domenica, 11 maggio 2008

Roberto Carlos Sosa ha giocato la sua ultima partita con il Napoli. Grande festa al San Paolo. Doppia festa perché gli azzurri hanno castigato il Milan per 3-1. Una goduria incredibile. Peccato per una nota stonata, una macchia nera: la maglietta che Sosa "El Pampa" ha indossato durante il giro a bordocampo per ringraziare i tifosi. "Onore ai diffidati" c'era scritto. I diffidati sono gli ultrà condannati a non frequentare lo stadio. La peggio feccia acchiappata con il coltello e la mazza in mano. Si può anche capire che nel bordello della festa, l'argentino non si sia accorto di cosa fosse scritto sulla maglietta che qualche sconsiderato gli passava. L'ha infilata innocentemente. Ma chi era accanto a lui, dirigenti e compagni di squadra, non l'hanno visto? Non l'hanno avvertito? Non hanno provveduto con prontezza a togliergliela? Perché?
E' un episodio grave, che già vedo minimizzato dai tifosi e dalla stampa sportiva. E' questo che fa male, molto male al calcio, questa tolleranza che strizzatina d'occhio, che mette tra parentesi, che sorride, che dice non roviniamo la festa. La festa è già rovinata.
domenica, 11 maggio 2008
Il desiderio che alligna nel vostro cuore è di sentir raccontare di qualche mistero. Il mistero è che non c'è nessun mistero.
Cormac McCarthy
sabato, 10 maggio 2008

Giovedì mattina ascoltavo la radio in macchina. L'ascolto solo in macchina. Ricordo ancora il luogo, scendevo la rampa che immette nella bretella per l'autostrada, ero in pratica a San Giovanni a Teduccio, uscivo dalla città, quando la radio ha detto che nella notte era morto Luigi Malerba. E no, e no, mi sono detto. Non vedevo e sentivo Malerba da molti anni. L'ho conosciuto mentre andavano nelle Langhe. Eravamo seduti accanto nel pulmann. Gli fui simpatico a prima vista, perché uscì dal guscio della sua ritrosia protettiva e chiacchierammo. Da allora c'eravamo sentiti molte altre volte. Lui mi spediva i suoi romanzi con la dedica. Un giorno andai a casa sua, vicino piazza Navona, gli portai un volume-strenna con la biografia di Vincenzo Gemito scritta da Salvatore Di Giacomo. Chissà se l'ha mai letta.
E no, e no, mi sono detto, quando ho sentito la notizia alla radio, continuando a guidare. Proprio adesso. Non è che c'è un momento sbagliato per morire (o giusto, come per Cotenna di Bufalo nel "Piccolo grande uomo"). Malerba aveva 81 anni. Non ci sentivamo, ma i suoi libri continuavano ad arrivarmi. Lui si ricordava ancora di me, evidentemente. Proprio adesso, proprio adesso che stavo leggendo un suo libro, "Città e dintorni" (Mondadori) che Malerba aveva pubblicato sette anni fa, raccogliendo alcuni scritti di viaggio, di geografia e di "ambiente", usciti via via su quotidiani, settimanali, mensili e altrove. Ho letto tanti libri di Malerba e tanti altri ne ho ancora, che voglio leggere.
Avevo messo mano a "Città e dintorni", che stava tra le letture urgenti da sette anni, appunto (potete immaginare, quindi, quanto siano affollate le mie urgenze; del resto non dico), perché è da un po' che mi arrovello sul modo di raccontare luoghi e viaggi. Ne ho altri nella lista delle urgenze. Ci vorranno decenni.
Giovedì mattina avevo letto solo una cinquantina di pagine. Mi sono affrettato a finirlo, per un omaggio a Malerba. E i suoi resoconti hanno avuto un'altra sfumatura, una sfumatura triste. E' un libro che paga il prezzo della sua eterogeneità. Parla di Roma, dell'Umbria, della Grecia, del Nordamerica, di Parigi, di Marsiglia, di Berlino, della Scandinavia e di altre città e dintorni. Sono testi venati di malinconia per la devastazione dell'arte (soprattutto di quella medievale che lui amava tanto) e di un'inesauribile curiosità verso il mondo che da secoli si è ristretto e lascia ormai spazi residui all'avventura.
Talvolta questi scritti nascono come recensione di opere contemporanee o da qualche rilettura di un classico (fosse anche Pausania o i mirabili narratori delle "Navigazioni" di Ramusio). Da essi sa trarre spunti e visioni originali e anche divertenti. Io sono stato colpito dai resoconti dalle città greche dell'Asia Minore, dalla New York dei ponti arrugginiti, dal ghetto nero di Chicago, dalla California in preda alla paura dell'Aids e dei barboni. Sono in gran parte testi pubblicati negli anni Novanta, ma non hanno perduto la loro freschezza, semmai hanno acquistato una prospettiva diacronica che li rendono quasi racconti.
La scrittura di Malerba è acuminata. E' sempre stato un giocoliere della parola, ma in questi testi, dove prevale la necessità della comunicazione, le descrizioni e i ragionamenti sono spesso conclusi con uno scatto irrrealtà e un umorismo paradossale. "Bisogna essere comprensivi con i turisti" scrive parlando delle orde becere e ricche che invadono Roma. "Ho visto turisti americani visitare la Galleria Borghese e fermarsi ammirati davanti a un famoso quadro di Caravaggio avendo sul naso gli occhiali neri da sole. L'arte del Caravaggio non ne ha sofferto: i turisti passano e l'arte resta". E, altrove, dopo aver raccontato l'ambizione scatenata di Vancouver, sulla costa pacifica del Canada, di acquistare un'allure e una dimensione newyorchesi, con i suoi grattacieli che lasciano indifferenti gli straniti e sparuti discendenti dei pellerossa, conclude: "Vancouver è soltanto un nome. La città di Vancouver non esiste, io lo so perché ci sono stato".
Ci mancherà il tuo occhio e il tuo alfabeto della resistenza.
sabato, 10 maggio 2008
Il caustico professor Giovanni Sartori ingarra il problema. Si domanda, alla fine di questo articolo, ma Silvio Berlusconi affiderebbe le proprie aziende ai ministri del governo che ha messo insieme per gestire in cinque anni l'Azienda Italia? E ha taciuto della sexy Mara Carfagna, bacchettando solo la sopravvalutata Stefania Prestigiacomo che ha, secondo me, un tono di voce ancora più molesto di quello di Rosa Russo Iervolino.
sabato, 10 maggio 2008
I misteri non sono ancora miracoli.
Johann Wolfgang Goethe
venerdì, 09 maggio 2008
Poco fa, era già sera, risalendo via Morelli ho sentito in lontananza le note di una tromba, alle mie spalle. Mi sono girato un po' attorno, senza fermarmi. La strada era tranquilla, poche auto. All'imbocco del mio vicolo, davanti alla Feltrinelli, c'era poca gente. Girando verso casa, ho risentito la tromba e ho visto. Ho visto la finestra da dove venivano le note lanciate nella sera napoletana: da una finestra illuminata e aperta della Nunziatella, spalancata sul mare che da lassù doveva essere un massa mobile, ormai blu tenebroso, solcata da poche scie e punteggiata dalle rare luci dei gozzi che pescano nel golfo delle sirene. Quel palazzo rosso, che corona il becco di Pizzofalcone, incombe sulla mia casa, lo vedo dai miei balconi. Mi fa compagnia e mi fa sognare le sue mille vite. Le vite di ragazzi che si sono succedute lungo i secoli. Regole militari, grandi stanze, studi e sciabole, gavettoni e nonnismo, dolori e sogni, divise e berretti, letti da rifare e attenti-riposo. La gioventù dorata del Sud è passata per quei corridoi.
E poco fa, la tromba, sfuggita al rispetto del silenzio, lanciava la sua musica magra e potente alla città che tornava a casa o si preparava a vivere il lato oscuro della luna.
Ho comprato una bottiglia di vino rosso, sud-tirolese.
venerdì, 09 maggio 2008
Mistero - parola di cui ci serviamo per ingannare gli altri, per convincerli che siamo più profondi di loro.
Emil Cioran
giovedì, 08 maggio 2008
Devo a Bukaniere e a Ross il reingresso nella hit parade degli animali ritrovati dell'onisco, di cui ignoravo il nome. Da bambino ne ho catturati tanti. Ora sfruculiando la Rete ho trovato subito immagini e testi (pochi e sintetici), come questo che (per i pigri) riporto, comunque.
L’onisco è un animale che appartiene al tipo degli Artropodi, alla classe dei Crostacei ed all’ordine degli Isopodi. Gli Artropodi sono invertebrati con arti articolati. Nell’ambito degli Artropodi i Crostacei si distinguono perché possiedono il dermatoscheletro (strato esterno del corpo costituito da chitina) particolarmente resistente che spesso è ricoperto di calcare (carapace). Questa è un’ottima tattica contro i nemici perché, formando una pallina liscia e dura, è difficile colpirlo e le parti delicate, come le zampe, le antenne e il ventre, sono riparate perfettamente. Questa stessa tattica serve anche per difendersi da un nemico invisibile: la siccità. I porcellini di terra infatti, anche se vivono sulla terra, sono dei crostacei e come tali amanti dell’acqua. Arrotolandosi su se stessi limitano la traspirazione e il prosciugamento del corpo.
Un altro curioso comportamento che dipende dalla siccità deriva dal fatto che essi fuggono dalla luce quando l’ambiente è umido, mentre vengono attirati da questa quando è secco. Perciò, quando il loro rifugio sotterraneo si asciuga troppo, emergono perché attratti dalla luce e vagano fino a che, trovato un nuovo ambiente umido, tornano ad essere amanti del buio e così sprofondano nel nuovo nascondiglio. L’onisco viene inoltre definito “fossile vivente” in quanto è un animale che ha mantenuto le caratteristiche morfologiche che avevano i suoi antenati vissuti milioni di anni fa. Infatti le prime tracce di onischi terrestri fossili risalgono all’Eocene (circa 50 milioni di anni fa) e sono state reperite nell’ambra, resina fossile di una conifera che viveva in un’area oggi nei pressi delle sponde del Mar Baltico.
Posso solo aggiugere che ha un nome molto bello, esotico, sembra latino-americano. Forse per questo io, da bambino, l'associavo, per la capacità di chiudersi a palla, a un armadillo.
Comunque eccolo:
giovedì, 08 maggio 2008
Nel migliore dei casi uno regala quello che gli piacerebbe per sé, ma di qualità lievemente inferiore.
Arthur Bloch
mercoledì, 07 maggio 2008
Ho cercato nei dizionari di napoletano che ho a casa (pochi in verità, perché in queste cose vado a memoria), ma non ho trovata la rìscuola (o rìscola), che altro non è che il lombrico. Animale, come le povere lucertole, vittima dei giochi dei bambini nelle campagne giuglianesi dove venivo su da malandrino eseniniano. 'A rìscula era una vittima inerte, un po' fessa, ma interessante assai. Bastava infilare le mani nella ricca terra grassa e prima o poi se ne trovavano a gruppi.Oppure i lombrichi si annidavano sotto qualche sasso umido e fresco. 'A riscula era viscida, spesso, non aveva né capo né coda, somigliava al sesso di noi bambini, ma ovviiamnete più lungo e secco. E non a caso 'a rìscula era un modo da parte degli adulti o dei compagni più grandi per sminuire scherzosamente i nostri piscitielli imberbi. "Ma che tieni? Na rìscula, E cacciala 'sta rìscula, facce vede' si ì crisciuta". 'A riscula.
Ma il lombrico vero e proprio era misterioso, perché se lo facevamo a pezzi non moriva, riscresceva, come le code delle lucertole, si diceva, anche se io non ho mai visto una lucertola con la coda ricresciuta. Sapevamo anche che poteva riprodursi da solo che era, come avremmo imparato in seguito, ermafrodito. Ma di un ermafroditismo imperfetto, perché ha bisogno di un compagno per generare lombrichini.
Anche Wikipedia è laconica sui lombrichi. Ecco cosa scrive:
Il lombrico è un anellide appartenente alla sottoclasse oligochaeta.
I lombrichi strisciano nel terreno, inghiottendo il terriccio e digerendone le componenti organiche. Per questa ragione svolgono un ruolo molto importante nell'aerazione dei terreni e nella formazione dell'humus. Sul lato superiore del canale digerente è presente una doccia, detta tiflosole, che permette un miglior rimescolamento del terriccio e fornisce una superficie maggiore per l'assorbimento delle sostanze nutritive.
I lombrichi sono ermafroditi insufficienti. Gli apparati riproduttori maschili e femminili si trovano in segmenti diversi. Un ispessimento detto clitello, ricco di ghiandole mucipare, permette l’adesione dei due individui, che si accoppiano disponendosi in versi opposti. Possono riprodursi asessualmente rigenerando le parti mancanati nel caso in cui il corpo venga spezzato in varie parti. Se sufficientemente grande dai metameri possono ricrescere tutti gli organi vitali.
Ora chissà se ce ne saranno ancora di rìscuole nella terra avvelenata dalla monnezza. Digeriscono anche quella? Speriamo di sì. Per salvare il mondo può bastare un lombrico, nu pescetiello 'e criaturo.
mercoledì, 07 maggio 2008
E la gente che vive nel mondo dell'azione non capisce che esiste un altro mondo in cui vivono coloro che non sono liberi: un mondo in cui non accadono altro che emozioni, e nel quale pertanto le emozioni hanno un potere, una proporzione, una permanenza tale da superare ogni possibilità di descrizione.
Oscar Wilde
lunedì, 05 maggio 2008
È un luogo comune credere che intelligenza ed emozione siano in contrasto. L'intelligenza commuove, siamo d'accordo. Allora, perché l'emozione non dovrebbe essere una risorsa dell'intelligenza?
Amélie Nothomb
domenica, 04 maggio 2008
Pochi sono i mali senza rimedio: fa più vittime la disperazione che la speranza.
Luc de Clapiers de Vauvenargues
sabato, 03 maggio 2008
Non abbandonarti mai alla disperazione - non mantiene le promesse.
Stanislaw Jerzy Lec
venerdì, 02 maggio 2008
Attorno al caso Moro è cresciuta negli anni una pubblicistica e una bibliografia enorme. In trent'anni era inevitabile. S'è scritto e s'è girato di tutto e di più. Alle scadenze rituali degli anniversari a cifra tonda, libri, documentari, memorie e film si moltiplicano. Esistono diverse scuole di pensiero sul sequestro e l'assassinio del presidente della Democrazia Cristiana. Ai due estremi ci sono quella minimalista e quella complottista. In mezzo c'è una miriade di varianti. I minimalisti sostengono che si conosce quasi tutto, se non tutto tutto, di quei 55 giorni che segnarono la crisi politica più forte del Dopoguerra. Si tratterebbe di un caso politico-militare. Le Brigate Rosse agirono per conto proprio e il sequestro s'inserisce in uno scontro sociale in atto da un decennio. E' una tesi sostenuta innanzitutto da Mario Moretti, il capo del gruppo terroristico, che guidò il rapimento, condusse gli interrogatori e alla fine uccise, insieme a Germano Maccari, Aldo Moro. Lo sostiene nel libro-intervista realizzato con Rossana Rossanda e Carla Mosca. Le Br, come ha sintetizzato con una bella immagine proprio la Rossanda, fanno parte dell'album di famiglia della sinistra italiana (e io aggiungerei europea). Quella minimalista è, in genere, la linea di chi in quegli anni militava nella sinistra extraparlamentare. Gente che conosceva i meccanismi mentali e le analisi politiche aberranti delle Br, che ha sfiorato il fiancheggiamento o frequentava gente che nelle Br c'è finita davvero.
I complottisti, invece, sono più numerosi e nelle posizioni estreme sostengono di tutto e di più. L'esempio più clamoroso è il film "Piazza delle cinque lune" che ipotizza un complotto nel quale mancano solo i marziani. A sostenere questa posizione, con innumerevoli sfumature, ci sono molti militanti del Pci (per i quali le Br hanno distrutto la solidarietà nazionale, prodromo del compromesso storico: gente al soldo degli americani per evitare che il Pci entrasse nelle stanze del potere), una fetta dell'ex-Dc, una parte della famiglia e addirittura alcuni brigatisti del gruppo storico, come Alberto Franceschini, che in quei giorni però era in carcere e poco sa di quanto realmente accadde, molti che in quegli anni credevano realmente nella rivoluzione e vedevano i terroristi come degli alieni, degli infiltrati che avevano il compito di distruggere il movimento. Tra i complottisti vanno annoverati soprattutto tutto coloro (e sono una vasta genìa) per i quali la realtà è solo un velo che nasconde sempre dei misteri, coloro che pensano che ci stanno sempre facendo fessi. Sono tantissimi i complottisti, sono quelli che pensano che lady Diana sia stata uccisa dai servizi segreti britannici, perché morire in un semplice incidente stradale era troppo banale per la principessa del gossip, quelli che sostengono che Mozart sia stato avvelenato dall'invidioso Salieri, che le Torri Gemelle le ha fatto crollare Bush per scatenare una guerra contro Saddam, che Gesù non è morto sulla Croce e ha figliato come nel bestseller di Dan Brown, che, insomma, la verità stia sempre altrove, un altrove che non siamo in grado di conoscere. Insomma quelli.
"Un affare di Stato" di Andrea Colombo (Cairo editore) va ascritto alla tendenza minimalista. Colombo per anni è stato il notista politico de "il Manifesto". Ora scrive su "Liberazione". E' un libro documentato, ma tutto focalizzato sui aspetti politici della vicenda: i contrasti tra la linea della fermezza e quella della trattativa, l'analisi delle lettere di Moro dalla prigione del popolo, il retroterra ideologico delle Brigate Rosse. E' un testo freddo, a tratti anche un po' noioso, sicuramente prolisso per chi conosce quegli anni e ha letto altri libri, ma efficace per chi vuole farsi un'idea generale e, soprattutto, ripeto, politica. Ed è necessario per tanti. Proprio ieri in Rete c'era un video girato tra gli studenti liceali che ignoravano chi fosse Moro. Per qualcuno era un pittore.
Colombo en passant sfata molte leggende metropolitane, come quella secondo cui il covo di via Gradoli era stato fatto scoprire volontariamente da non si sa chi. Una tesi che si basa su un elemento, ormai smentito da oltre dieci anni, ovvero che la cornetta della doccia del bagno fosse stata messa in modo da creare una perdita d'acqua volontaria (chi conosce l'episodio sa di cosa parlo). Ci sono video e foto che dimostrano che non è così. Eppure su dettagli del genere si costruiscono castelli di ipotesi che tengono banco da sempre e tornano a inquinare le ricostruzioni serie. Per esempio per anni si è discusso del quarto uomo della casa dove era tenuto prigioniero Moro. Si è ipotizzato un grande vecchio. Poi s'è scoperto che era un brigatista minore, di cui gli altri terroristi non facevano il nome perché era latitante e non volevano che fosse arrestato: era Maccari, poi arrestato e morto in carcere nel 2001. E' vero che talvolta i brigatisti omettono o non parlano. Cosa nascondono? Probabilmnete coprono compagni in libertà, banalmente. Sulla storia del falso comunicato del 18 aprile, quello che annunciava l'esecuzione della sentenza e spediva carabinieri e poliziotti nel lago della Duchessa s'è detto di tutto. Ma da anni è noto che fu fabbricato da alcuni delinquenti comuni per incassare un riscatto che il Vaticano (e altri) avevano messo assieme per liberare Moro. Per non dire della famosa seduta spiritica, alla quale avrebbe partecipato anche Romano Prodi (allora non ancora sceso nell'agone politico) e dove fu fatto il nome di Gradoli, interprato come la cittadina laziale e non la strada dove effettivamente c'era un covo brigatista. Colombo spiega che la tesi spiritista, sostenuta ancora oggi con forza da molti, sia stata una necessaria bugia per coprire una fonte importante che aveva rivelato l'esistenza del covo (dove vivevano Moretti e la Balzerani). Che poi le forze dell'ordine erano peggio del gruppo Tnt di Alan Ford è un altro discorso. Misero a soqquadro un tranquillo paesino, invece di sfogliare lo stradario di Roma, come fece invece la moglie di Moro, alla quale i solerti investigatori avevano detto che la strada non esisteva. Insomma ci sono storie di tutti i tipi fiorite attorno al caso Moro. Colombo se smonta parecchie. Però il suo racconto non piglia. E forse questa una spiegazione del successo delle tendenze complottiste. Il mistero è più accattivante. La verità meno.
venerdì, 02 maggio 2008
Esistere, in sostanza, non significa nient'altro che questo: essere disperati.
Thomas Bernhard
giovedì, 01 maggio 2008
Qui lo spirito disperato
Pensa alla propria fine in terza persona,
Un granello che scende
Alle frivole dimore dove le balene si concedono
I loro mastodontici spassi.
Wystan Hugo Auden
mercoledì, 30 aprile 2008
Si può essere più furbi di un altro, ma non più furbi di tutti gli altri.
François de La Rochefoufauld
martedì, 29 aprile 2008
L'astuto è un uomo intelligente che ha paura d'essere un imbecille.
Ugo Ojetti
lunedì, 28 aprile 2008
Un lancio dell'Ansa.
NAPOLI, 28 APRILE - L'assessore alla Formazione della Regione Campania, Corrado Gabriele (Prc), da qualche giorno in visita in Palestina, lancia l'allarme sulla situazione igienico-sanitaria che si registra nella striscia di Gaza. «Da circa una settimana l'erogazione della corrente elettrica nella striscia di Gaza è stata ridotta del 70%. L'energia arriva a giorni alterni nelle zone provocando la chiusura di ospedali e bloccando l'approvvigionamento dei beni di prima necessità», denuncia Gabriele. Per l'assessore Gabriele sono preoccupanti anche gli effetti della mancata raccolta dei rifiuti solidi urbani, bloccata ormai da circa un mese. «Appare più che evidente che in queste condizioni di palese assedio militare - dice Gabriele - e di totale disumanità sia difficile costruire una grammatica di pace fra i due popoli».
Avete letto bene. Un assessore campano si preoccupa della raccolta dei rifiuti nella striscia di Gaza. E lancia l'allarme: "Non li raccolgono da un mese". Scusi, assessore, una domanda: ma da quando non li raccolgono a Quarto, a Pozzuoli, a San Giorgio a Cremano, in numerosi paesi della sua regione e in alcuni quartieri di Napoli? Da quando? E poi ci meravigliamo che il Popolo della Libertà conquista persino Roma. Questi sono fuori di testa. Sono teste di Gaza.
lunedì, 28 aprile 2008
Il vero modo per farsi ingannare è credersi più furbi degli altri.
François de La Rochefoucauld
domenica, 27 aprile 2008
Ci sono dei libri che vengono loro da te, che non vai a cercare. E che, una volta incontrati, s'impongono e si fanno leggere rapidamente, costringendo a mettere da parte altri impegni. Mi è accaduto così con "Blu" di Michel Pastoureau (edito da Ponte alle Grazie). E' un libro di storia molto originale. E' la storia di un colore, il blu, appunto. Pastoureau è uno storico del simbolismo in Occidente, insegna alla Ecole pratique des hautes études francese, per la precisione. Ha scritto altri libri sui colori, in generale, in questo (tra l'altro, pubblicato in Italia già sei anni fa con un'edizione illustrata) si concentra sul blu.
Pastoureau, di cui finora non sapevo nulla, fa parte, immagino, di quella genìa di storici francesi che hanno appreso dagli Annalisti la curiosità per quanto la storia ufficiale (almeno nella concezione, crociana e italiana, che se ne aveva fino a metà degli anni Cinquanta e che perdura nell'opinione comune). Leggere "Blu" è stata una bella avventura. Ho imparato molto su qualcosa che fa parte della nostra vita quotidiana, ma che trascuriamo. Innanzitutto che il blu non è sempre esistito (nella cultura e nella società occidentale). Cioé esisteva in natura, ma non era considerato un colore nell'abbigliamento e nell'arte, soprattutto. Per greci e romani il blu non faceva parte dello spettro dei colori. Per i romani era addirittura il colore dei barbari. Quindi era pure disprezzato. Quest'associazione cromatica nasceva dall'impossibilità nei paesi mediterranei di produrre il blu. Nei paesi nordici lo realizzavano con un'erba, il guado, ma non era di buona qualità e persistenza, opaco, sbiadito. In Oriente con le foglie di un'altra pianta realizzavano l'indaco (da India, ovviamente), ottimo ma costosissimo. I colori predominanti in Europa sono stati fino a gran parte del Medioevo, il rosso, il bianco e il nero. Con il primo a dominare e a fare da termine di confronto e di contrasto con gli altri.
La rivoluzione del blu nasce nel tardo Medioevo, in un modo che Pastoureau non sa spiegare completamente: le fonti, testi di tintori e altro, sono rare e lacunose, piene di simbolismi e regole tecniche e religiose. E' nei primi secoli del II millennio che il colore dei vestiti di Maria Vergine diventa, piano piano, ma con forza, proprio il blu. Diventerà anche il colore dei reali di Francia e da lì verrebbe l'ascesa irresistibile fino ai jeans, tanto da diventare il colore preferito degli adulti (fino ai dieci anni il più amato è il rosso) in Occidente, Spagna e America Latina a parte, dove si predilige il rosso. In Giappone gradiscono il bianco. In Africa i colori sono percepiti con caratteristiche molto complesse e non esclusivamente visive. I colori per un africano possono essere secchi o umidi, teneri o duri, lisci o rugosi, sordi o sonori, allegri o tristi, ma anche maschili o femminili, giovani o anziani, ricchi o poveri. E hanno un numero molto ampio di termini per definire il bruno.
Una bella botta al trionfo del blu la dà anche la Riforma protestante. Poi l'arrivo di erbe coloranti, a basso costo, dall'America farà il resto. Il blu diventà un colore pressocché universale nell'esercito, nella moda e anche nella poesia: indicherà sia la felicità (immagino con le sfumature più chiare) che la malinconia (si pensi al blues, la musica). Per gli anglosassoni, vedere nero si dice "in the blue", sebbene esista anche la "blue hour", l'ora passata al bar dopo l'ufficio, prima di rientrare a casa.
Pastoureau intreccia molte discipline, senza pedanteria: filologia, scienza, psicologia, economia, letteratura (notevole l'influsso della moda blu lanciata dal Werther di Goethe), simbologia, liturgia, linguistica, arte, sport. Per esempio la Nazionale francese di calcio è comunemente definita i "bleus". Pastoureau smonta anche la credenza secondo la quale l'uso dell'azzurro per tutte le Nazionali sportive italiane sia legato ai Savoia. Non c'è mai stato un legame tra la dinastia piemontese e questo colore, come invece si dice da sempre. Non esistono documenti scritti e araldici che lo provino. Secondo Pastoureau la scelta sarebbe stata casuale. E' un colore che si è imposto perché ritenuto fortunato, poiché si vinsero le prime partite con quella maglietta.
Le scoperte per il lettore sono davvero tante, tra le quali l'esistenza di un giallo di Napoli (antimoniato di piombo) che ignoravo. C'è anche un elogio del fiammingo Jan Vermeer ("non solo il più grande del suo secolo, ma forse anche il più grande di tutti i tempi"), il "pittore del blu", che mi ha spinto a sfruculiare un po' di cataloghi e siti: voglio saperne di più. Mi sarebbe piaciuta invece una maggiore distinzione tra blu, azzurro, celeste, colori che noi (almeno in Italia) percepiamo come afferenti a una stessa area cromatica, ma diversi anche simbolicamente. In "Blu" c'è una forte insistenza, ma è naturale, sulla Francia, con un capitolo sulla bandiera. La nascita del tricolore blu-bianco-rosso è davvero interessante, sebbene, come accade spesso per simboli molto potenti, è controversa e si perde nella leggenda, ma questo rafforza proprio la sua natura simbolica.
Ovviamente da leggere ascoltando "Nel blu dipinto di blu" di Domenico Modugno, che Pastoureau non cita, credo per dimenticanza e non per sciovinismo.
domenica, 27 aprile 2008
E' caratteristico della sfrontatezza riuscire divertente sul momento, ma, quando sia riferita, apparire offensiva e urtante.
Johann Wolfgang Goethe
sabato, 26 aprile 2008
Il disordine si espande fino a occupare tutto lo spazio disponibile.
Arthur Bloch
venerdì, 25 aprile 2008
La carità crea una moltitudine di peccati.
Oscar Wilde
giovedì, 24 aprile 2008
Si devono sopprimere i mendicanti: perché dare loro qualcosa manda in collera, e manda in collera non dar loro nulla.
Friedrich Nietzsche
mercoledì, 23 aprile 2008
E da quel punto in poi sentimmo sotto di noi svolgersi il sentimento, largo e intento, ad una tutta sua meditazione, noncurante che sopra la sua pelle si ballasse. E lo scandaglio calava dalle prore poi ritornava su, chiedendosi: perché perché ritorno? Tornare per raccontare il furore e il gelo. E gli diceva torna, abbiamo un solo limite: l'amore che ci divide, come la ragione, perché con la ragione si sopravvive a tutto. E i sogni si allontanano come i cavalli scossi, caduti i sognatori, bocconi tra le fragole. L'amore colloquiale e lei continua a dirsi: si sopravvive a tutto per innamorarsi. Sterminandola l'Invincibile Armata.
Mi apparisti vestita. Più che tu non lo fossi. Mi dicesti: sospira. La totale pienezza di te. E declinava di te, in te stessa, l'attività assoluta. Era una lotta contro la natura che è dimessa al vento, succube alla furia. Ma tu non soccombevi. Eri impennata sulla tua forma finita e creata. E la tua finitezza superavi. E il vero cominciava, certo imbruniva. Perdonare la vista e scoprire le gambe. Per distinguere meglio.
Son lenti affluenti i suoi pianti a dirotto. Che s'inclina e che sbrina via. Come piove controsole. Chi ne parlò, certo che ne parlò. L'ha sempre saputo e l'ha sempre ignorato, per il doppio del gioco l'ha molto multiplicato. C'è un centro sopra il ponte. Le dita si sfioreranno. Come ondeggia, come ondeggia, come ondeggia.
Le quattro meno un quarto della notte, il sonno se n'è andato all'improvviso, si ferma il borbottio delle guanciotte. Seduta in mezzo al letto lei promette cosa non farà più. Cosa farà di meno, con leggero margine d'incerto? Sono come le amarezze. Pesi falsi senza pietà. Non sa se più e meno. Nel rispetto timido che ha di sè. Con un cordiale e umile sospiro. Non si resiste più e non è più questione tra il giulivo e triste. Con un prudente margine d'incerto. Le tre e quarantacinque della notte. Nella notte sonno sperso. Con che garbo, con che umile sospiro. Cosa farà di nuovo? Cosa farà di meno?
mercoledì, 23 aprile 2008
Il mendicante a cui stai per fare la limosina ha cinque milioni di depositi in banca.
Mino Maccari
martedì, 22 aprile 2008
Ci sono delle persone che per tutta la loro vita serbano rancore a un mendicante perché non gli hanno dato niente.
Karl Kraus