in un posto lurido, pieno di ritratti del re defunto. In un angolo c'è un televisore che trasmette una lacrimosa e violenta telenovela egiziana con un sudatissimo protagonista, grasso e baffuto che grida e piange per qualche torto subito. Un beduino con la giacca lisa sul caffettano dà un'occhiata ogni tanto allo schermo tremolante, ma l'attiriamo di più noi, gli stranieri. Eppure dovrebbe essere abituato a vedere gente di passaggio, magari non europei e donne senza il velo. Anche gli altri pochi clienti o amici del proprietario, parlottano, guardano e sorridono. Alfredo conosceva il posto. È di casa. Subito si siede in un angolo accanto alla cucina e si fa servire pollo, riso e verdure. Il proprietario fa il galletto con le donne del gruppo. È giovane, bruno, fisico asciutto e possente sotto la sottanona lurida, si mette in continuazione le dita nel naso e si pulisce sul vestito. Dice in una lingua che assomiglia all'inglese di avere solo hummus (crema di ceci) , dei datteri e un po' di verdura. Da bere tè o cocacola. Siamo affamati e non ci curiamo dei rischi: intingiamo la focaccia che chiamano pane nell'hummus. Abbiamo ancora le regole igieniche occidentali stampate nella mente. Ancora per poco. È solo l'inizio. Abbiamo pagato poco, ma è comunque un prezzo esorbitante. Come scopriremo subito dopo.
Il primo addio alla Giordania è un circolo vizioso per i timbri sul passaporti alla frontiera. Bloccati per quasi due ore. Aspettiamo. In una stanzetta c'è una folla multiforme: vecchi silenziosi che fumavano in silenzio, le solite donne avvolte nel nero degli scialli, giovani vestiti alla occidentale che parlottano e ridono. Hanno facce curiose, sempre un po' sporche, occhi neri. Passano il confine per lavoro, forse sono camerieri che tornano a casa. Ragazze niente. Ne vedremo pochissime in tutto il viaggio. Il biglietto da visita dell'Iraq è un ritrattone di Saddam Hussein, di questi invece ne vedremo tantissimi in tutto il viaggio. Poi una stanza pulita, con divani di panno beige, un faccione del rais in kefiah nera che riempie una parete intera. Aspettiamo che controllino i passaporti. Ci sono delle ragazzine giordane che vanno, come noi, al festival di Babilonia. Hanno cominciato a cantare e suonare. Sedute in circolo a terra sotto l'icona invadente del presidente annodano per molto tempo versi incomprensibili. Battiamo le mani con loro e sorridiamo. Loro ridono e suonano i tamburi. Il sonno, la notte (saranno le tre del mattino), il ritmo trasformano l'attesa in un'allucinazione da tè nel deserto: John Malkovich che sta morendo di febbre tifoidea in una nicchia di un fondaco di una città persa nelle sabbie del Nordafrica e attorno a lui suonano musiche attorcigliate e lui batte le mani e vomita.
Bagdad è ancora una periferia qualunque del Medio Oriente. Negli occhi ci sono case basse, isolate, canali, una ragazza velata che spinge un asino. Attraversano la strada. La guardiamo dal bus di Alfredo che è fermo. Abbiamo finito la benzina. Un paradosso in questo paese che piscia petrolio da ogni buco. Dove la gente ha le autobotti parcheggiate fuori delle case sgarrupate. Contengono acqua o benzina? Alfredo ha fermato un camion che trasporta erba medica. Le mosche sono più feroci del solito, al risveglio sono assatanate e affamate. I due autisti confabulano in arabo. Poi Alfredo con un tubo di plastica succhia della benzina dal serbatoio del camion e, dalla tanica, versa tutto nel suo. Saluti e abbracci come fossero due vecchi amici. Solidarietà antica o solidarietà di sfigati? Si riparte, le case sono fradice. A prima vista, ché nella mente domina il ricordo delle bombe intelligenti, appaiono come macerie della guerra. Macché. La guerra è finita da nove anni. Da allora queste case sono crollate e sono state edificate almeno un paio di volte. È che costruiscono con mattoni crudi e la manutenzione non è neanche un fastidio, è semplicemente sconosciuta. Povertà . La prima povertà che vediamo. Accanto alla nuova ricchezza dei contrabbandieri, ne abbiamo visti tanti lungo l'unica strada che collega l'Iraq con il resto del mondo. Viaggiano sui loro fuoristrada Toyota bianchi o rossi o con splendidi pick-up, lucenti nonostante la polvere, con i sedili ricoperti da tessuti improbabili e vistosissimi e con tanti ammennicoli appiccicati sul cruscotto o appesi allo specchietto retrovisore. Le Toyota hanno sostituito cammelli e dromedari. Non ne vedremo nessuno, per tutto il viaggio.
Bagdad è ancora un sogno nero, il colore degli abbasidi. Gli intrecci dei fantabuli delle "Mille e una notte", le avventure del califfo Harun ar-Rashid, i versi di Abu Nawas, sono più pervasivi della realtà , la coprono con il velo magico di Shahrazad. Ma sotto il velo non c'è nulla, nulla di quello che ci portiamo dietro da Occidente. Le notti d'Oriente hanno solo più stelle e meno luci. Ed eccola, come un abbaglio, tra lerci vicoli e palazzi crollati, una ruspa che lavora tra la curiosità dei vecchi e dei bambini, l'annuncia il muezzin che chiama i credenti alla preghiera, eccola la Bagdad sognata: proprio davanti agli occhi c'è la moschea sciita di al-Kadhemain, sulla riva orientale del Tigri. È bella, grande e colorata. Soffitti di cristallo risplendente, pare smeraldo, minareti ricoperti di foglie d'oro. Predomina il verde. L'hanno costruita nel 1515, vi hanno seppellito due iman leggendari (Musa al-Kadhim, che le ha dato il nome, e Muhammed al-Jawad), ma non ci lasciano entrare. Le donne si coprono di un velo nero. Noi, uomini e infedeli gironzoliamo nel vasto cortile. C'è tantissima gente: famiglie intere, bambini, bambini e bambini, mendicanti, uomini in preghiera, inginocchiati e proni, muovono le labbra in silenzio. Tutti ci guardano. Marisa ha la pessima idea di offrire caramelle a quegli sguardi avidi. È l'assalto. Qualche guardia viene a darci una mano. Diamo fastidio, ci fanno capire con le loro espressioni mute. I parcheggiatori di calzature (sandali logori e vecchi scarponi). Un'opera da "Mille e una notte".
sabato, 25 settembre 2004
"Vuoi che ti faccia godere adesso o preferisci una sega in taxi?".
Michel Houellebecq
sabato, 25 settembre 2004
Prendevo in bocca il cazzo, mi riscaldava il palato, e anche l'anima.
Nathalie Gassel
sabato, 25 settembre 2004
Per un breve periodo ho avuto come amante a pagamento un vescovo. Il seminario aveva finito per togliergli la voglia di Dio, ma gli aveva fatto venire il gusto e il disgusto per i riti. A ogni nostro incontro, prima di sodomizzarmi con foga, m’inondava il culo con l’acqua benedetta pompata in una pera da clistere.
Florence Dugas
sabato, 25 settembre 2004
La pompa è determinante. In quel caso bisogna dimenticarsi i denti, lo dico per la donna, coprendo quelli di sopra con il labbro e quelli di sotto con la lingua. Come per l'uomo con la fica, la donna dovrà iniziare a succhiare il cazzo solo dopo aver leccato ad arte tutto intorno.
Franco Califano
sabato, 25 settembre 2004
Come fai ad avere uno spazio per l'immaginazione, e una sessualità , se non sei un segaiolo?
Irvine Welsh
venerdì, 24 settembre 2004
Così parlò Bellavista di Luciano De Crescenzo
Ho vinto quacché cosa?
venerdì, 24 settembre 2004
È asciute pazzo 'o padrone!!!
venerdì, 24 settembre 2004
Data la giornata (perlomeno a Napoli) vi do anche una seconda possibilità . Ma cito a memoria.
"Accattateve 'o mbrello, arrìparateve a l'acqua, nun murìte mbuse".
venerdì, 24 settembre 2004
Ve la siete meritata questa:
"Non lo sai che quello è un Robin Hood della cultura? E' uno che ruba ai colti per dare agli ignoranti".
venerdì, 24 settembre 2004
io invece vorrei un "aiutino"... è una frase che ho presente ma non mi viene il titolo
venerdì, 24 settembre 2004
"Questa non è la vita, Wil: è una stagione rubata".
venerdì, 24 settembre 2004
Il linguaggio crudo di Sade è la parte utopica del suo discorso: utopia rara, coraggiosa, non in quanto svela la sessualità , e neppure in quanto la rende naturale, bensì in quanto sembra credere alla possibilità di un lessico senza soggetto.
Roland Barthes
venerdì, 24 settembre 2004
Cosa nascondi in tasca, una pistola o semplicemente sei felice di vedermi?
Mae West
venerdì, 24 settembre 2004
Uno dei miei piaceri preferiti è proprio quello procurato da un sesso che si insinua tra le grandi labbra e vi si indurisce, aprendole progressivamente, prima di inabissarsi in uno spazio del quale ho già avuto tutto il tempo di sentire bene lo schiudersi.
Catherine Millet
venerdì, 24 settembre 2004
L'ananasso è buono allo spiedo, ma l'onanismo va saltato in padella.
Mino Maccari
venerdì, 24 settembre 2004
Contratto velocemente un ottimo prezzo, capitalizzando l'elevato potere contrattuale che ho al momento, e me lo prendo in bocca, accertandomi prima di avere salivato abbastanza perché mi faccia da barriera contro un eventuale gusto acre. Il prepuzio è lunghissimo, quindi le probabilità che il cazzo abbia cattivo sapore alle prime leccate sono alte. Invece, al contatto iniziale ha un gusto fresco, deciso, che mi fa pensare alle cipolle spagnole, ma potrebbe essere solo un'associazione etnocentrica. Con le seghe sarò anche imbranata, ma come pompini lasciatemi stare: fin da bambina sono sempre stata un tipo orale, lecca-e-senti-com'è.
Irvine Welsh
giovedì, 23 settembre 2004
Ovviamente, questa settimana, non poteva mancare lo scherzetto da preti. Si sono organizzati un sabato da fuggi fuggi. Il cerino resta in mano a me. Non mi spavento per così poco. Sono stato abituato al peggio. Ma il modo ancor m'offende, direbbe il poeta. Mai detto con chiarezza e organizzato a dovere. Sempre con mezze parole e sorprese in zona Cesarini.
giovedì, 23 settembre 2004
da www.corriere.it
RIO DE JANEIRO - Edison Arantes do Nascimento ovvero O' Rei do futebol ovvero Pelè. Nel calcio un mito, nella vita reale un comune mortale che lotta a denti stretti per ottenere la pensione. E neanche tanto astronomica. Così, secondo quanto ha rivelato Rete Globo e scritto il quotidiano della stessa catena, Pelè si è messo alla ricerca dei documenti che possano permettergli di ottenere quanto gli spetta: 2.580 reais al mese, cifra che corrisponde a circa 800 euro al mese. Ma anche Pelè, che in carriera ha guadagnato milioni di dollari, senza parlare degli sponsor a cui è ancora legato, ha un problema di versamenti: per maturare il trattamento pensionistico devono risultare 18 anni di versamenti da parte dell'unico club, il Santos, in cui ha sempre giocato in patria, ma all'Inss, l'istituto che in Brasile si occupa di questo settore, ne risultano soltanto 17. Nel 1977 infatti Pelè lasciò 'O Peixe' (così viene chiamato il Santos in Brasile) per andare ai New York Cosmos, quindi non sono stati più effettuati versamenti. Nei giorni scorsi Pelè, assolutamente determinato ad ottenere la pensione da calciatore, ha sollecitato l'ufficio documentazione della federcalcio brasiliana a fornirgli copia dei suoi contratti con il Santos. Ora dovrà comunque provvedere a versare di tasca propria quanto manca per aver accesso al trattamento, che dovrebbe cominciare a percepire dall'inizio dell'anno prossimo. Pelè ha quasi 64 anni, essendo nato nell'ottobre del 1940.
giovedì, 23 settembre 2004
Eccomi di nuovo qui. Roquentin, non voglio rovinarti i giochini. Ma se nessuno indovina, te la do io la soluzione giusta. Dimmi solo quando posso intervenire!
giovedì, 23 settembre 2004
"Intelligenza... Niente ha procurato alla razza umana più guai che l'intelligenza".
giovedì, 23 settembre 2004
"Credevamo di cambiare il mondo, e invece il mondo ha cambiato noi".
Questa scommetto che Tortora la becca al primo colpo. Ma se è buono farà giocare prima gli altri.
giovedì, 23 settembre 2004
Un soldato, mio vicino di letto in camerata durante la guerra del 1914, chiamava il proprio sesso il mio "pipistrello".
Marcel Jouhandeau
giovedì, 23 settembre 2004
La vagina ha un fondo. Un uomo che vi scopa, a meno che non abbia le dimensioni di Tom la Pulce, lo tocca in un lampo. La posizione stessa può agevolarlo – le vostre gambe allacciate al collo, il suo membro che affonda. E non può andar oltre, anche se sembra crederlo a ogni colpo devastante delle reni, anche se voi vi aprite come mai avete fatto prima. Una vagina è un vicolo cieco.
Florence Dugas
giovedì, 23 settembre 2004
Sesso e amore camminano di pari passo, unica eccezione è la passione. Che può anche esistere da sola. Anche se dura poco, la passione è parente stretta della pornografia e l'esatto contrario dell'amore ossessivo. Un sentimento che per mancanza di coraggio privilegia il sesso precotto.
Franco Califano
giovedì, 23 settembre 2004
"Stuzzicami il culo" è una delle mie richieste più frequenti. Per tutta risposta, lui afferra a turno le mie natiche e scuote la loro massa plastica così rudemente come se stesse burrificando due montagne di panna. E se finisce il lavoro facendo scivolare da dietro le dita congiunte a forma di testa d'anatra, per poi aprirne il becco, cioè allargare le dita, nell'angusto corridoio che porta dal solco delle natiche al vano della fica, in quel momento non cel la faccio proprio più ad aspettare il cazzo.
Catherine Millet
giovedì, 23 settembre 2004
Oramai, come specie, noi crediamo che se nel nostro corpo esiste un punto dove c'ha sede l'anima, è su per il culo. È lì che passa tutto. Per questo siamo ossessionati dalle barzellette anal, dal sesso anal, hobby anal… il buco del culo - non il cervello, non lo spazio - è l'ultima frontiera.
Irvine Welsh
mercoledì, 22 settembre 2004
Non solo per Tuttaperme.
Chi pronuncia questa frase:
"Sono impuro, bordellatore insaziabile, beffeggiatore, crapulone, lesto di lengua e di spade, facile al gozzoviglio. Fuggo la verità e inseguo il vizio".
p. s. Vulcanica non cercare di imitarmi. I quiz li faccio io. E a quelli degli altri non rispondo.
mercoledì, 22 settembre 2004
Ancora viaggi.
Mettiamola così: in Olanda ho visto le meglio zoccole. Sì proprio quelle delle vetrine, in quelle stradette dai nomi impronunciabili del quartiere a luci rosse di Amsterdam, in quelle sere d'autunno che per me potremmo anche chiamare Siberia. Le meglio puttane, giovani, internazionali, a buon mercato e capaci di tutto. Professioniste, con tanto di scontrino fiscale, carta di credito e visite ginecologiche. Purtroppo non le ho provate. Ma mi è bastato guardarle per capire come l'etica protestante non fosse affine solo allo spirito del capitalismo (tanto per far piacere a Max Weber), ma pure a quello dell'erotismo. Del resto Lutero non scatenò quel casino di Dio perché si voleva scopare, senza fare peccato, una donna?
Ad Amsterdam sono andato per lavoro. Pochi giorni, con una simpatica compagnia. Più che lavoro per me era turismo. La fatica fu solo produrre, una volta tornato a Napoli, una testimonianza un po' laconica. Pioveva spesso e volentieri, ma sapevamo come difenderci. La sera c'era sempre un pub accogliente pieno di birra e belle ragazze bionde. Anche fumo a prezzi stracciati e senza problemi, se volevi. Ma io erano anni che non volevo più. Per obblighi turistici ci portarono a vedere i mulini a vento e una collina, il punto più alto dei Paesi Bassi, appena 300 metri: "E' vietato scalarla e passeggiare", ci disse quella stangona stagionata della guida "perché gli olandesi hanno paura che si consumi". Bah. Ci fecero fare il giro della baia, le dighe, il magnifico piazzale del Dam e quella strada, piena di negozi e di belle commesse, che portava proprio al Dam (il tempo ha compiuto bene il suo lavoro, non mi ricordo uno straccio di nome, meglio così, mica faccio i baedeker?). Una sera andammo anche a un ricevimento organizzato dall'Università . Aringhe fatte in tutti i modi possibili e immaginabili. Solo quello: pesce veloce del Baltico e del mare del Nord, suppongo. Conoscemmo un ragazzo che aveva letto tutto il "Decamerone", ma in olandese. E un professore ci disse che, già a quei tempi (il muro di Berlino stava ancora là , ma tra non molto sarebbe crollato), l'italiano era la lingua più amata e studiata nella comunità gay, perché era considerato una lingua raffinata, ideale per gli approcci. Be', nessuno tentò di sedurci, anche solo per scroccare una lezione gratis della lingua del sì. Per fatti miei andai anche in periferia, dove abitavano sono immigrati, in belle case che sembravano un villaggio turistico, per la pulizia. Cercavo una libreria specializzata in letteratura italiana. La trovai e comprai l'edizione in olandese de "Le città invisibili" di Italo Calvino. Che me ne dovevo fare? Niente. Sta ancora nello scaffale, neanche l'ho mai sfogliato. Mentre ero lì arrivò anche un tipo che di mestiere faceva il traduttore dall'italiano in olandese. Mi chiese di spiegargli il significato di alcune parole di un testo di edilizia che stava traducendo. Non capiva la definizione "a scacchiera" e neanche la parola "barbacane". In qualche modo mi spiegai. Era disperato, perché doveva consegnare il lavoro la sera stessa. Sembrava fatto.
Obblighi a parte, girammo giorno e notte per fatti nostri. Una visita alla casa di Rembrandt (forse la scoperta più bella). Lì vicino c'era anche un mercato delle pulci. Comprai il vinile usato del "Concerto per il Bangladesh", pagai l'equivalente di diecimila lire. Mai ascoltato, perché da tempo immemorabile non ho più il piatto. E' lì nello scaffale, ogni tanto lo prendo e lo guardo. Un'altra visita alla casa di Anna Frank. Insistettero per portarmici. Fu interessante, anche se sono uno dei pochi della mia generazione che non ha mai letto il suo "Diario", tanto so già tutto, dalle elementari. Forse avrò visto lo sceneggiato tv (o era un film?). Ricordo solo che, nel bagno, la tazza del cesso era a fiori. Altri si commossero. Io ho i peli sullo stomaco. Poi ci fecero vedere pure la casa di Spinoza. Non mi ricordò come ci capitai. Insomma la vidi, ma non si poteva entrare o non volli entrare. E basta, mi dicevo. Con tutto 'sto bendidio che c'è in giro. Già allora avevo fatto mia la massima di Nietzsche contro la visione antiquaria della storia: "Non lasciate che i morti seppelliscano i vivi". E quindi mi buttai in un peep show, là dove le coppie scopano sul palcoscenico. Roba da guardoni, neanche caro. Ma io infilai la ricevuta nella nota-spese. Non ero lì per lavoro? Avevo la coscienza pulita: etica protestante e spirito del capitalismo. Lo spettacolino era pure bello. Arrapava, eravamo lì per quello. C'era una ragazza mulatta, tendente al chiaro, doveva venire dal Suriname, una compaesana di Gullit. Era bona, ma bona. Scopava con un tizio anche lui mulatto, bello, riccio e asciutto come piace alle checche, tanto che morivo d'invidia. Aveva anche una stanga da far paura, ma a farlo drizzare per bene la mulatta non ci riuscì mai del tutto. E faceva di tutto: lo spompinava, se lo strofinava dovunque, glielo menava dolcemente, al ritmo della bossanova di sottofondo. Quando gli parve sufficientemente solido se l'infilò dentro. E quello neanche un sorrisino di soddisfazione, una mossettina di piacere. Ah, fatemi lavovare, doveva pensare. Se gli avessimo lanciato noccioline come a una scimmia dello zoo, le avrebbe acchiappate a volo e le avrebbe mangiate senza accorgersi che stava scopando quella bomba erotica. Dopo un dieci minuti di questa menata, calò il buio e dal buio venne fuori una specie di Tina Turner nana. Cioè tarchiata, non proprio nana. Cominciò a saltare tra le sedie, come un ossessa. Sembrava Benigni alla famosa serata degli Oscar. Addosso, a parte la parruccona alla Turner, aveva solo un tanga. Gridava stronzate e metteva le mani tra le gambe degli spettatori, cercando cazzi. Più che eccitare spaventava. Non so se qualcuno, tra le file di sedili rossi, ne approfittò per una strusciata malata. Io, inconsapevole, ero abbottonatissimo. E poi le grida e la luce accecante, dopo quelle soffuse dello spettacolino della coppia mulatta, erano fastidiosi. Era tosto solo per inerzia, il cazzo.
Comunque, comprai anche un orologio che aveva un ologramma a piramide. Qualche anno dopo me lo rubarono.
mercoledì, 22 settembre 2004
Ieri, ha fatto passare a lungo la guancia e il mento sulla mia pelle come una grattugia, fino al momento in cui mi ha girato e ho dovuto subire l'avvicinarsi del suo dardo, subito ammaliato sotto il mio deretano di cui violava l'orifizio senza riguardi, e mentre mi trafiggeva e mi penetrava io mi rigiravo, e allora il suo colossale treno posteriore su di me danzava, come quello degli stalloni che proprio in quel punto ospitano la loro impazienza.
Marcel Jouhandeau
mercoledì, 22 settembre 2004
In quell'ambiente la maggior parte delle donne masturbava con brutalità , senza la minima delicatezza. Stringevano troppo forte, scuotevano l'uccello con una frenesia stupida, probabilmente con l'intento di imitare le attrici dei film porno. Magari faceva effetto sullo schermo, ma il risultato tattile era decisamente insipido, quando non doloroso. Christiane, invece, procedeva per sfioramenti, si umettava regolarmente le dita, percorreva con dolcezza le zone sensibili.
Michel Houellebecq
mercoledì, 22 settembre 2004
E un’altra volta, al cinema, con un uno che non conosceva, seduto accanto a lei: un movimento delle ginocchia, lo sfiorarsi delle dita, un fulmineo chinarsi, e un cazzo in bocca. La maschera li ha sorpresi, ha puntato la lampada, ma senza dir nulla, solo per guardarla succhiare, e l’ha spenta, senza una parola, quando lei si è rialzata, con le labbra scintillanti e la bocca piena. È uscita prima dell’intervallo – senza dubbio non aveva niente da dire a quello sconosciuto. All’ingresso la maschera le ha sorriso. Era molto carina e lei ha ricambiato il sorriso, come per dedicarle quella estemporanea fellatio.
Florence Dugas
mercoledì, 22 settembre 2004
Confessare a una donna di essersi masturbati pensandola è uno dei complimenti più belli che esistono.
Franco Califano
mercoledì, 22 settembre 2004
Personalmente a me non fa né caldo né freddo, ma la questione è che viviamo in una società anal.
Irvine Welsh
martedì, 21 settembre 2004
Un giochetto per Tuttaperme (o per chiunque voglia partecipare). Chi dice: "Siamo in missione per conto di dio"?
E' così facile che mi vergogno a farlo. Ma è un test. Vulcanica, statte zitta.
martedì, 21 settembre 2004
Caffè. L'ennesimo. E' quello che mi ci vuole. Semplice, fatto con la moka, da un collega.
Certe giornate vanno affrontate con una carica in più. Serve per mitigare gli effetti contorti della follia che riempie la mente di chi ti sta vicino. Veri egocentristi. Non riesco a immaginare, come invece ha fatto Philip K. Dick, un mondo in cui persone del genere siano il dio artefice di tutto. Forse non esisterebbe nulla all'infuori di loro stessi. Un universo monotono e autoreferenziale. Una Terra liscia come una biglia.
Ma basta, certi pensieri hanno già occupato e inquinato troppo la mia mente. E' che io vorrei perdermi nel buddismo tantrico (e un giorno vi parlerò anche del mio viaggio nei monasteri tibetani, portate pazienza). Il sesso, la piccola morte, come loro la chiamano, è questo annullamento dell'io nel piacere. Perché poi la vera radice dell'egocentrismo è l'astinenza sessuale, essere troppo presenti a sé stessi, prendersi troppo sul serio, non ridere (anche di sé stessi) e non scopare (anche con sé stessi).
martedì, 21 settembre 2004
Ecco come fa. Come ha fatto tutte le volte. Come piace a tutti anche se non tutti hanno il coraggio di chiederlo. Mi appoggia il sesso sulla bocca e lo muove con una mano, con l'altra mi tiene stretta la nuca, immobilizzata. Due tre minuti, poi uno schizzo denso, tiepido, scivola sulle mie guance, tra le labbra. Mi libero con uno strattone, trattengo il respiro, cerco di non deglutire, mi chiudo a chiave nel bagno, sputo, con la testa rovesciata dentro il lavandino sotto lo scroscio violento dell'acqua.
Simona Vinci
martedì, 21 settembre 2004
La rotondità posteriore della donna è una delle più nobili conquiste dell'uomo.
Jacques Serguine
martedì, 21 settembre 2004
Il cazzo non ce lo danno con una garanzia perpetua.
Philip Roth
martedì, 21 settembre 2004
Il nostro materialismo non è carnale: è un'astrazione. La nostra pornografia è visuale e mentale, esacerba la solitudine e confina a un estremo con la masturbazione e all'altro con il sadomasochismo. Elucubrazioni nel contempo sanguinose e fantasmali.
Octavio Paz
martedì, 21 settembre 2004
Prudenza dopo la seconda.
Mino Maccari
lunedì, 20 settembre 2004
San Gennaro mi conosce e sa che non sono un devoto. E così per questa settimana mi ha fatto una mezza grazia. Perlomeno, guardando l'avvio di questa prima settimana della vera ripresa autunnale. A volte sembra di lavorare in un'agenzia di viaggi. Dove c'è sempre qualcuno (sempre lo stesso qualcuno) con la valigia pronta.
lunedì, 20 settembre 2004
Come il remigino di una volta, eccomi al mio desk a insaccare salsicce. Speriamo in san Gennaro che ci faccia passare una giornata tranquilla, una settimana tranquilla, un mese tranquillo, almeno fino a Natale, va.
lunedì, 20 settembre 2004
A mani giunte cadde in ginocchio davanti 'a cestunia, a quella grossa piaga tutta attorcigliata che Dio ha dato alle povere donne per provarle nella fede.
Domenico Rea
lunedì, 20 settembre 2004
L'erotismo è semplificazione.
Adam Phillips
lunedì, 20 settembre 2004
L'erotismo non è una semplice imitazione della sessualità : è la sua metafora.
Octavio Paz
lunedì, 20 settembre 2004
Perché ero "diverso"
il primo e l'ultimo della mia razza
soffocando sensazioni acute
nelle piscine e negli spogliatoi
drogato di labbra e genitali
ammattito per le chiappe
ammirate da Whitman e Lorca
da Catullo da Marlowe
e Michelangelo
e Socrate.
Harold Norse
lunedì, 20 settembre 2004
Fotti, e non parole.
Mino Maccari
domenica, 19 settembre 2004
Wow, diecimila visite e quasi non me ne accorgevo. Grazie a tutti.
domenica, 19 settembre 2004
Un uccello scappellato attira lo sguardo e il suo aspetto di monolite liscio scatena l'eccitazione, mentre un prepuzio che si muove su e giù, scoprendo il glande come una grossa bolla sulla superficie dell'acqua saponata, suscita una sensualità più delicata, propagando la sua morbidezza a ondate fino all'orifizio del corpo della compagna.
Catherine Millet
domenica, 19 settembre 2004
Conta fino a mille prima di cominciare; fino a centomila, prima di finire.
Mino Maccari
domenica, 19 settembre 2004
Nell'arte c'è stato un tempo in cui si castravano perfino i masturbatori, per timore che fecondassero l'atmosfera.
Stanislaw Jerzy Lec
domenica, 19 settembre 2004
Quando il ragazzo lo tirò fuori lei notò che era un po' zozzo ma bello, bello che ne valeva la pena. S'addentrò in un sentiero dalle parti dell'Ippodromo e senza indugi comincò a succhiarglielo. A metà gli abbassò i pantaloni oltre i ginocchi, mentre con una mano gli massaggiava le palle. Il ragazzo arrapato pazzo la scostò e abbassando i ribaltabili le stracciò letteralmente gli slip e glielo squartò nella sua ormai bagnatissima e rossa figa di periferia.
Peppe Lanzetta
domenica, 19 settembre 2004
Il sesso della donna è una funzione che viene impiegata solo in casi particolari; ma l'uomo diventa isterico se si accorge - lui che può mettere in azione il suo sesso in ogni momento - che la partner non prova piacere.
Karl Kraus
domenica, 19 settembre 2004
da www.ansa.it
NAPOLI - Si è ripetuto a Napoli il miracolo di san Gennaro. Il cardinale Michele Giordano ha annunciato alle 9,55 l'avvenuta liquefazione del sangue alle migliaia di fedeli che gremiscono da stamane la cattedrale, in occasione della solennità del patrono. Alla notizia del miracolo sono stati anche esplosi ventuno colpi di cannone da Castel dell'Ovo, una antica tradizione riproposta dal Comune. Ad assistere in duomo alla celebrazione, tra gli altri, il presidente della Regione Antonio Bassolino e il sindaco, Rosa Iervolino Russo. I fedeli hanno applaudito a lungo all'annuncio della liquefazione del sangue, fatto come di consueto con lo sventolio di un fazzoletto bianco dall'altare.
sabato, 18 settembre 2004
Nuova puntata dei viaggi.
Volevamo andare in Giamaica (in onore di Bob Marley), finimmo a Cuba (a onorare Che Guevara). E' la mia serendipity compagna di tutti i viaggi. Comunque era un viaggio organizzato, anche troppo. Di quelli che si fanno almeno una volta nella vita. Fu il mio primo viaggio intercontinentale. Nel mondo c'erano ancora i comunisti. Ce ne sarebbero stati almeno per altri due anni. E Cuba era piena di comunisti, ma allegri e tropicali. Non ci andai da solo nell'isola guevarista. E quando sbarcai, la prima cosa che mi dissero fu: ma come vieni a Cuba con una donna? E' come andare a una cena e portarsi da mangiare. Comunisti e puttane, alè. Che cosa si poteva volere di più. Comunque prima di portarci nell'isola di Fidel ci fecero fare uno sbarco tecnico in Canada, causa embargo Usa. Canada poi? Era until the end of the world. In culo al mondo e pieno di neve. Ci fecero pure scendere dall'aereo e dovemmo coprirci con le coperte di bordo, come profughi.
Lo sbarco notturno fu quello che fu. I tropici. Un caldo della madonna e grandi sorrisi bianchissimi sulle facce mulatte. Non ve la sto a menare con tutto quello che in quindici giorni furono cazzi di farci vedere e non vedere. Sintetizzo: ci fecero andare al Tropicana (che chiappe, madonna, peccato che morivo dal sonno per il jet lag), il giorno dopo l'Hemingway tour (magnifico, la sua villa a Cojimar, le tombe dei cani, il piccolo mausoleo sul porticciolo, il pescatore del "Vecchio e il mare" - era ancora vivo, allora -, la Floridita e la Bodeguita, tutto per farci passare la voglia di leggere i suoi romanzi), poi in giro per l'Avana. Tutto quello che ci sta nelle cartoline, dignitoso e cencioso, allegro e sensuale, rum e sigari, cucina criolla e aragoste fino alla nausea. Avevamo i dollari noi, e loro avevano (e hanno) Fidel. Foto nella plaza de la Revolution con il megaposter del Che (ne comprammo anche noi, per regalarli e appenderli nel salotto, ora è finito nel corridoio, nostalgia canaglia). Le puttane e i frocetti ti venivano a cercare fin dentro la hall dell'albergo: il leggendario Havana Libre, con le magnifiche stanze anni Cinquanta, come in uno degli ultimi film in bianco e nero di Hollywood. Solo tutto decrepito. Causa l'embargo, il caldo e il socialismo. Un pomeriggio che provammo a uscire da soli riuscimmo ad allontarnarci di poco dall'albergo. Troppo caldo, ci sentivamo le gambe spezzate dall'umidità . Raggiungemmo la mitica gelateria Coppelia, quella di "Fragola e cioccolata", vedetelo quel film, imparerete ad amare Lezama Lima. Le auto, pure quelle anni Cinquanta, sono finite in ogni reportage turistico. Ne volevo comprare una: mi chiese appena un milione il tizio. Era bellissima. Ma come la portavo a casa? Mi sarebbe costato venti volte tanto. Dopo un paio di giorni, si cominciò a fare gruppo: era l'unità d'Italia: triestini, veneti, torinesi, fiorentini, napoletani. Il tour ci portò a Cienfuegos: l'unica cosa mirabile era una villa in stile moresco, dove si cenò una sera, complice la nostra guida, Vladimir (come Lenin) Gutierrez o Rodriguez (gli interessavano solo le riviste italiane e le mance, ma non era esoso). Era un pezzetto di Disneyland buttato nei Caraibi. C'era una vecchia signora che suonava il piano e che si era innamorata in passato di un uomo di Salerno (forse ai tempi di Fulgenzio Batista). "Alfredo", lo invocava con un sospiro. Sembrava uscita da un melodramma dell'Ottocento. Quando io, giocando sull'equivoco, gridai al brindisi: "Viva la papagia", si scandalizzò e se la prese con l'incolpevole Vladimir. Papaja, papaja, mi ripeteva il poveretto. La papaja è il frutto, la papagia è scandalosa. Scandalosa? Ma perché non scopate a Cuba? Pudori comunisti.
Vedemmo i coccodrilli in una palude presso la Baia dei Porci, ci addentrammo nel finto villaggio primitivo di Guamà . I capanni era abitati da sovietici e bulgari, con le loro appetitose carni candide traforate e arrossate dalle zanzare, all'erta già alle dieci del mattino. Il pullman si scassò e per ingannare il tempo visitammo una piantagione di canna da zucchero. regalammo, come si usa, pennebic ai bambini che le maneggiavano come reliquie di sua santità il capitalismo. Poi Trinidad. Non ve la racconto. La conoscono tutti. Avete presente Macondo? Ecco, è quella. L'altra tappa fu Varadero, ma arrivammo di notte, partimmo all'alba. Ricordo solo una gara a chi mangiava più créme caramel. Avevo degli sfidanti tremendi. Ma vinsi. Vittoria di Pirro che pagai cara e amara durante il volo del mattino successivo, direzione Cayo Largo (che significa lungo). Un bimotore del cazzo che volando basso quasi sfiorava le cime delle palme. Nausea? Quello fu il minimo.
Cayo largo, due anni prima della fine del comunismo nel mondo (ma non a Cuba e nella Corea del Nord), aveva un solo albergo: il nostro. Meno di cento persone per quaranta chilometri di spiaggia bianca come la neve. Moscerini quanti ne volevi. Aragoste pure e una barriera corallina che teneva sempre l'acqua a temperatura bagnetto di neonato. Iguane e mangrovie. L'isola del tesoro, in pratica. E ce la godemmo per una settimana. Il mio grido era uno solo: "Maradona è meglio 'e Pelè". Quell'anno avevamo vinto il primo scudetto. E chi lo sapeva che sarei stato profetico: Diego a Cuba con il tatuaggio del Che. Un cortocircuito. Ma dovevano passare molti anni. Ora so solo che Cuba me espera. Un'altra volta almeno.
sabato, 18 settembre 2004
Con un gesto improvviso la donna gli piegò la testa e unì le labbra alle sue e Stephen lesse il significato di quei movimenti nei franchi occhi alzati. Era troppo per lui. Chiuse gli occhi, abbandonandosi a lei corpo ed anima, non conscio più d'altro al mondo che della cupa pressione di quelle labbra che si aprivano dolci. Sul cervello, come sulla bocca, gli premevano quelle labbra, come fossero il mezzo di un linguaggio vago; e tra di esse sentì una pressione sconosciuta e timida, più cupa del deliquio del peccato, più molle di qualunque suono o odore.
James Joyce
sabato, 18 settembre 2004
Collezionisti di bottiglie. Alcuni psichiatri affermano che si cede a questo genere di mania quando si esita sulla soglia dell'omosessualità . Così, il vaso più maestoso, sia esso affusolato, tozzo, panciuto, puntuto, provvisto o meno di un glande d'ametista o di corallo, è il membro virile, che distilla la vita lungo tutto il suo getto.
Marcel Jouhandeau
sabato, 18 settembre 2004
Il sadomosochismo organizzato, con le sue regole e i suoi rituali, può concernere soltanto persone colte, cerebrali, per le quali il sesso abbia perduto ogni attrattiva.
Michel Houellebecq
sabato, 18 settembre 2004
Mi piace masturbarmi annusandomi le ascelle. L'odore di sudore mi eccita. Sesso sicuro e odoroso.
Pedro Juan Gutierrez
sabato, 18 settembre 2004
Un impiegato di Voghera è stato sorpreso a compiere pratiche erotiche solitarie mentre guardava la scatola del Monopoli.
Gene Gnocchi
venerdì, 17 settembre 2004
Mi sono rotto di comprare libri che non leggo, musica che non ascolto, dvd che non vedo, quaderni sui quali non scrivo, t-shirt che non indosso. Mi sono scocciato. Il fatto che siano consumi culturali (le magliette pure, sì, perché hanno tutte disegni o scritte culturali) non mi esime dal marchio intollerabile di consumista. Mi ci vorrebbero altri 80-90 anni per leggere i libri che ho accumulato a casa. E poi, quando li avrò letti? Basta, e ora di finirla. Ora scendo e vado alla Feltrinelli per comprarne uno nuovo. L'ultimo. Come la sigaretta di Italo Svevo.
venerdì, 17 settembre 2004
Bisogna seguire il cazzo con lo sguardo, finché si riesce.
Nathalie Gassel
venerdì, 17 settembre 2004
Eccola inginocchiata davanti al Nero - ma la verga che emerge dallo slip è già dura - una lunga asta d'ebano, brillante come legno ludico sotto il chiarore delle lampade, la pelle tesa come una corteccia, una verga interminabile, di uno spessore fortunatamente moderato che non la costringe a distendere le mascelle - però quell'arnese scende fin sul fondo della gola, il che le fa salire le lacrime agli occhi - una nausea improvvisa che ricaccia indietro risalendo quasi in cima al glande - poi quasi subito trova il giusto ritmo, la profondità adeguata. "Trattieni" dice una voce. L'uomo ha un odore animalesco, tenace, intenso. Lei all'improvviso pensa che potrebbe star succhiando un cavallo o una belva.
Florence Dugas
venerdì, 17 settembre 2004
Onan, Sade, Masoch - che fortunati! I loro nomi, al pari delle loro imprese, non tramonteranno mai.
Emil Cioran
venerdì, 17 settembre 2004
La seconda è roba da facchini!
Franco Califano
venerdì, 17 settembre 2004
La pornografia rappresenta di solito il sesso, ne fa un oggetto immobile (un feticcio), incensato come un dio che non esce dalla sua nicchia... La foto erotica, al contrario (è la sua condizione stessa), non fa del sesso un oggetto centrale; essa può benissimo non farla vedere; essa trascina lo spettatore fuori della sua cornice... Il "punctum" è quindi una specie di sottile fuori-campo, come se l'immagine proiettasse il desiderio al di là di ciò che essa dà a vedere: non solo verso il "resto" della nudità , non solo verso il fantasma d'una pratica, ma anche verso l'eccellenza assoluta di un essere, anima e corpo confusi insieme.
Roland Barthes
giovedì, 16 settembre 2004
Certe giornate sfilano via, consegnate alla fatica invisibile di portarle a morire. Battiti del nostro cuore senza uno scopo. Eppure non è così. La fatica invisibile aiuta corpo e mente a far sedimentare emozioni, conoscenze e sensazioni. E' andata anche oggi. E' andata così. Un pomeriggio volato via come volano i decenni. Abbandonato all'oblio, necessario affinché i fatti si compiano.
giovedì, 16 settembre 2004
Secondo il maggiore esperto mondiale di autoerotismo, professor Manovar, non può essere considerato autoerotismo infilare il membro in un termosifone per la presenza, seppure passiva, dell'oggetto del desiderio.
Gene Gnocchi
giovedì, 16 settembre 2004
Visioni di un'antica Roma, di imperatori lascivi che si circondano di uomini che li sodomizzano. Vedo succedersi regni di giovani lussuriosi e indolenti, mollemente sdraiati su divani suntuosi, mentre offrono le loro giovani attrattive, i fondoschiena, le natiche rotonde e tenere, a una moltitudine di amanti vogliosi. Che li circondano e affondano a turno nei loro culi. Entrano nell'ano dilatato, divaricano le natiche, sprofondano e si ritraggono, con colpi rapidi e focosi, e poi si svuotano. E altri li sostituiscono, in quel corpo di giovane imperatore in perpetua offerta. Sotto gli occhi di quelli che si preparano, il sesso eretto in mano, assistendo a quella copulazione folle e infinita, immagine della vitalità in ciò che di brutale e di cieco possiede.
Nathalie Gassel
giovedì, 16 settembre 2004
L'attività erotica chiede uno o più complici che non sanno tacere e si ritengono il fine, non il mezzo.
Ennio Flaiano
giovedì, 16 settembre 2004
Il Fotografo si nasconde nuovamente sotto il drappo, e il ragazzo, in ginocchio davanti a lui, estrae con destrezza un membro molto particolare, curiosamente disarmonico, con un grosso glande grasso e gonfio in cima a un'asta secca e nervosa - il ragazzo coglie con metodo quel frutto turgido che così s'ispessisce ancor di più. "Ingoialo" dice la voce soffocata dal drappo nero. Docilmente ingoia, con le mascelle dilatate, quel frutto strano e mostruoso.
Florence Dugas
giovedì, 16 settembre 2004
Per tutta la messa, tranne quando il prete ci ha porto gli anelli, Lise ha sempre tenuto con la sinistra l'anatra e con la destra il mio cazzo, che diventatava molle e duro a seconda delle sue carezze. Questa stranezza è già un ricordo delizioso, e oltretutto dopo un po' che me lo menava a quel modo mi sono scopata mia moglie contro l'oculo.
Vincent de Swarte
giovedì, 16 settembre 2004
La fica è un resto archeologico, una grotta che occulta la vetta inesauribile del piacere, venata di fossili e di faglie, fragile e resistente come un trilobita, e bisogna esplorarla con mani guantate e cerini poco luminosi, facendo attenzione a non bruciacchiare il pube, o con candele rette da bugìe che mescolino le loro lacrime di cera alle lacrime dei tanti succhi e liquori che la fica contiene.
Juan Manuel de Prada
giovedì, 16 settembre 2004
Abbracciami, e soddisfa questo mio desiderio: guardami mentre con un'agile, sinuosa mossa del bacino faccio sì che tu vada a finire là dov'è il tuo posto, all'interno del mio calore dove, con tua sorpresa, tutto è sensazione. Sei d'accordo con me che in fin dei conti la classica posizione del missionario non delude mai? Conosco un'unica forma d'amplesso preferibile a essa, ma non in questo caso, amore mio. Muoviti, dammi dei colpi, prendimi così, come vedi non è difficile possedermi completamente, dimeno un po' i fianchi e gioco con la muscolatura interna mentre vai su e giù, ecco, prego, sei virilmente insella, la nostra cavalcata segue un ritmo uniforme, inebriante, che certo non porta all'eternità ma a un attimo fremente di vuoto.
Margriet de Moor
giovedì, 16 settembre 2004
Dinanzi all'uomo e alla donna di aprono due strade: la crudeltà o l'indifferenza. Tutto lascia supporre che prenderanno la seconda, che tra loro non vi sarà né spiegazione né rottura, ma che continueranno ad allontanarsi l'uno dall'altra; che la pederastia e l'onanismo, proposti dalle scuole e dai templi, conquisteranno le folle; che una massa di vizi aboliti saranno rimessi in auge, e che una prassi scientifica supplirà al rendimento dello spasimo e alla maledizione della coppia.
Emil Cioran
giovedì, 16 settembre 2004
Si deve iniziare bagnandoselo con la saliva, continuare magari penetrandolo col dito e accarezzandolo con la cappella, in modo che la bimba prenda confidenza con l'elemento. La tappa successiva non è la pecora, l'impatto sarebbe troppo violento. È meglio che la donna se ne stia a panza all'aria, in modo che possa decidere come mettere le gambe. In questo modo sarà lei a decidere quanto cazzo incamerare nel culo. In seguito, un poco alla volta, aiutati con delle creme, della vasellina o dell'olio d'oliva (possibilmente extravergine), si arriverà all'atto vero e proprio.
Franco Califano
giovedì, 16 settembre 2004
L'erotico è un pornografico alterato, intaccato.
Roland Barthes
giovedì, 16 settembre 2004
Cari sessuofili oggi il calendario è benigno e segna 16, quindi vi spetta una doppia razione del vostro fieno preferito. Preparatevi.
mercoledì, 15 settembre 2004
Cari amici. I bombardamenti su Kandahar stanno per terminare... Per ora la pelle è salva... Ogni sera ascolto il frastuono delle bombe e penso a ciò che ho lasciato a casa... affetti, amici, libri... sto iniziando a dare più valore alle cose... all'acqua corrnte, alla luce elettrica, al telefono... Ho voglia di tornare a questi agi. Ma mi rattrista dover pensare che qui dove mi trovo adesso, nessuno ha le fortune che ho io!!!
mercoledì, 15 settembre 2004
Il mio amore è un sapore
d'altrove, una superstizione
pudica nell’osceno.
Non forzarne l’immagine
dopo una notte di seme diligente.
Alberto Bevilacqua
mercoledì, 15 settembre 2004
Era sul peschereccio di mio zio. Lei stava in piedi sulla scala con il vestito, un vestito blu notte, tirato su: mio zio la penetrava di dietro. Aveva una mano su uno dei suoi seni superbi, l'altra su una spalla, come se si attaccasse a lei per non cadere. La faccia della donna era irriconoscibile. Ansimava, gemeva, rideva, faceva delle smorfie per poi liberare degli urli che le inondavano il viso di piacere. Non si vedeva che lei. Mio zio doveva agitarsi dietro aggrappandosi come poteva a quel corpo preso da una violenta e bella follia.
Tahar Ben Jelloun
mercoledì, 15 settembre 2004
Bere senza sete e far l'amore in ogni tempo, sono le uniche cose che ci distinguono dagli animali.
Pierre Augustin Caron de Beaumarchais
mercoledì, 15 settembre 2004
Il significato ultimo dell'erotismo è la fusione, la soppressione del limite.
Georges Bataille
mercoledì, 15 settembre 2004
In rue Samarine, andavo controcorrente nel fiume umano. Ed ebbi la sensazione (niente di erotico) che avevano tutti un cazzo e tutti quei cazzi, al ritmo della mia andatura, si sgranavano come un manufatto si stacca in cadenza dallo stampo. In quel flusso, ma vestita della stessa stoffa ruvida, degli stessi colori, degli stessi stracci, ogni tanto una carenza di cazzo.
Roland Barthes
martedì, 14 settembre 2004
E' morta Giuni Russo.
martedì, 14 settembre 2004
Egli l'abbraccia et a piacer la tocca,
et ella dorme e non può fare ischermo.
Or le bacia il bel petto, ora la bocca;
non è chi 'l veggia in quel loco aspro et ermo.
Ma ne l'incontro il suo destrier trabocca;
ch'al disio non risponde il corpo infermo:
era mal atto, perché avea troppi anni;
e potrà peggio, quanto più l'affanni.
Tutte le vie, tutti li modi tenta,
ma quel pigro rozzon non però salta.
Indarno il fren gli scuote, e lo tormenta ;
e non può far che tenga la testa alta.
Lodovico Ariosto
martedì, 14 settembre 2004
Madonna, per ver dire,
s'io ve'l facessi, che io possa morire;
perché so, che sapete
che nella vulva vostra
sovente amor con le piattole giostra,
Poi sì grande ano avete
che v'entrerebbe tutta l'età nostra.
Pietro Aretino
martedì, 14 settembre 2004
"Ma se non ho neanche il tempo per scopare".
"Non sia volgare".
"E infatti non scopo: è una cosa in, non scopare".
Alberto Arbasino
martedì, 14 settembre 2004
Si intravvedeva allora il buco del culo e subito sotto la fica, sbadigliante e umida.
Guillaume Apollinaire
martedì, 14 settembre 2004
Il tuo affare è tanto floscio che sembra di cera, e quando lo strofino con la mano resta floscio.
Le mille e una notte
martedì, 14 settembre 2004
Da www.ilbarbieredellasera.com
Frattini e i modi migliori per far arrabbiare i sequestratori delle Simone
di Paul Olden
Qualcuno forse dubitava delle doti diplomatiche del nostro valente ministro degli esteri Onorevole Franco Frattini? Qualche malalingua aveva insinuato che il nostro eroe non fosse all'altezza del suo omologo francese nel prodigarsi per il rilascio degli ostaggi?
Niente paura. Oggi Frattini ha dimostrato a tutti quanto gli stia a cuore la sorte delle nostre connazionali attualmente nelle mani dei terroristi irakeni: sprezzante del pericolo, è giunto in Kuwait ( dico, in Kuwait eh! ) , prima tappa del suo tour nel Golfo Persico che lo vedrà anche negli Emirati Arabi e in Qatar.
La tabella di marcia di Frattini è ammirevole per finezza politica e arguzia diplomatica.
Per prima cosa si è voluto premurare di farsi ritrarre a braccetto con i notabili Kuwaitiani, in un clima di amicizia e di cordialità .
Ben fatto! Se le due Simone sono in mano a un gruppo di irakeni ex fedelissimi di Saddam la mossa politica è scaltrissima: Frattini si fa vedere con i loro odiatissimi vicini del Kuwaiti, cioe' coloro che si ingrassano di quel petrolio che Saddam Hussein considerava irakeno e contro i quali tento' l'invasione.
E non dimentichiamo che il Kuwait fu praticamente l'unico stato arabo dove vi furono manifestazioni a favore dell'attacco USA all'Iraq, mica balle.
Quindi, se Simona Pari e Simona Torretta fossero nelle mani dei fedelissimi di Saddam, nessuna paura: ci ha pensato Frattini a fare incazzare a morte i rapitori, mostrandosi al fianco dei loro piu' odiati nemici.
Valeva la pena di correre dei rischi per risultati del genere, e il nostro Frattini non ha avuto esitazioni nel mettere a repentaglio la sua incolumità recandosi in zona (il Kuwait è notoriamente zona pericolosa: puo' capitare addirittura di strozzarsi con le ostriche e lo champagne negli hotel).
Ma non è finita qui. Dopo aver dichiarato di aver ricevuto notizie importanti dai Kuwaitiani (forse notizie tipo "ci hanno detto che se proviamo a mettere naso in Iraq ci fanno saltare gli oleodotti" ), Frattini è pronto per le tappe negli Emirati Arabi e in Qatar.
La decisione è senz'altro molto saggia: se si ipotizza il caso che le due volontarie di "un Ponte per..." siano ostaggio di gruppi radicali islamici collegati ad Al-Qaeda, è di certo una gran furbata che il nostro ministro degli esteri si faccia vedere in amichevole compagnia con le monarchie arabe "vendute agli infedeli", tanto care al buon Osama Bin Laden.
Non sia mai che avessero in mente di liberarle a giorni: è bene farli incazzare a dovere per evitare rilasci a sorpresa.
Rimane pero' un'ipotesi ( non cosi' remota), cioè che le due italiane siano ostaggio di uomini dei servizi segreti del nuovo governo provvisorio irakeno, indispettito per certe frequentazioni poco raccomandabili da parte delle nostre connazionali e per il fatto che pare stessero organizzando un viaggio a Falluja, proprio mentre la città è sotto assedio medievale da parte degli americani.
Ma il viaggio di Frattini appare risolutivo anche questa eventualità : il ministro ha infatti accuratamente evitato di recarsi a Baghdad per stringere la mano al premier Iyad Allawi, che è notoriamente persona permalosa e a queste cose ci tiene.
Beh, come si suol dire, la classe non è acqua fresca.
lunedì, 13 settembre 2004
Raro pomeriggio in giro per Toledo, Chiaia e dintorni. Di solito, causa lavoro, è una strada che vedo di mattina. A furia di camminare avevo i piedi a pezzi. Ho ascoltato: Henri Salvador, Davide Riondino, Cristina Bianco, Manolito y Su Trabuco, Ry Cooder, Cesaria Evora, Manà , New Trolls, David Sylvian, Isaac Hayes, Franco Battiato, Cuarteto Carenas e Goran Bregovic. M'è venuta una voglia di Caraibi o di isole atlantiche che mi sarei distesto a terra, con gli occhi chiusi.
lunedì, 13 settembre 2004
La masturbazione è molto lodevole perché permette agli uomini e alle donne di abituarsi alla loro separazione prossima e definitiva.
Guillaume Apollinaire
lunedì, 13 settembre 2004
Quando le scoprii il pudendo, vi trovai una strettezza
simile a quella del mio carattere e delle mie risorse.
Gliene introdussi una metà ed ella sospirò,
allora le chiesi: - Perché questo? - Per il rimanente - rispose lei
Le mille e una notte
lunedì, 13 settembre 2004
Mi domando a cosa ti serve possedere il famoso pene. "Non lo so, Luisa. Ce lo tramandiamo di padre in figlio".
Altan
lunedì, 13 settembre 2004
Mentre il seduttore volgare promette il matrimonio e non mantiene la promessa, il seduttore supremo promette il matrimonio e mantiene la promessa, perché il contratto non ha valore per lui (...), ma ciò facendo manda il cancrena il sistema rituale dello sposalizio e il sistema legale del matrimonio.
Guido Almansi
lunedì, 13 settembre 2004
L'ultima volta che sono entrato in una donna è quando ho visitato la Statua della Libertà!
Woody Allen
domenica, 12 settembre 2004
Nuova puntata dei viaggi.
Ora tocca alla Spagna, visto che dalla Francia proprio là sono andato. Ma la mia Spagna è anomala, quasi una faccenda da sbrigare con poche chiacchiere. Della Spagna ho visto solo la regione basca, e della regione basca solo la provincia di San Sebastian, anzi pure di meno. Poi un pezzetto dei Pirenei e quindi una lunga corsa in autostrada fino a Barcellona. E' come se volessi parlare dell'Italia dopo aver visto solo Bolzano ed essere stato un giorno a Milano.
Insomma ci arrivai dalla Francia, in auto. Dopo la seconda abbuffata a Disneyland Paris. San Sebastian mi parve subito bellissima, con la sua enorme spiaggia in preda alle basse e alte maree dell'Atlantico, con la sua aria old fashion e giovanile insieme, con il magnifico porticciolo turistico e i suoi canottieri, con piazze piene di tavolini, il festival cinematografico, la musica, la pioggia che si annunciava a tratti, l'irredentismo basco che riempiva di scritte incomprensibili le mura dei palazzi e molte insegne pubbliche, una chiesa maestosa di un inquietante e strano barocco, estenuato più di quello leccese. Era un gioiello, questa San Sebastian, chiusa in un gomito d'Europa. Ma noi volevamo un paesino tranquillo, dove fare il bagno. Un posto anche un po' blasé e cafoncello, ma che lasciasse la mente e il tempo liberi per non pensare a nulla. Così approdammo a Getaria, poche case, una spiaggia, un porto, una fabbrica di tonno, tanti container ad aspettare navi, come in un romanzo di Alvaro Mutis, un promontorio chiamato el Raton (il topo), dove ragazzi e ragazze andavano a infrattarsi a bordo di motorini, per pomiciare guardando il tramonto sull'Atlantico immenso. C'era pure un faro e un guardiano del faro. La spiaggia di Getaria era loffia, ma era quello che faceva per noi. Poca gente del posto, più lontano c'era un bar con il pavimento pieno di cartacce, dove la mattina facevamo colazione (sempre abbondante). La nostra camera affacciava su una delle strade principali (strade poi, vicoletti) e quando di mattina suonava la campana della chiesa del Salvador i rintocchi ci sembravano cannonate sparate sulla nostra testa. Quasi fossimo stati nel campanile. Si mangiava pesce e un misterioso mollusco, il percebe, un peduncolo carnoso con sopra una conchiglia minuscola: sembrava la zampa di una lucertola preistorica. Era buono e costava tanto. Si beveva sidro, fino a che l'ho sopportato, in memoria del Siever dell'Antologia di Spoon River che con i paesi baschi non c'entrava un cazzo, ma nella testa mi s'era ficcato un verso che faceva da tormentone: "Vanno ancora i ragazzi e le ragazze da Siever a bere sidro dopo scuola gli ultimi giorni di settembre?". Cone me avevo portato anche un libro di Atxaga, basco, parlava di lucertole e ramarri, tra le altre cose.
A Getaria c'è pure nato lo stilista Balenciaga, ma non visitammo il minuscolo museo che gli hanno dedicato. C'è nato pure un navigatore dell'epoca di Magellano, forse proprio con Magellano navigava. Un valoroso e sconosciuto (per me) Juan Sebastian Elcano. Ricordo che c'erano un paio di statue per lui e anche una lapide che ricordava gli uomini del suo equipaggio. Non mi stupii di trovarvi anche il nome di un napoletano, tal Nicolas. La sera andavamo a San Sebastian, però. Così sfilarono via una decina di giorni. Con la pioggia torrenziale che veniva giù quasi tutte le sere. Eravamo proprio in quell'angolo della cartina meteologica dove c'è perennemente una nuvola attorcigliata. Faceva molto Irlanda, con le grandi scogliere bianche che andai a vedere a Zarautz (o qualcosa del genere): si faceva una salita, si arrivava tra un gruppo di villette condominiali che sembrava Scalea e poi ci si affacciava sul quel mare blu, profondo e agitato, con l'odore della schiuma che ti gelava la faccia anche se era lontana.
Comunque pioveva. E ricordo ancora la faccia di un tizio, trent'anni, in mano una bottiglia di birra mezza bevuta, che mi si affiancò sotto il cornicione di un negozio di costumi da bagno, mentre veniva giù tutta la spirale bianca di Bernacca e dei suoi colonnelli. Adosso aveva un rudimentale impermeabile di plastica trasparente usa-e-getta. Io neanche quello. Aspettò un po' a parlare e quando sentì l'ennesimo mio sbuffo per quel diluvio universale del cazzo, mi chiese da dove venivo. Gli disse che ero di Napoli e lui non sapeva se ridere o commiserarmi: "E da Napoli vieni qui?", chiese a sfottò. Chissà chi aveva ragione. "Qui piove sempre", aggiunse e mandò un altro sorso della sua birra. La pioggia finì poco dopo, quando ormai ero già andato a prendere la macchina (el coche) nel parcheggio sotterraneo, dopo una corsa sotto l'acqua, protetto da un inzuppato cartone, raccattato per terra.
San Sebastian. C'era anche la musica, però. Un festival. Non ci andavo perché i bambini (allora erano ancora più bambini) si sarebbero scocciati. Ma comprai dei dischi. Un doppio di Kepa Junkera, che non conoscevo ancora. Ma c'era una canzone cantata da Cesaria Evora. Lo presi, alla faccia di Hevia e delle sue cornamuse elettroniche. Me lo sciroppai tutto intero in macchina, quando provavo a trovare dove s'imboccava l'autostrada per Barcellona e i camionisti premevano sul clacson a ogni mia indecisione. Maledetti i baschi e la loro lingua, bestemmiavo. Ma non possono mettere un cartello in spagnolo, almeno? Quando vidi la deviazione per Pamplona, dopo ore e ore di curve, alberi e case sparse, mi venne voglia di scendere dalla macchina e mettermi a correre, immaginando di essere inseguito dai tori-camion, come in un romanzo di Hemingway riletto dai fratelli Wachowsky.
Barcellona fu una sera e una mattina. In breve: la Ramblas, una paella in un ristorante con un nome egiziano. Edicole, chiostri con gabbie di uccelli, sedie per i passanti stanchi, spettatori della vita, posti a sedere per l'estate. Poi ore e ore passate da Fnac che stava porta-e-porta con il mio albergo, dove avevamo preso una magnifica camera, dall'aspetto molto franchista, anni Cinquanta, grande, austera. E i monumenti, e la movida? Saranno per la prossima Barcellona, se ci sarà.
domenica, 12 settembre 2004
Gli uomini si sono immaginati di noi una certa cosa, e con tutta l'anima insistono nell'accusa. Suvvia! Facciamo realtà del loro sospetto, per liberarli della colpa della calunnia: pecchiamo una volta e poi pentiamoci!
Le mille e una notte
domenica, 12 settembre 2004
Da una parte sotto di me, il cemento della strada.
Dall'altra, il riparo boscoso dei giovenchi,
l'ansito e la poltiglia di un abbeveratoio
dove lo scolaro scoprì la pace
di toccarsi fra il fetore del fango rimestato.
Seamus Heaney
domenica, 12 settembre 2004
Ho paura della simpatia dei masochisti, li fa godere quando mi torturano.
Jerzy Stanislaw Lec
domenica, 12 settembre 2004
La fica delle sconosciute ci viene incontro per strada, ci ipnotizza con la sua presenza appena sussurrata, ci chiama, ci invita a seguirla, cambiando la direzione della nostra passeggiata e facendoci arrivare in ritardo dove eravamo diretti. La fica delle sconosciute si lascia dietro una scia di carne incognita, continente che si vorrebbe colonizzare, a saper come.
Juan Manuel de Prada
domenica, 12 settembre 2004
Nelle fole dell’Eros, il puerile si fa a modo suo trasgressione, piccola perversione. Così si esorcizzano le nostre parti oscure, persino certe tentazioni al tradimento.
Alberto Bevilacqua
sabato, 11 settembre 2004
A casa. Ah. E spero proprio che non mi rompano le palle, per un po'. E sorseggio un magnifico passito campano, dopo aver fatto fuori due percoche gialle.
sabato, 11 settembre 2004
Deve durare fino alle 22,30. Poi, via. Otto giorni senza questo Cottolengo. Poco più di quattro ore. Peccato che siano così pochi i giorni. Mi serviranno comunque per meditare e scrivere un po'.
sabato, 11 settembre 2004
Oggi sono tre anni dall'11 settembre. Il primo che ne parla, oggi, si merita una carocchia in testa.
sabato, 11 settembre 2004
La natica è una forma di bellezza che suscita il riso, mentre dovrebbe suscitare ammirazione.
Carlos Drummond de Andrade
sabato, 11 settembre 2004
La castità di una donna è fatta come una cipolla, di involucri sovrapposti.
Nathalien Hawthorne
sabato, 11 settembre 2004
In un sonno dolce come la morte, spargerò
baci senza rimorsi sul tuo corpo leggiadro
levigato e splendente come il rame.
Charles Baudelaire
sabato, 11 settembre 2004
Un deserto arido in attesa dell'acqua, della gioia, dello sperma della sua verga. Il godimento per questo liquore (più antico del vino) che vivifica le labbra assetate, e le bocche nella loro originaria funzione di suggere.
Nathalie Gassel
sabato, 11 settembre 2004
Lo vuole dentro Rosaria, sbava come una cagna, sedicenne tettapiccola, figa profonda. L'uomo ferma il camion, monta dietro e la trafigge. Merda che serpente. Urla Rosaria. Era tempo che non chiavava così. In culo. In culo, urla l'uomo. Non reagisce, Rosaria. Gli si volta e amen. Stesa sul camion guarda fisso una donna nuda, una foto, attaccata al camion. Storie di calendari, come gode l'uomo. Come gode, Rosaria. Affanculo il bar, quasi quasi stanotte me ne sto con il tipo, pensa Rosaria. Ancora. Ancora. Scopano per tre, quattro ore senza fermarsi. Ha un martello pneumatico il tipo. Lo bacia in bocca, Rosaria, non lo fa quasi mai, gli lecca le palle, le ascelle, il petto, le palle, le palle. È un cavallo, il tipo. La inonda col suo sperma a raffica, ride Rosaria, lecca e ride.
Peppe Lanzetta
venerdì, 10 settembre 2004
Sono un po' stanco di giocare a Roquentin. Sono tentato di scrollarmi di dosso questo ingombrante nickname. Del resto, una buona metà dei miei linkati sa già troppo di me (qualcuno anche più di troppo).
Che ne dite?
venerdì, 10 settembre 2004
Uso come mio post un commento che ho fatto a un post di Sorrysorry. Lo faccio per vanità. E non mi sembra un cattivo motivo. Argomento: il concerto dedicato a Battisti.
1. Edoardo Bennato ha esordito con una balla. Ha detto, facendo il vago, che Battisti, conosciuto nella comune casa discografica, gli aveva fatto ascoltare in anteprima "La canzone del sole", per capire cosa ne pensasse. Un po' di date. "La canzone del sole è del 1970". Il primo album del bravo Bennato è del 1973 e fino a "Burattino senza fili" del 1977 (o giù di lì) era un cantautore della sinistra, sconosciuto alle masse che ascoltavano Battisti e sicuramente allo stesso Battisti che se la faceva con pochissime e sceltissime persone. Una palla per ingraziarsi il pubblico.
2. Patty Pravo ha letto le parole di "Emozioni "(il pubblico in piazza la conosceva a memoria, invece) e ha pure sbagliato a leggere, meno male che Giancarlo Giannini le è venuto in soccorso. Bravo Giannini, sornione come sempre.
3. Pure la bravissima Ruggiero ha sbagliato le parole di uno dei refrain più celebri della canzone italiana, quello di "Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi". "E poi ancora in alto con un grande salto" e non "E poi un grande salto e uhuuhu". La seconda volta ha ricordato bene le parole. Ma almeno non leggeva e ha una voce magnifica ("Ah dolce vita che te ne vai, sulle terrazze del Corso...").
4. Francesco delle Vibrazioni per tutto il concerto ha fatto smorfie e mossettine da scimpanzè. Evidentemente imitava Teocoli quando imita Celentano. Ma se Battisti non era nelle sue corde chi gliel'ha fatto fare di venire?
5. I veri mogoloni sono stati Maurizio Vandelli e i reduci della Formula 3, strepitosi anche in un fuori onda a fine concerto con un abborracciato, ma gustoso medley del primo Battisti.
6. Bravo Raf che ha scelto una canzone perfetta per le sue corde (non solo vocali).
7. Bravo Neffa, vedi Raf.
8. A Lauzi un sei politico. Poteva cantare "Amore caro amore bello", di Battisti, ma mai cantata da Battisti. Con "E penso a te" se l'è cavata.
9. Miserello l'omaggio al sublime Panella. Ron ha cantato "Le cose che pensano", prima canzone del primo disco dei cinque capolavori. Ma l'ha omogeneizzata e cellofanata. Modesto.
10. Sono panelliano, ho amato Battisti-Mogol da ragazzo. Li ho ascoltati convinto e gaudente, assieme a De Gregori, a Lolli, a Guccini e a tanti altri idola della mia sinistra rivoluzionaria giovanile. Conosco a memoria quasi tutto (perlomeno fino ad "Ancora tu"). "Anima latina" è un disco superbo. Adesso non ho nulla di cui pentirmi, allora rivendicavo ad alta voce l'ascolto di Battisti (che altri, ignoranti, bollavano come destrorso) e non ho mai trovato uno che osasse contraddirmi. Posso riassumere tutto con questa formuletta: Mogol-Battisti è il ginnasio della canzone. Fabrizio De André è il liceo. Panella-Battisti è l'università della canzone italiana.
venerdì, 10 settembre 2004
Don Juan, quando ne ebbe abbastanza di stuccheggiare le naticute sibille, prese il velo della tauromachia, così come si entra negli ordini, - un velo purpureo, come la cortina d'un teatro quando si scopre la statua del commendatore.
Michel Leiris
venerdì, 10 settembre 2004
L'uomo si immagina di colmare la donna. Ma è soltanto un riempitivo.
Karl Kraus
venerdì, 10 settembre 2004
Chi non ha visto un bordello alle cinque del mattino non può immaginare verso quali prostrazioni si incammina il nostro pianeta.
Emil Cioran
venerdì, 10 settembre 2004
La pornografia è noiosa perché fa del pettegolezzo su un mistero.
Ennio Flaiano
venerdì, 10 settembre 2004
Qualunque ne fosse a lungo termine la vanità, una fellatio ben fatta era un piacere reale.
Michel Houellebecq
giovedì, 09 settembre 2004
Stasera a piazza Plebiscito c'è un concerto dedicato a Lucio Battisti, morto sei anni fa, giusti giusti. Andrò a dare un'occhiata. Ma per quanto ne so sarà una mogolata. Immagino che non canteranno nemmeno una canzone di Panella. E come potrebbero? Se mi scoccio vado via subito. Meglio una pizza che quella solfa. Domani e dopo lavoro. Poi otto giorni free. Sto facendo un pensierino per Londra. Magari da solo. Ma già immagino certe facce. Io in Inghilterra a spassermela e loro a lavorare e studiare.
Per onorare Battisti vi appioppo una delle canzoni che amo di più.
Don Giovanni
Non penso quindi tu sei,
questo mi conquista,
l'artista non sono io,
sono il suo fumista,
son santo,
mi illumino,
ho tanto
di stimmate.
Segna e depenna Ben Hur,
sono Don Giovanni,
rivesto quello che vuoi,
son l'attaccapanni,
poi penso
che t'amo,
no, anzi,
che strazio.
Che ozio nella tournee,
di mai più tornare
nell'intronata routine
del cantar leggero
l'amore sul serio,
e scrivi
che non esisto quaggiù,
che sono
l'inganno.
Sinceramente non tuo.
sinceramente non tuo.
Qui Don Giovanni,
ma tu,
dimmi chi ti paga...
giovedì, 09 settembre 2004
Terza puntata dei viaggi a ritroso. Tocca alla Francia.
Il sogno era sempre l'America. Ma potevamo accontentarci anche di Londra o di Parigi. Bastava saperci arrivare senza soldi. In autostop. Come si usava in quel crepuscolo degli anni Settanta, quando l'onda anomala del riflusso politico non aveva ancora spazzato via, con i nostri sogni, pure la possibilità di girare in libertà. Con Miki si era puntato sulla Scozia. Lui aveva visto troppi telefilm, secondo me. E in testa gli era rimasto un chiodo fisso: fare lo stalliere in un castello. L'avrei capito se avesse voluto fare il guardaboschi per lady Chatterley, ma praticare cavalli proprio no. Comunque si decise di andare e si andò. Senza soldi neanche per pagarci l'ingresso alle serate del Pistoia blues, che era la prima tappa, dopo avremmo spiccato il volo per la slurpevole Albione. A Pistoia andò come andò. M'è rimasto solo una copia tutta sporca de "I sotterranei" di Kerouac che trovai per terra, poco lontano dalle latrine biologiche. Ce l'avrò ancora da qualche parte, Ue Feltrinelli. Ma il nostro sogno scottish doveva arenarsi molto presto. Grazie a un camionista riuscimmo ad arrivare a Nizza. Mi parve bellissima. La spiaggia, gli alberghi, il Negresco, che poi ho visitato solo qualche anno fa, durante un pomeriggio libero, prima di un volo per Napoli. Facemmo il bagno, lo zaino sulla spiaggia, senza un posto per dormire. Un giovane ubriacone, homeless (ma allora non si chiamavano così), si mise a parlare con noi. Non faceva che chiederci del sequestro Moro, un paio d'anni dopo i fatti. Ci offrì di andare a dormire con lui in un albergo in costruzione: "Gli operai sono miei amici, sono dei compagni". Effettivamente, il mattino dopo non fecero neanche rumore quando misero mano e ci offrirono del caffé. Ma il barbone lo mollammo qualche ora dopo. Volevamo partire. Lui ci sconsigliò: "Nessuno vi carica, resterete al casello autostradale per giorni". Aveva ragione quella seccia piena di vino. Restammo fino alle sei con il pollice teso a invocare un passaggio. Poi cambiammo direzione. Il nostro pollice indicò l'Est. Torniamo in Italia, va. La Scozia sarà per un'altra volta. Passammo la vacanza all'isola d'Elba, dormendo fuori un ristorante e facendo il bagno tutti i giorni su una magnifica spiaggia con le rocce rosa. Sempre fumati.
La mia seconda Francia fu decisamente de-luxe. Anche se brevissima. Sette anni dopo ero un'altra persona. Lavoravo da tempo, viaggiavo in aereo, dormivo in alberghi a quattro stelle. Spesato. E così andai a Parigi per lavoro. Una toccata e fuga. Arrivo di sera, lavoro, cena con un principe ciccione, albergo per dormire. Ma il giorno dopo l'aereo l'avevo fissato di sera. Avevo scelto apposta quel volo per godermi una bricioletta di Parigi. E che cazzo. Lunga passeggiata a Saint Germain de Pres. Librerie e caffè. Poi un pranzo al Lutetia. Ricordo solo che avevo sporcato con una incancellabile macchia di senape il candido tovagliolo e il cameriere non faceva che fissarla. Con il mio scarso francese l'avevo già fatto sorridere al momento dell'ordinazione. Volevo della carne e insistevo a chiedere della "verre" (bicchiere) a posto della "viande" (carne).
Le altre France furono più turistiche. Ci fu una Pasqua lunghissima. Ogni giorno un museo: prima il Beaubourg, poi il Museo d'Orsay, poi il Louvre. Colazione tutti giorni al Café de Flore (Sartre, Sartre, Sartre, non ci si chiama Roquentin per caso). La domenica di Pasqua scegliemmo il cimitero del Pére Lachaise. Ci perdemmo a trovare la tomba di Edith Piaf, e ci imbattemmo in quella di Modigliani. Omaggiammo quella di Jim Morrison in modo rispettoso e silenzioso, mentre una tedesca corta, bionda e cellulitica, con un giubbotto smanicato di pelle nera e una bandana, tracannava Heineken e ruttava. La tempesta ci sorprese poco metri lontano dal mausoleo di Oscar Wilde. Ci rifugiammo in un cappella in disuso. Speravamo di rimanerci qualche minuto. Alle due eravamo ancora lì a invidiare chi a casa si gustava lasagne e capretto. Noi, a digiuno, non avevamo neanche una lapide bretone o alsaziana da leggere. Ma il lunedì in albis ci godemmo una cena marocchina a casa del mio amico Tahar, che allora viveva ancora nell'XI arrondissement, la casa che aveva comprato con i soldi del Goncourt. Il martedì e il mercoledì fu solo shopping. Quell'anno ci godemmo anche Marsiglia. Magnifica, e dopo aver letto Izzo l'avremmo amata ancora di più. Per rivedere Parigi aspettai, però, qualche anno. Ed ebbe il volto di Disneyland. Con il ricordo del buddistico Carlo Coccioli ne avrei fatto una forma di manifestazione del divino e senza aver ancora letto Marc Augé l'avrei eletta a mio non-luogo nirvanico, per eccellenza. A fine sarabanda morì pure lady Diana. Ma questa è cronaca universale e cronaca personale. Mi inventai un flash che fece il giro del mondo. Fotografai mio figlio sul ponte dell'Almà. E la sera per premio mi concessi una cena da Lipp, spesato, al tavolo a fianco c'era Lech Walesa. C'è stata un'altra Disneyland, qualche anno dopo, ma ci arrivammo dopo una stupenda tappa a Cluny, dove ho bevuto il vino della mia vita, un Borgogna della casa, indimenticabile. Niente Parigi, solo giostre e poi giù verso i paesi baschi, Spagna, lungo un'autostrada che ci portò a Bordeaux, per dormire in un motel che sembrava uscito da un film di Wenders. E quanto sono belle le autostrade francesi, quanto sono belli i suoi autogrill. Non volevo perdermene uno. Giardini, panchine, docce all'aperto. Panini nel frigo e poca gente distratta. Il più bello lo trovammo presso Perpignac, stile catalano. Poi ci sono state altre Nizze, attese all'aeroporto, passeggiate sul lungomare, ore e ore da Virgin, qualche collanina da portare a casa, gelati, panini.
giovedì, 09 settembre 2004
Andando per uffici, stamattina, dopo una frettolosa seduta in palestra, l'inseparabile iPod mi ha radmanticamente proposto: Antonello Venditti, Francesco De Gregori, Fred Buscaglione, David Sylvian, Tom Waits, Carl Orff, David Byrne, Tricky (c'è sempre), Hevia, Lou Reed e John Hammond jr. A proposito di Lou: domani suona con Patti Smith a Fiuggi. Peccato che lavoro. Ma gliel'hanno detto a quei due canuti signori che a Fiuggi si va a passare le acque? Com'era quello slogan? Fiuggi vent'anni di meno. Tornare al 1984 non sarebbe male.
giovedì, 09 settembre 2004
Con l'unghia, graffia dolcemente la pelle rugosa della verga, che si distende subito - corta e davvero molto grossa, poco più di una quindicina di centimetri di lunghezza, ma larga al punto che le necessitano entrambe le mani per circondarla. La giovane distesa osserva tutto in una beata nebbia - solo la scena dipinta sul muro le è chiara nella coscienza - e chiaro le è anche il fatto che sta per essere forzata da un arnese quasi irreale - il glande viola scuro, le vene diltate, blu-nere, la pelle mora del membro teso verso di lei, stagliandosi con forza sulle mutande di un rosa chiaro un po' retrò, quell'arnese le sembra più bestiale che umano.
Florence Dugas
giovedì, 09 settembre 2004
Pecca fortemente, ma ancor più fortemente confida e godi in Cristo.
Martin Lutero
giovedì, 09 settembre 2004
Chi si consumerebbe nella sessualità se non sperasse di perdervi la ragione per un po' più che un secondo - per il resto dei suoi giorni?
Emil Cioran
giovedì, 09 settembre 2004
I sessi sono due: maschile e femminile. Non avere pregiudizi sulla scelta e l'uso del sesso è una delle condizioni per una durevole tranquillità. Scegliere un sesso non deve significare la rinuncia ai piaceri che può procurare l'altro sesso.
Ennio Flaiano
giovedì, 09 settembre 2004
Vuoi nascondere il viso? Esci nudo.
Jerzy Stanislaw Lec
mercoledì, 08 settembre 2004
Per piacere, lasciate i commenti sui post più recenti, anche se riguardano post vecchi. Altrimenti, potrebbero essere non visti.
mercoledì, 08 settembre 2004
Se di notte guardo e vedo, sul cuscino accanto, la barbetta caprina di Boris, divento isterico. Oh Tania, dove sono ora la tua fica calda, le tue giarrettiere unte, pesanti, le tue cosce morbide, piene? C'è l'osso, nei miei venti centimetri di cazzo. Ti stiro tutte le grinze della fica, Tania, gonfia di seme. Ti rimando a casa, dal tuo Sylvester, col mal di pancia e l'utero rovesciato. Il tuo Sylvester! Sì, lui sa accendere il fuoco, ma io so infiammare una fica. Ti sparo in corpo frecce roventi, Tania, ti faccio le ovaie incadescenti. Un po' s'ingelosisce, ora, il tuo Sylvester? Sente qualcosa, vero? Sente la traccia del mio gran cazzo. Ho slargato un poco le due rive, ho stirato le grinze. Dopo di me, potrai ricevere stalloni, tori, arieti, anatre, sanbernardi. Ti potrai ficcare nel retto rospi, pipistrelli, lucertole. Potrai cacare arpeggi, se vuoi, accordarti una cetra sull'ombelico. Io ti chiavo, Tania, in modo che tu resti chiavata. E se temi di farti chiavare in pubblico, io ti chiaverò in privato. Ti strapperò un pelo dalla fica e lo appiccicherò al mento di Boris. Ti morderò la clitoride e sputerò ficoni da due franchi...
Heny Miller, Tropico del Cancro
mercoledì, 08 settembre 2004
In giro per il centro, per casini vari. Mi ha consolato l'iPod che mi ha offerto, nell'ordine: Tricky, Nitin Sawhney, Rolling Stones, Bob Dylan, Compay Segundo, Francesco De Gregori, Neil Young, Bomb the Bass, Orchestra Baobab e Irene Grandi. Siamo onnivori, io e l'iPod. E domani, dopo la palestra, mi tocca di nuovo andare in giro. Meno male che è il mio giorno libero.
mercoledì, 08 settembre 2004
Nelle persone che hanno il morbo di Parkinson l'autoerotismo è spessissimo praticato di contraggenio.
Gene Gnocchi
mercoledì, 08 settembre 2004
La fica delle violoncelliste, celata da mutande a cremagliera, deve possedere note di recondita musicalità, come e semicrome, biscrome e semibiscrome al posto del vello pubico; o forse (come suggerirebbe) è in realtà un metronomo che batte il tempo con la clitoride, destra sinistra, sinistra destra, allegra non troppo.
Juan Manuel de Prada
mercoledì, 08 settembre 2004
L'erotismo è un corpo senza nome, un territorio non colonizzato dai libri di anatomia, fatto di luoghi muti e indicibili che esistono unicamente quando vengono toccati, accarezzati, coperti di saliva, premuti, morsicati.
Milena Rodriguez
mercoledì, 08 settembre 2004
Fu un'esposizione ammirevole di culi di tutte le nazionalità, poiché quel bordello modello aveva puttane di tutte le razze. Il culo a pera delle frisone contrastava coi culi pienotti delle parigine, con le chiappe meravigliose delle inglesi, coi posteriori squadrati delle scandinave e coi culi cascanti delle catalane. Una negra mostrò una massa tormentata che assomigliava più a un cratere vulcanico che a un didietro femminile.
Giullaume Apollinaire
mercoledì, 08 settembre 2004
La solitudine mette a dura prova la castità.
Luc de Clapiers de Vauvenargues
martedì, 07 settembre 2004
Lavoro in un ambiente di Travet inconsapevoli. E tutti si credono primedonne.
martedì, 07 settembre 2004
Ma è durata poco per fortuna 'sto temporale. L'unica speranza è che rinfreschi l'aria.
martedì, 07 settembre 2004
Ecco, piove. Non ci voleva la zingara per indovinare.
martedì, 07 settembre 2004
Un temporale si sta per abbattere su Napoli. Così sembra. Il cielo è nuvoloso. L'aria si è raffreddata. Tra un po' si scatenerà un bella tropea fuori tempo massimo. Settembre, che impressione.
martedì, 07 settembre 2004
1. Voce 'e notte (Vari)
2. Passione (Vari)
3. Palomma (Enzo Moscato)
4. Canzone appassiunata (Vari)
5. Caravan Petrol (Renato Carosone)
6. Ciucculatina d'a Ferrovia (Nino D'Angelo)
7. Cu 'mme (Enzo Gragnaniello)
8. Dove sta Zazà (Gabriella Ferri)
9. Tammurriata nera (Nccp)
10. Era de maggio (Vari)
11. Guapparia (Vari)
12. Indifferentemente (Vari)
13. Lacreme napulitane (Massimo Ranieri)
14. Messico napoletano (Pina Cipriani)
15. Reginella (Vari)
martedì, 07 settembre 2004
1. Ausencia - Cesaria Evora
2. Batonga - Angelique Kidjo
3. Bonjour - El Hadj Ndieye
4. Chan Chan - Compay Segundo
5. Churani churani - Ahijeet e Anuradha Shriram
6. Didi - Khaled
7. Dos gardenias - Ibrahim Ferrer
8. Gallo del cielo - Ely Joe
9. Galopa murrieta - Mercedes Sosa
10. Kalasnikov - Goran Bregovic
11. Tajabone - Ismael Lo
12. Visa para un sueno - Juan Luis Guerra
13. Volver - Carlos Gardel
14. Sina - Salif Keita
15. Mustt mustt - Nusrat Fateh Alì Khan
16. Negriers - Manu Dibango
17. Oblivion - Astor Piazzolla
martedì, 07 settembre 2004
1. Stanze come questa - Lucio Battisti
2. Sicily - Pino Daniele
3. La cura - Franco Battiato
4. La nevicata del '56 - Mia Martini
5. La prima cosa bella - Nicola Di Bari
6. La spada nel cuore - Little Tony
7. La storia siamo noi - Fiorella Mannoia
8. Letto 26 - Stefano Rosso
9. Luce - Elisa
10. Luci a San Siro - Roberto Vecchioni
11. Lugano addio - Ivan Graziani
12. Luglio, agosto, settembre nero - Area
13. Mio fratello è figlio unico - Rino Gaetano
14. Ma non è una malattia - Gianfranco Manfredi
15. Occhi di ragazza - Gianni Morandi
16. Panama - Ivano Fossati
17. Pensiero stupendo - Patty Pravo
18. Rose rosse - Massimo Ranieri
19. Salirò - Daniele Silvestri
20. La terra dei cachi - Elio e le storie tese
21. Sanacore - Almamegretta
22. Un'estate fa - Michel Fugain
23. Un'estate al mare - Giuni Russo
24. Vacanze romane - Matia Bazar
25. Vita spericolata - Vasco Rossi
26. Vecchio frack - Domenico Modugno
27. Una settimana, un giorno - Edoardo Bennato
28. 1950 - Amedeo Minghi
29. Amor mio - Mina
30. Azzurro - Adriano Celentano
31. Canzone quasi d'amore - Francesco Guccini
32. Comunista - Lucio Dalla
33. Confessioni di un malandrino - Angelo Branduardi
34. Diavolo rosso - Paolo Conte
35. Dimmi che mi ami - Loredana Berté
36. Canzone per te - Sergio Endrigo
37. E' ancora giorno - Adriano Pappalardo
38. Eppure soffia - Pierangelo Bertoli
39. Ho visto anche degli zingari felici - Claudio Lolli
40. I muscoli del capitano - Francesco De Gregori
41. I treni di Tozeur - Alice
42. Il mare d'inverno - Enrico Ruggeri
43. Il suonatore Jones - Fabrizio De André
martedì, 07 settembre 2004
1. Because the night - Patti Smith
2. Born to run - Bruce Springsteen
3. A horse with no name - America
4. Blue suede shoes - Elvis Presley
5. Blue velvet - Bobby Vinton
6. Born to be wild - Steppenwolf
7. Californication -Red Hot Chili Peppers
8. Can't take my eyes off of you - Andy Williams
9. Carpet crawlers - Genesis
10. Carry on - CSN&Y
11. Clint Eastwood - Gorillaz
12. Come together - Beatles
13. Coyote - Joni Mitchell
14. Daysleepers - REM
15. Forever young - Bob Dylan
16. Grapefruit moon - Tom Waits
17. Growing up - Peter Gabriel
18. Helpless - Neil Young
19. Child in time - Deep Purple
20. History reapiting - Shirley Bassey
21. Hotel California - Eagles
22. I'm easy - Keith Carradine
23. I got a name - Jim Croce
24. I try - Macy Gray
25. I will survive - Gloria Gaynor
26. Wish you were here - Pink Floyd
27. Imagine - John Lennon
28. Karmacoma - Massive Attack
29. London calling - The Clash
30. Lover man - Billie Holiday
31. Masked ball - Jocelyn Pook
32. Mercedes - Joseph Arthur
33. Milan, Madrid, Chicago, Paris - Jay-Jay Johanson
34. No woman no cry - Bob Marley
35. Now's the time - Charlie Parker
36. O Superman - Laurie Anderson
37. Father and son - Cat Stevens
38. Perfect day - Lou Reed
39. Relax - Frankie goes to Hollywood
40. Samba pa ti - Carlos Santana
41. Stand by me - Ben E. King
42. Stay - Jackson Browne
43. The boxer - Simon & Garfunkel
44. The night they drove old dixie down - The Band
45. This land is your land - Woody Guthrie
46. Tv screen - Iggy Pop
47. Velvet green - Jethro Tull
48. Venus - Shoking blue
49. Vincent - Don McLean
50. We will rock you - Queen
51. When i was cruel n. 2 - Elvis Costello
52. Goodbye yellow brick road - Elton John
53. Soultans of swing - Dire Straits
54. I saved the world today - Eurithmics
55. Starway to heaven - Led Zeppelin
56. October - U2
57. Secretly - Skunk Anansie
58. Sex bomb - Tom Jones
martedì, 07 settembre 2004
L'elenco delle mie canzoni preferite sarebbe lunghissimo. Ve le elencherò per genere (più o meno). Con una sola condizione: una sola canzone per ogni cantante o gruppo. Con un'avvertenza: non ci sono canzoni francesi (verranno a suo tempo) e c'è poco jazz (per mia incompetenza). Con un poscritto: vanno incluse tutte le canzoni di Bruce Springsteen, Tom Waits e Neil Young, ovviamente l'opera omnia Battisti-Panella e l'intero "Anima latina" di Battisti-Mogol. Ho decretato molti tagli che mi feriscono. Ah, e tutto Mozart, kappa per kappa, dall'1 al 626, apocrifi e incerti inclusi. Per tacer delle "Variazioni Goldberg" di Bach.
martedì, 07 settembre 2004
Il bacio è un espediente geniale per impedire agli innamorati di dire troppe stupidaggini.
Alessandro Morandotti
martedì, 07 settembre 2004
La misura ideale delle tette è a coppa di champagne. Le mie sono a tappo di champagne.
Luciana Littizzetto
martedì, 07 settembre 2004
Il Nero si blocca, in fondo al suo culo, e lei sente il suo sperma che schizza, bruciante - visualizza, curiosamente, i grossi schizzi bianchi che le bagnano le viscere, come un lavacro - incredibilmente caldo.
Florence Dugas
martedì, 07 settembre 2004
Ti par cosa agevole far camminare fra le viscere altrui un membro come si deve e andare incontro a una cena del giorno prima?
Marziale
martedì, 07 settembre 2004
In Italia seicento e quaranta,
In Lamagna duecento e trentuna,
cento in Francia, in Turchia novantuna,
ma in Ispagna son già mille e tre.
"Madamina, il catalogo è questo", dal Don Giovanni di Mozart
lunedì, 06 settembre 2004
Da MASSIMO FINI, Di(zion)ario erotico, Marsilio.
Gli uomini, com'è noto, si dividono in due categorie: quelli che preferiscono il seno (bosomen) e quelli che preferiscono il culo (bottomen). I primi appartengono, in genere, a culture rozze, poco smaliziate, infantilmente pragmatiste, primitive, matriarcali, fortemente legate all'immagine della donna-madre e comunque troppo giovani per avere avuto il tempo di sviluppare adeguate attitudini speculative. Bosomen sono, per esempio, gli americani. L'Europa, culla della civiltà , è invece bottomen. Venere Callipigia nacque in Grecia, nella prima metà del nono secolo avanti Cristo, insieme alla grande filosofìa e alle matematiche. E "pour cause". Perché il culo è innanzitutto una categoria metafisica. Possiede la perfezione geometrica delle figure astratte. E infatti, come forma, si apparenta alla sfera che è la figura geometrica perfetta. Ma la supera perché ha una simmetricità che manca alla sfera. Come la sfera, è un corpo finito e infinito allo stesso tempo e, poiché è curvo, il culo è vicinissimo all'essenza stessa della verità («Ogni verità è curva» dice Nietzsche). C'è, racchiuso nel culo, l'enigma del rapporto finito/infinito, spazio/tempo, che è l'enigma dell'universo. Non a caso Salvador Dalì a qualcuno che gli chiedeva come immaginasse l'universo rispose: «Un continuum a quattro natiche». Come questo inquietante apotema, così carico di significati simbolici, sia finito in fondo alla schiena dell'uomo e, peggio ancora, della donna, è un mistero. Ma qui ritorna la grande ambiguità del culo, la sua finita infinitezza. Disumano per l'esattezza e la perfezione delle sue proporzioni, il culo è anche molto umano. Mentre la perfezione è, per ciò stesso, inespressiva, il culo è la parte più eloquente del corpo. Quando Moravia ne "La vita inferiore" ha scritto che «il sedere manca di espressione» non sapeva quello che si diceva. Il culo segnala non solo il carattere, ma spesso anche l'appartenenza di classe di una persona. C'è il culo diffidente e avaro (che è a mele strette come hanno, in genere, i toscani), il culo fiducioso e pieno di speranza (tondo, grasso e a natiche leggermente dischiuse), il culo aggressivo (sodo e massiccio come una catena montuosa), il culo volitivo (piccolo e muscoloso), il culo colloquiale (elastico e malleabile), il culo nobile (alto, lungo e appena rilevato), il culo popolare (basso e largo), il culo burocratico (grasso e informe), il culo proletario (largo ma alto), il culo militare (stretto e muscoloso), il culo meschino e timoroso (che è quello magro senza essere ossuto), il culo indifferente (piccolo e raccolto), il culo ridanciano (largo e piatto), il culo impertinente (tondo, a scalino e sussultorio). Infine c'è il culo remissivo, che è quello che ha due tenere pieghe fra la natica e l'attaccatura della gamba ed è tondo senza essere eccessivo. Questo è il vero culo. Il culo dei culi. Perché possiede, al massimo grado, le due caratteristiche che, pur variamente mascherate, sono proprie di ogni culo: l'essere indifeso e ridicolo («L'ilare impotenza del deretano» la chiama Sartre che se ne intende). Il culo infatti è impotente. Perché, come Polifemo, è cieco nonostante possegga un occhio. E in condizione di palese inferiorità : non può guardare ma solo essere guardato. È inoffensivo perché non ha spigoli. Poco o punto muscoloso non si può difendere e chiunque può oltraggiarlo. E nudo ed esposto poiché non ha peli. Ed infine è ridicolo come tutti gli esseri grandi e grossi ma imbelli. Per questo connubio di impotenza e di ridicolo, il culo è la parte preferita dal sadico. Nessuno le busca come il culo. C'è da dire che, quasi sempre, il culo fa di tutto per meritarsele. Provoca. A volte infatti si presenta con un'aria di falsa innocenza, altre con impertinenza, altre ancora con arroganza. In altri casi si isola, fa finta di niente, come se ignorasse di essere un culo. Atteggiamenti, tutti, che attirano una adeguata punizione. Che del resto il culo, dopo una prima resistenza di pura parata e, diciamo così, di bandiera, accetta volentieri, arcuandosi, protendendosi, aprendosi, offrendosi. Perché il culo è profondamente, intimamente masochista. Ma c'è un altro elemento, nel culo, che attira il sadico: la perfezione. È la perfezione ad accendere il desiderio della profanazione. Solo ciò che è perfetto merita di essere sconciato, sciupato, oltraggiato, vilipeso e quindi, alla fine, reso imperfetto. E anche questa è una dimostrazione dell'enorme superiorità del culo sul seno. Il seno si accarezza, si vezzeggia, si mordicchia affettuosamente. Per consolarlo della sua pochezza, di essere solo un seno. Nella perfezione del culo c’è un orgoglio luciferino che va abbattuto e degradato.
lunedì, 06 settembre 2004
Riflessione spicciola a metà percorso.
Quello che mi stupisce, tra le reazioni alle citazioni sul sesso che propongo, è il silenzio. In molti le leggono (a giudicare dai contatti), ma quasi nessuno lascia commenti. Il sesso è ancora un tabù, per troppe persone. E' qualcosa di clandestino, anche se è la loro vita. La clandestinità e i tabù rendono a volte (spesso) tutto più eccitante, ma a lungo andare il silenzio non rende più, sessualmente. Mi piacerebbe che qualcuno entrasse nel merito. Ci sono frasi che non hanno niente di pornografico, anzi sono delle riflessioni filosofiche. Ci sono anche descrizioni porno, vere e proprie. E considerazioni spiritose. Sfogatevi.
lunedì, 06 settembre 2004
Si era appena appinnicata di fianco, che sentì, al tocco della campana che chamava la prima messa, le mani del marito che l'agguantavano di bel nuovo nuovamente. E in un vìdiri e svìdiri si trovò collocata a pancia sotto e con le gambe aperte. Era, per la marchesa, la posizione fra tutte la più comoda che le permetteva di farsi una decina di minuti di dormitina mentre alle sue spalle, il consorte travagliava e sudava.
Andrea Camilleri
lunedì, 06 settembre 2004
Puttana è un nome composto di vulgare e di latino. Perché ano in latino si dice quel che in nostra lingua si chiama culo, dove che si compon di potta e ano: e in volgar nostro puttana vuol dire che li pute la tana; e cortigiana, cortese dell'ano.
Pietro Aretino
lunedì, 06 settembre 2004
Della pornografia l'umanità ha bisogno come il pane. Non si riesce a immaginare quante persone ci siano, anche negli strati più alti della popolazione, che non riescono a masturbarsi senza un testo; e quanti, avendo il testo, hanno bisogno anche delle illustrazioni.
Karl Kraus
lunedì, 06 settembre 2004
Poi lo prende in bocca. Dolcemente lo lavora con la lingua, i denti, tutto. La sua bocca è calda e umida. Mi dà dei morsetti sulla punta, trasognata, con gli occhi chiusi. Insiste e sembra che si diverta, e io vengo nella sua bocca. Si beve tutta la crema. Tutta. Leccando le ultime gocce.
Pedro Juan Gutierrez
lunedì, 06 settembre 2004
Se il pene raccontasse tutto quello che sa, la morale sarebbe diversa.
Carlos Drummond de Andrade
lunedì, 06 settembre 2004
E' il peccatore e non il santo che ha bisogno di un salvatore, di un mediatore, di un prete. Se lei non deve espiare nulla, a che cosa le serve la religione?
Oscar Wilde
lunedì, 06 settembre 2004
La carne è incompatibile con la carità: l'orgasmo trasformerebbe un santo in lupo.
Emil Cioran
lunedì, 06 settembre 2004
Non mi vergogno di essere omosessuale ma non voglio specializzarmi: preferisco ancora essere chiamato il filosofo piuttosto che il frocio.
Gianni Vattimo
lunedì, 06 settembre 2004
Anche nelle spiagge dei nudisti ci sono gli "arbiter elegantiarum".
Stanislaw Jerzy Lec
lunedì, 06 settembre 2004
Quando ci masturbiamo, è ovvio, stiamo sempre facendo del sesso con noi stessi. L'infedeltà non c'entra, tranne, in un certo senso, nei confronti del nostro partner. Anche se la masturbazione è il modo in cui scopriamo l'eccitazione più intensa, le nostre fantasie sono di una piattezza e di una ripetitività impressionanti. Raccontarle è imbarazzante proprio come è noioso ascoltarle. La masturbazione, come la monogamia, non fa notizia: strano, per qualcosa di così clandestino.
Adam Phillips
lunedì, 06 settembre 2004
Temo che ci sia un problema a Splinder. Perché non sono visualizzato gli ultimi preziosi dieci post dedicati al sesso e che precedono immediatamente questo. Sono visibili sono quando si visualizza la schermata in cui si inseriscono nuovi post. Che sarà successo? Chi ne capisce qualcosa più di me?
domenica, 05 settembre 2004
da www.corriere.it
Fedeltà in amore? Lo stabilisce un gene
Animali monogami e poligami: dipende da una modifica del codice e dell'ambiente
Un esperimento pubblicato su Nature da un’équipe di ricercatori statunitensi della Emory University di Atlanta, Georgia, porta un contributo interessante su un quesito che interessa anche noi umani. Perché certe specie hanno scelto la monogamia invece della poligamia, o addirittura della promiscuità sessuale? L’esperimento in questione è facilmente comprensibile: una specie di topo campagnolo che abita il sud degli Stati Uniti ( Microtus ochrogaster ) è monogama; un’altra specie, che vive un po’ più a nord ( M. pennsylvanicus ), è invece poligama o, per meglio dire, poliginica (un maschio con un gruppo di femmine). Ebbene, modificando l’espressione di un certo gene, così da renderlo simile a quello della specie monogama, s’è ottenuta la conversione alla monogamia anche dei maschi poliginici dell’altra. Il gene è quello influenzante i recettori della vasopressina e della dopamina, ormoni che sono risultati avere un ruolo nel comportamento sociale e sessuale. Ecco dunque compreso come una specie può evolversi da un stile sessuale all’altro, con il coinvolgimento d’un solo gene. Ma non è questo il punto di maggiore interesse se si vuol fare un discorso generale. L’esperimento ci illustra infatti come un poligamo può evolversi in un monogamo (e ovviamente viceversa), ma non ci dice perché. Che, a mio parere, è domanda ancor più interessante. Il perché infatti non riguarda la genetica e la biologia molecolare. Occorre, per rispondere al quesito, un approccio diverso: quello dell’etologia comportamentale. E’ noto che tra maschi e femmine esiste un conflitto d’interessi originato da una loro fondamentale differenza. I maschi producono in quantità industriali piccolissimi gameti, gli spermatozoi, energeticamente poco costosi; le femmine invece producono, in numero ben più limitato, uova, gameti di dimensioni assai maggiori ed energeticamente molto dispendiosi. Risulta che, mentre per un maschio, che investe poco per ogni accoppiamento, la strategia riproduttiva più conveniente è quella di fecondare un gran numero di femmine, per la femmina, che investe molto, è più conveniente essere selettiva prima di accoppiarsi e, fatta una scelta oculata, restare aggrappata a quella. E questo non è che l’inizio del conflitto, perché non sono rari i casi in cui la femmina spende ancor di più. Cito come esempio il frequente caso in cui è costretta, dopo l’accoppiamento, a una prolungata gravidanza, cui segue un periodo d’allattamento. Sbagliare scelta costerebbe moltissimo. Detto ciò, sembrerebbe che una soluzione soddisfacente del conflitto potrebbe essere la poliginia, che se da un lato consente ai maschi una buona dose d’accoppiamenti con femmine diverse, dall’altro permette a queste ultime di esercitare una scelta oculata per poi concentrarsi intorno ai maschi migliori. La realtà , però, non è così semplice. D’altro canto conosciamo, oltre a specie monogame e poliginiche, anche quelle poliandriche (una femmina con più maschi) e quelle veramente promiscue. Il fatto è che c’è un altro fattore da considerare, il contesto ambientale. Così se torniamo alle nostre arvicole, scopriamo che, nella specie monogama, perché l’allevamento della prole vada a buon fine, è indispensabile la presenza a tempo pieno del padre, mentre ciò non è vero per quella poliginica. Volendo generalizzare, la conclusione è che ogni specie s’è evolutivamente calibrata uno stile di vita sessuale confacente con le condizioni ambientali in cui deve vivere. In quest’ottica la nostra specie è eccezionale perché culturalmente ha evoluto differenti e contrapposti stili sessuali. Monogamia, poliginia e poliandria, perfino promiscuità , sono varianti tutte rappresentate nella nostra specie. Sarebbe interessante indagare se, a livello individuale, gli uomini più portati alla monogamia portano una variante genetica simile a quella dell’arvicola monogama, mentre i cosiddetti Casanova "indossano" la variante opposta.
Danilo Mainardi
domenica, 05 settembre 2004
Per domani è prevista una nuova doppia razione di sesso. Il calendario annuncia uno stupendo 6. I cabalisti napoletani hanno già capito. Allupatielli belli, siate pronti a cliccare, mancano poche ore.
E' un piccolo spot, lo so. E' che ho un direttore del marketing con le pezze al culo (e al cervello).
domenica, 05 settembre 2004
Comincio a ricontare i giorni che mi dividono dalle prossime ferie. Esclusi oggi e il giorno infrasettimanale che mi spetta, sono solo cinque. Poi ce ne sono otto tutti di fila in cui non sarò libero di dedicarmi ai miei sfizi. Magari con qualche sorpresa.
domenica, 05 settembre 2004
La fica di Milagros, la mia zingarella preferita, è foderata di stelle e risplende nel buio con una vischiosità grata, come un alligatore ammaestrato, o piuttosto selvatico. Scopare con Milagros è come scopare con Eva, con Agar, con la moglie di Lot, con Santa Maria Egiziaca, come scopare con tutte le donne che hanno conosciuto l'esilio e i sentieri noti solo agli animali selvatici, come scopare con la madreterra stessa (e forse, in fondo alla fica, Milagros conserva un pugno di terra che mescola tutte le geografie del pianeta).
Juan Manuel de Prada
domenica, 05 settembre 2004
L'erotismo è la forma di dominio sociale dell'istinto, e come tale è simile alla magia e alla tecnica.
Octavio Paz
domenica, 05 settembre 2004
Si è parlato molto dell'anima, poi del cuore, poi dello spirito, e da ultimo del sesso. Potremmo apporre nomi di secoli su questi nomi di parti dell'essere umano. Poi un giorno restano solo i nomi, e gli uomini vanno a dormire altrove. Resta il sedere, questo sconosciuto. Affrettiamoci a ritrovare questa faccia nascosta del mondo, e il semplice lavoro delle nostre mani, prima di renderci conto che noi stessi siamo rinchiusi da soli, e forse in modo irreversibile, nelle carceri asfissianti di una nuova scolastica!
Jacques Serguine
domenica, 05 settembre 2004
Ancora oggi ci sono uomini che non conoscono affatto la clitoride. Ce ne so' de cojoni in giro! Per alcuni è solo un grosso brufolo, mentre è proprio premendo quel bottone che si entra nel mondo dei sogni. È come l'accensione elettrica della Ferrari. È così importante che certe donne se lo toccano anche durante il coito. Per questo il mio consiglio è di lavorarcelo bene prima della penetrazione, perché è la vera svolta.
Franco Califano
domenica, 05 settembre 2004
Rendimi casto. Ma non subito.
Sant'Agostino
sabato, 04 settembre 2004
Tu che sei nato prima del 1970:
A ben pensarci, è difficile credere che siamo vissuti fino ad oggi. Da bambini, andavamo in macchina (quelli che avevano la fortuna di averla) senza cinture di sicurezza e senza air bag. E viaggiare nel cassone posteriore di una pickup, in un pomeriggio torrido, era un regalo speciale.
I flaconi dei medicinali non avevano delle chiusure particolari.
Bevevamo l'acqua dalla canna del giardino, non da una bottiglia. Che orrore!
Andavamo in bicicletta senza usare un casco.
Passavamo dei pomeriggi a costruirci i nostri "carri giocattolo". Ci lanciavamo dalle discese e dimenticavamo di non avere i freni fino a quando non ci sfracellavamo contro un albero o un marciapiede. E dopo numerosi incidenti, imparavamo a risolvere il problema... noi da soli.
Uscivamo da casa al mattino e giocavamo tutto il giorno; i nostri genitori non sapevano esattamente dove fossimo, nonostante ciò sapevano che non eravamo in pericolo.
Non esistevano i cellulari. Incredibile!!
Ci procuravamo delle abrasioni, ci rompevamo le ossa o i denti e non c'erano mai denunce, erano soltanto incidenti: nessuno ne aveva la colpa. Ti ricordi degli incidenti?
Avevamo delle liti, a volte dei lividi. E anche se ci facevano male e a volte piangevamo, passavano presto; la maggior parte delle volte senza che i nostri genitori lo sapessero mai.
Mangiavamo dei dolci, del pane con moltissimo burro e bevande piene di zucchero, ma nessuno di noi era obeso.
Ci dividevamo una Fanta con altri 4 amici, dalla stessa bottiglia, e nessuno mai morì a causa dei germi.
Non avevamo la Playstation, né il Nintendo, né dei videogiochi.
Né la TV via cavo, né le videocassette, né il PC, né Internet; avevamo semplicemente degli amici. Uscivamo da casa e li trovavamo. Andavamo, in bici o a piedi, a casa loro, suonavamo al campanello o entravamo e parlavamo con loro. Figurati: senza chiedere il permesso. Da soli. Nel mondo freddo e crudele. Senza controllo! Come siamo sopravissuti?
Ci inventavamo dei giochi con dei bastoni e dei sassi. Giocavamo con dei vermi e altri animaletti e, malgrado le avvertenze dei genitori, nessuno tolse un occhio a un altro con un ramo e i nostri stomaci non si riempirono di vermi.
Alcuni studenti non erano intelligenti come gli altri e dovevano rifare la seconda elementare. Che orrore. Non si cambiavano i voti, per nessun motivo.
I peggiori problemi a scuola erano i ritardi o se qualcuno masticava una cicca in classe.
Le nostre iniziative erano nostre. E le conseguenze, pure. Nessuno si nascondeva dietro a un altro. L'idea che i nostri genitori ci avrebbero difeso se trasgredivamo a una legge non ci sfiorava; loro erano sempre dalla parte della legge. Se ti comportavi male i tuoi genitori ti mettevano in castigo e nessuno li metteva in galera per questo.
Sapevamo che quando i genitori dicevano "no", significava proprio no.
I giocatoli nuovi li ricevevamo per il compleanno e a Natale, non ogni volta che si andava al supermercato. I nostri genitori ci facevano dei regali con amore, non per sensi di colpa.
E le nostre vite non sono state rovinate perché non ci diedero tutto ciò che volevamo.
Questa generazione ha prodotto molti inventori, amanti del rischio e ottimi risolutori di problemi.
Negli ultimi 50 anni c'è stata un'esplosione di innovazioni e nuove idee.
Avevamo libertà , insuccessi, successi e responsabilità , e abbiamo imparato a gestirli.
Tu sei uno di loro. Complimenti.
sabato, 04 settembre 2004
1. Non ci si possono baciare i gomiti.
2. Originariamente, Babbo Natale era verde e la Coca-cola lo colorò di rosso per uniformarlo al suo marchio.
3. Una mucca può salire le scale, ma non può scenderle.
4. Nel 1987 American Airlines risparmiò 40mila dollari semplicemente togliendo un'oliva a ciascuna delle insalate che servì in prima classe.
5. La percentuale di territorio selvaggio in Africa é pari al 28 per cento, nel Nord America è del 38 per cento.
6. Il "Quack, Quack" delle oche non dà eco e non si sa perché.
7. Ogni re delle carte da gioco, rappresenta un grande della storia:
* re di picche - David;
* re di fiori - Alessandro Magno;
* re di cuori - Carlo Magno;
* re di quadri - Giulio Cesare.
8. Moltiplicando 111.111.111 x 111.111.111 si ottiene 12.345.678.987.654.321.
9. Se in una statua equestre il cavallo ha due zampe alzate, significa che il cavaliere morì in combattimento. Se il cavallo ha una delle zampe anteriori alzata, il cavaliere morì per le ferite riportate in battaglia. Se le quattro zampe dell'animale sono appoggiate, il cavaliere morì per cause naturali.
10. Per legge, le strade interstatali degli Stati Uniti hanno almeno un miglio rettilineo ogni 5. Questi rettilinei possono essere utili come piste di atterraggio in casi di emergenza o in guerra.
11. Il nome "Jeep" deriva dall'abbreviazione, in uso nell'esercito americano, dell'espressione "General Purpose", ovvero "GP".
12. Nel Pentagono esiste un numero di toilette doppio rispetto a quello effettivamente necessario. Il fatto é che, in origine, in ogni settore era previsto un bagno per i bianchi ed uno per i neri.
13. E' impossibile starnutire con gli occhi aperti.
14. In media, un mancino vive 9 anni in meno rispetto a chi usa la mano destra.
15. Lo scarafaggio può vivere nove giorni anche se privato della testa, dopodiché muore di fame.
16. Gli elefanti sono gli unici animali che non possono saltare.
17. Normalmente una persona ride quindici volte al giorno.
18. Thomas Alva Edison aveva paura del buio; sarà per questo che inventò la lampadina?
19. Cervantes e Shakespeare, considerati i maggiori esponenti della letteratura spagnola e inglese rispettivamente, morirono nello stesso giorno, il 23 aprile 1616.
20. L'altezza della piramide di Cheope è pari esattamente a un milionesimo della distanza che separa la Terra dal Sole.
21. La parola "cimitero" deriva dal greco "koimetirion" che significa "luogo per dormire".
22. Anticamente, in Inghilterra, la gente poteva avere relazioni sessuali solo se autorizzata dal re, erano eccettuati i membri - molto opportuno il termine - della casa reale. Pertanto chi voleva un figlio, a seguito di regolare richiesta di autorizzazione, riceveva un targa da apporre alla porta di casa, sulla quale era scritto "Fornication Under Consent of the King", poi sintetizzato nella sigla "F. U. C. K.". Da qui, la moderna espressione americana.
23. Durante la guerra di secessione, quando le truppe tornavano agli accampamenti dopo una battaglia, veniva scritto su una lavagna il numero dei soldati caduti; se non c'erano state perdite, si scriveva "Zero killed", da cui l'espressione OK nel senso di "tutto bene".
sabato, 04 settembre 2004
Facciamo qualche semplificazione, per capire. Tutto 'sto casino del terrorismo è esploso da una quindicina d'anni. Prima piano piano, poi, a cavallo dell'attacco alle Torri Gemelle di New York, in modo devastante. E' la conseguenza del crollo di un bipolarismo che ci aveva coccolato per un quarantennio. Ora sono stati stabiliti dei nuovi rapporti di forza economico-politici tra quello che era il mondo occidentale e quello che era il mondo delle ex colonie e degli ex protettorati. Nuovi rapporti incentrati sul petrolio (è l'esempio più forte) e sullo sfruttamento intensivo del lavoro di sterminate popolazioni che la nostra ricchezza la vedono alla tv, se pure ce l'hanno. Senza a stare a fare i terzomondisti (da una parte) o i neo-con (dall'altra) il quadro, stretto stretto, è questo. Al nostro banchetto vogliono partecipare in molti. Secondo il nostro stile di vita sono troppi quelli che chiedono di aggiungere un posto a tavola. I fondamentalisti, adoratori della morte, evocatori del martirio, da parte loro portavano avanti il folle disegno medievale per fini personalissimi (quanti miliardi privati ha Bin Laden? quanti Arafat?) o per pura idiozia teocratica. Ma non spingiamoci troppo avanti. Già tutto questo mi annoia. Comunque sia, è crollato un sistema che, almeno in una parte del mondo, quello sedicente comunista, impediva la democrazia. Ora i rischi della democrazia, della falsa democrazia che si limita a contare i voti perché per sua natura non può pesarli, li abbiamo sotto gli occhi: nessuno è in grado di controllare nulla. Questo alla faccia di quel sorcetto di Francis Fukuyama (l'ho conosciuto è proprio la controfigura di Topolino) che, sopravvalutatissimo dalla pubblicistica più superficiale, dopo il crollo del muro di Berlino, profetizzò la fine della Storia. Col cavolo. La Storia è viva e vegeta. La Storia c'è e sta pure incasinando la Geografia.
sabato, 04 settembre 2004
Chantal aprì la bocca e infilò la lingua nella bocca di Jean-Marc, pronta a leccare tutto quello che vi avesse trovato dentro. Lo zelo di cui le loro lingue diedero prova in quell'occasione non nasceva da un impulso erotico ma dall'urgenza che ciascuno dei due aveva di far sentire all'altro che era pronto ad amarlo, subito, totalmente, selvaggiamente e senza perder tempo. Le loro salive non avevano niente a che fare con il desiderio o il piacere: erano solo portatrici di un messaggio.
Milan Kundera
sabato, 04 settembre 2004
Ha cominciato il suo matrimonio con una bugia. Era vergine e non glielo ha detto.
Karl Kraus
sabato, 04 settembre 2004
Non potrei mai essere donna. Starei tutto il giorno a toccarmi le tette.
Steve Martin
sabato, 04 settembre 2004
La memoria di qualcosa che comunque è stato amore non dovrebbe tornar su con un rutto che sa di sperma.
Carmen Covito
sabato, 04 settembre 2004
Il "masochismo" è l'incapacità di sentire il piacere se non nella sofferenza o la capacità di trarre piacere dalle sofferenze?
Karl Kraus
venerdì, 03 settembre 2004
da www.dagospia.com
Secondo Cbs News, Abc News e la Cnn, l’ex presidente Bill Clinton è stato ricoverato al Columbia Presbyterian hospital di New York dopo aver accusato forti dolori al petto. Le ultime notizie danno le condizioni di Clinton sotto controllo, ma sarebbe già prevista per oggi un’operazione per l’impianto di un quadruple bypass.
Non fate commenti acidi, ragazze.
venerdì, 03 settembre 2004
Non voglio parlare di Beslan. E' troppo. Parlo d'altro e penso ad altro. Mi difendo.
venerdì, 03 settembre 2004
L'unica differenza tra Bush e Kerry è che con il secondo puoi farci il riso.
venerdì, 03 settembre 2004
Il ritorno in Grecia, un anno dopo, con un solo amico però, fu memorabile. Nel bene e nel male. Perché si puntò subito su Atene per scappare, altrettanto velocemente, in qualche ciclade. Era un anno pieno di guai in Italia: rapivano politici (buongiorno, notte) e morivano papi. La Grecia, ancora preistorica, era terra di acchiappanza, se avevi meno di vent'anni. Almeno ci andavi a provare.
Ad Atene ci restammo il tempo per vedere (rivedere) l'Acropoli, la Plaka e il resto. La notte si dormì nei giardinetti del Pireo: si fumava, si beveva, qualche fortunato scopava. Eravamo fricchettoni, ma amavamo chiamarci indiani metropolitani (augh, Osso Selvaggio), figli del dio minore degli hippy. Al risveglio volevamo imbarcarci per Ios o Mikonos: erano di moda già allora, ma un ragazzo che sbarcava proprio da Ios ci disse che i giovani fricchettoni (e noi lo eravamo, almeno a uno sguardo sommario) erano picchiati dalla polizia appena mettevano piede sull'isola. A un ragazzo avevano pure spezzato le gambe. Optammo per Paros, sempre ciclade, ma chi cazzo la conosceva?
Fu una mossa azzeccata. L'isola era grande. E noi ci trasferimmo subito nel villaggio di Naoussa. Piantammo la tenda su una spiaggia maestosa. E ci godemmo gioie e dolori della vacanza con i soldi contati. Tra i secondi c'è sicuramente l'immancabile caduta con il motorino con necessaria fasciatura e croste grandi come carte geografiche e conseguente litigio con il tizio baffuto del "moto to rent". Voleva altri soldi perché, diceva, il motorino s'era scassato: is broken, is broken, ripeteva. Replicammo con maleparole molto toste, ma pagammo, poco ma pagammo.
Tra le gioie vanno archiviati molti brandelli di memoria. Innanzitutto la compagnia. Alla nostra tenda (che pionieri eravamo stati) se ne aggiunsero ben presto delle altre. C'erano delle ragazzotte emiliane, un poco più grandi di noi che, viste le fasciature, ci adottarono e ci coccolarono. C'era un mezzo pazzo di Salerno che girava vestito come Livingstone e prese a dormire nella nostra tenda: arrivava puntuale alle quattro del mattino. C'erano tre giovani operai bergamaschi che parlavano solo in dialetto che li capivano solo i greci. C'erano due fiorentine che dormivano in albergo che subito entrarono nel nostro bramoso mirino. C'era un gruppo di romani nel quale spiccava un biondo gigante buono di nome Mario che ci presentarono come il fratello di Sabina Ciuffini, l'ex valletta di Mike Buongiorno. C'era Enrico Deaglio che dirigeva ancora "Lotta Continua" (o ricordo male?) e aveva una magnifica donna scandinava, viveva in una casa e veniva a prendere il caffè sotto il grande albero nella piazza polverosa.
C'eravamo noi e c'era un mare divino e un sole sempre puntato sulle nostre schiene. Poi arrivò la carovana dei gay. Non si chiamavano ancora così. Eravamo tutti più semplici allora e politicamente scorretti, in modo giocoso e naturali. Erano froci, ricchioni, al massimo omosessuali. Saranno stati un centinaio. In ogni isola dove andavamo erano regolarmente cacciati. Non ricordo più che battaglia politica stavano conducendo: in sostanza scopavano tutto il giorno. Avevano messo su un piccolo accampamento nomade, tutt'attorno a un totem a forma di cazzo, dove si riunivano la sera per bere, fumare e pomiciare. Erano specialisti del bucato e ci lavarono anche magliette e pantaloni. Per ricambiare il favore, la sera li facevamo entrare in discoteca. Era gratuito l'ingresso in quella topaia, ma il proprietario (una faccia da turco, coi baffi e una lurida giacchetta grigia) non voleva uomini soli, ma accompagnati, figurati i finocchi. Le nostre amiche fecero la spola e li accompagnrono dentro uno a uno. Quando il turco vide i femminielli ballare a due a due successe il finimondo. Fermò la musica e voleva cacciarci tutti. Intervenne Mario il Gigante e il piccolo turco si fece ancora più piccolo. Ballarono e ballammo fino a sfiancarsi. Pure Barry White ci sembava divino: potenza della botanica. Poi felici i froci guidarono un eterogeneo corteo notturno per le stradine di Naoussa, gridando slogan contro l'omofobia dei greci. Un Gay Pride ante-litteram. Qualche settimana dopo il nostro ritorno in Italia su "Lotta Continua" usciì una lettera di uno dei gay che raccontava la nostra notte brava. Mi sentii un eroe. Cazzo, io c'ero.
Ma il ricordo più strepitoso, a oltre vent'anni di distanza, sono le fritture di calamaretti che mangiavano tutte le sere in una psarotaverna del porticciolo. Pagavamo l'equivalente di duemila lire. Non le ho più ritrovate per quante volte sono tornato in Grecia.
Basta con la Grecia, per la prossima puntata cambio paese.
venerdì, 03 settembre 2004
Volendo giacere con donna, non ingannatela con pretesti culturali.
Mino Maccari
venerdì, 03 settembre 2004
Solo i rivoluzionari all'indomani della vittoria e i grandi primitivi sanno scopare come si deve. Gli uni e gli altri hanno l'eternità in testa, scopano al presente dell'indicativo, come se dovesse durare per sempre. In qualsiasi altro posto del mondo, si fotte al passato o al futuro, si commemora o si costruisce, ci si perpetua o ci si moltiplica, ma nessuno si occupa di se stesso.
Daniel Pennac
venerdì, 03 settembre 2004
La crudeltà di de Sade è d'ordine filosofico: non è una sensazione, è la deduzione.
Octavio Paz
venerdì, 03 settembre 2004
I bordelli sono in fondo dei luoghi d'accoglienza.
Barbara Alberti
venerdì, 03 settembre 2004
La sguaiatezza verbale dei pornografi deriva il più delle volte da un eccesso di pudore, dalla vergogna di mettere in mostra la loro "anima" e soprattutto di nominarla: in nessuna lingua esiste parola più indecente.
Emil Cioran
giovedì, 02 settembre 2004
Adoro passeggiare per via Toledo. Bordello? Sì molto bordello. Ma io mi isolo conl'iPod a pompa. Mi limito a guardare le meravigliose facce della strada della mia vita, quell'enorme ascella nera, come la descrisse il mio creatore Jean-Paul nei fulgidi anni Trenta. E l'iPod è stato anche generoso questa mattina perché mi ha concesso i Rem, Los Zafiros, Albert King, Leena Conquest, gli Asian Dub Foundation e una straordinaria versione live e acustica di "Born to run": struggente la voce di Bruce, è vero manca il sax di Clarence Clemons, ma è lo stesso uno schianto. Gli springstiniani, secondo la vulgata musicofila, si dividono in fan di "Born to run" e in fan di "Thunder road". Ma a me piacciono tutt'e due. A chi mi chiede di scegliere, in un perfido gioco della torre, dico che è impossibile, è come decidere quale dei tuoi due figli preferisci. Ma poi, malignamente, scelgo. E scelgo "Born to run".
giovedì, 02 settembre 2004
I lunghi capelli neri gli sfiorarono il ventre, poi la lingua della donna si posò sulla punta del glande. L'intero corpo di Bruno fremette di felicità. La donna dischiuse le labbra e, lentamente, molto lentamente, lo prese in bocca. Bruno chiuse gli occhi, squassato da brividi di estasi. Il rombo sottomarino era di un'infinita consolazione. Quando le labbra della donna raggiunsero la base del suo sesso, Bruno cominciò a sentirne le contrazioni della gola. Le onde di piacere si intensificarono nel suo corpo, si sentiva al tempo stesso cullato dai mulinelli sottomarini, all'improvviso provò un gran caldo. Lei contrasse delicatamente le pareti della gola, scaricando di colpo tutta la propria energia sul sesso di lui. Bruno godette con un urlo. Non aveva mai provato tanto piacere.
Michel Houellebecq
giovedì, 02 settembre 2004
Può darsi che anticamente l'omo avesse più organi sessuali: tre piselli, da cui la famosa frase "Che cazzo vuoi?".
Roberto Benigni
giovedì, 02 settembre 2004
Qui sine peccato est vestrum, primus in illam lapidem mittat.
Vangelo secondo Giovanni, 8, 7.
giovedì, 02 settembre 2004
Siamo in tredici pronti a riceverlo, e infine riappare lui, l'Antinoo. Si offre; da ogni parte braccia s'impadroniscono di lui, si tendono bocche, chi cercandone il seno, chi il sesso. Il più giovane gli bacia le ginocchia. Non sarebbe possibile immaginare un'architettura più inverosimile di questo groviglio di membra, che peraltro subito si ordinano. Il Laocoonte tra le spire sibilanti o Ugolino e i suoi figli nella torre della fame? Quent'è bello questo grappolo di creature! Che splendido albero, con i rami carichi di frutti enormi, gonfi, succulenti, che si possono palpare a volontà senza vedersi opporre un rifiuto. Ovunque falli si rizzano, vegetazione stravolta che sembra sollevare la massa del tronco che essi circondano, come dardi. Ammaliati, i volti restano invisibili. Un ronzio di respiri ansimanti, e il monumento, irsuto come un cactus gigante, si abbatte sul letto. Antinoo, già alla prima occhiata, ha scelto il proprio partner, l'unico al quale egli abbia permesso di unire le labbra alle sue.
Marcel Jouhandeau
giovedì, 02 settembre 2004
Lo scopo finale non è l'orgasmo. È la soddisfazione della donna.
Franco Califano
mercoledì, 01 settembre 2004
Nell'elenco dei miei film preferiti manca "Ultimo tango a Parigi" di Bernardo Bertolucci. Mi sono interrogato sui motivi dell'esclusione. E' un film molto datato, per alcune cose. Per altre è intramontabile. Datata tutta l'ideologia: non si può deturpare la famosa scena del burro con il pistolotto contro la famiglia (un tema che in parte Bertolucci ha ripreso, mutatis mutandis, in "The Dreamers"). Quello che ancora emoziona è il rapporto erotico tra due unknown che voglio restare tali. Scopano senza ieri e senza domani. Pura vita, vita pura. Quanti di noi sono capaci di farlo? Troppe curiosità ci avviluppano. I personaggi sono, comunque, seducenti. Certo le donne sono avvantaggiate: devono innamorarsi di Marlon Brando. Noi maschietti sbavavamo per la Schneider (io ero meno che adolescente a quei tempi, ma precoce, come il tempo ha dimostrato). Ma Maria era poco più che una sciacquetta (gli anni l'hanno confermato). In parte è una tosta, ma quel film l'ha distrutta. E poi era piccoletta. Neanche Brando era un gigante (fisicamente), ma giganteggiava.
mercoledì, 01 settembre 2004
Ma se un biondo si chiama Bruno è anche costretto a tingersi i capelli?
mercoledì, 01 settembre 2004
Ora sento freddo. Ma che è? Sarà forse la mezza bottiglia di Camarato del 1998 che mi sono scolato a pranzo? L'altra metà l'ho fatta fuori ieri sera a cena.
Prima di andare in palestra era necessario imbottirsi di calorie. E anche dopo. Sono fatto così.
mercoledì, 01 settembre 2004
Ovviamente sto celebrando l'arrivo di settembre con "Impressioni di settembre" della Pfm. Sono fatto così.
mercoledì, 01 settembre 2004
Ma fa caldo o sono io che sento caldo?
mercoledì, 01 settembre 2004
da www.repubblica.it
Tragedia a Gedda, in Arabia. In 70mila si sono presentati
all'inaugurazione dell'ipermercato per 50 voucher da 150 dollari
Ikea, tre morti nella ressa
per avere i buoni sconto
Le vittime sono morte schiacciate. Decine di feriti
GEDDA - Il giorno della grande promozione all'Ikea si è trasformato in tragedia a Gedda, in Arabia Saudita. Tre persone sono morte schiacciate nella ressa che si è scatenata all'inaugurazione di una filiale della catena svedese di arredamento. Sedici impiegati sono rimasti feriti e oltre 20 clienti hanno dovuto ricorrere alle cure dei sanitari per contusioni varie. Circa 70mila persone si erano accalcate per tempo davanti all'entrata per riuscire a conquistare l'offerta di un buono di spesa da 150 dollari destinata ai primi 50 clienti. Alcuni di loro hanno persino trascorso la notte accampati per arrivare primi. Ma la situazione è subito sfuggita al controllo della sicurezza. Tutto è accaduto nel giro di pochi secondi: la spinta della folla ha travolto tutto e tutti. Ikea, catena mondiale di arredamento di buona qualità e a buon mercato, aveva annunciato nei giorni l'inaugurazione di due nuove filiali, una nella capitale Riad e un'altra proprio a Gedda, sul mar Rosso, dove si è consumata la ressa mortale. In tutti e due i casi erano state pubblicate con grande evidenza sulla stampa locale alcune pagine pubblicitarie con l'offerta dei buoni spesa per i primi clienti.
mercoledì, 01 settembre 2004
Roquentin... per una volta fa il gentleman
ho postato la risposta all'arcano informatico ad ariachiara... è un commento in "da oggi nulla sarà più come prima". diglielo tu!
besos e... nun me scucciÃ
mercoledì, 01 settembre 2004
Avevo minacciato di infliggervi l'elenco dei miei film preferiti. Ogni minaccia è un debito. Ovviamente "Rapporto confidenziale" di Orson Welles è fuori gara.
PRIMA FILA (in ordine sparso):
1. Il cacciatore di Michael Cimino
2. La vita è meravigliosa di Frank Capra
3. I predatori dell'Arca perduta di Steven Spielberg
4. Matrix dei Wachowski Brothers
5. 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick
6. Il dottor Stranamore di Stanley Kubrick
7. Blade Runner di Ridley Scott
8. Quarto potere di Orson Welles
9. La finestra sul cortile di Alfred Hitccock
10. Fitzcarraldo di Werner Herzog
11. Il giudizio universale di Vittorio De Sica
SECONDA FILA (più affollata, sempre in ordine sparso)
12. Nashville di Robert Altman
13. Furore di John Ford
14. The Commitments di Alan Parker
15. Forrest Gump di Robert Zemeckis
16. La caccia di Arthur Penn
17. Salò e le 120 giornate dei Sodoma di Pier Paolo Pasolini
18. Buongiorno, notte di Marco Bellocchio
19. Il silenzio degli innocenti di Jonathan Demme
20. Brazil di Terry Gilliam
21. Fino alla fine del mondo di Wim Wenders
22. Contenders-Serie 7 di Daniel Minahan
23. C'era una volta in America di Sergio Leone
24. Casablanca di Michael Curtiz
25. The Blues Brothers di Jonh Landis
26. Amadeus di Milos Forman
27. Oltre il giardino di Hal Ashby
28. I soliti sospetti di Bryan Singer
29. American Beauty di Sam Mendez
30. La dolce vita di Federico Fellini
31. Pulp fiction di Quentin Tarantino
32. Scarface di Brian De Palma
33. Quei bravi ragazzi di Martin Scorsese
34. Il terzo uomo di Carol Reed
35. Toro scatenato di Martin Scorsese
36. Caro diario di Nanni Moretti
37. L'ultimo imperatore di Bernardo Bertolucci
38. A qualcuno piace caldo di Billy Wilder
39. Il padrino di Francis Ford Coppola
40. Totò, Eva e il pennello proibito di Steno
41. Colazione da Tiffany di Blake Edwards
42. Sotto tiro di Roger Spottiswoode
43. Il Gattopardo di Luchino Visconti
44. The last waltz di Martin Scorsese
mercoledì, 01 settembre 2004
Stamattina sono ritornato in palestra. Ci voleva. Dopo oltre un mese di astinenza i muscoli e il cuore chiedevano di essere di nuovo coccolati, spinti a fare il loro dovere. Già c'era qualcuno dei soliti. Non ho utilizzato la scheda con gli esercizi. Ho fatto di testa mia: bike per un quarto d'ora, synchro per dieci minuti, run per altri dieci, poi un po' di addominali e tre serie per i tricipiti. Ah.
Come faceva dire Ugo Foscolo al suo Jacopo Ortis: maledetti libri avete reso deboli le mie braccia. E l'Immoralista di Gide può essere preso ad esempio per decidere una svolta nella propria esistenza. Troppo intelletto, senza corpo diventa una rovina. E nei miei vent'anni bastardi (avete letto Nizan?) ho dato tanto all'intelletto per poterci vivere di rendita.
mercoledì, 01 settembre 2004
Ho provato con le donne ma non sono una vera alternativa... manca sempre qualcosa.
Sharon Stone
mercoledì, 01 settembre 2004
Il piacere solitario si può raccontare, quello che scaturisce dall'unione sfugge alla descrizione.
Catherine Millet
mercoledì, 01 settembre 2004
Anche i masochisti confessano se torturati. Lo fanno per riconoscenza.
Stanislaw Jerzy Lec
mercoledì, 01 settembre 2004
Do libertà alle mie mani erranti e lascio andare
davanti, di dietro, tra, di sopra, di sotto.
John Donne
mercoledì, 01 settembre 2004
Le cose per cui vale la pena vivere? La figa, Parigi… la figa, la figa, la figa… però anche Parigi non è male, con tutta la figa che c'è.
Diego Parassole